Sette match point annullati, Federer non finisce mai: è in semi all'Australian Open

ATP

Sette match point annullati, Federer non finisce mai: è in semi all’Australian Open

Menomato da un infortunio alla gamba destra, Roger rimonta Sandgren con il “braccino” e vince il suo 15° quarto di finale a Melbourne su 15 disputati. “Sono stato fortunato, non meritavo di vincere”. Attende Djokovic o Raonic

Pubblicato

il

Roger Federer - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[3] R. Federer b. T. Sandgren 6-3 2-6 2-6 7-6(8) 6-3 (da Melbourne, il nostro inviato)

“I believe in miracles”, credo nei miracoli, ha detto Federer alla fine di questa rocambolesca partita che sulla carta doveva essere una passeggiata per lo svizzero, imbattuto in 14 precedenti apparizioni nei quarti di finale dell’Australian Open. E invece a causa di un problema all’adduttore sofferto da Federer ha regalato tantissime emozioni e un’occasione probabilmente irripetibile per Sandgren di raggiungere le semifinali di un torneo del Grande Slam. Eh sì, perchè almeno su quattro dei sette match point all’americano si è accorciato un po’ il ‘braccino’. “Avrei potuto giocarli meglio, i match point – ha detto un comprensibilmente deluso Sandgren dopo la partita – li ho passati in rassegna numerose volte nella mia testa, lui è stato aggressivo in una occasione, io sono stato passivo in un altro paio, avrei potuto mettere la volée in un punto diverso, poi lui ha tirato due buoni passanti. Ho sbagliato un approccio, ma ero in una brutta posizione, lui mi avrebbe probabilmente passato comunque in quella circostanza…”.

L’infortunio ha disinnescato le due armi principali dello svizzero, il servizio (soprattutto la seconda palla) e la risposta, che non ha permesso a Federer di opporsi alle battute dell’avversario. Dopo l’intervento del medico e, probabilmente, degli antidolorifici, la situazione è lentamente cambiata ed ha consentito all’ex n.1 del mondo di rovesciare una partita che sembrava persa annullando ben sette match point.

LA PARTITA – Nel sole del pomeriggio, anche se mite, Federer probabilmente sperava che le palle volassero un po’ di più, ma il campo rimane quello che è, e rimane non proprio agevole mettere a segno dei punti vincenti. Soprattutto se non sono incrociati. Sandgren sembra gestire in maniera egregia l’esordio contro Federer su un campo importante (dove comunque aveva già giocato), ma la prima di servizio non lo assiste. Mette sì a segno 4 ace nel primo set e altrettanti servizi vincenti, ma quando comincia il palleggio le cose per lui si complicano. Deve fronteggiare palle break in tutti i suoi primi tre turni di servizio e sul 2-3 perde il gioco con tre errori gratuiti piuttosto banali e un doppio fallo.

Dopo il primo set vinto in 35 minuti un alone di inevitabilità sembra scendere sulla Rod Laver Arena, tuttavia Federer di colpo smarrisce il pallino del gioco e comincia a sbagliare colpi in sequenza. Lo svizzero subisce un parziale di 10 a 2, nel quale otto dei punti di Sandgren sono errori suoi errori gratuiti e i suoi due miseri “quindici” includono anche un doppio fallo dell’avversario. Federer prova a riprendersi con la battuta, accorciando i punti e venendo più spesso a rete, ma non sembra avere troppa energia, e il suo rovescio lo tradisce sempre più spesso. Tra lo stupore generale il secondo set va a Sandgren per 6 giochi a 2 con un secondo break che arriva a chiusura di parziale.

Tennys Sandgren – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La situazione inattesa attrae sulla Rod Laver Arena gli spettatori che si erano attardati a pranzo o sugli altri campi e si viene a creare un po’ più di atmosfera. Sandgren apre il set tenendo la battuta con tre ace, e poi si porta 2-0 con il secondo break consecutivo. Vincendo uno scambio da 28 colpi Federer arriva a 0-40, ma con il servizio Sandgren viene fuori dalla buca ancora una volta (Roger è 1/9 nelle palle break) e viene pure ammonito per una “audible obscenity” che nessuno ha sentito se non il giudice di sedia Marijana Veljovic.

L’elvetico esce dal campo con il fisioterapista per un medical time-out che dà occasione al DJ di dar fondo alla sua scorta di “party songs”, e al ritorno ricomincia a servire in maniera molto più cauta di prima, sembrando anche piuttosto rigido negli spostamenti laterali, soprattutto verso destra. Sandgren tiene i suoi servizi fino al 5-2 quando un game-agonia da 20 punti vede Federer annullare non si sa come quattro set point, per poi cedere definitivamente il parziale con l’ennesimo rovescio sbagliato.

Appare chiaro che Federer non è al 100 per cento fisicamente: dopo il momento di cautela nel terzo set, oppure con l’aiuto degli antidolorifici, il servizio ha ripreso ad andare alle velocità usuali, almeno sulla prima, ma i movimenti son certamente più goffi e gli errori arrivano copiosi. Sul servizio si difende ammirevolmente, ma è sulla risposta che per lui sono guai: Sandgren infila una serie di 13 punti consecutivi alla battuta, interrotta solamente da un tweener sbagliato dopo un bello schema palla corta più pallonetto al volo di Federer. Sul 5-4 l’americano arriva al match point per ben tre volte, ma i suoi nervi lo tradiscono e commette tre brutti errori gratuiti. Nel game seguente Federer avrebbe una palla del 6-5 (la prima palla break per lui dal medical time-out) ma Sandgren la annulla.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Si giunge al tie-break dove i primi sei punti vanno con i servizi, poi Roger mette in rete un diritto che lancia l’americano sul 6-3 e altri tre match point. Sul primo Tennys sbaglia un rovescio, sul secondo Federer mette una prima vincente e sul terzo lo svizzero vince un corpo a corpo a rete con un passante al volo. Due punti più tardi il settimo match point di Sandgren viene messo in rete su uno slice corto di rovescio, Federer ha un set-point sull’8-7 ma viene cancellato da un ace. Ne arriva un altro sul 9-8, grazie a un gratuito di Sandgren, e questo è quello buono, perché dopo un pallonetto difensivo di Federer su una volée molto profonda, lo statunitense mette fuori uno smash a rimbalzo da fondo.

Nella pausa prima del quinto set, Federer si fa massaggiare dal fisioterapista e si può capire che il suo problema è agli adduttori della gamba destra. Sandgren ovviamente accusa il contraccolpo per le tante occasioni svanite e va subito sotto 0-1 0-30, poi salva due palle break tra mille distrazioni, dal fruscio statico del microfono dell’arbitro a un telefono che non smette di suonare. Al sesto gioco la svolta del match. Sul 40-30 Sandgren infila due errori di rovescio che danno una palla break a Federer, la diciannovesima della serata. Federer prende il coraggio a due mani, lascia partire un diritto inside-in e ottiene il break. Dieci minuti più tardi il match finisce: 3 ore e 31 minuti di montagne russe che sicuramente Sandgren non dimenticherà tanto facilmente.

Federer esce vincitore da un match nel quale si è aggiudicato
meno punti (160 a 161) e meno giochi (23 a 24)
, fatto questo che si era verificato solamente un’altra volta nel corso della ultra-ventennale carriera dello svizzero nei tornei del Grande Slam: nella finale di Wimbledon 2009 vinta contro Andy Roddick per 16-14 al quinto set.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Montecarlo: Nadal si inchina a un Rublev quasi perfetto

Rafa troppo falloso, il russo una macchina: sarà lui in semi contro Ruud

Pubblicato

il

Andrey Rublev - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

[6] A. Rublev b. [3] R. Nadal 6-2 4-6 6-2

Non è solo Fabio Fognini a mancare l’appuntamento con l’attesa rivincita della semifinale di due anni fa: neanche Rafael Nadal ce l’ha fatta. La colpa è di un contrattempo di nome Andrey Rublev, autore di una solidissima prestazione di fronte a uno spagnolo troppo falloso a cominciare dal servizio, vera spina nel fianco per un set e mezzo. Rovesciata la situazione disperata con un punto à la Rafa che gli ha permesso di pareggiare il conto dei set, non ha saputo dare seguito all’inerzia favorevole soprattutto per i meriti di Rublev, lungi dal crollare mentalmente dopo quella che ormai pareva un’enorme opportunità buttata e tenendo magnificamente anche dal punto di vista atletico.

 

Diventano così 23 le sue vittorie in stagione a fronte di 4 sconfitte, ma questa ha sicuramente il sapore più dolce di tutte. È il secondo successo contro uno dei Big 3 dopo quello contro Roger Federer di due anni fa a Cincinnati. Resta invece la performance deludente di Rafa, che finisce in anticipo la caccia al dodicesimo titolo a Monte Carlo con 36 errori non forzati, 19 di rovescio, e un dritto che ha brillato solo a tratti.

IL MATCH – Non ci sono più scuse per Andrey, nettamente sconfitto nei due precedenti confronti – ancora teenager al primo duello con un Big 3 ai quarti dello US Open 2017 e al tremolante esordio delle ultime ATP Finals. Niente più scuse, dunque, tranne quella di affrontare Rafa sulla terra battuta, tra l’altro meno di ventiquattr’ore dopo essere venuto a capo di Bautista Agut in due ore e tre quarti. La scelta di iniziare al servizio non si rivela particolarmente azzeccata per Rafa che in pratica regala il primo game all’avversario con un doppio fallo e altri due errori piuttosto evidenti; dal canto suo, Andrey tiene d’autorità sparando i soliti drittoni. Il fenomeno di Manacor comincia a carburare e parte all’inseguimento. Se l’inseguimento non è proprio mozzafiato, visto che raggiunge l’altro già sul 2 pari, lo è lo scambio concluso da rovescio lungolinea imprendibile con cui si vede costretto ad annullare una nuova opportunità del sorpasso. Il dritto spagnolo è caldo, appoggia pure una precisa smorzata, ma il servizio non lo è altrettanto e il terzo doppio errore del game riconsegna il vantaggio a un Rublev che ha comunque risposto più che degnamente e che questa volta non ha problemi a consolidare il break. Ritmo prevedibilmente molto alto, i colpi di Rublev fanno davvero male e il servizio non aiuta Nadal a tenere lontano il ribattitore, anzi, concede un altro punto gratis, sintomo – o forse concausa – di ciò che succede negli scambi dove gli unforced arriveranno a 13.

Andrey Rublev – ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

C’è tempo per vedere una smorzata del rosso ben pensata ed eseguita e un passante maiorchino che finisce in corridoio invece di punire la direzione sbagliata dell’attacco, mentre la reazione in extremis del venti volte campione Slam lo porta a palla break. Rublev la annulla con un serve&(swinging)volley per poi far suo il parziale 6-2. Con poche prime in campo per entrambi (48%), Andrey domina 17-7 gli scambi sotto i cinque colpi e non sorprende la direzione preferita del suo dritto verso il rovescio dell’uomo in maglietta viola per aprirsi il campo dall’altra parte.

Il ventitreenne moscovita esibisce armi da consumato terraiolo come il caricone nell’angolo seguito dal drop shot, se la cava degnamente quando è chiamato a difendere e continua a limitare gli errori, ma, se è ancora il doppio fallo a dargli il la per partire in vantaggio anche nel secondo parziale, impressiona vedere Rafa non riuscire a tenere lo scambio sulla terra monegasca. Non si realizza invece il rientro sul 2 pari a dispetto dell’occasione, certo per merito di un Andrey che spinge senza timore, ma tre errori consecutivi con il rovescio slice sono merce più rara che altrettanti ace di Schwartzman. Possiamo solo immaginare cosa passi nella mente del n. 3 del mondo quando Rublev indossa i migliori panni nadaliani replicando al dritto lungolinea con il vincente in contropiede.

Da campione, prima con il drittone, poi con il tocco al volo, annulla lo 0-3 pesante, ma l’altro rimane lì a pestare brutalmente e solo la sua incapacità di andare a chiudere a rete i recuperi umili e disperati di Rafa gli impediscono di lasciare al palo l’avversario. Lo sa Rafa e lo sa Rublev che il prossimo turno di battuta non sarà una passeggiata sulla Prospettiva Nevski. Il game si allunga, le palle break diventano quattro, ma il n. 8 ATP le annulla tutte. Pesa soprattutto la terza, quando, cercando di replicare la volée smorzata prima perfettamente eseguita, offre un assist a Nadal che però affossa il comodo passante di dritto. Pur senza doppi falli, Rafa rischia ancora al servizio, ma poi agguanta il 4 pari grazie alla tragicità del classe 1997 nei pressi della rete: va bene non chiudere la volée a campo aperto, va bene la ruvidità dopo aver agguantato la smorzata, ma non si può lasciar rimbalzare la palla a un metro dalla rete per poi sventagliare il dritto giusto per dare all’avversario l’opportunità del puntazzo proprio sulla palla break. Cioè, si può, ma non se vuoi battere Nadal che infatti vola a prendersi il set per 6-4, lasciando al giovane sfidante la misera soddisfazione del vantaggio negli scambi lunghi.

E INVECE – Chi crede che il match sia ormai girato se non proprio finito, deve ricredersi in fretta perché Rafa cede di nuovo il servizio in apertura, con una cosa proprio brutta al volo e un dritto lungo e largo a testimoniare che la giornata di poca confidenza con la palla non è alle spalle e solo i doppi falli sono un ricordo. Perso uno scambio da 35 colpi che l’ha lasciato piegato in due, il trentaquattrenne ritrova la posizione eretta e il controbreak. Il moscovita continua a spingere come se fosse ancora all’inizio del match a dispetto delle fatiche della sera precedente e ancor più delle occasioni fallite che avrebbero steso un toro. È invece il Toro, quello di Manacor, a essere ancora in difficoltà, nonostante alcuni punti dei suoi e la grinta e la rabbia evidenti anche in alcuni gesti di stizza. Cede per la sesta volta la battuta: è la 16° volte che succede in 488 match su terra (e 10 volte ha comunque vinto). Incurante delle statistiche, Rublev martella senza tregua, la meta si avvicina, 5-2, e taglia il traguardo al primo match point con il dritto vincente numero 18. L’appuntamento in semifinale è quindi con Casper Ruud, sempre battuto nelle tre precedenti sfide.

Il tabellone completo di Montecarlo

Continua a leggere

ATP

Ruud è troppo solido per Fognini: il campione in carica di Montecarlo fuori in due set

Il norvegese batte Fabio in un’ora e mezza. Giocherà la seconda semifinale di fila in un Masters 1000 contro Nadal o Rublev

Pubblicato

il

Casper Ruud - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

Casper Ruud ha dato un altro dispiacere al tennis italiano. Sul Campo Centrale di Montecarlo ha eliminato nei quarti di finale Fabio Fognini, campione uscente del torneo, col punteggio di 6-4 6-3 in un’ora e 35 minuti. Il 22enne norvegese aveva sconfitto nei quarti del Masters 1000 di Roma anche Matteo Berrettini, lo scorso anno. Ha confermato di essere un giocatore durissimo da battere su questa superficie (chiedete a Carreno Busta) e giocherà la seconda semifinale ‘Mille’ della carriera dopo quella splendida cavalcata in Italia. A conferma della sua natura di terraiolo puro, il dato delle vittorie nei Masters 1000: nei main draw ne ha ottenute dieci, tutte sulla terra, divise tra Roma (2019 e 2020) e Montecarlo.

C’è rammarico per Fognini, perché il punteggio non la racconta tutta. Ha avuto due palle del 5-5 nel primo set e, nonostante una brutta partenza, nel secondo ha subìto il break da 40-0 nell’ottavo game. Viste le premesse però (la brutta sconfitta contro Munar a Marbella una settimana fa nella prima uscita stagionale su terra) non è stato un brutto torneo per lui. Perderà comunque dei punti, dal momento che difendeva la vittoria del 2019. Dovrebbe infatti scendere alla 27esima posizione ATP, la più bassa per lui dall’inizio del 2018.

LA CRONACA – È Fognini ad avere più occasioni nel set d’apertura. Dopo aver salvato un break point sull’1-0 per Ruud, Fabio ha ben quattro chance di break sul 2-2, nel game peggiore del giocatore norvegese. L’unica su cui l’azzurro ha qualcosa da recriminare è la terza, per il resto Ruud rimedia bene ai suoi errori, riuscendo a spingere Fognini lontano dal campo e chiudendo col vincente di dritto, un colpo che si rivelerà fondamentale per la conquista del parziale. Si resta quindi ‘on serve’, ma anche sul 3-3 Fabio sembra pronto a cambiare marcia e mettersi a comandare nel punteggio. Stavolta però è il rovescio a tradirlo, permettendo a Ruud di recuperare il game da 0-30. Operazione che riesce anche allo stesso Fognini poco dopo.

 

Anche sul 4-4 il norvegese deve scuotersi e tirare fuori il meglio dal suo gioco per recuperare da 15-30. È evidente che in questa fase della partita sembra Fognini il primo candidato alla vittoria del set. La situazione cambia nel giro di pochi minuti. Il punto di svolta è un errore di centimetri di Fabio, che manda in corridoio con un dritto facile da chiudere. Dal possibile 5-5, arriva il 6-4 per Ruud, bravissimo a pescare due dritti massicci sul 40-40 e sul set point.

Fognini paga pesantemente questo strappo inaspettato e riesce a vincere solo tre punti nei primi tre game del secondo set. Sembra quasi voler mollare la partita nel quarto gioco, quando commette diversi errori da matita blu, concedendo tre palle (non consecutive) del 4-0 al suo avversario. Con attenzione però riesce a salvarsi, ma è chiaro che in questa fase gli serva una mano da Ruud per rientrare in partita e soprattutto guadagnare di nuovo fiducia nei suoi colpi. Aiuto che arriva subito, perché dopo aver mancato quei “semi-match point” sul 3-0 sbaglia una facile volée e commette un doppio fallo, restituendo il break di vantaggio.

È fondamentale il game vinto al servizio da Ruud sul 3-3, sia perché un secondo break subito avrebbe dato un’enorme carica a Fognini, sia perché riesce a prendere un buon ritmo con la battuta. Ha tanto da recriminare l’azzurro nell’ottavo game, perso da 40-0. Dai suoi errori e dalla gran difesa di Ruud nasce il break decisivo per il norvegese, che continua a servire bene la seconda palla di servizio e dopo aver salvato una palla break, vince la partita. Il dato sulla seconda (64% punti vinti per Ruud, 52% per Fogna) è uno di quelli che hanno determinato il risultato finale. A sfidare Casper in semifinale ci sarà l’undici volte campione Nadal o Andrey Rublev, contro il quale non ha mai vinto in tre precedenti.

Il tabellone completo di Montecarlo

Continua a leggere

ATP

ATP Montecarlo: Evans continua a stupire. Rimonta Goffin e sfiderà Tsitsipas in semifinale

La terra non è la sua superficie preferita? Eppure Dan non si ferma: prima semifinale in un 1000. Ma il favorito sarà Tsitsipas

Pubblicato

il

Dan Evans - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos Tsitsipas e Daniel Evans si giocheranno il posto in finale riservato alla parte alta del bizzarro draw di Montecarlo 2021. Una semifinale inaspettata, ci si perdonino gli eufemismi del caso, ma se Tsitsipas in qualche modo era atteso al varco, lo stesso non si può dire del buon Dan, sin qui autore di una settimana tra le più imprevedibili ed esaltanti degli ultimi anni di tennis. Esagerato? Non crediamo: il ribelle da Birmingham per entrare nel privé riservato ai quattro migliori del torneo ha battuto il finalista dell’edizione 2019, l’ultimo campione di Miami, il numero uno al mondo e un tizio che su terra non vorresti incontrare, se non proprio necessario. Quattro vittorie contro pronostico, come quattro erano state sino a domenica scorsa le vittorie ottenute dall’estroso inglese on clay in tutta la carriera nel Tour maggiore. Se la numerologia è scienza di valore, il greco ha di che preoccuparsi.

Tsitsipas, da par suo, mancava dalle semifinali in un Masters su terra da Roma 2019, un’assenza ampiamente emendata dalla lunga pausa imposta dalla pandemia. Sta giocando bene il capellone greco, i precedenti sono a suo favore e il tempo da dedicare a riposo e massaggi pure. Per aver ragione di Goffin, il buon Dan ha dovuto correre in mezzo al vento per più di due ore e mezza, e avrà anche una partita di doppio da onorare nel pomeriggio. Stefanos è stato in campo meno di un’ora, prima di dare il cinque consolatorio all’affranto Davidovich Fokina, costretto al ritiro da un guaio alla coscia sinistra. Peccato, per Alejandro e per un match che stava promettendo molto bene, eppure sostanzialmente spirato sul tre pari quando lo spagnolo ha convocato d’urgenza il fisioterapista.

Sento tirare qui, peggiora sempre di più“: pomata, massaggio, antidolorifico e un’altra contrattura consegnata ai posteri nel 2021 delle lesioni muscolari. Quella che ha colto il biondo Alejandro non è migliorata nel corso dell’incontro, e il break colto a sorpresa nel settimo gioco, gentile omaggio di uno Tsitsipas distratto dagli eventi, è stato un sussulto estemporaneo. Impossibilitato a muoversi, Fokina ha atteso per altri cinque giochi che il medicinale facesse effetto, ma constatatone il ritardo, o l’inefficacia, ha servito da sotto sul set point nel dodicesimo game, incassato la risposta vincente, e alzato bandiera bianca per poi sedersi asciugamano in testa e lacrime.

 

Evans ha vinto una partita che moltissimi colleghi, e per comprovati mismatch, e per andazzo preso dalla contesa, avrebbero lasciato andare. La fiducia è il sale di ogni sport, ma nel tennis conta forse un po’ di più: è benzina pura, e il serbatoio di Dan ne è colmo. Scattato feroce dai blocchi, l’ex reprobo d’Inghilterra ha messo da subito pressione a David accorciando il campo a più non posso, affettando e spingendo e decelerando. Non dando punti di riferimento, per farla breve, a un rivale che sul ritmo ha costruito gran parte della propria fama. Gliel’ha messa scomoda, Dan, e Davidino non è mai riuscito a trovare la posizione, a sentire la palla, eccezion fatta per la porzione finale di primo set, giocata su livelli da Goffin e sufficiente a ribaltare con un parziale di quattro giochi consecutivi il break di vantaggio preso all’inizio dall’inglese.

In genere quando il favorito rimonta la partita per lo sfidante si fa dura, specie se gli scambi si allungano e l’avversario è un corridore come il belga. La proverbiale solidità di David avrebbe dovuto fare il resto, e invece Goffin si è sgonfiato come un pallone, cedendo molto male la seconda frazione. “A inizio secondo set ho perso un game stupido – ha dichiarato in conferenza stampa l’undicesima testa di serie -. Nel terzo ho avuto le opportunità migliori, 0-40 sul suo servizio e tutte quelle palle break sul 4-4, lui è stato bravo ad annullarle con il serve & volley, ha un grande tocco. Sa mischiare le carte ed è in grado di fare qualsiasi cosa sul campo. Poi oggi era difficile giocare a causa del vento. Oggi tra di noi c’è stata una differenza molto piccola, è stata davvero una questione di un punto qui e là“.

Nel vento, che ha condizionato sempre più il terzo set, lo skipper migliore si è dimostrato Evans. Miglior acrobata, anche: sotto zero-quaranta nel terzo gioco e costretto a fronteggiare tre pericolosissime palle break nell’ottavo, Dan ha preso ad attaccare come se fossimo sui prati, annullando una per una le molte chance avute da Goffin in risposta con altrettanti serve and volley. Il giocatore di Liegi – due su diciassette sulle palle break in tutta la partita, roba che nemmeno il Federer più prodigo – ha via via perso la pazienza, forse per colpa dei molti scialacqui. Di solito silenzioso e imperturbabile, egli ha sempre più spesso accompagnato gli scambi con gemiti per lui inusuali, sintomo di estrema prostrazione fisica. La condizione atletica, e la convinzione che tutto in certe settimane possa accadere, ha spinto il match dalla parte di Dan nel decimo gioco, dopo l’ultimo colpo mandato largo da un Goffin annaspante. C’è stato tanto spettacolo, nonostante non ci fosse nessuno dei favolosi tre in campo, e, siamo sicuri, tanto ce ne sarà domani: Dan Evans, nella sua magica settimana sotto la terrazza, ha intenzione di raccontare ai nipoti altre favole monegasche.

Il tabellone completo di Montecarlo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement