'Capre sulla neve': sport in cui ci si azzuffa meno sul GOAT. La combinata nordica

Focus

‘Capre sulla neve’: sport in cui ci si azzuffa meno sul GOAT. La combinata nordica

Nel tennis si litiga, ma ci sono sport in cui sembra più facile identificare il più forte di sempre. La prima puntata è dedicata a Jarl Magnus Riiber, uno che salta e scia come nessuno

Pubblicato

il

 

Prefazione

Con il tennis ufficialmente sospeso fino almeno all’avvento dell’erba se non oltre, come ormai sembra probabile, quale migliore occasione per introdurre un argomento originale ed avventurarsi in un campo ancora mai battuto: quello del GOAT.

Non vi preoccupate, stavolta non torneremo sui soliti discorsi su quei tre lì che ben conoscete. Perché ormai è chiaro a chiunque riesca a mettere da parte i miasmi del tifo, che parlare di supremazia di uno o dell’altro per uno Slam in più su venti, dieci settimane da numero uno in più su trecento, tre big title in più su sessanta, è questione di lana caprina. Roger, Rafa e Nole, qualunque sarà il computo totale una volta che tutte le carriere saranno concluse, siedono insieme sullo scranno del più grande di sempre. Come un’unica entità, una trinità del tennis, un Cerbero a tre teste che ha divorato tutto il divorabile o quasi, lasciando le briciole ai propri colleghi nel corso degli ultimi tre lustri.

Aggrappandoci al concetto di sono ere differenti con un piccolo sforzo si possono provare ad introdurre nell’equazione anche Laver e Borg (Sampras è già un po’ troppo vicino all’era del Triumvirato, e con i suoi 14 slam deve inchinarsi ai quasi 19 di media del RoRaNo). Ma insomma, alla fin fine non si scappa. Il discorso sul Goat nel tennis è ben più noioso e scontato di quanto si possa immaginare.

Premesso questo però, un esercizio interessante in questo lungo periodo senza tennis, e senza sport in generale, è guardarsi attorno e andare ad analizzare se in qualche altra disciplina ci possa essere, in questo dato periodo storico, un Goat senza se e senza ma. Per intendersi, un cannibale come Phelps è stato per il nuoto fino al suo ritiro a Rio quattro anni orsono. Esistono sport dove proprio in questo momento storico ci possiamo godere il (o la) più grande di tutti i tempi? O, ancor più interessante, i primi passi di coloro che lo diventeranno? La risposta è sì, probabilmente più di uno. Anche se sono magari discipline sconosciute ai più. Nel corso di questo articolo a puntate andremo ad analizzare quali personaggi ancora in attività sono già, o sono in procinto di diventare, i più grandi di tutti i tempi nel loro sport.

 

Per ogni casistica assegneremo in modo totalmente soggettivo una “percentuale di Goatismo” a seconda di quanto vicini o lontani siano dall’essere acclamati come dominatori alla fine delle rispettive carriere e ci divertiremo, laddove possibile, a tracciare dei paralleli, per stile e sviluppo della storia sportiva, con i tre big della racchetta per vedere a quali di essi più somigliano. E scopriremo che un determinato Paese dalla popolazione risicata sta sfornando in questo periodo una quantità impressionante di Greatest of all Times.

Siccome in questo periodo dove non solo il tennis ma tutto lo sport è bloccato, inizieremo con l’analisi degli ultimi sport ad aver chiuso bottega, ovvero quelli invernali: nel corso delle prossime settimane analizzeremo 5 casi di “Capre sulla neve”.


Episodio 1: la sostenibile leggerezza di Jarl

Combinata Nordica: Jarl Magnus Riiber – Chance di Goatismo: 80%

Jarl Magnus Riiber

Alzi la mano chi non segue la Combinata Nordica e non ha mai sentito parlare di Jarl Magnus Riiber. Ok, adesso potete riabbassarle. Pecorella smarrita del ricco panorama degli sport invernali, soprattutto in Italia dove fatichiamo a trovare degli interpreti non dico d’elite, ma almeno in grado di piazzarsi nella top 10, la combinata nordica è uno sport che fonde la tecnica del salto dal trampolino con la forza e resistenza dello sci di fondo.

Il meccanismo di gara è piuttosto semplice: gli atleti effettuano un singolo salto dal trampolino con gli sci, ottenendo un punteggio legato principalmente alla distanza coperta, con una lieve influenza del voto stilistico attribuito dai giudici. Il gap di punteggio viene poi convertito in secondi che saranno essenziali per la gara di sci di fondo, che si svolge con la modalità dell’inseguimento: parte per primo l’atleta più performante dal trampolino e a seguire via via gli altri, secondo classifica, con il ritardo in secondi accumulato. Vince chi per primo taglia il traguardo.

Come in tutti gli sport invernali, il trofeo più ambito è la Coppa del Mondo Generale, attribuita ogni anno attraverso una classifica a punti che tiene conto dei piazzamenti nelle varie tappe invernali. A certificare lo status di sport poco diffuso, in 36 anni di storia solo sei Nazioni possono vantarsi di avere detenuto la Coppa: Germania, Austria, Norvegia, Finlandia, Giappone e Francia. Finora sul trono del Goat sono seduti in due: il finlandese Hannu Manninen, capace a inizio secolo di vincere 4 coppe del mondo consecutive con 48 vittorie di tappa, e il tedesco Eric Frenzel, che è ancora in attività e a 31 anni ha trionfato in coppa 43 volte portandosi a casa ben cinque titoli di fila dal 2013 al 2017.

Fra i due la bilancia pende leggermente a favore del tedesco, soprattutto se si considera il rendimento nei grandi appuntamenti: tre ori Olimpici (due individuali e uno in staffetta) e sette mondiali (3+4) per lui; il finlandese invece fu vittima per tutta la carriera di una maledizione nelle gare clou: dominatore in Coppa del Mondo, concluse con una sola medaglia individuale di peso, un oro ai mondiali del 2007 nella specialità Sprint. Per sua fortuna i compagni di squadra lo aiutarono a mettersi al collo ben tre medaglie olimpiche e cinque mondiali grazie alle staffette.

A mettere tutti d’accordo però sta arrivando Jarl Magnus Riiber. Norvegese di Oslo, ad appena 22 anni non si può definire l’uomo del futuro, perché lo è già del presente. Nessuno ha dominato questo sport come lui ha fatto nelle ultime due stagioni. Riiber è letteralmente esploso all’inizio della stagione 2018-9. Allora ventenne, si portò a casa dodici vittorie sulle 21 gare disponibili, eguagliando il record di Manninen. Nella stagione seguente, ovvero quella conclusasi poche settimane fa, ha messo il turbo trionfando in 14 gare su 17: record di vittorie, di punti, di tutto, nonostante quattro appuntamenti cancellati a causa di meteo e coronavirus.

Sommando i trionfi di queste due stagioni, più uno ottenuto a sorpresa a diciotto anni nel 2016, ad oggi Riiber vanta 27 vittorie in Coppa del Mondo ed è già il quarto all-time. Al ritmo di 12 vittorie l’anno nelle prossime due stagioni, predizione tutt’altro che fantascientifica, si ritroverebbe sul trono del più vincente di sempre, primo a sfondare il muro delle 50 vittorie in carriera, a soli 24 anni. Con almeno un altro lustro per costruire un gap enorme su chiunque altro nella storia e raggiungere, chissà, quota 100. Nei grandi appuntamenti Riiber vanta due ori nei suoi primi mondiali, quelli del 2019, uno individuale e uno in staffetta. Deve ancora giocarsi seriamente la carta Olimpica invece: nel febbraio 2018 era ancora acerbo, pur riuscendo a entrare nel quartetto capace di mettersi al collo l’argento in staffetta.

Riuscirà Riiber a tenere questo passo da assoluto dominatore nel futuro? E per quanto? Gran parte della risposta dipende dalla sua costanza di rendimento nel salto. Il giovane norvegese fa infatti del trampolino il suo punto di forza, staccando la concorrenza di svariate decine di secondi, che poi amministra con comodità nella sezione di fondo. Alla bisogna, ha dimostrato di poter vincere anche partendo alla pari sugli sci stretti. Semplicemente, il più delle volte non gli serve.

Se dobbiamo fare un confronto con un Fab tennistico, Riiber somiglia al Federer del quadrienno d’oro, quello che vinse 11 Slam veloci sui dodici disponibili e che sembrava semplicemente inarrivabile per chiunque altro con l’eccezione di Nadal sulla terra. Nella combinata nordica non c’è la terra battuta, la superficie è sempre la stessa, al massimo più soffice o ghiacciata. E allo stesso tempo, non pare vedersi all’orizzonte un Nådalen o un Djøkær capaci di mettere in discussione il suo dominio. Se ci mettiamo anche che nel fondo, sport di resistenza, il top di raggiunge solitamente fra i 25 e i 30 anni, Riiber può diventare ancora più forte di ciò che già è.

Sull’altro piatto della bilancia, occorre considerare che non può saltare meglio di così. E nel volo la forma si può perdere velocemente, con qualche chilo di troppo. La storia del salto è piena di atleti capaci di dominare una o due stagioni per poi uscire di colpo dalla top 10, incapaci di vincere una sola ulteriore prova di Coppa del Mondo. Da quel punto di vista, essere forti nel fondo offre maggiori garanzie, c’è meno aleatorietà. La nostra scommessa è che Jarl Magnus continuerà su questo passo almeno per il prossimo quadriennio. E se a Pechino 2022 riuscirà a vincere almeno un paio di ori, più qualche altro trionfo mondiale (a cadenza biennale) qua e là, il nativo di Oslo potrebbe ritirarsi nel 2024, a 26 anni, come il più grande di sempre nel suo sport. Ma conoscendo la sua fame, continuerà ben più a lungo.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Ruud, la terza è quella buona. All’esibizione di Quito batte Nadal e pensa all’Australian Open

Dopo Quito il tour d’esibizione si sposterà prima a Bogotá, e poi sarà la volta di Ciudad da Messico.

Pubblicato

il

Casper Ruud - Nitto ATP Finals Torino 2022 (foto Twitter @atptour)

Continua il tour di esibizioni in Sudamerica di Nadal e Ruud: dopo le due sconfitte a Buenos Aires e Belo Horizonte, Casper centra la prima vittoria contro Rafa nel match di esibizione a Quito, con il punteggio di 6-4 6-4. Davanti a circa 12.000 spettatori che hanno praticamente riempito il Coliseo Rumiñahui, Nadal e Ruud hanno offerto uno spettacolo degno della loro classifica ATP.

Le condizioni del campo in sintetico erano piuttosto veloci, favorendo così il tennis propositivo del norvegese. Con questi presupposti Ruud ha saputo sfruttare i suoi potenti servizi e ha vinto molti punti con il suo diritto mettendo Rafa più volte in difficoltà. Certo non sono mancati anche i momenti piacevoli: ad esempio quando Nadal ha portato fuori dal pubblico un bambino per disputare un punto contro Ruud. Il norvegese alla fine ha portato a casa l’agognata vittoria senza essere mai breakkato. A proposito della nuova stagione imminente il norvegese ha dichiarato: “In questa stagione non sono stato in grado di giocare l’Australian Open; quindi, per me sarà come una rivincita e spero vivamente di poter fare bene. Non vedo l’ora di andare in Australia, sperando di ottenere buoni risultati. Non vedo l’ora di iniziare una nuova stagione e di poter tornare a giocare i cinque set. Sono affamato per ottenere un buon risultato anche lì e sono curioso di vedere come andranno le cose il prossimo anno.

Il tour d’esibizione di Nadal proseguirà attraverso l’America Latina che lo ha già portato nei giorni scorsi a Buenos Aires, Santiago del Cile e Belo Horizonte. Adesso dopo Quito toccherà a Bogotá e Città del Messico.

 

Continua a leggere

ATP

Djokovic numero 1, due italiani in top 10. Ecco i giocatori più vincenti del 2022

Ecco i dieci migliori giocatori con il rapporto migliore vittorie/sconfitte nel 2022: indietro Tsitsipas e Medvedev, il numero uno attuale è al terzo posto, spunta Kyrgios al quarto

Pubblicato

il

Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

Il 2022 del tennis mondiale è stato un anno sui generis per diversi motivi. Uno Slam come Wimbledon non ha assegnato punti ed ha escluso i giocatori russi e bielorussi per motivi bellici, si è giocato un torneo 1000 in meno (Shanghai) e il 21 volte campione Major Novak Djokovic ha rinunciato a due Slam e quattro 1000 per la scelta di non vaccinarsi. Una serie di circostanze che rendono la classifica mondiale attendibile fino a un certo punto, viste le tante circostanze particolari. Dunque è possibile affidarsi a criteri differenti da quelli del ranking ATP per misurare la bontà della stagione dei migliori tennisti al mondo. Un dato che può essere preso in esame a tal fine è il rapporto tra vittorie e sconfitte, ossia la percentuale di vittorie in base a quanto ogni tennista ha giocato.

Sono tre i giocatori ad andare oltre l’80%: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Carlos Alcaraz. Il serbo ha vinto ben 42 partite perdendone appena 7: l’85,7% di successi in una stagione nella quale ha giocato “part-time” per i noti motivi. Per giunta, la maggior parte delle sconfitte sono arrivate nella parte iniziale dell’anno, quando ancora l’ex numero 1 del mondo non era in condizioni perfette. Dalla sconfitta nei quarti del Roland Garros contro Nadal ha perso una sola partita: la finale di Bercy contro Holger Rune. Numeri inequivocabili che parlano di una stagione pazzesca, malgrado le condizioni difficili.

 

Un’annata di fattura notevole è anche quella di Nadal: 39 vittorie e 8 sconfitte, 83% di successi. Possiamo definire agli antipodi le stagioni di Nadal e Djokovic: lo spagnolo ha infatti brillato nella prima parte della stagione, con due Slam vinti in Australia e a Parigi. La flessione c’è stata invece nella seconda parte: poche partite giocate dopo l’infortunio a Wimbledon e le uscite premature a Cincinnati, US Open, Parigi-Bercy e ATP Finals.

L’81,4% di vittorie invece per Alcaraz: lo spagnolo ha però giocato decisamente di più rispetto a Nadal e a Djokovic. Ben 57 vittorie e 13 sconfitte: l’attuale numero 1 del mondo ha avuto grandi momenti di fulgore, come quello del 500 vinto a Rio e i due 1000 di Miami e Madrid o la splendida cavalcata agli Open degli Stati Uniti, alternati ad altri di appannamento. Non semplice è stato il periodo post Roland Garros: le due sconfitte con Sinner a Wimbledon e Umago, il k.o. in finale ad Amburgo con Musetti. Difficile anche l’ultimo scorcio di stagione dopo lo US Open, chiuso con il ritiro nel match contro Rune a Bercy per l’infortunio all’addome che ha decretato la fine della sua stagione. Con l’andare avanti degli anni sarà sempre più importante per il murciano gestire al meglio la programmazione, evitando di giocare tantissimi tornei.

Lo stacanovista per eccellenza è stato Stefanos Tsitsipas: per lui un’ottima classifica (n.4 ATP) a fine anno giocando tantissime partite, probabilmente troppe. Il greco ha vinto 61 partite su 85 giocate, per un 71,76% che lo pone solo al nono posto nella nostra speciale graduatoria. Sette finali raggiunte avendone vinte due (Montecarlo e Maiorca). Forse la decisione migliore per l’ellenico sarebbe giocare qualche match in meno e provare a fare un ulteriore salto di qualità: la quantità di partite giocate a lungo andare può rivelarsi controproducente.

Subito dietro a Tsitsipas in decima posizione c’è Daniil Medvedev: 45 vittorie e 19 sconfitte, per una percentuale del 70,3% di vittorie. Un dato che testimonia un’annata tutt’altro che eccezionale per il russo che sembra aver smarrito qualcosa dopo la finale persa in modo incredibile agli Australian Open. Solo due titoli vinti, un 250 a Los Cabos e un 500 a Vienna e neanche una finale in un torneo 1000.

Al numero 4 di questa particolare classifica c’è Nick Kyrgios. L’australiano ha vissuto senza dubbio la migliore stagione della carriera con 37 vittorie e 10 sconfitte (78,7%). Il ranking non è eccelso soprattutto per i punti non assegnati a Wimbledon, che sarebbero stati 1200. Un titolo a Washington e tre vittorie contro top-5: due contro Medvedev tra Montreal e US Open e una contro Tsitsipas a Wimbledon.

In sesta posizione Alexander Zverev: 29 vittorie e 10 sconfitte (78,7%). Brutto colpo per il tedesco è stato l’infortunio al Roland Garros nella semifinale contro Rafa Nadal: non è riuscito più a rientrare alle gare. La prima parte dell’anno racconta come il teutonico sarebbe stato verosimilmente grande protagonista anche nella seconda parte dell’anno.

Ottavo Andrey Rublev: 51 vittorie su 71 (71.83%). Il russo si è costruito la qualificazione alle ATP Finals e la classifica nella top-8 grazie ai tanti tornei giocati.

Lasciamo volutamente in conclusione la posizione numero 5 e numero 7: sono occupate rispettivamente da Jannik Sinner e Matteo Berrettini. L’altoatesino, malgrado tutti i problemi fisici, ha sfiorato il 75% di vittorie (74,6%) con 47 successi e 16 sconfitte in stagione. Un 2022 che l’ha visto raggiungere i quarti di finale in tre Slam su quattro e gli ottavi di finale al Roland Garros. Un dato positivo riguarda le vittorie con i giocatori piazzati peggio in classifica (41/47), mentre solo 3/12 quando si ritrova ad affrontare un giocatore avanti nel ranking. Una stagione che sarebbe potuta svoltare in positivo convertendo il match point contro Alcaraz agli Us Open nei quarti di finale, ma con i se non si scrive la storia.

Estremamente positivo anche il bilancio di Berrettini: per lui 32 vittorie e 12 sconfitte (72,7%) in un anno, come per Jannik, caratterizzati dai tanti problemi fisici. La grande partenza in Australia con la semifinale raggiunta nel Major inaugurale della stagione, poi gli stop per l’infortuni alla mano e al piede, oltre a quello per Covid a Wimbledon. Malgrado ciò sono arrivati due quarti Slam su due Slam giocati e due titoli sull’amata erba a Stoccarda e al Queen’s. Statistiche che sono una magra consolazione per un anno davvero sfortunato per i due giocatori italiani migliori, ma che devono far ritenere il bicchiere mezzo pieno con la consapevolezza che gli azzurri, se stanno bene, sono estremamente competitivi ad alti livelli.

Continua a leggere

Circoli in vista

Serie A1 femminile: pareggio tra TC Rungg e Canottieri Casale nell’andata dei playoff

Nell’altra semifinale di andata vittoria per il TC Parioli. Nei play-out successi per il TC Italia e TC Genova

Pubblicato

il

Giulia Gatto Monticone e Giulia Pairone - Tennis Beinasco (Credit: Elena Vetere)

Entra nelle fasi finali la Serie A1 femminile 2022 con il weekend del 26 e 27 novembre dedicato alle gare di andata dei play off scudetto e dei play out. Le sfide di ritorno andranno in scena il prossimo weekend (sabato 3 e domenica 4 dicembre) e decideranno quali saranno le due squadre finaliste che si giocheranno il titolo di Campione d’Italia nella finale di Torino e quali saranno i team che eviteranno la retrocessione in Serie A2.

PLAY OFF

Si è chiusa con un pareggio la prima sfida del weekend, giocata sabato ad Appiano, tra TC Rungg e Canottieri Casale. Risultato finale di 2-2 nella gara di andata delle semifinali che lascia aperto qualsiasi scenario per il match di ritorno, con il team altoatesino che andrà alla caccia della seconda finale consecutiva.

 

Al termine dei tre singolari in programma aveva chiuso in vantaggio per 2-1 la squadra piemontese. Il primo punto era stato conquistato dalla giovane Lisa Pigato, che imponendosi per 6-3 6-4 su Martina Spigarelli aveva portato in vantaggio Casale. Pareggio immediato per il TC Rungg grazie all’ottima prestazione della mancina olandese Quirine Lemoine. Due ottimi tie-break giocati hanno permesso all’olandese di portare a casa una sfida tirata contro la finlandese Anastasia Kulikova, numero 274 del ranking mondiale. Nel terzo singolare 68 minuti sono stati sufficienti a Jessica Pieri per imporsi con un netto 6-1 6-3 su Verena Meliss. Pronto riscatto per Meliss, nel doppio insieme a Lemoine, nella sfida che le vedeva opposte a Pigato e Deborah Chiesa. Sfida decisa da pochi dettagli, vinta dal Rungg per 7-5, 6-4.

Nella seconda semifinale le campionesse in carica nel TC Parioli hanno sconfitto per 3-1 l’US Tennis Beinasco. Sfida che rimane aperta grazie al successo in doppio delle piemontesi dopo che i primi tre singolari avevano visto trionfare le ragazze del TC Parioli. Beinasco ha pagato l’assenza delle proprie straniere con Giulia Gatto Monticone, schierata da numero 1, che ha ceduto per 6-3 6-2 contro Martina Di Giuseppe. In contemporanea è arrivato il successo di Beatrice Lombardo per 6-3 6-2 su Giulia Pairone. Terzo punto per il circolo romano firmato Nastassia Burnett che ha concesso un solo game ad Anna Turco (6-1 6-0).  Giulia Gatto Monticone e Giulia Pairone continuano il loro percorso da imbattute in doppio in questa serie A1 sconfiggendo per 6-2 7-6(4) la coppia Lombardo/Di Giuseppe, recuperando nel secondo set uno svantaggio di 2-5.

Risultati dell’andata dei playoff:

TC Rungg Sudtirol – Società Canottieri Casale 2-2

Lisa Pigato (C) b. Martina Spigarelli (R) 6-4 6-3

Quirine Yannicke Lemoine (R) b. Anastasia Kulikova (C) 7-6(4) 7-6(6)

Jessica Pieri (C) b. Verena Meliss (R) 6-1 6-3

Quirine Yannicke Lemoine/Verena Meliss (R) c. Lisa Pigato/Deborah Chiesa (C) 7-5 6-4

Tc Parioli – Tennis Beinasco 3-1

Martina Di Giuseppe (P) b. Giulia Gatto-Monticone (B) 6-3 6-2

Beatrice Lombardo (P) b. Giulia Pairone (B) 6-3 6-1

Nastassja Burnett (P) b. Anna Turco (B) 6-1 6-0

Giulia Gatto-Monticone/Giulia Pairone (B) b. Martina Di Giuseppe/Beatrice Lombardo (P) 6-2 7-6(4)

PLAY OUT

Dopo una fase a gironi con poche luci e molte ombre chiusa con un solo successo e l’ultimo posto nel Girone 2 arriva il pronto riscatto del TC Genova che ha regolato per 3-1 nella gara di andata dei play-out la matricola AT Falconeri Verona, che era stata condannata a disputare i playout nonostante sia stata capace di conquistare 10 punti nella fase a gironi.

Trascinatrici della squadra ligure Lucia Bronzetti e Denise Valente, vincitrici sia in singolo che in doppio. Bronzetti ha archiviato la pratica Grammatikopolou con un facile 6-4 6-2, prendendosi la rivincita dopo che la greca aveva impedito alla tennista italiana di festeggiare a Vancouver il suo primo titolo WTA125. Denise Valente dal canto suo ha rifilato un doppio bagel alla malcapitata Angelica Raggi. A tenere vive le speranze di Verona è stata Angelica Moratelli che sconfitto 6-0 7-5 Martina Caregaro. Il definitivo 3-1 è stato fissato come detto dal duo Bronzetti/Valente che in due set ha sconfitto il tandem Grammatikopoulou/Moratelli.

Continua la complicata stagione di Serie A1 per il BAL Lumezzane. Fase a gironi chiusa con zero punti e anche il match di andata dei play-out si rivela un calvario. Vittoria per 4-0 del TC Italia che espugna Lumezzane e si mette quasi al sicuro. Al club toscano basterà vincere un solo match nella sfida di ritorno per assicurarsi la salvezza. Successo per il TC Italia Forte dei Marmi arrivato senza cedere un solo set. Jasmine Paolini regola Chiara Catini con un doppio 6-1 e poi si aggiudica anche il doppio in coppia con Anastasia Bertacchi contro Catini e De Ponti. Gli altri due punti in singolare sono arrivati per mano di Bertacchi e Giovine.

Risultati dell’andata dei playout:

Tc Genova – AT Verona Falconeri 3-1

Lucia Bronzetti (G) b. Valentini Grammatikopoulou (V) 6-4 6-2

Angelica Moratelli (V) b. Martina Caregaro (G) 6-0 7-5

Denise Valente (G) b. Angelica Raggi (V) 6-0 6-0

Lucia Bronzetti/ Denise Valente (G) b. Valentini Grammatikopoulou/Angelica Moratelli (V) 6-3 7-5

BAL Lumezzane – TC Italia 0-4

Jasmine Paolini (I) b. Chiara Catini (L) 6-1 6-1

Anastasia Bertacchi (I) b. Anastasia Piangerelli (L) 7-6(4) 7-6(10) 

Claudia Giovine (I) b. Rubina Marta De Ponti (L) 6-2 6-4

Anastasia Bertacchi/Jasmine Paolini (I) b. Chiara Catini/Rubina Marta De Ponti (L) 6-2 6-2

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement