Cosa significa che il ranking è congelato? Qualche ipotesi sul futuro

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Cosa significa che il ranking è congelato? Qualche ipotesi sul futuro

Le classifiche sono state bloccate fino alla ripresa della stagione, ma come verranno ri-organizzate alla fine della crisi?

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Novak Djokovic - Dubai 2020 (via Twitter, @atptour)

Come noto, ATP e WTA hanno congiuntamente annullato tutti i tornei previsti fino alla stagione su erba (che dovrebbe iniziare l’8 giugno), cosa che era già nell’aria, anche se indubbiamente lo spostamento del Roland Garros ha un po’ forzato la mano a entrambi i circuiti, titolari di una sfilza di eventi che avevano perso la loro funzione propedeutica.

All’annuncio è stata aggiunta una piccola postilla, vale a dire che entrambi i ranking verranno congelati almeno fino a quella data. Come ha spiegato il sito della WTA, questo significa che le classifiche del 16 marzo 2020 (che poi sono le stesse del 9) rimarranno invariate fino all’eventuale ripresa, senza che i punti ottenuti durante lo stesso periodo del 2019 vengano scalati – tautologicamente, “congelati” significa… “congelati”.

La domanda quindi è: come verranno stilate le classifiche quando e se si tornerà a giocare? L’unica certezza è che il consueto modello di confronti annuali fra le prestazioni delle varie settimane della stagione dovrà essere almeno parzialmente aggiustato, a meno che la stagione non venga cancellata del tutto, perché in quel caso si ripartirebbe sostanzialmente da capo nel 2021, con soli due mesi di stagione da scalare, due mesi che peraltro includono solo uno dei 14 tornei da almeno 1000 punti, vale a dire l’Australian Open.

 

Il grande scoglio è che, se si riprenderà durante l’estate, molti giocatori potranno ancora contare su alti punteggi ottenuti, di fatto, 18 mesi prima, mentre chi ha avuto una grande seconda metà di 2019 (un caso su tutti, Daniil Medvedev), rischierebbe di dover salvare il proprio ranking in un lasso molto breve.

CHE FARE? – Una soluzione potrebbe essere scalare una percentuale dei punti che non si sono potuti difendere questa primavera, così da non affossare giocatori che hanno ottenuto un’alta quota del proprio punteggio durante questo periodo, senza allo stesso tempo consentir loro di “vivere di rendita”.

Salomonicamente, se il 50% di quei punteggi venisse decurtato a fine 2020, giocatori come Lajovic, Fognini o Isner non crollerebbero in maniera ingiusta, e allo stesso tempo potrebbero cercare di rimontare i punti in uscita per ammortizzarli prima della fine dell’anno solare.

Una seconda soluzione potrebbe essere la desincronizzazione fra stagione e anno solare nei prossimi tre anni, organizzando due stagioni di 18 mesi: si concluderebbe la stagione 2020-21 la settimana prima con il Roland Garros (stile campionato argentino di Clausura), e si ripartirebbe subito con altri 18 mesi, concludendo l’accorpamento con le Finals torinesi del 2022. Lo scalo o incremento dei punti si rifletterebbe allo stesso modo, procedendo su coppie da sei Slam ciascuno, quindi in sostanza i punti dell’Australian Open 2020 si rifletterebbe su Wimbledon 2021, Wimbledon 2020 (a questo punto il secondo Slam di quest’anno in ordine cronologico) su US Open 2021 e così via, fino ai punti del Roland Garros 2021 che scalerebbero agli US Open 2022.

Il difetto principale, al di là dello scalo di punti su tornei diversi per superficie e punti, sarebbe l’unicità delle Finals (o dell’ATP Cup), che renderebbe gli scali temporanei un po’ disomogenei, anche se tutto si ribilancerebbe alla fine del 2022 – perciò la prima soluzione sembra decisamente più praticabile. L’unica cosa certa è che sarà bello tornare a preoccuparsi di queste cose, perché vorrà dire che questo periodo sarà solo un ricordo.

Teorie a parte, prima di vedere qualche numero relativo al congelamento, ripassiamo le due attuali top 20.

RANKING ATP

1 Novak Đoković 10220
2 Rafael Nadal 9850
3 Dominic Thiem 7045
4 Roger Federer 6630
5 Daniil Medvedev 5890
6Stefanos Tsitsipas4745
7Alexander Zverev3630
8Matteo Berrettini2860
9Gaël Monfils2860
10David Goffin2555
11Fabio Fognini2400
12Roberto Bautista Agut2360
13Diego Sebastián Schwartzman2265
14Andrej Rublëv2234
15Karen Chačanov2120
16Denis Shapovalov2075
17Stan Wawrinka2060
18Christian Garín1900
19Grigor Dimitrov1850
20Félix Auger-Aliassime1771


RANKING WTA

1Ashleigh Barty8717
2Simona Halep6076
3Karolína Plíšková 5205
4Sofia Kenin4590
5Elina Svitolina4580
6Bianca Andreescu4555
7Kiki Bertens4335
8Belinda Bencic4010
9Serena Williams3915
10Naomi Ōsaka3625
11Aryna Sabalenka3615
12Petra Kvitová3566
13Madison Keys2962
14Johanna Konta2803
15Petra Martić2770
16Garbiñe Muguruza2711
17Elena Rybakina2471
18Markéta Vondroušová2307
19Alison Riske2256
20Maria Sakkarī2130


FERMI IN VETTA – Innanzitutto, i due leader delle classifiche mondiali, Novak Djokovic e Ashleigh Barty, non aggiungeranno altre settimane al proprio bottino di testa, se si eccettua la settimana di bonus omaggiata da ATP e WTA con le classifiche del 16.

L’australiana si ferma per ora a 35, a quattro di distanza da Amélie Mauresmo, mentre Djokovic è a 281, a cinque da Pete Sampras e a 29 dal record assoluto di Roger Federer – una sfortuna che per il serbo è controbilanciata dai 4000 punti che il suo diretto inseguitore, Rafa Nadal, si troverebbe a difendere nello spazio d’un mattino fra Flushing Meadows e Porte d’Auteuil.

CUI BONO? – Per molti giocatori, impossibilitati a difendere i risultati dello scorso anno, il blocco previene una dolorosa uscita in termini di punti. Escludendo i punti del Roland Garros in quanto già fissato all’interno del calendario, i dieci più colpiti da un’eventuale stillicidio ad oltranza dei ranking sarebbero stati, fra gli uomini, Nadal (-2260), Thiem (-1970), Federer (-1960), Djokovic (-1915), Tsitsipas (-1400), Fognini (-1235), Medvedev (-815), Auger-Aliassime (-716), Lajovic (-696) e Isner (-690), mentre, fra le donne, Pliskova (-1831), Bertens (-1830), Barty (-1440), Halep (-1161), Andreescu (-1120), Kvitova (-1015), Bencic (-1006), Kerber (-990), Konta (-930) e Kontaveit (-885).

FERMATI SUL PIÙ BELLO – Questi sono i giocatori che si trovavano con la miglior classifica personale in Top 100 al momento del congelamento dei punteggi, escludendo ovviamente i due capofila, che per definizione esibiscono il proprio best ranking: fra gli uomini abbiamo Thiem (3), Berrettini (8), Rublev (14), Lajovic (23), Fritz (24), Evans (28), Humbert (42), Sonego (46), Paul (57), Balazs (76), e Novak (85); fra le donne Kenin (4), Rybakina (17), Sakkari (20), Zheng (34), Jabeur (39).

Ovviamente la posizione di classifica descrive una fase transitoria (o almeno, lo faceva), e molti di questi giocatori sono al proprio picco in termini di classifica grazie a congiunture temporali favorevoli (basti pensare a Berrettini, che ha ancora il best ranking pur avendo giocato solo due partite quest’anno), ma per quasi tutti questi giocatori lo stop ha spezzato un momento di forma.

In questo senso possiamo ricordare Evans semifinalista a Dubai, Fritz finalista ad Acapulco, Jabeur che ormai perdeva solo con le più forti, o Kenin che dopo un comprensibile appannamento e appagamento post-Slam era tornata a vincere a Lione e chissà che non fosse in procinto di lanciare un’OPA al primo posto del ranking, visti anche i punti che Barty avrebbe avuto in scadenza a Miami. Un peccato per questi giocatori e giocatrici, ma la speranza è che possano rifarsi presto.

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Il tennis va modernizzato? Ultimate Tennis Showdown e nuovi merletti (seconda parte)

La traduzione del saggio di Matthew Willis su ‘The Racquet’ ci introduce al concetto di accessibilità di uno sport. Il difetto del tennis è la sua scarsa visibilità fra le sottoculture giovanili: l’accesso ai nuovi fan deve essere più semplice

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Questo articolo, traduzione di un longform scritto da Matthew Willis su ‘The Racquet’, è la prosecuzione della prima parte pubblicata qualche giorno fa: la potete leggere qui. Oggi vi introduciamo – o meglio, Matthew Willis vi introduce – al concetto di accessibilità di uno sport e tiriamo le conclusioni.


Opzione 2: accessibilità

Anche se non penso che il tennis verrà presto confinato agli ospizi americani come fa Mouratoglou, sono però convinto che come sport sia diventato eccessivamente rigido in termini di accessibilità per i nuovi appassionati, sia culturalmente che tecnologicamente. A mio parere, questo è un problema separato dalle modifiche del format, un problema più evidente e pressante.

Quando si parla di fan, lo sport ha due caratteristiche: ampiezza (la facilità nello scoprire un dato sport e nell’appassionarcisi) e profondità (la profondità dell’interesse, della passione e dell’interazione che vengono sviluppate una volta scoperto lo sport). Storicamente, il tennis è sia ampio che profondo, ampio per il suo appeal internazionale (i suoi eventi principali si svolgono in vari continenti, molti canali televisivi trasmettono gli Slam gratuitamente o a basso prezzo, e i suoi migliori giocatori sono volti che trascendono il gioco) e profondo (per il tempo che i tifosi più appassionati hanno sacrificato volontariamente per superare le sue barriere precostituite, come il sistema di punteggio complesso e le differenza fra superfici e stili di gioco).  

 

Il tennis non ha problemi a mantenere la propria profondità (anzi, oggi il gioco potrebbe essere arrivato al massimo livello in questo senso, vista la passione e competenza che si possono vedere nelle varie comunità online e nei tornei), ma negli ultimi due decenni ha indubbiamente perso in ampiezza nei confronti dei più giovani, a dispetto della compresenza di alcune delle star con più appeal commerciale di sempre, come i Big Three o le Williams.

Punti d’accesso

(Questo è un semplice grafico che ci aiuta a pensare all’interesse dei fan e alla scoperta di nuovi sport. Più uno sport è ampio, più è accessibile per nuovi fan, e più punti d’accesso ci saranno per loro da cui “entrare”. Più uno sport è profondo, più i fan sono appassionati e competenti, più interagiscono, e più continueranno a seguirlo).

(NB: so che il calcio e il tennis sono distanti anni luce in tanti modi, e questo rende il paragone complesso e ingiusto per il tennis. Allo stesso tempo, però, il calcio è un ottimo esempio di uno sport ampio e profondo, e quindi torna utile in questo contesto).

In uno sport ampio come il calcio, ci sono tantissimi punti d’accesso per i fan: una enorme sottocultura legata al gaming (che ha reso il calcio anche più profondo), una grande diversità culturale e partecipazione a livello giovanile (per entrambi i sessi), e un abbondante output su social media come YouTube, Twitch e TikTok.

Di contro, il tennis soffre da anni per un calo di partecipazione (generale e giovanile) in molte regioni di rilievo, con l’eccezione della Cina. Nel Regno Unito, nonostante la presenza di Andy Murray, la partecipazione è a livelli inferiori a quelli del badminton, cosa che non sorprende se pensiamo che durante il picco di Murray (2006-2016) non è stato costruito neanche un campo indoor in Scozia, nonostante la cifra da Paperon de’ Paperoni che la LTA riceve annualmente da Wimbledon. Di conseguenza, lo sport è ancora visto come costoso, elitista e piuttosto bianco. La sua visibilità fra le sottoculture giovanili è probabilmente più scarsa oggi rispetto a qualche anno fa. In particolare, il tennis non ha una gaming culture da almeno un decennio. La natura cronicamente frammentaria e individualistica del gioco, dettata primariamente da avida miopia, ha ucciso nella culla franchise amati dal pubblico come VirtuaTennis e Topsin attorno al 2010/2011, proprio quando il gaming stava diventando mainstream – il gioco non si è ancora ripreso da quella botta, e arranca dietro a quasi tutti gli altri sport maggiori in questo senso.

Queste le parole del CEO di Big Ant Studios, un’azienda di video-game sportivi, sulla nascita e l’impatto di FIFA:

Molto è attribuibile al messaggio forte della FIFA, che nessuno conosceva nel 1994 a meno che non fosse davvero appassionato di calcio. I diritti per il gioco furono concessi gratuitamente. FIFA (l’associazione calcistica, ndr) non chiese nulla e Ea Sports inizialmente perché intravidero un opportunità di marketing per arrivare al cuore dei giovani tifosi. Vai avanti di 20 anni e ti accorgi che ha funzionato a meraviglia, al punto che la gente che non sa più cos’è la FIFA e crede sia solo un videogame“.

Spoiler alert: il tennis non ha subito ceduto gratuitamente i diritti sul gaming, apparentemente a causa delle pretese dei giocatori e degli agenti, perdendo così terreno in termini di rilevanza culturale. Per farsi un’idea di ciò che manca al tennis, questo è l’impatto che ha avuto FIFA su un mercato a cui non importava dello sport prima che FIFA esistesse:

Un sondaggio di ESPN del 2014 ha trovato che il 34% degli americani è diventato un tifoso di calcio dopo essersi appassionato al videogame, e metà degli americani sostiene che il gioco abbia accresciuto l’interesse per lo sport. Una volta i ragazzini si appassionavano al calcio con le figurine Panini, oggi attraverso un videogioco“.

Le ultime righe spiegano molto. 30-40 anni fa, calcio e tennis avevano punti d’accesso analogici, e molto più semplici, ma da lì in avanti le loro strade si sono separate, con il calcio a investire tempo e risorse a lungo termine nel gaming, cosa che il tennis non è riuscito a fare. Non credo si possa dire che FIFA e un videogioco tennistico avrebbero lo stesso impatto, ma il fatto che il tennis non abbia neanche un posto al tavolo del gaming è uno dei motivi per cui l’accessibilità al gioco si è ridotta. Le ramificazioni del fenomeno si ripercuoteranno profondamente e a lungo, data l’enormità degli e-sports, che sono in continua crescita, e avranno per forza di cose un impatto sulla partecipazione e sulla consapevolezza del tennis fra i fan più giovani (senza considerare il fatto che il tennis non è nella posizione di tentare di aggiungersi affannosamente al gigantesco trend del gaming).

(Aggiungo, su una nota personale, che Mario Tennis per Game Boy Colour e Gamecube, Virtua Tennis per Dreamcast, e Topspin per l’Xbox hanno contribuito ad accrescere la mia passione per il tennis. Oggi non esiste un gioco di tennis di simile popolarità, un vuoto che verrà inevitabilmente scontato).

Visualizzazioni

Una volta che un fan trova un punto d’accesso per iniziare a seguire un dato sport, la missione principale dovrebbe essere di facilitare al massimo la sua possibilità di guardare e interagire con lo sport stesso. Visti i problemi legati alla partecipazione e al gaming, ci sarebbe da supporre che il tennis sia estremamente focalizzato sul rendersi facile da guardare – sicuramente non un obiettivo complesso da raggiungere. Sfortunatamente, però, non solo i biglietti tendono ad avere prezzi proibitivi per un giovane fan, ma le opzioni per vederlo da casa (streaming e TV) lo mettono di fronte a una pessima esperienza a causa della frammentazione, un errore imperdonabile (di cui ha parlato anche Andrea Gaudenzi, ndr): la WTA è su Tennis Channel e altri canali, l’ATP è su Tennis TV e altri, Eurosport trasmette alcuni Slam, Wimbledon è sulla BBC, e poi ci sono sottoscrizioni a canali nazionali, Amazon Prime, Tennis Channel International in rampa di lancio, e così via.  

Per una copertura omnicomprensiva, tanti appassionati sono costretti a spendere un patrimonio per una seriedi servizi che spesso si sovrappongono. Non solo questo, ma spesso le sottoscrizioni sono pacchetti da ‘tutto-o-niente’, nel senso che, se a un giovane fan interessasse guardare un torneo, c’è una buona probabilità che sarebbe comunque costretto a un oneroso abbonamento mensile. Le due strategie, prezzi dei biglietti e complessità delle piattaforme, sono dei grandi ostacoli per i nuovi fan, anche se spero che l’arrivo di Amazon possa semplificare le cose in futuro.  

La situazione è ancora peggiore per i nuovi fan che vogliono guardare qualche highlights per testare le acque del tennis. In questo caso, l’arcaico accordo sui diritti fa sì che molti match storici e highlights vengano immediatamente rimossi da YouTube per problemi di copyright, mentre altre associazioni sportive, come la NBA, pur chiedendo soldi hanno consentito per anni che video simili venissero pubblicati grazie al Content ID di Google. Gli Slam in particolare, i quattro gioielli della corona del branding tennistico, sembrano poter condividere solo video di 2-3 minuti di partite che magari sono durate cinque ore. Esiste anche un blocco per chiunque cerchi di aggiungere commenti o analisi alle clip tennistiche caricate su Twitch, il sito di live streaming che può contare su una delle basi di utenti più giovani e coinvolte, responsabili per la recente crescita della F1 e degli scacchi. Come si può intuire, questi fattori rendono arduo l’accesso per qualunque nuovo fan, che invece si vedrebbe srotolato il tappeto rosso da altri sport.

(Nota a parte: sto scrivendo un altro articolo sull’argomento, ma da molto tempo mi chiedo come mai ATP/WTA/ITF non forniscano un’educazione su come usare i media ai giocatori di bassa classifica. È semplicissimo trasmettere degli allenamenti live (e forse anche delle partite, al netto dei diritti) su Twitch o YouTube. Se abbastanza giocatori lo facessero, inevitabilmente emergerebbero delle nuove star dalle retrovie, coinvolgendo una legione di nuovi fan sulle piattaforme più giovanili. Il canale di YouTube di Tsitsipas è un buon esempio, anche se i suoi video richiedono grossi tempi di produzione che quasi tutti gli altri giocatori non hanno. La possibilità per i giocatori di diventare i padroni della propria narrativa, soprattutto in merito al modo e alla frequenza con cui sono visti dal pubblico, è un tema di particolare rilevanza nel tennis, uno sport di vedute notoriamente ristrette quando si parla di accesso ai top players per i media).

Per il tennis è diventato necessario facilitare la visione, soprattutto in un periodo in cui le abitudini dei consumatori sono già cambiate molto, e continueranno a farlo. Vent’anni fa, lo zapping consentiva di scoprirlo casualmente (ho incontrato innumerevoli fan che sono capitati per caso su Federer-Nadal a Miami 2004, o altri casi simili, mentre cambiavano canale, e sono rimasti immediatamente folgorati). Questo fenomeno non esiste più oggi, visto che lo streaming richiede più proattività nella visione rispetto al passato. È possibile quantificare l’impatto di questo problema sulla prossima generazione di fan? E come si può riguadagnare il terreno perduto? Sarà essenziale ripensare il prezzo e la complessità delle piattaforme legate al tennis. Oltre a un’unificazione dello streaming (o quantomeno una minore frammentazione), dovrà essere introdotta la possibilità di acquistare di un match singolo, o anche di un set singolo (per esempio, “il giocatore Tal dei Tali sta giocando un equilibratissimo quinto set, acquista per 50 centesimi”), l’abbonamento ai match di uno specifico giocatore, pass per tornei o superfici specifiche, sconti NextGen, ecc – fondamentalmente qualunque cosa possa servire per facilitare l’accesso.

Abbiamo imparato la lezione?

Lo stop legato alla pandemia ha rivelato una scomoda verità per molti sport, tennis incluso, mostrando quali discipline possano far leva su una moltitudine di aree di interazione con i fan e quali no. I promossi includono la F1, che ha portato a casa più di un milione di spettatori per i suoi Virtual Grand Prix e guadagnato nuova esposizione con lo streaming e con Twitch, risultati ancora una volta facilitati da un videogame ben fatto quale F1 2019. Grandi risultati anche per il calcio, grazie a FIFA, ai suoi eventi legati agli e-sports, e grazie alla sua immarcescibile presenza nello zeitgeist culturale. Bene anche gli scacchi, che hanno avuto grande impatto su Twitch e hanno attratto orde di nuovi fan su LivestreamFails – Chess.com ha previsto che un decennio di crescita verrà condensato negli ultimi tre mesi, principalmente grazie ai format più rapidi.

Se si mettessero gli scacchi nel grafico ampiezza profondità, il cambiamento somiglierebbe all’immagine di cui sotto, soprattutto grazie a Twitch, al format Blitz Chess, e a Hikaru e Alexandra Botez, i principali responsabili dell’ampliamento:

Su una simile nota, il mondo del golf sarebbe rimasto in silenzio durante la pandemia, se non per il format non tradizionale del match di beneficenza Woods/Manning vs Mickleson/Brady, che ha permesso l’incontro fra due sport maggiori (golf e football) grazie a una piccola modifica regolamentare che ha uniformato i livelli dei contendenti – un altro punto a favore della sperimentazione con i format.

E poi c’è il tennis, un grande sconfitto degli ultimi mesi, senza mezzi termini. È stato fatto un coraggioso tentativo di organizzare un evento virtuale a Madrid, che però è solo servito a ricordare quanto il tennis sia lontano da molti altri sport per quanto riguarda il gaming.

(Contestualizzando, il GP virtuale del Bahrain ha avuto un picco di 396.000 spettatori su Twitch, più altre centinaia di migliaia su Facebook e YouTube e milioni in TV, mentre il Virtual Madrid Open ha toccato “vette” di 19.000 spettatori su Facebook, e la maggior parte dell’interazione aveva per argomento il livello scadente di TennisWorldTour, sia dal punto di vista grafico che della giocabilità).

Il tennis ha anche provato con dei tabelloni virtuali, che da quello che ho visto hanno funzionato bene, mentre gli utenti di Tennis TV hanno avuto libero accesso al servizio durante lo stop del tour – un’ottima mossa. Ciononostante, è stato un po’ triste assistere allo stallo di interazione e crescita di uno sport meraviglioso mentre altri, più bravi ad adattarsi ancorché altrettanto antichi, sono riusciti a sfruttare l’occasione.

Cauto e proattivo ottimismo

Il tennis, come mostrato nella prima metà del saggio, gode ancora di ottima salute. È uno sport globale di enorme successo con legioni di fan appassionati e competenti. È uno spettacolo affascinante e profondo, e sta ancora attraendo giovani fan, anche se a volte sembra auto-sabotarsi in questo senso. Va però detto che, alle spalle delle eccellenti notizie sulla salute del gioco, si annidano dei problemi inesorabili che necessitano di soluzioni proattive. Se da un lato la sperimentazione con diversi format è quasi certamente una buona idea, soprattutto se si pensa a quanto sarebbe importante per il tennis appropriarsi internamente del prossimo trend che ne stimolerà una crescita, dall’altro continuo a chiedermi se il dibattito sulla modernizzazione del tennis non si stia focalizzando troppo sulla questione meno significativa. Mi azzarderò a dire che uno sport di successo diventa “giovane” quando crea un vasto (e culturalmente vario) imbuto per consentire a nuovi fan di accedervi, piuttosto che snaturandosi per rendersi più digeribile per una ristretta finestra d’attenzione.      

Quasi certamente il tennis ha molta più flessibilità anagrafica ed economica di quanto sostenuto da Mouratoglou, ma questo non significa che il senso generale delle sue affermazioni sia sbagliato, o che la flessibilità del gioco non abbia dei limiti. La mia speranza è che chiunque legga questo saggio pensi alla necessità che il tennis ha di iniziare ad avere conversazioni più consapevoli sui molti aspetti in cui questi splendido gioco sta rimanendo, ed è rimasto, indietro.

E una volta fatto questo, spero che ci si metta al lavoro. Come disse una volta Bjorn Borg, criptico e scontato allo stesso tempo, “the ball is round, the game is long”. Almeno dalla prospettiva di questo giocatore e tifoso ossessivo, sarebbe bello se questo specifico gioco continuasse il più a lungo possibile.

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Circoli in vista

Serie A1 2020: comincia la difesa del titolo per le ragazze del TC Prato

Esordio contro il TC Lumezzane, ma senza Kucova e con il dubbio Trevisan, che viene dall’infortunio nella finale di Todi. Girone assai insidioso completato da Canottieri Casale e TC Lucca

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Martina Trevisan - Assoluti di Todi 2020 (ph.Marta Magni)

Non sarà semplice per il Tennis Club Prato confermare lo scudetto femminile del 2019, perché il fardello di essere al contempo le favorite e le campionesse in carica non è così leggero da portare sulle spalle. Ma le tre giocatrici meglio classificate del team toscano – Martina Trevisan, Kristina Kucova e Lucrezia Stefanini – proveranno a guidare le compagne più giovani, tra le quali spiccano Beatrice Ricci, Asia Serafini e Federica Sacco, quest’ultima tornata in campo un anno fa (agosto 2019) dopo alcuni mesi ai box per un’infiammazione cronica alle ginocchia.

L’esordio delle ragazze di Prato avverrà domenica alle ore 10, sui soliti campi in terra rossa di Via Firenze (l’ingresso sarà libero), contro il TC Lumezzane della svizzera Ylena In-Albon e delle italiane Georgia Brescia, Rubina De Ponti e Chiara Catini. “Dopo la partita casalinga avremo due trasferte molto insidiose” ha spiega il capitano Gianluca Rossi, “con Canottieri Casale in Piemonte e nelle fila della squadra piemontese gioca Sara Errani, poi giocheremo il derby con il TC Lucca a Vicopelago con una squadra in cui figurano le sorelle Pieri e due straniere molto forti (si tratta di Zavatska e Bara, entrambe in top 200, ndr). Iniziamo a fare bene domenica“.

Le pratesi sono favorite ma dovranno fare i conti con alcune assenze. Martina Trevisan, che ha raggiunto la finale degli Assoluti di Todi e si è ritirata sul finire di un set molto combattuto (contro Paolini) per un problema muscolare, sta tentando il recupero in extremis svolgendo attività di riabilitazione in una clinica livornese. Non ci sarà invece la slovacca Kucova, almeno nella prima sfida (il traffico aereo europeo va ancora a singhiozo), dunque ci sono buone possibilità che Lucrezia Stefanini possa indossare la casacca di prima singolarista all’esordio.

 
Kucova e Trevisan, finale di Serie A1 2019 – Foto Marta Magni

Il reale livello del girone 1 sarà comunque determinato dalla partecipazione alle gare delle tenniste straniere: oltre alle succitate Zavatska e Bara, nella squadra piemontese militano la spagnola Bolsova e la rumena Buzarnescu. Ricordiamo che si qualificano per i play-off le prime due classificate, mentre la terza e la quarta finiscono ai play-out; l’altro girone femminile è composto da TC Genova 1893, Tennis Beinasco, TC Parioli e CT Siena.

SERIE A MASCHILE – Gli ‘scudettati’ in carica del Selva Alta di Vigevano (Hoang, Marcora, Robredo e Baldi le quattro punte di diamante) esordiranno domenica in casa – ore 10 – contro il Match Ball Siracusa, nel girone completato da TC Maglie e Sassuolo. Trovate qui tutti gli altri dettagli della prima giornata nel nostro articolo di presentazione del campionato.

Quanto al team maschile del TC Prato, è inserito nel girone 5 della serie A2 ed esordirà domenica a Pavia, squadra che può contare su nientemeno che Ramos-Vinolas, finalista del torneo di Montecarlo 2017. Il numero uno della squadra maschile pratese è invece un altro slovacco, Filip Horansky, che guida un gruppo di soli compagni toscani (Emiliano Maggioli, Federico Iannacone, Davide Galoppini, Mattia Bellucci e Jacopo Stefanini). Per lo stesso motivo di Kucova, però, Horansky non sarà presente all’esordio; la speranza di Prato è poter contare su di lui nelle prossime settimane.

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Focus

Le favole di Wimbledon: quando le wild card scrivono la storia

La storia di Wimbledon ci insegna che si può arrivare in fondo senza essere testa di serie… e addirittura senza avere accesso diretto al tabellone. Da Ivanisevic a Kyrgios, passando per Cash e Lisicki, la migliori wild card dei Championships

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Non c’è nulla di più doloroso per un appassionato di tennis che passare un’estate senza il torneo di Wimbledon. Dal 29 giugno al 12 luglio i viali dell’All England Club si sarebbero popolati di tifosi per assistere ai match sui prati londinesi, se solo una pandemia da Coronavirus non si fosse messa di traverso. È allora il tempo di aprire il cassetto dei ricordi dei Championships, pieno di campioni straordinari, rimonte indimenticabili e imprese impensabili. Momenti in cui pronostici e previsioni non contano più e lo sconfitto designato diventa eroe.

Nella storia di Wimbledon c’è una manciata di campioni che è riuscita ad arrivare in fondo (o quasi) senza essere né testa di serie né avere l’accesso diretto al tabellone, per insegnarci che anche una semplice wild card può scrivere la storia. Eccovi le migliori.

Pat Cash – Quarti di finale 1986

Cash che raggiunge i quarti a Wimbledon? Non c’è niente di strano visti i risultati ottenuti dall’australiano nell’arco della sua carriera. Ma il torneo che giocò sui prati di SW-19 nel 1986, dove raggiunse gli ultimi otto, fu indimenticabile. Cash si era già distinto negli anni precedenti a Wimbledon, raggiungendo una semifinale in singolare due anni prima e due finali di doppio. Tuttavia un’operazione alla schiena lo costrinse per diversi mesi lontano dai tornei e, come se non bastasse, subì un’intervento per rimuovere l’appendice alle porte del torneo. Ottenne l’accesso grazie a una wild card e dopo aver eliminato Vilas al primo round riuscì anche a battere il numero due del seeding Wilander negli ottavi di finale, prima di cedere a Leconte nei quarti. Anche grazie all’ottimo torneo del ’86, un anno più tardi l’australiano conquistò il titolo dei Championships, il suo unico Slam in carriera.

 

Juan Carlos Ferrero – Quarti di finale 2009

Problemi fisici e profonda crisi di risultati portarono Juan Carlos Ferrero, campione al Roland Garros 2003 e finalista a New York, fuori dalla top 100 a cavallo tra la stagione 2008 e 2009. Con i suoi tredici trofei vinti su terra battuta, compreso lo Slam parigino, nessuno avrebbe scommesso su una rinascita di Ferrero nella stagione su erba. Sia il Queen’s che Wimbledon però riposero fiducia nello spagnolo e gli concessero entrambi una wild card. Riuscì prima ad arrivare in semifinale al Queen’s, dove perse da Murray, e si presentò in buona condizione ai nastri di partenza dei Championships, dove aveva raggiunto i quarti di finale due anni prima. Smentendo chi già lo invitava ad appendere la racchetta al chiodo, Ferrero superò due top 10 tra terzo e quarto turno, Gonzalez (6-4 al quinto) e Simon. Si fermò solo davanti a Andy Murray nei quarti di finale, gli ultimi disputati in carriera in uno Slam.

Nick Kyrgios – Quarti di finale 2014

Si è preso il suo posto nella storia anche il torneo di Nick Kyrgios nell’edizione 2014. Al tempo l’australiano faceva il suo debutto sui prati dell’All England Club, grazie all’invito degli organizzatori ottenuto dopo il titolo nel Challenger di Nottingham. Col suo atteggiamento spavaldo e incosciente non sentì affatto la pressione di giocare nel tempio del tennis. Prima si fece notare per la vittoria in rimonta al secondo turno, poi il suo match di quarto turno contro Rafael Nadal venne programmato sul Campo Centrale. Proprio lì nacque il fenomeno Nick Kyrgios. Dopo la vittoria in quattro set sullo spagnolo, farcita di colpi estemporanei e spettacolari, il suo nome finì sulla bocca di tutti, ma non riuscì comunque a superare Milos Raonic nei quarti di finale. Sei anni dopo, Nick non è ancora diventato il dominatore che tutti aspettavano, né è mai riuscito ad eguagliare quel risultato, ma fa ancora parlare tanto di sé.

Goran Ivanisevic – Campione Wimbledon 2001

Sul successo di Ivanisevic del 6 luglio 2001 sono stati scritti dei libri, per non trascurare neanche il minimo dettaglio della sua storica vittoria. Il croato resta ancora oggi l’unico giocatore ad aver conquistato uno Slam da wild card. Lo vinse da numero 125 del mondo, trascinato nel baratro da una spalla sempre dolorante, che riuscì a domare in quell’edizione. Lo vinse dopo aver perso ben tre finali negli anni precedenti. Lo vinse di lunedì per via della pioggia (il famoso Monday’s People, dove gli oltre diecimila biglietti per la finale vennero rivenduti a prezzi più bassi), in quella che è ancora l’unica finale nella storia di Wimbledon giocata di lunedì. Lo vinse 9-7 al quinto, contro Pat Rafter, dopo aver vacillato nell’ultimo game dove nei primi due match point incappò in due doppi falli. Il successo della wild card Ivanisevic resta una delle storie tennistiche più affascinanti di sempre.

Jie Zheng – Semifinale Wimbledon 2008

Anche nel femminile non sono mancate le sorprese. Tredici anni fa la cinese Jie Zheng si infortunò a una caviglia e restò ai box per i dodici mesi successivi. Al suo ritorno in campo occupava la posizione numero 163 nel ranking WTA, 133esima quando il torneo di Wimbledon le concesse un invito per il main draw. Battendo tra le altre Ana Ivanovic al terzo turno (sua prima vittoria su top 10 in carriera) la cinese raggiunse la semifinale, dove però dovette inchinarsi allo strapotere di Serena Williams. Dopo il torneo balzò alla 40esima posizione del ranking WTA. Zheng diventò inoltre la prima giocatrice cinese a giocare una semifinale in uno Slam, ma soprattutto donò in beneficenza tutti soldi guadagnati grazie all’incredibile risultato. Ne beneficiarono i senzatetto nella contea di Wenchuan, colpita da un disastroso terremoto il 12 maggio 2008.

Sabine Lisicki – Semifinali Wimbledon 2011

Sabine Lisicki a Wimbledon, nel 2013

Anche Sabine Lisicki nel 2010 venne fermata da un infortunio alla caviglia. Crollò nel ranking oltre la duecentesima posizione, ma non appena arrivò la stagione su erba diede subito segnali incoraggianti, complice anche il suo stile di gioco potente e volto all’attacco. Vinse infatti il titolo a Birmingham battendo Daniela Hantuchova e ottenne così la wild card per giocare i Championships. Iniziò qui una cavalcata straordinaria, che la portò alla sua prima semifinale Slam in carriera. Prima di essere fermata da Sharapova, nel suo percorso eliminò dal torneo Li Na, campionessa al Roland Garros, ma anche Marion Bartoli, che due anni più tardi sarà la sua avversaria sul Campo Centrale. Nel 2013 infatti alla tedesca riuscì di salire anche il penultimo gradino, raggiungendo la finale a Church Road, ma non l’ultimo: la tensione le giocò un brutto scherzo quel sabato e Bartoli la piegò in due set, vincendo il titolo.

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