Uno contro tutti: Nastase e Newcombe

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Uno contro tutti: Nastase e Newcombe

Ventisei uomini diversi hanno occupato il trono di numero uno del mondo. Ripercorriamo le loro storie: i primi due sono Ilie Nastase e John Newcombe

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Ilie Nastase

Nell’estate del 1973, il concetto di computer non era lontanamente assimilabile a quello odierno. Basti pensare che l’Intel 8008, uno dei primi esemplari di microprocessori, aveva appena un anno di vita e solo da qualche mese aveva trovato applicazione pratica su larga scala. Ebbene, è in questo contesto che l’ATP, il 23 agosto 1973, fece uscire la prima classifica computerizzata. Anche se forse, al momento, non tutti furono in grado di coglierne l’importanza, quello fu uno spartiacque nella storia del tennis. Avvalendosi, come ricorda Luca Marianantoni nel suo libro ATP Story, di un cervellone elettronico prodotto nientemeno che da una compagnia aerospaziale, l’associazione dei tennisti fece esaminare dati e risultati di tutti i tornei giocati nell’anno in corso e parte di quello precedente. Al termine di questa laboriosa operazione – che l’ATP promise si sarebbe ripetuta con cadenza settimanale anche se poi ci vollero diverse stagioni per arrivare a regime – venne stilata una lista composta di 186 nomi. E il primo della lista risultò essere Ilie Nastase.

La classifica non era fine a se stessa, ma aveva il compito di regolamentare la presenza dei giocatori nei diversi tornei, che fin lì era avvenuta seguendo criteri di pura discrezionalità. In realtà, nel ’73 l’organizzazione del tennis a livello mondiale dipendeva ancora da diversi organismi, ciascuno dei quali portato a scontrarsi con gli altri, più che a collaborare. Proprio quell’anno, per citare l’esempio più calzante a livello temporale, la stessa ATP aveva mostrato i muscoli a sostegno dello jugoslavo Pilic nella diatriba con la federazione del suo paese e ben 83 dei suoi iscritti avevano disertato Wimbledon, ovvero il torneo più importante e famoso di tutti. La questione, se vogliamo, si risolse con una sorta di pareggio; da un lato il sindacato mostrò fermezza e coesione, dall’altro la Federazione Internazionale (che gestisce i quattro Slam e la Coppa Davis) scongiurò il fiasco di un torneo senza stelle grazie al pubblico inglese, che gremì ugualmente gli spalti, e a un vincitore, il cecoslovacco Jan Kodes, che non era proprio uno sconosciuto, avendo già vinto due edizioni del Roland Garros.

Tuttavia, il caos di sigle dal quale cercava di districarsi il tennis a metà degli anni settanta non aiutava certo a creare quei parametri utili a classificare e ordinare i giocatori e stabilirne il valore. L’avvento del World Championship Tennis, un ricco circuito alternativo a quello tradizionale con tanto di Finals che si svolgevano in Texas, pur dilatando lo spettacolo, accrebbe la confusione e di conseguenza anche i primi anni del nuovo sistema computerizzato per stilare le classifiche necessitò di un rodaggio. Così, anziché ogni settimana, all’inizio ci si dovette accontentare di pubblicazioni periodiche con cadenza praticamente mensile fino al 1975 e solo nel 1980 si centrò l’obiettivo.

 

Paradossalmente, il più scontento di questa novità fu proprio lo stesso Nastase che, dei suoi avversari, ebbe a dire: “Finora, quando mi affrontavano giocavano contro Nastase, uno come tanti altri; adesso giocano contro il numero 1 e di conseguenza hanno molti più stimoli!”. Per quanto il rumeno abbia fatto dello spettacolo – anche verbale – l’anima del suo tennis, il ragionamento in sé non fa una grinza. Quell’anno Nasty aveva dominato la stagione sulla terra rossa, da Barcellona a Roma passando per Monte Carlo, Madrid e il Roland Garros e vincendo 40 partite su 41; l’unico a batterlo, in quello scorcio di stagione, fu Adriano Panatta nella finale di Bournemouth.

Adriano Panatta

L’unico fallimento, sull’erba però, arrivò a Wimbledon, dove vestiva i panni del favorito anche grazie al boicottaggio di quasi tutti i migliori. Sarebbe stato il momento di prendersi ciò che Stan Smith, un anno prima, gli aveva negato al termine di una emozionante finale chiusa al quinto set, ma Nastase sciupò tutto fermandosi addirittura agli ottavi per mano di Sandy Mayer, uno statunitense che raggiungerà il suo best-ranking quasi un decennio più tardi (7°) e che non riuscirà mai a battere un numero uno in undici tentativi. Il passo falso londinese, tuttavia, non ingannò il computer che, come detto, incoronò il rumeno il 23 agosto, alla vigilia degli US Open.

In attesa di convertire i suoi accidentati campi dall’erba – sulla quale, disse Laver, avrebbero potuto rischiare di inciampare anche le mucche – all’Har-Tru (o terra verde), a Forest Hills si giocava ancora sul prato e Nastase era il campione in carica. Il primo incontro ufficiale da n°1, il rumeno lo giocò contro Humprey Hose, un venezuelano nato a Curaçao, e si trattò di una comoda vittoria per 6-4/6-4/6-3. Ma al secondo turno arrivò, inattesa, la sconfitta. In vantaggio di due set, Nastase si fece recuperare e perse 6-4 al quinto con Andrew Pattison, tennista della Rhodesia che l’anno dopo vincerà non senza sorpresa a Monte Carlo, peraltro battendo di nuovo Ilie che stava ancora sul trono dell’ATP.

Il regno di Nastase dura in tutto 40 settimane e 90 incontri, esattamente fino al 3 giugno 1974. In questo periodo, la sua bestia nera è Tom Okker, l’olandese volante che lo batte in cinque sfide dirette su otto. Okker, rapido di gambe e pregevole nei pressi della rete, è forse un po’ leggero ma è ancora un’epoca in cui l’abilità prevale sulla potenza e il suo eccellente top-spin gli consente di ottenere successi significativi anche sul rosso. Pur sconfitto in più occasioni, Nastase si aggiudica però il match più importante, ovvero la finale del Master che quell’anno si gioca in un’atmosfera surreale all’Hynes Auditorium di Boston. Al posto di Okker avrebbe potuto esserci Newcombe, ma proprio in semifinale contro l’olandese il baffo deve ritirarsi dopo aver conquistato il match-point perché ricadendo dallo smash vincente con cui ha chiuso il punto si è infortunato alla schiena e ha dovuto abbandonare il campo. Il giorno della finale, lo sciopero in blocco dei giudici di linea costringe gli organizzatori a trovare i sostituti tra il pubblico e l’episodio aiuta l’istrionismo di Nastase, campione tra i maestri per la terza volta consecutiva.

Tra i tredici tennisti capaci di battere Nastase quando è stato numero 1 c’è anche un italiano: Corrado Barazzutti. Il friulano ha appena ventun’anni quando riesce nell’impresa, nei quarti di finale del torneo di Monaco di Baviera, recuperando da una situazione ormai compromessa e imponendosi alla distanza per 3-6 7-6 6-1. È il 17 maggio 1974 e sono passati solo quaranta giorni da quando, nella stessa città ma sul tappeto sintetico del torneo valido per il WCT, il rumeno ha perso con il sudafricano Robert Maud, che è n.79 ATP proprio come lo era Pattison a Forest Hills. Sono, questi, i giocatori con più bassa classifica ad aver sconfitto Nastase, il cui regno è agli sgoccioli. Il titolo a Bournemouth e la finale a Roma non bastano a tenerlo sullo scranno e il 3 giugno, in concomitanza con l’inizio degli Internazionali di Francia, il suo posto viene preso da un australiano che però diserterà Parigi. Nastase chiude la sua esperienza da primo giocatore del mondo dopo quaranta settimane con il 79% di incontri vinti (71-19) e 12 finali giocate (6-6) nei 24 tornei disputati.

John Newcombe

Dunque, per vedere all’opera il nuovo numero uno mondiale si deve attendere la stagione sull’erba. Sì perché John Newcombe, come tanti suoi connazionali, non ama particolarmente la terra rossa e diventa numero 1 del ranking ATP senza giocare. Il baffo di Sydney, infatti, ha messo in saccoccia parecchi punti da febbraio a maggio giocando sul duro e sul sintetico dei vari appuntamenti WCT (tra cui le finali al Moody Coliseum di Dallas) e, quando Nastase non è riuscito a confermare i suoi sul rosso, il sorpasso è avvenuto di conseguenza. Come detto, però, Newcombe diserta Parigi e rientra nel circuito a Nottingham, dove evita per il rotto della cuffia di esordire da leader con una sconfitta.

Charlie Pasarell, quello che detenne a lungo – insieme all’avversario Pancho Gonzales – il record per il più lungo incontro nella storia di Wimbledon, si arrende solo 9-7 8-9 8-6 ma l’appuntamento per Newcombe è solo rimandato di un paio di turni perché negli ottavi cade per mano di Roscoe Tanner. A Wimbledon, torneo che ha vinto la prima volta quando ancora non aveva i baffi (1967) per poi concedere bis e tris nel 1970 e 1971, Newcombe è in cima al tabellone e supera di slancio i primi quattro turni senza perdere alcun set. Nei quarti gioca contro il n° 109 del ranking e sulla carta non dovrebbe esserci partita ma in questo caso si può ben dire che il computer non conosce il tennis in quanto si tratta di Ken Rosewall.

Sia pur avviato verso i quaranta, Rosewall è scivolato in classifica a causa della prolungata inattività ma il suo tennis è ancora di primissima qualità, soprattutto sull’erba. Per la terza volta, nell’Era Open, i due si affrontano a Wimbledon e in precedenza ha sempre vinto Newcombe (6-1 al quinto la finale del ’70, molto più nettamente la semifinale dell’anno seguente) ma questa volta ha la meglio Rosewall al termine di un incontro dall’andamento strano: 6-1 1-6 6-0 7-5. Newcombe chiude così la sua breve permanenza sul trono dell’ATP: otto incontri disputati, di cui sei vinti, in otto settimane. A Wimbledon intanto Rosewall si spinge fino alla finale, dove però non può nulla contro il nuovo fenomeno del tennis mondiale, colui che rimarrà sul tetto del mondo quasi ininterrottamente per quasi cinque anni. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

TABELLA SCONFITTE N°1 ATP – PRIMA PARTE

1973A.Pattison-NASTASE 67 26 63 64 64 US OPEN
1973T.Okker-NASTASE26 75 62Los Angeles
1973T.Okker-NASTASE36 63 63Chicago
1973T.Okker-NASTASE64 16 75Madrid
1973R.Ramirez-NASTASE76 67 97Teheran
1973B.Borg-NASTASE62 46 75Stoccolma
1973T.Okker-NASTASE63 64Londra
1973T.Gorman-NASTASE64 61Masters
1974C.Richey-NASTASE61 61Lakeway
1974T.Okker-NASTASE63 64Toronto WCT
1974P.Barthes-NASTASE63 06 64Salisbury
1974J.Alexander-NASTASE76 63Miami WCT
1974J.Connors-NASTASE64 64Hampton
1974A.Stone-NASTASE63 16 75Rotterdam WCT
1974R.Maud-NASTASE46 76 76Monaco WCT
1974A.Pattison-NASTASE57 63 64Montecarlo WCT
1974J.Kodes-NASTASE76 61 75Dallas WCT
1974C.Barazzutti-NASTASE36 76 61Monaco
1974B.Borg-NASTASE63 64 62Roma
1974R.Tanner-NEWCOMBE86 64Nottingham
1974K.Rosewall-NEWCOMBE61 16 60 75WIMBLEDON

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Uno contro tutti: lo storico sorpasso di Nadal su Federer nel 2008

Dopo quattro anni di assoluto dominio, Nadal spodesta King Roger grazie a una leggendaria finale di Wimbledon. Intanto si affaccia un nuovo campione…

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La classifica ATP del 31/12/2007 vede Roger Federer in vetta con 7180 punti, contro 5735 di Nadal e i 4470 di Novak Djokovic; quarto, molto staccato, è il russo Davydenko seguito da Ferrer, Roddick, Gonzalez e Gasquet. Quattro settimane più tardi, ovvero il giorno dopo la finale degli Australian Open, la situazione è decisamente cambiata, almeno per quanto riguarda le prime tre posizioni. Il 28 gennaio, infatti, lo svizzero è sempre primo ma adesso il suo distacco nei confronti dello spagnolo è sceso a 650 punti mentre il serbo, che a Melbourne ha battuto proprio il Re in semifinale per poi andarsi a prendere il suo primo Slam replicando in finale contro Tsonga (che nell’altra semifinale aveva sconfitto Nadal), è a poco più di 800 punti dal mancino e inizia a farsi minaccioso.

Nole, però, non ha ancora il fisico per resistere in altura e, nonostante faccia suo anche il 1000 di Indian Wells, è troppo altalenante per insidiare il trono. Dal canto suo, Federer dovrebbe mettere fieno in cascina sul duro per affrontare con più tranquillità la stagione sul rosso e invece a Dubai perde subito con Murray mentre a Indian Wells raccoglie appena cinque giochi in semifinale contro Mardy Fish. Sarà, questo, l’unico successo in carriera contro un numero 1 (a fronte di otto sconfitte) per lo statunitense, che dovrà interrompere la carriera a causa di una aritmia cardiaca non prima di aver raggiunto un best ranking da n.7 e aver giocato, perdendole, quattro finali nei Masters 1000 nonché la finale alle Olimpiadi di Atene 2004, persa al quinto set contro il cileno Nicolas Massu.

A proposito di americani, erano più di sette anni (e 11 incontri) che Federer non perdeva con Andy Roddick, ovvero colui che nel febbraio del 2004 gli aveva ceduto lo scettro. A Miami, nei quarti, il tennista del Nebraska ritorna ad assaporare la gioia della vittoria contro il grande rivale ma nel turno successivo si fermerà al cospetto di Davydenko, poi campione a spese di Nadal. Per cercare di trovare condizione e risultati, Federer intensifica la sua attività sulla terra rossa ma alla quantità non risponde altrettanta qualità e non è certo il successo portoghese a Estoril (dove rischia in semifinale con Gremelmayr e in finale beneficia del ritiro di Davydenko) a cambiare lo stato dei fatti.

A parte il “solito” Nadal, che lo batte nelle finali di Monte Carlo e Amburgo, il passo falso più preoccupante è quello di Roma, dove anche per il volitivo Radek Stepanek arriva il giorno di gloria che dà un senso a un’intera carriera, ovvero battere il primo giocatore del mondo. Il ceco si impone nei quarti aggiudicandosi entrambi i set al tie-break. Salito alla ribalta sul finire del 2004, quando è stato capace di conquistare la finale a Parigi-Bercy partendo dalle qualificazioni, le maggiori soddisfazioni Stepanek se le prenderà in doppio (vincendo due slam in coppia con Paes) e in Davis Cup (due insalatiere consecutive, nel biennio 2012/2013) ma anche in singolare non potrà lamentarsi arrivando a giocare la Masters Cup proprio nel 2008 come sostituto dell’infortunato Roddick.

Il Roland Garros potrebbe rappresentare per Federer il torneo del riscatto e invece, pur conquistando la terza finale consecutiva senza troppi affanni, il divario tra lui e il campione in carica Rafael Nadal si dilata ulteriormente: 6-1 6-3 6-0 per lo spagnolo che festeggia il poker con sobrietà, concentrato com’è sul prossimo futuro. Lasciata la terra, infatti, il maiorchino sull’erba ha meno certezze ma anche lì i suoi progressi sono evidenti e, mentre Federer passeggia ad Halle, Nadal è in Inghilterra a testare i suoi colpi al Queen’s contro avversari di tutto rispetto come Karlovic nei quarti (battuto al termine di tre tie-break), il quattro volte campione del torneo Andy Roddick in semifinale e infine Djokovic nell’atto conclusivo di una settimana che infonde a Rafa tanta fiducia e il primo trofeo “verde” della carriera.

A Wimbledon, però, Federer è campione da cinque anni e vorrebbe superare Bjorn Borg, che si fermò nel 1981 battuto da McEnroe. Lo svizzero accede alla finale senza cedere alcun set e superando ostacoli insidiosi come Hewitt, Ancic e Safin; l’iberico invece soffre con Gulbis al secondo turno e in generale ha un sentiero più facile da percorrere ma il giorno del giudizio fa capire di aver imparato molto dalle sconfitte rimediate nei due anni precedenti e fa sua una finale che si spegne praticamente al buio (a causa delle interruzioni per pioggia) dopo 4 ore e 48 minuti di emozioni: 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7 lo score di quello che è un passaggio di consegne ancora simbolico ma che diventerà effettivo di lì a qualche settimana.

Sfrattato dal suo giardino, il numero 1 cerca rilancio nei due 1000 americani ma arrivano altre due scoppole pesanti sia per la classifica che per il morale: a Toronto perde subito con il francese Gilles Simon mentre a Cincinnati supera un turno prima di arrendersi a Ivo Karlovic. Il fondo, però, deve ancora arrivare e bisogna volare fino a Pechino, dove sono in programma i Giochi Olimpici, per toccarlo. Negli otto precedenti prima del match valido per i quarti di finale del singolare, James Blake contro il campione svizzero ha vinto appena un set; ma questo è un Federer spento, irritabile – a causa dell’atmosfera particolare che aleggia all’interno del Villaggio Olimpico – e forse anche sfiduciato.

Lo statunitense si impone 6-4 7-6 e questo è l’ultimo incontro del primo regno di Roger Federer, che si conclude ufficialmente il 17 agosto dopo una striscia record di 237 settimane consecutive con la corona in testa. A succedergli non può che essere Rafael Nadal, ventiquattresimo leader del ranking ATP, terzo del suo paese dopo Moya e Ferrero. Proprio Ferrero (e le vesciche ai piedi) è stato uno dei due tennisti capaci di batterlo negli ultimi quattro mesi, in cui Nadal ha messo in bacheca Monte Carlo, Barcellona, Amburgo, Parigi, Queen’s, Wimbledon, Canada Open e appunto il titolo olimpico; l’altro, nelle semifinali di Cincinnati, è stato Djokovic.

Il debutto di Nadal con la corona avviene agli US Open e le statistiche parlano chiaro: dei ventidue numeri uno che l’hanno preceduto (da questa particolare classifica è escluso Patrick Rafter, unico a non essere mai sceso in campo da leader del ranking), solo quattro hanno vinto il primo torneo a cui hanno partecipato dopo l’investitura. Si tratta di Jimmy Connors (Indianapolis 1974), Mats Wilander (Palermo 1988), Stefan Edberg (Long Island 1990) e infine Pete Sampras (Hong Kong 1993). Lo spagnolo, però, sembra invincibile nonché pronto – lui, abituato a festeggiare i titoli mordendo i trofei – a dare un morso anche alla Grande Mela, quella New York che fin qui gli ha riservato poche gioie, cinque eliminazioni in altrettante partecipazioni e un quarto di finale (2006) come miglior piazzamento.

Dopo tre vittorie abbastanza agevoli, contro gli statunitensi Querrey e Fish lo spagnolo perde un set ma nell’aria aleggia l’eventualità di un altro duello in finale con Federer. Invece lo svizzero, che ha ritrovato come d’incanto una condizione eccellente, nella recita finale si trova davanti Murray, che nel turno precedente ha regolato proprio Nadal in quattro set. Superati Querrey e Roddick sulla terra rossa stesa all’interno della Plaza de Toros Las Ventas di Madrid, per la semifinale di Davis tra Spagna e Stati Uniti, Nadal affronta l’ultima parte di una stagione per lui memorabile partendo dalla stessa capitale iberica per il Masters 1000 che si gioca ancora sul duro indoor della Madrid Arena.

Come a Flushing Meadows, anche qui la corsa del mancino di Manacor si ferma in semifinale, interrotta da un francese leggero quanto leggiadro, Gilles Simon, capace di un’impresa non proprio comune, ovvero battere due diversi numeri uno nella stessa stagione. Stanco e in condizione fisica non proprio perfetta, lo spagnolo supera due turni anche a Bercy ma sull’1-4 del primo set contro Davydenko il ginocchio richiede l’intervento del fisioterapista e due giochi più tardi lo costringe all’abbandono. Finisce così, mestamente, il meraviglioso 2008 di Rafael Nadal, costretto anche a saltare l’ultima edizione cinese della Masters Cup, che dal prossimo anno si giocherà a Londra e prenderà la denominazione di ATP World Tour Finals.

Per la cronaca, il torneo in questione lo vince Novak Djokovic e la classifica del 29/12/2008 (ovvero un anno dopo quella che abbiamo evidenziato a inizio articolo) fa registrare Nadal in testa con 6675 punti, seguito da Federer (5305) e lo stesso Djokovic (5295). Insomma, è l’inizio del triello, che continueremo a seguire la prossima settimana.

TABELLA SCONFITTE N.1 ATP – VENTUNESIMA PARTE

2008FEDERER, ROGERDJOKOVIC, NOVAK57 36 67AUSTRALIAN OPENH
ANNONUMERO 1AVVERSARIOSCORETORNEOSUP.
2008FEDERER, ROGERMURRAY, ANDY76 36 46DUBAIH
2008FEDERER, ROGERFISH, MARDY36 26INDIAN WELLSH
2008FEDERER, ROGERRODDICK, ANDY67 64 36MIAMIH
2008FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL57 57MONTE CARLOC
2008FEDERER, ROGERSTEPANEK, RADEK67 67ROMAC
2008FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL57 76 36AMBURGOC
2008FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL16 36 06ROLAND GARROSC
2008FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL46 46 76 76 79WIMBLEDONG
2008FEDERER, ROGERSIMON, GILLES62 57 46CANADA OPENH
2008FEDERER, ROGERKARLOVIC, IVO67 64 67CINCINNATIH
2008FEDERER, ROGERBLAKE, JAMES46 67OLIMPIADI PECHINOH
2008NADAL, RAFAELMURRAY, ANDY26 67 64 46US OPENH
2008NADAL, RAFAELSIMON, GILLES63 57 67MADRIDH
2008NADAL, RAFAELDAVYDENKO, NIKOLAY16 RIT.PARIGI BERCYH

  1. Nastase e Newcombe
  2. Connors
  3. Borg e ancora Connors
  4. Bjorn Borg
  5. Da Borg a McEnroe
  6. Ivan Lendl
  7. McEnroe e il duello per la vetta con Lendl
  8. Le 157 settimane in vetta di Ivan Lendl
  9. Mats Wilander
  10. Lendl al tramonto e l’ultima semifinale a Wimbledon
  11. La prima volta in vetta di Edberg, Becker e Courier
  12. Sale sul trono Jim Courier
  13. Il biennio 1993-1994, da Jim Courier a Pete Sampras
  14. Agassi e Muster interrompono il dominio di Sampras
  15. La seconda parte del regno di Sampras, Rios re senza corona
  16. Moya, Rafter, Kafelnikov e Agassi nell’ultima fase del regno di Sampras
  17. Le 9 settimane di Marat Safin, le 43 di Guga Kuerten
  18. L’esplosione precoce di Lleyton Hewitt, gli ultimi fuochi di Agassi
  19. E alla fine arriva Federer
  20. 2006-07, il dominio di Federer con il ‘tarlo’ Nadal

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Smith, Clijsters e Goolagong: breve storia di tre madri che nell’Era Open vinsero uno Slam

In campo cinematografico le tre madri furono le protagoniste di un trilogia horror di Dario Argento: tre malvagie streghe che infliggevano indicibili tormenti ai malcapitati che le incontravano sulla loro strada

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Kim Clijsters con la figlia dopo la vittoria allo US Open 2009

In campo cinematografico le Tre Madri furono le protagoniste di un trilogia horror di Dario Argento: tre malvagie streghe che infliggevano indicibili tormenti ai malcapitati che le incontravano sulla loro strada. In campo tennistico la medesima definizione è stata recentemente riscoperta per definire tre tenniste, madri di altrettanti figli, che hanno inflitto cocenti dolori sportivi alle loro avversarie e sono giunte ai quarti di finale degli US Open, ovvero Serena Williams, Victoria Azarenka e Tsvetana Pironkova. La loro simultanea presenza in un quarto di finale di un Major costituisce un record.

Né Azarenka né Williams sino ad ora sono però riuscite a vincere un Major dopo la maternità, ma la bielorussa potrà provarci in finale contro Naomi Osaka. Pironkova per la verità non ci è riuscita neppure prima, e Serena le ha tolto la chance di vincerlo a New York; dopo è toccato ad Azarenka spegnere i sogni di gloria di Serena, per la quale l’ulteriore successo Slam, oltre che il primo da mamma, costituirebbe l’agognato 24° titolo.

LE MAMME CAMPIONESSE SLAM

Agli albori del tennis femminile l’inglese Dorothea Douglass Chambers invece vi riuscì: Dorothea vinse infatti quattro dei suoi sette titoli a Wimbledon dopo la maternità avvenuta nel 1909. Nell’Era Open altre tre campionesse hanno emulato la giocatrice britannica: Kim Clijsters, Yvonne Goolagong, Margaret Court Smith. Scopriamo qualche cosa di più su di loro partendo dalla più giovane: Kim Clijsters.

 

Potrà sembrare strano a chi da pochi anni segue il tennis femminile, ma la giunonica giocatrice sconfitta al primo turno dello US Open in corso da Alexandrova, è stata una delle più forti giocatrici della sua generazione. Belga, nata nel 1983, Kim è stata numero 1 del mondo in singolare per venti settimane e per quattro in doppio. Complessivamente ha conquistato 52 tornei di cui sei major: quattro in singolare (tre US Open e un Australian Open) e due in doppio, per coincidenza quelli che mancano al suo palmares in singolare. Ha altresì vinto le WTA Finals in tre occasioni.

Kim fu una campionessa precoce: a 15 anni fece il suo debutto tra i professionisti. Non deve quindi sorprendere il fatto che a soli 24 anni e con un major in bacheca, dopo avere subito svariati infortuni a polso e caviglia, Cliijsters decise di ritirarsi. Nel 2007 sposò un cestista professionista – Brian Lynch – e nel 2008 diede alla luce il primo dei suoi tre figli. Nel mese di agosto 2009 tornò nel circuito professionistico e lo fece in maniera trionfale: vittoria allo US Open di quell’anno dove era entrata grazie a una wild card; al momento della premiazione gli organizzatori fecero entrare in campo la primogenita Jada Elly; celebre la semifinale vinta contro Serena Williams che – in occasione del match point – impartì una discutibile lezione di dietetica ad una giudice di linea.

Nel 2010 rivinse gli US Open e mise una sontuosa ciliegina sulla stagione con la vittoria al Masters di fine anno. Il 2011 iniziò per lei con la vittoria agli Australian Open e il ritorno per una settimana al primo posto nel ranking nel mese di febbraio. Il 12 dicembre 2012 ad Anversa di fronte a migliaia di tifosi celebrò quello che sembrava il ritiro definito; tra lo stupore generale a settembre del 2019 annunciò il rientro che poi avvenne a Dubai a inizio del 2020.

Lasciamo il Belgio per trasferirci in Australia perché è giunto il momento di presentare una campionessa la pronuncia del cui nome suona come una melodia: Evonne Goolagong. Di lei Billie Jean King disse: “In confronto a me era come una pantera… in campo il suo stile di gioco mi incantava al punto che dovevo ricordarmi di colpire la palla“.

La storia della sua infanzia sembra scritta da Charles Perrault. Ivon (permetteteci di scrivere il nome come si pronuncia) nasce nel 1951 in uno sperduto paese della contea di Cooper prevalentemente popolata da persone emigrate dall’Italia: Barellan (qualcuno ricorda la mitica Bun Bun Ga dove Alberto Sordi porta Claudia Mori nel film “Bello, Onesto, emigrato Australia…”?). 

È la terzogenita di una famiglia di etnia aborigena composta da otto figli, che può permettersi soltanto lo stretto necessario per tirare avanti. Un concittadino la incoraggiò a unirsi ad altri bambini sui campi da tennis pubblici e nel giro di poco tempo le sue eccezionali attitudini per questo sport attirarono l’attenzione di Vic Edwards, proprietario di una scuola di tennis a Sidney, che persuase i genitori di Goolagong a concedergli la tutela legale della bambina; sarà al suo fianco in veste di coach per tutta la sua eccezionale carriera.

Evonne Goolagong (foto via Twitter, @Wimbledon)

Ivon tra il 1971 e il 1980 vinse sette titoli dello Slam in singolare e disputò 18 finali; le sfuggì solo lo US Open nel quale giunse in finale quattro volte. Due di questi successi giunsero dopo la nascita della primogenita avvenuta nel maggio del 1977: AO ’77 e Wimbledon ‘80. Nel corso degli anni ’70 giocò 17 finali Slam, record assoluto sia a livello maschile sia femminile per quel decennio. Fu grande anche nel doppio dove conquistò sei major, uno dei quali – quello del 1977 in Australia – giunto dopo la maternità. Il ranking WTA fu istituito nel novembre del 1975 e Goolagong ne occupò la prima posizione per due settimane nel corso del 1976. Si ritirò nel 1983 e fu inserita nella Hall of Tennis femminile nel 1988.

Dopo oltre vent’anni trascorsi negli Stati Uniti con la propria famiglia, a inizio degli anni ’90 fece ritorno in Australia e nel 2012 creò una fondazione che porta il suo nome con l’obiettivo di dare ai bambini aborigeni la stessa possibilità che fu data a Lei: giocare a tennis.

Lasciamo la scuola di tennis di Vic Edwards a Sidney per trasferirci 500 chilometri più a sud, ad Albury, dove incontriamo l’unica giocatrice che in singolare ha vinto un numero di major superiore a quello di Serena Williams: Margaret Court Smith. Discutibile, discutibilissima per le sue opinioni, Margaret sotto il profilo tennistico mette tutti d’accordo: fu grandissima. Grazie soprattutto ad una superiorità atletica schiacciante nei confronti delle sue avversarie (Gianni Clerici la ritiene la più grande atleta della storia del tennis), Margaret vinse il primo dei suoi 24 titoli Slam in singolare a 18 anni nel 1960 e l’ultimo nel 1973; nel doppio ne vinse 19 in un lasso di tempo più ampio compreso tra il 1961 e il 1975.

A queste vittorie aggiungetene altre 21 ottenute nel doppio misto. Se 23 vittorie complessivamente ottenute in Australia vi sembrano troppe, toglietele pure dal computo: ne restano ancora 41. Tantine. Nel 1963 vinse il primo dei suoi tre titoli a Wimbledon nel singolare e divenne così la prima giocatrice australiana a riuscirci. Nel 1966 si concesse una pausa; nel 1967 sposò Barry Court e nel 1968 riprese l’attività professionistica. Nel 1970 fu la prima donna dell’Era Open a conquistare l’Everest del tennis: il Grande Slam.

Diede alla luce il primo dei suoi quattro figli nel 1972; l’anno successivo fu sconfitta in semifinale a Londra da Chris Evert ma trionfò a Melbourne, Parigi e New York. Non fu mai ufficialmente la giocatrice numero 1 del mondo dall’introduzione del ranking, ma lo fu ufficiosamente per molti anni dai primi anni ’60 sino al 1973. Appese per sempre la racchetta al chiodo nel ’77 e dovette attendere solo due anni per entrare nella Hall of fame.

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Uno contro tutti: 2006-07, il dominio di Federer con il ‘tarlo’ Nadal

Lo svizzero conclude altre due stagioni in vetta al ranking, ma le nubi che si addensano all’orizzonte hanno le sembianze di Rafael Nadal. Compaiono anche Murray e Djokovic

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Federer prima della sfida con Nadal - Masters 2007

Chiuso il 2005 con la sconfitta (appena la quarta, contro ben 81 vittorie) nella finale della Masters Cup per mano di quel David Nalbandian che conosce il modo di creargli grattacapi, Roger Federer inizia la nuova stagione da leader indiscusso del ranking ed è a caccia di altri record. Il primo, manco a dirlo, è quello di completare il personale Grande Slam e per farlo – avendo già vinto Australian Open, Wimbledon e US Open – dovrà cercare di alzare la “coppa dei moschettieri” al Roland Garros. In attesa di giugno, però, lo svizzero parte alla grande confermandosi campione a Doha (torneo nel quale mette insieme dieci vittorie consecutive, tutte in due set per un totale di 20-0) e, soprattutto, tornando sul trono a Melbourne dove in finale il sorprendente cipriota Marcos Baghdatis lo tiene in ansia per i primi due set ma il secondo lo perde al foto-finish nonostante un break di vantaggio e alla lunga si scoraggia, crollando nel terzo e quarto (5-7 7-5 6-0 6-2 lo score).

Di nuovo negli Emirati, stavolta a Dubai, il numero 1 conquista la nona finale consecutiva nel circuito ma deve vedersela contro l’ultimo tennista che l’ha battuto prima di una finale: Rafael Nadal. Siamo al quarto capitolo di un romanzo che – già si sa – sarà lungo e appassionante ma a cui lo spagnolo, attuale erede al trono dall’alto della sua seconda posizione nel ranking, sembra volere già togliere molta incertezza. Sul rapido cemento asiatico, come già aveva fatto a Miami nel 2004 (e anche l’anno dopo, prima di crollare), Nadal dimostra tutta la tossicità che il suo tennis produce in quello del re e, pur raccogliendo sette punti in meno dell’avversario, vince la partita 2-6 6-4 6-4.

Per ritrovare i due uno contro l’altro bisogna attendere la terra perché nel Sunshine Double, mentre Federer ripete la doppietta dell’anno precedente (è il primo a vincere Indian Wells e Miami per due edizioni consecutive), Nadal viene battuto da Blake (in California) e dal connazionale Moya (in Florida). Sul rosso, Federer paga pegno sia a Montecarlo che a Roma (sempre in finale) anche se al Foro Italico potrebbe invertire la tendenza avendo due match point da sfruttare in una sfida che si protrae per oltre cinque ore e nella quale ancora una volta non gli basta incamerare più punti del rivale (179-174) per spuntarla. Ma l’appuntamento con la A maiuscola è al Roland Garros, laddove Nadal si è laureato campione nel 2005 alla sua prima apparizione e Federer cerca un riscatto che però dura appena un set, il primo (dominato 6-1) subito restituito dal maiorchino che poi fa suoi anche gli altri, seppur più combattuti (6-4 7-6).

 

La quarta sconfitta stagionale, peraltro sempre con lo stesso avversario, non scuote più di tanto il numero 1 che, partendo dall’erba di Halle, trova la maniera di vincere 48 delle 49 partite disputate fino al termine della stagione e di equilibrare – almeno in parte – il bilancio con Nadal battendolo sia nella finale di Wimbledon che nella semifinale della Masters Cup a Shanghai. Ad impedirgli l’en-plein è un giovane scozzese classe ’87, Andy Murray, che lo batte al secondo turno di Cincinnati nel corso di un’estate che lo ha già visto finalista a Washington e semifinalista a Toronto. In Ohio Murray si fermerà nei quarti e nel finale di stagione pagherà l’iperattività (ben 26 tornei disputati) ma il ragazzo promette bene e di lui si sentirà parlare ancora in futuro.

Il futuro di Federer, invece, sembra promettere orizzonti sconfinati e i numeri del 2006 sono, incredibilmente, ancora migliori di quelli del 2005: 12 tornei vinti (con quattro finali su quattro negli Slam, come non accadeva dal 1969 quando ci riuscì Laver) e un bilancio di 92-5 che, sommato all’81-4 dell’anno prima, fa 173-9, cioè il 96,6% di vittorie. Non fosse per Nadal, che è come un tarlo nella testa dello svizzero, Federer potrebbe davvero dormire sonni tranquilli e pure l’inizio del 2007, con il terzo titolo a Melbourne (ottenuto senza cedere nemmeno un set) e la vittoria a Dubai (in finale su Youzhny), lo proietta sempre più in alto.

Ma l’imprevisto, anzi il doppio imprevisto, è dietro l’angolo e prende le sembianze di un argentino di quasi trent’anni che, pur essendo già stato Top-10 (n°8 il 6 giugno 2005, suo best-ranking) e avendo vinto 7 titoli ATP in carriera, tra cui il Masters Series di Toronto nel 2002, passerà alla storia soprattutto per la sua doppia vittoria sul bi-campione di Indian Wells e Miami, imbattuto da ben 41 incontri. In California, Guillermo Canas si impone in due set (7-5 6-2) al secondo turno mentre a Crandon Park gioca meglio i punti decisivi e si impone 7-6 2-6 7-6, pur facendo (ma che ve lo diciamo a fare?) tre punti in meno del suo avversario.

Agli scivoloni inattesi sul duro americano, Federer fa seguire una primavera di ombre e luci. A Montecarlo conquista la finale ma non dà mai la sensazione di poter impensierire Nadal, che lo batte con un doppio 6-4, mentre a Roma al terzo turno incappa in un Volandri pressoché perfetto che lo elimina nel giorno più bello della sua carriera, in un centrale non gremito ma via via sempre più incredulo e partecipe. Anche se il numero 1 cerca di minimizzarne il significato, la netta sconfitta con l’italiano (6-2 6-4) lo accompagna ad Amburgo e gli riempie la testa di dubbi. In Germania però, come d’incanto, Federer ritrova se stesso e si inietta fiducia in corpo aggiudicandosi il torneo. In finale, dopo essere stato dominato nel primo set (6-2) e aver annullato due palle-break all’inizio del secondo, Roger rompe gli indugi e travolge Rafael Nadal (6-2 6-0) che non perdeva un incontro sul rosso dall’8 aprile 2005, quando a Valencia era stato fermato dal russo Igor Andreev.

Roger Federer e Rafa Nadal – Amburgo 2007

Aver finalmente battuto Nadal sulla terra rappresenta un buon viatico per le speranze del numero 1 di ripetersi anche al Roland Garros ma ancora una volta le tossine dello spagnolo – in una finale in cui Federer capitalizza appena una delle 17 palle break a disposizione – sono determinanti e lo svizzero deve rimandare il sogno a periodi più felici. Le fatiche parigine inducono Federer a saltare Halle ma l’erba gli è così congeniale che non serve preparazione per difendere il titolo a Wimbledon. Ai Championships, il numero 1 cerca di emulare Bjorn Borg, ovvero vincere il torneo per la quinta volta consecutiva. Tra lui e la leggenda c’è però di nuovo Nadal, che a sua volta vorrebbe emulare Borg, laddove lo svedese è stato l’ultimo tennista (1980) a mettere a segno la doppietta Parigi-Wimbledon. Rispetto all’anno precedente, l’iberico è progredito anche sul verde ma non gli basta per compiere l’impresa e alla fine Federer può tirare un sospiro di sollievo.

I tre grandi appuntamenti dell’estate americana restituiscono al circuito il miglior Roger, anche se il suo avversario più credibile scalpita per un posto tra i grandi; si tratta del ventenne serbo Novak Djokovic, che lo batte nella finale della Rogers Cup a Montreal e lo impegna ben oltre lo score (7-6 7-6 6-4) nell’atto conclusivo degli US Open. In mezzo, Federer si era imposto anche a Cincinnati soffrendo in semifinale contro il redivivo Hewitt prima di disporre senza patemi di James Blake. Con il successo a Flushing Meadows, salgono a dieci le finali Slam consecutive del numero uno del mondo (8-2 il bilancio) che sì, ha perso qualche match a cui non eravamo più abituati ma negli appuntamenti che contano è sempre stato protagonista, così come lo è nel finale di stagione.

Sono quattro i tornei a cui Federer partecipa prima delle vacanze di fine anno e nei due Masters Series di Madrid e Bercy incappa nella miglior versione di un suo vecchio rivale, David Nalbandian. In Spagna, l’argentino compie l’impresa (mai più riuscita a nessun altro) di battere i cosiddetti big-three – Federer, Nadal e Djokovic, che nell’occasione sono anche le prime tre teste di serie – nello stesso torneo e a Bercy si ripete con lo svizzero e lo spagnolo. Buon per tutti che la “Nalba” si è svegliato tardi nella stagione e manca di poco la qualificazione alla Masters Cup, torneo nel quale cede il ruolo di prima riserva a Tommy Robredo. Così, non prima di aver vinto anche a Basilea, Federer è il favorito a Shanghai ma il suo debutto contro il cileno Fernando Gonzalez è negativo.

Tanto per cambiare, pur facendo cinque punti in più (103-98), il campione in carica perde l’incontro 3-6 7-6 7-5 e si complica la vita; Federer era imbattuto sia nella manifestazione, per quanto riguarda gli incontri di round-robin (15-0), e sia nei confronti di Gonzalez (10-0) ma è consapevole di aver comunque giocato una buona partita e infatti, da lì in poi, torna inavvicinabile e si sbarazza di Davydenko, Roddick, Nadal (6-4 6-1) e Ferrer non lasciando per strada nemmeno un set e una manciata di giochi.

Finisce dunque in gloria la terza stagione consecutiva sul trono mondiale per Roger Federer, i cui numeri restano di tutto rispetto nonostante le nove sconfitte – le stesse fatte registrare complessivamente nelle due stagioni precedenti. Il tramonto del 2007 è rosso sfavillante e copre le nubi minacciose che iniziano ad addensarsi all’orizzonte. Già dall’alba del nuovo anno si capirà che il vento sta cambiando, portando guai e tempesta. Ma di questo parleremo più a fondo nel prossimo capitolo.   

TABELLA SCONFITTE N.1 ATP – VENTESIMA PARTE

ANNONUMERO 1AVVERSARIOSCORETORNEOSUP.
2006FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL62 46 46DUBAIH
2006FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL26 76 36 67MONTECARLOC
2006FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL76 67 46 62 67ROMAC
2006FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL61 16 46 67ROLAND GARROSC
2006FEDERER, ROGERMURRAY, ANDY57 46CINCINNATIH
2007FEDERER, ROGERCANAS, GUILLERMO57 26INDIAN WELLSH
2007FEDERER, ROGERCANAS, GUILLERMO67 62 67MIAMIH
2007FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL46 46MONTECARLOC
2007FEDERER, ROGERVOLANDRI, FILIPPO26 46ROMAC
2007FEDERER, ROGERNADAL, RAFAEL36 64 36 46ROLAND GARROSC
2007FEDERER, ROGERDJOKOVIC, NOVAK67 62 67CANADA OPENH
2007FEDERER, ROGERNALBANDIAN, DAVID61 36 63MADRIDH
2007FEDERER, ROGERNALBANDIAN, DAVID46 67PARIGI BERCYH
2007FEDERER, ROGERGONZALEZ, FERNANDO63 67 57MASTERS H

  1. Nastase e Newcombe
  2. Connors
  3. Borg e ancora Connors
  4. Bjorn Borg
  5. Da Borg a McEnroe
  6. Ivan Lendl
  7. McEnroe e il duello per la vetta con Lendl
  8. Le 157 settimane in vetta di Ivan Lendl
  9. Mats Wilander
  10. Lendl al tramonto e l’ultima semifinale a Wimbledon
  11. La prima volta in vetta di Edberg, Becker e Courier
  12. Sale sul trono Jim Courier
  13. Il biennio 1993-1994, da Jim Courier a Pete Sampras
  14. Agassi e Muster interrompono il dominio di Sampras
  15. La seconda parte del regno di Sampras, Rios re senza corona
  16. Moya, Rafter, Kafelnikov e Agassi nell’ultima fase del regno di Sampras
  17. Le 9 settimane di Marat Safin, le 43 di Guga Kuerten
  18. L’esplosione precoce di Lleyton Hewitt, gli ultimi fuochi di Agassi
  19. E alla fine arriva Federer

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