L’arma segreta di Nadal e Medvedev: il serve&volley

Lo spagnolo ha trovato nella rete la chiave per il suo quarto titolo agli US Open (20 serve&volley e 66 discese). Anche Medvedev è stato molto più aggressivo (74 punti a rete, 29 dopo il servizio)

Di Lorenzo Colle
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Daniil Medvedev e Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)
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Il serve&volley non è morto e ne abbiamo avuto una chiara prova nella recente finale degli US Open. Nelle quasi cinque ore che hanno passato in campo, Rafael Nadal e Daniil Medvedev, non esattamente due volleatori accaniti, hanno infatti sfruttato ampiamente questa possibilità offensiva per controbattere alla rispettiva abilità da fondocampo. I due sono andati a rete subito dopo il servizio per un totale di 49 volte (20 Nadal, 29 Medvedev) con un’altissima percentuale di successo (85% per lo spagnolo, 76% per il russo). Più in generale, lo spagnolo si è spinto in avanti 66 volte vincendo il punto in 51 occasioni (77,2%), mentre il russo ben 74 con 50 punti vinti (68%).

Nei precedenti sei incontri, entrambi avevano fatto serve&volley solo cinque volte a testa (Medvedev addirittura non aveva più impiegato questa tattica dopo il terzo turno). Cosa ha spinto dunque Nadal e Medvedev a uscire dai loro schemi abituali e ad essere così aggressivi? La fortissima pressione da fondo che entrambi erano in grado di produrre e che rappresenta il loro marchio di fabbrica. Nadal ha sofferto molto negli scambi da dietro, vincendo il punto il 47% delle volte (unico incontro in tutto il torneo nel quale ha chiuso questa voce statistica con una percentuale inferiore al 50).

Daniil e Rafa, oltre alle tante emozioni che hanno regalato nel corso di questa splendida finale, hanno anche lanciato un implicito messaggio al resto del panorama tennistico: quando non si riesce a prevalere da fondo, prendere la rete può essere ancora una soluzione efficace.

Statistiche curate da Craig O’Shannessy per ATPTour.com

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