Davis e futuro, Nadal: “Serve un accordo tra ATP, ITF e Kosmos"

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Davis e futuro, Nadal: “Serve un accordo tra ATP, ITF e Kosmos”

Rafa, così come Djokovic, auspica l’unione tra Coppa Davis e ATP Cup. Forse un po’ tardivamente. E sulla programmazione: “Servirebbero più giorni, ma è solo il primo anno. Miglioreremo”

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Gerard Piqué e Rafa Nadal - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Jose Manuel Alvarez / Kosmos Tennis)

a cura di Lorenzo Colle e Federico Bertelli (inviato a Madrid)

La Coppa Davis nella sua nuova veste non è ancora giunta al termine della sua prima edizione che già si parla del suo futuro e della sua futuribilità. Si sprecano i commenti sui margini di miglioramento della competizione, ma soprattutto è tornato caldissimo il tema del confronto con la neonata ATP Cup, che di qui a un mesetto darà il varo alla stagione 2020. La coesistenza di due eventi così simili nel formato e nelle ambizioni è un problema impossibile da ignorare, specialmente adesso che si è entrati nel vivo del “duello”.

Con la creazione dell’ATP Cup, l’associazione dei giocatori ha chiaramente voluto infliggere un duro colpo ad una ITF sempre più in crisi, dopo l’evidente perdita di prestigio della più celebre tra le competizioni sotto la sua egida, per l’appunto la Coppa Davis “vecchio stile”. Sul problema della doppia manifestazione, si è espresso Novak Djokovic il quale crede la soluzione migliore “avrebbe potuto essere la fusione fra le due manifestazioni, Davis Cup e ATP Cup, perché non ha senso che si giochino entrambe a sei settimane l’una dall’altra. Se ne parla da tre anni”. Dichiarazione lucida, ma sorprendente (come giustamente evidenziato dal Direttore Scanagatta nel suo editoriale) proprio perché rilasciata dal presidente del Consiglio dei giocatori, che dunque non poteva essere all’oscuro della questione. Certamente la legittimazione della Laver Cup di Federer&soci da parte dell’ATP rappresenta un’altra stilettata nel fianco della Federazione Internazionale dal momento che blinda di fatto l’ultima settimana di settembre, vale a dire il periodo ideale di collocazione della Coppa Davis.

Non poteva non essere chiamato a esprimersi sull’argomento anche Rafael Nadal, che a Madrid è di casa e che, interpellato proprio dall’inviato di Ubitennis in conferenza stampa, si è sostanzialmente dimostrato d’accordo con il collega e rivale di sempre. “Premesso che non parlo a nome dell’ATP e che esprimo il mio pensiero, credo che i due eventi andrebbero uniti. Penso che non sia concepibile avere due competizioni a squadre a distanza di un mese l’una dall’altra. In futuro ne potrà sopravvivere solo una. Io credo che adesso abbiamo una grande occasione, siamo in un momento di cambiamento e penso che ATP e ITF, assieme ad un partner come Kosmos, dovrebbero trovare un accordo per creare un’unica grande competizione a squadre, per fare davvero il salto di qualità. A questa nuova cosa che nascerebbe possiamo mettere qualsiasi etichetta, anche se la storia che accompagna il nome della Davis è importante“.

Più facile a dirsi che a farsi in verità. Il problema è infatti manifesto, la sua soluzione anche a quanto pare, ma è l’attuazione ad essere di gran lunga più difficoltosa. La strategia dell’ATP sembra infatti chiara e gli interessi in ballo, sic stantibus rebus, sono ostacoli apparentemente insormontabili. Certo è che un accordo andrà giocoforza trovato, anche se nel breve termine non paiono esserci reali possibilità.

Un altro tema caldo dei primi giorni è la programmazione che ha fatto sì che molti tie terminassero regolarmente ben oltre la mezzanotte. Sembra a tutti chiaro che la Coppa Davis, così come è concepita adesso, necessiti di almeno una decina di giorni se non addirittura di due settimane. Il problema ovviamente resta sempre quello di ritagliarsi questo spazio in un calendario ATP sempre più oberato e “chiuso”. “Questa competizione avrebbe bisogno di qualche giorno in più, lo pensiamo tutti, ma la realtà è questa”, ha detto Nadal. “Quando mi sono reso conto che questa era la programmazione, era ovvio che sarebbe andata così. È comunque il primo anno, è di rodaggio e andremo migliorando.“.

Ad ogni modo l’impegno profuso da Nadal nelle prime giornate, così come quello di Andy Murray, è stato massimo. L’anima estremamente competitiva dei due grandi campioni ha sicuramente avuto una gran parte in questo, ma certamente molto contano anche una rinnovata “fiducia” nella competizione e l’attaccamento ai colori nazionali. Rafa non si è infatti risparmiato, nemmeno quando è stato chiamato dal capitano Sergi Bruguera a giocare un doppio del tutto ininfluente per la qualificazione della Spagna. “Serviva che Rafa giocasse il doppio per riprendere ritmo”, ha detto Bruguera. “Erano anni che non lo giocava e potrebbe essere utile avere più opzioni nel prosieguo della competizione.

Rafa Nadal e Marcel Granollers – Finali Coppa Davis 2019 (photo by Diego Souto / Kosmos Tennis)

L’impegno, soprattutto dal punto di vista fisico, si prospetta pesante, ma Rafa non si tira indietro. “Spero di essere pronto per poter giocare tante partite filate. Intanto andiamo giorno per giorno e pensiamo a venerdì. Siamo un team fantastico e non c’è bisogno che giochi io per forza. Ci sono diverse opzioni e combinazioni e il capitano farà quello che ritiene meglio per la squadra. Se sarà necessario che giochi sei partite, farò tutto il possibile per fare quello che mi verrà richiesto“.

 

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Davis Cup: L’inossidabile Kukushkin vince la maratona con Kecmanovic, ora Djokovic dovrà salvare la Serbia

Mikhail Kukushk rimonta Miomir Kecmanovic salvando quattro match point dopo 3h18′. Ora Novak Djokovic non può sbagliare con Alexander Bublik

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Mikhail Kukushkin - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Diego Souto / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Kazakistan – Serbia 1-0

M. Kukushkin b. M. Kecmanovic 7-6(5) 4-6 7-6(11) (a cura di Giorgio Di Maio)

Tre ore e diciotto minuti sono serviti a Mikhail Kukushkin per battere Miomir Kecmanovic in una sfida dal sapore della storia della Coppa Davis, regalando così un punto cruciale al Kazakistan. I kazaki si garantiscono così almeno il doppio decisivo, in attesa della sfida tra il loro numero uno Alexander Bublik e il numero uno del mondo Novak Djokovic. L’inossidabile Kukushkin conferma così la sua lunga tradizione di uomo Davis, che già nel 2016 lo aveva visto battere l’allora top30 (e attuale capitano della Serbia) Viktor Troicki in una sfida vinta dalla Serbia solamente nell’ultimo singolare, con la vittoria proprio di Troicki su Nedovyesov.

 

Il tennista kazako ha anche dato dolori all’Italia di Davis, che avrebbe potuto sfidare in un eventuale semifinale se non fosse stato per la Croazia. Nel 2015 Kukushkin sconfisse in maniera netta ad Astana sia Simone Bolelli che Andreas Seppi, con l’Italia che fu eliminata 3-2 per la sconfitta al quinto set di Fabio Fognini contro Alexander Nedovyesov. I precedenti erano pari invece tra i due singolaristi, con una vittoria a testa nelle ultime tre stagioni. Curiosamente tutte le partite tra i due si sono disputate su cemento, superficie preferita sicuramente più dal kazako che dal serbo. Se la prima vittoria è stata di Kukushkin, nel primo turno di Shanghai 2019, l’ultima è quella di Kecmanovic, vincitore in due set lottati nel 2020 nel primo turno dell’ATP250 di San Pietroburgo.

Inizio scoppiettante del match sotto il rumore incessante dei tamburi dei tantissimi tifosi kazaki accorsi a Madrid per questo quarto di finale. Kukushkin soffre la difesa strenua del suo più giovane avversario e offre subito una palla break, convertita da Kecmanovic con un rovescio largo del suo avversario. L’esperto tennista kazako non si abbatte, e torna ad attaccare da fondocampo forzando l’errore di Kecmanovic, che soffre soprattutto le grandi capacità in risposta del suo avversario. Kukushkin trova il controbreak già nel terzo game, causando l’errore di dritto del numero 69 del mondo con una bella risposta lungolinea. E’ sempre la risposta a creare la possibilità di passare avanti per il Kazakistan nel sesto game, sfruttando un Kecmanovic sempre molto impacciato con il colpo in uscita dal servizio. Kukushkin però manca la chiusura con il rovescio e Kecmanovic riesce a salvarsi, non correndo più rischi fino al tie-break decisivo per il primo set.

Il kazako apre il parziale decisivo con un servizio vincente e contribuisce alla frittata di Kecmanovic, che dopo aver fatto tutto bene in attacco regala il minibreak a Kukushkin con una volée comoda affondata a metà rete. Per tornare a pari con i minibreak serve lo scambio più duro della partita finora, con Kecmanovic che trova due bei rovesci lungolinea ma non sfonda la difesa di Kukushkin, che tira fuori di metri il dritto dalla fatica di più di venti colpi. Fatica sprecata da Kecmanovic, che subisce un nuovo minibreak giocando in maniera troppo passiva e subendo l’iniziativa di Kukushkin, preciso nel chiudere il punto a rete. Il primo set point vola via per un errore del kazako, ma la pressione da fondo dà di nuovo i suoi frutti e un dritto a metà rete di Kecmanovic regala il primo set al Kazakistan.

Il rovescio lungolinea estremamente piatto di Kukushkin, per le statistiche da anni il più piatto del circuito, continua a fare danni a Kecmanovic. Il tennista serbo è di nuovo in difficoltà all’inizio del secondo set e concede una palla break proprio su questo colpo del kazako, che poi chiude la pratica con un bel dritto in diagonale. La partita sembra sempre più nei binari di Kukushkin, ma Keckmanovic si scuote e la sua difesa strenua vale la prima palla break del secondo set, convertita con il secondo dritto consecutivo in rete del kazako che riporta tutto in parità. Il dritto del kazako continua a ballare ed arriva il set point per la Serbia. La prima palla break vola via su un dritto diagonale di Kukushkin dall’altissimo coefficiente di rischio, replicato dal kazako anche sulla seconda.

Ai vantaggi il serbo si conquista un’altra chance, ma oltre alla difesa c’è poco altro e Kuku annulla tutto con il rovescio. Un ace riporta il kazako all’ennesimo punto game ma il dritto è una macchina di errori non forzati e Kecmanovic si prende il quarto set point, questa volta salvata da uno smash. Ancora una volta nel lunghissimo decimo game Kukushkin ha palla game, e questa volta è il rovescio a tradirlo con due non forzati consecutivi. Nonostante l’età la pressione gioca un brutto scherzo e il kazako con un altro errore concede il set al serbo, che ha chiuso con un parziale di quattro game a zero che ha rimesso in piedi la partita. Il collasso di Kukushkin continua anche nel terzo set. Gli errori ora arrivano anche dalla parte del rovescio e Kecmanovic, limitandosi a prolungare gli scambi il più possibile, si prende il break già nel secondo game. Un altro game fiume arriva nel quarto game, con Kukushkin che rischia di andare sotto di due break cinque volte ma con l’aiuto del servizio riesce a scacciare in pericolo. Il servizio da una mano anche a Kecmanovic, che per la prima volta nel set soffre nel suo turno di battuta e si ritrova a salvare una palla break, annullata con la combinazione servizio-dritto.

Sul 5-3 Kecmanovic si ritrova a servire per una vittoria che nemmeno un’ora prima sembrava definitivamente andata. Il serbo sembra avviato verso la vittoria, e giocando un po’ più aggressivo si conquista due match point. La pressione rende però molto più passivo Kecmanovic, che torna il tennista estremamente difensivo del primo set e subisce le bordate di Kukushkin, che annulla i due match point con dei dritti dall’alto tasso di difficoltà e giocati senza paura. Un dritto inside-in del kazako vale il clamoroso (per la situazione) break point di Kukushkin, ma Kecmanovic annulla con l’aiuto di una seconda coraggiosa. Il serbo è di nuovo spettatore sul dritto vincente di Kuku che vale il secondo break point, ma il kazako non riesce a chiudere il break con il dritto successivo. Un altro dritto vale la terza palla break del Kazakistan, e questa volta il nastro nega il punto di Kecmanovic e consegna il break al suo avversario.

Nel tie-break decisivo il primo a sbagliare è Kukushkin, e Kecmanovic ne approfitta per portarsi avanti 4-1. Il kazako come spesso successo in questa partita non si perde d’animo e causa l’errore di Kecmanovic per riportarsi a parità di minibreak. Quello che sembra il punto di svolta del match arriva nell’undicesimo punto, Kukushkin attacca la rete dopo un bel colpo profondo, ma Kecmanovic trova un passante di dritto incredibile che pizzica la linea ma coglie impreparato Kukushkin, che sbaglia la volée. Il serbo ha così l’ennesimo match point sul suo servizio, ma un dritto sparato fuori è il 6-6. Le emozioni però non sono finite, e Kukushkin annulla anche il quarto match point serbo. Nel lunghissimo quindicesimo punto del tie-break i due scambiano per una ventina di colpi, ed il primo a cedere è il serbo, che consegna il primo match point della partita a Kukushkin.

Il kazako però si vede annullare l’occasione da un bel servizio del suo avversario, ma nel punto successivo breakka Kecmanovic, portandosi al primo match point sul suo servizio. Anche qui Kuku non sfrutta l’occasione, mancando il passante di rovescio che gli avrebbe consegnato la partita. Un punto dal servizio vale comunque un altro match point, annullato ancora una volta dalla battuta serba, ma un dritto sparato fuori da Kecmanovic vale la quarta occasione per il kazako, sprecata grazie alla difesa strenua del suo avversario. Il quinto però è quello buono, il servizio di Kecmanovic non è incisivo e Kukushkin riesce a mettere alle corde il serbo da fondo, che tirando fuori il dritto regala il primo punto della sfida al Kazakistan. Ora toccherà al numero uno del mondo Novak Djokovic scendere in campo contro Alexander Bublik per salvare la sua nazionale.

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Coppa Davis, Germania-GB 2-1: Krawietz e Puetz trascinano i tedeschi in semifinale

Incredibile rimonta della Germania, che elimina la Gran Bretagna dopo il doppio decisivo e sabato sfiderà per un posto in finale la vincente del tie tra Federazione Russa e Svezia

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La squadra tedesca festeggia la semifinale - Finale Coppa Davis Innsbruck 2021 (Photo by Pedro Salado / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

GERMANIA – GRAN BRETAGNA 2-1
D. Evans b. P. Gojowczyk 6-2 6-1
J-L. Struff b. C. Norrie 7-6(6) 3-6 6-2
K. Krawietz/T. Puetz b. J. Salisbury/N. Skupski 7-6(10) 7-6(5)

Strabiliante rimonta tedesca, in parte favorita dal discreto suicidio britannico. Prima Dan Evans demolisce uno smarrito Peter Gojowczyk, poi, nettamente sfavorito, Jan-Lennart Struff batte al terzo Cameron Norrie preparando la strada al colpo della coppia formata da Kevin Krawietz e da un sublime Tim Puetz, che fermano in due tie break Joe Salisbury e Neal Skupski per regalare ai tedeschi la prima semifinale in Davis dal 2007. La Germania contenderà sabato a Madrid un posto nel duello per il titolo a chi emergerà vincente dalla sfida tra Federazione Russa e Svezia.

Piuttosto coraggiosa e incredibilmente sbagliata si rivela la scelta del Kapitän Michael Kohlmann di schierare Peter Gojowczyk, n. 86 ATP, come singolarista n. 2. Nel rubber di apertura, infatti, il trentaduenne di Monaco patisce l’emozione e non riesce mai a entrare nel match, con un piano di gioco che, qualunque fosse, non poteva essere messo in pratica tra doppi falli, unforced sparsi e tutto quello che deriva dalla tensione. Ha così vita fin troppo facile Daniel Evans nell’imporsi cedendo appena tre game in meno di un’ora: tanti rovesci tagliati, qualche accelerazione al momento giusto dopo i palleggi incrociati in sicurezza e la Gran Bretagna è sull’1-0.

 

A sorpresa, però, Jan-Lennard Struff sconfigge Cameron Norrie per 7-6(6) 3-6 6-2, salvando due set point nel tie-break del primo (Norrie aveva anche servito per il set sul 6-5) e dando ai suoi il pareggio. Come negli incontri con Serbia e Austria, quindi, la coppia Krawietz/Puetz cercherà di dare il punto della vittoria ai teutonici: i loro avversari saranno Salisbury e Skupski, che di doppio decisivo ne hanno vinto uno contro la Cechia. Ricordiamo che la vincente troverà o la Svezia o la squadra della federazione russa (RTF).

Qualificazione dunque demandata al doppio e infine colta dalla coppia tedesca, bravissima a superare in due set al termine un match ricco di delizie tecniche sebbene definito da pochi crocevia fondamentali il combo britannico. Decisivi due tie break, entrambi tirati anche se molto diversi tra loro: nel primo Krawietz e Puetz prevalgono al ventiduesimo punto dopo aver sprecato tre set point complessivi (due nel tie break stesso) e avendone cancellati quattro a Salisbury e Skupski; nel secondo i tedeschi appongono la fatidica ciliegina sulla torta mettendo incredibilmente a segno sette punti in fila dallo zero-cinque.

PRE-TIE – Si potrebbe dire che la Germania sia alla ricerca della rivincita perfetta, visto che l’ultimo precedente risale ai quarti dell’ultima edizione delle Finals, anche se quella sconfitta giunse a Madrid. Tuttavia, il capitano Kohlmann la vede diversamente: “Non si tratta di rivincita perché è una squadra diversa”, spiega. “L’ultima volta, non c’erano né Tim [Puetz] né Peter [Gojowczyk], mentre avevamo Philipp Kohlschreiber e Andreas Mies”. Il capitano della squadra nazionale che non ha chiaro il concetto di squadra nazionale? Poi, però, sembra contraddire quanto appena detto: “L’obiettivo è di prenderci la semifinale, ma è bello giocare due volte contro di loro nei quarti così possiamo capire se siamo migliorati o meno”.

L’importante è che abbia ben chiare sul tie che può portarli a Madrid. Ecco appunto la relativa sorpresa: colui che preferisce la terra battuta al duro, che ha perso tre volte su tre da Evans e ha sbagliato tutto contro Rodionov, in una parola Koepfer, viene sostituito da Gojowczyk, quello che da n. 119 e in preda ai crampi batté Tsonga 8-6 al quinto nell’edizione 2014 della Coppa Davis. Altri tempi. Struff confermato singolarista n. 1, mentre l’eventuale doppio decisivo sarà quasi certamente affidato agli specialisti Krawietz e Puetz.

PRIMO SINGOLARE – Parte contratto, Gojowczyk, che sbaglia in palleggio e al servizio. L’inglese è invece sembra già caldo, ma davvero il suo avversario quasi non gli dà modo di dimostrarlo: quattro doppi falli per lui e 3-0 pesante per la Gran Bretagna. Peter dà l’illusione di entrare in partita chiudendo un bello scambio con l’amato rovescio lungolinea, ma la prima di servizio di Evans ritarda l’iscrizione a referto del tedesco fino al quinto gioco. Portatore sano di un soprannome che non suona bene il giorno dopo l’eliminazione dell’Italia, Gojo potrebbe tentare come piano base di inchiodare l’altro sul lato del rovescio aspettando uno slice più comodo da attaccare, mentre Evo, che comunque può anche rimanere su quella diagonale a sbecchettare per ore contro quei colpi relativamente piatti, adotta diverse soluzioni per evitare di scambiare sul ritmo. L’illusione di avere una partita rimane finora tale e arriva il 6-2.

L’inizio del secondo parziale non è troppo dissimile da quanto visto mezz’ora prima e la seconda battuta tedesca ben sotto il nastro consegna subito il servizio. La fatica di Gojowczyk a trovare il tempo sui colpi di Evans continua evidente, con i piedi poco reattivi che danno il loro contributo in negativo, ma almeno riesce a salvare lo 0-3. Di fronte a un avversario in ambasce che sforna gratuiti a ripetizione e compie spesso scelte poco lucide, Evans gioca tranquillo, copre il campo con agilità quelle volte – poche, in verità – in cui è chiamato a farlo e, anche se sbaglia qualcosa di più rispetto al primo parziale, piazza un altro break con un delizioso passante slice che rientra cadendo sull’ultima piastrella disponibile. In vantaggio 5-1, Evans si permette di sfoderare anche un paio di ottimi rovesci coperti e alza le mani in segno di esultanza dopo 55 minuti sul settimo doppio fallo Gojowczyk.

SECONDO SINGOLARE – Scelta infelice quella di schierare Gojowczyk, probabilmente, e tie che pareva compromesso prima della sfida tra i due numeri uno. Nettamente favorito Cameron Norrie, per ranking e periodo storico: recente campione a Indian Wells e ripescato alle Finals, Norrie è uno dei giocatori più caldi dell’autunno tennistico. Eppure, anche nel clima lunare di un palazzetto, quello di Innsbruck, privato del pubblico per la nuova emergenza pandemica, la Davis del presente e del futuro continua a restare allergica ai pronostici scontati. E infatti Struff rovescia il tavolo a sorpresa vincendo 7-6(6) 3-6 6-2, e spinge il quarto tra Germania e Gran Bretagna al doppio decisivo.

E dire che, nonostante il precoce break incamerato in avvio, il buon Jan-Lennard a lungo non dà la sensazione di poter riuscire nel miracolo. Gioca colpi tonanti, questo sì, ma rimangono appunto colpi isolati, immersi in un canovaccio tattico perlopiù improvvisato. Il tennista da Warstein sa di essere inferiore nello scambio e allora tira tutto quello che vede, con risultati alterni. Oppure scende a rete, spesso e volentieri, venendo spesso e volentieri passato da un Norrie più calmo e dentro la partita dopo un avvio incerto. Dal 4-1 Germania, il mancino nato a Johannesburg piazza un parziale di cinque giochi a uno, e quando al termine dell’undicesimo game-fiume da quattordici punti piazza il break e si apposta a servire per il primo set, non solo il set medesimo, ma la contesa tutta pare avviata a una felice conclusione per i sudditi di Sua Maestà.

Il merito di Struff è quello di ribellarsi al destino segnato. Gioca un gran game in risposta e forza il tie-break; tie-break che non molla anche quando deve fronteggiare due set point: quattro punti in fila per il tedesco dal 4-6 e prima frazione Germania: sorprendente, considerata l’inerzia che pareva aver segnato il set. Inopinato, anche, l’andazzo preso dal match nel secondo parziale: Struff, che avremmo previsto rasserenato dal vantaggio, perde da subito certezze al servizio; annaspa ma galleggia fino al sesto gioco, quando Norrie gli scippa con merito la battuta e veleggia comodo verso il set decisivo.

Ma l’inerzia non è di casa, in questo palazzo vuoto e gelido. Rimessi a posto i cocci, il favorito non pareva più doversi guardare indietro. Sua la prima occasione di break nel primo gioco, poi il buio. Turbato e pallido via via sempre più, Norrie perde campo e convinzione, mentre in modo inversamente proporzionale Struff conquista metri e fiducia. Continua a tirare tutto, il tedesco, ma adesso la palla tende a stare più dentro che fuori. Dal due pari Jan-Lennard si prende gli ultimi quattro game, insieme all’insperato punto del pareggio per la Germania.

IL DOPPIO DECISIVO – Finisce con Michael Kohlmann impazzito nel mimare improbabili colpi pugilistici per festeggiare Kvin Kravwietz e Tim Puetz, che completano l’insperata rimonta della Germania sulla Gran Bretagna: sabato, a Madrid, a contendere un posto in finale alla vincente dell’incontro tra RTF e Svezia ci saranno i tedeschi. Il doppio dirimente sfocia in una partita di qualità sopraffina, prevedibile considerati percorsi e palmarès dei quattro protagonisti sul rettangolo di gioco. Esecuzioni ormai estinte nei pressi della rete, rispostoni di bellezza abbacinante, pathos a dosi massicce sebbene concentrato in pochi momenti spartiacque, alla faccia di chi vorrebbe – e in parte ha già voluto – ridurre la disciplina a una roulette russa umiliata dal killer point.

Poche le occasioni per i turnisti in risposta: la prima, al dodicesimo gioco del primo set, procurata da un pasticciaccio di Neal Skupski con lo smash in rete da fondocampo: prima palla break dell’incontro, coincidente con il set point a favore dei tedeschi, ma la risposta di Puetz è fuori. Decisone delegata a un tie break feroce per intensità ed equilibrio, risolto dai tedeschi al ventiduesimo punto e al quarto set point a favore dopo averne annullati altrettanti ai britannici, questi ultimi incapaci di trasformare l’unico capitato sulla racchetta della coppia al servizio: commettendo un esiziale doppio fallo sul quattro pari, Kravietz aveva concesso ai brits di chiudere in battuta, ma sul sei-quattro Skupsi aveva scialacquato mandando lunga una volée. Buon per i tedeschi, già crucciati per aver sprecato due volte (sul 2-0 e sul 4-2) un mini break di vantaggio.

Ancora più liscio il secondo set per i battitori, indisponibili a concedere una singola chance al poligono. Altro tie break, inevitabile, e qui va in scena l’incredibile, specie in un match a coppie: avanti per cinque a zero, con due mini break di vantaggio e ormai sicuri di aver portato la contesa al terzo, Skupski e Salisbury si fanno rimontare subendo sette punti consecutivi, vittime attonite di un Tim Puetz in completa trance agonistica. Non sarà una bella nottata per i britannici, mentre i rivali orfani di Sascha Zverev possono alzare i boccali: la semifinale di Davis, da quelle parti, mancava addirittura dal 2007.

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Coppa Davis: nuova formula con gironi in Europa e fase finale ad Abu Dhabi. Sarebbe il colpo di grazia?

Le Finali di Coppa Davis “costrette” all’esilio negli Emirati. Dubbi su quanto pubblico potra assistere ai match di Abu Dhabi

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Coppa Davis a Madrid - Finali 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’indiscrezione trapelata qualche giorno fa che suggeriva Abu Dhabi come potenziale la nuova sede delle Finali di Coppa Davis aveva generato qualche preoccupazione sul futuro successo della manifestazione, ma ora che sono emersi altri dettagli sui piani di sviluppo di Kosmos per i prossimi cinque anni le preoccupazioni sono cresciute e sono più che legittime.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano inglese The Daily Telegraph, lo stesso che aveva dato per primo la notizia del possibile spostamento negli Emirati Arabi, la rinnovata formula della manifestazione vedrà la partecipazione di 16 squadre, divisi in quattro gironi da quattro, e la fase di round robin verrà ospitata da quattro località europee da definirsi. Le prime due classificate di ogni girone si qualificheranno poi per la fase a eliminazione diretta, che avrà luogo invece ad Abu Dhabi, secondo un contratto di cinque anni che sarà firmato da Kosmos con gli organizzatori degli Emirati.

Maggiori dettagli saranno ufficializzati domenica prossima alle 11 quando in un albergo del centro di Madrid Kosmos Tennis presenterà alla stampa il nuovo meccanismo delle Finali di Coppa Davis. Tuttavia se queste indiscrezioni dovessero essere confermate c’è di che temere per la sorte della manifestazione.

 

Quando Kosmos Tennis aveva rilevato dalla Federazione Internazionale la gestione commerciale della Coppa Davis, uno dei capisaldi della loro visione era quello che intendeva trasformare la più antica competizione a squadre dello sport in un evento che riunisse tutti i Paesi partecipanti nello stesso luogo nel corso di un periodo di tempo circoscritto, esattamente come succede per i Mondiali di calcio e per le Olimpiadi. Infatti nelle immagini che sono state trasmesse nell’ultima settimana dalle tre sedi di Madrid, Innsbruck e Torino si poteva veder campeggiare lo slogan “The World Cup of Tennis”. Ma se ciò poteva essere con la sede unica di Madrid dell’edizione inaugurale del 2019, il modello che sembra stia per essere adottato appare sempre più lontano da questa visione.

Il trasloco ad Abu Dhabi può essere giustificato soltanto se si riesce a trasformare la Coppa Davis in un “destination event” in tutto e per tutto, nel quale la presenza e il calore del pubblico sugli spalti fa principalmente affidamento agli appassionati dei Paesi in gara che seguono la propria nazionale in trasferta che non l’interesse della popolazione locale. È inverosimile infatti pensare che gli spettatori di Abu Dhabi o della relativamente vicina Dubai (circa 130 km) possano da soli riempire gli spalti delle fasi conclusive della Coppa Davis.

Tuttavia, se i gironi dovessero veramente svolgersi in quattro città europee, sarebbe molto complicato per i tifosi programmare la trasferta in Medio Oriente non potendo avere la certezza che la loro squadra sarà qualificata ai quarti di finale fino a qualche giorno prima di dover partire. Una cosa è chiedere ai fans di pianificare un viaggio negli Emirati per assistere alla manifestazione ed eventualmente prolungare il soggiorno per seguire anche le finali, un’altra è aspettarsi che possano modificare i loro piani in maniera così significativa nel giro di pochi giorni.

E anche dal punto di vista dei giocatori la situazione si profila tutt’altro che ideale: passi per le 6-7 ore di volo che separano l’Europa da Abu Dhabi (si tratterebbe di un volo simile a un costa a costa negli Stati Uniti, con tanto di fuso orario), ma ci si troverebbe anche a dover cambiare completamente scenario, passando dall’indoor di un palazzetto europeo ai campi all’aperto sotto il sole mediorientale.

Il Telegraph suggerisce che la scelta di Abu Dhabi sia stata più o meno forzata, dato che non erano state presentate alternative credibili. E allora viene da pensare che Kosmos abbia fatto il passo più lungo della gamba mettendo sul tavolo la favolosa cifra di 3 miliardi di dollari per 25 anni, sovrastimando il potenziale commerciale della Coppa Davis, e ora stia cercando di trovare qualunque soluzione per non rimetterci anche la camicia.

Ne sapremo sicuramente di più tra qualche giorno quando potremo mettere insieme tutti i pezzi e fare una valutazione più completa della situazione, ma gli ingredienti per un potenziale disastro ci sono tutti.

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