L'ombra del terrorismo su Pakistan-India

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L’ombra del terrorismo su Pakistan-India

Islamabad troppo pericolosa: Pakistan e India si sfideranno nella sede neutra di Astana. Qureshi si tira indietro e attacca l’ITF, Paes risponde alla chiamata: “i soldati non chiedono dove e quando”

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Leander Paes - Umago 2016 (foto di Roberto Dell'Olivo)
 

La sfida tra Pakistan e India inizialmente programmata per il 14-15 settembre, ha finalmente trovato una sede. L’incontro del Group I Asia/Oceania, valido per le qualificazione di febbraio che mette in palio un posto per le Davis Cup Finals, si disputerà il 29-30 novembre nella capitale del Kazakhstan, Nur-Sultan. Il primo rinvio era avvenuto oltre tre mesi fa e a seguito del sopralluogo da parte del Control Risk, agenzia affiliata all’ITF che verifica le condizioni di sicurezza nei Paesi a rischio, sembrava che la sede scelta inizialmente, quella di Islamabad capitale pakistana, fosse sufficientemente sicura per permettere la sfida tra queste due nazioni.

Tuttavia pochi giorni fa con questa nota la ITF ha fatto sapere il suo cambio di decisione: Il comitato della Coppa Davis ha votato in favore del campo neutrale per la disputa di questo spareggio presso il National Tennis Center di Nur-Sultan (precedentemente Astana) il 29-30 novembre.”

I rapporti tra India e Pakistan non sono affatto distesi: tra i due paesi infatti da decenni va avanti una diatriba che riguarda soprattutto i territori del Kashmir e in passato non sono mancati attentati terroristici. Purtroppo queste condizioni di insicurezza hanno avuto ripercussioni anche sullo sport e il Pakistan si vede adesso costretto a disputare un tie di Coppa Davis in campo neutrale. L’ultima volta che la squadra indiana si recò in Pakistan per una sfida di Davis fu nel 1964 quando vinsero 4-0, mentre ospitarono i pakistani l’ultima volta nel 2006 a Mumbai vincendo 3-2.

 

La scelta fatta dalla ITF ha lasciato alcuni giocatori pakistani insoddisfatti e sono subito arrivati i ritiri di Aisam Qureshi (n. 52 in doppio) e Aqeel Khan, i primi due tennisti della nazione. Questa scelta ha sollevato non poche polemiche tanto che l’ex tennista indiano Zeeshan Ali (best ranking 126) ha espresso così il suo disappunto. Penso che Aisam e Aqeel abbiano reagito in modo esagerato decidendo di non giocare questo pareggio. Non avevano bisogno di farlo. È l’ITF che ha spostato l’incontro da Islamabad sebbene avessimo i nostri motivi per richiedere questa cosa”, ha detto Zeeshan all’agenzia di stampa indiana PTI. Non è possibile giocare quando i giocatori vengono stipati in un autobus e scortati da 40 veicoli corazzati. È un ambiente adatto per lo sport?ha detto riferendosi alle disposizioni di sicurezza prese dal Pakistan per la squadra di cricket dello Sri Lanka recentemente in visita nel paese.

Dal 2017 il Pakistan ha ospitato quattro squadre della Coppa Davis e Hong Kong è stata l’unica squadra che ha deciso di non recarsi a Islamabad. Zeeshan prosegue “Noi avremmo anche giocato ma l’ITF ha anche ritenuto che fosse una buona decisione spostare la sfida dal Pakistan. E perché Aisam e Aqeel non hanno boicottato quando gli altri spareggi sono stati spostati fuori dal loro paese? Perché questo pareggio in particolare?”

Le motivazioni che hanno spinto Qureshi a una scelta effettivamente drastica – soprattutto per lui che è un personaggio di spicco nel suo paese in termini di sensibilizzazione – sono state spiegate dal diretto interessato in un post sul suo profilo Instagram. Riportiamo qui i tratti salienti del suo lungo messaggio: “L’atteggiamento nei confronti del Pakistan da parte dell’All Indian Tennis Association e dell’ITF è altamente deplorevole, per non dire altro. Non c’è assolutamente l’ombra di alcuna minaccia per la squadra di tennis indiana in Pakistan. Come ben sapete, centinaia di indiani visitano regolarmente il Pakistan per svolgere le loro attività religiose in vari luoghi come Kartarpur, Nankana Sahib e Taxila e non c’è mai stato un singolo episodio di violenza o maltrattamento verso nessun cittadino indiano in Pakistan, e sicuramente non negli ultimi anni.”

“Non dovrebbero insultare e disonorare le nostre forze di sicurezza dicendo che non possono assicurare la sicurezza dei membri della squadra di tennis indiana. Se la scusa è la tensione tra India e Pakistan dovuta a ciò che gli indiani hanno fatto in Kashmir, allora perché dovremmo essere penalizzati noi per il loro comportamento sbagliato?

“Devo sottolineare che sono sempre molto volenteroso nel rappresentare il mio paese negli incontri di Coppa Davis, ma questa volta è più importante che difenda l’onore e la dignità del mio paese rifiutando di accettare una decisione ingiusta, sgradita ed errata.
Il presidente della PTF e il popolo pakistano sono invitati a comprendere la mia posizione.”

In assenza dei suoi tennisti migliori il Pakistan è stato costretto a volgere lo sguardo ai giovani per formare una squadra e adesso i titolari saranno Huzaifa Abdul Rehman e Shoiab Khan, entrambi diciassettenni classificati rispettivamente 446 e 1004 nella classifica ITF junior. Una sfida in più per due ragazzi che si troveranno “costretti” a giocare in condizioni non certo facili, e i 15 gradi sotto zero della capitale kazaka saranno forse l’ultimo dei problemi.

Anche la squadra indiana è stata costretta a ricevere un paio di defezioni ma l’atmosfera che si respira è ben diversa. A dover rinunciare a questo tie sono stati l’esperto doppista 39enne Rohan Bopanna (n. 38 della categoria) per un infortunio alla spalla, e oltre a lui anche Divij Sharan (n. 46) non sarà presente perché in viaggio di nozze. Tuttavia l’India potrà contare sul ritorno in campo di un loro beniamino che ha fatto la storia del tennis nel loro paese e da oltre un anno non disputa un match di Coppa Davis. Leander Paes infatti, vincitore di 18 Slam tra doppio e misto, tornerà a giocare proprio per l’occasione; la sua ultima apparizione risale ad aprile 2018 quando raggiunse la 43esima vittoria in doppio, record della Coppa Davis.

Il 46enne di Mumbai inizialmente ha detto di esser stato preso alla sprovvista dalla chiamata del capitano Rohit Rajpal ma poi, una volta capito il ruolo che gli si chiede di ricoprire – motivare i più giovani a farsi avanti – ha accettato facendo presente che “i soldati non chiedono dove e quando. Noi giochiamo a tennis e non dovremmo chiederci dove stiamo gareggiando quando si tratta di giocare per la bandiera.” Questo commento rischia di banalizzare troppo una questione delicata che esula ampiamente dal mondo del tennis, ma forse un approccio così semplicistico avrebbe risolto molti problemi alla radice.

Parlando della sfida al The New Indian Express, Paes ha aggiunto: Per me, sport e politica non dovrebbero essere mescolati. Lo sport ha il potere di unire il mondo. Capisco la situazione e il clima politico è piuttosto complicato. Ma abbiamo visto tanti esempi di uno sport che unisce le persone indipendentemente dalla religione, dalla casta o dal credo.”

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ATP

Lorenzo Sonego: “Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire”

“Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, come in Coppa Davis. “. In una lunga intervista al quotidiano La Repubblica di Torino, Lorenzo Sonego racconta le sue abitudini e gli obiettivi per l’anno prossimo

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Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Che Lorenzo Sonego sia un ragazzo umile e alla mano l’hanno capito tutti gli appassionati di tennis. Un’ulteriore conferma la si ha leggendo l’intervista rilasciata a Fabrizio Turco, collega che scrive per La Repubblica di Torino. In questa off-season, Lorenzo è nella sua Torino e si allena allo Sporting “perché qui mi sento a casa”.

Per lui che vive a poche centinaia di metri dal circolo, la sveglia è alle 7:30 ogni mattina e poi 4 ore di allenamento in campo e preparazione atletica al mattino e altrettante al pomeriggio, sempre sotto la guida attenta del suo inseparabile coach Gipo Arbino (intervistato in esclusiva pochi giorni fa) che l’ha scoperto e condotto nel mondo dello sport di racchetta quando ancora alternava il tennis al calcio nel Toro.

Classe 1995, Lorenzo non è ancora arrivato al suo meglio “Ho iniziato tardi e non sono mai stato un predestinato”. La passione per il tennis ha affiancato per tanti anni l’amore per il calcio, mai sopito che ancora agita il cuore del giovane torinese Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, proprio come in Coppa Davis. Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire, anche sul campo da tennis”.

 

Già, la Coppa Davis. In due giornate straordinarie, Lorenzo è stato l’eroe della spedizione azzurra. Prima la vittoria contro Frances Tiafoe, n. 19 del ranking, poi contro il mancino Denis Shapovalov, n. 18 “Però la partita della vita resta il 6-2 6-1 contro Djokovic, un paio d’anni da a Vienna. L’obiettivo per il 2023 è ritoccare il best ranking, mentre ora resta al n. 45. “Un pensierino alle Finals lo faccio e nel frattempo alzo l’asticella: l’obiettivo per il 2023 è migliorare la mia miglior posizione raggiunta in carriera, la n.21. La Coppa Davis purtroppo non assegna punti in classifica, ma vuoi mettere la soddisfazione?”. E chissà che quel sogno Finals di fine anno non possa concretizzarsi anche in doppio con il suo amico Andrea VavasSori. QUI INTERVISTATI IN ESCLUSIVA

Tra i suoi colleghi, il più simpatico è Berrettini, e non solo perché mi ha presentato Alice” cui Lorenzo riserva parole al miele sebbene non si parli ancora di matrimonio; Nadal “fuori dal campo è molto disponibile pur restando uno che daÀpoca confidenza” mentre Djokovic “è molto aperto”.

Gli Internazionali a Roma e Wimbledon sono per Lorenzo i tornei più belli ed emozionanti per l’atmosfera sugli spalti del primo e l’eleganza e la storia che si respira nel secondo ma i grandi spazi infiniti dei tornei americani come Miami e Indian Weels esercitano sempre un grande fascino. La stagione 2023 di Lorenzo Sonego inizierà il 2 gennaio al torneo di Adelaide e subito dopo il primo Slam dell’anno, gli Australian Open.

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ATP

ATP e WTA, calendario di gennaio: manca poco al via della stagione 2023 in Australia

A breve si ricomincia In Australia. Dopo la United Cup, ATP e WTA di nuovo in campo ad Adelaide. Ecco il calendario ufficiale del primo mese dell’anno

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La stagione 2022 si è conclusa da poco con le finali di Coppa Davis e della Billie Jean King Cup – e le storiche vittorie rispettivamente del Canada e della Svizzera – tuttavia manca pochissimo all’avvio del circuito 2023 che, come da tradizione, ripartirà dall’emisfero australe.

Oltre alla United Cup, competizione mista a 18 squadre che si svolgerà tra Brisbane, Perth e Sydney dal 29 dicembre all’8 gennaio, i ragazzi possono ricominciare a scaldare i motori il 2 gennaio con l’Adelaide International 1, evento della categoria 250. Per il primo appuntamento del 2023 hanno confermato la loro presenza Novak Djokovic – fresco campione delle Nitto ATP Finals – e Jannik Sinner che ha scelto proprio Adelaide per ricominciare a competere dopo lo stop per infortunio.

Si gareggerà contemporaneamente anche a Pune (in India, l’unico evento ATP a gennaio che non si trova nell’emisfero australe), con un torneo della stessa categoria. Dal 9 gennaio i ragazzi saranno impegnati ancora ad Adelaide con l’Adelaide International 2 e con l’opzione dell’ASB Classic di Auckland, in Nuova Zelanda.

Anche per le ragazze, oltre alla United Cup, la stagione riparte il 1 gennaio da Adelaide (Adelaide International 1), anche se per loro il torneo apparterrà alla categoria 500. Allo stesso tempo si svolgerà anche il torneo femminile 250 ASB Classic di Auckland (una settimana prima rispetto a quello maschile), a cui parteciperanno anche le sorelle Fruhvirtova (Linda grazie al ranking e Brenda con una wild card). Dal 9 gennaio, si continua con l’Adelaide International 2 (ancora un 500 per le donne). Il circuito WTA sarà impegnato contemporaneamente anche all’evento ‘250’ di Hobart.

E poi, dal 16 gennaio, tutti presenti a Melbourne per il primo slam dell’anno, l‘Australian Open, che si concluderà il 29 gennaio con la finale maschile. La finale femminile si disputerà invece il sabato 28.

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Flash

Il dilemma del tennista: andare sul sicuro o rischiare il tutto per tutto?

Colpo dopo colpo, i giocatori devono decidere se sparare a raffica o lavorare di fino

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Nick Kyrgios - Wimbledon 2022 (foto @bet365_aus)

Di Stuart Miller, New York Times, 22 settembre 2022

I giocatori di tennis devono costantemente prendere decisioni tattiche sul modo migliore per vincere un punto. Tutto inizia col decidere dove servire e quanto forte colpire quella palla, ma una volta iniziato lo scambio, spesso la scelta si riduce semplicisticamente al mirare alle linee o colpire la palla con forza verso un bersaglio più sicuro con più margine di errore. La scelta giusta è particolarmente importante in una partita equilibrata, quando la posta in gioco è alta e l’avversario è uno dei migliori giocatori del mondo. Il miglior approccio tattico, dicono giocatori e analisti, richiede un combinazione di entrambi gli stili.

“Dipende dai tuoi punti di forza, dal tuo avversario e dalla situazione della partita“, ha detto Patrick McEnroe, vicecapitano del Team World USA della Laver Cup. “Questo è ciò che rende un evento così interessante. Ogni partita è contro i migliori giocatori e bisogna valutare tutte e tre queste cose contemporaneamente”.

 

Non è così semplice. Chiunque abbia visto Carlos Alcaraz agli US Open sa che il nuovo re del tennis correrà, correrà, correrà in scambi infiniti, ma potrà anche tentare un vincente in qualsiasi momento e da qualsiasi punto del campo; giocatori superbi come Casper Ruud e Frances Tiafoe hanno provato a inseguirlo per ore ma alla fine hanno ceduto.Quando Tiafoe ha avuto l’occasione di colpire una palla a metà campo, probabilmente ha pensato: ‘Devo mandarla più vicino alla riga di quanto farei contro, ad esempio, Fabio Fognini”, che è classificato al numero 55″, ha detto McEnroe.

“Giocatori d’élite come Roger Federer e Andy Murray nel fiore degli anni avrebbero potuto colpire rovesci difensivi in risposta a un tentativo di vincente dell’avversario – non deboli ma difensivi, con l’intento di neutralizzarne l’aggressività – McEnroe ha detto. Durante l’incontro degli US Open tra Alcaraz e Sinner si sono visti due giocatori tirare colpi estremamente aggressivi e procedere punto a punto fino alla fine”. Ma questa è una situazione non comune. Spesso i momenti importanti nelle partite importanti contro i migliori avversari richiedono un aggiustamento.

“Il tennis è un gioco di fiducia“, ha affermato Jimmy Arias, ex numero 5 del mondo negli anni ’80 e ora analista di Tennis Channel.

Giocatori come Novak Djokovic o Serena Williams al loro apice avrebbero sparato sulle righe nei grandi momenti semplicemente perché erano convinti di vincere e quindi giocavano in modo più rilassato. Arias poi cita come esempio di una situazione diametralmente opposta la sua vittoria nei quarti di finale degli US Open del 1983 su Yannick Noah, che quell’anno aveva vinto gli Open di Francia.

Quando Noah, sotto 5-6 nel quinto set, commise un doppio fallo sul 15-30 e mancò il suo primo servizio sul match point, Arias, che non aveva mai brekkato il servizio dell’avversario in oltre due set, vide aprirsi un’opportunità.

So al 100 percento che lui farà un servizio in sicurezza e sarò in grado di corrergli intorno e colpire un dritto“, ha ricordato Arias, che all’epoca aveva 19 anni. “In una partita normale, sarei stato fiducioso e avrei cercato il vincente. Ma non avevo mai raggiunto una semifinale di un major, e la volevo così tanto”. Così Arias decise di andare sul sicuro e colpì forte verso il centro del campo, concedendosi un margine di errore. “Ero così ansioso che ho colpito la palla molto, troppo davanti al corpo”, ha detto. Se avesse mirato alle linee laterali, il tiro sarebbe andato fuori probabilmente, ma poiché ha giocato sul sicuro, l’errore di esecuzione “ha finito per risultare in un vincente nell’angolo!”.

L’approccio giusto è spesso determinato dalla prospettiva del giocatore. “I giovani giocatori a volte cercano di strafare quando giocano con i migliori, che di conseguenza conservano un vantaggio mentale. Se giochi contro [Rafael] Nadal, Djokovic o Federer, tendi a pensare: “Devo fare qualcosa in più”, ha detto Bjorn Borg, capitano del Team Europe.

Borg suggerisce di iniziare le partite più dure colpendo forte ma mirando a zone più facili del campo “per farsi un’idea della partita”, prima di diventare più ambiziosi e cercare le righe; se un giocatore inizia a diventare impreciso a metà partita, dovrebbe ritornare a colpi più sicuri per alcuni game fino a ritrovare il ritmo e le sensazioni.

McEnroe dice che un giocatore come Diego Schwartzman sa che “deve giocare fuori dalla sua zona di comfort o non avrà alcuna possibilità”, ma che puntare alla perfezione subito significa che “puoi uscire dalla partita in anticipo“, quindi non bisogna tendere a sovrastimare l’avversario all’inizio. “Ma, ha detto Arias, diventa più difficile mentalmente cercare di colpire le righe man mano che i set procedono, specialmente in un torneo come la Laver Cup, quando sembra che tutti gli avversari siano migliori di te. C’è una tensione supplementare sul 5-5 o sul 6-6, quindi potresti non trovare il tiro“.

Giocando contro Andre Agassi alla fine della sua carriera, Arias lo aveva raggiunto sul 4-4, ma Agassi stava giocando ogni punto in sicurezza mentre Arias stava rischiando tutto su ogni palla e si è reso conto di non avere alcuna possibilità: “Non riuscirò a farlo per sempre” ha pensato. Arias ha perso il set e la partita. Ruud ha detto che anche i graffi e le ammaccature della vita durante il tour sono un fattore determinante. “Cerco di fare il mio gioco contro i migliori giocatori“, ma ha aggiunto: “Se non mi sento al top correrò più rischi, mentre se mi sento forte cercherò di sfinire il mio avversario”.

Un giocatore più in forma e più veloce può essere più paziente e cercare di spingere l’avversario a forzare e commettere errori. La prima delle vittorie Open in cinque set di Alcaraz è arrivata su Marin Cilic, che è in forma ma ha 14 anni in più e senza la velocità esplosiva di Alcaraz. “Non ho dubbi che Cilic stesse cercando di giocare in modo più aggressivo per questo motivo”, ha detto McEnroe.

Nick Kyrgios, uno dei protagonisti di questa stagione, ha detto che preferisce tentare il tutto e per tutto, soprattutto nei momenti più importanti.Mi piace il tennis a bassa percentuale”, ha detto Kyrgios, che ha messo a segno due rischiosi vincenti di dritto incrociato stretto sotto 0-30 a 4-4 nel quarto set della sua vittoria al secondo turno agli US Open di quest’anno. “La mia forza sul campo da tennis è la mia imprevedibilità. Perché non dovrei semplicemente provarci?” Ma Arias ha notato che nel secondo turno, contro il giovane J.J. Wolf, Kyrgios ha cambiato marcia, cercando soluzioni più sicure e lasciando che fosse Wolf a commettere errori. “Si poteva quasi vedere la luce accendersi nella testa di Nick durante la partita” ha detto.

Cambiare marcia è più facile a dirsi che a farsi, ovviamente, soprattutto nel bel mezzo di una partita. “Può avere senso cambiare”, ha detto McEnroe, “e contro i giocatori di alto livello tutte queste decisioni diventano amplificate”.

Traduzione di Alessandro Valentini

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