'Capre sulla neve': sport in cui ci si azzuffa meno sul GOAT. La combinata nordica

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‘Capre sulla neve’: sport in cui ci si azzuffa meno sul GOAT. La combinata nordica

Nel tennis si litiga, ma ci sono sport in cui sembra più facile identificare il più forte di sempre. La prima puntata è dedicata a Jarl Magnus Riiber, uno che salta e scia come nessuno

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Prefazione

Con il tennis ufficialmente sospeso fino almeno all’avvento dell’erba se non oltre, come ormai sembra probabile, quale migliore occasione per introdurre un argomento originale ed avventurarsi in un campo ancora mai battuto: quello del GOAT.

Non vi preoccupate, stavolta non torneremo sui soliti discorsi su quei tre lì che ben conoscete. Perché ormai è chiaro a chiunque riesca a mettere da parte i miasmi del tifo, che parlare di supremazia di uno o dell’altro per uno Slam in più su venti, dieci settimane da numero uno in più su trecento, tre big title in più su sessanta, è questione di lana caprina. Roger, Rafa e Nole, qualunque sarà il computo totale una volta che tutte le carriere saranno concluse, siedono insieme sullo scranno del più grande di sempre. Come un’unica entità, una trinità del tennis, un Cerbero a tre teste che ha divorato tutto il divorabile o quasi, lasciando le briciole ai propri colleghi nel corso degli ultimi tre lustri.

Aggrappandoci al concetto di sono ere differenti con un piccolo sforzo si possono provare ad introdurre nell’equazione anche Laver e Borg (Sampras è già un po’ troppo vicino all’era del Triumvirato, e con i suoi 14 slam deve inchinarsi ai quasi 19 di media del RoRaNo). Ma insomma, alla fin fine non si scappa. Il discorso sul Goat nel tennis è ben più noioso e scontato di quanto si possa immaginare.

Premesso questo però, un esercizio interessante in questo lungo periodo senza tennis, e senza sport in generale, è guardarsi attorno e andare ad analizzare se in qualche altra disciplina ci possa essere, in questo dato periodo storico, un Goat senza se e senza ma. Per intendersi, un cannibale come Phelps è stato per il nuoto fino al suo ritiro a Rio quattro anni orsono. Esistono sport dove proprio in questo momento storico ci possiamo godere il (o la) più grande di tutti i tempi? O, ancor più interessante, i primi passi di coloro che lo diventeranno? La risposta è sì, probabilmente più di uno. Anche se sono magari discipline sconosciute ai più. Nel corso di questo articolo a puntate andremo ad analizzare quali personaggi ancora in attività sono già, o sono in procinto di diventare, i più grandi di tutti i tempi nel loro sport.

 

Per ogni casistica assegneremo in modo totalmente soggettivo una “percentuale di Goatismo” a seconda di quanto vicini o lontani siano dall’essere acclamati come dominatori alla fine delle rispettive carriere e ci divertiremo, laddove possibile, a tracciare dei paralleli, per stile e sviluppo della storia sportiva, con i tre big della racchetta per vedere a quali di essi più somigliano. E scopriremo che un determinato Paese dalla popolazione risicata sta sfornando in questo periodo una quantità impressionante di Greatest of all Times.

Siccome in questo periodo dove non solo il tennis ma tutto lo sport è bloccato, inizieremo con l’analisi degli ultimi sport ad aver chiuso bottega, ovvero quelli invernali: nel corso delle prossime settimane analizzeremo 5 casi di “Capre sulla neve”.


Episodio 1: la sostenibile leggerezza di Jarl

Combinata Nordica: Jarl Magnus Riiber – Chance di Goatismo: 80%

Jarl Magnus Riiber

Alzi la mano chi non segue la Combinata Nordica e non ha mai sentito parlare di Jarl Magnus Riiber. Ok, adesso potete riabbassarle. Pecorella smarrita del ricco panorama degli sport invernali, soprattutto in Italia dove fatichiamo a trovare degli interpreti non dico d’elite, ma almeno in grado di piazzarsi nella top 10, la combinata nordica è uno sport che fonde la tecnica del salto dal trampolino con la forza e resistenza dello sci di fondo.

Il meccanismo di gara è piuttosto semplice: gli atleti effettuano un singolo salto dal trampolino con gli sci, ottenendo un punteggio legato principalmente alla distanza coperta, con una lieve influenza del voto stilistico attribuito dai giudici. Il gap di punteggio viene poi convertito in secondi che saranno essenziali per la gara di sci di fondo, che si svolge con la modalità dell’inseguimento: parte per primo l’atleta più performante dal trampolino e a seguire via via gli altri, secondo classifica, con il ritardo in secondi accumulato. Vince chi per primo taglia il traguardo.

Come in tutti gli sport invernali, il trofeo più ambito è la Coppa del Mondo Generale, attribuita ogni anno attraverso una classifica a punti che tiene conto dei piazzamenti nelle varie tappe invernali. A certificare lo status di sport poco diffuso, in 36 anni di storia solo sei Nazioni possono vantarsi di avere detenuto la Coppa: Germania, Austria, Norvegia, Finlandia, Giappone e Francia. Finora sul trono del Goat sono seduti in due: il finlandese Hannu Manninen, capace a inizio secolo di vincere 4 coppe del mondo consecutive con 48 vittorie di tappa, e il tedesco Eric Frenzel, che è ancora in attività e a 31 anni ha trionfato in coppa 43 volte portandosi a casa ben cinque titoli di fila dal 2013 al 2017.

Fra i due la bilancia pende leggermente a favore del tedesco, soprattutto se si considera il rendimento nei grandi appuntamenti: tre ori Olimpici (due individuali e uno in staffetta) e sette mondiali (3+4) per lui; il finlandese invece fu vittima per tutta la carriera di una maledizione nelle gare clou: dominatore in Coppa del Mondo, concluse con una sola medaglia individuale di peso, un oro ai mondiali del 2007 nella specialità Sprint. Per sua fortuna i compagni di squadra lo aiutarono a mettersi al collo ben tre medaglie olimpiche e cinque mondiali grazie alle staffette.

A mettere tutti d’accordo però sta arrivando Jarl Magnus Riiber. Norvegese di Oslo, ad appena 22 anni non si può definire l’uomo del futuro, perché lo è già del presente. Nessuno ha dominato questo sport come lui ha fatto nelle ultime due stagioni. Riiber è letteralmente esploso all’inizio della stagione 2018-9. Allora ventenne, si portò a casa dodici vittorie sulle 21 gare disponibili, eguagliando il record di Manninen. Nella stagione seguente, ovvero quella conclusasi poche settimane fa, ha messo il turbo trionfando in 14 gare su 17: record di vittorie, di punti, di tutto, nonostante quattro appuntamenti cancellati a causa di meteo e coronavirus.

Sommando i trionfi di queste due stagioni, più uno ottenuto a sorpresa a diciotto anni nel 2016, ad oggi Riiber vanta 27 vittorie in Coppa del Mondo ed è già il quarto all-time. Al ritmo di 12 vittorie l’anno nelle prossime due stagioni, predizione tutt’altro che fantascientifica, si ritroverebbe sul trono del più vincente di sempre, primo a sfondare il muro delle 50 vittorie in carriera, a soli 24 anni. Con almeno un altro lustro per costruire un gap enorme su chiunque altro nella storia e raggiungere, chissà, quota 100. Nei grandi appuntamenti Riiber vanta due ori nei suoi primi mondiali, quelli del 2019, uno individuale e uno in staffetta. Deve ancora giocarsi seriamente la carta Olimpica invece: nel febbraio 2018 era ancora acerbo, pur riuscendo a entrare nel quartetto capace di mettersi al collo l’argento in staffetta.

Riuscirà Riiber a tenere questo passo da assoluto dominatore nel futuro? E per quanto? Gran parte della risposta dipende dalla sua costanza di rendimento nel salto. Il giovane norvegese fa infatti del trampolino il suo punto di forza, staccando la concorrenza di svariate decine di secondi, che poi amministra con comodità nella sezione di fondo. Alla bisogna, ha dimostrato di poter vincere anche partendo alla pari sugli sci stretti. Semplicemente, il più delle volte non gli serve.

Se dobbiamo fare un confronto con un Fab tennistico, Riiber somiglia al Federer del quadrienno d’oro, quello che vinse 11 Slam veloci sui dodici disponibili e che sembrava semplicemente inarrivabile per chiunque altro con l’eccezione di Nadal sulla terra. Nella combinata nordica non c’è la terra battuta, la superficie è sempre la stessa, al massimo più soffice o ghiacciata. E allo stesso tempo, non pare vedersi all’orizzonte un Nådalen o un Djøkær capaci di mettere in discussione il suo dominio. Se ci mettiamo anche che nel fondo, sport di resistenza, il top di raggiunge solitamente fra i 25 e i 30 anni, Riiber può diventare ancora più forte di ciò che già è.

Sull’altro piatto della bilancia, occorre considerare che non può saltare meglio di così. E nel volo la forma si può perdere velocemente, con qualche chilo di troppo. La storia del salto è piena di atleti capaci di dominare una o due stagioni per poi uscire di colpo dalla top 10, incapaci di vincere una sola ulteriore prova di Coppa del Mondo. Da quel punto di vista, essere forti nel fondo offre maggiori garanzie, c’è meno aleatorietà. La nostra scommessa è che Jarl Magnus continuerà su questo passo almeno per il prossimo quadriennio. E se a Pechino 2022 riuscirà a vincere almeno un paio di ori, più qualche altro trionfo mondiale (a cadenza biennale) qua e là, il nativo di Oslo potrebbe ritirarsi nel 2024, a 26 anni, come il più grande di sempre nel suo sport. Ma conoscendo la sua fame, continuerà ben più a lungo.

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Flash

WTA Doha, il tabellone: probabile Sabalenka-Muguruza agli ottavi

Svitolina tds N.1 nel 500 qatariota. Si rivede anche Kiki Bertens dopo l’operazione al tendine d’Achille

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Il tennis femminile si sposta a Doha la prossima settimana per il Qatar Total Open (cemento, 500 punti, tabellone da 28 giocatrici, financial commitment di 565.530 dollari). Lo swing mediorientale proseguirà poi con il 1000 di Dubai: va sottolineato che quest’anno i due tornei si sono scambiati in termini di valore, visto che fino al 2020 Doha era un Premier 5 (categoria confluita nei Masters 1000), mentre Dubai era un Premier (oggi 500) – il corollario di questo declassamento è che il tabellone di Doha sarà decisamente più povero rispetto al precedente.

La prima del seeding sarà Elina Svitolina, che dopo il bye al primo turno affronterà agli ottavi Zheng o Anisimova (che ha saltato l’Australian Open dopo essere risultata positiva al tampone ad Abu Dhabi), prima di un potenziale incrocio con Vika Azarenka ai quarti.

In semifinale potrebbe trovare la campionessa uscente del torneo, vale a dire Aryna Sabalenka, che però potrebbe dover affrontare un esordio complicatissimo con Muguruza prima di giocarsela con Bencic nei quarti (la svizzera peraltro è reduce dalla finale di Adelaide persa questa mattina, e non è implausibile che decida di saltare il torneo).

 

Di seguito il tabellone:

Nella parte bassa, Jennifer Brady giocherà il suo primo match dalla finale persa a Melbourne con Osaka: per lei percorso non semplice con esordio Kontaveit prima di un ottavo con Kerber e di un quarto con Kvitova, entrambe deludenti Down Under.

La seconda favorita del torneo Karolina Pliskova, invece, potrebbe avere Jabeur al secondo turno prima di un quarto decisamente interessante contro Kiki Bertens. L’olandese non gioca dal Roland Garros, quando batté Errani al secondo turno fra le polemiche prima di essere eliminata da Martina Trevisan agli ottavi e di operarsi al tendine d’Achille, saltando l’inizio della stagione; anche per lei il debutto potrebbe nascondere delle insidie, visto che ha pescato Jelena Ostapenko.

Non ci sono italiane in tabellone, mentre sono già state eliminate le due presenti nelle qualificazioni, vale a dire la stessa Trevisan (battuta da Krejcikova) e Martina Caregaro (eliminata anch’ella in due set dalla spagnola Bucsa).

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WTA

Schiacciasassi Swiatek, il titolo di Adelaide è suo

La polacca domina l’ultimo torneo della tournée australiana. Schiantata con un duplice 6-2 Bencic in finale. Secondo trionfo sul tour per lei dopo il Roland Garros

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Iga Swiatek - WTA Adelaide 2021 (via Twitter, @AdelaideTennis)

[5] I. Swiatek b. [2] B. Bencic 6-2 6-2

Una Iga Swiatek da paura quella vista al torneo WTA 500 di Adelaide, l’ultima tappa dell’estate australiana sul circuito femminile. Da paura per le avversarie alle quali ha lasciato la penuria di 21 giochi e nemmeno un set in cinque incontri. Un massacro praticamente. In finale, l’ultima malcapitata a subire la furia di Swiatek, è stata Belinda Bencic, n.12 della classifica mondiale e testa di serie n.2 del seeding. 6-2 6-2 il punteggio finale in poco più di un’ora di gioco per la ragazzina terribile di Varsavia. Bencic ci ha messo anche del suo, commettendo una miriade di doppi falli e facendosi prendere dal nervosismo. Ma grandi meriti vanno ad una Swiatek favolosa che ha conquistato il suo secondo titolo sul circuito maggiore dopo il Rolans Garros e che dalla prossima settimana sarà n.15 al mondo.

LA CRONACA – Inizio di match alquanto spezzettato, con scambi rapidi. Una stranezza considerando che entrambe le giocatrici in campo amano manovrare gli scambi. Merito della superficie veloce e della precisione al servizio delle tenniste. La prima però ad incepparsi su questo aspetto è Bencic. E lo fa in modo clamoroso, con quattro doppi falli che le costano il break e proiettano Swiatek sul 4 a 2. La polacca conferma il break e poi tenta subito di chiudere il primo parziale in risposta. La svizzera salva un primo set point con un ace. Ma alla fine è costretta a capitolare al termine di un game da 16 punti. 

Ulteriormente caricata dalla vittoria del primo parziale, Swiatek comincia il secondo da assoluta padrona del campo, sparando vincenti a raffica di dritto e di rovescio e martellando benissimo alla battuta. Dall’altra parte della rete, Bencic è frustrata perché non riesce ad esprimere il suo miglior tennis. Sotto 2 a 1, la svizzera perde a 0 un altro turno di battuta, con l’ottavo doppio fallo della sua partita, spianando definitivamente la strada alla vittoria della sua avversaria. Sotto 5 a 2 Bencic, nervosa e scoraggiata, va ancora in difficoltà al servizio, concedendo due championships point ad una indemoniata Swiatek. Sul primo si salva ma sul secondo è il dritto a tradirla e consegnare match e titolo alla 21enne polacca. 

Le statistiche raccontano di un match assolutamente senza storia. Swiatek ha perso due soli punti con la prima e quattro con la seconda. Ha messo a segno più vincenti e fatto meno errori gratuiti. La ciliegina sulla torta al termine di una settimana da incorniciare per lei. Una settimana che ribadisce come in questo momento Swiatek, al di là della sconfitta ai quarti contro Halep agli Australian Open, sia una delle donne da battere sul circuito. La concorrenza è avvertita. 

Il tabellone aggiornato

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Opinioni

Cordoba Open, il ritorno ATP degli squalificati grazie alle wild card. Ma è giusto?

Nicolas Jarry, Nicolas Kicker e gli inviti che fanno discutere

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Nicolas Kicker

Era il 21 luglio 2019 quando ha vinto il suo ultimo incontro a livello ATP, peraltro quello che gli ha permesso di alzare il trofeo di Bastad. Non va molto meglio estendendo il conteggio alle qualificazioni e ai circuiti minori: soltanto due vittorie nell’ultimo anno e mezzo. Il suo stop forzato del 2020 è stato più lungo rispetto a quello dei colleghi per via della squalifica di undici mesi per violazione delle norme antidoping ed è tornato a competere lo scorso novembre. Questa settimana, grazie a una wild card, il numero 1165 del ranking Nicolas Jarry è tornato a disputare un match del Tour maggiore, al Cordoba Open, riuscendo anche a vincerlo. Ne ha fatto le spese in tre set Jaume Munar, l’ex “nuovo Nadal”, appellativo che, diciamo così, non gli ha portato troppa fortuna e infatti gli spagnoli sono stati lestissimi a riciclarlo per Carlos Alcaraz: quando si dice imparare dai propri errori. Ma questo è un altro discorso.

Il bentornato al cileno Jarry si accompagna allo spinoso argomento delle wild card offerte a chi torna a giocare dopo una squalifica legata al doping. Nel caso di Nico, che approfitterà anche di altri inviti nella gira sudamericana, si era trattato di una contaminazione negli integratori acquistati in un laboratorio specializzato brasiliano: nessun dolo, quindi, e nemmeno significativa colpa, ma per evitare la sanzione avrebbe dovuto provare che “non sapeva né sospettava e neanche avrebbe ragionevolmente potuto sapere o sospettare esercitando la massima cautela” (dal Tennis Anti-Doping Programme). Una tesi difficile da sostenere dopo gli analoghi precedenti di diversi colleghi, fra cui Bellucci e Haddad Maia. Resta comunque il fatto che non c’è stata intenzione di imbrogliare, come non c’era stata (è scritto nella sentenza) nel caso di Maria Sharapova, ma ricordiamo le reazioni smodate di qualche sua collega quando ha ricevuto la wild card dagli organizzatori del torneo di Stoccarda che, sapientemente, hanno aspettato fino al mercoledì per farla esordire, poche ore dopo la fine della squalifica.

A prescindere dai singoli casi, da una parte abbiamo un invito che va a chi ha violato il regolamento anti-doping invece che a un tennista che non ha commesso infrazioni; dall’altra, la ripartenza dal basso conseguente alla classifica perduta, vale a dire dai tornei ITF se non addirittura dalle relative qualificazioni, sarebbe forse equiparabile a una sorta di prolungamento della sanzione, nel senso che si terrebbe quel giocatore lontano dai tornei del suo livello per diversi altri mesi. E probabilmente non sarebbero neppure troppo contenti coloro che lottano per emergere dalla palude di quei circuiti, costretti ad affrontare un avversario dal valore decisamente superiore. Magari non è stata la regola nel caso di Jarry che ha perso un po’ contro tutti, anche col n. 980; non però contro il giovane Camilo Ugo Carabelli, la scorsa settimana eliminato al primo turno del Challenger di Concepcion dall’ex top 40 che sta ormai recuperando il suo tennis.

 
Nicolas Jarry – ATP 250 Cordoba (foto via Twitter @CordobaOpen)

Il torneo di Cordoba offre anche un secondo spunto di discussione insieme alla seconda wild card che è valsa il rientro in una manifestazione internazionale per un altro tennista: l’argentino Nicolas Kicker, mancante all’appello dal torneo di Lione del maggio 2018 a causa della squalifica per match fixing. Nonostante gli allenamenti durante la pre-stagione con Schwartzman, Pella, Cuevas e Londero e il sorteggio contro il qualificato Facundo Bagnis, il ventottenne ex n. 78 della classifica è uscito sconfitto in due set. Il suo ritorno alle competizioni era tuttavia avvenuto all’inizio di febbraio in occasione delle pre-qualificazioni per l’ATP 250 di Buenos Aires, da lui scelte – secondo quanto riportano i media in lingua spagnola – in seguito alla cancellazione dell’ITF M15 di Monastir a cui era iscritto.

Dopo aver maramaldeggiato contro avversari decisamente alla sua portata, compreso l’interessante Thiago Tirante, Kicker è stato fermato in semifinale dal ventenne porteño Sebastian Baez n. 254 ATP, non riuscendo così ad accaparrarsi l’invito, in palio per il vincitore, per il tabellone cadetto dell’Argentina Open di Baires in programma dal 27 febbraio. Avido di competere, dopo la pre-Qualy ha partecipato anche al Pre-Tournament arrivando ancora più vicino alla wild card stavolta per il tabellone principale, ma Facundo Bagnis gli si è messo di traverso all’ultimo atto. Sembra tuttavia che sia stato proprio quanto mostrato nella capitale da questo Nicolas ad aver convinto gli organizzatori del Cordoba Open a volerlo sui propri campi. Fino a che non è stata assegnata l’ultima wild card per Buenos Aires (Holger Rune, dopo Bagnis e Tirante), confessiamo di aver temuto che ne riservassero una per Kicker. Invitarlo allo stesso torneo che lo ha visto perdere nelle pre-competizioni avrebbe travalicato i limiti dell’opinabilità. Limiti oltrepassati comunque a nostro avviso: liberata da Baez che entra direttamente nel main draw, arriva in extremis la wild card per il tabellone cadetto. Con il senno di poi, la sua partecipazione alla Pre-Qualy si può riassumere così: se Kicker vince, vince; se perde, vince lo stesso. The dice were loaded from the start, potrebbero canticchiare amaramente i suoi avversari sulle note dei Dire Straits.

Superiamo però questa parte e torniamo all’argomento principale, vale a dire l’opportunità di dare un grosso aiuto a chi è stato squalificato per una violazione volontaria delle regole come è il match fixing, non quindi per aver agito con colpa o senza la massima cautela. Intervistato da Enrique Cano dopo il suo esordio a Cordoba, Kicker ha parlato della ritrovata sensazione di poter “camminare per strada a testa alta” dopo aver pagato “la mia enorme cazzata con una dura sospensione”. Certo, non ha potuto godersi appieno l’incontro del rientro perché “molto nervoso e molto teso, ma felice di tornare in circuito e molto grato a Mariano Ink”, il direttore del torneo, per la wild card. Chissà invece cosa ne pensa Marco Trungelliti che nel 2018 si è sentito costretto a rinunciare ai tornei del suo Paese, emarginato quasi come se fosse una spia per aver fatto quanto gli impone il regolamento, cioè denunciare alla TIU un tentativo di corruzione; denuncia che ha fornito ulteriori elementi a un’indagine poi conclusa appunto con la squalifica di Nicolas e altri tennisti argentini. Beh, almeno Kicker si dice “molto tranquillo e senza rancore”

Nicolas Kicker

Sullo stesso argomento ma da un diverso punto di vista, si è fatta sentire anche la voce critica di Diego Schwartzman, il quale pare non aver gradito le wild card al danese Rune, classe 2003 e numero 1 del ranking junior, e al cileno Jarry (che tuttavia dovrebbe essere parte di un accordo di scambio con il torneo di Santiago). Secondo quanto riporta Sebastian Torok, Diego spiega che gli inviti sono generalmente usati dalle superpotenze del tennis per offrire visibilità, punti e possibilità di crescere ai propri tennisti; l’Argentina, pur non essendo una superpotenza, ospita due tornei ATP, ma c’è un problema: “Purtroppo i proprietari dei tornei sono aziende straniere che molte volte decidono di dare le wild card a stranieri, cosa che non mi trova per nulla d’accordo” lamenta il n. 9 del mondo. Il Cordoba Open è infatti di proprietà della ‘Torneos’, società per azioni argentina con il 60% in mano a due partecipanti straniere, mentre l’evento di Buenos Aires è della spagnola ‘Tennium’. “Mi piacerebbe che dessero opportunità a ragazzi come Baez, che l’avrebbe meritata. Viene così tolta a un altro ragazzo l’occasione di giocare e vincere incontri”.

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