Sette match point annullati, Federer non finisce mai: è in semi all'Australian Open

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Sette match point annullati, Federer non finisce mai: è in semi all’Australian Open

Menomato da un infortunio alla gamba destra, Roger rimonta Sandgren con il “braccino” e vince il suo 15° quarto di finale a Melbourne su 15 disputati. “Sono stato fortunato, non meritavo di vincere”. Attende Djokovic o Raonic

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Roger Federer - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[3] R. Federer b. T. Sandgren 6-3 2-6 2-6 7-6(8) 6-3 (da Melbourne, il nostro inviato)

“I believe in miracles”, credo nei miracoli, ha detto Federer alla fine di questa rocambolesca partita che sulla carta doveva essere una passeggiata per lo svizzero, imbattuto in 14 precedenti apparizioni nei quarti di finale dell’Australian Open. E invece a causa di un problema all’adduttore sofferto da Federer ha regalato tantissime emozioni e un’occasione probabilmente irripetibile per Sandgren di raggiungere le semifinali di un torneo del Grande Slam. Eh sì, perchè almeno su quattro dei sette match point all’americano si è accorciato un po’ il ‘braccino’. “Avrei potuto giocarli meglio, i match point – ha detto un comprensibilmente deluso Sandgren dopo la partita – li ho passati in rassegna numerose volte nella mia testa, lui è stato aggressivo in una occasione, io sono stato passivo in un altro paio, avrei potuto mettere la volée in un punto diverso, poi lui ha tirato due buoni passanti. Ho sbagliato un approccio, ma ero in una brutta posizione, lui mi avrebbe probabilmente passato comunque in quella circostanza…”.

L’infortunio ha disinnescato le due armi principali dello svizzero, il servizio (soprattutto la seconda palla) e la risposta, che non ha permesso a Federer di opporsi alle battute dell’avversario. Dopo l’intervento del medico e, probabilmente, degli antidolorifici, la situazione è lentamente cambiata ed ha consentito all’ex n.1 del mondo di rovesciare una partita che sembrava persa annullando ben sette match point.

LA PARTITA – Nel sole del pomeriggio, anche se mite, Federer probabilmente sperava che le palle volassero un po’ di più, ma il campo rimane quello che è, e rimane non proprio agevole mettere a segno dei punti vincenti. Soprattutto se non sono incrociati. Sandgren sembra gestire in maniera egregia l’esordio contro Federer su un campo importante (dove comunque aveva già giocato), ma la prima di servizio non lo assiste. Mette sì a segno 4 ace nel primo set e altrettanti servizi vincenti, ma quando comincia il palleggio le cose per lui si complicano. Deve fronteggiare palle break in tutti i suoi primi tre turni di servizio e sul 2-3 perde il gioco con tre errori gratuiti piuttosto banali e un doppio fallo.

Dopo il primo set vinto in 35 minuti un alone di inevitabilità sembra scendere sulla Rod Laver Arena, tuttavia Federer di colpo smarrisce il pallino del gioco e comincia a sbagliare colpi in sequenza. Lo svizzero subisce un parziale di 10 a 2, nel quale otto dei punti di Sandgren sono errori suoi errori gratuiti e i suoi due miseri “quindici” includono anche un doppio fallo dell’avversario. Federer prova a riprendersi con la battuta, accorciando i punti e venendo più spesso a rete, ma non sembra avere troppa energia, e il suo rovescio lo tradisce sempre più spesso. Tra lo stupore generale il secondo set va a Sandgren per 6 giochi a 2 con un secondo break che arriva a chiusura di parziale.

Tennys Sandgren – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La situazione inattesa attrae sulla Rod Laver Arena gli spettatori che si erano attardati a pranzo o sugli altri campi e si viene a creare un po’ più di atmosfera. Sandgren apre il set tenendo la battuta con tre ace, e poi si porta 2-0 con il secondo break consecutivo. Vincendo uno scambio da 28 colpi Federer arriva a 0-40, ma con il servizio Sandgren viene fuori dalla buca ancora una volta (Roger è 1/9 nelle palle break) e viene pure ammonito per una “audible obscenity” che nessuno ha sentito se non il giudice di sedia Marijana Veljovic.

L’elvetico esce dal campo con il fisioterapista per un medical time-out che dà occasione al DJ di dar fondo alla sua scorta di “party songs”, e al ritorno ricomincia a servire in maniera molto più cauta di prima, sembrando anche piuttosto rigido negli spostamenti laterali, soprattutto verso destra. Sandgren tiene i suoi servizi fino al 5-2 quando un game-agonia da 20 punti vede Federer annullare non si sa come quattro set point, per poi cedere definitivamente il parziale con l’ennesimo rovescio sbagliato.

Appare chiaro che Federer non è al 100 per cento fisicamente: dopo il momento di cautela nel terzo set, oppure con l’aiuto degli antidolorifici, il servizio ha ripreso ad andare alle velocità usuali, almeno sulla prima, ma i movimenti son certamente più goffi e gli errori arrivano copiosi. Sul servizio si difende ammirevolmente, ma è sulla risposta che per lui sono guai: Sandgren infila una serie di 13 punti consecutivi alla battuta, interrotta solamente da un tweener sbagliato dopo un bello schema palla corta più pallonetto al volo di Federer. Sul 5-4 l’americano arriva al match point per ben tre volte, ma i suoi nervi lo tradiscono e commette tre brutti errori gratuiti. Nel game seguente Federer avrebbe una palla del 6-5 (la prima palla break per lui dal medical time-out) ma Sandgren la annulla.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Si giunge al tie-break dove i primi sei punti vanno con i servizi, poi Roger mette in rete un diritto che lancia l’americano sul 6-3 e altri tre match point. Sul primo Tennys sbaglia un rovescio, sul secondo Federer mette una prima vincente e sul terzo lo svizzero vince un corpo a corpo a rete con un passante al volo. Due punti più tardi il settimo match point di Sandgren viene messo in rete su uno slice corto di rovescio, Federer ha un set-point sull’8-7 ma viene cancellato da un ace. Ne arriva un altro sul 9-8, grazie a un gratuito di Sandgren, e questo è quello buono, perché dopo un pallonetto difensivo di Federer su una volée molto profonda, lo statunitense mette fuori uno smash a rimbalzo da fondo.

Nella pausa prima del quinto set, Federer si fa massaggiare dal fisioterapista e si può capire che il suo problema è agli adduttori della gamba destra. Sandgren ovviamente accusa il contraccolpo per le tante occasioni svanite e va subito sotto 0-1 0-30, poi salva due palle break tra mille distrazioni, dal fruscio statico del microfono dell’arbitro a un telefono che non smette di suonare. Al sesto gioco la svolta del match. Sul 40-30 Sandgren infila due errori di rovescio che danno una palla break a Federer, la diciannovesima della serata. Federer prende il coraggio a due mani, lascia partire un diritto inside-in e ottiene il break. Dieci minuti più tardi il match finisce: 3 ore e 31 minuti di montagne russe che sicuramente Sandgren non dimenticherà tanto facilmente.

Federer esce vincitore da un match nel quale si è aggiudicato
meno punti (160 a 161) e meno giochi (23 a 24)
, fatto questo che si era verificato solamente un’altra volta nel corso della ultra-ventennale carriera dello svizzero nei tornei del Grande Slam: nella finale di Wimbledon 2009 vinta contro Andy Roddick per 16-14 al quinto set.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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Orfani del tennis: i dieci momenti memorabili della storia del torneo di Miami

La rimonta di Federer con Nadal, le sei vittorie di Agassi e lo splendido gesto di fair play del 1994, il primo sigillo di Djokovic: riviviamo i momenti indimenticabili del torneo di Miami

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Secondo il calendario originale, oggi sarebbe stato il giorno di ‘scollinamento’ del Masters 1000 di Miami, che disteso sui canonici dieci giorni si sarebbe concluso fra una settimana – domenica 5 aprile. Nulla di tutto ciò è accaduto, dacché la pandemia di COVID-19 si è abbattuta anche sul tennis e ha fermato tutto, ma grazie a un articolo pubblicato sul sito ufficiale dell’ATP possiamo rivivere i momenti più significativi della storia di questo torneo che si è disputato senza interruzioni dal 1985 al 2019.

1991: Jim Courier completa il primo “Sunshine Double”

Iniziata con il trionfo di Boris Becker su Ivan Lendl all’Australian Open, la stagione 1991 vide tra gli indiscussi protagonisti il ventunenne americano Jim Courier. Vincitore prima di allora di un solo torneo (Basilea 1989), il tennista di Sanford, numero 23 della classifica ATP, riuscì a trionfare prima a Indian Wells battendo in finale il francese Guy Forget e poi a Miami superando il connazionale David Weathon. Con il successo ottenuto sia in California che in Florida, Jim Courier è diventato il primo tennista della storia a vincere nello stesso anno entrambi i tornei americani di inizio stagione. Gli altri tennisti capaci di raggiungere tale traguardo sono stati: Michael Chang (1992), Pete Sampras (1994), Marcelo Rios (1998), Andre Agassi (2001), Roger Federer (2005, 2006, 2017) e Novak Djokovic (2011, 2014, 2015, 2016).

1994: trionfa Sampras, ma il premio sportività va ad Agassi

Nell’edizione 1994 Andre Agassi era numero 31 della classifica mondiale, la posizione più bassa da lui ricoperta dal 1987. Dopo aver battuto, tra gli altri, sia Boris Becker che Stefan Edberg, riuscì a qualificarsi per la finale, la prima da lui disputata sotto la guida dell’allenatore Brad Gilbert. Prima dell’inizio del match Agassi entrò nello spogliatoio. Il campione in carica Sampras, però, non era in grado di scendere in campo nell’orario di inizio previsto a causa di un’intossicazione alimentare. Il “Kid di Las Vegas” avrebbe potuto vincere per walk over ma non volle. Accettò di posticipare l’inizio dell’incontro. Pete si sottopose a una flebo di 90 minuti, scese in campo, a stomaco vuoto, e vinse: 5-7, 6-3, 6-3 il punteggio finale. Un grande gesto di fair play costato caro al tennista di Las Vegas. “Se non riesco a battere il miglior giocatore del mondo, non merito il trofeo e certamente non lo merito se non riesco a batterlo quando sta male” ammise Agassi al termine del match. “Ha mostrato grande classe, questo gesto non lo dimenticherò mai” dichiarò Sampras.

 

1997: l’ultima rinascita di Muster

Otto anni prima, nel 1989, Thomas Muster subì a Miami l’infortunio più sfortunato della storia. Dopo aver battuto Yannick Noah in una splendida semifinale recuperando due set di svantaggio, l’austriaco, mentre stava tornando in hotel venne colpito da un auto, una Lincoln Continental guidata dal trentasettenne Robert Norman Sobie. Thomas fu sbalzato per sei metri subendo un gravissimo infortunio al legamento crociato del ginocchio sinistro. La finale che avrebbe dovuto giocare con Ivan Lendl ovviamente saltò, svanendo così, anche se solo temporaneamente, il sogno di vincere il torneo americano. Nel 1997 Muster, ancora a Miami, riuscì a completare ciò che la sfortuna aveva interrotto otto anni prima. Da numero 2 del ranking, dopo aver battuto Jim Courier in semifinale, sconfisse in finale lo spagnolo Sergi Bruguera in tre set. A distanza di otto anni, dopo quel drammatico 1° aprile 1989, finalmente poté alzare al cielo la coppa del vincitore. Per l’austriaco fu il 44° e ultimo trionfo in carriera, il primo in un Masters 1000 sul cemento.

1998: Marcelo Rios diventa numero 1 del mondo

Venti giorni straordinari, passando dal deserto della California al caldo umido della Florida, regalarono a Marcelo Rios la prima posizione mondiale nel marzo 1998. Il talentuoso tennista cileno, che ad inizio marzo aveva 939 punti in meno del numero 1 del mondo Pete Sampras, sconfisse nella finale di Indian Wells il britannico Greg Rusedski e a Miami Andre Agassi. I match del Miami Open che portarono Rios sulla vetta del ranking mondiale furono seguiti in tv da tutto il Cile. Un’intera nazione letteralmente incollata davanti ai televisori. Il tennista di Santiago rimase in vetta al ranking complessivamente per quattro settimane, dal 30 marzo al 27 aprile, e poi nuovamente per altre due settimane, dal 10 al 24 agosto, sempre nell’anno 1998. Ad oggi è il primo e unico tennista cileno ad aver raggiunto la prima posizione mondiale, nonché il primo e unico tennista ad aver raggiunto tale posizione senza aver mai vinto un torneo dello Slam.

2003: Agassi trionfa per la terza volta di fila, sesta complessiva a Miami

Dopo il trionfo all’Australian Open di qualche settimana prima, il campione in carica di Miami Andre Agassi si presentava a Key Biscayne con grandi aspettative e con i favori del pronostico. Aspettative che non furono deluse. Il trentatreenne americano, numero 2 del ranking, dominò la finale contro la testa di serie numero 5, Carlos Moya, aggiudicandosi per la sesta volta in carriera il titolo di campione. Per Agassi si trattò del terzo trionfo consecutivo dopo quello del 2001 contro Jan-Michael Gambill e del 2002 contro Roger Federer. I sei titoli di Agassi conquistati a Miami sono stati poi eguagliati da Novak Djokovic nel 2016.

2005: Federer e Nadal si sfidano per la prima volta in finale

Nel 2004 Roger Federer e Rafael Nadal si affrontarono per la prima volta in carriera al terzo turno del Miami Open, dando vita al primo capitolo della loro rivalità. Nel 2005 di nuovo l’uno contro l’altro: questa volta però in finale. Dopo essere stato in svantaggio di due set e a soli due punti dalla sconfitta, Roger Federer riuscì nell’impresa di ribaltare l’incontro, ottenendo la 18° vittoria consecutiva nelle finali a livello di tour: 2-6, 6-7 (4), 7-6 (5), 6-3, 6-1 il punteggio finale in tre ore e quarantuno minuti di gioco. “Non mi aspettavo di riuscire a ribaltare la partita. Non ne ho recuperate tante quando sono stato in svantaggio di due set a zero, sono estremamente felice ed esausto” dichiarò Federer al termine del match.

2007: Novak Djokovic si aggiudica il primo Masters 1000 della carriera

Vincitore (prima di Miami) di soli tre titoli ATP e numero 10 del ranking mondiale, nel 2007 sul cemento di Key Biscayne, Novak Djokovic si aggiudicò il primo Masters 1000 della carriera battendo in finale il qualificato argentino Guillermo Canas. Il serbo con i suoi diciannove anni divenne il più giovane campione nella storia del torneo. “Ogni volta che vinci qualcosa, o comunque se sei il giocatore più giovane a farlo, o se fai qualsiasi record è sempre fantastico. Significa che il tuo nome è nella storia di questo sport. Ne sono orgoglioso. So di aver lavorato duramente per raggiungere tale traguardo. Spero che questo sia solo l’inizio di una lunga carriera” dichiarò il serbo ai giornalisti al termine dell’incontro. Sarebbe andata esattamente in quel modo.

2011: Un Djokovic perfetto batte Nadal in una finale mozzafiato

Già vincitore di Australian Open, Dubai e Indian Wells, Novak Djokovic arrivò alla finale dell’edizione 2011 del torneo di Miami senza perdere mai il servizio. Un inizio di stagione incredibile per il tennista serbo che, anche nella finale di Key Biscayne, mise in mostra il suo miglior tennis dando una dimostrazione pazzesca di solidità. Dopo tre ore e ventuno minuti di battaglia Novak Djokovic riuscì ad avere la meglio su Rafael Nadal con il punteggio di 4-6, 6-3, 7-6 (4). “È stata una partita super equilibrata, poteva finire in entrambi i modi. È stata una delle migliori che abbia mai giocato in carriera” dichiarò Nole. Nel 2011 il serbo rimase imbattuto fino al Roland Garros quando si arrese in semifinale a Roger Federer. 

2017: Federer vs. Kyrgios: uno dei match dell’anno

Dopo l’incredibile Australian Open culminato con il successo in finale contro Rafael Nadal, Roger Federer diede spettacolo anche a Miami. La semifinale dell’edizione 2017 tra Roger Federer e Nick Kyrgios fu la partita del torneo. Un match epico, lottato dal primo all’ultimo punto. Una carrellata di emozioni in cui lo svizzero riuscì a salvare vari set e l’australiano match point. Dopo tre ore e dieci minuti di battaglia, il tennista di Basilea si impose per 7-6 (9), 6-7 (9), 7-6 (5). “È stato fantastico. Non capita spesso di vincere una partita con tre tiebreak” dichiarò lo svizzero. “È stato bello vincere in questo modo, anche perché ricordo ancora la sfida contro di lui a Madrid nel 2015”. (ndr. In quell’occasione vinse Kyrgios per 6-7 (2), 7-6 (5), 7-6 (12) dopo aver salvato due match point).

2019: Benvenuti all’Hard Rock Stadium…

Dopo trentadue edizioni disputate a Crandon Park (dal 1987 al 2018), il torneo di Miami ha dato addio allo storico impianto di Key Biscayne. Dal 2019, infatti, il torneo si è trasferito all’Hard Rock Stadium, l’impianto che ospita la squadra di football dei Miami Dolphins. La nuova sede presenta 29 campi da gioco di cui 11 costruiti nei parcheggi meridionali dell’Hard Rock Stadium. La prima edizione nella nuova sede è stata vinta da Roger Federer che si è imposto in finale sull’americano John Isner.

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Coronavirus: tennis fermo fino a giugno, ranking congelati. Tutti contro il Roland Garros

Comunicato congiunto dei due tour: non si giocherà a Roma e Madrid, né da altre parti sulla terra battuta. Tutti d’accordo e schierati contro la FFT

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Lo stadio Pietrangeli gremito durante gli Internazionali BNL d'Italia 2019 (foto Felice Calabrò)

Lo spostamento del Roland Garros da maggio a settembre lo aveva lasciato intuire, ma adesso c’è anche l’ufficialità: dopo i tornei di aprile, salta anche tutto il mese di maggio dei circuiti ATP e WTA. In pratica, per il momento non ci sarà alcuna stagione su terra battuta. Questo impatta sui due grandi tornei combined rossi, il Mutua Madrid Open e gli Internazionali BNL d’Italia di Roma.

Gli spagnoli hanno già confermato la cancellazione del torneo per il 2020: in prima pagina sul sito ufficiale del torneo campeggia la notizia che l’edizione di quest’anno non avrà luogo. Stesso iter per l’ATP 250 di Estoril. La Federtennis italiana invece non ha ancora preso una posizione ufficiale, sebbene permanga la certezza che il torneo non potrà disputarsi nelle date previste. Il comunicato pubblicato sui sociali degli IBI prende atto della sospensione ma non conferma la cancellazione definitiva del torneo.

In uno scenario in cui ormai si procede da un rinvio all’altro, si dovrebbe riprendere a giocare – condizionale quantomai d’obbligo – con i tornei su erba previsti per la settimana dall’8 al 14 giugno, che al momento restano programmati come previsto. Si tratta dei tornei di Stoccarda (maschile) e Nottingham (femminile) assieme al combined di ‘s-Hertogenbosch.

Ultima notizia rilevante: i ranking ATP e WTA rimarranno congelati fino a quella data. Dunque i punti conquistati nella scorsa stagione non verranno scalati, per il momento.

 

Di seguito proponiamo la traduzione completa del comunicato congiunto di ATP, WTA, ITF e delle organizzazioni di tre Slam su quattro; è escluso solo il Roland Garros, al quale è rivolto un attacco più o meno velato in coda al comunicato.

“Dopo attenta analisi e a causa dell’epidemia in corso di COVID-19, tutti i tornei ATP e WTA della stagione primaverile sulla terra battuta non saranno giocati nelle date inizialmente previste. Questo include i tornei combined ATP/WTA di Madrid e Roma, insieme ai tornei WTA di Strasburgo e Rabat e ai tornei ATP di Monaco, Estoril, Ginevra e Lione.

La stagione del tennis professionistico è ora sospesa fino al 7 giugno 2020, inclusi i tornei Challenger e ITF. Al momento i tornei previsti dall’8 giugno in avanti sono ancora in calendario come previsto. In seguito a questa decisione, i ranking ATP e ATP saranno congelati per tutto questo periodo e fino ad ulteriore comunicazione.

Le sfide che comporta la pandemia di COVID-19 per il tennis professionistico richiedono la più ampia collaborazione di sempre da parte di tutti nella comunità tennistica, in modo che il nostro sport possa andare avanti nell’interesse di giocatori, tornei e tifosi.

Stiamo vagliando tutte le opzioni per preservare al massimo il calendario tennistico in base a varie possibili date di ripresa dei due Tour, data che resta sconosciuta in questo momento. Siamo in prima linea per risolvere tali questioni con i nostri giocatori e responsabili dei tornei oltre agli altri enti che governano il tennis nelle settimane e nei mesi a venire”.

Come detto, arriva in coda la chiara stoccata alla Federazione francese che ieri ha annunciato lo spostamento dello slam parigino destando stupore e sdegno tra gli addetti ai lavori:

Questo non è il momento di agire unilateralmente bensì all’unisono. Tutte le decisioni relative all’impatto del Coronavirus sul tennis necessitano di adeguati consulti e revisioni con le parti in causa, un’opinione condivisa da ATP, WTA, ITF, AELTC, Tennis Australia e USTA”.

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ATP

Gli ultimi vincitori di Indian Wells: Johnson fa suo il Challenger, Begu il WTA 125K

La rumena supera Doi con un doppio 6-3. Sock perde il derby in finale ma mostra segnali di ripresa. La finale dell’ATP Challenger resterà probabilmente l’ultima partita giocata quest’anno a Indian Wells

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Irina Camelia Begu - WTA 125K Indian Wells 2020 (foto Luigi Serra)

Si sono conclusi nella nottata di ieri i due Challenger di Indian Wells maschili e femminili. Eventi che probabilmente resteranno gli unici giocati in California quest’anno, vista la cancellazione del Masters 1000 di Indian Wells a causa del coronavirus.

ATP – Partiamo proprio da quella che potrebbe essere l’ultima partita giocata ad Indian Wells quest’anno, la finale del Challenger maschile tra Jack Sock e Steve Johnson. Un derby tutto americano, tra due tennisti che venivano da momenti simili ma diametralmente opposti. Il vincitore di Parigi-Bercy 2017 Jack Sock, non aveva vinto una partita a livello ATP/Challenger dagli ottavi di finale di Bercy del 2018 contro Jaziri fino alla recentissima vittoria di primo turno contro Albot a Delray Beach. Un calvario durato due anni che forse sembra essere in via di risoluzione. L’americano ha fatto rivedere in questa settimana sprazzi del suo gioco, battendo in partite durissime ottimi avversari come Kudla e Donskoy e soprattutto la testa di serie numero 1 Ugo Humbert.

Discorso non troppo diverso per Steve Johnson, reduce da un 2019 molto deludente e che quest’anno ha deciso di ripartire dai Challenger, una scelta che finora sta pagando. Il tennista californiano ha già vinto il Challenger di Bendigo, in finale contro il nostro Stefano Travaglia, e raggiunto le semifinali di Newport Beach. Alla fine è stato Steve Johnson a prevalere (6-4 6-4), come nel precedente scontro tra i due proprio a Delray Beach. In una partita tra due giocatori molto simili, dal servizio e dritto potenti, ha prevalso quello più in forma. Restano però tanti segnali positivi per Sock, che sembra essere tornato quantomeno un giocatore di tennis ed esce dalla California con tanta fiducia in più. Johnson sale di 12 posizioni e si porta al numero 63, ma il balzo in avanti più pesante è di Sock, che passa da non avere classifica ad essere il numero 383 del mondo.

Steve Johnson – ATP Challenger Indian Wells 2020 (via Twitter, @OracleChallngrs)

WTA Primo trionfo in un 125k (quarto della carriera a livello WTA) per la tennista rumena Irina Begu. La degna ciliegina di un torneo pienamente meritato da parte di Begu, che non ha lasciato nemmeno un set nella strada verso la finale. La tennista rumena ha raccolto scalpi eccellenti durante il torneo come quello di Taylor Townsend, ottavi di finale allo scorso US Open e giustiziera di Halep, sconfitta nettamente per 6-0 6-2, e delle due padrone di casa Kristie Ahn e Jessica Pegula. In finale non ha lasciato scampo alla tennista giapponese Misaki Doi (6-3 6-3), che aveva raggiunto la finale sfruttando il ritiro di Vera Zvonareva. La differenza di forma tra le due è stata netta, con Doi che nel 2020 non aveva ancora vinto una partita se non nelle qualificazioni di Doha. Begu continua a risalire nel ranking dopo la vittoria dell’ITF del Cairo due settimane fa, e riprende 23 posizioni portandosi al numero 81 del mondo. Consolazione comunque per Doi, che guadagna 10 posizioni e questa settimana sarà numero 76 del mondo.

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