O' Shannessy: "La partita con Nole? Matteo ha più possibilità con Federer e Thiem"

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O’ Shannessy: “La partita con Nole? Matteo ha più possibilità con Federer e Thiem”

Intervista esclusiva al data analyst più famoso del circuito, Craig O’Shannessy, che toglie un po’ di pressione a Berrettini. “Mi piacerebbe rivedere il serve&volley”

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Craig O'Shannessy, Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna - US Open 2019 (foto Jo Vinci)

Da Milano, il nostro inviato

Dietro la straordinaria stagione di Matteo Berrettini, culminata nella qualificazione alle ATP Finals, si nasconde anche lo zampino di Craig O’Shannessy. L’australiano, membro importantissimo anche del team di Novak Djokovic, è probabilmente il maggior esperto mondiale di statistiche legate al tennis e presta i suoi servigi anche all’ATP e alla FIT, oltre che ai quattro tornei dello Slam. Lo abbiamo raggiunto nella pancia dell’Allianz Cloud di Milano, casa delle Next Gen Finals, per un’intervista esclusiva.

Avrai due giocatori da seguire a Londra e la cosa più imprevedibile è che entrambi giocheranno contro nel primo incontro del torneo
A volte le cose vanno così. Io in realtà sarò ad una conferenza di coach ad Anversa, in Belgio. Guarderò da lontano e arriverò a Londra martedì, per il secondo match di entrambi. Ovviamente è una buona cosa perché non dovrò tifare per uno dei due (ride)!

 

Puoi spiegare ai nostri lettori il lavoro che fai con Matteo?
Essenzialmente il mio lavoro si compone di due fasi. La prima consiste in un’analisi dell’avversario: punti di forza, punti deboli, schemi preferiti. Raccolgo tuti i dati e li mando al team. Il mio lavoro consiste nel mostrare il miglior modo di giocare contro determinati giocatori. La seconda parte riguarda l’analisi del gioco di Matteo. Quali sono le cose che funzionano e quali invece sono magari le debolezze su cui lavorare. Si tratta di avere una piena consapevolezza del perché Matteo vince e di identificare quali sono gli aspetti da migliorare, poi si guarda dall’altra parte del campo per trovare la corretta strategia di gioco per ogni match.

Con Novak ti sei trovato per le mani una superstar già formata, Matteo invece è un giovane che sta ancora crescendo. Ti aspettavi che riuscisse a qualificarsi alle ATP Finals quest’anno o era qualcosa di impronosticabile?
Quando ho cominciato a lavorare con il suo team ho visto subito un immenso talento in Matteo. I giocatori che fanno bene in questo sport hanno sempre un ottimo servizio e un ottimo dritto e Matteo ha entrambi. Il fatto che queste due armi funzionassero già così bene era una gran cosa. So che suona come un cliché, ma come allenatore devi sempre guardare match dopo match, settimana dopo settimana. Non abbiamo mai fatto piani a lungo termine. Certo si guarda sempre un po’ più avanti, ma si tratta sempre di dire “ok, chi è il prossimo avversario? Come posso vincere questo incontro?” e ripetere il processo ogni settimana.

Quali pensi che sia l’aspetto del gioco nel quale Matteo può migliorare maggiormente?
Quando diventi numero 8 del mondo i margini di miglioramento sono sottili, ma possono fare una grande differenza. Passare dal numero 80 del mondo al numero 8 è difficile, ma passare dal numero 8 al numero 1 è ancora più difficile. Il rovescio è molto buono. Non è un problema di come colpisce la palla, ma dove la colpisce. Se la colpisco qui, dove posso aspettarmi la prossima palla? Ho tempo per recuperare o no? L’aspetto mentale conta tantissimo. Nella partita persa contro Thiem ha giocato benissimo, ma aveva di fronte il secondo miglior giocatore della stagione per match vinti al set decisivo. Per Thiem trovarsi sotto di un set non è un particolare problema, non esce mentalmente dalla partita. Matteo non deve avere rimpianti per quel match, ma è un aspetto su cui lavorare.

Probabilmente Matteo avrebbe sperato un sorteggio migliore per le sue prime Finals. Djokovic, Federer e persino la rivincita con Thiem…
La partita con Djokovic sarà la più difficile sicuramente. Novak fa sempre bene contro gli avversari che picchiano forte e i suoi colpi a rimbalzo sono i migliori del circuito. Mi piace che sia la prima partita perché a prescindere dal risultato, avrà modo di sentire l’atmosfera e familiarizzare con il campo e la folla. Le partite in cui ha più possibilità di vittoria sono quelle contro Federer e Thiem. L’ideale sarebbe prendere il primo incontro come un allenamento. Se vince sarà un bonus, se perde potrà sfruttare l’esperienza per affrontare al meglio gli altri due.

Sembra che le superfici stiano uniformando molto. Negli anni ’90 erano rapidissime e si vedevano moltissimi ace e servizi vincenti, mentre successivamente hanno cercato di rallentarle molto. Cosa dicono i dati?
Nel tennis di oggi, gli scambi da un colpo (ace o servizi vincenti) rappresentano la maggioranza: circa il 30%. Le velocità delle varie superfici si stanno uniformando. A Wimbledon gli scambi tra gli zero e i tre/quattro colpi costituiscono il 71% del totale, Australian Open 70%, US Open e Roland Garros circa il 68%. Questo è un chiaramente un segno. Addirittura nel 2016, 2017 e 2017 ci sono stati più scambi tra gli zero e i tre/quattro colpi al Roland Garros che allo US Open. La terra è diventata più veloce, mentre il cemento più lento, probabilmente perché viene messa più sabbia nella vernice. A Wimbledon l’erba non è veloce come un tempo. La scelta è tutta nelle mani dei tornei che decidono quanto rendere veloce la superficie.

Non credi che questo tolga al tennis il fascino del doversi adattare a condizioni diverse?
Probabilmente sì. Io sono personalmente un fan del serve&volley e un campo più rapido che possa promuovere questo tipo di gioco ad esempio sarebbe ottimo, così come una superficie più lenta al Roland Garros magari. Invece le superfici sono simili e anche gli stili di gioco sono abbastanza simili.

Quindi sta ai coach trovare delle soluzioni tattiche per variare?
Esattamente. Una cosa che emerge dai dati è che il serve&volley funziona ancora. Nella finale degli US Open ad esempio, Nadal e Medvedev, non potendo prevalere l’uno sull’altro da fondocampo, hanno fatto serve&volley per un totale di cinquanta volte.

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Lo US Open premierà gli operatori medici

Il direttore finanziario degli US Open ha annunciato che proveranno ad avere sugli spalti medici e infermieri

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Gli US Open sono in programma senza spettatori ma questo proposito potrebbe cambiare a breve. Il direttore finanziario del torneo newyorkese Lew Sherr ha aperto alla possibilità di avere sugli spalti gli operatori in prima linea (dell’emergenza coronavirus ndr), i medici e le loro famiglie, se la situazione a New York dovesse restare buona dal punto di vista sanitario.

Lo Slam americano non è l’unico torneo di tennis che potrebbe tornare ad avere tifosi. L’All American Cup, il World Team Tennis e l’esibizione di Berlino hanno tutti annunciato che permetteranno la presenza limitata di spettatori ma con delle norme strette da seguire, come la firma di un’autorizzazione e posti predeterminati per rispettare il distanziamento sociale.

Sherr si è espresso anche su quest’idea, confermando la volontà dello US Open di non avere tifosi in quanto “Si tratta di un modello che per noi non può funzionare. […] Anche facessimo entrare il 10% dei possibili tifosi avremmo problemi a far rispettare il social distancing e a dare le strutture adeguate ai giocatori.”.

 

La posizione degli US Open non stupisce, dato che durante le tre settimane che vanno dal Master di Cincinnati fino allo Slam, tutti tenuti dentro il National Tennis Center di New York, ci saranno 250 giocatori e tra le 1500 e 2000 persone ogni giorno. I giocatori saranno sistemati nelle zone prima utilizzate dai tifosi come le suite di lusso all’interno del centro, rispettando sempre le distanze.

A Flushing Meadows però non chiudono definitivamente le porte alla presenza dei tifosi. Sempre Sherr aggiunge che “Se ci sarà la possibilità di fare qualcosa di bello per le persone che se lo meritano, lo faremo. Ma la salute e la sicurezza di giocatori e staff viene prima.”.

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Trionfo di Sharapova, passaggio di testimone tra Sampras e Federer: 3 luglio data storica di Wimbledon

19 anni fa Federer ‘estorceva’ il testimone a Sampras, buttandolo giù dal trono di Wimbledon. Tre anni dopo, Sharapova avrebbe incantato i tifosi di Londra vincendo il torneo a 17 anni

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Non è così difficile abbinare un giorno di fine giugno o inizio luglio a un avvenimento importante della storia di Wimbledon, poiché da oltre un secolo lo Slam londinese si disputa in queste date. Se però c’è una giornata particolarmente alta in graduatoria, per l’importanza delle partite che vi si sono disputate, questa giornata è il 3 luglio. Non tanto per la qualità del tennis che ci è stato proposto, quanto per quello che hanno rappresentato le due vittorie che oggi ricordiamo.

La prima è l’ottavo di finale di Wimbledon 2001, quello che mise di fronte l’epta-campione (in carica) Pete Sampras e un quasi ventenne Roger Federer. Molti oggi ricordano che attorno a quella partita, durata oltre quattro ore e cinque set, si respirava quella strana atmosfera che predice le novità o i grandi eventi, o entrambe le cose. Furono entrambe le cose, perché due anni dopo quella vittoria che detronizzò Sampras (Pete avrebbe vinto appena un’altra partita a Wimbledon prima di ritirarsi), Federer solleverà il primo di otto trofei a Church Road. Se non si parla in questo caso di passaggio di testimone, allora quando?

La seconda è la finale femminile di Wimbledon 2004, l’edizione in cui è deflagrata Maria Sharapova battendo – ad appena 17 anni – la già sei volte campionessa Slam Serena Williams; il fatto che una rivalità che avremmo ipotizzato acerrima e serrata, nei fatti, non sia mai cominciata (Serena ha vinto 19 delle 20 sfide successive) contribuisce a rendere iconica e inaspettata questa vittoria. Vinto l’ultimo quindici del torneo, Maria si è comportata come una normalissima diciassettenne che sta provando una gioia immensa, nonostante si trovasse di fronte a migliaia di tifosi sul campo da tennis più importante del mondo: è corsa sugli spalti ad abbracciare papà Yuri e poi ha usato il cellulare per chiamare mamma Yelena. “Mamma, ho vinto Wimbledon!”: simple as that.

 
Maria Sharapova – Wimbledon 2004

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È disponibile online il corso in video-lezione di Robin Soderling

Pagando 15 dollari sulla piattaforma Acadyme si potrà accedere a vari contenuti multimediali. Il due volte finalista Slam spiegherà come eseguire un servizio e un rovescio a regola d’arte

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Da qualche ora è possibile seguire un breve corso di tennis online assieme al due volte finalista Slam ed ex numero 4 del mondo Robin Soderling. Lo ha annunciato l’ex tennista svedese sul suo profilo Twitter. Sul sito Acadyme.com è possibile seguire lezioni multimediali su varie discipline sportive, tra le quali anche il tennis. Le 15 video-lezioni tenute da Soderling hanno una durata totale di 50 minuti: si dividono in 10 video dedicati al servizio (posizione delle gambe, lancio di palla, impugnatura etc.) e 5 sul rovescio. Il prezzo complessivo è di 15 dollari: non male per chi vorrebbe prendere in mano la racchetta essere guidati da un ex top 5 delle classifiche ATP.

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