Djokovic: "ATP e ITF devono parlarsi. Non siamo io, Nadal e Federer a decidere"

Coppa Davis

Djokovic: “ATP e ITF devono parlarsi. Non siamo io, Nadal e Federer a decidere”

Il campione serbo spiega meglio la sua idea per una fusione tra Coppa Davis e ATP Cup. Sulla programmazione fino a tarda notte: “18 squadre, una settimana, tre campi. Era inevitabile”

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Novak Djokovic - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Jose Manuel Alvarez / Kosmos Tennis)
 
 

a cura di Luca De Gaspari e Federico Bertelli (inviato a Madrid)

Dopo la vittoria per 2-1 contro la Francia, che è valsa alla Serbia di Novak Djokovic il primo posto nel Gruppo A, la qualificazione per i quarti di finale contro la Russia e la possibilità di affrontare in questo modo la Spagna di Nadal soltanto in finale, Nole si è presentato come di consueto in sala stampa. All’ordine del giorno le problematiche legate al calendario (argomento già discusso ieri dallo stesso Djokovic e anche da Nadal), la possibile fusione tra Coppa Davis e ATP Cup e la situazione della Laver Cup.

Vorrei tornare sull’argomento trattato ieri, la possibile fusione fra ATP e Davis. Hai suggerito di spostare la Coppa a settembre, dopo lo US Open, quando si gioca la Laver Cup…
La Laver Cup è molto importante per il tennis e ha caratteristiche uniche, molto simili alla Ryder Cup del golf. È un evento che ha generato tanto interesse e creato benefici per tutto il mondo del tennis. Ed è questo il motivo per cui la manifestazione è presente nel calendario ATP, anche se non dà punti per il ranking. Ma è riconosciuta da tutti come una manifestazione importante per il futuro del tennis. E sono convinto che debba essere supportata da tutti. Tuttavia se parliamo di competizioni a squadre, la Davis è quella che spicca maggiormente, quella con più storia. Negli ultimi tre anni ho partecipato ai vari negoziati tra ITF, ATP, Kosmos e tutte le altre parti coinvolte, e purtroppo non è stato possibile trovare una soluzione che portasse alla fusione dei due eventi. Ma fin dall’inizio in tutte le parti c’è stato il desiderio di giungere a un accordo ed è ancora così. Questo è positivo. Ripeterò quello che ho detto ieri: è la soluzione migliore possibile per il tennis, non penso che le due competizioni possono coesistere nello stesso formato e a sei settimane di distanza l’una dall’altra. Ovviamente ci sono diversi elementi che dobbiamo prendere in considerazione per quanto riguarda il calendario. Come hai detto prima, la Laver Cup si gioca a settembre. Quindi non è facile. Ci saranno delle ripercussioni negative. Ma quando fai delle scelte, è inevitabile. Non tutto può essere positivo o ideale. Quindi dovranno essere fatti dei sacrifici. Cosa sarà sacrificato o chi, o cosa succederà, io non lo so. In questo momento non lo so. Sto soltanto esprimendo la mia opinione, magari ATP e ITF hanno cose diverse in mente. Ma per quello che ho appreso durante le varie discussioni, è che tutte le parti hanno capito che la fusione sarebbe la scelta ideale per il nostro sport.

Novak, sempre riallacciandoci a questa domanda; come dicevi prima, tu fai parte del Player Council e questo è ciò che pensi tu. Anche Rafa ha fatto capire che una fusione sarebbe la cosa giusta da fare in futuro. Hai parlato con Rafa e Roger a questo proposito e anche con gli altri membri? Se questa fusione non dovesse avvenire nei prossimi due o tre anni si rimarrebbe con due competizioni separate: a quel punto quale sarebbe il modo ideale di migliorare la Coppa Davis per come è costruita oggi? Perché la programmazione ieri è stata pessima nel senso che un match è finito dopo le 4 di notte. Hai qualche suggerimento su come migliorarla rispetto al suo stato attuale?
Inizio dalla prima domanda. Non ho parlato con Rafa e Roger di questo perché la decisione era stata presa già un po’ di tempo fa: l’ITF e il Gruppo Kosmos avevano deciso di cambiare il formato mentre l’ATP stava sviluppando la sua competizione a squadre che inizierà a gennaio. Quindi la situazione era già piuttosto chiara e definita. Vedremo in Australia come sarà l’ATP Cup. Credo che sarà un successo in ogni caso perché molti giocatori importanti saranno già lì per preparare l’Australian Open. Penso che però sia arrivato il momento per i vertici di ATP e ITF di discuterne. Parlerò con Rafa e Roger per sapere le loro opinioni, naturalmente. Siamo tutti e tre parte del Council ma le decisioni non le prendiamo noi. La gente ha questa idea sbagliata che siamo noi tre prendiamo tutte le decisioni per il futuro del tennis, il che non è assolutamente vero. Certo le nostre opinioni sono ascoltate e considerate ma per come è la struttura ci sono i board e altri organismi che prendono queste decisioni, in particolare i dirigenti di tali organismi. Per quanto riguarda la seconda domanda, sì, ho sentito del match finito alle 4 di notte. Guarda, sapevo che sarebbe successo considerando che ci sono 18 squadre e si sta cercando di comprimere il tutto in una settimana su tre campi, con il Campo Centrale che ovviamente è quello principale. Sai, se consideri le pause tra un match e l’altro con singolaristi, doppisti, le varie cerimonie e tutto ciò che fa parte del protocollo della Davis è chiaro che sia complicato riuscire a finire tutto per tempo. Senza contare poi i match lunghi che ci possono essere. Non so se tu fossi qui ieri, non credo, ma una delle idee plausibili potrebbe essere quella di creare una Elite Eight quindi la stessa formula ma con 8 squadre invece di 18. E prima avere dei gironi di qualificazione in diverse parti del mondo. I Paesi ospitanti di questi gironi avrebbero l’opportunità di giocare in casa. Molti giocatori si lamentano del fatto che ora il 99% delle squadre non può più giocare in casa. Si giocherà a Madrid quest’anno, sempre a Madrid l’anno prossimo e poi in qualche altro posto. Solo una nazione ha la possibilità di ospitare l’evento, il che è un grande vantaggio. Se avete visto negli ultimi due giorni, per gli incontri della Spagna c’era sempre lo stadio pieno e per gli altri non proprio. Certo, ora andiamo verso il weekend quindi penso che il pubblico presente crescerà. Ma quando giochi in casa è diverso. Quindi il Paese ospitante ha molto più tifo, il che può essere decisivo in questo tipo di competizione.

 

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Coppa Davis

Santopadre: “Matteo si rialza sempre! Andiamo a Malaga tra le favorite ma nessuna squadra è debole”

Il coach di Berrettini racconta al direttore la settimana bolognese di Coppa Davis e le prospettive per la fase finale di Malaga

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Coppa Davis

Coppa Davis in crisi? No, il pubblico negli stadi cresce rispetto agli anni scorsi

La nuova versione della Coppa Davis ha attirato molte critiche per la nuova formula, ma stando a quanto comunicato dall’ITF l’affluenza nelle quattro sedi di gara dice che al pubblico piace sempre

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Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

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Coppa Davis

Canè: “Vincere la Davis quest’anno? Io ci credo. Mi chiedono ancora del match con Wilander”

L’ex tennista azzurro oggi commentatore tecnico: “Il tennis italiano è a posto per dieci anni”

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Paolo Canè (Instagram @paolocaneofficial)
Paolo Canè (Instagram @paolocaneofficial)

Il turbo rovescio, le urla di Galeazzi e quella vittoria in Davis su Wilander. Paolo Canè è rimasto nella memoria di molti appassionati di tennis per quell’epica vittoria del 1990, ma è stato un giocatore divertente e completo in grado di togliersi le sue soddisfazioni ed arrivare al n.26 ATP. Oggi è rimasto a stretto contatto col mondo del tennis e la sua voce accompagna le immagini dei tornei dello Slam in quanto commentatore di Eurosport. Canè è stato intervistato negli scorsi giorni da Repubblica Bologna, durante la settimana di Coppa Davis, e ha espresso il suo parere sulle chances della squadra capitanata da Filippo Volandri. “Questi ragaz zi se sono al completo già quest’anno possono vincere la Coppa – sono state le parole di Canè -. E comunque al di là di come finisce stavolta, per dieci anni il nostro tennis è a posto, questa è una generazione da favola. Non ci sono solo Berrettini e Sinner: Musetti è uno spettacolo, il suo tennis incanta, Fognini ancora oggi ha un talento unico, Bolelli avete visto come ha giocato contro la Croazia. Quei due si integrano alla perfezione, il genio di Fognini, le sue fiammate, e la solidità e la potenza di Bolelli”.


Canè rievoca il famoso match con Wilander: “Giocammo su due giorni, interrompemmo la sera che eravamo due set pari, non ci si vedeva più. Eravamo 2-2, era il punto decisivo. Chiesi a Panatta, che era il capitano, di cenare da solo, volevo restare concentrato, avevo in testa quel pensiero lì e basta, volevo batterlo, dicevo, Mats è stato numero uno, ha vinto tantissimo, stavolta deve toccare a me”. E spiega anche come interpreti la sua esperienza da seconda voce tv: “Mi piace molto, è un’esperienza che mi completa, ho capito che non bisogna parlare sempre, commentare ogni punto, perché si diventa noiosi. Su una partita di 5 set poi la gente si stufa. Bisogna spiegare, coi tempi giusti”.

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