La Serbia di Djokovic elimina la Francia dalla Davis

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La Serbia di Djokovic elimina la Francia dalla Davis

MADRID – Balcanici ai quarti, evitata la Spagna: la supersfida Djokovic-Nadal sarà possibile soltanto in finale

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Novak Djokovic - Finals Davis Madrid 2019 (Photo by Fran Santiago / Kosmos Tennis)

La situazione aggiornata dei gironi e il tabellone (con tutti i risultati)

I QUARTI DI FINALE

SERBIA-RUSSIA (venerdì ore 10:30)
CANADA-AUSTRALIA (giovedì ore 18)

GRAN BRETAGNA-GERMANIA (venerdì ore 10:30)
ARGENTINA-SPAGNA (venerdì ore 18)


da Madrid, il nostro inviato

Gruppo A: SERBIA-FRANCIA 2-1 
F. Krajinovic (SRB) b. J.W. Tsonga (FRA) 7-5 7-6(5)
N. Djokovic (SRB) b. B. Paire (FRA) 6-3 6-3
P-H. Herbert/N. Mahut (FRA) b. V. Troicki/J. Tipsarevic (SRB) 6-4 6-4

 

Buona affluenza di pubblico per questo match decisivo del gruppo A. Partita giocata sul centrale della Caja Magica, con una presenza stimabile in almeno 8000 persone a occhio. Oltre ovviamente a francesi e serbi, nutrita la presenza di spettatori neutrali che approfittano della kermesse per andare a vedere anche altri match oltre a quelli della propria nazionale. Uno degli elementi positivi della manifestazione è sicuramente quello di concentrare l’attenzione di media e pubblico che nel vecchio formato andava più dispersa. Lo spareggio per il primo posto se lo aggiudica la Serbia di Djokovic grazie ai successi di Krajinovic e Djokovic e guadagna l’accesso ai quarti di finale dove affronterà la Russia.

Filip Krajinovic – Finali Coppa Davis 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

TSONGA KO – Il match appare subito decisivo ai fini di questa sfida fra Francia e Serbia – dando per quasi scontate le vittorie nel doppio della coppia francese e nel singolare di Djokovic -, e forse anche ai fini dell’intera Davis, poiché una vittoria serba scaccerebbe il pericolo di incontrare subito la Spagna di Nadal. Primo confronto tra Tsonga e Krajinovic, due giocatori reduci da buoni risultati nella stagione indoor. Tsonga a Parigi-Bercy sembrava aver ritrovato lo smalto dei giorni migliori, dove è arrivato fino ai quarti di finale, sconfitto solo da Nadal. Il francese pare aver superato l’infortunio che lo ha condizionato e si presenta ai nastri di partenza un record di 22 vittorie e 9 sconfitte in Davis e come numero 29 della classifica ATP, miglior ranking da un anno e mezzo a questa parte. Dall’altra parte della rete, il 27enne di Sombor reduce dalla finale di Stoccolma persa da uno Shapovalov on fire, si presenta da n.40 in una stagione che lo ha visto sprofondare anche fuori dai top 100 (7-2 il suo record in Davis).

Partita che fila via nei primi giochi senza particolari scossoni, secondo schemi tattici abbastanza consolidati: Krajinovic cerca di inchiodare il francese sulla diagonale di dritto, mentre Tsonga cerca di uscire appena possibile dalla morsa con il diritto a sventaglio. Primo sussulto al settimo gioco, nel quale Krajinovic con soluzioni aggressive in risposta vola sullo 0-40, procurandosi tre palle break che però spreca banalmente con due errori. In queste prime battute è il serbo a dare una maggior impressione di controllo, soprattutto nei suoi turni di servizio. Copione che si ripete all’undicesimo gioco con Krajinovic nuovamente aggressivo in risposta che riesce a portarsi avanti 0-40 su servizio Tsonga. Il francese è bravo a cavarsi dai guai con due dritti e un servizio vincente. Game che si protrae ai vantaggi con il serbo che al settimo tentativo riesce finalmente a strappare il servizio al francese e a portare a casa il set, nel quale ha ceduto la miseria di due punti sulla propria battuta.

Secondo set che continua sulla falsariga del primo, con Tsonga, tatticamente e tecnicamente in confusione, che si aggrappa al servizio. Filip invece continua a martellare e a togliere il tempo a Jo, il quale con coraggio e fortuna salva altre tre palle break e rimane in linea di galleggiamento. Al quarto gioco per la prima volta si insinua qualche granello di sabbia nell’ingranaggio fin qui perfetto del serbo, che concede la prima palla break, annullata però nonostante una gran risposta aggressiva di Tsonga. Da ‘circoletto rosso’ il secondo punto del game con Tsonga che trova uno splendido passante di rovescio lungolinea a una mano, lui che è bimane. Da segnalare inoltre un gesto di sportività della panchina serba, che proprio sulla palla break per la Francia acconsente alla chiamata del falco che il giudice di sedia aveva negato.

La partita a questo punto comincia a decollare, dopo un primo set dominato di fatto da Krajinovic, con Tsonga che almeno prova a scalfire il muro serbo grazie a una maggiore aggressività sulla seconda di servizio e soluzioni di dritto che cominciano a essere finalmente ficcanti. Il dato che meglio spiega l’andamento del match fin qua è la percentuale di realizzazione sulla seconda palla di servizio. Mentre nel primo set Krajinovic viaggiava con il pilota automatico inserito e con una percentuale irreale dell’83%, nel secondo set tale dato è sceso al 50%. Tsonga invece tiene eroicamente botta, visto che sulla seconda il suo dato anche nel secondo parziale è di poco superiore al 20%, a testimonianza di un generale predominio del serbo negli scambi da fondo.

Su queste premesse si arriva così al tie-break, con il punteggio che sembra legato ad un elastico: non appena Krajinovic allunga, subito Tsonga ricuce. Si arriva così sul 6-5 e match point per Krajinovic: il serbo lo trasforma con un passante di dritto sulle stringhe di Tsonga che il francese non riesce a gestire. La Serbia indirizza quindi il confronto, in attesa del prossimo match, che a sorpresa vedrà scendere in campo per la Francia Benoit Paire al posto di Gael Monfils. Nella conferenza stampa di rito, Krajinovic ha raccontato di come fosse ben consapevole dell’importanza del match, che avrebbe potuto indirizzare in maniera decisiva l’esito del scontro con la Francia. Filip si è detto inoltre molto contento della conduzione della partita e di come sia riuscito ad impostarla tatticamente.

FACILE NOLE – Scendono così in campo Benoit Paire – in sostituzione di Gael Monfils – e Novak Djokovic. La sostituzione non ha cambiato gli equilibri della squadra, in quanto Paire da n.24 è comunque dotato di ranking superiore a quello di Tsonga (28) e pertanto si guadagna i galloni di numero 1 – il rapporto con la federazione sembra quindi ricucito – in quella che è appena la sua seconda partita in Davis: dovesse riuscire nell’impresa sarebbe celebrato come il salvatore della patria. Da notare infine che per i giochi di quozienti set, la Francia, nel momento in cui Paire scende in campo non ha alcuna possibilità di passare fra le migliori seconde e pertanto la sfida diventa subito da dentro e fuori per i transalpini. Viceversa, anche in caso di sconfitta di Djokovic e del doppio serbo i balcanici avrebbero comunque chance di qualificazione ma sarebbe costretti ad affrontare subito la Spagna.

Paire entra in campo centrato e voglioso di dare battaglia, e col senno di poi la partita si decide già nel primo game del primo set, un gioco infinito in cui Benoit cerca di applicare la massima pressione possibile al serbo, arrivando per tre volte ai vantaggi e due volte a palla break. Tutti gli sforzi vengono però vanificati dal nativo di Belgrado che mantiene dritta la barra e porta a casa questo primo game vitale. Dopo questa sfuriata iniziale il set rimane in equilibrio fino al 3-3 del primo set, quando Djokovic riesce a strappare il servizio al suo avversario e a portare a casa il set. Per il francese quasi l’80% di prime in campo e una percentuale di trasformazione sulle prime simile; Il problema come prevedibile sopraggiunge sulle seconde di servizio, sulle quali Paire porta a casa un misero 20% di trasformazione.

Nel secondo set Djokovic continua a manovrare bene con il dritto e cerca con il palleggio di non lasciare troppo spazio al rovescio di Paire, l’unica arma che possa realmente impensierirlo. Il primo è game molto combattuto come nel primo parziale ma questa volta a parti invertite, con Benoit che riesce a salvarsi. La nuova rottura è solo rimandata, perché Nole nel terzo game piazza la zampata decisiva e mette il pilota automatico sui propri turni di servizio, chiudendo poi in bellezza con un dritto vincente all’incrocio, come confermato dal falco. Alla fine del set saranno soltanto due i punti persi dal serbo sulla propria seconda nel parziale, a testimonianza di una tranquilla vittoria mai in discussione. Il doppio – per la cronaca vinto da Herbert/Mahut con doppio 6-4 – diventa ininfluente e la Serbia vola ai quarti, dove Nole si prepara a sfidare – salvo sorprese – il numero uno russo Karen Khachanov.

Novak Djokovic – Davis 2019, Madrid (Photo by Diego Souto / Kosmos Tennis)

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Preliminari Coppa Davis 2022: Slovacchia-Italia si gioca su cemento indoor a Bratislava

Scelta la sede e la superficie per lo spareggio del 4-5 marzo. Si gioca per raggiungere le Davis Cup Finals di novembre. C’è un precedente datato 2009

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Il percorso in Coppa Davis della Nazionale italiana di Filippo Volandri partirà ufficialmente il prossimo venerdì 4 marzo. Berrettini, Sinner e compagni voleranno in Slovacchia per la sfida di playoff che mette in palio la qualificazione alle Davis Cup Finals by Rakuten del 2022. È stata annunciata la sede del confronto, ovvero la NTC Arena di Bratislava. La superficie dovrebbe essere cemento indoor, dunque abbastanza favorevole ai nostri primi due singolaristi – se confermeranno la loro presenza per il 4 e 5 marzo – Matteo Berrettini e Jannik Sinner. La Slovacchia ha infatti ospitato il Cile lo scorso settembre, giocando sempre alla NTC Arena e scegliendo il cemento come superficie. Il team guidato da Gombos e dal capitano Tibor Toth si impose 3-1, guadagnandosi la possibilità di giocare il turno preliminare nel World Group 2022.

C’è un precedente tra Italia e Slovacchia, squadra finalista della competizione nel 2005, sconfitta proprio a Bratislava contro la Croazia. Nel 2009 gli azzurri ospitarono sulla terra rossa di Cagliari la Slovacchia nel match di secondo turno del Gruppo I Europa-Africa e si imposero per 4-1. Vinsero in tre set Starace su Hrbaty (6-1 6-2 6-4) e in cinque set Fognini su Lacko (1-6 6-3 6-2 1-6 6-1). Il ligure, dopo la sconfitta nel doppio, chiuse la pratica superando Hrbaty 7-6 6-1 6-3 (arrotondò il punteggio Cipolla contro Lacko). L’Italia si qualificò così ai playoff di settembre per accedere al World Group, ma nulla poterono Seppi, Bolelli e Starace contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che vinse 3-2 a Genova.

Oltre un decennio più tardi le prospettive sono totalmente diverse per la nostra nazionale, che si presentava già alle Finals del 2021 tra le favorite, ma proverà ad arrivare in fondo nella competizione anche nel 2022, sperando di aggiungere alla squadra il numero italiano 1 Matteo Berrettini, fermato dall’infortunio all’addominale a novembre e assente alle Finali di Davis. Si dovrà passare dal preliminare, così come faranno altre 23 nazionali. Dieci di queste hanno ottenuto il posto vincendo lo spareggio per entrare nel World Group a settembre, mentre le altre 14 sono squadre che si sono qualificate tra il terzo e il 18esimo posto alle Davis Cup Finals ’21. Le prime due classificate, Russia e Croazia, sono già di diritto alle Finali 2022, così come le due wild card, assegnate a Serbia e Gran Bretagna.

 

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Coppa Davis

Binaghi: “Vogliamo candidarci per ospitare uno dei gironi della Coppa Davis 2022”

Il presidente FIT conferma l’interesse ma la scelta del luogo non è scontata: “L’avremmo voluta fare a Cagliari, ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone”

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Angelo Binaghi a Cagliari per Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

A livello di risultati, la stagione 2021 è stata una delle più floride per la storia del tennis italiano, mentre dal punto di vista organizzativo è stata senza dubbio la più gloriosa di sempre. Negli ultimi dodici mesi, gli eventi di maggior prestigio ad essersi svolti nello stivale sono quelli che hanno concluso la stagione: le Nitto ATP Finals e un girone delle fasi finali della Davis Cup by Rakuten entrambi avvenuti al Pala Alpitour di Torino, oltre alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals all’Allianz Cloud di Milano. Al netto del caos biglietti, tutto si è svolto in maniera più che decorosa e tutto lascia sperare che da qui in avanti non si possa migliorare.

E mentre le Finals a Torino sono garantite fino al 2025, ora la Federtennis vuole confermare l’impegno anche nella competizione a squadre. Come già annunciato le settimane passate, infatti, dal prossimo anno la Davis si dovrebbe trasferire ad Abu Dhabi dai quarti di finale in poi, mantenendo tuttavia la forma a gironi per decretare le partecipanti della fase finale, anche se si passerà da sei gruppi da tre a quattro gironi da quattro nazionali. Ebbene, l’Italia vuole candidarsi per ospitare uno dei gironi come accaduto quest’anno.

“Come paese stiamo facendo un’offerta per avere per i prossimi cinque anni la fase finale di Coppa Davis“, ha detto Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis. “L’avremmo voluta fare a Cagliari ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone. Per capienza siamo alla posizione N.107 in Italia. Non la possiamo fare perché qui non c’è e a causa di questo la regione che più ha investito si vede scappare questa opportunità. Parteciperemo alla gara per la prima volta. Vorremmo ospitare i gironi a quattro squadre“. Queste le parole del numero 1 della FIT pronunciate durante la presentazione della giornata finale delle Cupra FIP Finals di padel a Cagliari. È scontato aggiungere che visto com’è andato quest’anno, la città di Torino con i 15.657 posti del PalaAlpitour sarebbe sicuramente la scelta più probabile.

 

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Coppa Davis 2021: RTF troppo forte, la sorpresa Gojo, Italia mezza delusione

Medvedev e Rublev non sbagliano un colpo. La Croazia in finale grazie al numero due, N.279 del ranking ATP. L’Italia fallisce l’appuntamento con le semifinali. Delusione Spagna. Organizzazione migliore rispetto al 2019, ma nel 2022 il format cambierà ancora

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

La stagione tennistica 2021 si è chiusa come da tradizione con la finale di Coppa Davis. La vittoria è andata alla RTF, a certificare un anno davvero d’oro del movimento tennistico russo. Oltre alla Davis alla federazione russa sono finite l’ATP Cup, la Billie Jean King Cup e la Coppa Davis juniores. Insomma, nel 2021 non ce ne è stato per nessuno.

Nulla si può dire sul successo dei russi in quel di Madrid. Ampiamente pronosticato prima dell’inizio della manifestazione, Medvedev e Rublev non hanno sbagliato una partita (se si esclude la rimonta subìta da Andrey contro Feliciano Lopez, di 16 anni più anziano…), partendo semmai con il freno a mano tirato nelle prime sfide e poi carburando alla grande quando il torneo andava avanti. Se al vecchio format della Davis si imputava la colpa di non premiare per molteplici fattori la squadra in assoluto più forte, la nuova formula mai come quest’anno ha premiato davvero i migliori e il verdetto appare incontrovertibile.

Nessuno invece si sarebbe aspettato la Croazia finalista. Ma le incredibili performance di Borna Gojo unite all’affidabilità dei numeri uno in doppio, Mektic e Pavic, ha fatto sì che i tentennamenti di Marin Cilic venissero ampiamente compensati. Del resto con l’attuale formula il doppio pesa per il 33%: quando almeno un singolare lo porti a casa e puoi schierare i migliori al mondo nella specialità (oltretutto anche campioni olimpici), la vittoria finale è praticamente cosa fatta. Complimenti ai croati, oltretutto finalisti nel 2016 e campioni nel 2018, gran bella testimonianza di continuità.

 

Diciamo la verità, ci attendevamo molto dalla nostra nazionale. Le aspettative erano alte nonostante l’assenza di Berrettini (che ha pesato e non poco). Ma la mancanza di un doppio collaudato (visto anche l’indisponibilità di Bolelli convocato proprio al posto di Berrettini) e l’eccessiva tensione (probabilmente) accusata da Lorenzo Sonego hanno fatto sì che la nostra nazionale si fermasse ai quarti. Certo, così come nel 2019 ci ha fermato la poi finalista, allora il Canada, quest’anno la Croazia. Ma la super-performance di Gojo non può essere una attenuante per i nostri ragazzi. Se si vuole andare avanti nella manifestazione bisogna essere più forti di tutto e tutti e nonostante un anno più che positivo per il nostro movimento l’appuntamento con la Davis è stato fallito. In ogni caso i margini per i prossimi anni sono più che ampi, il futuro sembra dalla nostra parte. Non resta che pazientare.

Per il resto vanno sicuramente fatti i complimenti alla Germania, che nonostante l’assenza di Alexander Zverev si è guadagnata le semifinali, facendo fuori nel girone la Serbia di Nole Djokovic (poi ripescata come migliore seconda). Anche qui decisivo un doppio formato da specialisti, Tim Puez e Kevin Krawietz. Molto bene anche la Svezia dei fratelli Ymer. Vero che sono passati come migliori secondi nel girone forse meno valido del lotto da un punto di vista qualitativo, però fa piacere rivedere nel tennis che conta una nazionale che per anni ha dominato nella manifestazione. Vedremo se nelle prossime edizioni gli svedesi sapranno confermarsi.

Djokovic si è dimostrato troppo solo per portare la Serbia in finale, uno degli obiettivi che il numero 1 del mondo si era riproposto di raggiungere e che invece ha puntualmente fallito. Ma in una formula che prevede le sfide su tre incontri, se non hai una valida spalla e un buon doppio fai fatica anche se sei il migliore del mondo. Maluccio la Spagna detentrice del titolo. Certo hanno pesato non poco l’assenza di Nadal e la positività dell’ultimo momento al COVID di Alcaraz. Ma che sia stato Feliciano Lopez a 40 anni il trascinatore della squadra la dice lunga, e l’eliminazione nel Round Robin è stata più che meritata.

Complimenti al solito Kazakistan, che oramai da matricola è diventato una costante mina vagante della manifestazione. Ai quarti si è arreso alla Serbia di Djokovic, ma se l’è giocata fino all’ultima palla e per il movimento kazako non è cosa da poco. Con Bublik in campo per i prossimi anni, il Kazakistan potrebbe regalare altre piacevoli sorprese.

Se Ecuador e Colombia hanno fatto quello che potevano, grosse delusioni sono venute da Francia e Stati Uniti che rispetto alla loro storia passata hanno tradito le attese. La Gran Bretagna ha mancato le semifinali perdendo nei quarti con la Germania in una rivincita dei quarti del 2019 che allora aveva vinto. Potenzialmente i britannici erano più forti, piccola delusione.

Deludente anche l’Australia, sconfitta nettamente dalla Croazia e nella sostanza subito fuori dalla competizione. L’Ungheria ha fatto quello che poteva, vaso di coccio tra Australia e Croazia. Gli ungheresi hanno impegnato sia gli “aussie” che i croati poi futuri finalisti. Zombor Piros si è preso anche il lusso di battere Marin Cilic, di più era difficile aspettarsi.

Non giudicabile il Canada, troppo pesanti le assenze di Shapovalov e Auger-Aliassime, certo passare da finalisti a ultimi del lotto è davvero pesante. Non giudicabili nemmeno Cechia e Austria, arrivate alle Finals con minime aspettative e che hanno comunque onorato l’impegno.

Facciamo anche un rapido bilancio della nuova formula della Davis, che quest’anno rispetto all’edizione 2019 si è giocata su più giorni ma soprattutto ha diviso i Round Robin su tre sedi. Da questo punto di vista la mossa è stata sicuramente indovinata. È vero che non sono mancate le partite finite a tarda notte, ma si sono evitati gli scempi visti a Madrid e sicuramente tutta l’organizzazione ne ha giovato.

Va anche rimarcato che se l’obiettivo dell’ITF, al di là di quello economico, era far sì che la manifestazione fosse una specie di Coppa del mondo dove vince la squadra più forte, come detto all’inizio l’obiettivo è stato indovinato. Certo, il fattore campo è sempre stato un qualcosa di unico nel mondo tennistico per la Davis, ma probabilmente sia la vittoria della Spagna nel 2019 (anche se giocando in casa un piccolo vantaggio sicuramente c’era stato) sia quella della RTF quest’anno hanno premiato i team migliori, e i loro successi danno ancora più lustro alla manifestazione.

Come detto però la formula cambierà ancora. Si passerà a 4 gironi da 4 squadre, quindi le nazionali alle Finals passeranno da 18 a 16. Le prime due di ogni girone ai quarti che si giocheranno in un’altra sede (Abu Dhabi?), niente più calcoli cervellotici per scegliere le migliori seconde come nelle ultime due edizioni. Andrà meglio? Solo il tempo ce lo potrà dire. Per il resto ci sentiamo solo di rimarcare che nonostante tutto anche questa edizione della Davis ha riservato tante emozioni, tante piccole imprese da raccontare, tanti match combattuti, un’atmosfera sempre molto particolare e suggestiva. Si ricomincerà a marzo con i Qualifiers per le Finals 2022, l’Italia cercherà la qualificazione in Slovacchia (sulla carta impegno più che abbordabile). Nonostante tutto, lunga vita alla Davis!

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