Uno sguardo al futuro: come sarà lo US Open 2030?

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Uno sguardo al futuro: come sarà lo US Open 2030?

Il mensile americano “Tennis” racconta lo US Open 2030. Sarà davvero così?

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L'Arthur Ashe Stadium visto dall'alto - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

È ormai da un po’ che nel mondo del tennis si fa un gran parlare di cosa debba fare lo sport per mantenersi rilevante ed essere appetibile alle giovani generazioni. Le indagini di mercato commissionate dalle associazioni che gestiscono il tour sembrano suggerire che l’età media degli appassionati di tennis è poco sotto ai 60 anni per il tennis maschile e addirittura superiore per quello femminile. È in quest’ottica dunque che si inquadrano i vari esperimenti effettuati negli ultimi anni, soprattutto alle ATP NextGen Finals, per capire quali cambiamenti si potrebbe apportare al gioco per svecchiare il “parco tifosi”. Diversi sistemi di punteggio, nuove forme di spettacolarizzazione come il coaching in campo e diversi formati delle competizioni (come la contestatissima Coppa Davis versione Kosmos) sono stati sperimentati, con alterni risultati, per tentare di avvicinare uno sport tendenzialmente reazionario come il tennis ai gusti delle nuove generazioni.

Il periodico americano “Tennis”, che annovera tra i suoi collaboratori alcuni dei più prestigiosi giornalisti specializzati al mondo così come diversi ex-campioni, ha provato a immaginare come sarà il tennis del futuro attraverso la penna di Joel Drucker, uno dei suoi giornalisti di maggiore esperienza, che ha scritto un reportage immaginario dallo US Open 2030.

Questo il suo resoconto.

 

Nel 2030 tutti i tornei dello Slam si svolgono in un intervallo di tempo che comprende tre weekend, con la cerimonia inaugurale che apre la competizione il sabato a mezzogiorno. A New York è l’ormai ottantaseienne Billie Jean King a fare gli onori di casa prima del match di primo turno di Sofia Kenin, mentre tutti sono curiosi di vedere quale dei figli di Serena Williams sarà programmato durante il weekend del Labor Day, tradizionalmente il fine settimana di mezzo del torneo. Novak Djokovic, Kim Clijsters e Caroline Wozniacki, ormai diventati ambasciatori alle Nazioni Unite, saranno invitati come ospiti d’onore durante il torneo. I tabelloni di singolare sono stati allargati a 256 giocatori, anche se per motivi pratici è stato deciso che i primi cinque turni del torneo maschile vengono giocati al meglio dei tre set. Il prize-money per gli sconfitti al primo turno è di 100.000 dollari, mentre per i vincitori ci sarà un assegno di 10 milioni di dollari, oltre a un’auto a guida automatica.

Un sistema a riconoscimento della retina consente di controllare se gli spettatori nei posti più pregiati dell’Arthur Ashe Stadium sono seduti ai loro posti oppure sono andati al ristorante o su uno dei campi laterali. In questo modo è possibile consentire ad altri spettatori di occupare temporaneamente i loro posti. Tutto viene gestito tramite un’applicazione che consente anche ai legittimi proprietari dei posti di poter riguadagnare la loro posizione a bordo campo quando desiderano. Gli spettatori possono andare e venire anche durante il gioco: la novità era stata sperimentata durante le Olimpiadi del 2028 quando la Coppa Davis e la Fed Cup sono state integrate per la prima volta nel programma olimpico.

Il tetto ormai non serve più, dato che i cambiamenti climatici hanno reso la pioggia a New York in agosto una vera rarità. I campi sono decisamente veloci, e il campione uscente è Stefanos Tsitsipas, che al primo turno però deve affrontare un coriaceo giocatore serve&volley alto più di due metri proveniente dall’Islanda, il quale ha iniziato a giocare a tennis dopo aver visto Reilly Opelka trionfare al Roland Garros 2025. Non ci sono più i giudici di linea, e nemmeno il riscaldamento pre-partita, dato che gli atleti possono riscaldarsi sui campi di allenamento fino a pochi minuti prima del match. Vengono utilizzate racchette differenti per il servizio e per la risposta.

Tsitsipas, che l’anno precedente aveva vinto il titolo battendo in finale Nick Kyrgios nonostante i 34 ace realizzati dall’australiano servendo da sotto, ha optato per avere il coach sulla sua panchina durante tutta la partita. Roger Federer e Serena Williams, nonostante questa possibilità, sono rimasti comunque fedeli alla tradizione continuano a giocare “da soli” e a vincere titoli ben oltre i 40 anni. Andy Murray è diventato il capitano della squadra britannica di Fed Cup e i suoi cambi di campo sono talmente interessanti che sono diventati un documentario della Apple Watch Network.

I giocatori hanno accesso a statistiche dettagliatissime in tempo reale collegando la propria racchetta al computer a bordo campo. I telespettatori possono creare la loro esperienza customizzata scegliendo tra 18 telecamere, e possono scegliere anche il commentatore preferito. Gli infortuni dei giocatori sono curati da capsule mediche a bordo campo.

Dopo i match, i giocatori rispondono alle domande poste da fan di tutto il mondo e le risposte sono tradotte istantaneamente in tutte le lingue e disponibili in tempo reale attraverso siti personalizzati.

Durante i tornei dello Slam viene organizzato anche il Racquet Sports Festival, che dà spazio ad altre competizioni con racchetta e agli eventi di simulazione in realtà virtuale. La USTA promuove eventi in tutto il Paese, organizzati nei punti più significativi di ogni città, per raccogliere gli appassionati a vedere le partite dello US Open in gruppo: migliaia di persone hanno assistito alle fasi finali dell’edizione 2027 da San Francisco, Boston e Chicago.

L’accorciamento dei match di singolari ha convinto parecchi giocatori a partecipare anche alla gara di doppio misto, che nel 2027 è stata vinta dai 46enni Roger Federer e Martina Hingis.


Questo racconto, a metà tra la provocazione e un tentativo di previsione, è in realtà molto meno rivoluzionario di quanto sembri. Certo il contorno del torneo descritto da Drucker è molto diverso da quello attuale, ma il tennis è rimasto tennis: lo sport non è stato snaturato, non ci sono stati cambiamenti nelle regole storiche del gioco o nelle dimensioni del campo, lo sport ha conservato la sua essenza storica. Ciò che è stato modificato è il contesto, adattato per migliorare alcuni problemi che da tempo lo affliggono (e.g. i posti vuoti nei palchi di bordo campo durante le partite anche importanti) e per creare un ambiente più consono all’idea di divertimento e intrattenimento del prossimo decennio.

D’altra parte, se pensiamo a come erano gli eventi tennistici 11 anni fa, ovvero nel 2008, forse le differenze erano, se non ancora più marcate, almeno ugualmente importanti. Niente tetti sui campi, con la programmazione TV alla mercé di Giove Pluvio; nessun prodotto on-demand, bisognava guardare ciò che i canali televisivi proponevano; i social media erano molto giovani, non avevano ancora assunto l’importanza che hanno ora, e la comunicazione diretta tra giocatori e fans era molto limitata. Per gli spettatori, gli smartphone non avevano ancora fatto il prepotente ingresso nella nostra vita, e quindi non soltanto niente “selfie”, ma soprattutto niente app per controllare il livescore sugli altri campi, il tabellone era un foglio di carta stampato a casa oppure sul programma comprato a 10 dollari all’ingresso, il programma degli allenamenti era un semplice sogno, così come la possibilità di assistervi.

La sfida del tennis nei prossimi anni e decenni sarà quella di sapersi adattare al mondo che cambia senza compromettere la propria anima, quel generatore di emozioni che ha fatto innamorare tutti gli appassionati nell’ultimo secolo e mezzo. L’articolo di “Tennis” si chiude con questo pensiero di Billie Jean King: “Sono le persone che conoscono il passato che possono innovare. Si prende ciò che è stato grande e si costruisce su quello per creare qualcosa di nuovo”. Tuttavia potrebbe essere necessario appoggiarsi a persone esterne al tennis per evitare l’autoreferenzialità tipica di questo mondo, rimasto chiuso su se stesso forse per troppo tempo. Per evitare che chi governa il tennis in questo momento cambi tutto con il solo scopo di far rimanere tutto uguale.

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Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

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Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

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ATP

ATP Dubai, l’entry list: torna Djokovic. Presente anche Sinner

Il numero uno del mondo dovrebbe esserci per l’ATP 500 in programma negli Emirati dal 14 febbraio

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Novak Djokovic con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @NatSportUAE)

Continua la stagione del tennis sul cemento dopo l’Australian Open, e le entry list ci forniscono informazioni interessanti sul futuro di Novak Djokovic. Il numero uno del mondo non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo il fiasco dell’Australian Open ma ha fatto sentire la sua presenza nell’entry list dell’ATP 500 di Dubai, in programma dal 14 febbraio sul cemento degli Emirati. Non è la prima volta per Djokovic nel torneo arabo: Nole l’ha infatti vinto per sei volte, di cui tre consecutive tra il 2009 e il 2011 e una nell’ultimo torneo disputato pre-lockdown (vinse una semifinale tiratissima con Gael Monfils prima di battere Tsitsipas in finale). Negli Emirati Arabi Uniti non è richiesto l’obbligo vaccinale, fattore che favorisce sicuramente la presenza di un Djokovic che vorrà ritrovare ritmo partita in attesa di capire a quali tornei potrà partecipare nel prossimo futuro, se continuerà nella sua decisione di non vaccinarsi.

Non mancheranno i tennisti di alto profilo oltre a Djokovic. Fra questi il campione in carica Aslan Karatsev, che proprio qui l’anno scorso concluse al meglio in finale contro Lloyd Harris una prima parte di stagione fantastica per gioco e risultati. Presenti anche tre Top 10, tra cui il canadese Felix Auger-Aliassime, Andrey Rublev e il nostro Jannik Sinner, che nel 2021 uscì ai quarti proprio contro Karatsev.

 

Anche fuori dai primissimi ci saranno tanti tennisti di alto profilo come Gael Monfils, Roberto Bautista-Agut e Marin Cilic, tutti reduci da buone prestazioni all’Australian Open, e il croato Borna Coric, al ritorno nel Tour dopo mesi di assenza per un infortunio alla spalla. Poca la presenza degli italiani, che oltre Sinner vedranno soltanto Lorenzo Musetti ai nastri di partenza. Il tennista di Carrara ha deciso di saltare lo swing sudamericano su terra per migliorare il suo gioco sul veloce ma si trova a sei ritiri di distanza dall’entrare nel tabellone principale e per ora dovrà disputare le qualificazioni (Dubai fu peraltro il suo primissimo main draw ATP).

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ATP

Australian Open, sinfonia di un perfetto Tsitsipas: Sinner deve arrendersi in tre set [VIDEO]

Prestazione fantastica del greco, che rifila all’italiano una dura lezione. A un bravissimo Jannik non rimane che stringere la mano all’avversario e prendere spunto per migliorare

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Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)
Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)

[4] S. Tsitsipas b. [11] J. Sinner 6-3 6-4 6-2

Un favoloso Stefanos Tsitsipas rifila una dura lezione a Jannik Sinner. Netta vittoria in tre set del giocatore greco, che si dimostra campione di rara qualità qualificandosi per la terza volta alle semifinali dell’Australian Open. Il punteggio, netto, dice tutto: non c’è mai stato equilibrio a causa del livello stellare tenuto da Stefanos per tutta la partita. Tsitsipas ha dominato su tutti i fronti: ha sempre impedito all’italiano di entrare nello scambio, ha servito con altissime percentuali (senza concedere palle break: è solo la seconda volta in carriera che capita a Sinner), è stato puntuale in risposta e dal punto di vista fisico ha avuto una marcia in più. Sinner non ha molto da rimproverarsi: il primo quarto di sempre a Melbourne gli regala diversi spunti di riflessione al fine di capire cosa gli manca per salire ulteriormente di livello, ma in sostanza, quando si incontra un giocatore in stato di grazia come lo Tsitsipas di oggi, c’è solo da stringergli la mano e augurargli buona fortuna per la semifinale, dove incontrerà Medvedev o Auger-Aliassime.

LA PARTITA – Nel primo set, parte subito molto bene dai blocchi Tsitsipas, che fa subito il break al secondo game (pur con la collaborazione di Sinner). Si capisce fin dalle prime battute che il greco non è nella versione combattiva ma fallosa vista contro Taylor Fritz due giorni prima. Stefanos è una vera e propria furia: il servizio efficiente impedisce a Sinner di entrare nello scambio, e la capacità di comandare il gioco con il diritto – soprattutto dall’angolo sinistro – permette al greco di scappare via nel primo set e di chiuderlo 6-3 senza permettere mai all’italiano di arrivare a parità. Nel terzo game del secondo set, con uno splendido rovescio dal centro del campo, si guadagna una palla break. Aggressivo con la risposta, Stefanos mette subito il piede avanti strappando subito il servizio all’italiano. A quel punto inizia a piovere e la partita viene sospesa per una ventina di minuti, il tempo di chiudere il tetto della Rod Laver Arena.

 

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L’interruzione non deconcentra Tsitsipas, sospinto anche da una gran quantità di tifosi greci sugli spalti. Impressionante il dinamismo e il timing sulla palla, il quale toglie sempre il tempo a Sinner, che sul ritmo da fondocampo di certo non è l’ultimo arrivato. Stefanos rifiuta regolarmente lo scambio lungo e impedisce a Jannik di entrare in partita veramente. Sinner prova a rimanere attaccato tenendo il servizio, sperando in un calo del greco che però non arriva. Stefanos serve per il secondo set sul 5-4 due prime palle vincenti, poi una risposta di rovescio in rete a una seconda porta Stefanos a due set point. Sinner ha una fiammata con il diritto per cancellarne una; poi commette uno dei pochissimi errori forieri di qualche rimpianto, mettendo fuori un diritto dopo aver risposto ottimamente. Tsitsipas sale quindi due set a zero ed è sempre in controllo del match grazie anche alla sua qualità in risposta: quando Jannik non mette la prima, il greco divora la pallina e mette in difficoltà il nostro. Nel terzo game del terzo set, Tsitsipas arriva a due palle break con questo passante di rovescio lungo linea da cineteca.

Jannik, tramortito, mette in rete un diritto ed è subito break per il greco (2-1). Nel game successivo, l’altoatesino prova una disperata reazione e per la prima volta arriva a parità sul servizio dell’avversario; ma quello gioca una volée di rovescio sulla linea e poi è ingiocabile con servizio e diritto per salire 3-1. Da lì in poi la partita si chiude in un amen, con Sinner che perde nuovamente il servizio e Tsitsipas che si invola verso la vittoria.

LE PAROLE A CALDO – Queste alcune dichiarazioni rilasciate da Tsitsipas a caldo intervistato da Jim Courier sulla Rod Laver Arena. “Ho cercato di concentrarmi sui miei colpi migliori. Sono felicissimo di come ho servito, di come ho giocato a rete. La tattica ha funzionato. Sarà meraviglioso tornare in campo su questa arena e poter godere del supporto di questo pubblico. L’interruzione per il meteo? Sono rimasto concentrato. Col tetto chiuso sono cambiate le condizioni, più veloci, la palla non rimbalzava più come prima ma mi sono adattato e ha funzionato. Il gomito? Il medico mi ha detto che non si aspettava di vedermi giocare in Australia, sono contento di aver dimostrato che si sbagliava, ma lo devo ringraziare per avermi rimesso in sesto”.


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