Una risposta sciocca e maleducata di Nadal. Ora attendo le sue scuse

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Una risposta sciocca e maleducata di Nadal. Ora attendo le sue scuse

LONDRA – Una mia domanda innocente sul suo recente matrimonio è stata così male interpretata da Rafa Nadal che alla fine è sbottato in un offensivo: “Questa è una stronzata!”

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Rafael Nadal - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il direttore

NOTA PER I LETTORI – C’è stato un franco chiarimento con Rafa Nadal subito dopo la sua partita con Medvedev. Ci siamo entrambi spiegati i motivi che hanno portato al reciproco equivoco e a espressioni non consone, in buona parte dovuto all’inglese imperfetto – in particolare in questo episodio – di entrambi per reciproca ammissione. Basta così. Cambiamo argomento con soddisfazione generale e, fra Nadal e il sottoscritto, permane la immutata stima di sempre. Quanto ai lettori pensino, come sempre, quel che si sentono di pensare, ma a questo punto ogni ulteriore commento mi parrebbe davvero superfluo, con buona pace per tutti. Grazie a tutti per la partecipazione.

 

Mi ha stupito davvero molto la reazione di Rafa Nadal a una domanda che era più che legittima e assolutamente innocente. Una reazione che giudico non degna di lui, ma sciocca e maleducata. E a seguito della quale mi auguro che voglia farmi avere, personalmente e non tramite interposta persona, le sue scuse. Il rispetto non deve mancare mai, tu sia campione o l’ultimo arrivato. Nei confronti di tutti, Rafa mi ha incomprensibilmente mancato di rispetto.

Non avevo più visto Rafa dalla Laver Cup a Ginevra. Nel frattempo fra un torneo e l’altro… si era anche sposato. Non avevo la minima intenzione di fare né una domanda particolarmente originale né di fare, come ho già letto in qualche tweet, il ‘fenomeno’. Tanto meno il provocatore. Magari la domanda non sarà uscita fuori benissimo perché c’è sempre l’esigenza di farla breve e non puoi metterti a spiegare mille cose, ma il senso era semplicemente che mi spiegasse se quei giorni fossero stati emotivamente importanti, diversi dalla normale routine di chi solitamente deve pensare a tutt’altro. Tutto qua, nessuna malevola insinuazione, nessuna voglia di essere provocatorio né originale. Ma una banalissima curiosità legata a quella che io consideravo un momento speciale della sua vita. Sposarsi, per solito, non è come bere un bicchier d’acqua, neppure quando c’è tutto quel contorno, anche organizzativo – sebbene io possa presumere che dell’organizzazione Rafa non si sia fortunatamente dovuto preoccupare troppo – che ha accompagnato il weekend delle sue nozze.

Mi dispiace raccontare un episodio conseguente a un comportamento sbagliato proprio da Rafa Nadal, un campione, e prima ancora un ragazzo, che ho sempre stimato e con il quale ho sempre avuto un ottimo rapporto dacché l’ho visto giocare una delle prime volte a 17 anni a Montecarlo contro Albert Costa fino a notte fonda e con i riflettori, fra pochi intimi, quando la maggior parte dei colleghi era andata via per presenziare alla tradizionale soirée del Country Club di Montecarlo, “La notte delle stelle” allo Sporting Club, accanto al celebre Jimmy’z.

Questi i fatti e lo scambio di frasi avvenute a fine della sua conferenza stampa in inglese, prima di quella con i colleghi spagnoli. La mia domanda comincia al minuto 10:50.

In sostanza, ho chiesto a Rafa se per caso il matrimonio fosse stato magari un fattore, certo importante, distraente nella sua routine. Questa la trascrizione/traduzione del nostro scambio.

  • (Scanagatta) Mi piacerebbe sapere, poiché il matrimonio è un evento molto importante e certo distraente (nella vita di un uomo e di una donna, era sottinteso, ndU), sia prima del matrimonio, sia durante, sia dopo, vorrei sapere se la tua abituale concentrazione nella tua vita di tennista ne è stata un po’ intaccata, è stata un po’ diversa… e ciò anche se stavi con la tua ragazza da molti, molti anni (come per dire, sottinteso, non è stato un colpo di fulmine, quindi capisco che non si sia rivoluzionata la tua vita ma insomma un qualche effetto distraente potrebbe averlo avuto, c’era perfino il Re…. Non è che sia stato un matrimonio per pochi intimi, ndU).
  • (Nadal) Onestamente mi chiedi questo? È una domanda seria o uno scherzo? È seria?
  • (Scanagatta) Sì che è seria, non è che ci si sposa tutti i giorni (ho replicato senza microfono quindi il transcript non lo riporta, ndU), delle forti emozioni si possono anche provare, te, lei, i tuoi…
  • (Nadal) Okay, per me è una gran sorpresa che tu mi faccia questa domanda dopo che sono stato con la mia ragazza per 15 anni e abbiamo una vita molto normale e stabile. Non importa se tu metti un anello a un dito o no. A mio modo sono una persona molto normale. Forse per te è stato(voleva aggiungere diverso?, ndU)… Quanti anni sei stato con tua moglie?
  • (Scanagatta) 30 anni quest’anno…
  • (Nadal) E prima?
  • (Scanagatta) 5 anni
  • (Nadal) Ah forse (sottintende, per te è stato diverso…, ndU) perché non eri sicuro – qui sorride verso il resto della sala stampa, più che a me, e aggiunge – Ok, passiamo allo spagnolo perché questa è una stronzata (dice letteralmente ‘that’s bullshit’).

Purtroppo, essendoci stati mormorii nella sala, io non ho sentito quel ‘bullshit’ li per li, l’ho solo letto più tardi nel transcript, dopo che alcuni colleghi mi hanno avvertito della sua mancanza di rispetto. Infatti non appena sono rientrato in sala stampa, tutti i colleghi, francesi, svizzeri, perfino spagnoli, mi hanno espresso la loro solidarietà perché la mia domanda era perfettamente legittima, non era minimamente provocatoria, maligna, imbarazzante, indelicata. Tant’è che quando Rafa mi ha chiesto se fosse uno scherzo o una domanda seria, io non mi sono posto il minimo dubbio e ho immediatamente replicato “Si, è seria”. Mi stupivo anzi che lui me lo chiedesse.

Il fatto che Rafa stia da 15 anni con Cisca, Francisca, Maria Francisca o Meri, non significa che per giorni quel matrimonio, in una localita esclusiva con 500 invitati, tanti amici, il re Juan Carlos, campioni del basket (Pau Gasol), del tennis e di atri sport, sia stato – ribadisco – come bere un bicchier d’acqua, una roba da niente. Io non so, perché non c’ero, se i genitori di Rafa, di Meri, i parenti e gli amici più stretti, hanno pianto, si sono commossi, hanno provato quelle forti emozioni che per solito si accompagnano a ogni matrimonio.

Se lui, Rafa, non le ha provate solo perché sta da 15 anni con la stessa ragazza, è un problema suo. Per me, sarò magari più romantico o più… ‘rinco’, era normale che qualche emozione, qualche sensazione forte, nel dire sì, nel ricevere un sì, nel legarsi ufficialmente alla persona amata di fronte a tantissima gente, era o doveva essere una cosa importante, di quelle che non si dimenticano e che non è neppure giusto dimenticare. Le persone di solito vivono quel giorno come un giorno molto particolare. Se per Rafa, che in campo quando vince o fa un gran punto non lesina emozioni ed espressività – ben al di là dei suoi Vamos e dei suoi salti con i pugni levati al cielo – il giorno del matrimonio è stata un’esperienza banale, per nulla coinvolgente ma semplicemente la formalizzazione di una unione estrinsecata solamente col mettere un anello a una sposa e mettendone un altro a un suo dito… beh mi dispiace molto per Rafa. Non so che cosa ne pensi Xisca. Dalla risposta di Rafa è parso quasi che per il fatto di essersi accompagnato alla stessa donna per 15 anni non ci dovesse esser quasi entusiasmo, partecipazione emotiva capace di turbare un minimo la sua routine. Addirittura Rafa si sorprende che qualcuno, io nel caso specifico, possa ipotizzare delle emozioni capaci di turbarlo. Mah, francamente allibisco. Non facendone un casus belli, ma tuttavia sottolineandolo perché non mi è andato giù come si è permesso di trattarmi.

Io, molto semplicemente e serenamente, non credevo possibile che pur anche dopo 15 anni di relazione sentimentale… i giorni antecedenti e successivi a un matrimonio potessero essere normale, ordinaria routine, banale amministrazione. Per questo motivo ho fatto la domanda che ho fatto senza pensare che potesse essere male interpretata, considerata uno scherzo, né tanto meno essere valutata come una stronzata.

Può essere che Rafa fosse nervoso per aver appena perso (6-2 6-4 senza aver conquistato una sola palla break) da un avversario, Zverev, sempre battuto cinque volte su cinque, anche se per la verità alle domande precedenti non aveva dato modo di pensarlo, ma questo in parte può solo giustificarlo un pochino. L’ho sempre considerato una persona intelligente. Ma talvolta anche le persone intelligenti sbagliano e dicono sciocchezze. Poi però se ne scusano. Spero che Rafa prima o poi lo faccia. Se non lo farà pazienza. Ma non avrà fatto certamente una bella figura. Con me e con tutti i colleghi. Compreso gli spagnoli di Puntodebreak e di Eurosport che sono poi venuti a intervistarmi. E ai quali ho detto esattamente quel che ho scritto qui. Ripeto infine che la mia curiosità per come avesse potuto reagire a un periodo comunque importante della sua vita, che non credevo fosse un puro adempimento formale, era del tutto innocente. Lui non l’ha capito, evidentemente, spero che qualcuno glielo spieghi, anche se certo non sarà un episodio importante della sua vita. È vero peraltro che ci conosciamo e in qualche modo frequentiamo fino ad oggi con reciproco rispetto, da 15 anni.

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ATP Montecarlo: Djokovic, lezione e investitura a Sinner: “È il presente e il futuro del tennis”

Nel match del giorno Jannik parte bene e va in vantaggio di un break, ma via via soffre la pressione di Nole, che domina alla distanza

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[1] N. Djokovic b. J. Sinner 6-4 6-2

Era stata presentata come la partita del giorno, e le attese non sono andate deluse, almeno per una buona oretta. Dopo il battesimo del fuoco ricevuto da Rafa Nadal sul Philippe Chatrier in autunno, il sacerdote Novak Djokovic ha somministrato il secondo segno sensibile al fenomeno nascente Jannik Sinner sotto la terrazza di Montecarlo. Sei quattro sei due per il primo favorito, un’ora e mezza abbondante molto lottata, giocata a ritmi esagerati e trapunta di scambi ad alta intensità. Poi Nole ha preso il sopravvento, e non sarebbe stato difficile prevederlo, ma chi voleva una partita – e un’altra conferma sulla crescita di Jannik – l’ha avuta.

Aveva iniziato molto bene il kid di Sesto Pusteria: secondo game in battuta molto sudato, offerto da un Djokovic intento a far intendere al ragazzo su quale pianeta fosse capitato, poi Sinner ha strappato il servizio al serbo nel terzo, complici un paio di vincenti da urlo, tra i quali ha particolarmente brillato un gran rovescio incrociato sulla linea, utile a provocare la sorpresa del numero uno. Jannik non ha però saputo consolidare, come si suol dire, e qui Djokovic non ha messo troppo di suo: un doppio fallo, un dritto tirato fuori con lo scambio in mano e un rovescio addosso alla star con il campo aperto sono valsi il pareggio: tanta ingenuità direbbero quelli che non hanno mai avuto a che fare con la pressione. Certo è che l’età verdissima in qualche modo può rappresentare un mismatch di non poco conto contro un avversario persino più famelico dei canoni quando deve inseguire. Si è un po’ disunito Jannik, ci mancherebbe: Djokovic gioca profondo come nessuno, si sa, e sulla seconda ha la bava alla bocca. Il combinato disposto, direbbe il giurista, ha costretto Sinner a forzare molte prime, con conseguenze problematiche sulle sue percentuali. Anche a questo è addebitabile il secondo break consecutivo Serbia, viatico al cinque due che pareva una precoce pietra tombale sulla frazione.

 

Detto questo, anche Nole di tanto in tanto pare umano, e Sinner certamente non vende la pelle a buon prezzo: gravato da un paio di errori di misura, dal trenta a zero a due punti dal set Djokovic ha subìto quattro punti consecutivi, consentendo al giovane collega di servire per il pareggio. Ma ribattitore migliore della storia del gioco non si diventa per caso: una manciata di palle a un palmo dal fondocampo hanno costretto Sinner a diversi fuori giri e a salvare un primo set point, prima che un nastro malandrino sul suo lungolinea, beffardo nell’apparecchiare il vincente al serbo, ne forzasse un secondo, stavolta raccolto da Nole con un forcing da dietro reiterato fino all’errore con il rovescio dell’italiano.

Jannik Sinner – ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Cinquantasei minuti, ritmi alti, lunghi scambi e una lotta tutt’altro che disprezzabile. Non male l’offerta di Jannik, forse un po’ troppo legata mani e piedi al vincente, con tutti i rischi del caso. Nole in giornata, lo è quasi sempre, quando impone la proverbiale pressione da fondo al momento è ancora un po’ troppo. E la sua giornata, già serena, è migliorata nel secondo set, a fronte della resistenza ora forse un po’ ammaccata del nostro: break Serbia nel quarto gioco. Sinner, puntiglioso, con il solito atteggiamento impeccabile, concentrato sul tema fino al parossismo, ora annaspante e sempre più ingarbugliato nella ragnatela. Poche chance per lui di rientrare; una, sostanzialmente, nel settimo game, quando Nole ha offerto palla break ingarbugliandosi con due doppi falli, ma qui è mancato Sinner, autore di una rispostaccia fuori di metri su una seconda attaccabile. La partita lì si è eclissata, insieme allo sguardo fattosi torvo del diciannovenne. Agli ottavi di domani, contro il campione di Miami Hubert Hurkacz o Dan Evans, andrà Djokovic, come sempre, come prevedibile. Per un’ora c’è stata partita, per il resto una lezione di cui Jannik saprà far tesoro.

Mi sento bene – ha detto Djokovic a Tennis TV -. Questo club è la mia base d’allenamento da 15 anni, mi sembra di giocare a casa. E’ stato un bell’esordio, non era una sfida semplice ma sono riuscito a trovare il ritmo e i colpi. Sinner colpisce la palla nel modo giusto più o meno su tutte le superfici, è polivalente, ha molto talento ed è in forma. E’ il futuro del nostro sport, e forse già il presente. Del resto ha già giocato la finale di un 1000 da teenager“. A diciannove anni Nole non era certamente prossimo a somigliare alla sua versione odierna.

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ATP

A Thompson è inviso il rosso, Fognini in souplesse a Montecarlo. Fuori Cecchinato e Caruso

Fabio regola l’australiano con un doppio 6-3. Negli ottavi attende Krajinovic o Londero. Niente da fare per Salvatore Caruso, sconfitto da Rublev

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Fabio Fognini - Montecarlo 2021 (foto via Twitter @ROLEXMCMASTERS)

[15] F. Fognini b. J. Thompson 6-3 6-3

Fabio Fognini potrà continuare a difendere la sua corona nel Principato. Facile, tranquillo, senza alcun inghippo di sorta il match vinto dal campione in carica nel secondo turno contro Jordan Thompson, collega che, consideratone il curriculum on clay, nelle previsioni non sembrava costituire ostacolo eccessivamente scomodo. E infatti. Troppo leggero sul mattone tritato il baffuto australiano: a disagio negli scivolamenti, presto incerto sulla posizione da tenere in campo e provvisto di cilindrata infinitamente inferiore, Thompson è da subito finito nel tritacarne negli scambi da dietro, e quando ha provato a uscire dalla stretta accorciando il rettangolo ha sovente sbagliato pesi e misure.

Sicuro e sereno, per quanto possibile, a Fabio è in linea di massima bastato tenere la palla profonda e carica per volare sul quattro a zero in meno di venti minuti: di Thompson è pervenuto solo un certo scoramento, spesso catturato dai microfoni a bordocampo facilitati nel loro compito dall’assenza di pubblico. “Hit the ball”, “what is that?”, “so bad” le autocritiche carpite dai tristi soliloqui di un giocatore sin qui capace di vincere appena nove partite nel Tour maggiore sul rosso, solo una, quella di primo turno contro lo svogliatissimo Benoit Paire, in un Mille.

 

Così l’unico duello degno di nota è stato quello, immancabile, innescatosi tra Fabio e la giudice di sedia, fiorito sull’unico break conquistato da Jordan nell’ottavo game con tre errori di dritto di Fognini. L’ultimo, largo di un millimetro, ha provocato la bagarre. “It’s a joke”, è uno scherzo, ha riferito all’arbitro il ligure, il quale, da quel momento, ha preteso il controllo a terra a ogni punto sospetto. Un minuto diversivo per dare un pizzico di pepe a un match proseguito senza sussulti anche nel secondo set, deciso da un break avvenuto nel quarto gioco e illuminato da un clamoroso passante vincente con il rovescio a una mano esibito da Fognini nel sesto, perla finale di una vittoria mai in discussione. Il suo percorso verso una difficile, nuova incoronazione proseguirà domani, negli ottavi, contro Filip Krajinovic. “È un giocatore con molto talento e gioca molto bene a tennis. Vale più della classifica che ha, infatti è stato tra i primi 30” ha commentato Fabio in conferenza. “Sarà una battaglia molto dura, 50-50. L’importante è stare in campo come in questi due giorni, atteggiamento giusto, per il resto il risultato è una conseguenza“.

[6] A. Rublev b. [Q] S. Caruso 6-3 6-2

La superiorità di Andrey Rublev nei confronti Salvatore Caruso si è palesata nella maniera più evidente in questo secondo turno che ha aperto il programma sul campo Rainer III. Il n. 8 del mondo è partito lanciatissimo e un break a freddo gli è bastato per far suo il primo set 6-3 senza concedere nulla. La potenza dei suoi colpi da fondo non ha minimamente risentito della superficie di gioco, e gli scambi sono sempre stati in suo controllo. La chance più grande per il siciliano c’è stata ad inizio secondo set quando il rovescio del russo ha fatto cilecca per un paio di volte: Caruso ha avuto le prime due palle break ma gli sono sfilate via in un attimo. Con il classico ‘occasione mancata, occasione subita’, Caruso ha poi perso la battuta nel game successivo, questa volta sbagliando lui sul lato del rovescio.

Nonostante ormai il punteggio fosse indirizzato in favore di Rublev, c’è stato comunque spazio per una piccola polemica. Sotto 1-3, 15-40, una prima di servizio di Caruso è stata chiamata fuori ma il giudice di sedia Bernardes è subito intervenuto, invitando l’italiano a ripetere la battuta. Quest’ultimo invece avrebbe voluto il punto e ne è scaturito un piccolo battibecco, rigorosamente in lingua italiana, culminato a fine game con un flebile “vaffa…” e punito con un code violation. Dopo 69 minuti di gioco è arrivata per 6-3 6-2 quella che può essere considerata una vittoria di routine per Rublev.

Ho fatto troppi errori, soprattutto in risposta – un fondamentale sul quale mi sento forte. Sono un po’ sorpreso da questo, anche perché lui non è il Bublik di turno che serve la seconda a 200 km/h. Contro un giocatore del genere non te lo puoi permettere” ha commentato Caruso in conferenza stampa. “Rispetto alla sfida dello US Open, nella quale ho giocato solo un set su tre, però sono stato più in partita. Sono comunque contento, anche perché la scorsa settimana sono stato male, mi sono allenato per la prima volta martedì scorso, in totale due volte e poi sono venuto qui“. Sul programma delle prossime settimane: “Giocherò sempre sulla terra, forse anche a Parma. Sono iscritto a Barcellona e Belgrado la prossima settimana, spero di entrare come alternate in uno dei due“.

[11] D. Goffin b. [Q] M. Cecchinato 6-4 6-0

Chi non ricattura i fasti del passato è Marco Cecchinato, che dopo aver lottato nel primo set cede di schianto il secondo contro un buon David Goffin, che si prende così gli ottavi del torneo monegasco. L’inizio di Marco non è dei migliori, il tennista italiano cede subito la battuta e si trova a rincorrere già dal terzo game. Le solite mancanze in risposta di Ceck si fanno sentire contro un Goffin particolarmente solido al servizio e chirurgico da fondo. Il momento per riprendere la partita in mano per Cecchinato arriva nel decimo game. Un bellissimo dritto diagonale di Goffin sulla riga gli nega la prima palla break, ma il belga commette un errore colossale con lo smash che concede una seconda palla break al suo avversario. Marco non riesce a prendere vantaggio nello scambio e Goffin chiude così game e set. La partita sostanzialmente finisce qui, il livello del tennis di Cecchinato cala vertiginosamente e il tennista belga non si fa problemi a chiudere la partita con un secco 6-0 in nemmeno mezz’ora.

Il secondo set mi è un po’ scivolato, ho avuto sempre palla game nei primi game; è finita 6-0, ma poteva essere 3-3″ ha raccontato Marco in conferenza. “Però non è stato un set che ho mollato. A livello di tennis è stato il match migliore dell’ultimo periodo, il primo set è stato alla pari e sul 5-4 ho avuto le chance per tornare in partita. Lui si muove bene e ha un tempo sulla palla pazzesco, ci conosciamo bene. La stagione comunque è lunga e ci sono molti tornei in cui posso fare bene. Parma? Sono contento, è un nuovo torneo in Italia. Da una parte spero di giocarlo, dall’altra… spero di non andarci e riposare prima del Roland Garros, perché significherebbe aver giocato abbastanza partite nei tornei precedenti“.

Goffin vendica così il 6-0 ricevuto da Cecchinato negli ottavi del Roland Garros 2018 e vola agli ottavi. Sulla sua strada potrebbe esserci un altro italiano, il nostro Lorenzo Sonego, oppure la testa di serie numero 5 Alexander Zverev.

Hanno collaborato Paolo Di Lorito e Giorgio Di Maio

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ATP

Esordio sul velluto per Nadal a Montecarlo: adesso gli ottavi con Dimitrov

Lo spagnolo concede appena tre giochi a Delbonis, capace di creare qualche piccolo problema solo nel secondo set. Al prossimo turno troverà Dimitrov, battuto 13 volte su 14

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Rafael Nadal - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

[3] R. Nadal b. [Q] F. Delbonis 6-1 6-2

Doveva essere un esordio agevole per Rafael Nadal e così è stato. Lo spagnolo, a dispetto dei quasi due mesi lontano dal campo, ha mostrato il solito grande feeling con la superficie e con Montecarlo in particolare (72-5 il bilancio aggiornato su questi campi), disponendo agevolmente di Federico Delbonis. L’argentino ha provato a giocarsela, soprattutto nel secondo set, ma semplicemente non dispone delle armi per impensierire Rafa né per tenerne il passo sul rosso. Dopo il massacro del primo set e mezzo, Delbonis ha provato a rifarsi sotto ma è stato prontamente ricacciato indietro da Nadal. Il prossimo avversario del maiorchino sarà Grigor Dimitrov (13-1 i precedenti; 3-0 a Montecarlo), in un match che si spera possa regalare più spettacolo. “Abbiamo giocato tante belle partite insieme, non solo la semifinale dell’Australian Open 2017” ha ricordato Rafa in conferenza. “Sarò pronto per la partita, o quantomeno spero di essere pronto” ha scherzato, dicendosi in ogni caso soddisfatto del tennis espresso all’esordio.

IL MATCH – Fin dall’inizio si capisce che Delbonis non può tenere il ritmo forsennato imposto da Nadal. L’argentino o va fuori giri tentando di spingere o si rifugia in back difensivi che però raramente mettono in difficoltà l’avversario. In pochi minuti Rafa si ritova già sul 3-0. Delbonis prova a darsi una scossa con un bel rovescio lungolinea vincente forzando poi Rafa all’errore dopo uno scambio tutto in difesa. La riscossa dura però giusto questi due punti: Nadal infatti impatta sul 30-30 con un bel dritto e una smorzata, prima di accogliere benevolmente i due doppi falli consecutivi dell’avversario, costretto a forzare (senza successo) anche col servizio. Finalmente sul 5-0, Delbonis riesce a muovere il punteggio e a evitare quantomeno l’onta del bagel.

 

In avvio di secondo set, le cose non mutano in meglio per l’argentino, che cede subito la battuta. Il martellamento asfissiante di Nadal non accenna a diminuire d’intensità e gli frutta un secondo break che lo proietta sul 3-0. Qui Delbonis si procura due insperate palle break consecutive grazie a una serie di (s)fortunati eventi: una risposta colpita male ma che rimane in campo, un doppio fallo di Rafa e infine un non semplice smash ‘appoggiato’. Nadal non fa una piega e le annulla entrambe con autorità, così come fa anche con una terza occasione. Delbonis però sente che questo è probabilmente l’ultimo treno per sperare di rientrare in partita e si aggrappa al game, guadagnandosi una quarta palla break che riesce stavolta a convertire complice anche un nastro benigno.

Immediata arriva la reazione di Nadal, parecchio infastidito dal break appena subito, ma Delbonis riesce a tenere la battuta e ad andare sul 3-2, cancellando anche una palla break con un gran dritto lungolinea. La rinnovata spinta del volenteroso argentino però non è sufficiente a riaprire davvero la partita che anzi, ritorna saldamente nelle mani di Nadal con il break ottenuto nel settimo gioco. Sul 5-2 arriva l’ultimo sussulto di Delbonis che annulla un match point e si procura addirittura una palla break. Rafa però esce alla grande dal mini momento di difficoltà e chiude il match al terzo match point, dopo un’ora e venti minuti di gioco.

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