Coronavirus, i dati italiani aggiornati al 25 marzo. 683 nuovi decessi

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Coronavirus, i dati italiani aggiornati al 25 marzo. 683 nuovi decessi

Assente il capo della Protezione Civile per sintomi influenzali, la conferenza viene tenuta da Miozzo e D’Angelo. Il numero dei contagi sale a 74386

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Nonostante l’assenza di Angelo Borrelli – che ha la febbre e ha lasciato il Dipartimento di Protezione Civile in via precauzionale – alle 18 si è tenuta regolarmente la conferenza stampa per l’aggiornamento dei dati sull’epidemia italiana di COVID-19.

Ai direttori Agostino Miozzo e Luigi D’Angelo è stata affidata la lettura dei dati odierni. Sono stati registrati 683 nuovi decessi, un numero che porta il totale a 7503. Il numero complessivo dei contagi dall’inizio dell’epidemia è salito a 74386 a seguito di un incremento giornaliero di 5210 tamponi positivi, quasi identico a quello di ieri (5249). Nelle ultime ventiquattro ore sono state registrate 1036 nuove guarigioni, un dato che porta il totale dei guariti a 9362.

I pazienti con infezione attiva sono attualmente 57521, dei quali 30920 sono in isolamento domiciliare con sintomi lievi. 3489 pazienti (+96 rispetto a ieri) sono invece ricoverati in terapia intensiva. A testimonianza della situazione dei sofferenza dei reparti di emergenza lombardi, anche oggi sono stati trasferiti tre pazienti fuori regione: dall’inizio dell’epidemia sono stati effettuati 72 trasferimenti, 32 dei quali hanno interessato pazienti COVID-positivi.

 

Oggi è stato anche diffuso il numero totale dei decessi del personale medico: da inizio epidemia ne sono morti 33, due dei quali (due odontoiatri del bresciano) nella giornata di oggi.

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Coronavirus, i dati italiani aggiornati all’1 aprile. 727 nuovi decessi

Il totale dei decessi sale a 13155 da inizio epidemia. Non si allenta la morsa sulla Lombardia, che anche oggi fa registrare quasi 400 decessi

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Ubitennis è un portale che si occupa di tennis, tautologia delle tautologie. Questi però sono giorni troppo assurdi e diversi dagli altri per fare finta che fuori non stia accadendo nulla. Per questo, fino al termine della pandemia di coronavirus che sta colpendo l’Italia in maniera durissima, abbiamo deciso di fornirvi un aggiornamento giornaliero sulla situazione italiana. Non pretendiamo di diventare un riferimento né di inerpicarci in analisi particolarmente complesse, ma semplicemente di aiutarvi a decodificare la realtà difficile che stiamo affrontando. Sperando di poter dedicare le nostri preoccupazioni ad altro, il prima possibile.

Diminuisce, ma non abbastanza da suggerire un trend in marcato ribasso, l’incremento giornaliero dei decessi dovuto all’epidemia italiana di COVID-19.

La Protezione Civile italiana ha comunicato 727 nuovi decessi (110 in meno di ieri) che fanno salire il totale a 13155, ormai più del quadruplo dei decessi registrati nella nazione in cui l’epidemia è cominciata, la Cina. Si registrano 4782 nuovi contagi (incremento superiore a quello di ieri) e il totale di casi sale a 110574‬. Il numero dei pazienti attualmente positivi è di 80572, 4035 (+13 rispetto a ieri, dato molto positivo) dei quali ricoverati in terapia intensiva. 28403 pazienti sono ricoverati in ospedale con sintomi lievi mentre sono 48134 i positivi in isolamento domiciliare. La Lombardia rimane la regione più colpita con 1565 nuovi positivi (totale regionale 44773) e 394 nuovi decessi (totale regionale 7593).

 

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I sacrifici di Herbert per arrivare al top

Il tennista francese Pierre-Hugues Herbert si apre ai microfoni virtuali di Behind the Racquet

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Emergere ai più alti livelli del tennis mondiale è un processo lungo, faticoso e privo di garanzie. Questo il tennista francese Pierre Hugues Herbert lo sa benissimo, e ha raccontato la sua vicenda di vita al profilo Instagram “Behind the Racquet”.

Behind the Racquet è un profilo di Instagram fondato dal tennista americano Noah Rubin. I protagonisti dei ritratti autobiografici di BTR sono tennisti famosi e non che raccontano le proprie storie personali da un punto di vista più intimo e spesso sconosciuto al pubblico. Le storie di Behind the Racquet sin dagli inizi pongono un accento particolare sulle questioni di salute mentale per gli sportivi di alto livello, in questo caso i tennisti.

Il ritratto di oggi è di Pierre-Hugues Herbert, che nel 2019 ha coronato il Grande Slam di doppio personale con l’Australian Open ed è considerato uno dei migliori doppisti del mondo, oltre che un buon singolarista (36° di best ranking).

 
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“When I was 13, my dad stopped working to travel with me full time. There was already pressure from not being too wealthy and now my father wasn’t making money. People from my hometown thought we were crazy. They watched my dad stop quit his job as a coach at the club to travel with me and they didn’t understand it. When I think back, I see what they saw. All I know is we saw a small a chance to have what we have now and we had to go for it. Even if you are top in the world as a kid, the chance of becoming a top professional tennis player is beyond a small percentage. My family took some big risks that paid off and what I achieved is for all of them. We made many big decisions. Our family is five in total, with an older sister and younger brother. This decision my dad made affected everyone. Not only was my family making less money, now my father was away from my siblings for long periods of time. There was a lot of pressure on the whole family to also keep up with the expenses of travel. Thankfully I had some help from sponsors, but that came with extra pressures. My dad traveled with me through the under 14,16 and 18 divisions. The balance felt completely different in the family. He was mostly just taking care of me. It was one of the toughest experiences for not only me, but my family. I was lucky to have my whole family so supportive and behind this project. My mom switched jobs and started to work at home so she had time to look after my brother by herself. When you are working towards something so large it is not only you, it wasn’t only my dad and I, my whole family was involved in the process. It was tough for me to deal with the idea that my brother, who is 15 months younger, was growing up without a father. It was the same with my sister as she was finishing up university and trying to enter the working world. No matter what I always tell people, I make sure they know my family was a big part of my journey even though my siblings think they didn’t do much, and my mom didn’t travel. Even after the struggles, we were united.” @pierrehuguesherbert Go to behindtheracquet.com for extended stories, podcasts and merch.

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Quando avevo 13 anni mio padre ha smesso di lavorare per seguirmi a tempo pieno. Avevamo già abbastanza pressione per il fatto che non eravamo messi benissimo economicamente, e dopo questa scelta mio padre non guadagnava proprio. Le persone della mia città pensavano fossimo pazzi. Mio padre aveva dovuto abbandonare il suo lavoro da allenatore in un circolo per seguirmi e non capivano perché lo facesse. Quando ci ripenso riesco a capire cosa pensavano. Tutto quello che so è che abbiamo visto una piccolissima chance di avere quello che abbiamo ora e ci siamo buttati a capofitto. Anche se sei uno dei migliori talenti mondiali quando sei un ragazzino, le possibilità di diventare un tennista professionista sono comunque pochissime. La mia famiglia si è presa dei rischi enormi e tutto quello che ho raggiunto nella mia carriera è grazie a loro. Abbiamo dovuto prendere delle decisioni pesanti. Siamo cinque in famiglia, ho una sorella più grande e un fratello minore. La decisione di mio padre ha avuto effetti su tutti noi. Non solo la mia famiglia aveva un reddito più basso, ora mio padre sarebbe dovuto stare lontano dai miei fratelli per lunghi periodi. C’era molta pressione sulla mia famiglia per le spese dei viaggi. Per fortuna avevo degli sponsor ad aiutarmi, ma ciò comportava ancora più pressioni. Mio padre ha viaggiato con me fino ai tornei under 18. Ormai c’era un equilibrio diverso in famiglia. (Mio padre) si prendeva cura soprattutto di me. E’ stata un’esperienza durissima non solo per me, ma anche per la mia famiglia. Sono stato fortunato ad avere il loro supporto. Mia madre cambiò lavoro e cominciò a lavorare da casa per avere più tempo da dedicare a mio fratello. Quando lavori per un obiettivo così grande non ci sei di mezzo solo tu, ma tutta la tua famiglia. E’ stata dura andare avanti pensando che mio fratello, che è più giovane di me di 15 mesi, stesse crescendo senza un padre. Lo stesso con mia sorella, che durante tutto questo stava per finire gli studi universitari e provava ad entrare nel mondo del lavoro. Non importa cosa dica ogni volta in pubblico, ricordo sempre che la mia famiglia è stata una parte importante della mia carriera, nonostante i miei fratelli dicono di non aver fatto niente, e che mia madre non ha viaggiato con me. Anche dopo e durante le difficoltà siamo sempre rimasti uniti.

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Jannik Sinner: “Federer, gioca un altro anno. Voglio sfidarti a Wimbledon”

L’azzurro parla alla Gazzetta dello Sport: “La priorità non è tornare in campo, ma uscire dall’emergenza. Vorrei avere la personalità di Nadal. US Open e Roland Garros uno dopo l’altro? Ho 18 anni, voglio giocare”

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Jannik Sinner - Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

Diecimila euro per ogni post con foto di pizza condita per formare occhi, naso e bocca. È questa la Sinner Pizza Challenge, lanciata una settimana fa su Instagram dallo stesso Jannik Sinner, che prima si è divertito a creare in casa la sua pizza e poi ha invitato tutti i suoi follower ad aiutarlo nella raccolta fondi per la lotta al Coronavirus. L’altoatesino è in quarantena a Montecarlo, lontano da casa sua e dai campi di Bordighera. Segue il programma di allenamento quotidiano fornito da coach Riccardo Piatti: “Lavoro a secco, su mobilità laterale e potenziamento di gambe e braccia” dice in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. “La racchetta la tocco solo tre o quattro volte a settimana. Faccio solo movimento senza palla nello spazio comune del palazzo dato che il Country Club è chiuso”.

Oltre agli allenamenti c’è tanto tempo da passare in casa, quanto di più insolito per un tennista professionista, ma Jannik fa come tutti gli altri ragazzi ai tempi del Covid-19: “Guardo tante serie TV sul computer e faccio dei tornei online alla playstation con i miei amici. E ovviamente tante telefonate con i miei genitori”. C’è tempo anche per ragionare, riflettere su quanto sarà particolare il rientro alle gare (si spera) tra qualche mese e sulle prospettive di una carriera: Ora la priorità non è tornare in campo, ma uscire dall’emergenza. Il rientro sarà molto eccitante. Tutti avremo così tanta adrenalina che non vorremo mollare nemmeno un colpo, sia i big che i più giovani. Sarà una battaglia e a me piacciono le battaglie”.

Sembra che Sinner non tema nemmeno le fatiche dei due Slam consecutivi programmati in autunno a seguito della scelta di spostare il Roland Garros al 20 settembre, dopo gli US Open: “Ho 18 anni. Voglio giocare. E più gioco, più mi diverto. Poi se dovessi scegliere un torneo dello Slam in cui penso di poter arrivare in fondo, direi proprio gli US Open“. I sogni nel cassetto non mancano a Jannik, che spera di poter affrontare anche il suo idolo, sul campo più famoso del mondo: Battere Federer a Wimbledon è sempre stato tra i miei sogni. Spero comunque di poter giocare sul Centrale un giorno, devo ancora scoprire il mio valore sull’erba. A Roger lancio un messaggio: ‘Gioca un altro anno, così magari il nostro match è solo rimandato di dodici mesi’“.

 

Nonostante lo svizzero sia sempre stato il suo punto di riferimento (“cercavo di imitarlo” ha affermato il giovane azzurro), Sinner vuole prendere spunto anche da Rafa Nadal: “Mi sono allenato con lui a Melbourne e mi ha impressionato come tiene il campo. Mi piacerebbe avere la sua personalità”. Per ora si sta avvicinando a Rafa coi risultati, perché un ragazzo così giovane tra i primi 80 del mondo non si vedeva da Nadal nel 2004. L’altoatesino non perde però la bussola, che punta l’ago verso la costanza dei risultati e il miglioramento quotidiano: “Giocare subito a questi livelli è sicuramente la strada più difficile. Nel tennis puoi passare dal vincere un torneo a perdere tre primi turni di fila. Perciò ora l’obiettivo è la continuità dei risultati, l’applicazione quotidiana e il miglioramento di tutti i colpi. Ma il principale nemico di un tennista è la fretta. Piatti sa che io sono ambizioso ed esigente, però chiede pazienza. E io sarò paziente“.

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