Numeri: i punti "premio" dell'ATP Cup e la scalata di Andrey Rublev

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Numeri: i punti “premio” dell’ATP Cup e la scalata di Andrey Rublev

Ben sette giocatori hanno ottenuto almeno 200 punti dalla nuova ATP Cup. Il russo, con il titolo a Doha, ha guadagnato 60 posizioni in 6 mesi. Serena torna a vincere un titolo dopo tre anni

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7 – i tennisti che sono riusciti a guadagnare almeno 200 punti partecipando alla ATP Cup. Ai numeri uno delle finaliste Serbia e Spagna, Djokovic e Nadal, vanno infatti aggiunti i nomi di Medvedev, Bautista Agut, Goffin, Lajovic e Evans come giocatori capaci di ritoccare in positivo la loro classifica con la partecipazione all’esordio di questa manifestazione. Per capire meglio l’impatto sul ranking da parte della ATP Cup – alla quale hanno partecipato otto top ten (mancavano Federer e Berrettini) e complessivi sedici top 20 – basti pensare che diventano nove (si devono aggiungere Khachanov e Shapovalov) i tennisti che hanno incamerato almeno 150 punti, il bottino assegnato a chi raggiunge la finale in un ATP 250. La nuova competizione a squadre nazionali inventata dal sindacato giocatori a differenza dell’analoga Coppa Davis, ha dalla sua il grosso vantaggio di distribuire punti pesanti (sino a un massimo di 750 a giocatore) e anche tanti soldi (il montepremi complessivo di ben 15 milioni permetteva di far vincere a un singolo tennista potenzialmente oltre 800.000 dollari). Inoltre, sebbene posizionata in un momento della stagione in cui il vero obiettivo dei big è trovare la migliore forma in vista degli Australian Open, tecnicamente l’ATP Cup ha anche saputo fornire utili indicazioni in vista di Melbourne.

Ci ha detto che Nadal e soprattutto Djokovic sono in gran forma, così come lo è anche Medvedev (il russo ha perso solo uno dei suoi cinque incontri,  cedendo al fotofinish contro il numero 2 del mondo e da questa settimana è al best career ranking di 4 ATP). Almeno quattro incontri (sebbene giocando da numero 2 delle loro rappresentative e quindi contro avversari meno forti) sono stati vinti anche da Khachanov e Bautista Agut, con quest’ultimo che ha, come Djokovic, vinto tutte le sue sei partite giocate. Tra le delusioni, spicca Sasha Zverev: il tedesco ha rimediato un solo set complessivo nelle tre partite in cui è stato impegnato contro De Minaur, Shapovalov (nel rendimento uno dei migliori della ATP Cup) e Tsitsipas (anche il greco ha però deluso, perdendo gli altri due incontri con Kyrgios e Shapovalov). Analogo mediocre bottino tra i top ten lo ha raccolto Dominic Thiem, capace di sconfiggere Schwartzman, ma incappato in due sconfitte contro Hurkacz e Coric.

15 – i tornei giocati da Serena Williams prima di tornare a vincere un titolo e interrompere un’astinenza iniziata nel gennaio 2017. La ventitrè volte campionessa Slam – quando tre anni fa aveva lasciato temporanenamente l’attività per dare alla luce la figlia Alexis Olympia – era numero 1 al mondo, una posizione riconquistata con la vittoria degli Australian Open 2017 in finale sulla sorella Venus e che ha complessivamente occupato per 319 settimane (meglio hanno fatto solo Graf con 377 e Navratilova con 331). Serena, almeno sinora, non è più riuscita a trovare la forma e la continuità necessarie per tornare ai livelli ai quali aveva abituato: una serie di fastidi fisici (che l’hanno costretta anche a ritirarsi in tre dei tornei iniziati in questi due anni) non le hanno comunque impedito di raggiungere l’atto conclusivo del Premier 5 di Toronto la scorsa estate e soprattutto, di agguantare quattro finali nei Major (nelle ultime due edizioni di Wimbledon e US Open) e di risalire in classifica sino a stazionare con continuità nella top ten, a partire dallo scorso luglio.

Assente dal circuito dallo scorso settembre, quando aveva perso contro Andreescu nell’atto conclusivo del Major newyorkese, si è ripresentata per la seconda volta (aveva perso al secondo turno nel 2017) a Auckland per giocare il locale torneo della categoria International, per la prima volta da quando è diventata mamma. Una scelta fatta per trovare il giusto ritmo partita e che ha pagato doppiamente, regalandole anche fiducia in vista degli Australian Open: ha infatti incamerato il 73° titolo della carriera, un passaggio importante più dal punto di vista psicologico che tecnico. In Nuova Zelanda ha affrontato solo una top 30 (Anisimova, sconfitta in semifinale con un duplice 6-1), mentre le altre quattro vittorie sono arrivate contro tenniste comprese tra la 71° e la 100° posizione del ranking: nell’ordine ha infatti superato Giorgi (6-3 6-2), McHale (3-6 6-2 6-3), Siegemund (6-4 6-3) e, in finale, Pegula (6-4 6-3).

 

41- la posizione in classifica corrispondente sino alla scorsa settimana al best career ranking di Daniel Evans. Il giocatore britannico, reduce da una ATP Cup in cui si è imposto su Albot, Goffin e De Minaur (perdendo al terzo solo da Dimitrov), grazie ai 200 punti guadagnati in questa manifestazione ha fatto nella prima nuova classifica del 2020 il balzo in avanti più grande tra i tennisti presenti nella top 50, passando dalla 42° al 33° posto. E dire che quando nell’aprile del 2017 in seguito a un controllo dell’antidoping veniva trovato positivo alla cocaina e prima sospeso e poi squalificato per un anno, la sua carriera ad alti livelli sembrava conclusa. Pochissimi sembravano credere che a ventotto anni Evans avrebbe avuto la forza psicologica per tornare a buoni livelli, figuriamoci chi poteva immaginare sarebbe tornato più forte di prima.

Daniel, dotato di un gran talento tennistico, non aveva mai totalmente dedicato la sua vita alla sua professione, anzi nella sua “prima” carriera aveva terminato solo un anno nella top 100 (più che per i risultati, si era fatto notare per l’aforisma di Oscar Wilde “Ogni santo ha un passato, ogni peccatore ha un futuro” fattosi tatuare sull’avambraccio per ricordare di non giudicarlo). Proprio il 2017, l’anno della squalifica, era stata la sua migliore stagione in termini di risultati: la prima finale a livello ATP arrivava a Sydney (battendo per la prima volta un top ten, Thiem), seguita dai primi (e ancora unici) ottavi a livello Slam, conquistati a Melbourne. Terminata la squalifica e tornato nel circuito nel giugno 2018 senza classifica, è stato bravo a chiudere già nella top 200 quella stagione. L’anno scorso con la finale raggiunta all’ATP 250 di Delray Beach è rientrato nei primi 100, sino a trovare la continuità per chiudere al 42° posto del ranking. Il 2020 è partito per lui benissimo e ora (a maggio compirà 30 anni) il meglio sembra dover ancora venire.

60 – le posizioni scalate da Andrei Rublev in meno di sei mesi per raggiungere questa settimana il suo best career ranking. Il ventiduenne tennista russo era scivolato alla 78° posizione, a seguito di un periodo di involuzione- e di un infortunio al polso che lo aveva tenuto lontano dai campi per un mese e mezzo nella scorsa primavera- nel quale aveva raccolto appena undici vittorie negli ultimi diciotto tornei giocati in quel periodo. Allo storico e decadente torneo di Amburgo lo scorso luglio arrivava per lui la svolta: sconfiggeva nei quarti per la seconda volta un top ten (tra l’altro il verosimilmente secondo miglior giocatore al mondo sul ro cadjjbosso, Thiem) e arrivava sino in finale, dove si arrendeva in tre set a Basilashvili. Per colui che nel febbraio 2018 era stato sulla soglia della top 30 – grazie alla vittoria da lucky loser del torneo di Umago ed ai quarti agli Us Open 2017, più giovane tennista a riuscirci dal 2001 in poi – quella era la necessaria iniezione di fiducia per raggiungere i primi quarti di finale in un Masters 1000 a Cincinnati (sconfiggendo Wawrinka e, soprattutto, Federer), superare Tsitsipas a New York e vincere il secondo titolo della carriera a Mosca (in finale su Mannarino). La degna chiusura del 2019 era per lui rappresentata dalle quattro vittorie in altrettanti incontri di singolare alle Davis Cup Finals, dove ha aiutato la sua Russia a sfiorare la vittoria in semi contro il Canada. Avendo una classifica già molto buona, ma comunque da terzo giocatore russo, Andrei non ha potuto disputare l’ATP Cup e ha iniziato il 2020 partecipando per la terza volta consecutiva al ricco ATP 250 di Doha, dove nel 2018 aveva raggiunto la finale, persa contro Monfils. Per vincere -senza perdere un set- il terzo torneo in carriera Rublev non ha affrontato nessun top 60: nell’ordine ha prevalso su Kukhushkin(6-4 6-2), Herbert (6-4 6-3) e Kecmanovic (6-3 6-1) e, in finale, su Moutet (6-2 7-6).

89 – il numero percentuale di partite vinte in carriera in Australia da Novak Djokovic nel circuito maggiore. Il campione serbo, vincitore di sedici Slam e primatista assoluto agli Australian Open con ben sette successi (sei volte sono stati vinti da Roger Federer e Roy Emerson) ha confermato la scorsa settimana la sua grande capacità di arrivare in buonissima condizione a inizio anno e la grande adattabilità al clima e alla superficie di gioco australiana. Se a Melbourne vanta un invidiabile record di sessantotto vittorie e otto sconfitte, il suo bottino down under in partite ufficiali comprende anche i cinque match vinti -a fronte di nessuna sconfitta – ad Adelaide nel 2007 (quando vinse il terzo titolo della carriera, il primo sul cemento all’aperto) e i meno buoni bottini raccolti a Sydney (2W-1L) e Brisbane (sconfitta all’esordio), entrambi datati 2009.

Non sorprende il suo grande rendimento nella prima edizione della ATP Cup, dove è stato trascinatore della Serbia nella conquista della prima edizione di questa nuova competizione, grazie alla vittoria dei dei due doppi giocati (tra cui quello decisivo in finale contro la Spagna, in cui affinancato da Troicki ha affrontato Carreno Busta e Feliciano Lopez) e di tutti e sei gli incontri di singolare nei quali è stato impegnato (avendo tra l’altro la meglio su due top 5, un top 10 e un top 20). Non ha perso nemmeno un set nel girone preliminare giocato a Brisbane contro Garin (duplice 6-3), Anderson (in due tie-break) e Monfils (6-3 6-2) e a Sydney ha ulteriormente alzato il livello di gioco per uscire da due battaglie di oltre due ore e mezza contro Shapovalov (4-6 6-1 7-6) e Medvedev (6-1 5-7 6-4) e per superare in due parziali il numero 1 al mondo, Rafael Nadal (6-2 7-6). Un autentico trascinatore per una Serbia che per vincere l’ATP Cup nei sei tie necessari per il successo ha perso appena tre incontri (i due singolari di Lajovic contro Paire e Bautista Agut e il doppio, a risultato acquisito, contro il Cile). Per Nole anche preziosi 660 punti in classifica, che gli permettono di accorciare a 520 quelli di distanza da Nadal.

Novak Djokovic – ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

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Australian Open

Camila Giorgi deluxe vola al terzo turno dell’Australian Open: sfiderà Kerber

MELBOURNE – Prestazione perfetta dell’azzurra. Demolita la due volte campionessa Slam Kuznetsova. “Spero di giocare così anche contro Kerber!”.

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Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

C. Giorgi b. S. Kuznetsova 6-3 6-1 (da Melbourne, il nostro inviato)

Un’ora e tre minuti di tennis praticamente perfetto, questa è stata la prestazione di Camila Giorgi stasera nel tramonto di Melbourne park, sul campo 19, davanti a non più di un centinaio di irriducibili rimasti fino a fine programma. Svetlana Kuznetsova era ben lontana dal suo meglio (ricordiamo che il meglio di “Sveta” è un livello tale da vincere due Slam), ma questo non toglie nulla ai meriti di una Camila versione extralusso.

Svetlana parte bene, facendo due game di fila, e già in tribuna serpeggia la preoccupazione dei tifosi italiani, ma Camila reagisce immediatamente, con un’accelerazione bruciante a livello di ritmo, intensità, potenza e anticipi che spazza letteralmente via dal campo la malcapitata avversaria. Da quel piccolo svantaggio iniziale, Giorgi realizza un parziale di 12 game a 2, con una pioggia di vincenti tirati da qualsiasi angolo del campo (in particolare le entrate in lungolinea di rovescio sono state eccezionali), e chiudendo 6-3 6-1 in poco più di un’ora.

 

Del match c’è quindi poco da raccontare, la cosa bella dal punto di vista dei tifosi azzurri è la qualità del tennis espresso da Camila stasera. L’impressione, da bordocampo, è stata simile a quando (per chi si ricorda di cosa sto parlando, ovvero i giradischi analogici a puntina) si fa girare un LP a 33 giri con il settaggio a 78: Giorgi andava letteralmente a una volta e mezza la velocità di Kuznetsova, a partire dalla rapidità di piedi fino a quella della palla, quasi troppo bello per essere vero. Come detto, a una tale disparità di valori apparente deve per forza aver contribuito qualche demerito della russa, per quello che si è visto dal vivo l’impressione è stata che Svetlana non riuscisse a giocare lungo. Al primo turno, Svetlana aveva eliminato la finalista dell’ultimo Roland Garros Marketa Vondrousova, non stiamo parlando di una giocatrice in disarmo. Ma quando hai di fronte una sparapalle indiavolata come la Camila di oggi, che sbaglia pure poco, è difficile stabilire dove iniziano i meriti di una e i demeriti dell’altra.

Credo di non aver giocato tanto male“, ci ha detto Svetlana. “Ma lei è stata impressionante, non potevo fare nulla“.

Bene così, comunque. Camila affronterà Kerber, con cui ha perso quattro volte su quattro, vincendo solo un set a Brisbane nel 2016. “Non l’ho mai vista giocare così“, mi dice Tathiana Garbin rientrando negli spogliatoi. “Certo Svetlana era l’ombra di se stessa, ma una Camila così non me la ricordo. Tira tutto, sbaglia niente. Speriamo continui!“. In conferenza stampa, poco dopo, Camila conferma le impressioni della sua capitana di Fed Cup: “Sono molto contenta, ho giocato bene, l’importante è che ho impostato il mio tennis. La cosa più positiva, seriamente, è stato il gioco di gambe, oggi ero davvero veloce. Contro Kerber, beh, spero solo di giocare come stasera!“. Camila giocherà il decimo terzo turno Slam della sua carriera, il terzo qui a Melbourne nonché secondo consecutivo dopo quello perso contro Karolina Pliskova dodici mesi fa.

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Australian Open

Australian Open, la carica delle ex numero uno

Avanti Halep, Pliskova, Kerber (che trova Giorgi) e una ritrovata Muguruza. Bencic lotta e passa su Ostapenko. Vince ancora Cici Bellis

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Simona Halep - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Avanti piano, senza strafare. La sensazione è che il livello di gioco di Simona Halep debba ancora crescere per renderla competitiva ai più alti livelli nella seconda settimana. Ma intanto, la numero tre del mondo avanza al terzo turno sotto gli occhi del ritrovato coach Darren Cahill. Contro Harriet Dart il primo set è stato una formalità, mentre i momenti di vuoto della romena hanno reso vera la partita nel secondo parziale, in cui ha rischiato di farsi raggiungere sul 5-5. Ho perso un po’ la concentrazione alla fine – ha ammesso nell’intervista sul campo – correndo qualche pericolo di troppo. Mi piace sempre giocare sotto pressione, chiaramente preferirei riuscire a chiudere prima i match quando è possibile. Dovrò farlo, se voglio provare ad arrivare fino in fondo”. L’asticella dovrà per forza alzarsi al terzo turno. Ad attenderla, la semifinalista uscente Danielle Collins o Yulia Putintseva. Entrambe insidiose, nella loro diversità.

MUGU RITROVATA – Giornata in ogni caso positiva, per le ex regine del ranking. Se più indizi fanno una prova, il 2020 di Garbine Muguruza è iniziato con un piglio diverso rispetto agli stenti a cui ci stava abituando. In quasi due ore e mezza di alti e bassi, la spagnola ha ribaltato il fattore campo contro Ajla Tomljanovic guadagnandosi così il pass per sfidare la vincente tra Svitolina e Davis. Pur senza brillare, la spagnola sta riacquistando sicurezza a suon di vincenti (34, dieci in più dell’avversaria) e discese a rete, dove ha conquistato 24 punti su 28. La seconda partita vinta al terzo set – tra l’altro contro un’avversaria in buona forma (Tomljanovic contro Sevastova aveva decisamente convinto) – restituisce anche segnali incoraggianti sul piano della condizione. Sembra infatti alle spalle quell’infezione virale che l’aveva costretta al ritiro a Hobart, disseminando dubbi nel suo percorso di avvicinamento a Melbourne Park. Il sorrisone dopo aver messo a terra il match point dà l’idea che nella testa di Garbine siano tornate alcune sensazioni dei giorni migliori.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

SULLA STRADA DI CAMILA – Prova a resistere alla parabola discendente anche Angelique Kerber. La tedesca è arrivata a fari spenti e senza grandi aspettative sui campi dove ha trionfato nel 2016, scoraggiata anche dalle cattive prestazioni di Brisbane e Adelaide. In ogni caso, complice un sorteggio non terrificante, ha lasciato per strada appena nove game in due turni liquidando senza eccessivi problemi Priscilla Hon come aveva già fatto con Elisabetta Cocciaretto. Sul suo cammino ritroverà Camila Giorgi, con cui è avanti 4-0 nei testa a testa. Nello stesso spicchio di tabellone, prosegue senza affanni il cammino di Karolina Pliskova: la seconda testa di serie ha lasciato a Laura Siegemund il tempo di portarsi avanti di un break in avvio (3-1), per poi ribaltare di forza l’inerzia della partita anche grazie ai consueti otto ace. Per la ceca al terzo turno c’è Anastasia Pavlyuchenkova (7-5 7-5 su Townsend), sempre battuta nei cinque precedenti.

Karolina Pliskova – Australian Open 2020

BALLA BELINDA – Successo non banale quello di Belinda Bencic, che aveva perso nell’unico incrocio contro Jelena Ostapenko (Indian Wells 2018). I rapporti di forza sono chiaramente cambiati, ma l’esito della sfida non è sembrato mai scontato. Sono stata brava a rimanere centrata nei momenti in cui le cose non stavano andando bene, ha commentato a caldo la numero sette WTA. Che ha mantenuto l’equilibrio in una partita vissuta sulle montagne russe: nel primo set era avanti 3-0, poi si è fatta riprendere sul 5-5 prima di dare la spallata decisiva. Nel secondo, Ostapenko ha servito per il set sul 5-4 prima di concedere un doppio break che le ha spezzato le gambe. “So di non essere quella giocatrice che può spaccare le partite con il servizio o il dritto – ha analizzato a fine partita la svizzera -, tatticamente cerco di mettere le mie avversarie nella condizione di commettere il maggior numero di errori“. Missione compiuta, nel caso specifico. La aspetta Kontaveit, in un sedicesimo alla portata con la prospettiva di una tra Vekic e Swiatek agli ottavi.

 

ANCORA CICI – Arriva un altro squillo dalla seconda vita tennistica di Cici Bellis. L’ex baby prodigio si è tolta una bella soddisfazione, fermando la corsa della numero 22 del mondo Karolina Muchova (che aveva chiuso il 2019 con il titolo di Seoul, la semifinale di Mosca e la partecipazione al masterino di Zhuhai). Prossimo test, la solidità di Elise Mertens che ha lasciato appena tre game ad Heather Watson.

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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ATP

Australian Open: Medvedev senza affanni, Thiem passa al quinto

Daniil vince una partita divertente contro il qualificato Pedro Martinez. Il finalista dello US Open sta entrando in forma. Dominic va sotto 1-2 contro Bolt, poi vince 12 dei successivi 15 giochi

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Daniil Medvedev - Australian Open 2020 (via Twitter, Australian Open)

[4] D. Medvedev b. [Q] P. Martinez 7-5 6-1 6-3(da Melbourne, il nostro inviato)

Lo spagnolo 22enne Pedro Martinez, di Valencia, omonimo del grandissimo pitcher dominicano dei Boston Red Sox (tra gli altri), 8 volte “All Star”, e introdotto nella Hall Of Fame del baseball nel 2015, per quanto riguarda il tennis è decisamente di un livello più basso rispetto al fenomeno del lancio con cui condivide le generalità. Sulla carta, contro il numero 4 del mondo Daniil Medvedev, non dovrebbe esserci storia. Numero 168 ATP, Pedro è stato bravo a qualificarsi qui a Melbourne e soprattutto a battere Dominik Koepfer al primo turno (quel Koepfer che 4 mesi fa arrivò agli ottavi di finale dello US Open, eliminato proprio da Medvedev). Piove a scrosci oggi, sui campi esterni le partite sono sospese.

Fino al 4-1, con un break, sembra tutto filare liscio per Daniil, che però anche nella fase in cui è in vantaggio manifesta un certo nervosismo, rivolgendosi ripetutamente in modo stizzito al proprio angolo. In effetti, causa alcuni errori decisamente evitabili del russo, senza fare il fenomeno ma palleggiando solido e spingendo col dritto, Martinez riesce a recuperare il break, e a tenersi appaiato nel punteggio fino al 5-5. Qui Medvedev gioca due game concentrato e concreto, accettando lunghi scambi in diagonale senza perdere la pazienza, e chiude 7-5.

Nel secondo set il russo continua a giocare a un livello semplicemente troppo alto per l’avversario, sale 5-0 dando anche spettacolo a momenti con alcuni recuperi e un paio di gran passanti, siamo a un parziale di 7 game a zero, in effetti purtroppo per il volenteroso Pedro la differenza di qualità è quella. Durante il cambio di campo, a Daniil viene un episodio di epistassi (sangue dal naso), e viene chiamato il fisioterapista per tamponargli l’emorragia dalla narice destra, con conseguente medical time-out. Tampona l’emorragia di game anche Martinez, tenendo un servizio alla fine della pausa, ma allo scoccare dell’ora e mezza di gioco Medvedev si prende il 6-1 con l’undicesimo ace.

Martinez è un giocatore anche brillante, attacca spesso la rete, gioca bene lo slice, il match è gradevole. Sull’1-1 del terzo set due punti memorabili: prima Daniil mette un recupero irreale spalle alla rete con una frustata di polso da squash, per poi impattare lo smash di Pedro passandolo di rovescio, successivamente è lo spagnolo a deliziare la Margaret Court Arena con una stop-volley bassa che muore a una spanna dalla rete. La gente in tribuna intorno a me scatta in piedi ad applaudire, nonostante la disparità nel punteggio ci stiamo divertendo. Nel quinto game arriva il break per Medvedev, in quello successivo il russo salva tre palle del contro-break, andando 4-2, e per Martinez (che chiude un dritto a 161 kmh nel frattempo, i colpi li ha eccome il ragazzo, deve solo costruirsi una continuità migliore per poter stare a questi livelli) la vicenda più o meno si chiude qui. Il 6-3 finale arriva poco dopo, un buon match tutto sommato per Daniil, che sfiderà Popyrin al terzo turno.

DOM PASSA AL QUINTO – Sul punteggio di 6-2 5-4 e servizio, Dominic Thiem non si aspettava certamente di essere costretto a rimanere in campo per quasi tre ore e mezzo per avere la meglio sulla wild card australiana Alex Bolt. Al servizio per chiudere il secondo parziale, l’austriaco ha perso due game consecutivi alla battuta e il set per 7-5. Bolt, esaltato dal pubblico di casa, si è fatto via via sempre più aggressivo (saranno 32 le discese a rete dell’australiano tra secondo e terzo set, 21 i punti vinti) e si è portato addirittura avanti per 2 set a 1 conquistando il terzo parziale al tiebreak.

La sua partita è però finita lì: Thiem ha infatti drasticamente alzato il livello del suo gioco (solo quattro gratuiti per Dominic nel quarto parziale), conquistando 12 dei successivi 15 giochi per il 6-2 5-7 6-7 6-1 6-2 finale, suggellato dal 56esimo vincente della sua partita. Per Thiem – che lo scorso anno è stato il giocatore con il miglior record al quinto tra quelli con almeno dieci set decisivi giocati (15 vittorie e 3 sconfitte) – si tratta della terza vittoria al parziale decisivo all’Australian Open, a fronte di una sola sconfitta (contro Sandgren nel 2018). “L’off season serve a questo: a prepararsi bene fisicamente, in questo modo è più facile dal punto di vista mentale mantenere un determinare livello per cinque set, ha dichiarato Dom a fine match. Al prossimo turno affronterà il vincente del match tra Kevin Anderson e Taylor Fritz.

 

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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