Tra studio e arte, Opelka attacca i vertici ATP: "Difficile fare di peggio"

Interviste

Tra studio e arte, Opelka attacca i vertici ATP: “Difficile fare di peggio”

Reilly chiacchiera del tempo trascorso lontano dal tour. Intense sedute per migliorare la risposta, full immersion di pittura… e demolizione dell’operato del governo tennistico maschile

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Reilly Opelka - New York 2019 (via Twitter, @NewYorkOpen)
 
 

Dieci giorni fa sono riapparse dopo oltre due mesi di nebbia un paio di racchette e una pallina gialla: in una sorta di torneo, per giunta. Non diciamo che il tennis sia tornato, perché quello andato in scena a West Palm Beach, seppur sbranato da migliaia di spettatori famelici, non è proprio quello che di solito siamo abituati ad assaporare. Non davanti alla TV, perlomeno. Miomir Kecmanovic, Reilly Opelka, Tommy Paul e Hubert Hurkacz si sono prodotti in un quadrangolare d’allenamento agonistico di fronte alle telecamere, e tanto è bastato per muovere alla commozione innumerevoli appassionati astinenti, ma lo scenario ricordava, più che un consesso di stimati professionisti, la vostra partitella della domenica presso il circolo di fiducia. I due giocatori, l’arbitro di sedia, fine. Nessuno spettatore, nessun raccattapalle, nessuna stretta di mano, ma il periodo è quello che è.

Da solido top 40 qual è da qualche tempo, Reilly Opelka non è più tenuto a scendere dai suoi duecentoundici centimetri per raccogliersi le palline durante un incontro, e va bene che di esibizione trattavasi, ma dev’esser stato strano, o forse nemmeno troppo? In un’intervista concessa a “Racquet Magazine Opelka ha non è sembrato particolarmente a disagio circa la novità occorsagli: “Mi alleno tutto l’anno in quel modo, e allo stesso modo si allenano i miei colleghi. Mi sono comportato come mi comporto in una normalissima seduta condivisa con un altro professionista, solo ci ho messo un po’ di agonismo extra. Non è stato male tornare a competere su un campo da tennis, tutto sommato“.

Non dev’esserlo stato, in effetti: dopo un inizio di stagione parecchio travagliato (brutti KO nei primi turni di Adelaide e Melbourne al cospetto di Cuevas e Fabio Fognini), Opelka aveva trovato la quadratura del cerchio all’improvviso a Delray Beach, dove aveva vinto il secondo torneo della sua giovane carriera battendo in finale il redivivo Yoshihito Nishioka. Costretto ad assistere al blocco del circuito giusto alla vigilia di Indian Wells proprio quando la stagione stava prendendo una piega interessante, anziché stramaledire il destino beffardo Opelka ha approfittato del bonus di un tempo normalmente assente per sistemare alcune cosucce nella sua vita, professionale e non. “Ho dedicato molto tempo agi amici, cosa che non posso fare spesso quando il lavoro è a pieno regime, la mia casa non è mai stata così pulita e ho curato alla perfezione la mia forma fisica. Molti amici e colleghi vi diranno l’esatto contrario, ma in questa pausa forzata io mi sono allenato molto duramente, tanto duramente che nelle prossime settimane avrei in programma un periodo di pausa“.

 

Dure sessioni al sole della Florida mentre gran parte della concorrenza attendeva lumi dal divano, altro sintomo di un cervello pensante e non necessariamente allineato. E le ore dedicate al tennis durante il confinamento non sono trascorse unicamente in campo, poiché la teoria reclamava la propria parte, e qualche difettuccio da correggere con l’ausilio del video il buon Reilly l’avrebbe anche avuto. “Da tempo mi sto concentrando fino al parossismo sulla risposta, e i risultati credo si siano già visti nel nuovo anno. Ho approfittato della pausa per guardare tonnellate di filmati in slow motion, ho studiato Djokovic, il suo split step è qualcosa di paradisiaco. Ho notato come il mio fosse troppo anticipato e perdesse di efficacia quando avrei dovuto esprimere il massimo di potenza e di elasticità, ma sto provando a correggermi e in effetti adesso lo eseguo più compatto, più tardi, quando serve. Nole è il migliore nel fondamentale e nel gioco di piedi in genere, può rispondere al colpo più angolato, più potente, più penetrante, e riesce a essere in qualsiasi caso perfettamente bilanciato, in equilibrio, con gli appoggi giusti. Per questo è il migliore“.

Reilly Opelka – Delray Beach 2020 (foto Twitter @delraybeachopen)

C’è da sospettare che, split step e migliorie nei movimenti da coltivare a parte, quello non sia necessariamente il gioco di Opelka. “Potrei scambiare anche di più di quanto non mi vediate farlo nei momenti standard, ma rendo al massimo se riesco a chiudere lo scambio il prima possibile. Gli obiettivi che mi pongo devono essere coerenti e proporzionati alle mie caratteristiche: se dovessi riuscire a giocarmi il break nel quindici per cento dei casi in risposta e continuare a vincere il 90% dei game in battuta potrei competere per i titoli davvero importanti“.

Quando la pandemia si placherà, e i dirigenti della pallina di feltro renderanno note le loro decisioni su ciò che resta della disgraziatissima stagione 2020. Un governo che dovrà cambiare registro, se non vorrà incorrere nelle ire già piuttosto sviluppate di Opelka. “L’ATP non avrebbe potuto gestire peggio l’emergenza. Nessuno di noi è a conoscenza delle loro decisioni, dei loro programmi, delle loro prospettive. Siamo tenuti al buio in balia degli eventi. Non è stato costituito un fondo di emergenza affidabile per i giocatori rimasti privi di introiti, e gran parte della responsabilità è stata delegata alla coscienza dei colleghi e al loro senso di solidarietà, ma volete che sia onesto? Non dovrebbero essere i giocatori a pagare gli stipendi. Mi chiedo quale sia la funzione dell’associazione dei professionisti, a questo punto. I grandi capi dell’ATP non hanno nemmeno avuto la decenza di tagliarsi i cospicui emolumenti che percepiscono, in un momento in cui gran parte degli associati, che sono quelli che li mantengono, non hanno lavoro. I dirigenti della WTA, dell’ITF e dell’USTA lo hanno fatto, com’è giusto che sia“.

Un fiume in piena, che non ha ancora finito di esondare. “Per non farsi mancare nulla, i vertici distribuiscono i pochi soldi messi a disposizione in maniera allucinante, ma senza voler mancare di rispetto a nessuno i giocatori oltre la quattrocento ATP in questo momento stanno risparmiando, perché non viaggiano e normalmente non hanno un intero team a cui provvedere. I più bisognosi, quelli a cui dovrebbe essere destinato gran parte del fondo, sono quelli compresi tra la centoventi e la quattrocento, che hanno una squadra professionale alle loro dipendenze e in questo momento non guadagnano nulla, perché non si gioca. Un ragionamento sensato consiglierebbe di provvedere a loro, ma di sensato nelle mosse di chi decide c’è ben poco. In compenso non permettono di esibire tutti i marchi degli sponsor che un giocatore volesse cucire sul completo da gara e storcono il naso di fronte alle agenzie di scommesse, che generano bei soldi in favore di tutto il movimento. Sembra un triste disegno per mettere in ginocchio i protagonisti unici dello show“.

Sperando in migliori novelle, prima di competere per qualcosa che non assomigli a un’esibizione occorrerà pazientare ancora un po’. Opelka, dopo aver corso e studiato tennis fino allo sfinimento, opterà per una vacanza attiva. “Mi dedicherò all’arte, una grande passione fin da quando sono ragazzino. Ci sono alcune mostre a Los Angeles che voglio assolutamente andare a vedere, e presumendo che il Tour non ripartirà prima dell’autunno, a settembre voglio andare ad Anversa, dove ci sono alcune gallerie che ho in programma di visitare da un po’ di tempo. Di solito l’unico mese a disposizione è dicembre, ma dopo un’intera stagione passata a viaggiare a dicembre non hai voglia di fare nulla. Quest’anno è diverso: non è vacanza ma non è nemmeno lavoro, quindi approfitterò dei mesi a disposizione per dedicarmi a qualcosa di culturalmente allettante“. Prego Reilly, i maestri fiamminghi ti aspettano.

Reilly Opelka visits the Los Angeles studio of the visual artist Friedrich Kunath in March (Friedrich Kunath)

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ATP

ATP Cincinnati, Sinner: “All’inizio non mi sentivo a mio agio, ma con il servizio sono riuscito a invertire la tendenza”

Jannik Sinner soddisfatto della propria tenuta mentale dopo la vittoria contro Kokkinakis. “Spero di alzare il livello al prossimo turno”

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

(da Cincinnati, il nostro inviato)

Tre ore e tredici minuti, una vera e propria battaglia Jannik. Quali erano le tue sensazioni oggi e cosa pensi alla fine abbia fatto la differenza in una partita così combattuta?

All’inizio le sensazioni non erano buonissime, ho cercato di concentrarmi sul mio servizio. Andando avanti nel match mi sentivo meglio, ho avuto chance nel primo set, nel secondo parziale finalmente sono riuscito ad alzare il livello e nel terzo set abbiamo avuto chance entrambi. L’aspetto che oggi ha fatto la differenza è stato sicuramente la mia tenuta mentale, quando vinci 8-6 al tie break del terzo set le differenze sono minime.

 

Com’è stato l’adattamento dalle condizioni di Montreal a Cincinnati? A livello di velocità dei campi noti delle differenze particolari?

I campi sono un pochino più veloci qui, in generale mi sento meglio rispetto a Cincinnati, è anche più tempo ora che sono arrivato in America. Speriamo di alzare il livello nel prossimo turno che sarà una partita molto difficile.

Vittoria speciale anche perché oggi compi 21 anni. Hai in mente alcun festeggiamento particolare stasera?

Non abbiamo nulla in mente sinceramente. Ho avuto una piccola torta stamattina ma oggi è stata una partita davvero dura e ho bisogno di recuperare se voglio essere pronto domani.

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Flash

Swiatek e l’ammirazione per Serena: “Quando la guardo dimentico di essere la numero 1”

Durante la conferenza stampa pre-torneo dichiara di non essere preoccupata per i risultati attuali e di puntare al lungo periodo, con un occhio al suo idolo Serena

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Iga Swiatek - Australian Open 2022 (foto Facebook Australian Open)

Un inizio anno spettacolare, semifinale agli Australian Open, poi complice il ritiro di Barty, il ruolo di dominatrice del circuito WTA. Una striscia di 37 successi consecutivi che le sono valse ben 6 titoli con la ciliegina della torta rappresentata dal Roland Garros. E più in alto si arriva, più fa rumore la caduta e per questo gli ultimi risultati non entusiasmanti della polacca, ultimo dei quali l’uscita al secondo nel WTA1000 di Toronto, hanno portato molti a parlare di mini crisi.

L’occasione di riscatto per Swiatek è già dietro l’angolo a partire dal Western & Southern Open, che preso il via lunedì in quel di Cincinnati. In occasione della sua conferenza stampa pre-torneo la polacca si è soffermata su quanto le stia accadendo: “Sto cercando di guardare all’intero processo di crescita in un’ottica di lungo termine e forse iniziare a pensare [dove voglio essere] nella prossima stagione”. La numero 1 al mondo ha sottolineato come questo approccio di lungo periodo sia una idea che nasce all’interno del suo entourage:” È principalmente il mio team che sta cercando di convincermi del fatto che dovrei pensare a lungo termine”

Cincinnati rappresenta per Swiatek non solo l’occasione di rilancio dopo l’amaro k.o. canadese. A Toronto a sbarrarle la strada è stata la futura finalista Haddad Maia: Era stato il primo giorno così ventoso e non sapevo neanche che sarebbero state quelle le condizioni. È stato difficile prepararsi”. Sconfitta arrivata non solo per colpa del meteo ma anche per i meriti dell’avversaria come riconosciuto dalla numero 1 al mondo: “Quando giocava con il vento, giocava palle davvero forti“.

 

Il meteo a Cincinnati dovrebbe essere migliore la polacca si dichiara pronta a tutto. “Sto cercando di imparare a giocare in condizioni diverse perché è fondamentale, dato che cambiamo posto in cui giocare ogni settimana” ha detto Swiatek. “Sento che nella prima parte della stagione sono stato abbastanza fortunata perché ci sono stati dei giorni molto ventosi e in quei giorni non ho giocato. Quindi in questo momento sto anche cercando di essere preparata a qualsiasi cosa.”

Cincinnati sarà anche una delle ultime occasioni per vedere in campo Serena Williams, giocatrice che Swiatek non ha mai affrontato nella sua giovane carriera. “Mi piacerebbe solo vedere com’è vederla dall’altra parte della rete” ha dichiarato la polacca. Opportunità resa difficile dal sorteggio dato che Iga e Serena si trovano nelle metà opposte del tabellone del torneo dell’Ohio.

E proprio durante la conferenza Swiatek non ha mancato di ricordare quando da piccola guardava Serena giocare in TV e quanto sia surreale condividere con lei la stessa location. “Mi è difficile incrociare lo sguardo con Serena ” ha detto Swiatek. “È dura perché ha sempre così tante persone intorno a lei, e io sono una ragazza piuttosto timida e quando la guardo dimentico di essere qui come il numero 1 del mondo. Mi sento come se fossi una bambino dell’asilo“.

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ATP

Andy Murray: “Mi manca la costanza per andare in fondo nei tornei”

“In questo momento devo giocare e competere per cercare di mantenere la classifica e sperare di essere testa di serie negli eventi”, cos’ Murray dopo il successo su Wawrinka

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La scalata per tornare in alto è ardua e ricca di insidie. Murray ci sta provando da anni, combattendo contro i suoi demoni sotto forma di infortuni. La vittoria al primo turno a Cincinnati è arrivata al terzo set contro un vecchio leone come lui, Stan Wawrinka. Tutto quello che Murray vuole è tornare a competere per vincere tornei: “Vorrei che il mio tennis a volte fosse migliore, perché sono ancora convinto che possa essere migliore di quello che è adesso.

D: Un’altra dura battaglia per te oggi. Come ti senti fisicamente?

ANDY MURRAY: Sì, è stata dura fisicamente. Ho lottato un po’ col fisico da Wimbledon, in realtà. Sì, è qualcosa che devo elaborare con la mia squadra nelle prossime due settimane.

 

D. Dopo i crampi, hai giocato in modo davvero aggressivo nel set finale. Come ti sentivi allora? Come ci si sente ad avere problemi fisici del genere?

ANDY MURRAY: Beh ti lascia con meno opzioni, certamente. Sì, ovviamente vuoi provare a finire i punti un po’ più velocemente. Stavo lottando con questo verso la fine del secondo set, quindi psicologicamente c’è la sensazione di sapere che sei vicino alla fine della partita potenzialmente nel secondo set, quindi forse ci proverai e a volte giochi un po’ più prudente, perché quando stavo giocando in risposta e guadagnando palle break Stan stava facendo alcuni errori. Ma poi, ovviamente, quando ho perso quel set e poi ho lottato con i crampi, non avevo alcuna opzione e niente da perdere davvero. Così ho iniziato a cercare di essere un po’ più offensivo e di finire i punti più velocemente, e in realtà ho iniziato a sentirmi bene verso la fine della partita e sono riuscito a trovare una via di mezzo.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

D. Questa è stata la tua 37esima partita della stagione, il massimo che hai giocato dal 2016. Per tutta la stagione hai parlato della prospettiva che stai cercando di mantenere. Sono curioso, con quel numero in mente, cosa significa per te giocare più partite quest’anno dal 2016.

ANDY MURRAY: Sì, mi sentivo bene come a Madrid. Mi sono sentito abbastanza bene durante la stagione su erba. Sono stato sfortunato con l’infortunio agli addominali, il ché non è stato male ma è stato abbastanza per fermarmi durante la preparazione. In termini di come mi sono fermato dopo le partite e cose del genere, non mi sentivo così da molto tempo. Quindi va bene. Vorrei che il mio tennis a volte fosse migliore, perché sono ancora convinto che possa essere migliore di quello che è adesso. Sì, ci sono stati dei bei momenti quest’anno, ma non è stato facile in questi ultimi anni mantenersi in forma e in salute e, sai, giocare abbastanza a tennis per ottenere partite da cui imparare per costruire fiducia o migliorare fisicamente per irrobustirmi. Questa è una cosa positiva il fatto di aver giocato molte o più partite quest’anno. E spero di poter continuare così fino alla fine della stagione.

D. Tornando alla tua forma fisica, è questa la parte più difficile per te in questo momento, trovare il giusto equilibrio tra giocare abbastanza per prendere il ritmo e non affaticarti. Dove vuoi che sia il tuo tennis senza rischiare di giocare troppo e ferire il tuo corpo?

ANDY MURRAY: Sì, la cosa che è stata frustrante per me quest’anno è che molti dei tornei in cui ho giocato fino a quando – e questo è il motivo per cui ho avuto il problema a Stoccarda – è che ho giocato le semifinali a Surbiton, e penso di aver giocato giovedì, venerdì e sabato lì, tipo, dal secondo turno alle semifinali, e poi sono andato a Stoccarda e ho giocato cinque partite quella settimana. Quindi qualcosa come 13 giorni, ho giocato 9 partite o qualcosa del genere, e non lo facevo dal 2016. Quindi il mio corpo probabilmente non era abituato a giocare quel volume di partite ad alta intensità, alto livello, per molto tempo. È comprensibile ma molto frustrante per me che il mio corpo potrebbe avere dei problemi dopo. Quest’anno fisicamente mi sono sentito abbastanza bene negli ultimi mesi, ma molti dei tornei li ho persi al secondo turno, quindi non ho avuto l’opportunità di fare un torneo davvero buono e poi magari prendermi una pausa, che è qualcosa io e la mia squadra speriamo di poter tornare a quel livello in cui arrivo costantemente alle ultime fasi degli eventi, e quindi saremo in grado di pianificare e programmare meglio i miei tornei. Mentre in questo momento devo giocare e competere per cercare di mantenere la classifica e sperare di essere testa di serie negli eventi e partecipare a più tornei, non devo fare affidamento sui jolly. Quindi, sì, è un equilibrio difficile.

D. Solo per dare seguito a questo pensiero: sei 13-3 nei primi turni quest’anno. Mentre sei 5-7 nei secondi turni. Si riduce tutto alla forma fisica? Vedo che la percentuale delle prime di servizio diminuisce leggermente in quelle seconde partite. Quale pensi sia la differenza tra i round 1 e 2?

ANDY MURRAY: Beh, in alcuni casi sto giocando contro giocatori migliori. Voglio dire, questo ovviamente contribuirà un po’. Anche in questo caso, se sei testa di serie negli eventi o sei classificato più in alto, potenzialmente eviti di giocare con giocatori migliori all’inizio dei tornei. Questo è un vantaggio. Ma il motivo per cui mi sento come se non avessi vinto tutte le partite che avrei voluto quest’anno è perché non ho giocato abbastanza bene. Anche in alcune delle partite del primo turno che ho passato, non ho necessariamente giocato un tennis fantastico e poi non ho intensificato la partita successiva o quando ho giocato contro avversari migliori. Sì, è quello che deve cambiare. È una cosa evidente – ne ho parlato molto negli ultimi 18 mesi con i giocatori contro i quali ho vinto e contro cui ho avuto successo -, che il problema sta lì, ma la costanza non c’è stata. Fino a quando questo non cambierà sarà difficile avere corse profonde.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

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