Torneo virtuale di Madrid: trionfano Murray e Bertens

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Torneo virtuale di Madrid: trionfano Murray e Bertens

Kiki difende il titolo conquistato sul campo nel 2019 mentre Andy conferma il pronostico di Feliciano Lopez e fa tripletta a Madrid

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Andy Murray festeggia la vittoria nel torneo virtuale di Madrid (via Instagram, @andymurray)

Il torneo virtual di Madrid non c’entra con il tennis, ma non è una fesseria

Il Mutua Madrid Open Virtual Pro si è concluso ieri con le vittorie di Kiki Bertens e Andy Murray. Dopo aver battuto una dopo l’altra Kerber, Vekic, Bouchard, Bencic, Wozniacki (il match più duro, vinto per 7-5) e infine Fiona Ferro in finale per 6-1, l’olandese ha virtualmente confermato il titolo che aveva conquistato lo scorso anno sul campo. “Appena ho saputo che avrei partecipato, ho iniziato ad allenarmi. Quando faccio una cosa, voglio farla bene. Mi sento alla grande!”, ha dichiarato Kiki. “È una cosa diversa dal solito, ma credo che sia stato un bel torneo e una bella iniziativa. Tutto per una buona causa. È stato bello fare qualcosa anche per i tifosi, interagire con loro in maniera diversa è stato divertente.

Il prize money riservato ai due vincitori (150000 dollari a testa) sarà destinato in parte al ‘Player Relief Fund’ (il fondo di solidarietà per i giocatori in difficoltà economica) e in parte alla lotta contro il coronavirus. Il torneo ha inoltre raccolto 50000 dollari che saranno utilizzati per ridurre l’impatto sociale della pandemia di Covid-19. Come Bertens, anche Murray (che destinerà parte del suo premio al servizio sanitario nazionale del Regno Unito) ha trionfato da imbattuto. Dopo aver superato Paire, Nadal e Shapovalov nel girone, Andy ha sconfitto Sascha Zverev nei quarti e Diego Schwartzman in semi. Nell’atto finale ha invece battuto David Goffin per 7-6 in 33 minuti di gioco, trionfando a Madrid per la terza volta in carriera: aveva vinto nel 2008 sul duro indoor e nel 2015 sulla terra.

“È stato bello passare del tempo a ‘chattare’ con altri giocatori. È qualcosa che mi è mancato in questo periodo. Abbiamo raccolto tanti soldi per delle buone cause. Ringrazio tutti quelli che lo hanno reso possibile”, ha dichiarato Murray. Lo scozzese ha poi scherzato con il direttore del torneo Feliciano Lopez: “Mi ha messo un sacco di pressione addosso, ha passato la settimana a dire che ero il favorito”. “Voglio ringraziarti per aver giocato”, ha replicato Lopez, “e per aver dimostrato che avevo ragione. La cerimonia di premiazione virtuale si è poi chiusa con una promessa di Andy: “Allenerò il mio spagnolo. Non ho scuse in questo periodo. Il prossimo anno, quando verrò a giocare a Madrid e riceverò il trofeo, farò il discorso in spagnolo”.

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Novak Djokovic giocherà il doppio all’ATP di Maiorca

Il numero uno del mondo presenzierà anche all’inaugurazione del nuovo Centrale del Country Club in programma questo venerdì

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Sono passati appena due giorni dal trionfo sul Philippe Chatrier, eppure il richiamo del verde ha già iniziato a farsi sentire: Wimbledon è a due passi, la possibilità di centrare i tre quarti di Grande Slam non sono pochissime, e il momento per decidere le modalità di gestione dell’avvicinamento è arrivato. Novak Djokovic atterrerà giovedì 17 giugno a Maiorca, dove a partire da lunedì 21 scatterà la prima edizione al maschile dell’evento su prato balearico. Il numero uno del mondo ha scelto come sede di preparazione ai Championships il Country Club di Santa Ponca, provvisto, com’è noto, dell’identica erba in uso a Church Road oltre che di strutture di primissimo ordine.

Non è tutto: Djokovic verrà omaggiato di una wild card per partecipare al tabellone di doppio, e sarà la stella della cerimonia di presentazione del nuovo Centrale del Club programmata per venerdì 19.

Siamo felici che il più grande giocatore del momento abbia scelto il nostro torneo per preparare Wimbledon“, ha dichiarato il boss del torneo Edwin Weindorfer. “Dopo le due intensissime settimane vissute a Parigi Novak trascorrerà a Maiorca un periodo di allenamento, e ci aiuterà ad attirare ancora più attenzione grazie alla sua partecipazione al torneo di doppio. Non dimentichiamo che potremo contare anche sulla presenza di un altro detentore Slam come Dominic Thiem, per noi è un grande onore”.

Oltre a Nole – anche se solo nel draw riservato alle coppie – e a Thiem, l’ATP di Maiorca vedrà ai nastri di partenza anche Feliciano Lopez, Pablo Carreno Busta, Casper Ruud e Karen Khachanov, tra gli altri.

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Konta, buone sensazioni da Nottingham: non vinceva un torneo dal 2017

L’ex numero quattro del mondo (oggi 30) convive con problemi ai tendini ma ha imparato a gestirsi. “Adesso so leggere i segnali del mio fisico, non era scontato tornare a sollevare un trofeo”

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Johanna Konta - WTA Nottingham 2021 (dal suo profilo Twitter)

Nelle gerarchie più che mai fluide del circuito femminile, merita un cerchio rosso il ritorno al successo di Johanna Konta. Superando nettamente Shuai Zhang (6-2, 6-1) nella finale del WTA 250 Nottingham, l’ex numero quattro del mondo (oggi 30) è tornata a sollevare un trofeo dopo quattro anni dall’ultima volta.

Era Miami 2017, il punto più alto di una carriera che l’ha vista per due volte semifinalista Slam sulla terra e sull’erba. Un bel segnale che arriva proprio in apertura della breve stagione sui prati e con la finestra sull’atteso appuntamento olimpico, da parte di una giocatrice la cui solidità è stata minata dagli infortuni. Un ginocchio in disordine l’aveva costretta a fermarsi dopo lo US Open 2019 (anno in cui ha perso anche la finale di Roma, contro Karolina Pliskova), per poi vivere un 2020 tormentato dalla tendinite e altri guai. “Non credo molto nelle ricompense del destino – ha raccontato a WTA Insider -, ma mi sento grata di aver avuto l’opportunità di tornare a vincere un titolo. Non lo davo assolutamente per scontato, considerando il mio percorso recente. Le problematiche ai tendini mi hanno costretta ad approfondire la conoscenza del mio corpo, imparando a gestirlo. Un lavoro che è andato oltre quello strettamente legato al campo. Il successo qui a Nottingham lo interpreto come un premio alla perseveranza mia e del mio staff“.

VERSO WIMBLEDON – La transizione dalla terra all’erba è stata migliore del previsto, rispolverando l’universalità che la numero uno britannica ha mostrato nei giorni migliori. “La verità è che non pensavo di giocare a Nottingham perché speravo di andare più avanti a Parigi – ha sorriso -, ma amo questo torneo e ogni volta che posso ci vengo molto volentieri. Prima di questa settimana mi mancavano le belle sensazioni che dà una serie di vittorie, sappiamo quanto conti abituarsi a stare in campo e a vincere. Aver giocato cinque partite qui mi ha fatto bene e penso possa servirmi per il prosieguo“.

 

Konta non riusciva a infilare due successi consecutivi da Cincinnati 2020 e al Roland Garros era finita fuori già al primo turno, contro Sorana Cirstea. “Ho dolori alle ginocchia e agli addominali – l’ammissione – è una sofferenza che avevo messo in conto e va gestita. Questi due anni mi hanno insegnato a saper leggere i segnali del mio corpo“. Sarà interessante vederla a Wimbledon, in quello che potrebbe essere – stando a una sua recente intervista – il penultimo anno di carriera prima di dedicarsi alle gioie della famiglia, compresa una maternità che non riterrebbe conciliabile con la vita nel circuito. Come ha fatto sapere proprio oggi sui social, per la tennista britannica che un mese fa ha compiuto trent’anni sembra imminente anche la programmazione del matrimonio.

Le vittorie e le sconfitte le vivi in maniera differente quando vai avanti con l’età – ha chiuso il cerchio -, la mancanza dei successi in questi ultimi anni non la avvertivo come un peso, quello che invece senti quando devi ancora vincerne uno e non sai se puoi essere in grado di farlo. Rispetto alle precedenti, questa vittoria l’ho vissuta con maggiore gioia e leggerezza“.

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Murray: “GOAT? Quello che ha fatto Djokovic è incredibile e lo mette al primo posto”

Intervistato prima del suo esordio al Queen’s Club di Londra, Murray dice la sua sulla questione: “Nole ha vinto due volte tutti i 1000 e tutti gli Slam, è stupefacente”

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Andy Murray - ATP Queen's 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

È l’argomento tennistico più dibattuto da domenica sera, da quando cioè Novak Djokovic, battendo Stepanos Tsitsipas in cinque set nella finale del Roland Garros, ha conquistato il suo 19° titolo Slam. Chi è il GOAT, ossia il più grande di tutti i tempi?

Le tesi sono trite e ritrite, affrontate in tutti i modi possibili, secondo le varie e possibili sfaccettature di questo tema, complesso e arzigogolato. Eppure piace e solletica i palati degli eserciti di tifosi (molto agguerriti) dei Big Three del tennis mondiale. Quando (e non se…) il serbo raggiungerà Federer e Nadal, che guidano questa speciale classifica a quota 20?

Ha detto la sua anche Andy Murray, il giocatore che forse più di tutti ha subito la presenza di questi tre mostri sacri, per intenderci uno di quelli che, nato in un altro periodo storico, avrebbe probabilmente ottenuto maggiori vittorie di quelle che ha effettivamente raggiunto.

 

Intervistato durante la conferenza stampa precedente alla sua partita d’esordio al Queen’s con Paire – oggi attorno alle 16 – nella quale ha parlato a lungo anche delle sue condizioni fisiche (ne daremo conto in un altro articolo), è stato abbastanza netto sul tema: “È vero, le tre carriere non si possono dire concluse, ma quello che ha fatto Djokovic, vincendo tutti i Masters 1000 due volte, e tutte le prove dello Slam, anche queste, per due volte, credo che lo metta già al primo posto di questa classifica; è stupefacente“.

Parole di grande rispetto sono comunque state riservate a Nadal e Federer: “Non possiamo nemmeno dimenticare Rafael Nadal, che ha vinto il Roland Garros tredici volte. Poi ovviamente c’è Roger. È ancora un tennista unico nonostante abbia affrontato diverse generazioni e continua a giocare ai massimi livelli. Detiene molti record e i risultati che ha raggiunto sull’erba sono irraggiungibili. Quindi tutti hanno ragioni sufficienti per essere il GOAT. L’unica cosa chiara è che stiamo vivendo l’epoca migliore della storia del tennis”.

So che la gente ha detto la stessa cosa di quando Sampras ha vinto 14 Slam. Era come Dio. Tutti pensavano che nessuno avrebbe mai battuto quel record; poi però sono arrivati tre ragazzi che probabilmente vinceranno più di 20 major e che rispetto a Pete rappresentavano la Next Generation”.

Non ha rimpianti Andy; anzi, alla soglia del crepuscolo tennistico si lascia andare a dichiarazioni di sincera ammirazione: “È incredibile quello che hanno fatto. È stato fantastico giocare in questo periodo, sicuramente anche molto impegnativo, ma, sì, penso che come fan del tennis sia stato un grande, grande momento nella storia di questo sport e ho avuto la possibilità di viverlo (e vincere n.d.c.) anche come giocatore”.

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