Lettere al direttore: perché il mio sì al tennis a porte chiuse (scanagatta@ubitennis.com)

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Lettere al direttore: perché il mio sì al tennis a porte chiuse (scanagatta@ubitennis.com)

Roger Federer più… fortunato di Rafa Nadal e Novak Djokovic

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Vi avevo invitato a scrivermi delle lettere perché io potessi rispondervi, cercando di andare contro la mia natura per essere il più sintetico possibile. Anche questa settimana siete numerosi e di questo vi ringrazio. Di seguito le mie risposte alle due domande che ho selezionato: continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com.

Lei, direttore, che ne pensa del tennis a porte chiuse? Angiolo Summa (città non indicata)

Penso che:

1) non mi piace proprio. È evidente che a tutti piace troppo di più seguire uno sport quando c’è la partecipazione del pubblico, gli applausi, l’entusiasmo che sottolinea un bel colpo, le emozioni che si propagano in tribuna e si trasferiscono agli stessi protagonisti dello spettacolo, quando un match raggiunge i picchi di suspense, un break point, un set point, un match point;

2) se anche per ipotesi mi ritrovassi fra i pochi eletti che potessero comunque assistere ad un match a porte chiuse, mi sentirei fortemente a disagio e non riuscirei a provare quelle emozioni senza le quali non avrei mai sviluppato quella passione per il tennis che sento e vivo fin da bambino;

3) però in questa situazione di Covid-19 occorre essere pragmatici e rendersi conto che il giocare a porte chiuse sarebbe un male minore rispetto al non giocare per nulla. Perché? Beh, qui di seguito e non necessariamente in ordine di priorità, ma anzi certamente dimenticando chissà quante categorie di conseguenze negative e danneggiati, penso in ordine sparso e di getto a:

 

a) agli organizzatori dei tornei. Le entrate di un torneo sono collegate fondamentalmente a: vendita dei diritti tv, sponsorizzazioni (sui campi e fuori), biglietteria. Soprattutto per i tornei di maggior prestigio i diritti tv rappresentano una valenza maggiore rispetto alla biglietteria. Per quanto riguarda le sponsorizzazioni, i villaggi, le tende, gli esercizi commerciali, variano a seconda del livello del torneo e della sua capacità organizzativa. Certo è che ci sono tornei che rischiano di sparire del tutto per aver speso soldi ed energie per un anno di preparazione ad incassi zero e spese a milioni. Questa è una delle conseguenze negative più gravose che si ripercuoterebbe su tutto il movimento già fra un anno. Ecco perché molti organizzatori (non solo la FIT e la Federazione Francese) preferirebbero poter ospitare il torneo a porte chiuse piuttosto che rinunciare in toto al torneo. Oltre agli incassi derivanti dalla vendita dei diritti tv si salverebbero almeno in parte quelli degli sponsor;

b) agli appassionati di tutto il mondo che, orfani per mesi di spettacoli tennistici, ne hanno sofferto. Anche se non sarebbe la stessa cosa rivederli in ambienti ovattati e privi dell’abituale atmosfera, potrebbero finalmente rivedere i grandi interpreti del tennis che si misurano fra loro;

c) alle varie tipologie di media che dopo essersi persi mesi e mesi di introiti legati a vendite (penso ai cartacei, quotidiani e periodici, alle tv) e a sponsorship (penso ai siti gratuiti che vivono di pubblicità), potrebbero riprendere a fare reportage sul tennis giocato, a pubblicare interviste dei protagonisti, dando così un po’ di fiato agli editori in asfissia, ai fotografi, ai cine-operatori, ai giornalisti, ai collaboratori che rischiano di restare senza lavoro;

d) ai tennisti dal cinquantesimo posto in giù che non vivono di ingaggi come gli atleti stipendiati di tante altre discipline, ma di soli premi. Se non hanno un livello tale da avere sponsor personali che accettino di retribuirli anche se non hanno potuto giocare, rischiano di non avere più risorse per continuare a farlo. Non possono permettersi infatti di non allenarsi, e salvo ritrovarsi senza team alla ripresa del tennis a porte aperte dovrebbero continuare a mantenere i loro team (sia pure magari con stipendi ridotti);

e) ai team – appunto – che fungono da corollario a tennisti e tenniste, (manager, coach, fisio, nutrizionisti, “mentali”, p.r., massaggiatori, videoanalisti, massaggiatori);

f) a tutti gli staff arbitrali, giudici di linea professionisti che fermi per un anno devono cercarsi un altro lavoro e forse abbandonare la loro carriera;

g) a tutti coloro che lavorano full time o part time per l’organizzazione dei tornei e che, sia pure in misura minore rispetto agli addetti di solito impiegati, si ritroverebbero senza lavoro;

h) a tutto l’indotto che ruota attorno a tornei comunque in atto, anche se ridotto dalla minore affluenza di persone che potessero frequentare un torneo a porte chiuse. Fornitori di varie tipologie e genere. Dagli spedizionieri al resto in loco;

i) a tutte le aziende, di abbigliamento e di prodotti tennistici che a fronte degli investimenti produttivi e pubblicitari (pensate a quelli che sponsorizzano tennisti), si ritrovano con i magazzini pieni perché si gioca meno a tennis e non si vede né tennis, né testimonial (magari pagati a caro prezzo). Con riflessi pesanti per l’occupazione;

j) a tutti i negozi di articoli sportivi e società di e-commerce legate al tennis e, anche qui, a tutti coloro che ci lavorano.

Ripeto: chissà quante altre attività lavorative da me qui neglette e trascurate troverebbero comunque uno sfogo anche se il torneo venisse giocato a porte chiuse.

Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

P.S. La risposta di cui sopra è diretta anche all’ingegner Salvatore Perna che ha scritto: “Tutte le partite iniziano sempre da 0-0. Ma quanto conta il pubblico nel tennis? Il tennis a porte chiuse non ha nessun senso, come si può pensare di sollevare la coppa di uno slam. Senza nemmeno ricevere un applauso?”


Caro Direttore, nell’eterna lotta tra i big 3, secondo lei, Nadal e Djokovic sono stati un po favoriti dalla mancanza di un avversario all’altezza di un paio di anni più giovane come invece accaduto per Federer nei loro confronti? Grazie (G.B. da Napoli)

Beh, Nadal e Djokovic sono 5 e 6 anni più giovani di Federer. Non un paio di anni. Quindi la mia risposta alla sua domanda è forse sì. Ma con un necessario distinguo. Federer ha goduto di un periodo nel quale i suoi avversari, mentre Nadal e Djokovic erano ancora imberbi, non sono stati formidabili, sia come talento e continuità, tant’è che li ha dominati spesso e volentieri. Federer non ha dovuto imporsi a dei similFederer nei primi anni della sua carriera. Nadal e Djokovic invece si sono ritrovati per tutti i primi anni, e poi i secondi anni e poi perfino per i terzi anni della loro carriera, un mostro sacro come Federer.

E a Nadal non è toccato misurarsi soltanto con un fenomeno come Roger, ma anche in un altro fenomeno come Novak. Stesso discorso vale quindi per Novak che si è imbattuto, arrivando per terzo a cercare di infrangere un duopolio, in due campioni pazzeschi. Il tutto trascurando un certo Murray che, sia pure un gradino più in basso rispetto agli altri, ha pur sempre vinto un paio di Wimbledon, uno US Open e due medaglie d’oro olimpiche. Insomma, G.B. da Napoli, se volevi farmi dire che Federer è stato più… sfortunato di Nadal e Djokovic, ripensandoci, la risposta è no. Sono stati più sfortunati – si fa per dire! – loro due.

P.S. Chiudo questa prima serie di risposte alle vostre lettere, tantissime (grazie!) anticipando che ne ho ricevute molte da parte di lettori infuriati per i mancati rimborsi dei biglietti degli Internazionali d’Italia e per la mancata trasparenza della FIT. Nihil novi… ma non mi andava di dare il via a questa nuova rubrica di lettere al sottoscritto con argomenti subito “politici”. Ne riparleremo prossimamente confrontando i comportamenti di altri tornei. Ma magari più in qua, anche in attesa di ulteriori sviluppi, nella speranza che siano positivi.


Scrivete a scanagatta@ubitennis.com

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Chi è Ulises Badio, il fisioterapista dietro al recupero di Novak Djokovic

Il fisioterapista argentino ha avuto un ruolo fondamentale durante l’Australian Open, aiutando il serbo a vincere il suo diciottesimo Slam nonostante un problema fisico

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Qui l’articolo originale (scritto prima della finale dell’Australian Open)

Mentre tutti gli occhi sono fissi sulla corsa di Novak Djokovic verso il nono titolo all’Australian Open, è un uomo dietro le quinte a far sì che Nole possa scendere in campo. Il suo nome è Ulises Badio e questa è la sua storia.

Uli ha a cuore la mia carriera e me personalmente, e si prende cura del mio benessere fisico. È un vero professionista e una persona estremamente dedita. Da sei o sette giorni lavora 24 ore su 24 e lo ringrazio di tutto cuore per questo”. Questa è una dichiarazione di Novak Djokovic sul suo fisioterapista Ulises Badio, le cui “mani magiche”, come ha dichiarato Djokovic, hanno aiutato enormemente il numero uno del mondo nel suo cammino a Melbourne.

 

Chi è Ulises Badio? L’argentino si è laureato in kinesiologia e fisioterapia ed esercita sia terapia manuale che chiropratica, oltre che agopuntura e medicina cinese, cose che ben si allineano con l’approccio olistico e la visione del mondo di Djokovic. Il serbo parla regolarmente di questo approccio alla cura, che consiste nel prendere in considerazione l’intera persona, piuttosto che curare un organo, una malattia o i sintomi della stessa.

Oltre a quattro anni come fisioterapista sull’ATP Tour, la vasta esperienza di Badio include anche un periodo passato con la squadra di calcio del Valencia, sei volte campione di Spagna, e un periodo passato a lavorare per diverse cliniche e un centro di medicina sportiva in Arizona.

Secondo chi lo conosce, Ulises è un eterno studente, sempre in cerca di modi per migliorare le proprie capacità e perfezionare il suo approccio. Dopo tutto, non è un compito facile entrare a far parte della squadra di uno degli atleti di élite di questo sport. Badio si è guadagnato il posto non solo con le proprie capacità, ma anche con la sua tenacia durante un periodo di crisi: ha infatti iniziato a lavorare con Djokovic nel maggio del 2017, un mese e mezzo prima che il serbo si ritirasse durante la partita dei quarti di finale di Wimbledon contro Tomas Berdych, cosa che gli ha fatto perdere il resto della stagione a causa di problemi al gomito. Fu allora che il bonario Badio si fece avanti guadagnandosi il posto. Il rapporto fra Novak e Ulises si è consolidato durante quelle difficoltà, e l’argentino è diventato un membro fidato della cerchia ristretta di Djokovic.

La competenza di Uli è davvero vasta, conosce a fondo la materia. E, cosa altrettanto importante, è rimasto con Novak durante il periodo di crisi nel 2017; il suo aiuto è stato enorme per lui nell’affrontare il problema al gomito; è così che Uli si è guadagnato il suo posto“, ha detto lo scorso anno Marian Vajda, l’allenatore di Djokovic, a Sport Klub a Melbourne.

Il ruolo di Badio nella squadra è molto importante anche in circostanze normali. Essendo Djokovic uno dei giocatori più in forma del tour, nulla di questo aspetto viene lasciato al caso, al punto che Uli una volta ha dichiarato che la struttura fisica di Djokovic consente loro di praticare stretching ben quattro volte al giorno. Quest’anno a Melbourne, però, Badio ha avuto pane per i propri denti: dopo che Djokovic si è infortunato nella partita di terzo turno contro Taylor Fritz, praticamente tutto il suo tempo è deputato al solo recupero.

Il tempo dedicato al recupero dall’infortunio è il 100 percento della mia giornata negli ultimi cinque giorni“, ha detto Djokovic dopo aver battuto Aslan Karatsev in semifinale. Non era solo un modo di dire: Badio ha lavorato ogni ora sul corpo di Novak e il lavoro è così immenso che aveva bisogno dell’aiuto dei suoi colleghi, i fisioterapisti dell’ATP.

Prima di tutto, Uli è una persona meravigliosa e lo puoi vedere ogni giorno dalle piccole cose che fa. Il modo in cui tratta le altre persone è significativo, scambia sempre due parole con le guardie qui a Melbourne, l’altro giorno ha portato cioccolatini e regali ai suoi colleghi che lavorano con l’ATP”, racconta Djokovic. È davvero raro trovare Ulises senza un sorriso ampio e amichevole stampato sul viso. Apprezza l’opportunità che gli viene data dalla propria posizione, e anche facendo solo poche chiacchiere con lui si può dire quanto il 42enne Uli sia innamorato del suo lavoro. “Uli si è adattato perfettamente, Novak gli vuole bene, noi gli vogliamo bene“, ha riassunto Vajda.

Infine, dato che a Djokovic piace avere tutte le sfaccettature attorno a sé coperte, Badio è un po’ diverso da Miljan Amanovic, un altro fisioterapista di Novak, attualmente non presente a Melbourne. “Miljan è il mio padrino e anche un fisioterapista molto devoto. Una cosa che mi piace di Uli e Miljan è che si completano a vicenda con le loro capacità. Sebbene abbiano approcci diversi in una certa misura, il risultato è che mi fanno sempre sentire bene e pronto“, osserva Djokovic. Non c’è stato molto tempo libero a Melbourne quest’anno, ma nei rari momenti di svago le passioni di Uli includono la musica e lo yoga, che anche Djokovic pratica. Allo stesso modo di Novak, Badio ama la filosofia orientale e spesso cita Buddha: “Quello che pensi, diventi. Quello che senti, attiri. Quello che immagini, lo crei“.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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ATP

ATP Buenos Aires, a Mager il derby contro Caruso: “Giocare a livello ATP è bellissimo”

Due set lottati vinti da Gianluca contro Salvatore in Argentina, tra caldo e umidità. “Fare come a Rio? Mi piacerebbe tanto!” dice il sanremese. “Non ho giocato molto a livello ATP e ma la godo al massimo”

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Gianluca Mager - Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Subito in campo il derby azzurro a Buenos Aires per dare spazio sul Centrale intitolato a Guillermo Vilas ai quattro incontri che vedono impegnati sei tennisti argentini. È il primo confronto a livello ATP tra Salvatore Caruso e Gianluca Mager, ma l’ottava considerando i circuiti minori, con Gianluca vincitore solo della prima e dell’ultima. Ed è proprio Mager a uscire vittorioso in due set da un match complicato da affrontare per entrambi, tipico quando si sfidano due connazionali.

Rispetto ad altre partite si è un pochino più tesi” confermato il vincitore, Gianluca, raggiunto in conferenza da Ubitennis poco dopo l’incontro. Poi qui c’è un’umidità davvero incredibile, oltre al sole che picchia fortissimo. Anche questo non ci ha aiutato a giocare bene“. In Argentina è pur sempre estate e si toccano i trenta gradi.

Le difficoltà iniziali sono tutte dal lato sanremese (‘lui ha cominciato bene, giocava ‘giusto’, dice Gianluca) delle rete con il break in apertura. Quando l’altro è capace di maggiore solidità e tu possiedi più penetrazione nei colpi, è elementare intuire cosa fare in campo. Così Mager affretta soluzioni, anche in uscita dal servizio, che si risolvono in errori e Sabbo mantiene il vantaggio con facilità davvero eccessiva, arrivando anche a incrementarlo fino al 5-2 pesante. Poi ti viene il dubbio di aver fondato quell’elementare intuizione su situazioni e conoscenze vere in generale e anche già sperimentate in campo, ma che non necessariamente valgono per il qui e adesso ed è allora una buona idea evitare di essere responsabili dell’avversarsi dei propri timori. Insomma, Gianluca comincia a tenere in campo qualche palla in più prima di tentare l’accelerazione, di cui spesso non ha bisogno perché incassa l’errore del ventottenne di Avola e lo raggiunge sul 5 pari.

 

Lui sul 5-4 mi ha un po’ aiutato, non ha giocato un buon game, e da lì la partita è entrata in lotta” analizza il sanremese. Il tie-break, a questo punto giusta conclusione, ripropone la situazione di punteggio di 5-2 del set con il doppio (in questo caso mini) break di vantaggio, però per Mager. Si fa anch’egli agguantare, ma poi prende a due mani coraggio e racchetta per un rovescio lungolinea che gli spalanca il campo e approfitta dell’errore di Caruso per chiudere 7-5.

Salvatore Caruso – Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Carte scoperte in un secondo set decisamente più lineare, con “Giangi” che si affida al servizio nei momenti di bisogno e il siciliano che, non sfruttato lo 0-40 in risposta nel secondo gioco, a sua volta esce bene dalle difficoltà, ma solo fino al 4 pari, quando cede a zero la battuta. “Nei momenti decisivi del secondo set ho servito sempre bene, anche quando ero sotto 0-40. Lui è uno che risponde molto bene” è la coda dell’analisi di Mager, che ottenuto il break non esita e chiude senza problemi, tornando alla vittoria dopo le due sconfitte all’esordio della trasferta australiana e quella di Cordoba.

Al secondo turno affronterà Pablo Andujar, fin troppo facile vincitore di Londero, ma non certo nel periodo migliore della carriera a dispetto di quel 57° posto nel ranking. Chiediamo a Gianluca se sono già scattate le ‘Rio vibes‘, i ricordi sudamericani relativi alla finale raggiunta a Rio lo scorso anno poco prima che iniziasse la pandemia. “Eh, mi piacerebbe tanto riuscirci di nuovo! A Rio avevo giocato più partite, perché avevo passato le quali, e venivo da un anno ottimo a livello challenger, mentre dopo il lockdown non ho giocato benissimo. Pablo lo conosco, giochiamo insieme la Serie A a Genova e l’ho affrontato un paio di volte. Per me giocare a livello ATP è una cosa bellissima, perché non ci ho giocato tanto ed è ancora una cosa nuova, quindi me la godo al massimo“.

Dopo la vittoria a Melbourne 1 contro Seppi, arriva invece un secondo derby sfortunato per Caruso, che veniva direttamente dal bel confronto Slam con Fognini. “Ho fatto fatica a ritrovare il mio tennis dal 5-2. Poi lui, che stava facendo molti errori, è salito un attimo e la partita si è rimessa in equilibrio. Sono partite particolari perché giochiamo con degli amici: ceniamo assieme e giochiamo a carte assieme, ma in campo diventano avversari e devi pensare a batterli“. Del resto, poter giocare più derby a livello ATP è solo positivo: “Vuol dire che nel circuito siamo in tanti, adesso“.

Tornando ai padroni di casa, a chiudere l’invasione albiceleste del programma di martedì, precisamente (per modo di dire) non prima della mezzanotte italiana, la sfida mancina ma soprattutto arrotina tra Fede Delbonis e il fenomeno della scorsa settimana, il nuovo idolo di casa, il diciannovenne “dalle quali al trofeo senza passare dal via”, Juanma Cerundolo. Nel novembre 2019, a Montevideo, fu il trentenne di Azul a imporsi per 6-2 7-6 contro l’allora n. 483.

Risultati:

G. Mager b. S. Caruso 7-6(5) 6-4
[WC] F. Diaz Acosta vs [Q] J. Munar
[Q] F. Cerundolo vs F. Coria
[SE] F. Bagnis vs [8] F. Tiafoe
F. Delbonis vs [SE] J.M. Cerundolo
[Q] L Klein b. A. Martin 6-4 6-3
[Q] S. Nagal b. J. Sousa 6-2 6-0

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ATP

Murray vince in rimonta a Rotterdam, fuori Auger-Aliassime

Andy Murray recupera un set ad Haase e passa il turno. Il finalista 2020 Felix Auger-Aliassime si arrende in due set a Kei Nishikori. Fucsovics vince il tie-break decisivo contro Reilly Opelka

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Andy Murray - Rotterdam 2021 (foto Twitter @ABNAMROWTT)

Prima giornata dell’ABN AMRO World Tennis Tournament di Rotterdam, tradizionale appuntamento con l’ATP 500 olandese che costituisce il fulcro della stagione invernale europea sul cemento indoor. Dopo le rinunce di Berrettini e Sinner per infortunio, c’è un solo italiano in tabellone, Lorenzo Sonego, che esordirà mercoledì contro l’americano Tommy Paul.

Nel match di apertura del torneo il qualificato Cameron Norrie (n. 65 ATP), che aveva conquistato l’accesso al tabellone principale a scapito del nostro Andreas Seppi, ha liquidato in due rapidi set il georgiano Nikoloz Basilashvili (n. 40 ATP), che continua il suo momento di crisi che dura dalla ripresa del circuito dopo la sosta per il COVID-19. Solo due vittorie per lui dall’agosto scorso, entrambe conquistate nell’ATP di Antalya ad inizio 2021, contro ben 14 sconfitte.

Successivamente si è avuta l’uscita di scena prematura della testa di serie n. 7, il canadese Felix Auger-Aliassime (n. 19 ATP) che è stato eliminato da Kei Nishikori, ora sceso al n. 45 del ranking ma pur sempre pericoloso soprattutto su queste superfici. In un primo set molto combattuto, nel quale Auger-Aliassime è arrivato a due punti dal set sul 6-5 15-30, il nipponico è riuscito a fare i punti importanti nel tie-break, vinto 7-4. Da quel momento in poi Nishikori ha preso il largo, vincendo facilmente anche il secondo set, anche perché il giovane canadese è stato costretto a chiedere un medical time-out per un fastidio muscolare alla gamba destra. Avrebbe potuto essere una sconfitta costosa a livelli di ranking per lui, dal momento che lo scorso anno aveva raggiunto la finale in questo torneo, ma in virtù delle speciali regole per la classifica introdotte dopo l’arrivo della pandemia potrà conservare i 300 punti conquistati nel 2020 per altri 12 mesi.

 

Nel tardo pomeriggio è sceso in campo l’ex n.1 del mondo Andy Murray (ora sceso al n. 123 del ranking), che ha beneficiato di una wild card degli organizzatori affrontando al primo turno un’altra wild card, ovvero il giocatore di casa Robin Haase, anche lui precipitato in classifica fino al 193esimo posto ma con un recente passato da Top 50.

Per la seconda volta nella stagione Murray ha ribaltato il risultato della partita dopo aver perduto il primo set, venendo fuori alla distanza con una serie di sei giochi consecutivi che dallo 0-3 nel set decisivo lo hanno visto aggiudicarsi il terzo parziale per 6-3 dopo oltre due ore e mezzo di gioco. Murray si è dovuto salvare da due delicatissime palle break sul 3-3 del secondo set, le uniche concesse da entrambi i giocatori nel parziale, che se sfruttate avrebbero probabilmente dato il via libera al giocatore olandese.

In chiusura di programma c’è stata un’altra maratona di quasi tre ore, terminata quasi all’1.30 del mattino, nella quale il qualificato Marton Fucsovics (n. 59 ATP) ha avuto la meglio al tie-break del terzo set dello statunitense Reilly Opelka (n. 38 ATP). Partita decisa da tre tie-break, dominata dai servizi, nella quale ci sono stati solamente due break, nel secondo e nel terzo game del match. Opelka era andato subito avanti 2-0, ma si è fatto immediatamente breakkare da Fucsovics nel gioco successivo. Decisiva nel tie-break finale una risposta di diritto del giocatore ungherese che ha ottenuto il punto decisivo per poi chiudere 7-4 e conquistare il lasciapassare per il turno successivo.

Risultati completi:

[Q] M. Fucsovics b. R. Opelka 7-6(2) 6-7(4) 7-6(4)
K. Nishikori b. [7] F. Auger-Aliassime 7-6(4) 6-1
[WC] A. Murray  b. [WC] R. Haase 2-6 7-6(2) 6-3
[Q] C. Norrie b. N. Basilashvili 6-0 6-3

Programma martedì 2 marzo

CENTRE COURTdalle 11:00
A. de Minaur vs J. Millman
non prima delle 12:30
[Q] M. Giron vs [4] A. Rublev
non prima delle 14:30
[8] S. Wawrinka vs K. Khachanov
non prima delle 19:30
[SE] E. Gerasimov vs [2] S. Tsitsipas
B. Coric vs [WC] B. Van de Zandschulp

COURT 1dalle 11:00
[PR] B. McLachlan/K. Nishikori vs [3] W. Koolhof/ L. Kubot
non prima delle 12:30
H. Hurkacz vs A. Mannarino
[Q] J. Chardy vs U. Humbert
After Suitable Rest – P. Herbert/J. Struff vs F. Auger-Aliassime/H. Hurkacz
non prima delle 19:00
[4] M. Melo/J. Rojer vs K. Krawietz/H. Tecau

Il tabellone aggiornato

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