La rivelazione di Tsonga: "Nel match contro Soderling, Nadal era malato"

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La rivelazione di Tsonga: “Nel match contro Soderling, Nadal era malato”

Il francese, chiacchierando con il connazionale Monfils, svela un dettaglio sulle condizioni fisiche di Rafa durante la sua famosa sconfitta al Roland Garros 2009

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Rafa Nadal e Jo-Wilfried Tsonga - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Da mesi ormai siamo abituati a rivelazioni più o meno inaspettate durante le dirette social dei tennisti e questa volta l’ultima news viene dalla Francia. Gael Monfils e Jo-Wilfried Tsonga, sedendo uno accanto all’altro, parlano con i fan del loro grande rivale Rafael Nadal, e Tsonga rivela un interessante dettaglio su una delle sconfitte più memorabili del 19 volte campione Slam: quella contro Robin Soderling al Roland Garros del 2009. Stando alle affermazioni dell’attuale numero 49 del mondo infatti, Rafa non stava affatto bene, ma non era il ginocchio a dargli grane.

“Lui non lo ammetterà mai perché non gli piace esprimersi in questo modo ma effettivamente nel match contro Soderling era malato. Noi lo sapevamo tutti che aveva il mal di gola e non stava affatto bene”. Il termine esatto che usa Tsonga per identificare il malanno del maiorchino è “angina” che comporta irritazione al petto e zone circostanti, e le cui cause possono essere sforzo fisico, freddo o stress emotivo. Dunque nulla a che vedere con i problemi al ginocchio che successivamente costrinsero Nadal a saltare la stagione su erba.

Quando la parola passa a Monfils, quest’ultimo si lascia andare a dei complimenti sentiti verso il collega, e soprattutto verso la sua straordinaria condizione fisica. “Rafa è un mostro fisicamente. Amici” dice Gael rivolgendosi agli ascoltatori, non vi rendete conto della violenza fisica e della intensità delle sue palline. Si impone su di te in maniera incredibile. Ed è per questo che uno parla di leggenda… non ha neanche finito la sua carriera. Quando diventi un campione del genere sei una leggenda”.

 

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In memoria del vecchio campo n.1 del Roland Garros

O anche ‘Bullring’, come veniva chiamato per la sua configurazione circolare, simile a un’arena. Ora demolito, è stato teatro dell’esordio di Nadal e di altre partite storiche

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Un mese fa, lunedì 1 Giugno, il giornalista del New York Times Christopher Clarey ha condiviso tramite il suo account Twitter una foto del cantiere in corso nell’impianto del Roland Garros: sotto un cielo senza nuvole e al cospetto del nuovo Chatrier si vedono gli operai che hanno ricominciato a lavorare dopo la pausa imposta dalla pandemia. Fino a qualche mese fa sulla distesa di terra in primo piano sorgeva l’iconico Campo N. 1, il cosiddetto Bullring.

Nel grande progetto di rinnovamento del parco in cui si svolge lo Slam parigino vi è la creazione di una grande area verde da cui, durante le due settimane di torneo, si potranno vedere le partite su un maxi schermo installato sul Philippe-Chatrier. Durante tutto il resto dell’anno la zona rimarrà aperto al pubblico come estensione del giardino delle serre d’Auteuil.

 

Amatissimo dagli spettatori del Roland Garros, il Bullring deve il suo nome alla particolare configurazione circolare che lo faceva somigliare a una arena per corride piuttosto che a un campo da tennis e la vicinanza del pubblico al terreno di gioco creava un’atmosfera da Cinco de la tarde, all’opposto dell’eleganza chic degli altri due palcoscenici del Suzanne-Lenglen e del Philippe-Chatrier. 

L’idea bizzarra di costruire un contenitore circolare per un campo rettangolare si deve all’architetto Jean Lovera, che curiosamente ebbe un passato da tennista di alto livello: raggiunse il secondo turno dell’Open di Francia nell’edizione del 1974 e ancora oggi dirige il suo studio a Grenoble continuando a disegnare palazzetti e campi da tennis. Il Bullring venne inaugurato nel 1980 alla presenza di Jean Borotra (uno dei quattro Moschettieri del Tennis francese) e fu concepito come un “Centrale bis”, forte dei suoi 4.300 posti (poi diminuiti a 3.800). Venne poi superato nel 1994 dall’arrivo del Suzanne-Lenglen, che ha una capacità di circa 10mila spettatori.

Proprio perché era diventato il terzo campo nella gerarchia del torneo (l’anno scorso addirittura il quarto con l’inaugurazione del Simonne-Mathieu), vi andavano in scena molti match considerati non “di cartello” che tuttavia sono poi entrati nella storia del torneo, e in 39 anni di servizio non sono mancati i colpi di scena. Per esempio un certo Rafael Nadal ha tenuto qui il suo battesimo a Parigi nel Maggio 2005, prima di diventare Re due settimane più tardi, alla sua prima partecipazione allo Slam. L’americana Chris Evert, sette volte campionessa, invece vi giocò l’ultima partita al Roland Garros nel 1988, perdendo al terzo turno dalla Sanchez Vicario. 

Sempre su questo campo nel 1997 un giovane brasiliano, Gustavo Kuerten, fece scalpore eliminando Thomas Muster al terzo turno e conquistando successivamente la prima delle sue tre Coppe dei Moschettieri. E come non ricordare la volta in cui Marat Safin si abbassò i pantaloncini al termine di uno scambio forsennato e memorabile durante una maratona combattuta su due giorni (6-4, 2-6, 6-2, 6-7, 11-9). Il pubblico se la rise di gusto, l’arbitro meno, tanto che lo sanzionò.

A far perdurare la memoria di questo mitico campo, oltre alle immagini e ai ricordi di Christopher Clarey e di noi tutti, restano oggi una serie di oggetti realizzati con materiali di riciclo derivati dalla sua demolizione: sedie, borse e portafogli fatti con i teloni pubblicitari e clessidre riempite di terra rossa. Tutta la collezione è andata esaurita in 24 ore e il ricavato di circa 30.000 euro è stato devoluto alla fondazione Fête le Mur, patrocinata da Yannick Noah.

Pietro Tovaglieri

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L’attacco a Djokovic, Federer e Nadal: “Sono inadatti a occuparsi degli interessi degli altri”

L’australiano Harris prende spunto dall’assenza di Nole alla riunione ATP su Zoom ponendo un problema di rappresentanza. E svela un confronto tra Gaudenzi e Trungellini sulle retribuzioni dei dirigenti ATP

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Torna a far discutere l’assenza di Novak Djokovic alla maxi riunione dei giocatori ATP su Zoom per discutere sulla ripartenza del circuito. I guai dell’Adria Tour hanno chiaramente contribuito ad alimentare il vento di dissenso nei confronti del numero uno del mondo, come già evidenziato da Noah Rubin sul suo Behind The Racquet. Un nuovo attacco è arrivato dall’australiano Andrew Harris, 204 del mondo, che ha sollevato un problema di dinamiche di rappresentanza. Il mancato intervento di Djokovic – secondo il 26enne – avrebbe dimostrato il motivo per cui i giocatori di alto livello non debbano ricoprire il ruolo di presidente dell’ATP Player Council. “Nonostante l’incarico, non ci ha messo la faccia nemmeno in call – afferma l’australiano al podcast di Break Pointmentre ci sono in giro immagini di lui che giocava a calcio in quei momenti. Ha organizzato il suo evento mentre in giro per il mondo nessuno riesce a giocare, è a capo del Player Council ma gestisce prima le sue cose“.

Per Harris (che aveva già attaccato Federer poche settimane fa), la lunga permanenza ai vertici del tennis mondiale di fuoriclasse del calibro di Djokovic, Nadal e Federer li rende inadatti a farsi rappresentanti degli interessi della base, di tutti quei giocatori che devono fare i conti anche con la sostenibilità economica della loro carriera da onesti professionisti. “Sono su livelli altissimi da così tanto tempo che dimenticano cosa vuol dire la nostra condizioneargomenta -. Federer può anche parlare in pubblico di redistribuzione dei soldi a vantaggio di chi ne guadagna di meno, poi però quando si va a votare la sua preferenza è quella di mantenere il sistema attuale. Tra i tre big, credo sia comunque Djokovic quello che più sta spingendo per aumentare i guadagni dei giocatori di più basso ranking“.

Harris ha anche svelato i contenuti di un acceso confronto tra Andrea Gaudenzi e Marco Trungelliti. Quando al Chairman ATP sarebbe stato chiesto dal giocatore argentino se i vertici avessero provveduto a un taglio dei loro stipendi, la risposta – nella ricostruzione di Harris – sarebbe stata: “No, perché si è lavorato due volte tanto. Dopo una giornata di lavoro con quello che ho fatto, mi sembra di aver giocato una partita di cinque set“. Dichiarazioni delle quali, chiaramente, non c’è riscontro. “Tutti nel mondo stanno subendo una riduzione delle retribuzioni – conclude Harris nel su sfogo -, l’ATP no e cerca anche di giustificarsi“.

 

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Le esibizioni di Berlino aprono al pubblico (in sicurezza)

Autorizzati 800 spettatori per la tre giorni sull’erba dal 13 al 15 luglio. Il limite si abbassa a 200 per l’appuntamento indoor dal 17 al 19. Tra le misure, mascherine per accedere in tribuna e distanziamento

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Continuano in Europa gli esperimenti per riportare gli spettatori a seguire il tennis dal vivo. Il disastro organizzativo dell’Adria Tour rimane l’esempio di tutto ciò che non si deve fare, ma la strada da seguire – con tutte le attenzioni del caso, come dimostrato in Italia dagli Assoluti di Todi – rimane l’accesso sulle tribune in numero limitato, con il rispetto del distanziamento sociale. Dalla Germania arrivano aggiornamenti sulle regole logistiche per le due esibizioni in agenda a Berlino a metà del mese. Le autorità locali – fanno sapere gli organizzatori – hanno autorizzato la presenza di 800 spettatori all’aperto per la tre giorni sull’erba in programma dal 13 al 15 luglio nello stadio Steffi Graf. Il limite si abbassa a 200 dal 17 al 19 luglio, quando invece si giocherà indoor sul campo allestito in un hangar in disuso nell’aeroporto di Tempelhof.

Sarà il primo evento sportivo con la presenza di pubblico in Germania, lì dove il calcio è ripartito prima che in ogni altro Paese europeo ma rigorosamente in stadi vuoti. Tra le misure di sicurezza previste, l’obbligo di accesso agli impianti con le mascherine che però gli spettatori potranno rimuovere una volta raggiunto il posto assegnato (e molti saranno i seggiolini vuoti). I giocatori e lo staff saranno sottoposti a tamponi e alla misurazione della temperatura, oltre che obbligati a mantenere comportamenti adeguati anche fuori dal campo. Edwin Weindorfer, direttore dell’evento, si è espresso così: “Tutto il mondo del tennis in quei giorni guarderà Berlino, i partecipanti e lo staff dovranno essere consapevoli del loro status di modelli“.

Il campo dei partecipanti annunciati per il doppio appuntamento è di buonissima qualità. Prevista la presenza di Thiem e Zverev – entrambi reduci dall’Adria Tour, è lecito quindi attendere una conferma – come anche di Kyrgios, Struff e Sinner. Sarà anche l’occasione per rivedere in campo Tommy Haas, che si è ritirato nel 2017. Nei tornei femminili toccherà a Elina Svitolina, Kiki Bertens, Petra Kvitova, Julia Goerges, Caroline Garcia e Andrea Petkovic.

LE REGOLE – Per quanto riguarda le regole di gioco, ci sarà un tabellone a eliminazione diretta a partire dai quarti di finale con i primi due del seeding avanzati di un turno. Gli incontri si disputeranno al meglio dei tre set, ma il terzo sarà un tie-break. Niente giudici di linea, ma tutte le chiamate saranno gestite da hawk-eye come accade alle Nextgen di Milano. Il montepremi è di 100.000 euro sia per il maschile sia per il femminile.

 

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