Aryna Sabalenka concede il bis a Wuhan

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Aryna Sabalenka concede il bis a Wuhan

Per la seconda volta nel 2019, Sabalenka supera in finale Alison Riske e si conferma campionessa del Premier 5 cinese. Quarto titolo in carriera per Aryna, ingresso nella top 30 WTA per Riske

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Aryna Sabalenka - Wuhan 2019 (foto via Twitter, @wuhanopentennis)

[9] A. Sabalenka b. A. Riske 6-3 3-6 6-1

Aryna Sabalenka ha vinto la sesta edizione del Wuhan Open, torneo appartenente alla categoria Premier 5, battendo in finale Alison Riske dopo un incontro giocato per certi tratti a ritmi elevatissimi, e che ha regalato anche alcuni punti spettacolari – i più belli alcuni recuperi di rovescio in corsa della statunitense. La sfida, durata un’ora e 55 minuti di spettacolo, si è conclusa con il 18esimo ace del match di Aryna che aveva dominato la sua avversaria nel terzo set.

La 21enne bielorussa è riuscita a bissare il successo più importante della sua carriera portando dunque a dodici il numero di match vinti consecutivamente nella città più popolosa della Cina orientale. Dopo Goerges ad Auckland, Van Uytvanck a Budapest e Muguruza a Monterrey, Sabalenka si aggiunge alla lista di tenniste che quest’anno sono state in grado di difendere un titolo. Le due finaliste non sono affatto nuove ad exploit ‘cinesi’, dato che per Sabalenka si trattava della quarta finale in Cina, mentre era la sesta per Riske. I precedenti erano 2-0 per Aryna e l’ultima sfida era stata proprio giocata in finale sul cemento cinese di Shenzhen.

 

L’incontro è iniziato a ritmi sostenuti fin dai primi scambi con Riske che non ha temuto affatto lo scontro da fondo con una giocatrice decisamente più potente fisicamente rispetto a lei. La statunitense comunque ha sopperito ad una velocità di palla leggermente inferiore con una maggior precisione e infatti sono stati suoi i primi tentativi di variazione durante lo scambio. Soprattutto con il rovescio in più occasioni è riuscita ad uscire fuori con angoli inaspettati, davvero spettacolari quando giocati dall’inside in. Tuttavia questo non le è bastato ad evitare le palle break che sono arrivate sin dal suo primo turno di battuta.

Il break che ha spezzato l’equilibrio è arrivato nel quarto game, e con la bielorussa che ha continuato a martellare su ogni palla c’è stato poco da fare per Riske. La giocatrice di Pittsburgh, oppressa dall’aggressività di Aryna, ha iniziato a sentire la pressione fin dalla battuta e due doppi falli in un game l’hanno condannata ad un secondo break di svantaggio, che di fatto ha posto fine ad un set partito con grande intensità e sgonfiatosi leggermente col passare del tempo.

Dopo un 6-3 vinto in 35 minuti, la n. 14 del mondo non ci ha pensato minimamente a diminuire i giri del suo motore e insieme al numero degli ace si sono alzati anche i decibel. Riske comunque non ha mostrato alcun timore e alla potenza della sua avversaria questa volta ha risposto con una profondità di palla a tratti ingestibile per Sabalenka; quest’ultima infine, nonostante i tanti servizi vincenti, ha finito per subire il break. Meritatamente dunque la statunitense si è conquistata così la chance di portare il match al terzo e al primo set point ha ristabilito l’equilibrio con un altro 6-3.

Nel parziale decisivo a rientrare in campo con più decisione dopo il toilette break è stata la bielorussa: la testa di serie n. 9 infatti ha concesso le briciole alla battuta e grazie ad alcune accelerazioni di rovescio – proprio il colpo che fino a quel momento aveva fatto le fortune di Riske – di slancio si è portata avanti 3-0. L’americana le ha dato una mano con un doppio fallo sulla palla break, ma la superiorità di Sabalenka è tornata ad essere evidente. A questo punto Alison è crollata di colpo e il match è rapidamente volto al termine con un 6-1 finale.

Alison Riske può essere comunque soddisfatta del suo torneo e di aver raggiunto la sua prima finale in un livello superiore a quello International: con questo risultato è inoltre certa di raggiungere la posizione più alta della sua carriera, entrando in top 30. Davvero una stagione memorabile dopo i primi quarti di finale Slam raggiunti a Wimbledon, condita con la vittoria su Barty. Con il quinto titolo della carriera invece Sabalenka si conferma numero 14 del mondo. Lo scorso anno era bastato il successo qui e poi quello nel Premier di Shenzhen per farle guadagnare agli Australian Open 2019 una posizione di favorita, almeno secondo i bookmakers, ma i risultati hanno poi detto altro (il suo score negli Slam quest’anno è stato un terzo turno a Melbourne, secondo turno a Parigi e New York e primo turno a Wimbledon).

L’importante adesso è che abbia dimostrato, sopratutto a se stessa, di essere ancora in grado di produrre quel gioco bombardante, alla Kvitova per intenderci, che l’aveva portata a ricevere grande attenzione. Dopo un anno passato stabilmente tra le prime 15 del mondo, il passo successivo che le si chiede è proprio quello di gestire le aspettative e portare in campo sempre il proprio gioco. Riuscire a mantenere questo livello e questa intensità per tante settimane durante una stagione è da campionesse. Il lavoro dunque, come ha ammesso lei stessa durante la premiazione affermando che “è difficile lavorare con me”, va fatto sul piano comportamentale, ma ancora una volta ci si trova a dire che Sabalenka ha tutto il necessario per farcela.

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Abu Dhabi: Sabalenka come un treno, sa solo vincere

La bielorussa conquista il terzo torneo di fila dopo Ostrava e Linz. Manterrà questo livello nel primo Slam del 2021? “Sono fiduciosa”. Kudermetova mai in partita, ma comunque al best ranking

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Aryna Sabalenka - Abu Dhabi 2021 (via Twitter, @WTA)

[4] A. Sabalenka b. V. Kudermetova 6-2 6-2

Arina Sabalenka stappa il nuovo anno come aveva finito il vecchio: sollevando un trofeo e trasmettendo sensazioni di dominio. Il trionfo in un’ora e cinque minuti nella finale a senso unico di Dubai – mai in partita la volenterosa Veronika Kudermetova – rappresenta infatti il terzo successo consecutivo dopo Linz (ottobre) e Ostrava a novembre e la nona finale vinta nelle ultime dieci disputate. All’Australian Open manca poco meno di un mese e gli Slam – lo sappiamo – non sono il suo punto forte, ma il messaggio che la bielorussa lancia alla concorrenza è potente come la sua palla. E le garantisce anche il primo scatto in classifica del 2021, passando dal decimo al settimo posto del ranking WTA ancora soggetto al regime straordinario.

L’arrivo lanciato di Sabalenka agli Slam non è una novità, mentre è stata però una costante delle ultime stagioni la sua incapacità di sfruttare questa inerzia positiva. Nella complicata trasferta di Melbourne, l’occasione di invertire la rotta e di andare oltre il suo miglior risultato a livello Major (un ottavo di finale allo US Open 2018). “Sono venuta qui per giocare qualche match dopo un mese di preparazione – ha commentato a caldo -, è stato molto importante giocare così tanto, sei partite, per vincere questo titolo. Onestamente non pensavo che avrei fatto così bene su campi così veloci. Adesso sono fiduciosa per l’Australia“.

La fiducia, probabilmente, deriva anche da un salto di qualità sul piano mentale. “Ci sono tante cose più importanti del tennis, quindi quando sei fuori dal campo devi cercare di goderti ogni momento“, ha detto riagganciandosi a un’intervista di qualche giorno fa, quando raccontò di essere andata in spiaggia a rilassarsi per leggere un libro. E poi il contorno, che evidentemente funziona. Al momento nel suo angolo ci sono il fisioterapista Jason Stacey e Anton Dubrov, ex sparring promosso a coach. “‘Mi sto trovando molto bene. La routine è la solita: warm-up prima dei match, warm-up… prima del warm-up! Devo dire che mi aiutano soprattutto a mantenermi calma, e ho la sensazione che ogni volta che c’è un problema loro possano risolverlo“.

DOMINANTE – In questa cornice, rimane agli atti il 500 degli Emirati Arabi interpretato a livelli super. Con la capacità di buttare giù le avversarie a spallate nei pochi momenti difficili (il set d’esordio contro Hercog o quando ha lasciato l’unico parziale a un’avversaria, contro Rybakina). Per il resto, un’esibizione muscolare, nel senso migliore del termine, che non è passata inosservata. Kudermetova, alla prima finale in carriera ma tradizionalmente insidiosa per le top 10 (Svitolina, ai quarti, l’ultima prestigiosa vittima), non è mai riuscita a esprimersi. Ha subito la pressione e non ha trovato il ritmo al servizio, teoricamente suo punto di forza. Il problema, per la 23enne di Kazan, è stato la montagna che si è trovata di fronte. Troppo alta e imponente da scalare.

La partita ha preso il bivio già nel sesto game, da dimenticare per la russa in battuta (una sola prima in campo e due doppi falli). Con un break di vantaggio, Sabalenka (alla 15esima vittoria consecutiva) ha acquisito fiducia e alla maggiore sicurezza nei colpi – ha sbagliato pochissimo, come in semifinale – ha aggiunto grande solidità difensiva. Oltre a un dritto incrociato che ha spostato gli equilibri. Il secondo set si è indirizzato sul servizio strappato in avvio da Sabalenka, capace poi di neutralizzare con l’immediato controbreak un turno di servizio andato a vuoto. Una mezza occasione di rimanere aggrappata al match che Kudermetova non ha saputo sfruttare. Per lei rimane il best ranking (salirà al numero 36), insieme a pochissimi rimpianti.

 

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Sabalenka schiacciasassi, finale ad Abu Dhabi contro Kudermetova

La bielorussa supera anche Sakkari e continua la caccia al terzo titolo consecutivo. Prima finale WTA per Kudermentova, battuta la 18enne Kostyuk

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Aryna Sabalenka - Abu Dhabi 2021 (via Twitter, @WTA)

CHI FERMERÀ SABALENKA? – Inarrestabile: questo è l’aggettivo più appropriato per definire la prestazione odierna di Aryna Sabalenka nella prima semifinale del WTA 500 di Abu Dhabi. Maria Sakkari non è mai sembrata in grado di arginare la potenza della bielorussa, e il punteggio finale di 6-3 6-2 non è neanche tanto netto quanto è stato lo svolgimento dell’incontro. Il gioco senza fronzoli e aggressivo di entrambe è confluito in un match molto rapido caratterizzato da scambi brevi. Quando si trattava di accelerare e trovare soluzioni vincenti era Sabalenka quella che riusciva ad incamerare più punti e la sua vittoria alla fine non è mai sembrata in discussione.

Se contro Kenin nella giornata di ieri Maria Sakkari era riuscita a riemergere dopo un brutto primo set, questa volta non è stata in grado di adattarsi e contro la n. 10 del mondo non ha trovato le giuste contromisure. Nel primo parziale ha perso subito malamente la battuta, e trovatasi sotto 5-1 la greca ha avuto un colpo di coda sufficiente appena a rendere meno severo il punteggio. Nel secondo set invece l’equilibrio si è spezzato nel quinto game dopo il quale Sakkari si è completamente lasciata andare. Aryna dal canto suo ha continuato a spingere in maniera efficace come ci ha abituato da parecchi mesi a questa parte, e in appena 61 minuti ha trovato la 14esima vittoria consecutiva. Domani disputerà la 13esima finale in carriera e l’avversaria sarà Kudermetova. L’unico precedente, in un ITF 10K, risale al 2015 ad Antalya dove vinse Sabalenka.

IL MOMENTO KOSTYUK NON È ANCORA ARRIVATO – Veronika Kudermentova e Marta Kostyuk si sono affrontate ad Abu Dhabi per la prima volta in carriera, con la prima che preferisce un gioco più regolare da fondo concentrandosi sulle geometrie e sulla precisione, mentre l’altra non disdegna le accelerazioni e le discese a rete (forse ogni tanto anche a sproposito). Proprio questo stile di gioco più aggressivo oggi le è costato qualche gratuito di troppo mentre col passare del tempo Kudermetova ha trovato sempre più ritmo. Il primo set è stato molto altalenante e caratterizzato da frequenti strappi nel punteggio.

 

Entrambe sono poco avvezze a questi palcoscenici (zero finali WTA giocate) e la cosa è emersa in maniera vistosa durante i rispettivi turni di battuta (percentuali di punti vinti bassissime). La russa si è anche trovata sopra 5-3 ma la paura di vincere le ha impedito di chiudere con così largo anticipo, bensì è dovuta ricorrere al tie-break. L’ucraina è stata la prima ad avere set point ma Kudermetova in risposta oggi è apparsa molto più a suo agio e alla terza chance l’ha spuntata per 10-8, dopo 61 minuti di gioco (stessa durata della prima semifinale).

Le risposte efficaci della 23enne n. 46 del mondo le hanno permesso di iniziare in discesa anche il secondo parziale, e con un paio di soluzioni deliziose in chop si è assicurata il vantaggio di 3-0 mantenuto con un po’ di patema fino alla fine dell’incontro, chiudendo al quinto match point sul 6-4. La 18enne ucraina ha pagato la minor esperienza e nelle fasi più concitate del match ha sentito la pressione facendosi sormontare dal nervosismo e dal carattere mai arrendevole dell’avversaria. Vedremo domani se questo atteggiamento sarà sufficiente a Kudermetova per affrontare una Sabalenka agguerrita come non mai, la quale forse già ora starà pregustando le risposte vincenti a quelle seconde così tenere della russa.

Risultati semifinali:

[4] A. Sabalenka b. [9] M. Sakkari 6-3 6-2
V. Kudermetova b. M. Kostyuk 7-6(8) 6-4

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Abu Dhabi: Sakkari elimina Kenin con bagel, fuori anche Svitolina con Kudermetova

Kostyuk sugli scudi, continua la striscia vincente di Sabalenka

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A spese di Elena Rybakina, arriva la tredicesima vittoria consecutiva di Aryna Sabalenka che aveva chiuso il 2020 alzando i trofei di Ostrava e Linz. Tra due tenniste che amano far male alla palla seppure in modo diverso, il servizio comanda nel set d’apertura, soprattutto dal lato kazako, con tre punti persi nei primi cinque turni. Ma è proprio Elena a inciampare, cedendo a zero il decimo e decisivo game. “Sapevo che avrebbe giocato davvero veloce e profondo, così sono dovuta restare bassa per prepararmi a quei colpi” ha detto Aryna a fine match secondo quando riporta il sito della WTA. “Sta giocando molto libera e a volte non hai tempo di prepararti e ti fa un sacco di vincenti. Devi aspettare l’occasione giusta perché le giocatrici di questo tipo non possono tenere sempre quel livello”.

Livello che Rybakina mantiene nel secondo parziale in cui Sabalenka riesce solo a dimezzare i due break di svantaggio. Tuttavia, è proprio quel tentativo di rientrare nel set a dare alla bielorussa fiducia nel ritrovare il proprio miglior tennis in vista della partita finale. Aryna conquista così il break al secondo gioco e non si guarda più indietro fino al traguardo, mettendo a referto 30 vincenti (e 37 errori non forzati) contro il saldo 24-27 di Rybakina.

In semifinale, Sabalenka troverà Maria Sakkari, vincitrice in rimonta della favorita del seeding Sofia Kenin in un incontro in cui non c’è quasi mai stato equilibrio se non all’inizio della seconda frazione. Troppo fallosa nel primo set, Maria, e il 6-2 per Sofia richiede appena mezz’ora. “Andavo troppo di fretta all’inizio. Non sapevo cosa fare una volta che ho capito che quello che stavo facendo non funzionava” spiega Sakkari. “Ho provato qualcosa di diverso e ha funzionato. Ho cercato di essere più solida a tenere più palle in campo”.

 

Salvate tre palle break in apertura, la venticinquenne di Atene effettua lo strappo in un sesto gioco durato 16 punti che si rivelerà decisivo non solo per l’esito del set, bensì per l’inerzia del match che passa completamente sotto il controllo greco. Dal 2 pari, Maria infila 10 game consecutivi con tanto di bagel nel terzo di fronte a una Kenin ormai rinunciataria. “Facevo troppi errori e forzavo quando non dovevo” dice ancora Sakkari a proposito dell’incontro. Che è anche la base dell’analisi che fa dei progressi del suo gioco in generale: “Penso che ad avermi davvero aiutata sia stato capire che la mia palla è piuttosto pesante. Ho tanta forza e ho iniziato a usarla nel modo giusto. Fino allo scorso anno non riuscivo a controllarla, così ho dovuto abbassare un po’ il ritmo perché colpivo troppo forte e commettevo tanti errori. Credo di aver trovato il mio vero ritmo in campo: quando ho l’opportunità, entro. E questo dà fiducia”.

La prima semifinalista della parte bassa del tabellone è Marta Kostyuk, che si impone in tre set su Sara Sorribes Tormo. Non ci ha capito molto all’inizio, la diciottenne di Kiev, davanti alla regolarità della concittadina di Bautista Agut, e i 17 unforced contro 1 si sono risolti in un 6-0. Arriva anche il settimo gioco di fila che vale il break in apertura di secondo parziale e Marta, fresca top 100, dimostra tutta la confusione mettendosi ad alzare top spin ben dietro la riga di fondo – un po’ come se Matteo Berrettini decidesse di impostare un’eventuale sfida con Gulbis sulla diagonale di rovescio.

Poi, Sara stecca un dritto il cui rumore evidentemente risveglia l’avversaria, affronta la prima palla break della giornata e decide di giocarsela seguendo a rete la battuta. Risultato? Sette giochi consecutivi per Kostyuk che entra in campo tirando vincenti (tredici a zero il conteggio del parziale) con una facilità disarmante, mentre la n. 66 WTA forse ripensa al suo confronto di Ostrava contro Aryna nel quale era avanti 6-0 4-0 e non ha più vinto un game. C’è invece equilibrio in un terzo set che comincia con sei turni di battuta persi, ma è Kostyuk, ottima anche nelle chiusure a rete, a trovare la strada per il successo.

Allenata da mamma Talina con l’aiuto part time di Riccardo Piatti, Marta si giocherà l’accesso alla finale contro la n. 46 del ranking Veronika Kudermetova che si è imposta in rimonta su Elina Svitolina. Perché, come al turno precedente, Elina aveva tentato di far andare un’avversaria russa a servire per il match per poi brekkarla a vincere al tie-break, ma questa volta solo la prima parte del piano è andata a buon fine. Dotata di un’ottima prima di servizio, Veronika non ha problemi nel fare partita pari con la quinta giocatrice del mondo, dal canto suo abilissima a sfruttare la prima opportunità in risposta sul 5 pari: vinto il primo punto, lascia che sia l’avversaria a prendersi i rischi con la pressione per il possibile 0-30. In realtà, la ventitreenne di Kazan gioca con attenzione e si crea l’opportunità di una volée a campo aperto che però fallisce spianando la strada al break che Elina consolida aiutata dal servizio incamerando il parziale.

Stando al sito della WTA, Kudermetova è un centimetro più alta di Svitolina ma più bassa di un pollice: a influenzare il secondo parziale non sarà certo questo dettaglio e, forse, neanche quello all’apparenza più rilevante dell’unico precedente vinto dalla russa nella sua capitale poco più di un anno fa, tuttavia Veronika si riprende immediatamente il break subito in apertura e allunga al sesto gioco. Commette l’unico doppio fallo dell’incontro sul primo set point, poi se ne procura un altro e chiude con il dritto vincente dopo la smorzata. Partita in vantaggio anche nella frazione decisiva, Kudermetova si fa riprendere sul 4 pari. Svitolina tiene la battuta, ma non è cinica come nel primo set quando sul 15-30 deve rispondere al secondo servizio per andare a doppio match point e mette fuori il dritto. Veronika sembra poter dilagare nel finale, invece si inceppa servendo per chiudere. Si ritrova subito nel tie.break, però, dove la sua maggiore propensione offensiva viene premiata: “Ho cercato di essere aggressiva perché Elina è ottima in difesa” dirà dopo l’incontro.“Se vuoi vincere, devi attaccare, andare a rete, finire il punto, perché lei corre in modo incredibile”.

Risultati:

A. Sabalenka b. E. Rybakina 6-4 4-6 6-3
M. Sakkari b. S. Kenin 2-6 6-2 6-0
M. Kostyuk b. S. Sorribes Tormo 0-6 6-1 6-4
V. Kudermetova b. E. Svitolina 5-7 6-3 7-6(3)

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