Muguruza è tornata: ai quarti dell'Australian Open sfiderà Pavlyuchenkova

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Muguruza è tornata: ai quarti dell’Australian Open sfiderà Pavlyuchenkova

Garbine continua a vincere e convincere, battendo rapidamente anche Kiki Bertens. Al prossimo turno se la vedrà con la 28enne russa, che non ha mai raggiunto una semifinale Slam

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Garbine Muguruza - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Ancora sorprese, ancorché parziali, nel tabellone femminile di Melbourne, che ha visto l’eliminazione della nona testa di serie, Kiki Bertens, per mano di una ritrovata Garbiñe Muguruza, possibile outsider per il titolo, e della campionessa del 2016 Angelique Kerber, crollata alla distanza contro Anastasia Pavlyuchenkova, allenata dall’ex coach proprio di Muguruza, Sam Sumyk.

Quando Garbine Muguruza accende la luce, sono pochissime le avversarie in grado di tenerle testa, e se n’è accorta l’olandese Kiki Berten, travolta in soli 68 minuti nella notte fra domenica e lunedì da un’avversaria che aveva esordito nel torneo incassando un bagel da una qualificata, e che nelle ultime due uscite, da N.32 del mondo, ha letteralmente fagocitato un paio di Top 10. Dominante soprattutto con la prima l’iberica (90% di punti fatti), che pure aveva iniziato malissimo, regalando un break con un errore di dritto e con un doppio fallo, ma lo stesso si poteva dire della sua avversaria, poco centrata con il dritto e generosa a concederle il pareggio immediato. Da lì però Muguruza ha perso solo tre punti alla battuta, scappando nel sesto game con continua pressione e vincendo il braccio di ferro fra due dei rovesci più piatti del circuito.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il forcing è proseguito all’inizio del secondo, quando la spagnola si è procurata due chance non consecutive nel primo game, passando con un’altra asciata bimane. Come nel set precedente, però, i primi giochi sono stati all’insegna dell’amore filiale, e Bertens è subito tornata in partita grazie a un doppio fallo dell’avversaria. Doppio fallo delizia e croce, verrebbe da dire, perché allo stesso modo Bertens ha concesso il break che di fatto ha deciso l’incontro, nel quinto game, senza riuscire a vincere più di un punto sul servizio Muguruza, che anzi è andata a prendersi due match point non consecutivi nel nono game, sbagliando nella prima situazione ma entrando con il dritto per conquistare il suo secondo quarto in Australia dopo quello del 2017.

Prosegue la tendenza negativa negli Slam di Bertens, Top 10 stabile ma titolare di una sola semi sui palcoscenici più glam del tennis, mentre per Muguruza sembra che stia pagando il sodalizio con Conchita Martinez, anche se con i suoi livelli di discontinuità è difficile trovare spiegazioni razionali. “Mi sento bene in questo torneo”, ha detto in conferenza. “Sono concentratissima, soprattutto perché ho iniziato il torneo così così, ma sento che il mio corpo migliora di condizione ogni giorno. Siamo a metà torneo, quindi è difficile dire dove possa arrivare”.

L’avversaria dell’iberica sarà Anastasia Pavlyuchenkova, nuova protetta del suo storico coach Sam Sumyk, che ha battuto la vincitrice dell’edizione 2016 Angelique Kerber in 2 ore e 37 minuti.

Confronto di stili se ce n’è uno, la potenza piatta di Pavlyuchenkova contro la mobilità e la sagacia tattica della teutonica (reso ancora più affascinante dal 7-7 nei confronti diretti), e spettacolo godibile fin da subito, con Kerber che ha allenato gli squat, dovendo assorbire sovente le bordate dell’avversaria odierna, che non è Nureyev ma lascia convessità su qualunque superficie frequenti. Il primo set è stato un’altalena di gran livello, soprattutto per merito di Pavlyuchenkova, subito centrata per il 15-40 nel primo gioco, salvato da due vincenti da dietro di Kerber, Sandgren al femminile in quanto giustiziera di Cocciaretto e Giorgi. La 28enne russa si è però ripetuta nel game successivo su un errore di dritto dell’avversaria: anche in quella circostanza Kerber si è salvata, ma Pavlyuchenkova ha indovinato tre risposte in fila, passando con un gran dritto.

Sempre più in ambasce, Kerber non ne ha inizialmente indovinata una in risposta, e si è anzi trovata sotto di un doppio break, con la russa che si è procurata tre palle break non consecutive nel settimo gioco, picchiando sul rovescio di Kerber per andare a servire per il parziale sul 5-2. Vicina al primo checkpoint, Pavlyuchenkova si è però imballata, concedendo una prima palla break che si è subito tramutata da incidente di percorso a psicodramma, perché Kerber, campionessa cinica, ha accorciato e poi pareggiato con un 2/2 chirurgico, e ha poi salvato una successiva palla break dopo un inopinato doppio fallo, sfidando l’avversaria al tie-break.

Lì, Pavlyuchenkova è ancora andata avanti, salendo 3-0, e Kerber ha ancora rimontato. La tedesca ha però azzeccato la risposta di rovescio, recuperandolo sul 3-4, mettendo la testa avanti subito dopo. Pavlyuchenkova ha inizialmente pareggiato grazie al peso del suo colpo bimane, ma ha poi regalato un set point con un dritto lungo. Molto più sangue freddo per la campionessa del 2016, che ha preso l’iniziativa al momento giusto con due lungolinea, uno per colpo, portandosi avanti in 59 minuti – 28 vincenti contro 12 unforced a più punti vinti per la russa, 50-48, ma il set l’ha vinto l’altra.

 
Anastasia Pavlyuchenkova – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Nonostante qualche errore di troppo con il dritto di Pavlyuchenkova, che ha tentato di chiudere maggiormente il campo in avanti, l’inizio del secondo set è proseguito in maniera abbastanza lineare, con Kerber a influire sulla mobilità dell’avversaria con la curva mancina, avversaria capace però di tirar fuori qualche atout come lo strettino di rovescio in corsa con cui è salita 40-15 nel quinto game. Nel successivo, Pavlyuchenkova ha iniziato a sfruttare le percentuali basse dell’avversaria con la prima, forzando un deuce, ma Kerber l’ha obbligata nuovamente a colpire in corsa, impattando sul 3-3, prima di salire 0-30 su un cross bimane largo di poco della russa, brava a recuperare con un attacco di rovescio prima che il recupero in corsa di Kerber finisse largo di un soffio.

L’opportunità successiva si è ancora materializzata per la russa, e che opportunità: nel decimo game, sotto 40-15, ha dapprima trovato la risposta vincente su una seconda anodina di Kerber (spesso tradita dalla prima, solo il 52% in campo), per poi dominare gli scambi successivi piegando la racchetta della tedesca, salendo a set point. Brava però la tds N.17 a servire lo slice mancino, muovendo l’avversaria per chiudere con lo smash. Ancora set point Pavlyuchenkova, grazie a un raro back, e ancora slice da sinistra e smash dopo il cambio in lungolinea di Kerber, 5-5. Scampato il pericolo, la tre volte campionessa Slam ha sentito l’eco di una finestra che si apriva, vincendo un gran scambio per poi andare 30-30, ma la russa ha vinto un gran scambio a rete con tanto di lob volley, e l’ha obbligata ancora a servire per rimanere nel set. E proprio lì la racchetta di Kerber ha mostrato qualche cedimento – un doppio fallo e un inopinato dritto in corridoio l’hanno mandata sotto 15-30 – e Pavlyuchenkova non si è fatta pregare, guadagnandosi un terzo set point. Che lucidità, però, che temperanza di Kerber, che ha avuto la presenza di spirito di eseguire lo schema salvifico degli svantaggi precedenti.

E allora di nuovo tie-break, e di nuovo piccola fuga di Pavlyuchenkova, avanti 2-0 su un dritto largo, e ancora rimonta Kerber con un rovescio in cross fulminante. Stavolta però la russa si aspettava il servizio a uscire dell’avversaria, e si è ripresa il mini-break con una risposta pesante, replicando dopo per il 5-2 apparentemente decisivo. Kerber ha trovato un gran rovescio genuflesso, ma ha poi messo una risposta in rete, concedendo tre set point, e stavolta Pavlyuchenkova non ha esitato, sfruttando la seconda chance con un rovescio vincente inside-in, rimandando tutto al terzo allo scoccare delle 2 ore di gioco.

All’inizio del terzo l’impressione immediata è stata che Kerber fosse in debito d’ossigeno, servendo quasi da fermo e proponendo gli stessi lungolinea immediati ma con meno punch, asperità che si sono tradotte in una immediata palla break su un rovescio vincente della russa. Nonostante il servizio l’abbia salvata nella circostanza, il game se n’è andato nondimeno, causa un doppio fallo e un rovescio in rete seguito a una seconda generata da un fallo di piede, accolto con eufemistico disdegno da Angelique.

Anastasia Pavlyuchenkova – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

L’impressione è stata confermata senza temi di smentita nel turno di servizio successivo, quando due doppi falli hanno dato il là agli attacchi di Pavlyuchenkova, ma la palla break seguente è stata neutralizzata da una combinazione si servizio e dritto. Ne è presto seguita un’altra in seguito a un dritto lungo, e il game over si è concretizzato con uno splendido dritto lungolinea vincente della tds N.30, bravissima a dare una spazzolata con il polso sulla corsa. Kerber ha ha recuperato un break trovando un gran rovescio vincente e poi un bel dritto stretto, ma quasi più per orgoglio, perché Pavlyuchenkova si è subito ripresa il vantaggio confortevole, salendo rapidamente 0-40 e chiudendo alla seconda opportunità su un errore di dritto della tedesca. Andata e servire per il match, Pavlyuchenkova si è difesa dagli attacchi dell’avversaria, che ha cercato di colpire alla cieca, e ha chiuso con un ace dopo 2 ore e 37 minuti.

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Adesso è ufficiale: obbligo vaccinale per partecipare all’Australian Open 2022

A dichiararlo è stato Daniel Andrews governatore dello stato del Victoria. Tsitsipas, Rublev e Thiem si vaccineranno, mentre è in dubbio la presenza di Djokovic

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tanto tuonò che piovve. Lo stato australiano del Victoria non concederà deroghe o permetterà accordi speciali ad atleti non vaccinati per consentire loro di competere in eventi importanti. Lo ha dichiarato il premier dello stato Daniel Andrews, mettendo così in serio dubbio la difesa del titolo dell’Australian Open da parte di Novak Djokovic (che nei giorni scorsi si era espresso così tema dichiarando che non rivelerà il suo status vaccinale e che non ha ancora deciso se volare a Melbourne o meno) e di conseguenza la possibilità di riprovare a competere per il Grande Slam.

“Sulla questione della vaccinazione, abbiamo deciso di adottare la linea dura e coerente dello stato”, ha detto a un briefing con i media. “(Al virus) non importa quale sia la tua classifica tennistica o quanti Slam hai vinto. È completamente irrilevante. Devi essere vaccinato per proteggerti e per proteggere gli altri”.

Tennis Australia, che organizza il Grande Slam, ha rifiutato di commentare.

 

Lo stato del Victoria, che nelle prossime settimane dovrebbe uscire da un blocco di quasi tre mesi, ha dunque equiparato gli atleti professionisti agli altri milioni di “lavoratori autorizzati. Lo sport professionale non è un mondo a parte e quindi come tutti gli altri devono essere autorizzati e devono essere vaccinati con doppia dose”, ha affermato in conclusione Andrews.

Una notizia che non può cogliere di sorpresa nessuno, tennisti e addetti ai lavori in primis, tant’è che nei giorni scorsi stelle del circuito come Andrey Rublev, Dominic Thiem e Stefanos Tsitsipas hanno dichiarato che procederanno a ricevere l’inoculazione durante la off-season per non mancare l’appuntamento Down Under. Allo stesso tempo, però, qualche opacità legislativa era rimasta, tant’è che nei giorni scorsi Djokovic aveva dichiarato: “Se ho capito bene, il governo e Tennis Australia prenderanno le decisioni definitive tra due settimane. Quest’anno ci sono state tante restrizioni e so che Tennis Australia sta tentando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non”.

Questa regola invece non lascia spazio a troppi dubbi interpretativi, e rappresenta una prima volta che potrebbe lasciare il proprio segno sulla storia del tennis, visto che attualmente (ancorché in via ufficiosa) si stima una percentuale di vaccinati del 50% circa fra i tennisti, anche se l’ATP e la WTA hanno riportato cifre superiori, rispettivamente del 65% e 60% circa.

In questo momento, pertanto, è possibile che l’Australian Open 2022 si disputi con un parco giocatori a dir poco rimaneggiato.   

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Obbligo vaccinale per l’Australian Open? Parte il dibattito

Lo Stato di Victoria obbliga i lavoratori a vaccinarsi. Per ora gli sportivi provenienti da fuori dello Stato ne sono esclusi, ma con ogni probabilità non lo saranno a lungo: cosa faranno i tennisti scettici nei confronti del vaccino come Djokovic, Tsitsipas e Sabalenka?

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Novak Djokovic - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

La strada verso il ventunesimo Slam per Novak Djokovic potrebbe trovare il suo primo ostacolo ancor prima che l’Australian Open inizi, e a porglielo davanti non sembra essere un collega tennista ma bensì il governo dello Stato di Victoria. Dal primo ottobre infatti è entrato in vigore un decreto che obbliga i lavoratori a dimostrare di aver ricevuto almeno una dose di vaccinazione contro il COVID-19 entro quindici giorni o verranno banditi dai luoghi di lavoro, in base alle nuove regole applicate dal governo statale. Quest’obbligo sul vaccino, come riporta il quotidiano australiano The Age, “è ritenuto uno dei più severi al mondo ed è stato accolto con favore da gruppi imprenditoriali ma messo in discussione da alcuni esperti di salute” e andrà a toccare ben oltre un milione di lavoratori, inclusi preti, personal trainer, giudici, e atleti che risiedono nello Stato. Inoltre si legge che “i lavoratori agricoli che sono nella lista hanno criticato la decisione, avvertendo che potrebbe portare a carenze di cibo e costringere gli agricoltori a lasciare il settore”. Ma cosa c’entra tutto questo col tennis e in particolare con un torneo previsto dal 17 al 30 gennaio 2022?

C’entra perché, seppur al momento gli atleti provenienti da fuori del Victoria siano esenti da questo mandato, ci sono voci consistenti su un ulteriore mandato ad hoc per gli sportivi che dunque potrebbe aver effetto sull’estate australiana e su tutti gli eventi che essa porta con sé. A seguire la vicenda con vivo interesse c’è ovviamente il direttore dell’Australian Open e CEO di Tennis Australia Craig Tiley, il quale, stando a quanto riportano i media locali, sta portando avanti negoziazioni confidenziali con il governo per trovare una soluzione che accontenti entrambe le parti. Il timore principale di Tiley è che un obbligo vaccinale possa portare all’esclusione di un numero troppo elevato di top player, ma a questa campana il governo dello Stato di Victoria non sembra voler dare molto ascolto.

Il Brisbane Times ha infatti riportato queste parole del Premier locale, Daniel Andrews: “Al virus non importa che lavoro una persona faccia. Che tu sia un membro del Parlamento o un giudice della Corte Suprema, se non ti vaccini correrai sempre lo stesso rischio di contrarre il virus e diffonderlo”. Riferendosi poi ai tennisti, ha dichiarato: “I titoli dello Slam non ti proteggono dal coronavirus”. Sembra dunque probabile che non ci saranno marce indietro sul tema, e che l’obbligo vaccinale per recarsi a Melbourne sia solo una questione di tempo.

 

Né il circuito maschile ATP né quello femminile WTA hanno esplicitamente espresso sostegno all’obbligatorietà vaccinale, ma entrambi gli organi incoraggiano fortemente i giocatori a farsi vaccinare. Il mese scorso l’ATP ha stimato che il 50% dei suoi giocatori fosse vaccinato, mentre la stima della WTA è di circa il 60%; alcuni report di giornalisti comunque rivedono al ribasso queste cifre portandole attorno al 30%. Quel che è certo è che parecchi tennisti, soprattutto negli ultimi tempi, hanno espresso il loro scetticismo sui vaccini, e tra tutti spiccano le parole del numero uno Djokovic, del numero tre Tsitsipas, e della neo-contagiata Sabalenka. Fortemente a favore invece c’è Victoria Azarenka, la quale durante lo US Open si auspicava al più presto un dialogo franco e aperto sul tema per risolvere il problema il prima possibile, e questa sembra proprio l’occasione giusta per intavolare la discussione. Di Slam ce ne sono quattro all’anno e per parecchi giocatori anche solo disputare il primo turno di uno di essi rappresenta una delle principali entrate economiche; fino a che punto dunque si è disposti a rinunciarci?

Al momento però l’obbligo vaccinale nel sud-est dell’Australia non si estende a questa categoria di lavoratori. Un portavoce del governo ha affermato che il governo nazionale e il Commonwealth stabiliranno regole per i viaggiatori vaccinati e non vaccinati, ma le regole per i partecipanti agli Australian Open sono ancora in fase di decisione. “Altri requisiti di vaccinazione per l’Australian Open e altri eventi saranno presi in considerazione da [l’unità di sanità pubblica del Victoria] come richiesto”, ha affermato il portavoce. Dunque nulla è stato deciso e c’è persino chi parla di quarantena per coloro che decideranno di presentarsi a Melbourne senza vaccino. Se non altro l’esperienza di quest’anno e dell’estenuante periodo passato in hotel per molti tennisti potrà esser un memento per prendere la decisione giusta prima di salire in aereo a dicembre.

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Australian Open, qualificazioni a Natale fra Dubai e Abu Dhabi? Per ora niente obbligo vaccinale

Secondo il Daily Mail, ai giocatori sicuri dell’accesso al tabellone principale verrà richiesto di volare a Melbourne già a dicembre

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Con la pandemia ancora di là dal concludersi, Tennis Australia starebbe già finalizzando la pianificazione dell’Australian Open 2022 al fine di minimizzare il numero di giocatori che si recheranno a Melbourne: come nel 2021, le qualificazioni si dovrebbero infatti svolgere in Medio Oriente, come riporta il Daily Mail. Secondo il quotidiano britannico si giocherebbe negli Emirati Arabi Uniti, con gli uomini che giocherebbero ad Abu Dhabi (a gennaio erano volati a Doha, in Qatar) e le donne di nuovo a Dubai.

Le date saranno piuttosto diverse però. L’Happy Slam dovrebbe infatti tornare alla consueta collocazione nella seconda metà di gennaio (dal 17 al 30, per essere precisi, mentre la scorsa edizione si è giocata fra l’8 e il 21 febbraio), e questo significa che le qualificazioni saranno anticipate di conseguenza: il tabellone cadetto dovrebbe infatti svolgersi la settimana prima di Natale, con l’ultimo e decisivo turno in programma il 24. Dei voli charter provvederanno poi a portare i superstiti delle quali in Australia fra il 23 ed il 26, sempre di dicembre.

NATALE IN AUSTRALIA: NIENTE OBBLIGO VACCINALE?

Lo stacco fra la fine delle qualificazioni e l’inizio del torneo sarà quindi di tre settimane abbondanti. La ragione di questa separazione temporale è che ogni partecipante al torneo (qualificati e giocatori ammessi al main draw) dovrà trascorrere del tempo in una bolla che precederà l’inizio dei tornei di preparazione allo Slam, che dovrebbero tornare alla consueta suddivisione fra le principali città Down Under (Brisbane, Hobart, Adelaide, Sydney e Perth per l’ATP e il WTA Tour).

 

Questo significa che tutti i sopracitati dovranno volare in Australia durante le festività, probabilmente prima di Natale; questa volta, però, saranno in grado di allenarsi anche durante la quarantena, seppur in un ambiente rigidamente controllato – ricordiamo che la scorsa edizione è stata contrassegnata da una lunga serie di infortuni addominali che ha coinvolto anche Novak Djokovic e Matteo Berrettini.

Il Daily Mail ha confermato tuttavia che ci sarà una differenza sostanziale in termini di libertà fra vaccinati e non; anche se non sono arrivate specificazioni, sembra che la quarantena per chi ha (o avrà) ricevuto la doppia dose sarà decisamente più morbida. Sarebbero quindi smentite le voci su un obbligo vaccinale per chi vorrà giocare il torneo.

Queste decisioni arriva mentre Melbourne batte il record di Buenos Aires per il lockdown più duraturo: oggi sono 236 giorni dalle chiusure della capitale del Victoria che teoricamente dovrebbe riaprire i battenti il 26 ottobre, quando il 70% della popolazione locale dovrebbe aver ricevuto la doppia dose del vaccino.

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