Federer, la storia si ripete: stessi dubbi anche se le parole del manager...

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Federer, la storia si ripete: stessi dubbi anche se le parole del manager…

La biografia di René Stauffer appena uscita in Italia, ci riporta al 26 luglio 2016, un giorno che ricalca perfettamente il 20 febbraio 2020. Dopo tre anni e mezzo Roger saprà ripartire di nuovo?

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Giovan Battista Vico sarebbe stato felicissimo di poter constatare che anche il mondo del tennis non è esente dai suoi corsi e ricorsi storici. Quanto ebbe a dichiarare Roger Federer il 26 luglio 2016 ricalca esattamente quanto lo stesso Roger ha dichiarato nuovamente, e usando gli stessi canali, giovedì 20 febbraio 2020 alle 11:30 del mattino. E le reazioni di allarmato sbigottimento delle falangi dei suoi fan sono esattamente le stesse di quasi quattro anni fa, gli interrogativi (Tornerà? Non tornerà? Sarà possibile il miracolo?) anche, sebbene i 3 anni e mezzo nel frattempo trascorsi non giochino davvero a favore di un atleta straordinario che ad agosto, un mese dopo la fine di Wimbledon, compierà comunque 39 anni. Fenomeni sì, ma fino a quando? E per quanto?

Ho potuto apprezzare le analogie, che riguardano il modo di comunicare di Roger, i commenti di alcuni addetti ai lavori, le dichiarazioni improntate all’ottimismo del suo manager Tony Godsick, soprattutto perché per l’appunto mi è arrivato proprio in mattinata il libro dell’amico Renè Stauffer – lo conosco dal 1981 e mi chiama affettuosamente “The Borg of the Pencil” (anche nella dedica del libro che mi ha mandato mi si rivolge così) dacché gli anticipai uno scoop per il quale mi è ancora grato in un’occasione del Masters al Madison Square Garden (1985?): avevo infatti saputo da McEnroe che si sarebbe preso un periodo sabbatico; mi pare avesse appena perso da Brad Gilbert… – intitolato “Roger Federer, la biografia definitiva” che in questo momento per la verità può apparire anche un tantino… menagramo.

E il primo capitolo di questo libro ha un titolo ancor più… drammatico: “La fine si avvicina”. Comincia con questa frase: “Il 26 luglio 2016 Federer diffonde tramite Twitter e Facebook una notizia che fa tremare il mondo del tennis e getta nel panico i fan: ha deciso di interrompere la stagione“. Il resto lo potete leggere qui di seguito, e vedrete le incredibili somiglianze con quanto sta succedendo, con le reazioni del suo manager. Mi immagino anche che le conversazioni con Mirka siano molto simili.

CAPITOLO I – La fine si avvicina

Il 26 luglio 2016 Federer diffonde tramite Twitter e Facebook una notizia che fa tremare il mondo del tennis e getta nel panico i fan: ha deciso di interrompere la stagione. Così, a metà anno e poco prima delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, che ha programmato da tempo e che per lui rappresentano un appuntamento importante. Eppure ci teneva a diventare campione olimpico nel singolo giocando tra il Pan di Zucchero e il Corcovado! Inoltre, insieme a Stan Wawrinka e Martina Hingis avrebbe avuto ottime possibilità di conquistare una medaglia anche nel doppio. Dovrà rinunciare pure agli US Open, agli Swiss Indoors e alle ATP Finals a Londra… Ma dopo questa interruzione riuscirà a tornare ancora una volta sulla scena del tennis?

Federer compirà trentacinque anni da lì a due settimane, un’età biblica per il mondo del tennis, e ha vinto quasi tutto quello che c’è da vincere in questa disciplina: diciassette titoli del Grande Slam, a Melbourne, Parigi, Wimbledon e New York; altri settantuno tornei maggiori; ha guadagnato un montepremi di oltre 100 milioni di dollari, e ancora di più da sponsor ed entrate secondarie. Ha trionfato in Coppa Davis, ha conquistato per sei volte il titolo di campione alle ATP Finals, è stato eletto per quattro volte sportivo dell’anno, ha vinto le Olimpiadi nel doppio e ha guidato la classifica mondiale per 302 settimane di seguito, più a lungo di qualunque altro tennista. Nel frattempo è diventato padre quattro volte, è il responsabile della Roger Federer Foundation, in continua crescita, e insieme a Tony Godsick ha creato l’agenzia Team8.

Tuttavia ora, dopo vent’anni nel circuito tennistico, più di milleduecento partite a livello professionistico e le intense sollecitazioni a cui è sottoposto un campione impegnato in tornei in tutto il mondo, il suo fisico mostra evidenti segni di usura. I problemi sono cominciati alla fine di gennaio del 2016. Il giorno dopo essere stato eliminato nella semifinale degli Australian Open da Novak Djoković si trova all’hotel Crown Towers di Melbourne e sta preparando il bagnetto per le figlie Myla e Charlene, quando sente una specie di scatto al ginocchio sinistro. «È successo mentre facevo un movimento semplice, che sicuramente avevo già fatto un milione di volte», racconta in seguito. Quel giorno fa un giretto allo zoo con la famiglia, ma si accorge che il ginocchio si sta gonfiando. Tornato in Svizzera si fa controllare. La diagnosi è una mazzata: il menisco è rotto ed è necessario un intervento in artroscopia.

Federer si rende conto che l’accaduto rappresenta una svolta importante nella sua vita. «Pensavo di poter avere una lunga carriera senza subire operazioni. Sentire il verdetto dei medici è stato uno choc e una delusione.» Quando si sveglia dopo l’intervento, si ritrova pieno di paure. Ha poca sensibilità al ginocchio, come se non fosse più attaccato al corpo. Lo spavento dura poco, ma è intenso. La sua carriera è finita? È costretto a camminare con le stampelle per dodici giorni, e all’inizio stenta a riacquistare fiducia nel ginocchio. Ma fa progressi, e le prime settimane di terapia in Svizzera procedono bene. Federer reagisce con ottimismo, è di buon umore e impaziente.


A sole sette settimane dall’operazione dovrebbe andare a Miami per ricominciare a giocare, ma all’improvviso deve annullare la partenza a causa di problemi allo stomaco.Tre settimane dopo, però, riesce a tornare in campo, a Montecarlo: arriva addirittura ai quarti di finale, dove però viene battuto, per un soffio, da Jo-Wilfried Tsonga. Federer è ancora molto lontano dal completo recupero. Il fisico non si è ancora ristabilito completamente, ma lui non desiste. A Madrid avverte un dolore alla schiena ed è costretto ad abbandonare anche questo torneo. Eppure non si dà per vinto così facilmente. A Roma riesce con fatica a disputare due partite, poi deve ammettere che qualcosa non va al ginocchio sinistro.

Roger Federer, Campionati Internazionali BNL d’Italia 2016 – Foro Italico – Roma (foto di Monique Filippella)

«Dopo Montecarlo dev’essere successo qualcosa», riflette in seguito. A malincuore decide di rinunciare al Roland Garros. Dopo avere giocato in sessantacinque tornei del Grande Slam senza soluzione di continuità – un record –, per la prima volta non partecipa a uno dei quattro tornei più importanti. La breve stagione su erba che inizia dopo Parigi, e che per lui di solito rappresenta il punto culminante dell’anno, non comincia come sperato: viene sconfitto da Dominic Thiem a Stoccarda e da Alexander Zverev ad Halle.

Per Federer sono tempi difficili, e non è in forma nemmeno a Wimbledon, anche se qui dimostra ancora una volta quanto sia forte e quanta voglia abbia di lottare. Nei quarti di finale contro il croato Marin Čilić annulla tre match point e vince 6-7, 4-6, 6-3, 7-6, 6-3. Nel turno successivo, però, non riesce a ottenere la vittoria contro il canadese Milos Raonic. L’8 luglio viene eliminato in semifinale: dopo essere stato in vantaggio per due set a uno subisce un crollo, tanto che qualcuno pensa che si sia nuovamente infortunato al ginocchio sinistro.

Diciotto giorni dopo, quando Federer annuncia l’interruzione della stagione, la domanda che tutti si pongono è ovvia e inevitabile: è finita? La sua eccezionale carriera è giunta alla fine? È davvero terminata, stop, goodbye? Non c’è più spazio per un’ultima partita eccezionale, per le emozioni dell’addio o per un’altra vittoria nel Grande Slam? Sono già quattro anni che ne insegue una senza successo, spesso mancandola di pochissimo. Mi tornano in mente le parole del padre Robert quando, nella primavera del 2016, gli avevo chiesto per quanto tempo secondo lui il figlio avrebbe ancora giocato: «Forse qualche anno, ma anche meno, non si può sapere».

Nel suo comunicato, però, Federer non allude al fatto che la lunga pausa a cui è costretto potrebbe essere l’inizio della fine. «Il mio ginocchio ha semplicemente bisogno di essere sottoposto a terapie più lunghe», dichiara. Ha preso la decisione di comune accordo con i medici e il suo team. Riesco a raggiungere telefonicamente il suo manager, Tony Godsick, che tranquillizza gli animi: «Se Roger vuole continuare a giocare ancora per qualche anno senza preoccuparsi in continuazione del fisico e degli infortuni, deve prendersi una pausa. Purtroppo deve farlo a metà stagione, ma questo significa soltanto che si sacrifica per un breve periodo così da riuscire a ottenere risultati a lungo termine». Poi aggiunge: «Da questo punto di vista, la notizia appare addirittura positiva per i suoi fan». Belle parole che però insinuano un dubbio: servono forse a tranquillizzare il pubblico e concedere a Federer il tempo di trovare il momento giusto per annunciare il suo ritiro?

Intorno al tennista cala il silenzio, come succede sempre quando esce di scena per dedicarsi esclusivamente alla vita privata… Federer si confronta con la moglie, chiedendosi se non sia davvero arrivato il momento di ritirarsi. Roger descrive così la scena: «È stato durante una cena, quando ci siamo trovati da soli. Non ricordo bene, forse le ho chiesto se dovevo smettere o se pensava che avrei potuto ancora vincere qualche partita importante. Lei ha detto: ‘Se giochi ancora volentieri e bene e ti senti in forma, non vedo perché non dovresti più vincere un grande torneo’». E con quella risposta l’argomento era esaurito. «Allora le ho detto: ‘Okay, e domani qual è il programma con i bambini?’»

 
Roger Federer – Australian Open 2017

Beh credo proprio che abbiate ravvisato in queste pagine quanto vi dicevo all’inizio. Renè Stauffer era la persona più indicata per scrivere una biografia che se non ha i crismi dell’ufficialità lo è quasi di fatto, perché Roger è stato sempre molto collaborativo con Renè e tantissimi aneddoti erano noti solo a lui. Roger non ha mai voluto scrivere la sua autobiografia. Forse il suo agente gli suggerisce di aspettare la fine della sua carriera. Ma Renè è uno dei pochissimi che conosce direttamente il pianeta Federer, che parla al telefono con il suo manager, con Mirka perché ha seguito Roger da quando lui aveva appena 15 anni.

Questa biografia è basata sui moltissimi incontri one&one che i due hanno avuto e ai quali Federer ha attivamente partecipato. C’è il ritratto di un atleta straordinario ma anche di un uomo che ha conquistato l’affetto e la stima di tutti. Roger infatti non solo è amatissimo da milioni di fan, ma è anche un esempio e un punto di riferimento per gli altri tennisti, grazie al suo carattere leale e pacato e all’intenso impegno sociale. In questo libro l’autore descrive il “metodo Federer“, le persone, gli allenatori e i mentori che hanno accompagnato la sua carriera eccezionale e rivela perché la sua influenza nel mondo del tennis continuerà anche quando deciderà di non giocare più. L’editore della versione italiana è Sperling&Kupfer. Il libro, 349 pagine, è reperibile in tutte le principali librerie (oltre che su Amazon) al costo di 18,90 euro (16,06 acquistandolo su internet).

Sulla copertina di fondo c’è un virgolettato: “Ho versato lacrime sia dopo aver vinto sia dopo aver perso. La gente capisce che cosa significa per me il tennis, ci crede quando dico di amarlo. Dopo aver pianto sono contento di aver mostrato le mie emozioni. All’interno del libro ci sono anche 16 fotografie a colori (gran parte di Getty) molto particolari di Roger. 

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WTA

Kudermetova è la regina di Charleston e sale al n.5 della Race to Shenzhen

Veronika Kudermetova si aggiudica il Volvo Car Open di Charleston senza perdere un set. Per lei debutto nelle Top 30

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Veronika Kudermetova - Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

[15] V. Kudermetova b. D. Kovinic 6-4 6-2

È stata Veronika Kudermetova (testa di serie n. 15) a conquistare il suo primo titolo in carriera aggiudicandosi la finale del Volvo Car Open di Charleston, nella Carolina del Sud. Senza storia la finale con Danka Kovinic (n. 91 WTA), terminata in 1 ora e 36 minuti e che è stata incerta solamente per la prima mezz’ora.

Sul 3-2 Kovicic nel primo set, Kudermetova ha giocato un turno di battuta in cui ha messo in campo solamente 5 prime di servizio su 12 (49% per lei la statistica finale) ed ha avuto bisogno di ben quattro palle game per chiudere il game. Una volta ottenuto il break nel gioco seguente, il match ha iniziato inesorabilmente a prendere la strada della giovane russa che ha conquistato il primo torneo senza perdere un set e cedendo solamente 33 giochi in sei incontri.

 

Non pensavo che avrei vinto questo torneo, a Miami le cose non erano andate bene, ma mi sono detta semplicemente di lavorare e andare avanti con il mio tennis e le cose hanno iniziato a migliorare – ha commentato Kudermetova una volta arrivata davanti alla stampa con il trofeo in mano –  Non ho dormito bene durante queste ultime notti, ero molto nervosa per la possibilità di vincere il mio primo titolo  Ma in campo è sono riuscita rimanere concentrata sulla partita e a focalizzarmi solamente sul tennis, senza pensare a titoli, trofei o l’auto che c’era in palio”.

Credo di aver servito abbastanza bene nel complesso del torneo, anche se in alcuni match non è stato straordinario. Inoltre ora posso tenere scambi lunghi, 10-12 scambi, e tenere la palla in campo, e questo mi dà grande fiducia”.

Danka Kovinic – Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Oggi ha servito molto bene, era molto difficile breakkarla – ha spiegato Kovinic – ha avuto maggiore regolarità dal fondo, continuando il grande tennis che ha espresso per tutta la settimana. Durante questo torneo ho capito di essere in grado di rimanere calma nei momenti importanti e questo è molto importante per il prosieguo della stagione e della mia carriera.

Con questa vittoria Kudermetova sale al n. 29 della classifica WTA, suo miglior ranking personale, e si porta addirittura al n. 5 della Porsche Race to Shenzhen. “Il mio obiettivo per questa stagione è di arrivare nelle prime 15. Ora so che se rimango concentrata e ho fiducia nelle mie possibilità, posso farcela”.  Bel salto in classifica anche per Danka Kovicic, che guadagna 26 posizioni e arriva fino al n. 65, che però è ancora lontano dal suo record personale di n. 48 ottenuto nel febbraio 2016.

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ATP

ATP Marbella: Carreño Busta batte Munar e ritorna al successo dopo più di un anno

Il numero 15 del mondo regola in tre set il giovane connazionale e festeggia il quinto titolo in carriera.

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[1] P. Carreno Busta b. J. Munar 6-1 2-6 6-4

La duecentesima vittoria a livello ATP regala il quinto titolo del circuito maggiore per lo spagnolo Pablo Carreño Busta e il primo successo per la Spagna il questo 2021. Il 29enne asturiano impiega 2ore e 20 minuti per avere la meglio del giovane connazionale Jaume Munar 6-1 2-6 6-4.

Primo confronto tra i due atleti che si presentavano a questa finale con prospettiva diverse. Lo spagnolo, numero 15 al mondo ed accreditato della prima testa di serie, al primo torneo sulla terra battuta, ha raggiunto l’ultimo atto grazie a una combattuta vittoria nella semifinale contro Albert Ramos Vinolas. Per Carreno si trattava dell’ottava finale in carriera, la prima dal titolo vinto a Chengdu nel 2019. Per Munar, numero 95 del ranking, invece, si trattava della prima finale a livello ATP, raggiunta eliminando la testa di serie numero 2 Fognini al secondo turno ed il giovane talentuoso Carlos Alcaraz in semifinale.

 

PRIMO SET – La differenza di esperienza tra i due giocatori a questi livelli è lampante sin dall’inizio del match, Carreno inizia subito in controllo degli scambi mentre Munar gioca due metri lontano dalla linea di fondo sempre in recupero e già nel secondo game riesce a complicarsi la vita da solo, quando da 40-15 si trova a dover fronteggiare tre palle break, con una seconda di servizio facilmente attaccabile, ma un Carreno poco preciso non riesce a convertirle. Ma il break non tarda ad arrivare poco dopo nel quarto game, con Carreno che comanda lo scambio, entra con i piedi dentro al campo e chiude con un dritto in contropiede. Il servizio continua a non assistere Munar, che sulle seconde continua ad essere attaccato con facilità dal numero 15 al mondo che con un dritto che bacia la riga converte l’ennesima palla break offerta da Munar. Il 23enne di Santanyì dopo 34 minuti è sotto 6-1.

SECONDO SET – Nel secondo set il più giovane dei due spagnoli comincia ad alzare le percentuali di prime, scrollandosi la tensione di dosso che lo ha accompagnato in tutto il primo set e riuscendo finalmente ad avanzare e mettere i piedi dentro al campo. Il match scorre fino al sesto game dove si verifica il passaggio a vuoto di Pablo Carreno che concede ben tre palle break consecutive ad un Munar molto più dinamico. L’asturiano riesce ad annullare la prima, ma non la seconda dopo un lungo scambio dove Carreno tenta il dropshot, ma Munar recupera e piazza la palla sulla riga sorprendendo l’avversario che recupera come può, concedendo però a Munar di chiudere facile a rete a campo aperto.

Munar è in fiducia e mette a segno il primo ace del match e dopo aver tenuto agevolmente il servizio, mette ancora in difficoltà un Carreno, ora molto nervoso, che non riesce a chiudere il game con Munar che alla prima occasione converte il suo set point. 79 minuti e 1 set pari

TERZO SET – Inizio difficile per Munar, che apre il terzo set con un doppio fallo e dopo pochi secondi e già e costretto a fronteggiare due palle break, più una ulteriore qualche secondo dopo ma il servizio e una maggiore cattiveria gli permettono di salvare la situazione. Situazione che sfugge dal suo controllo nel quinto game, dove Munar non riesce a mettere nemmeno una prima in campo offrendo il fianco ad un Carreno che con un mix di dropshot e attacchi potenti da dentro il campo ottiene il break. Neanche il tempo di gioirne che il 29 enne asturiano disfà il tutto, con quattro errori che offrono il contro break a Munar. Il match raggiunge il suo momento di maggior tensione nel nono game dove dopo 15 minuti di battaglia e alla settima occasione, Carreno ottiene il break che decide il match.

Per Carreno si tratta del quinto successo in carriera, il secondo su terra dopo Estoril 2017 e il primo sul suolo natio. Con questo successo l’asturiano si riavvicina alla top 10, risalendo al numero 12 del mondo. La sua attenzione adesso si sposta a Montecarlo dove ad attenderlo al primo turno c’è il nostro Stefano Travaglia, proveniente dalle qualificazioni. Per Munar continua lo strano rapporto con Marbella, dove in 6 mesi perde la terza finale tra ATP e Challenger ma guadagna 14 posizioni che gli permettono di attestarsi al numero 81.

Giuseppe Di Paola

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ATP

ATP Cagliari 250, splendido Sonego: rimonta ancora e vince il secondo titolo in carriera

Sonego batte Djere al termine dell’ennesima partita dura della settimana e bissa il titolo di Antalya 2019. Da lunedì sarà numero 28 del mondo

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[3] Sonego b. Djere 2-6 7-6(4) 6-4

L’ennesima rimonta corona la splendida settimana di Lorenzo Sonego, che dopo essersi trovato in svantaggio di un set e di un mini-break trionfa su Laszlo Djere nella finale di Cagliari e conquista il secondo titolo in carriera. Il tennista di Torino, con questa vittoria, entrerà in top 30 da lunedì. Precisamente occuperà la posizione 28, aumentando la pattuglia italiana in top 30 a ben quattro tennisti. Una settimana di soddisfazione doppie per Sonego, in tutti i sensi, perché assieme ad Andrea Vavassori ha anche vinto il torneo di doppio.

Era la terza sfida in carriera tra i due. L’unico precedente sul rosso (Marrakech 2019) sorrideva al tennista italiano, meno bene era andata l’ultima volta a Doha nel 2020, con vittoria di Djere in tre set. Battere Djere in Italia non sembra un’impresa semplice, come dicono i numeri: il tennista serbo aveva vinto prima di oggi dieci partite su undici in territorio italiano, incluso il titolo dell’anno scorso a Pula conquistato contro Cecchinato.

 

IL MATCH

Parte in salita anche questo match per Sonego, che complici vari errori di dritto cede subito la battuta alla terza palla break del primo game. Il tennista italiano si rifà sotto nel game successivo, conquistando due palle break, ma il serbo gioca con attenzione e si porta a palla game. Djere rimette tutto in discussione con due doppi falli consecutivi, opportunità non sfruttata dal tennista italiano che soprattutto sulla quarta palla break ha molto da recriminare su un dritto inside-out che lo espone troppo al passante di rovescio di Djere. Il prosieguo del set non sorride al torinese, che trova solo due punti in risposta nei tre game di battuta del tennista serbo. Djere si concede anche il lusso di breakkare ancora una volta il suo avversario e chiude per 6-2 un primo set in cui è stato abbondantemente il miglior tennista in campo.

Non comincia meglio il secondo set. Sonego si trova subito a dover annullare una palla break e ci riesce con un dritto splendido. Il nuovo rischio suona la sveglia per Sonego, che comincia a sfruttare qualche incertezza di Djere e trova la prima occasione per passare in vantaggio nel game successivo. Il tennista serbo la annulla, ma l’appuntamento con il break è solo rimandato; nel terzo game Djere sbaglia la misura del dritto e Sonego passa avanti per la prima volta nella partita. Il periodo negativo del campione di Pula 2020 dura poco e già nel settimo game torna il muro da fondo del primo set. Le prime due palle break vengono annullate con caparbietà da Sonego, ma sulla terza un dritto di molto lungo rimette in equilibrio la situazione.

Il tennista italiano ora è anche meno brillante e rischia grosso nell’undicesimo game, in cui deve rimontare un 15-40. Una palla corta di pregio e un ace salvano la situazione. Il dritto continua a dare problemi e Sonego deve fronteggiare ancora una palla break, annullata questa volta con una bella volée. Djere risponde con un game perfetto al servizio e serve il tie-break per spezzare l’equilibrio. Sonego parte male, complice un errore di dritto, ma Djere restituisce il favore con un rovescio lungolinea che termine oltre la riga. Un altro raro errore di lunghezza del serbo spedisce Sonego a servire per il secondo set e il torinese chiude la pratica con una comoda volée, dopo un bel dritto lungolinea ad aprirsi il campo.

Il terzo set inizia senza particolari scossoni al servizio di entrambi, ma come nel secondo set è Sonego il primo a spezzare l’equilibrio. Il tennista torinese sfrutta un momento pessimo del rovescio di Djere, di cui per ora sta reggendo molto bene la diagonale, e va avanti 3-2 nel set decisivo. Il tennista serbo non ci sta e trova una palla break costringendo Sonego all’errore con una grande risposta di dritto. Con l’aiuto di una prima di servizio tornata dominante il torinese ricaccia indietro il tentativo di Djere e conferma il break.

La partenza di Sonego nel game decisivo non è senza incertezze, ma un nastro fortunato su un passante di dritto di Djere grazia il tennista italiano e gli regala il match point. Il punto successivo è senza problemi, un’ottima prima di Sonego costringe Djere all’errore e Lorenzo si laurea campione dell’ATP 250 di Cagliari, il primo tennista italiano a vincere in Italia da quando ci riuscì Filippo Volandri a Palermo nel 2006.

Come spesso accade ai grandi giocatori, e Sonego ormai può dire di appartenere a questa categoria, ci sarà poco tempo per riposare. Già tra due giorni dovrebbe scendere in campo contro Marton Fucsovics al primo turno di Montecarlo. Comunque vada ci sarà da festeggiare, per il secondo successo ATP – ora gli manca solo il cemento per eguagliare Seppi, unico italiano a vincere su tutte e tre le superfici – e anche per la classifica, perché l’exploit di questa settimana compensa ampiamente i punti in uscita a Montecarlo, dove Sonego difende (a metà) i quarti di finale raggiunti nel 2019.

Il tabellone completo di Cagliari

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