Ufficiale: l'edizione 2020 di Wimbledon è stata cancellata a causa del coronavirus

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Ufficiale: l’edizione 2020 di Wimbledon è stata cancellata a causa del coronavirus

Nessuna sorpresa, lo Slam londinese non si disputerà quest’anno dopo 75 edizioni consecutive. Previsto il rimborso dei biglietti

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Novak Djokovic e Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

La decisione è arrivata nel giorno annunciato, ed è purtroppo quella che tutti si attendevano. Il Board of Governors di Wimbledon ha annullato l’edizione 2020 del Major londinese a causa della pandemia di COVID-19. Contestualmente ATP e WTA hanno annunciato la sospensione del circuito fino al 13 luglio: salta dunque tutta la stagione su erba ad eccezione del torneo di Newport.

Il comunicato integrale:

È con grande rammarico che il Main Board dell’All England Club (AELTC) e il comitato di gestione dei Championships hanno deciso oggi che i Championships 2020 saranno annullati a causa dei problemi di sanità pubblica legati all’epidemia di coronavirus. I 134esimi Championships si svolgeranno invece dal 28 giugno all’11 luglio 2021.

 

Il nostro primo pensiero è andato soprattutto alla salute e alla sicurezza di tutti coloro che contribuiscono a mettere in piedi Wimbledon: il pubblico nel Regno Unito e visitatori da tutto il mondo, i nostri giocatori, ospiti, membri, personale, volontari, partner, appaltatori e residenti locali – nonché la nostra grande responsabilità nei confronti degli sforzi della società per affrontare questa sfida globale che sta cambiando il nostro modo di vivere.

Dall’inizio dell’emergenza dell’epidemia di coronavirus (COVID-19) a gennaio, abbiamo seguito le indicazioni del governo del Regno Unito e delle autorità sanitarie pubbliche in relazione alle nostre attività per tutto l’anno, oltre a cercare di ipotizzare la probabile traiettoria dell’epidemia nel Regno Unito. Ciò ci ha permesso di analizzare l’impatto delle restrizioni governative sul consueto inizio in aprile dei preparativi significativi richiesti per organizzare i Championships, nella data originale del 29 giugno, o in una data successiva sempre nell’estate del 2020.

Queste considerazioni sono in particolare legate alle preoccupazioni sollevate dagli eventi di massa e alla pressione sui servizi medici e di emergenza, nonché alle restrizioni di movimento e di viaggio sia nel Regno Unito che nel mondo. Ritenendo probabile che le misure del governo continueranno ancora per parecchi mesi, riteniamo di dover agire in modo responsabile per proteggere il gran numero di persone necessarie per preparare i Championships da rischi – dall’allenamento di migliaia di raccattapalle, agli ufficiali, ai giudici di linea, steward, giocatori, fornitori, media e appaltatori che si riuniscono all’AELTC – e di considerare allo stesso modo che le persone, le forniture e i servizi legalmente richiesti per organizzare i Campionati non sarebbero comunque disponibili in nessun momento questa estate, rendendo impossibile lo spostamento in avanti.

A seguito di una serie di deliberazioni dettagliate riguardo a quanto sopra, è opinione del Comitato di gestione che la cancellazione dei Championships sia la migliore decisione nell’interesse della salute pubblica e che essere in grado di fornire certezza prendendo questa decisione ora, piuttosto che tra diverse settimane, sia importante per tutti coloro che sono coinvolti nel tennis e nei Championships. Gli spettatori che hanno pagato i biglietti attraverso l’estrazione pubblica di Wimbledon per i Championsips di quest’anno riceveranno il rimborso dei biglietti gli verrà offerta la possibilità di acquistare i biglietti per lo stesso giorno e campo dei Championships 2021. Ci metteremmo in contatto direttamente con tutti i possessori dei biglietti.

Inoltre, abbiamo tenuto conto dell’impatto che questa decisione avrà su coloro che si affidano ai Championships – compresi i giocatori e la comunità di tennis in Gran Bretagna e in tutto il mondo – e stiamo sviluppando piani per supportare questi gruppi, lavorando in partnership con l’LTA e gli altri organismi di comando del tennis globale. Questo vale anche per il nostro leale personale, verso il quale prendiamo molto seriamente le nostre responsabilità.

Ian Hewitt, presidente dell’AELTC, ha commentato: “Questa è una decisione che non abbiamo preso alla leggera, e lo abbiamo fatto con il massimo rispetto per la salute pubblica e per il benessere di tutti coloro che si riuniscono per mettere in scena Wimbledon. Ha pesato molto sulle nostre menti il fatto che la disputa dei Championships sia stata interrotta in precedenza solo dalle due Guerre Mondiali ma, a seguito di un’attenta e approfondita considerazione di tutti gli scenari, riteniamo che sia una misura in linea con questa crisi globale che alla fine sia la decisione giusta quella di annullare i Championships di quest’anno e concentrarci invece su come possiamo sfruttare la grande quantità di risorse di Wimbledon per aiutare coloro che fanno parte delle nostre comunità locali e non solo. I nostri pensieri vanno a tutti coloro che sono stati e continuano a essere influenzati da questi tempi senza precedenti“.

Richard Lewis CBE, Amministratore delegato dell’AELTC, ha commentato: “Sebbene in qualche modo questa sia stata una decisione complessa, crediamo fermamente che non sia solo nel migliore interesse della società in questo momento, ma dia anche certezza ai nostri colleghi nel tennis internazionale dato l’impatto dei tornei su erba nel Regno Unito e in Europa e per estensione sul calendario del tennisAbbiamo apprezzato il supporto di LTA, ATP, WTA e ITF nel prendere questa decisione, e i nostri amici e partner che organizzano eventi su erba così importanti nella preparazione di Wimbledon. Vorrei ringraziare il governo del Regno Unito e le autorità sanitarie pubbliche per la loro guida e il loro sostegno e faremo tutto il possibile per aiutare i loro sforzi nell’affrontare la crisi.

Infine, vorrei ringraziare tutti coloro che amano Wimbledon, per la loro comprensione in queste circostanze uniche e indiscutibilmente difficili. È la vostra passione per i Championships che ha plasmato il nostro torneo nel corso degli anni e continuerà a farlo, e non vediamo l’ora di preparare dei Championships fantastici per il 2021”.

I nostri sforzi si concentreranno ora sul contributo alla risposta all’ emergenza e sul sostegno alle persone colpite dalla crisi del coronavirus. Abbiamo iniziato a distribuire attrezzature mediche e offerto l’uso delle nostre strutture al Servizio sanitario nazionale e alla London Resilience Partnership, l’insieme di agenzie a Londra che combattono la battaglia contro COVID-19. Stiamo collaborando con le autorità locali di Merton e Wandsworth, in particolare per la distribuzione di alimenti, e stiamo distribuendo forniture di cibo attraverso la nostra partnership con City Harvest.

La nostra associazione di beneficenza, la Wimbledon Foundation, offre sostegno finanziario alle nostre comunità locali attraverso la nostra partnership con la London Community Foundation e, più in generale, alla popolazione di Londra e del Regno Unito attraverso la nostra partnership con la Croce Rossa britannica, l’ente benefico di emergenza della Fondazione.

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L’isolamento nel doppio, un doppio isolamento

Per i doppisti questo periodo di pausa dalle competizioni presenta ancora più difficoltà. Ma Melo scherza sulla distanza dal suo compagno Kubot: “A volte fa bene anche nei matrimoni!”

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Marcelo Melo e Lukasz Kobot

Dal punto di vista finanziario, i tennisti sono tra gli atleti che hanno subito di più l’impatto del Covid-19. Come è ben noto, gli introiti dei professionisti della racchetta, e soprattutto quelli che non possono contare su contratti di sponsorizzazione di peso, dipendono in maniera considerevole dai loro risultati sul campo. Se non si gioca, non si vince. E se non si vince non si guadagna.

Dal punto di vista prettamente sportivo, i tennisti non si possono lamentare. Tanti giocatori, anche in paesi molto colpiti dal virus, hanno avuto un’interruzione relativamente breve dell’attività. Alcuni professionisti, grazie alle decisioni dei politici locali o di scelte particolarmente azzeccate, sono riusciti addirittura a continuare regolarmente gli allenamenti. Ha aiutato tanto che il tennis sia uno sport senza contatto, in cui la distanza necessaria per evitare la propagazione del virus può essere rispettata. Certo prepararsi senza avere un obiettivo non è il massimo. Ma almeno si può tornare ad una sorta di normalità e chissà, magari sfruttare l’occasione per affinare meglio i propri colpi. 

Ci sono alcuni tennisti che hanno faticato molto di più per riuscire ad allenarsi regolarmente. E che in certi casi ancora non lo possono ancora fare. Si tratta dei doppisti. Innanzitutto, nel doppio è molto più difficile mantenere la distanza di sicurezza. Si pensi solo a quanto debbono stare vicini due doppisti per difendere al meglio la rete dai passanti avversari. Non a caso nei circoli italiani sono stati inizialmente aperti solo per partite di singolare mentre quelle di doppio, tanto amate dai soci più anziani, hanno dovuto attendere qualche giorno in più.

 

Inoltre, nel caso di tante coppie di vertice del tennis mondiale, c’è anche stato il fondamentale problema della distanza fisica. Come si può riuscire ad allenarsi al meglio quando il tuo compagno è a migliaia di chilometri di distanza? Certo se ne possono trovare altri, si può comunque lavorare sui colpi. Ma non su elementi chiave nel doppio come il sincronismo dei movimenti e le tattiche. Insomma, i doppisti, categoria da anni figlia di un Dio minore nei grandi circuiti, hanno vissuto un isolamento doppiamente difficile. Un quarantena con i problemi finanziari di uno sport individuale e quelli logistici degli sport di squadra. 

Dall’alto dei suoi oltre 7 milioni di dollari guadagnati in carriera, ci può scherzare su il brasiliano Marcelo Melo, star della specialità, che ormai da tre anni fa coppia fissa con il polacco Lukasz Kubot. “Il doppio è come un matrimonio, quindi ogni tanto fa bene avere un piccolo break”, dice tra il serio e il faceto Melo, attuale n.5 al mondo e due volte campione Slam, l’ultima volta proprio con Kubot, a Londra.

“Non so quando ci vedremo di nuovo. Naturalmente da quando ricominceranno i tornei e quando potremmo allenarci. Un periodo di lontananza può avere anche i suoi risvolti positivi per i doppisti”, ha sottolineato lo specialista carioca. I due provano a tenersi in contatto come possono in questo periodo passato a distanza. Una distanza umana oltreché tecnica. “Abbiamo una chat di gruppo con il nostro team, ci teniamo in contatto lì. Parliamo dei nostri allenamenti, dei programmi. Ci chiediamo come vanno le cose. Ma di questi tempi non ci sono così tante cose da dire”, ha proseguito Melo. 

Quantomeno il brasiliano in questi ultimi mesi si è potuto allenare e anche con un avversario di altissimo livello, il n.7 del mondo, di singolare, Alexander Zverev, in Florida. “Siamo stati molto fortunati ad essere lì”, ha raccontato. Nonostante i 13 anni di differenza, i due sono molto amici e passano tanto tempo insieme, come si può evincere dai rispettivi profili social. “È una bella persona con cui uscire e divertirsi. Ha una bella famiglia, un bel team. Vado molto d’accordo con loro”, ha spiegato il doppista sudamericano.

Ora però Melo è tornato a casa sua, in Brasile, uno dei pochi paesi in cui l’emergenza coronavirus è ancora in pieno svolgimento, dove spera di potersi presto allenarsi con un altro specialista. Ma non uno a caso. Proprio quel Bruno Soares con cui ha fatto per anni coppia alla fine degli anni dieci e con il quale inevitabilmente spesso gioca in Davis. A proposito di matrimoni, che questo coronavirus non faccia nascere un ritorno di fiamma? Staremo a vedere. La distanza a volte può fare male alle coppie, appunto.

UN ALTRO PROBLEMA… DOPPIO – Hanno meno di che scherzare i doppisti che si trovano più in basso in classifica e non hanno conti in banca con tanti zeri da parte. Per loro è difficile vedere qualcosa di positivo nell’interruzione del circuito. Oltre alle maggiori difficoltà negli allenamenti, questa categoria di tennisti è spesso meno tutelata dalle grandi istituzioni del tennis e federazioni nazionali. Pare infatti che l’ATP adotterà criteri diversi nella distribuzione dei sussidi ai giocatori tra singolaristi e doppisti. Mentre il cut-off per ottenere gli aiuti è fissato alla 500esima posizione per i singolaristi, per i doppisti è al 175. Inoltre, i doppisti dovrebbero prendere la metà della somma (circa 8mila dollari) destinata ai singolaristi. E chissà che non si apra l’annosa disputa sul fatto che siano tennisti di “serie b” o, come sostengono altri, “singolaristi che non ce l’hanno fatta”. 

In ogni caso, il COVID-19 sembra aver avuto un impatto differenziato anche sui tennisti oltreché sulle nostre società, tracciando una linea tra fortunati e meno fortunati. Tra chi è in alto nella classifica e chi è in basso nella classifica. E anche tra singolarità e doppisti, con questi ultimi leggermente più penalizzati. Il loro è stato un isolamento doppio, in ogni senso.

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I migliori a non aver mai vinto uno Slam, secondo ESPN

Il sito americano ha chiesto a un gruppo di esperti di stilare una lista dei più grandi incompiuti del tennis, iniziando dagli uomini. Ci sono Nalbandian e Ferrer

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Questo articolo è una traduzione; l’originale si può consultare qui


Il Roland Garros, che sarebbe dovuto iniziare questa settimana, è stato posticipato, mentre Wimbledon è stato cancellato del tutto e lo US Open potrebbe a sua volta saltare a causa della pandemia.

Questo ci ricorda che i tornei dello Slam sono delle rare e preziose opportunità per i giocatori, e nessuno lo sa meglio di quei perenni favoriti che però non sono mai riusciti a piazzare la zampata vincente. Gli sfortunati fanno parte di un club di cui rifiuterebbero volentieri la tessera, ma allo stesso tempo pochi di loro scambierebbero la propria carriera con quelle di campioni effimeri come Gaston Gaudio o Iva Majoli, entrambi campioni Slam, ed entrambi ricordati quasi esclusivamente da nerd di versioni tennistiche di Trivial Pursuit.

 

“Grazie” ai Big Three, l’era corrente ha funzionato come un eccellente servizio di reclutamento per il club dei migliori a non aver mai vinto uno Slam. Candidati in attività includono gente come Tsonga, Nishikori e Raonic, che sulla carta potrebbero ancora rifuggire l’etichetta di cui sopra. “Anno dopo anno, Federer, Nadal e Djokovic hanno battuto ‘i migliori a non aver mai vinto uno Slam’”, dice Chris McKendry di ESPN. “Tutti loro hanno semplicemente avuto la sfortuna di nascere nel periodo sbagliato”.

ESPN.com ha quindi radunato una schiera di esperti per stilare una lista dei candidati più validi per il club dei “quasi campioni”, sia per gli uomini che per le donne. Visto che alcuni hanno ancora grandi chance di vincere (per esempio Dominic Thiem, che ha solo 26 anni e ha già disputato tre finali), abbiamo considerato solo giocatori già ritirati per il nostro sondaggio.

Di seguito iniziamo con la lista degli otto uomini più votati, in ordine alfabetico:

Guillermo Coria (2000-09)

Best ranking: 3
Migliori piazzamenti Slam: finale al Roland Garros, 2004; un’altra semifinale a Parigi e due quarti allo US Open
Saldo nelle finali: 9-11, con vittorie ad Amburgo e Montecarlo

Soprannominato “El mago” in spagnolo, Coria in effetti possedeva abilità sovrannaturali sul mattone tritato. “In realtà era lui ad avere il nomignolo di ‘King of clay’ prima che arrivasse Nadal”, ha detto l’analyst di ESPN, Sam Gore. “Aveva una rapidità fulminante, ed è tuttora considerato uno dei migliori ribattitori di tutti i tempi”.

Coria, appena 1.75 per 69 chilogrammi, superò una squalifica per doping a inizio carriera, per poi arrivare in finale al Roland Garros nel 2004, perdendo contro Gaston Gaudio un match che nessuno spettatore potrà mai dimenticare: Guillermo servì due volte per il match e non sfruttò due match point – uno degli epiloghi più strazianti di sempre.

Molti si chiesero come Coria avesse potuto buttare via il titolo così, dato il pronostico apparentemente senza storia: da N.3 del seeding era strafavorito, e si trovava di fronte un anonimo connazionale con un ranking di N.44 ATP. La partita fu surreale, e Gaudio stesso disse: “Una finale Slam persa con due match point a favore non è semplice da digerire contro nessuno, figuratevi una persa contro di me”. [l’articolo non fa menzione dei fortissimi crampi che colpirono Coria quando era sopra due set a zero, certamente un fattore di quella debacle, ndr]

Pro: Coria è ancora oggi al primo posto in tre delle quattro statistiche più importanti legate alla risposta. Nessuno, nemmeno Novak Djokovic, ha una miglior percentuale di conversione delle palle break (45.71%). Inoltre, Coria è davanti anche per punti vinti contro la prima di servizio (36.05%) e per game vinti in risposta (35.26%). Fra il 2003 e il 2004, compilò una striscia di 31 vittorie consecutive sulla terra, raggiungendo la finale in sei dei sette Masters Series a cui partecipò sulla superficie fra Montecarlo 2003 e Roma 2005.

Contro: La sua carriera andò rotoli a partire dal tardo 2005, per motivi misteriosi. Improvvisi problemi psicologici al servizio gli fecero perdere partite su partite a causa dei doppi falli. In più, riuscì a vincere solo uno dei suoi nove titoli lontano dalla terra.

Verdetto: nell’era pre-Nadal, pareva certo che Coria avrebbe vinto più titoli a Parigi (come minimo), ed era per la verità molto solido anche sul cemento.

Nikolay Davydenko (1999-2014)

Best ranking: 3
Migliori piazzamenti Slam: quattro semifinali (due al Roland Garros e due allo US Open)
Saldo nelle finali: 21-7, fra cui una vittoria alle ATP Tour Finals e tre Masters Series.

Un altro giocatore di costituzione ectomorfica che colpiva al di sopra della propria categoria di peso, questo esile russo di 1.78 poteva contare su una velocità fuori dal comune per essere competitivo su tutte le superfici – e competitivo lo era per davvero. “Era fantastico sul cemento e sulla terra”, dice di lui Jimmy Arias, ex-giocatore e attualmente direttore della IMG Academy, “e sembrava che riuscisse sempre a raggiungere i quarti o le semi in tutti gli Slam”.

Nel 2009, a Londra, Davydenko sconfisse Nadal, Federer e Del Potro, conquistando il titolo più importante della sua carriera, le ATP Finals, dopo aver vinto dei Masters Series sia sul cemento che sul sintetico. Soprannominato “Iron Man”, Davydenko era uno dei giocatori più attivi (e continui) del tour – nel 2006 arrivò a disputare 99 incontri. In un arco di 12 Slam a partire dall’Australian Open del 2005, fece almeno i quarti in otto circostanze.

Pro: Davydenko giocava con i piedi dentro il campo, colpendo la pallina in fase ascendente per impartire al meglio quel colpo secco, quasi da hockey su ghiaccio, che caratterizzava i suoi colpi dal fondo. Verdasco una volta dichiarò che “Davydenko non ti dava mai il tempo di pensare; era un giocatore veloce e un gran lavoratore”. Il suo successo sul cemento e sulle superfici indoor, dove tendono a dominare grandi battitori e giocatori più imponenti [tutto da dimostrare, ndr], va ricercato nella sua capacità di togliere il tempo agli avversari.

Contro: Davydenko non aveva grandi armi per lasciare fermi gli avversari, e perciò era sempre soggetto a essere sballottato da colpitori più potenti (per esempio, era 1-5 contro Roddick). Era sempre costretto a spendere molte energie, e, pur lavorando duro per vincere tante partite, spesso arrivava esausto in fondo ai tornei per l’alta intensità che il suo tennis comportava. Ha dato il meglio fra il 2005 e il 2009.

Verdetto: Davydenko non ebbe mai quel tabellone fortunato che gli avrebbe potuto permettere di vincere uno Slam. In particolare, la sua kryptonite era Federer: sotto per 19-2 nei confronti diretti, a un certo punto venne eliminato cinque volte dallo svizzero, due ai quarti e tre in semifinale.

David Ferrer (2000-19)

David Ferrer – Madrid 2019 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

Best ranking: 3
Migliori piazzamenti Slam: finale al Roland Garros, 2013; almeno ai quarti altre 16 volte
Saldo nelle finali: 27-25, fra cui un titolo a Bercy.

Se si dovesse trovare un vincitore romantico per questo sondaggio, il prescelto sarebbe certamente Ferru. Come ha detto di lui Todd Martin, “Ferrer ha il primato per longevità e massimizzazione del suo potenziale. Nessuno nel nostro sport ha spremuto il proprio talento come David, o quanto meno nessuno da tanti anni a questa parte”.

Grande amico di Nadal (che l’ha battuto 26 volte in 32 confronti diretti), i suoi 27 titoli gli valgono il secondo posto per tornei vinti nell’epoca d’oro del tennis spagnolo, proprio dietro a Rafa. Ferrer ha anche avuto un ruolo fondamentale nella dinastia iberica in Davis, avendo fatto parte di quattro team campioni.

In aggiunta, Ferrer era di gran lunga uno dei giocatori più rispettati del circuito. Un avido lettore, una volta ha detto: “Voglio leggere libri che mi facciano crescere come persona, non solo come giocatore”. 

Pro: nonostante una statura di un metro e 75, Ferrer aveva una struttura fisica molto solida, e, seppur veloce, faceva della resistenza e della tigna le sue qualità principali. Aveva un colpo bimane rapido e preciso, unito a un dritto affidabilissimo – in particolare, la sua rapidità gli consentiva di sfruttare al massimo l’inside-out. “Era così costante”, ha detto di lui Brad Gilbert. “Deve stare per forza fra i migliori in questa graduatoria”.

Contro: più pistola ad acqua che kalashnikov, il servizio di Ferrer era vulnerabile, e sovente aggredito dagli avversari. Inoltre, aveva chiari problemi nel portare a casa tornei importanti, come si evince dal solo Master 1000 presente nel suo palmares. Katrina Adams, ex-campionessa di doppio ed ex-presidente della USTA, ha riassunto così: “Sapevi sempre cosa aspettarti da David, un combattente che non si dava mai per vinto, solo che non aveva gli strumenti necessari… la tenuta fisica e la grinta non erano sufficienti”.

Verdetto: con un pelo di autostima in più e una maggiore capacità di rischiare e di salire di livello nei punti importanti, Ferrer avrebbe probabilmente vinto uno Slam.

Todd Martin (1990-2006)

Todd Martin (foto © Andrew Eichenholz/ATP Tour)

Best ranking: 4
Migliori piazzamenti Slam: finale all’Australian Open, 1994; finale allo US Open, 1999; e altre quattro semifinali
Saldo nelle finali: 8-12, fra cui titoli a Sydney, a Barcellona e al Queen’s.

Inaspettatamente versatile per un big server di 1.98, il pacato e riflessivo nativo dell’Illinois ha un palmares relativamente scarno, ma ero uno che saliva di livello negli Slam e che è riuscito a vincere tornei su tutte le superfici.

Martin fu parte integrante della nazionale americana vincitrice in Davis nel 1995, e si guadagnò un posto nel folklore dello US Open con una notevole rimonta ai danni di Greg Rusedski nel quarto turno del 1999, in un match finito ben oltre la mezzanotte [qui potete ascoltare il suo ricordo, ndr]. Quell’anno raggiunse la finale, dove Agassi lo aspettava per frustrare ancora una volta le sue speranze, un esito familiare per un giocatore solido come la roccia ma offuscato da Sampras & Co. – negli Slam fu battuto quattro volte su cinque da Agassi e sei su sette da Sampras.

Pro: seppur non veloce, Martin possedeva una sorprendente mobilità per un uomo di quella stazza. Questo è uno dei motivi del suo buon rendimento sulla terra, dove aveva più tempo per caricare i suoi fondamentali potenti. Aveva un servizio fantastico, il suo asset principale.

Contro: Martin sprecò delle enormi opportunità negli Slam. Nella semifinale di Wimbledon del 1996 si fece sfuggire la vittoria quando era sopra per 5-1 contro il Carneade MaliVai Washington, che avrebbe poi vinto il set per 10-8. Quella fu solo la più eclatante delle occasioni in cui Martin tolse il piede dall’acceleratore invece di cogliere l’occasione.

Verdetto: quella sconfitta con Washington era un’occasione d’oro in un periodo in cui Wimbledon era dominato da Pete Sampras, battuto nei quarti di finale da Richard Krajicek, che avrebbe poi dominato la finale con Washington. Probabilmente il ricordo gli fa ancora male.

A pagina due, gli altri quattro campioni senza Slam scelti da ESPN

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La polemica risposta della FIT a Nicola Pietrangeli

La Federazione replica alle dure parole del due volte campione del Roland Garros con un articolo dal titolo ‘A bocca aperta leggendo Nick’

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Angelo Binaghi, Nicola Pietrangeli, Steve Haggerty - Italia-Francia, Coppa Davis 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Era difficile, pressoché impossibile, che le dure parole di Nicola Pietrangeli contro la FIT, apparse sul Corriere della Sera, cadessero nel vuoto. La risposta della Federazione non si è fatta attendere ed è comparsa sul sito ufficiale, a firma del consigliere federale Giancarlo Baccini. “A bocca aperta leggendo Nick“, questo il titolo che accompagna il testo e che manifesta sin da subito la sorpresa per le dichiarazioni del due volte vincitore del Roland Garros.

La replica si focalizza sui due punti principali dell’accusa di Pietrangeli, ovvero la sospensione senza preavviso del contratto di collaborazione con la FIT (per il ruolo, invero piuttosto fumoso, di “ambasciatore”) e una generale mancanza di rispetto nei suoi confronti, culminata con il mancato invito ai Campionati Italiani Assoluti di Todi. Prima però antepone una doverosa premessa di carattere economico, per sottolineare il carattere di eccezionalità del periodo e dei provvedimenti federali.

Per la FIT, e in particolare per il suo Presidente Angelo Binaghi, quelli trascorsi da marzo ad oggi sono stati mesi infernali, nel corso dei quali è stato necessario occuparsi di mille problematiche diverse, a cominciare da quella più critica di tutte: come salvare la federazione che più di ogni altra vive delle risorse che riesce a generare in totale autonomia (l’87 per cento del totale) da un lockdown che, prevedibilmente, potrebbe finire almeno col dimezzarle, con mancati ricavi per circa 30 milioni di euro. E allo stesso tempo dare un minimo di supporto alle società sportive affiliate per evitare che debbano a loro volta chiudere i battenti (già stanziati 3 milioni).”

 

Per centrare questi due obiettivi prioritari (senza Circoli non c’è la FIT, senza la FIT non c’è il tennis, senza il tennis non c’è chi campa grazie al tennis), è stato a suo tempo chiesto a quanti operano nell’orbita della FIT di accettare di sacrificarsi almeno fino a che tutto il resto del movimento – circoli, giocatori, insegnanti, ecc – fosse a sua volta rimasto a stecchetto. Per cui costi degli organi federali azzerati; riduzione dello stipendio di chi avrebbe comunque dovuto continuare a lavorare; ferie e cassa integrazione per tutti gli altri dipendenti; sospensione dei contratti dei 300 collaboratori esterni del Gruppo FIT; chiusura o sospensione di numerose attività collaterali. Il tutto, ribadisco, anche nell’interesse strategico finale degli stessi sacrificandi“.

Baccini poi entra nel merito della diatriba con Pietrangeli, con frasi che sembrano tradire un sincero dispiacere, ribadendo che tutti i contratti di collaborazione (circa 300) sono stati sospesi, non solo il suo, quello di Barazzutti o di Palmieri. Sottolineando poi che la FIT è ricca” (parole di Pietrangeli), ma lo è in tempi normali e questi non sono tempi normali. Infine che la pesante affermazione di non aver ricevuto più “nemmeno uno straccio di telefonata” dopo il 10 marzo (giorno della sospensione del contratto), ha lasciato “a bocca aperta” chi di tanto in tanto lo aveva sentito negli ultimi tempi.

La parte più interessante della risposta è però quella conclusiva. Dopo aver confutato con argomentazioni più che ragionevoli le lamentele di Pietrangeli sul contratto sospeso, la FIT, nella persona di Baccini, passa a parlare del mancato invito per gli Assoluti di Todi (“Il 15 giugno a Todi ci saranno i Campionati italiani e non mi hanno neppure invitato”) e afferma:
E qui a bocca aperta ci sono rimasti anche tutti gli altri, perché di fare gli Assoluti a Todi lo dovevamo decidere proprio oggi. (E soltanto più tardi abbiamo in effetti deciso che, se il Governo autorizzerà le competizioni sportive, gli Assoluti ci saranno davvero. Il 22 giugno…). Come facevamo a invitare qualcuno (ammesso che Nick debba essere invitato, visto che ogni circolo italiano è casa sua) a un evento che era soltanto un’ipotesi?“.

Il ragionamento non fa una piega, ma non sembrava che attorno alla data di inizio dell’evento ci fosse tutto questo grado di incertezza, fermo restando che qualsiasi manifestazione sportiva in queste settimane deve ricevere l’approvazione governativa. Pietrangeli cita una data precisa (il 15 giugno), la stessa riportata da molti giornali, incluso Ubitennis, perché ufficializzata dal comunicato stampa di MEF Tennis Tour – il cui ufficio stampa gestisce la comunicazione del torneo.

Ad ogni modo, la lettera aperta di Baccini si conclude con una nota di apparente conciliazione nei confronti di Pietrangeli cui si rende tributo, pur senza risparmio di frecciatine (inclusa una nota vagamente complottista).

Insomma, anche se Nick lo conosciamo tutti (io da 50 anni, e vi giuro che fra tutti i grandi campioni di ogni sport che ho conosciuto e frequentato in vita mia, lui è uno di quelli a cui voglio più bene e stimo di più), ci siamo rimasti davvero male, perché lui, oggi, non è soltanto l’”Ambasciatore” al quale da vent’anni (rimuovendo l’ostracismo decretatogli dagli ex presidenti Galgani e Ricci Bitti) abbiamo affidato con orgoglio il compito di essere rappresentati in giro per il mondo e per il Paese, ma è l’icona vivente del tennis italiano. In quanto conclamatamente tale, davamo per scontato che il benessere del tennis italiano gli stesse a cuore più del suo.

Mistero… Che non sarebbe tale soltanto se Nick si fosse fatto strumentalizzare da qualcuno che il tennis italiano non lo ama quanto sarebbe tenuto a fare. L’esperienza mi ha insegnato che tutto è possibile, a questo mondo, e che non sempre le persone sono quel che sembrano. Però Nick è Nick, non è possibile che sia davvero successo qualcosa del genere“.

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