Lo strano rapporto tra Sabalenka e il suo coach Tursunov

Interviste

Lo strano rapporto tra Sabalenka e il suo coach Tursunov

Aryna Sabalenka chiuderà la seconda stagione consecutiva all’undicesimo posto. Ancora sotto la guida di Dmitry Tursunov, ma dopo una stagione in cui è successo di tutto

Pubblicato

il

Aryna Sabalenka e Dmitry Tursunov - Wuhan 2019

La stagione di Aryna Sabalenka si è ufficialmente conclusa con il 10-5 subito nel super tie-break decisivo da Babos e Mladenovic (che avrebbero poi vinto il torneo) nel terzo e ultimo incontro di Round Robin delle WTA Finals che la bielorussa ha giocato in coppia con Elise Mertens. Una stagione che ha avuto una pancia piuttosto deludente, una testa e soprattutto una coda di grande livello e un denominatore costante: il (rapporto con il) suo allenatore Dmitry Tursunov.

La preparazione di Aryna all’appuntamento conclusivo di Shenzhen (dove ha vinto anche il suo primo torneo stagionale) era stata delle migliori grazie al bis concesso a Wuhan e alla vittoria del WTA Elite Trophy di Zhuhai in finale contro Kiki Bertens. Proprio nel corso del ‘Masterino’ – dove siamo stati invitati dall’organizzazione del torneo – abbiamo avuto modo di osservare le sue interazioni con Tursunov, mollato all’inizio dello US Open e ripreso praticamente subito dopo.

Durante i pochi giorni di separazione a settembre, curiosamente quelli che hanno condotto al trionfo in doppio a New York, è comparso un post di Aryna su Instagram del quale chiunque abbia mai implorato un proprio (ex) partner di tornare indietro riconoscerebbe lo stile: impetuoso e sentimentale, come mai ci era capitato di vedere un tennista rivolgersi al suo allenatore.

View this post on Instagram

Found some better pics with D…I just wanna say I don’t know what’s happening right now🤷‍♀️seems like we’re 🤬 crazy…one day everything is okey another day we both wanto kill each other!But I wanto say that I love him as a coach and trust him more then others!And I can feel that we can grove up together and reach our goals!And I don’t wanna see somebody else by my side.And he is keep saying “I don’t feel that’s you really need me” fuck D I REALLY NEED YOU!but I need that Dmitry who was on the beginning of our relationships”Strong…Smart…Calm And I don’t know 👨 real man…real coach 🎾🥇”.I know some people will think 💭 who?!Dmitry is smart strong and calm…no that’s impossible 💭 But I know your real personality and we went trough so many things together…And after we went in the Hospital because something weird happened with Jason I was really afraid that’s something dangerous happened to him I look at you guys and realize “you’re my biggest power and support…I don’t wanna lose you”. Just wanted to say it. I know sounds weird..like we are couple and been together for 30 years ,but I think relationships between player and coach it’s something similar to this…I don’t know probably he’ll kill me after he read this….before you kill me just wanna to say sorry!👌🤷‍♀️I wrote it at 23:45..so maybe because of that here’s a lot of emotions and lovely 💭

 

A post shared by Aryna Sabalenka🐅 (@sabalenka_aryna) on

Non stupisce del tutto. Il rapporto tra Sabalenka e Tursunov, cominciato nell’estate 2018, è sempre stato molto intenso. Si sono alternati momenti in cui la loro grande affinità è venuta fuori in modo evidente – i festeggiamenti dopo i due titoli di Wuhan, con Aryna che gioca teneramente con la coda del suo coach come potete vedere in testa al pezzo – e altri in cui il contrasto tra i due caratteri ha prodotto scintille. Come quest’anno a Indian Wells, quando nel match che Sabalenka avrebbe poi perso contro Kerber abbiamo assistito a due coaching piuttosto insoliti: quello in cui maestro e allieva si sono guardati negli occhi senza proferire parola e un altro che ha visto Tursunov rispondere con un secco ‘no’ alla richiesta di supporto da parte di Sabalenka. Tutto all’interno di una partita nella quale l’allenatore era sembrato quasi disinteressato alle gesta della giocatrice, mancando persino di applaudirla dopo i colpi vincenti.

Dopo lo US Open ho realizzato che c’era un problema, troppe cose fuori dal campo stavano distogliendo la mia attenzione dal gioco e questo mi ha aiutato a vincere qualcosa e ritrovare certe sensazioni”, ci ha raccontato Aryna in una breve chiacchierata nel tranquillo ambiente di Zhuhai. “Mi sono resa conto di quanto fosse stupido dare a Dmitry la colpa dei miei insuccessi, quindi ho trovato il modo di recuperare il rapporto con lui“. La disponibilità e il sorriso con i quali la bielorussa risponde a ogni nostra domanda sono quasi sorprendenti, specie se raffrontati al suo modo di stare in campo molto esuberante. Sabalenka off court trasmette invece una naturale dolcezza, s’imbarazza e sorride spesso, soprattutto le sue dichiarazioni non sembrano mai viziate da insincerità.

“Spero che tutto questo possa aiutarmi a iniziare la prossima stagione in modo più… intelligente, con maggiore esperienza. In qualche modo c’è un po’ di delusione per quello che è successo in questi mesi ma allo stesso tempo mi sono detta ‘ok, finalmente l’hai capito’. Questo significa che puoi lavorarci su e passare oltre. Ogni giocatore passa momenti del genere e di solito impara sempre qualcosa, mi auguro possa succedere anche a me“.

Le chiediamo se ha mai pensato a qualcosa di diverso per il prossimo anno, lei sospira e poi risponde sicura: “Spero di continuare a lavorare con Dmitry“. Sul fatto che Aryna non abbia alcuna intenzione di chiudere questo capitolo non sembra esserci il minimo dubbio. “Abbiamo provato ad ‘aggiustare’ reciprocamente alcune cose e questo mi ha aiutato a restare positiva. L’intenzione è semplicemente quella di andare avanti perché la nostra collaborazione è molto buona e sta funzionando alla grande, non voglio perderlo come allenatore. Se le cose vanno così bene, perché dovrei cercare qualcun altro? Quindi sì, abbiamo provato a risolvere tutti i problemi che abbiamo avuto e penso che l’abbiamo fatto piuttosto bene“.

L’impressione conclusiva, per quanto prettamente personale, è che dietro i colpi incredibilmente esplosivi di Aryna Sabalenka, dietro la sua dedizione totale alla ricerca del vincente e persino dietro il grande carisma che trasmette sul campo si nascondano le normalissime debolezze di una ragazza di 21 anni. Debolezze che Dmitry Tursunov ha saputo mascherare, forse persino colmare, con un’abilità che difficilmente gli avremmo attribuito facendo riferimento semplicemente allo storico del Tursunov giocatore. Le alchimie che si creano tra allenatore e giocatore sono però spesso imprevedibili, e in fondo è bello così.

Aryna Sabalenka e Dmitry Tursunov – WTA Elite Trophy Zhuhai 2019

Continua a leggere
Commenti

Interviste

“Boicottare il Roland Garros? No, mai gli Slam!”

“256 tennisti devono dare priorità agli Slam che garantiscono 50.000 euro a chi perde al primo turno. Wimbledon? Difficile si giochi: è decisivo il tipo di assicurazione che ha”. Parla il famoso giornalista di Sports Illustrated Jon Wertheim, intervistato dal direttore Scanagatta

Pubblicato

il

Jon Wertheim (a sinistra), intervistato a Wimbledon

Il Direttore ci ha preso gusto: se isolamento forzato deve essere, che possano beneficiarne anche i lettori! Dopo la video-chiacchierata con Ray Moore, Ubaldo ha parlato anche con Jon Wertheim, giornalista tra i più stimati in ambito tennistico, opinionista di punta di Tennis Channel, executive editor di Sports Illustrated, autore di cinque libri di successo, fra cui “Strokes of Genius” ispirato a Federer e Nadal (in copertina) e con quelli che lui considera i migliori match di sempre

Proprio da cosa è cambiato nelle dinamiche lavorative della rivista sportiva più famosa del mondo è partita l’intervista, di cui vi riportiamo in forma testuale (e tradotti) i principali estratti.

SPORTS ILLUSTRATED – “Essere un media sportivo senza sport è una grande sfida! Il numero dei collaboratori non è cambiato molto, c’è stato più che altro uno spostamento di risorse verso i contenuti digitali. Questo è un momento che stimola la creatività. Del resto, nessuno era preparato ad affrontare una situazione di questo tipo, è un territorio nuovo: a tutti manca lo sport, ma stiamo anche realizzando che non si tratta di una priorità“.

 

TENNIS VS SPORT DI SQUADRA – Ubaldo apre la questione: gestire le implicazioni di questa pausa è più complicato per i tennisti, che oltre a non avere una squadra alle spalle… hanno addirittura una squadra da sostenere (allenatore, fisioterapista, medico). “Innanzitutto c’è differenza tra i grandi giocatori e coloro che invece stanno iniziando a preoccuparsi della loro situazione economica. Il tennis, inoltre, è uno sport molto globale e il fatto che si giochi in così tanti paesi lo rende più suscettibile a una pandemia“.

FONDO DI SOSTEGNO – Wertheim lancia un’idea per redistribuire le risorse verso i tennisti con meno introiti: “ATP e WTA potrebbero rinunciare agli incassi delle Finals, che di solito vanno ai due circuiti, e i top player potrebbero fare lo stesso con una parte dei montepremi“. Il direttore menziona l’esempio dei commissioner di alcuni sport americani che hanno accettato di ridurre il loro salario (è il caso di Adam Silver, a capo dell’NBA) e suggerisce che chi sta ai vertici degli organi di governance del tennis potrebbe fare lo stesso. “Però c’è una relazione diversa tra tour e atleti“, fa notare Jon Wertheim,

CAOS ROLAND GARROS? – “Sarebbe bello se tutti i giocatori raggiungessero un accordo su come affrontare la questione. Sono 256 giocatori che potranno guadagnare un minimo di 50000 dollari a testa. Boicottarlo? No. Se fossi un giocatore sarei più felice del fatto che si giochi il French Open che irritato per la mancanza di comunicazione o per il fatto che un paio di tornei possano essere sopraffatti. Magari Federer potrebbe dire: ‘È troppo avanti nella stagione ed è su terra’. Ma penso che tutti i giocatori saranno felici di avere questa opportunità nel 2020”.

Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

LAVER CUP – “Tutti amiamo la Laver Cup e amiamo Roger. Ma parliamo di un evento a inviti, aperto solo a otto giocatori e nessuna donna. Mi dispiace per la Laver Cup e capisco che Tony possa essere deluso. Ma se confronti un major con un torneo a inviti… le cose più importanti prima di tutto. Non c’è proprio paragone”.

WIMBLEDON – “Sarei curioso di leggere la loro polizza di assicurazione. So che non sono interessati a giocare a porte chiuse, senza pubblico non vogliono giocare. Se organizzi un evento senza pubblico, puoi usufruire dell’assicurazione? Credo che questa sia la domanda per gran parte di questi tornei. Guardando alla situazione in Gran Bretagna, penso che sia molto complicato che si giochi. Le due settimane che si sono liberate dopo la cancellazione delle Olimpiadi potrebbero aiutare, ma non sono ottimista purtroppo”.

Jon Wertheim (a sinistra), intervistato a Wimbledon

Continua a leggere

Focus

Borna Coric, tra terremoto e epidemia: “Tennis? Palleggio contro il muro”

Il tennista croato, da una decina di giorni rientrato a Zagabria, ha raccontato come ha vissuto il sisma di domenica (“Ho solo una parola, terrore”) e come stia cercando di organizzarsi per allenarsi con il lockdown dovuto al coronavirus (“Per adesso in casa e sul terrazzo, ma fuori fa freddo. Sto cercando una soluzione”)

Pubblicato

il

Borna Coric - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Šta još?” (“Cos’altro?” in croato, ndr) hanno detto terrorizzati diversi cittadini di Zagabria domenica mattina, dopo essere stati costretti ad uscire in strada dal terremoto che ha colpito la capitale croata in piena fase di “lockdown” del Paese a causa dell’epidemia di coronavirus. Tra loro c’era il tennista croato Borna Coric, rientrato da un decina di giorni nella capitale croata, sua città natale, dagli Stati Uniti, in seguito all’annullamento dei tornei di Indian Wells e Miami. Il n. 1 croato, contattato telefonicamente da un giornale locale, ha spiegato così cos’ha provato. “Uh, è stato veramente stressante. Io mi sono svegliato poco prima del terremoto, avevo dormito male. Probabilmente non ho ancora superato il jetlag. Non ho altre parole per descrivere la sensazione che ho provato se non una, terrore. In casa cadeva letteralmente tutto per terra, sono uscito fuori in strada e la prima cosa che ho fatto è stata andare dai miei genitori per vedere se era tutto a posto. Dopo ho preferito passato qualche ora in auto.Non scontato averlo potuto fare, considerato che il suo preparatore fisico Pero Kuterovac, che vive anche lui a Zagabria, gli ha raccontato di essersi ritrovato con l’auto distrutta dai detriti caduti dalle case.

A Borna è poi stato chiesto come sta vivendo questo periodo di isolamento. A sentire le sue parole, la situazione di uno dei migliori tennisti al mondo under 25 non è assolutamente diversa in questo momento da quella di tanti altri ragazzi della sua età che vivono da soli. “Praticamente sto sempre in appartamento, non sono mai uscito. Mia mamma è venuta a trovarmi diverse volte, anche perché non me la cavo proprio bene nei lavori di casa, soprattutto in cucina”.

In attesa, come tutti, di poter tornare al più presto alla normalità, Coric sta ovviamente cercando di capire come poter allenarsi al meglio, nel frattempo. “Sì, è così. Sto pensando a cosa fare e come. Vorrei provare ad andare via da Zagabria, trovare un posto a Zara o a Spalato, dove ci sono delle condizioni migliori per mantenere la condizione, dove potrei anche eventualmente allenarmi in campo. Naturalmente Kuterovac mi ha mandato il programma di allenamenti adattato a questa situazione, lavoro in casa o sul terrazzo, ma fuori fa freddo. Faccio quello che posso e come posso, e nel modo migliore che posso. È quello che dovremmo fare tutti, rischiando il meno possibile. Non è semplice, chiaro”.

 

I piani di Borna sono resi ancora più complicati dalle recenti disposizioni del governo croato per contenere la diffusione del coronavirus, che vietano gli spostamenti da una città all’altra del paese. “Proprio per questo motivo passo molto tempo al telefono. Guardo, seguo, sono informato su tutto. Sono in contatto con Borna Gojo (altro giocatore croato, attuale n. 279 ATP, ndr) per andare a stare insieme da qualche parte per poter allenarci, ad esempio in una casa più grande dove poter aver delle condizioni normali da questo punto di vista. Ma adesso è veramente tutto un casino…”.

L’intervista telefonica è stata l’occasione per chiedere delle condizioni del polso sinistro del 23enne tennista zagabrese, che aveva iniziato a dargli problemi ai primi di febbraio e non gli ha permesso di esprimersi al meglio nella tournée sudamericana sulla terra battuta del mese scorso (eliminato all’esordio all’ATP 250 di Buenos Aires, mentre nell’ATP 500 di Rio è arrivato comunque in semifinale, sconfitto dal cileno Garin).

Non so cosa dire, penso che non sia ancora al 100%. La fortuna nella sfortuna è che i tornei negli USA sono stati annullati, perché non sarei stato in grado di giocare il mio miglior tennis. Anche durante gli allenamenti a Indian Wells non ero soddisfatto: sentivo dolore, non giocavo bene. Poi è arrivata la notizia che il torneo era annullato, ricordo di aver pensato “Cosa faccio adesso?”, mi sono passate per la testa cento cose. Di solito sono molto ben organizzato, ma questa è una esperienza del tutto nuova. Non solo per me. Non è piacevole, ma dobbiamo organizzarci e gestirla. Tornando al polso, come dicevo non posso dire niente di certo, perché a tennis ho giocato solo contro il muro dell’appartamento…“.

Schietto come sempre, Borna non ha risparmiato critiche ai dirigenti del Roland Garros per lo spostamento del torneo in autunno, sottolineando però, come sostengono in molti, che il problema del tennis professionistico maschile è più ampio. ”Una cosa fatta veramente male. Non ho problemi riguardo al fatto che il torneo si sposti, sappiamo tutti cos’è il Roland Garros, ma il modo non andava bene. Nel tennis abbiamo sicuramente bisogno di molta, molta più comunicazione. E di cambiare mentalità. Dall’altra parte, se loro non avessero scelto quella data, l’avrebbe presa qualcun altro. Vedremo come andrà a finire”.

Al vincitore di Halle 2018, dove batté a sorpresa in finale Roger Federer, viene chiesta una opinione sulla possibilità di tornare effettivamente a giocare sull’erba dall’8 giugno, quando scadrà la sospensione dell’attività professionistica decisa congiuntamente da ATP e WTA. Anche in questo caso, il n. 33 del ranking ha risposto molto francamente. “Penso che in generale parliamo troppo di cose di cui non sappiamo niente o comunque molto poco. Fino a due mesi fa pochi parlavano del coronavirus. Io non ho la competenza per parlare di questo. Naturale che vorrei che andasse così e spero che accada. Sono abituato a tutt’altro, allo spostarmi di giorno in giorno, al giocare tornei una settimana dopo l’altra… Ora sono a casa, disteso, lancio la pallina contro il muro. Quando vedo la situazione drammatica che c’è in Europa, resto senza parole e quello che penso io non è importante. Ci sono persone preparate e preposte a questo, sono quelle che dobbiamo ascoltare e comportarci in base alle loro indicazioni”.

Continua a leggere

Focus

Video-intervista a Santopadre: “Berrettini, uno stop forzato che forse non nuoce”

L’allenatore di Matteo: “Lui è a Boca Raton a casa di Ajla Tomljanovic. Non è necessario giocare a tennis ora. Prossimi tornei? Cambiano i piani. Se prima di Wimbledon… Oggi tennisti più uniti, ma il Roland Garros ha la forza d’uno Slam”

Pubblicato

il

Vincenzo Santopadre e Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Ho approfittato della consueta disponibilità di Vincenzo Santopadre, allenatore di Matteo Berrettini, per condurre una video-intervista con uno dei molti quarantenati forzati del mondo del tennis. Uno di quelli che può raccontarci le cose più interessanti, tra l’altro, da coach del numero uno d’Italia. Santopadre si trova a Roma, dove è rientrato dagli Stati Uniti dopo la cancellazione del Sunshine Double, a differenza di Berrettini che è rimasto ad allenarsi a Boca Raton, in Florida, assieme alla sua ragazza Ajla Tomljanovic.

Purtroppo alcuni capricci della mia connessione internet – ma guai a lamentarsi, vista la situazione in cui ci troviamo – mi hanno costretto a interrompere la comunicazione in video e a riprenderla soltanto via audio. Ma non preoccupatevi, per chi vuole ascoltare per intero la nostra conversazione vi forniamo entrambe le registrazioni.

LA VIDEO-INTERVISTA (PARTE 1)

 

Nella prima parte della nostra chiacchierata, Vincenzo mi ha raccontato un po’ nel dettaglio come si sono svolti i fatti a Indian Wells, dove l’atmosfera è sempre stata un po’ surreale e a un certo punto – dice proprio così! – tutti hanno cominciato a darsela a game levate. Ma non vi anticipo troppo, lo ascolterete direttamente dalle nostri voci.

L’AUDIO-INTERVISTA (PARTE 2)

La seconda parte è un po’ più lunga ma vale la pena ascoltarla per intero. Dopo averci un po’ aggiornato sulla situazione effettiva degli allenamenti di Matteo – che sta incontrando sempre maggiori difficoltà, perché le accademia in Florida stanno chiudendo – Vincenzo ha fatto luce sull’attuale composizione del team, dandoci anche qualche delucidazione su chi segue Tomljanovic.

Quanto alle conseguenze dell’assenza forzata dai campi, Santopadre ha detto: “Fermarsi adesso non è detto che sia un male. Matteo stava sicuramente recuperando, ma a Indian Wells e Miami non sarebbe comunque stato al massimo della condizione“. Io gli ho suggerito ‘non tutti sono Federer!’ – che tornano dopo sette mesi e vincono uno Slam – e lui mi ha dato ragione ridendo. In generale, la prospettiva è sempre quella del lungo termine, ovvero ‘allungare la sua carriera il più possibile, non guardiamo a breve termine‘. Così come la scelta di alternare le programmazioni di anno in anno anno è un po’ come ‘andare al ristorante‘, dove non si prende sempre lo stesso piatto: lo scorso anno Matteo ha giocato indoor a febbraio, quest’anno, senza infortunio, avrebbe giocato in Sud America. Così si costruisce un giocatore completo.

In chiusura, abbiamo parlato anche di Roland Garros, giocatori e rapporti di forza tra tornei. Ma non posso anticiparvi proprio tutto tutto, quindi ascoltate!

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement