Lorenzo Sonego conquista il Memorial Carlo Agazzi

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Lorenzo Sonego conquista il Memorial Carlo Agazzi

Il 24enne piemontese si aggiudica l’undicesima edizione del Trofeo Cst battendo in finale Andrea Arnaboldi

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Lorenzo Sonego, Memorial Carlo Agazzi 2019 - Trofeo Cst (foto Felice Calabrò)
 
 

Nel 2018 la sua presenza era passata quasi inosservata, con una sconfitta all’esordio. Ma, come successo a tanti protagonisti del passato, anche Lorenzo Sonego è voluto tornare al Memorial Carlo Agazzi – Trofeo Cst per prendersi la rivincita, e a dodici mesi dalla prima apparizione ha lasciato il segno. Quest’anno il favorito era lui, numero 52 della classifica mondiale ATP, e sul cemento del PalaIseo il 24enne piemontese l’ha confermato sbancando l’edizione numero 11, e scrivendo il proprio nome in un albo d’oro già ricco di Top 100 di oggi e di ieri (Seppi, Lorenzi, Cipolla e Vanni).

Una vittoria che per Sonego mette la ciliegina sulla torta a una stagione d’oro, una stagione nella quale ha vinto un titolo ATP (sull’erba di Antalya, in Turchia) ed è arrivato ai quarti di finale del Masters 1000 di Monte-Carlo. Risultati frutto delle stesse qualità che ha portato in campo in provincia di Brescia, dove ha battuto un Federico Gaio molto combattivo in una splendida semifinale (5-3 2-4 4-2 lo score) e poi avendo la meglio in finale contro la sorpresa Andrea Arnaboldi, che in precedenza aveva fatto fuori il campione in carica Luca Vanni. 4-1 5-4 il punteggio di un match clou che, davanti a un folto pubblico, ha visto Sonego allungare subito sul 3-0 senza poi farsi avvicinare lungo tutta la prima frazione. Più combattuta, ma dall’esito identico, la seconda: Arnaboldi è riuscito a lottare fino al tie-break, ma dall’1-1 ha ceduto sei punti di fila, arrendendosi in 50 minuti.

“Sono molto felice per la vittoria – ha detto Sonego – ma ancora di più per aver partecipato a un ottimo torneo. Mi sono sentito come a casa”. Il suo successo manda in archivio un’edizione super del rodeo Open organizzato dalla famiglia Agazzi. “Siamo contenti di festeggiare un altro evento di successo – ha detto Andrea Agazzi –, abbiamo ospitato tanti giocatori di alto livello. Da parte nostra il grazie va a loro, agli sponsor che da anni ci sostengono e alle tantissime persone che lavorano insieme a noi per rendere possibile questa manifestazione”.

Lorenzo Sonego, Andrea Agazzi e Andrea Arnaboldi, Memorial Carlo Agazzi 2019 – Trofeo Cst (foto Felice Calabrò)

Grande successo anche per l’evento ‘Gioca con il campione’, che prima della finale ha dato la possibilità ai tanti ragazzini presenti di scambiare qualche palla con i campioni in gara. Nel corso dell’evento anche una bella sorpresa, con un videomessaggio di Matteo Berrettini, numero 8 del mondo e protagonista delle scorse due edizioni. Quest’anno il romano non è riuscito a essere del gruppo, ma ha voluto comunque mandare il suo saluto anche da lontano, ricordando con piacere le sue esperienze in riva al Lago e augurando buone feste a tutti gli amici del PalaIseo. Una bella testimonianza del valore del Memorial Carlo Agazzi – Trofeo Cst, subito nel cuore di chiunque vi partecipi.

IL MEMORIAL CARLO AGAZZI CON “ATLETI AL TUO FIANCO” – In virtù di una collaborazione fra Memorial Carlo Agazzi – Trofeo Cst e il progetto “Atleti al tuo fianco” del dottor Alberto Tagliapietra, tutti i partecipanti del torneo hanno posato a inizio gara in una fotografia tenendo le mani unite sotto il sorriso, per manifestare la propria vicinanza alle famiglie che stanno affrontando la dura battaglia contro un tumore. Un invito alla presenza fisica e alla vicinanza emotiva per combattere l’isolamento che si vive quando si riceve una diagnosi di cancro. Dal 2016, grazie ad Arenbì Onlus, il progetto “Atleti al tuo fianco” sensibilizza sulle emozioni della vita quotidiana di chi affronta un percorso oncologico, attraverso le testimonianze dei campioni dello sport. Ulteriori informazioni sulle pagine Facebook e Instagram “Atleti al tuo fianco”.

Ufficio Stampa Memorial Carlo Agazzi

 

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Alexandr Dolgopolov torna a farsi sentire: “Tonnellate di bandiere sui tornei”

L’ex tennista ucraino, tra i più attivi sul tema della guerra, rumoreggia su Twitter dopo il recente episodio a Cincinnati

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dolgopolov

In campo, una gioia per gli occhi, una manna per gli amanti del bel tennis estroso, mai regolare, in una carriera da artista maledetto fino in fondo, in cui ha dovuto combattere con tanti infortuni, ritirandosi a soli 32 anni, nel 2021. Alexander Dolgopolov è stato uno dei più chiacchierati tennisti degli ultimi anni, genio e sregolatezza, e tutt’ora finisce spesso in discussioni di sorta, ma purtroppo per motivi ben più seri, che esulano dal campo da tennis. Sin dalla primissima dichiarazione di guerra della Russia, il tennista ucraino si è sempre apertamente schierato sulla vicenda, condannando in toto anche i tennisti e gli sportivi russi, appoggiando con vigore ad esempio la decisione di Wimbledon, ed imbracciando egli stesso il fucile per difendere il proprio Paese.

E così, dopo l’episodio di lunedì in quel di Cincinnati (torneo in cui nel 2015, come ricordò al momento del ritiro, giocò la partita con più rimpianti della carriera) era impensabile che non si sarebbe schierato. Il fatto è però, in tutta onestà, quantomeno discutibile: durante il derby russo tra Potapova e Kalinskaya, una tifosa era cinta dalla bandiera ucraina con in testa il Vinok, una corona di fiori tipica della tradizione del Paese. La prima delle due atlete si sarebbe lamentata con la giudice di sedia, portando la sicurezza ad allontanare dai campi la donna senza che avesse fondamentalmente fatto nulla, con la motivazione che “stesse agitando le due tenniste“. La giustificazione decisamente non regge, specie considerando l’eco e le ripercussioni che potrebbe avere a lungo andare un atto del genere, partendo dalla reazione di Dolgopolov.

Sorpreso che nessuno è stato molestato o insultato in questa occasione, nessun ucraino ha giocato lì“, scrive su Twitter l’ex n.13 al mondo, “Le persone che lo dicono sono patetiche. Nient’altro che discriminazione. Sentirsi insultato dalla bandiera di un paese attaccato dal tuo paese, cosa potrebbe significare? Tonnellate di bandiere sui tornei“. Le parole di Dolgopolov sono tutt’altro che pacate, com’era lecita aspettarsi, e la sua “chiamata a raccolta” di bandiere per i prossimi tornei, US Open in particolare, potrebbe non essere un appello nel vuoto, e rivelarsi l’inizio di un gran caso mediatico. Anche considerando altre righe, ben più dure, scritte in precedenza sull’episodio sempre sul suo Twitter: “Solo così lo sapete. Un atleta russo è arrivato negli Stati Uniti e ha deciso di cacciare Lola, che è una meravigliosa persona di cuore, ma anche cittadina americana, nata in Uzbekistan, per essersi seduta in silenzio a una partita di tennis con una bandiera ucraina. Vengono a casa tua e dettano le loro regole“. Gli echi di guerra, purtroppo, sono fin troppo presenti anche sui campi da tennis.

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Scanagatta: “Non sono il cugino di Matteo Berrettini” [VIDEO]

Il direttore Ubaldo Scanagatta risponde alle critiche sul tennista romano: “Ingiusto chi dice che non sia nemmeno uno dei primi dieci italiani di sempre. Cosa si pretende da lui?”

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La terza sconfitta consecutiva di Matteo Berrettini la più recente al primo turno di Cincinnati contro Tiafoe – alimenta il dibattito sul reale valore del tennista n. 15 del mondo. Il direttore Ubaldo Scanagatta scende in campo in difesa del tennista romano (ma di fede fiesole, calcisticamente parlando), sottolineando i traguardi raggiunti da Matteo, e mettendoli in prospettiva col passato.

“Qualcuno dirà ancora che io sono il cugino di Matteo Berrettini, come si disse qualche anno fa quando io profetizzai un ingresso fra i top 10 a Matteo quando l’avevo visto giocare molto bene, e mi esposi dicendo che Berrettini aveva la stoffa per diventare un campione. Infatti si è qualificato alle ATP Finals due volte restando in top 10 per più tempo di Panatta e Barazzutti. Ingiusto chi dice che non sia nemmeno uno dei primi dieci italiani di sempre. […] Per me è nettamente fra i primi cinque“.

 

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ATP

ATP Cincinnati, Kyrgios: “Ho lavorato molto sui miei scatti di rabbia”

“Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire”. Il tennista australiano dopo la vittoria su Davidovich analizza il 2022: “Giocherò lo US Open e poi tornerò a casa”. “Non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso”

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Continua a brillare la stella di Nick Kyrgios in questo 2022 di rinascita del bad boy australiano. Anche al Western & Southern Open Kyrgios non delude, sconfigge in due set il finalista di Montecarlo Alejandro Davidovich Fokina e continua la sua striscia di imbattibilità nei match di primo turno in questo 2022, con un bilancio di 11-0. Stagione di rinascita che lo ha visto raggiungere la finale a Wimbledon, trionfare a Washington per uno score stagionale che recita 31 vittorie sul campo (più 3 per walkover) a fronte di sole 9 sconfitte. E del nuovo Kyrgios di questo 2022 ha parlato nella conferenza post-match.

Il tabellone completo del Masters 1000 di Cincinnati

IL MODERATORE: Siamo al sedici agosto e tu hai giocato 15 partite, tra singolo e doppio, vincendone 14. Come ti senti?

 

NICK KYRGIOS: “Mi sento bene, soprattutto per quanto riguarda la fiducia in me stesso quando sono in campo. Mi sembra di colpire la palla abbastanza bene. Sto arrivando alla fine del mio viaggio. Mi sento come se fosse quasi finita. Dopo questo torneo, giocherò lo US Open e poi tornerò a casa. In fondo è questo quello che penso. Ho dato tutto ogni giorno sul campo di allenamento e durante i match. Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire e devo solo andare avanti, devo andare avanti. Mancano solo due tornei.

D: Le tue tattiche sono sempre abbastanza varie. Penso che tu abbia menzionato di recente come alcuni altri giocatori stiano chiedendo la tua opinione. È qualcosa che ti è venuto naturale da bambino, o ad un certo punto hai capito come fare?

NICK KYRGIOS: “Mi sento come se facessi ricerche su tutti i giocatori e mi sento come se avessi un ottimo cervello da tennista. Guardando il tennis da bambino e considerando tutto il tennis che ho giocato e quanto lo guardo, conosco i punti di forza e di debolezza di tutti.

Mi sembra di conoscere bene il mio stile di gioco e so cosa funziona. Ovviamente contro qualcuno come Fokina o Medvedev, de Minaur, questo tipo di giocatori, se faccio troppi scambi, non è un tennis alto livello. Alcuni giocatori di tennis sentono di raggiungano percentuali elevate semplicemente allungando gli scambi. Ma per me, non è così. Non è così che vincerò le partite.

Per il 90% dei giocatori è una percentuale alta, ma per me è una percentuale di tennis molto bassa. Contro questo tipo di giocatori, so che devo stare al top, rimanere aggressivo, sai, provare ad accorciare gli scambi quando posso, serve & volley, variare il gioco, giocare slice. Devo giocare il mio tipo di tennis, e questo è alto livello.

Io credo che giocare ad alto livello per un tennista sia sapere cosa funziona nel tuo stile di gioco e cercare di eseguirlo al massimo livello. Per me è davvero chiaro cosa questo rappresenti per il mio gioco e so come le altre persone stanno cercando di giocare. Questa è la chiave. Sento che non avere un allenatore ha funzionato. Negli ultimi sei mesi non credo che molte persone abbiano raggiunto questi obiettivi senza un allenatore prima di me, e credo che sia qualcosa che derivi dalla fiducia e dalla conoscenza del tuo gioco.

D: Pensi che il Nick del 2022 possa avere gli scatti di rabbia o emotivi che ha avuto nel 2019?

NICK KYRGIOS: “Credo di essere stato un tennista emotivo per tutta la mia carriera. Da quando ho preso in mano una racchetta, mia madre mi guardava fare i capricci e piangere in campo ed essere emotivo quando perdevo. Penso che sia, in un certo senso, solo dimostrare che mi importa del risultato. Penso che sia importante. A un ragazzo dovrebbe importare del risultato, e non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso dopo la partita o durante la partita. Mi sono sempre preoccupato così tanto dei risultati.

Adesso raramente mi vedrete lanciare la mia racchetta. Di tanto in tanto capita qualche sfogo, ma non più di un altro giocatore. Sento che è qualcosa su cui ho lavorato, ovviamente in campo, perché fuori dal campo sono molto rilassato. Non hai mai scatti di rabbia. In campo, c’è voluto molto lavoro per arrivare a questo punto. Si può chiaramente dire che sono un ragazzo che ha lavorato su alcune cose, ha la sua personalità, ma a volte si muove su una filo sottile. Sono orgoglioso di questo, di poter giocare una partita come oggi. Ci sono stati un paio di scatti di rabbia qua e là, ma è una specie di mindset.

Il tabellone completo del Masters 1000 di Cincinnati

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