Donna Vekic, tra tapis roulant e fornelli: “Farà effetto tornare a giocare dopo tutto questo”

Interviste

Donna Vekic, tra tapis roulant e fornelli: “Farà effetto tornare a giocare dopo tutto questo”

Intervistata via Skype, la n. 24 WTA ha raccontato le sue giornate in casa (“Non ci stavo così tanto dall’età di 10 anni”). Lontana dal team e dalle colleghe (“Ma ci sentiamo al telefono e su Whatsapp”) ma vicina alla famiglia (“Sfrutto questo tempo per stare con loro”), si allena (“Potrei correre una mezza maratona”) e cucina (“Improvviso, mi diverte!“)

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Donna Vekic - Australian Open 2020 (via Twitter, @Donnavekic)
 
 

Anche fuori dall’Italia, in questo momento così drammatico per tutti, i giornalisti sportivi contattano telefonicamente gli atleti delle varie discipline sportive per sapere come ognuno di loro sta affrontando questo periodo caratterizzato dalla sospensione dell’attività agonistica, e come si sta preparando a ripartire quando tutto questo non sarà che un brutto ricordo.

In Croazia il quotidiano Jutranji List ha intervistato via Skype Donna Vekic, una delle due top 25 croate (l’altra è Petra Martic), che ha deciso di trascorrere il periodo di lockdown ad Osijek, la sua città natale. E che all’inizio dell’intervista ha sintetizzato così la sue giornate attuali:
“Studio francese, cucino, la sera faccio una passeggiata con il cane, guardo film e serie TV. Sto facendo cose che non ho il tempo di fare quando sono in giro per i tornei, ma mi mancano le partite. Mi manca la competizione, l’adrenalina del match, le sensazioni che provi dopo una vittoria. Questo stop è uno shock per me e il mio team, le persone assieme a cui vivo per 45 settimane all’anno.”

Come sottolineato dalla giocatrice croata, per i tennisti professionisti la situazione è probabilmente ancor più strana – per quanto abbia poco significato stilare una graduatoria in tal senso: sono abituati a viaggiare per il mondo tutto l’anno, passando da un albergo all’altro e da una città all’altra. Non passavo tanto tempo a casa da quando avevo dieci anni. La situazione è veramente strana, ma è questa. Sto cercando di sfruttare il tempo nel migliore dei modi, anche per stare con la mia famiglia. A tutti noi non resta che adattarci”.

 
Donna Vekic in una sessione di allenamento “casalinga” (fonte: Instagram @donnavekic)

Ancora troppo fresca la notizia dell’annullamento di Wimbledon per non affrontare l’argomento, considerato anche il legame di Donna con lo Slam londinese, il primo Major in cui è riuscita a raggiungere la seconda settimana (nel 2018, raggiunse gli ottavi). “Anche se sapevamo che probabilmente sarebbe stato annullato, quando c’è stata l’ufficialità siamo rimasti tutti delusi. E poi è vero, Wimbledon è il mio torneo preferito. Non ho ancora pienamente accettato il fatto che quest’anno non ci sarà, ma la situazione è questa dappertutto, non solo nel mondo del tennis”.

Donna ammette che il prossimo anno le farà un effetto strano tornare a Church Road, quando tutto questo sarà finito.“Non solo a Wimbledon, ma anche in tutti gli altri tornei che sono stati annullati. Abbiamo perso tutti gli eventi sull’erba, una superficie sulla quale mi piace molto giocare”.

Tra gli addetti ai lavori, e tra questi vi sono anche diversi giocatori, sta cominciando a farsi sempre più forte la convinzione che quest’anno non si giocherà più. Ad esempio è di questo avviso Goran Ivanisevic, tanto per rimanere in ambito croato. “Sto cercando di restare positiva. Non credo che noi non giocheremo più quest’anno, anche se mi rendo conto che è possibile. Nessuno sa cosa accadrà, ma ho ancora la speranza che inizieremo a metà luglio e che il tour americano sia fattibile (nel frattempo il torneo di Montreal è stato cancellato, ndr). Anche se lì la situazione sta peggiorando sempre di più proprio in questo periodo. Il fatto è che il circuito non potrà ripartire finché ci saranno le restrizioni nei viaggi. Il tennis non è come il calcio, dove si può pensare a come finire il campionato nel proprio paese. Se i giocatori non potranno andare in America e viceversa, o in Asia, non si potrà fare niente”.

La 23enne tennista di Osijek si tiene comunque regolarmente in contatto con coach Torben Beltz e con il resto del suo team, ma anche con alcune delle sue colleghe. “Sento soprattutto il mio preparatore atletico, Zlatko (Novkovic, ndr), che ogni giorno mi manda i programmi per rimanere attiva e mantenere la forma. Sento anche le amiche del Tour, in particolare Ajla (Tomljanovic, ndr) e Mary (Sakkari, ndr), abbiamo un gruppo WhatsApp. Mary è in Grecia, Ajla in Florida (con Berrettini a Boca Raton ndr), ma siamo tutte nella stessa situazione. A casa, non ci possiamo allenare”.

Fortunatamente, in carriera Donna non è stata vittima di infortuni seri e quindi non si è mai trovata nella condizione di dover riprendere dopo uno stop prolungato. Quindi per lei si tratta di una situazione completamente nuova e questo potrebbe forse rivelarsi un handicap al momento della ripresa. “Sarà una situazione veramente particolare Già adesso sappiamo che saremo ‘out’ per quattro mesi, ma per me è qualcosa di completamente nuovo. Cercherò di adattarmi e di essere il più preparata possibile, anche se mi è difficile dire quale sarà il problema più grande. Di sicuro non ci diranno “Tra una settimana c’è un torneo”, quindi avremo abbastanza tempo per prepararci, e dal punto di vista della condizione fisica continuiamo a lavorare per mantenerla. Corro tanto in questo periodo, a casa ho il tapis roulant, e credo che potrei correre la mezza maratona di Osijek!.

Alla n. 24 del mondo è stato chiesto poi di raccontare un po’ più nel dettaglio la sua giornata. In particolare della sua passione per la cucina, ben nota ai suoi follower sui social soprattutto in queste settimane.
“Mi è sempre piaciuto dormire, forse in questo periodo un po di più. Mi sveglio verso le nove, poi con calma bevo un caffettino, tanto non vado di fretta (ride, ndr). Poi faccio allenamento, e poi pranzo. Me lo preparo io. Mi piace cucinare, di solito non ne ho il tempo e neanche la possibilità, soprattutto quando siamo in giro per i tornei e mangiamo sempre in hotel o al ristorante. Cucino in modo spontaneo, come mi viene, per la maggior parte delle volte basandomi su ricette di mia nonna e di mia mamma. Improvviso, cercando di fare piatti il più possibile sani, cambiando alcuni ingredienti, e mi diverto“.

Una delle ricette proposte da Donna via social (fonte: Instagram @donnavekic)

Poi c’è lo studio del francese. “Parto da una buona base perché io normalmente vivo a Montecarlo e quindi lo capisco, ma mi piacerebbe iniziare a parlarlo. È difficile, lo scrivere è complicato, ma soprattutto il parlare“.

La giornata di Donna Vekic si conclude con una serata in famiglia, insieme ai genitori Brankica e Igor ed il fratello minore Bruno, guardando insieme un film o un episodio di qualche serie TV. Non le notizie, però. “Negli ultimi giorni ho smesso di guardare i telegiornali, perché mi rendono nervosa. So solo che il lavoro quotidiano degli operatori sanitari, medici e infermieri, è incredibile. E a loro va tutta la nostra gratitudine. Per quanto riguarda le serie TV, l’ultima è stata “Hot Zone“, che parlava del virus Ebola. Insomma eravamo di nuovo nel virale…“.

Per concludere, Donna accompagna un simpatico messaggio al classico “Stay at Home“ rivolto ai lettori. “Spero che stiate leggendo l’intervista o guardando il video da casa. Rimanete in casa e provate le mie ricette!”.

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ATP

Intervista a Jack Draper: “Geloso di Raducanu? Emma mi ha ispirato. Sapevo sarebbe arrivata in alto”

Il ventenne britannico ha vinto già 4 titoli Challenger, guadagnando 153 posizioni nella classifica
mondiale e posizionandosi al n.106 ATP

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Jake Draper - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Simon Briggs, The Telegraph, 29 aprile 2022

A 20 anni Jack Draper non è solo un ottimo giocatore di tennis ma anche un attento conoscitore del gioco. Lo scorso giugno 2021, alla domanda riguardo alla sua amica e quasi coetanea Emma Raducanu, una ragazza allora sconosciuta nel mondo del tennis, figuriamoci al pubblico, Draper aveva risposto: “Non ha giocato molto, ma quando lo farà saprà arrivare in alto.” Dieci mesi dopo, seduti in un verdeggiante patio sul retro del National Tennis Centre nel sud-ovest di Londra, Draper non può non sorridere mentre ricorda ciò che è successo dopo. “Siamo quasi della stessa età “, dice della 19enne Raducanu, “quindi abbiamo giocato gli stessi tornei, l’Orange Bowl [a Miami], l’Eddie Herr Invitational (giusto qui vicino a Bradenton, nda). Ed Emma, inoltre, si è allenata qui un po’ di tempo fa. È una brava ragazza, e una grande persona.”

“In quell’intervista avevo detto ‘Riuscirà a fare incredibilmente bene’. Due settimane dopo, a Wimbledon raggiunge il quarto turno, e tutti pensano che ciò fosse un grande risultato. Dopo compie l’impensabile [vincendo gli US Open alla prima partecipazione]. Quindi, sì, è stato parecchio surreale, a essere onesti.” Il ranking di Raducanu da allora è salito dal n. 338 al n.11, un decollo verticale simil-NASA, che ha fatto sembrare quello di Draper quasi la scalata di una lumaca al confronto. E tuttavia, secondo standard comuni, non è che lui stia bighellonando. Il suo ranking è salito di 153 posizioni fino al n.106 negli ultimi quattro mesi, che è il maggior balzo in classifica ATP. Se non fosse stato per la presenza di questa supernova del tennis del vicino distretto di Orpington – Draper vive a Leatherhead, circa 20 miglia lontano – questo mancino di circa 195 cm, avrebbe decisamente attirato maggiore attenzione su di sé.

 

È geloso dei risultati di Raducanu? Di nuovo, Draper fa un sorrisetto. “È divertente. Vuoi che i tuoi compatrioti facciano bene perché li conosci come persone e conosci le loro vite. Ma poi, se qualcosa come quello non ti fa pensare “Oh! Voglio farlo anch’io!’, allora non saresti un forte agonista. Mi ha motivato, come avrebbe dovuto, e spero abbia fatto lo stesso con tutti gli altri giocatori, spingendoli a farsi sotto.” Sin dall’inizio della stagione Draper ha senz’altro tenuto un passo notevole. Oltre a collezionare il record di quattro titoli Challenger (nessuno è mai riuscito a vincerne così tanti nel primo quarto di stagione), ha fatto a marzo una comparsata all’Hard Rock Stadium a Miami, ottenendo la sua prima vittoria in un Master 1000 ai danni del veterano francese Gilles Simon [che ha da poco annunciato il ritiro, ndr].

“Vieni trattato in una maniera incredibile in un evento come quello di Miami”, dice Draper, “ma sapevo che ero solo di passaggio per la città. Poi, la settimana successiva, sarei stato nel mezzo del nulla in Francia. Quindi non ho voluto abituarmici. Detto ciò, i posti dove sto giocando stanno già diventando più confortevoli. È uno shock quando esci dal circuito juniores, dove giochi gli Slam, che sono tutti fantastici e comodi, e poi d’improvviso ti ritrovi nei Futures [il fondo della piramide del tennis professionale]. Siamo andati a Cancun [in Messico], che sembrava un bel posto, ma era in realtà a 20 minuti di strada sterrata dall’aeroporto. Avevano costruito i campi nel mezzo della giungla.” Districandosi tra questo periodo complicato della sua giovane carriera, Draper si è affidato all’infinito entusiasmo di Ryan Jones, un allenatore che lui descrive come “un amico di famiglia in tutto, qualcuno che si è preso cura di me.”

Entrambi sono tali e quali ai padri. Alan Jones, il padre di Ryan, ha allenato Jo Durie negli anni 80, mentre Roger Draper, padre di Jack, era l’amministratore delegato della Lawn Tennis Association. Insieme hanno messo su quattro anni di duro lavoro. Ma poi, a ottobre, Draper ha deciso che aveva bisogno di un cambiamento. Un problema, forse un effetto collaterale dell’intensità degli allenamenti di Jones, era il numero eccessivo di infortuni. “Ryan mi ha decisamente insegnato la filosofia del duro lavoro”, dice Draper adesso. “Avevo 15 anni quando abbiamo cominciato insieme e non avevo idea di cosa volesse dire quella frase. Mangiavo cibi indicibili e facevo cose che non avrei dovuto fare. Durante gli allenamenti mi limitavo a presentarmi e colpire un po’ di palle senza metterci alcun tipo di impegno. Ma Ryan aveva girato per il circuito con Kyle [Edmund] e sapeva cosa significa essere un tennista professionista“.

“Quella di terminare il rapporto è stata una decisione incredibilmente dura, ma sentivo la necessità di andare oltre, perché avevo passato la maggior parte del tempo degli ultimi quattro anni con Ryan, più che con chiunque altro, compresa mia mamma. Dopo ciò, mi ci è voluta qualche settimana per trovarmi in un luogo dove fossi di nuovo felice. Ma poi ho iniziato a lavorare con James Trotman (un altro allenatore inglese, assoldato tramite la LTA, nda). Sono molto fortunato ad aver avuto quell’opportunità.” I tifosi britannici del tennis lo sono anche. C’è stato un periodo durante il lockdown dove sembrava disinteressato, e si temeva che quel tempo passato a casa col fratello Ben, che attualmente si trova alla Wake Forest University nel North Carolina con una borsa di studio per il tennis, potesse spegnergli la voglia di vivere una vita da viaggiatore. Ora, però, la sua passione per il gioco è tornata alla grande. Possiamo vederlo non solo dal suo bilancio di partite vinte e perse, 24-4 questa stagione, ma anche dalla sua scelta di astenersi da opportunità romantiche. “Mio fratello mi dice sempre di andare sui siti di incontri, e di divertirmi. Ma penso che non capisca che io alle 6 di sera sono cotto. Ho bruciato all’incirca 5000 calorie e sono troppo sfinito per uscire per un appuntamento galante. Ho un cane, un labradoodle australiano, da cui mi faccio coccolare.”

Quanto sono solidi gli obiettivi a lungo termine di Draper? In un momento in cui il fenomeno spagnolo 18enne Carlos Alcaraz è riuscito a scalare la classifica fino alla top10, uno si potrebbe chiedere se lui non sia rimasto un poco indietro. E tuttavia ci sono solo due giocatori più giovani di Draper nella Top 100. Molti esperti credono che sia tranquillamente capace di riuscire ad entrare nella Top 20, e magari anche oltre. “Quando ero un teenager”, dice Draper, “guardavo sempre a ragazzi come Felix Auger Aliassime (di 16 mesi più vecchio, nda) pensando ‘Non sto facendo così bene”. Ma ho imparato che ognuno ha il suo proprio percorso da seguire. Ho avuto qualche infortunio, ma forse tutto ciò è accaduto per una ragione. Mi hanno dato più tempo per maturare, per avere la mia testa nel posto esatto e per essere fisicamente in una forma migliore. Quando sei pronto a fare qualcosa, quando sei al posto giusto: ecco quando succederà.”

Traduzione di Massimiliano Trenti

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Flash

Vagnozzi: “Sinner, buoni segnali. Sta ampliando le sue soluzioni migliorando quelle che ha già”

Il coach di Jannik parla a La Gazzetta dello Sport: “Il Roland Garros? Ci sono tante aspettative, è normale. Ma noi rimaniamo sereni”

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Sinner e Vagnozzi - Montecarlo 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

“Jannik è come una macchina da Formula 1: bisogna fare attenzione a cambiare gli assetti. Ma stiamo lavorando a un percorso con obiettivi a lungo termine per migliorare tutti gli aspetti”. Lo dice il coach di Sinner, Simone Vagnozzi, ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, facendo il punto della situazione riguardante il suo talentuoso allievo dopo il quarto di finale a Roma perso con Tsitsipas e nei giorni che precedono il Roland Garros. “Jannik ha fatto un po’ di riposo e ha ripreso a lavorare. Il problema all’anca con la fisioterapia si è sistemato – ha detto Vagnozzi -. Partiamo in queste ore per Parigi e cominceremo subito ad allenarci regolarmente”. Così Sinner vive le aspettative per lo Slam parigino: “È normale che ci siano tante aspettative. Tutti vorrebbero sempre risultati importanti. Ma siamo nel mezzo di un processo e Jannik è tranquillo, lavora, non si fa travolgere dai sentito dire e cerchiamo di essere tutti molto sereni. Questo non significa che quando giochiamo i tornei non puntiamo alla vittoria”.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Sul momento che sta vivendo il giocatore altoatesino e sulla direzione intrapresa nel lavoro, Vagnozzi spiega: “Sinner ha 20 anni ed è giusto che ampli le sue soluzioni. Contro Tsitsipas i segnali positivi ci sono stati, il primo set l’ha giocato praticamente alla pari, è mancato un solo punto. ha provato situazioni nuove, ha fatto cose buon anche a rete. E il fatto che stiamo cercando di aggiungere qualcosa in più non significa che non ci curiamo di migliorare quello che lui ha già”.

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evidenza

Venus Williams: “Per combattere la disuguaglianza tra i sessi, bisogna cambiare la cultura”

Premiata con il Power of Woman 2022 la sorella di Serena ha rilasciato una lunga intervista: “Mia madre mi ha insegnato l’importanza della verità”

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Venus Williams - Miami 2018 (foto via Twitter, @MiamiOpen)

Venus Williams, una delle più grandi giocatrici di tutti i tempi nonché tennista capace di sedersi sul trono del ranking mondiale sia in singolare che in doppio rispettivamente nel 2002 e nel 2010, ha rilasciato un lunga intervista, mercoledì 4 maggio, a Claudia Eller di Variety – rivista settimanale che si occupa del mondo dello spettacolo, dell’intrattenimento e del cinema – a margine della cerimonia tenutasi a New York per premiare le protagoniste scelte per il 2022 per il riconoscimento di Power of Woman.

Il titolo viene attribuito annualmente dalla rivista americana a tutte quelle donne che, avendo una vita pubblica per via della loro professione e di conseguenza potendo godere di un grande seguito mediatico, si sono distinte per la loro capacità d’influenza al fine di smuovere le coscienze su temi sociali di primaria importanza. Insieme alla 7 volte campionessa Slam, sono state premiate anche le attrici: Drew Barrymore, la canadese Kim Cattrall e Amanda Seyfried (anche ex modella); oltre alla cantante di origini cubane Camila Cabello, e alla produttrice cinematografica e volto noto della televisione statunitense Queen Latifah.

LA LOTTA DI VENUS PER LA PARITA’ SALARIALE – La prima parte delle domande verte sulla tematica centrale e più corposa di tutto il complesso delle dichiarazioni della maggiore delle sorelle che hanno lasciato un solco indelebile nel tennis moderno: la lotta di Venus per l’equità salariale in favore delle donne e di conseguenza per la parità dei diritti fra i sessi nel mondo del tennis. (sulla marcia per la giustizia retributiva, la leggenda americana era già stata intervistata da Sports Illustrated) Una battaglia che per la quattro volte oro olimpico (3 in doppio ed 1 in singolare) è iniziata fin da suoi primi passi nel professionismo, in quella che fu un’esperienza rivoluzionaria per la giovane campionessa a stelle e strisce: “Arrivai a Wimbledon e mi resi conto di quella situazione di ingiustizia sociale. Ricordo che dissi ‘Wow non sono pagata allo stesso modo degli uomini‘. Fu sicuramente uno schiaffo in faccia ad un ragazza di soli 16 anni, duro da digerire. Quell’esperienza mi colpì duramente“. Da lì in poi l’approccio a quella tematica non fu più lo stesso per l’attuale n. 530, che avviò un’autentica crociata per colmare il divario retributivo e far sì che le donne guadagnassero lo stesso premio in denaro degli uomini. Le sue proteste, assieme ad altri fattori, contribuirono al cambiamento. Infatti, quando vinse il primo titolo a Church Road nel 2000 non ricevette il corrispettivo assegno di Pete Sampras; ma quando lo rivinse 7 anni dopo il suo premio in denaro fu identico a quello di Roger Federer ricordiamo che lo Slam britannico fu l’ultimo ad implementare la parità salariale, esattamente un anno dopo il Roland Garros -: “Due anni dopo il mio terzo trionfo sui prati dei Champhionship, dopo oltre trent’anni di lotta per avere lo stesso montepremi, arrivammo finalmente all’obbiettivo. Fu un momento meraviglioso”. E dopo non si è più fermata la cara Venus, issandosi al secondo posto all-time per prize money in carriera.

 

GLI ESEMPI PIU’ LUNGIMIRANTI: BILLIE JEAN KING E KATHRINE SWITZER – La 41enne californiana aggiunge anche un doveroso riconoscimento per un’altra “grandissima” del tennis femminile come Billie Jean king, che fu la prima negli anni ’70 a sollevare il problema della discriminazione salariale; citando inoltre altre grandi sportive che sono state in grado di cambiare la mentalità e le convinzioni arretrate della società dell’epoca come Kathrine Switzer: “Il problema non è mai stato affrontato fino agli anni ’60, quando una donna [Switzer, ndr] ha corso per la prima volta una maratona e ha dovuto fingere di essere un ragazzo“. Williams sottolinea anche: “Fino a non molto tempo fa le donne non potevano neanche possedere carte di credito o ereditare proprietà. Abbiamo combattuto migliaia di anni di disuguaglianza, quindi non possiamo pensare che il cambiamento avverrà da un giorno all’altro. Lo vogliamo e lavoriamo cercando di ottenerlo. Ma si tratta di cambiare le menti, cambiare le culture, cambiare la storia, e si tratta di non arrendersi. Le donne sono in genere pagate 82 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini e il divario salariale è ancora più ampio per le minoranze, in particolare per le donne di colore e oltre i confini americani. Almeno negli Stati Uniti si può avere una conversazione su questo tipo di questioni, mentre fuori dagli Stati Uniti è molto difficile averne“.

LE RADICI E L’IMPORTANZA DI MAMMA ORACENE, CON UN RICORDO PER YETUNDE – A questo punto la traiettoria delle riflessioni e delle considerazioni dell’ex n. 1, punta il mirino sulla famiglia e i valori che gli ha trasmesso; con anche un ricordo della sorella scomparsa. Ricordiamo che Oracene Price ebbe un primo matrimonio con Yusef Rasheed; dal quale nacquero Yetunde, Lyndrea e Isha. Poi dopo la morte del marito convolò nuovamente a nozze: “Il clima era sempre molto sereno, c’era sempre qualcuno con cui spettegolare, essendo una famiglia piena di ragazze. Mentre nostro padre, Richard, ha spinto me e Serena a diventare giocatrici di livello mondiale attraverso l’allenamento, la forza, l’umorismo e la prospettiva di una vita sana e migliore. Sono cresciuta come le mie sorelle a Compton, dove ora gestiamo un ente di beneficenza chiamato Yetunde Price Resource Center che fornisce proventi, aiuti e servizi alla comunità ed è stato fondato in onore di nostra sorella Yetunde, che è stata assassinata a Compton all’età di 31 anni. Infine mia madre fu fondamentale nel modellare me e le mie sorelle durante i nostri anni formativi“. Dopodiché Venus fa un ritratto più approfondito della madre Oracene, facendo capire che meravigliosa ispirazione sia stata ed è tuttora sua madre: Mia madre è stata ed è una fonte d’ispirazione. È una donna meravigliosa e divertente, una donna forte, una brava tennista e un’ottima cuoca. È anche molto forte spiritualmente, quindi ci ha dato l’opportunità di avere fede e speranza e di essere calme e non stressate per le preoccupazioni quotidiane. Inoltre ci ha impresso l’importanza di dire la verità e vivere la verità“.

I MODELLI DI DONNA IDEALE – Nella seconda parte della chiacchierata con la giornalista – tra le più rilevanti del panorama dello spettacolo – è stato chiesto alla 41enne di Lynwood quali siano i suoi modelli di donna ideale e ai quali s’ispira costantemente. Venus ha spaziato molto nella risposta, affermando che oltre alle fondamentali radici familiari, i suoi punti di riferimento femminili sono riscontrabili anche in altre sfere, come quello dell’artista tedesca Anni Albers o della pluricampionessa di atletica leggera Wilma Rudolph o ancora di donne forti come la scrittrice Winfrey e capaci di supportare e sostenere grandi uomini politici con responsabilità non di poco conto come l’ex first lady Michelle Obama: “Sicuramente, oltre a mia madre e alla mie sorelle che sono state fondamentali, guardo a delle tipologie di donne diverse dal solito e che sprigionano in me molto interesse nei loro confronti. Chi non potrebbe amare Oprah Winfrey e Michelle Obama“. Poi sposta il focus sulla defunta creativa teutonica. “Ha finito per dover lavorare nel settore tessile perché era quello che veniva previsto in quel periodo. Ma era un’artista incredibile che ha davvero abbattuto le barriere per le donne”. Infine spazio alla velocista e tre volte medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma ’60, alla quale fu diagnosticata la grave malattia infettiva da bambina e gli venne detto che non avrebbe più potuto camminare: “Non so come si diventa un campione olimpico con la poliomielite, ma lei lo ha fatto. Incredibile“.

IL RITIRO E’ ORMAI IMMINENTE – L’ultimo stralcio del dialogo è invece riservato a quello che sarà il nuovo capitolo della sua vita quando deciderà di appendere definitivamente la racchetta al chiodo. Venus non ha voluto rivelare nessun dettaglio in merito a quando ha intenzione di ritornare alle competizioni, ma comunque si è lasciata andare nell’immaginare cosa gli riserverà il futuro, e negli ultimi mesi grazie ad attività extracampo – come la sponsorizzazione del film King Richard e il suo ruolo di produttrice esecutiva nel progetto. Nel quale ha cercato di sviluppare al massimo ogni personaggio, si è però rifiutata di commentare lo scivolone di Will Smith durante la notte degli Oscarha iniziato già ad assaporare cosa ci sarà per lei dopo il tennis. Prima di tutto le sensazioni sul ritiro, seppur non ancora deciso, ormai imminente vista l’età: “ Sono consapevole che ormai il ritiro non è così lontano“. Poi la cinque volte campionessa di Wimbledon ha posto l’accento sul meraviglioso viaggio che è stato King Richard – film sulla sua famiglia e soprattutto sulla figura del padre.

IL FUTURO NEL CINEMA, SENZA ABBANDONARE LO SPORT – Si è infatti concentrata su quanto sia stato bello condividere quest’esperienza con le sorelle Serena (qui il libro sulla storia mai raccontata sulla dinastia Williams) e Isha Price e in particolar modo su quanto l’attrare il mondo del cinema, soprattutto quello dei documentari sportivi. Che sia stata delineata la sua professione futura? Chi lo sa, sicuramente chi meglio della prima giocatrice afroamericana della storia dell’Era Open ad occupare la prima posizione mondiale, per raccontare le gesta sportive: “Ci sono così tante donne straordinarie a Hollywood con cui sarebbe bello lavorare. Mi piacerebbe lavorare con la regista Ava DuVernay, che ha diretto il documentario di ESPN del 2013 ‘Venus Vs’, il quale racconta la mia lotta per l’equità salariale nel tennis. Voglio continuare a raccontare storie di sport perché questa è la mia natura, ma non penso che si debba sempre raccontare una storia sportiva attraverso esclusivamente la lente della competizione, tralasciando quella umana. Dunque il mio sogno sarebbe quello di raccontare storie in cui mi rispecchio e con le quali riesco a creare anche un legame speciale, con l’obbiettivo di farle rivivere nei cuori dei bambini”. Ci tiene però a precisare che non ha nessuna intenzione di passare dall’altro lato della telecamera: “Non sarò mai un’attrice e non vorrei mai stare davanti ad una telecamera (ride)”. Infine per concludere una curiosità molto simpatica riguardante un oggetto che non può mai mancare nella sua valigia, con la quale ha viaggiato e continua a viaggiare in giro per il mondo: “Sono una regina del karaoke. Adoro cantare tutto il giorno e porto sempre con me in viaggio un microfono“.

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