Nadal: "O viaggiano e giocano tutti oppure sarebbe ingiusto riprendere a giocare"

Interviste

Nadal: “O viaggiano e giocano tutti oppure sarebbe ingiusto riprendere a giocare”

Lo spagnolo in un’intervista su Zoom con la stampa internazionale: “Se dovessi andare oggi a New York direi no. Tra due mesi, chissà”

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Rafa Nadal a Shanghai (foto via Twitter, @SH_RolexMasters)
 
 

Nell’impossibilità di dialogare di persona con i principali attori del tennis mondiale, è difficile farsi un’idea precisa di come stanno trascorrendo questa lenta fase di ripartenza dopo oltre due mesi di lockdown. Un piccolo aiuto ci viene fornito dal mezzo digitale. Oggi ho partecipato a una conferenza di Rafael Nadal su Zoom, che è durata circa mezz’ora e della quale allego audio integrale.

Nadal ha confermato una certa insicurezza riguardo alla ripresa del tennis, della quale sapremo di più tra undici giorni quando dovrebbe essere resa pubblica la decisione di USTA a proposito della disputa dello US Open. Per lo spagnolo non si tratta solo di un problema di sicurezza individuale, ma della difficoltà di consentire a tutti i tennisti di spostarsi – senza i quali non sarebbe corretto disputare il torneo.

Di seguito, una trascrizione delle domande con relative risposte di Nadal.

 

Simon Briggs, Daily TelegraphQuanto hai parlato con la Federazione Francese e quanto credi che il torneo si giocherà?
“Non ho parlato molto con loro, ho ricevuto un loro comunucato 10 minuti prima che annunciassero la notizia della loro decisione (di spostare il torneo a settembre, ndr). Dopo ho cercato di parlare con ATP e giocatori, così da lavorare insieme perché la situazione era complessa ed è difficile ancora oggi. Ciascuno vuole che si giochi il proprio torneo e la situazione è quella che è. Ammiro la Federtennis francese: sono positivi e vogliono andare avanti e fare il torneo. Ma bisogna vedere come la situazione migliorerà e se sarà sicuro per tutti poter viaggiare e giocare. Il tennis è uno sport internazionale”.

(minuto 2:58) Russel Fuller BBC Lo US Open dovrebbe essere giocato prima del Roland Garros. Saresti contento di giocare a New York senza spettatori,con soltanto i giocatori di alcuni paesi e un solo membro del tuo team?
“Non è la situazione giusta, non è ideale. Se mi chiedete di partire oggi e giocare a New York, vi dico di no. Ma tra un paio di mesi chissà, non so come migliorerà la situazione. Chi organizza l’evento, cioè l’USTA, vuole che si giochi in sicurezza, esattamente come la Federazione francese. Vogliono che si giochi il torneo se tutti sono al sicuro. Ho fiducia che prenderanno la decisione giusta nel momento giusto. Se il torneo sarà organizzato vorrà dire che è sicuro farlo, altrimenti non avrebbe senso. Occorre mandare un messaggio chiaro alla società ed essere un esempio positivo per come si affrontano certe situazioni. Organizzare un torneo come uno Slam non è organizzare un evento per cinque o dieci persone! Sarebbe troppo facile. In uno Slam saremmo più di 700 persone solo fra giocatori e lavoratori, anche se ci fosse un solo coach. E poi ci sono singolari, doppi, uomini, donne, qualificazioni…”

(5:30) Simon Cambers, The Sunday HeraldQuando eri giovane dicevi di avere bisogno di allenarti e giocare molto per essere al meglio. È cambiato qualcosa? Sei preoccupato per per quando tornerai a competere?
“Negli ultimi anni ho imparato a giocare un buon tennis senza avere necessità di giocare troppi match. Ho imparato che posso giocare ad alto livello anche se mi fermo per un po’. Negli ultimi anni ho giocato pochi tornei rispetto ad anni precedenti… si tratta di fare la giusta preparazione. Sono preoccupato naturalmente, il mondo si è fermato, ma ho fiducia che se avrò abbastanza tempo per organizzarmi sarò ancora una volta competitivo”.

(7:50) Isabel Musy, RTS SwissAlcuni giocatori si sono allenati molto, altri no. E tu?
“Non ho potuto allenarmi troppo, ho ricominciato due settimane fa. Non ho potuto tenere una racchetta in mano prima perché a casa mia, nel mio appartamento, non ho un campo da tennis. Cerco di evitare infortuni, va fatto passo dopo passo. Gioco qualche giorno per settimana, non tutti i giorni e non tre ore al giorno. Qualche giorno un’ora e mezzo o due…”

(9:10) Ubaldo Scanagatta, UbitennisSe tu dovessi scegliere un solo Slam fra Parigi e New York, lasceresti New York per giocare Roland Garros?
“Non lo so, non conosco la situazione, non riesco ad immaginare una situazione così, non immagino che ci possano essere due tornei nella stessa settimana, né uno Slam che segua l’altro dopo due giorni. Non faccio predizioni Ubaldo, cerco di seguire le informazioni, non devo decidere oggi… se e quando arriverà il momento di decidere, lo farò insieme al mio team quando le cose saranno più chiare”.

(10:41) Angel Muniz Garcia, Cadena COPEAvevi detto che non ci sarebbe stato più tennis nel 2020. Hai cambiato idea? Pensi che se un solo giocatore non potrà giocare un torneo, non si dovrebbe ricominciare?
“Non so prevedere il futuro. Quando dissi quelle cose la situazione era terribile. Molti soffrivano, c’erano molte vittime ogni giorno. Non pensavo al tennis in quei momenti ma alla salute di tutti. È difficile per me pensare che si possano organizzare tornei sicuri per la salute di tutti e ‘giusti’ per tutti. Quando dico giusti, intendo che ogni giocatore di ogni parte del mondo deve avere la possibilità di poter viaggiare e giocare. La chiave sarebbe trovare una cura, ma non arriverà abbastanza a breve da essere sicuri che si possa giocare senza il rischio di contrarre il virus. Finché non saremo sicuri al 100% secondo me dobbiamo aspettare un po’ di più. Il nostro sport non è come il football o altri sport che si possono giocare in un solo Paese, nel tennis si mischiano persone che provengono da tutto il mondo, le complicazioni sono tante. Sono preoccupato per questo ma allo stesso tempo sono positivo per il futuro. Oggi quel che mi preoccupa è il ritorno alla vita normale per tutti nel mondo”.

(14) Reem Abulleil, Gulf Sports Media Credi che ATP e WTA si fonderanno?
“Non lo so, è un’idea di Roger… ma metterla in pratica non è semplice. Idealmente per certi tornei potrebbe essere una buona idea…”

(17) The Sun London Al di là dei problemi con il Covid-19 negli USA ci  sono anche problemi connessi al razzismo e alla morte di George Floyd
“La situazione è bruttissima. Quando vedo quel che sta succedendo trovo che sia terribile. Ci sono situazioni che mai vorrei che accadessero, ma accadono. Spero che il Paese possa controllare quel che sta succedendo in molte città e ricostruire una vista normale di reciproco rispetto. Non c’è niente più importante che vivere in salute  e i pace. Tutti quelli che sognano un mondo migliore lo vorrebbero. Pace, salute, nessun razzismo, niente povertà, ma succedono altre cose di frequente. Vedo le proteste per le strade… e non mi pare la maniera giusta. Non è un buon esempio. Credo molto nella gente e penso che che risolveremo il problema prima o poi. È chiaro che tutti dovrebbero avere gli stessi diritti, le stesse opportunità. La violenza e la pandemia nelle quali siamo immersi creano un’atmosfera molto complicata. La violenza può creare solo disastri. Oggi questi problemi ci aiutano a diventare più sensibili, ci accorgiamo di quanto siamo fortunati e che non vale la pena dannarsi per stupidi problemi…”

(25) – Questo stop danneggerà più voi tennisti anziani o gli altri?
“Non lo so, ma penso che sia peggio per noi. I lunghi stop per giocatori più anziani sono più duri per il loro recupero. Però noi possiamo contare su una maggiore esperienza. Io per esempio ho vissuto diversi periodi  con problemi fisici e ho saputo come ritornare a giocare ad alti livelli. Ciascuno di noi farà come può. Di sicuro so che ho voglia di tornare  a giocare per un paio di anni in più. Desidero tornare a giocare a tennis in uno stadio pieno e con la energia che ti danno gli appassionati”.

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Roland Garros, Tsitsipas: “Ho tirato fuori il mio istinto da combattente nel terzo set”

Stefanos Tsitsipas si è spaventato parecchio contro Musetti: “All’inizio non ero lì con la testa, ero frustrato con me stesso”

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Stefanos Tsitsipas - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Stefanos Tsitsipas ha rischiato di uscire di scena già all’esordio, nella 126esima edizione dello Slam Parigino di Bois de Boulogne. Il greco ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio del nostro Lorenzo Musetti. Il carrarino, come un anno fa negli ottavi con Djokovic, ha incantato magnificamente il Philippe Chatrier portandosi ad un solo parziale dall’impresa di eliminare il finalista della passata edizione. Stefanos però ad un passo dall’esiziale e definitivo abbandono prematuro del secondo Major dell’anno, che dopo un’eccellente stagione sulla terra – con la semifinale di Madrid, l’ultimo atto al Foro Italico ma soprattutto il titolo di bicampione nel Principato monegasco – avrebbe avuto il sapore amaro di un’occasione non colta, si è ritrovato o per meglio dire (come ha ricordato anche lui in conferenza) ha ritrovato il servizio, e si è scosso pienamente riscoprendo il suo instinto brutale di combattente puro sangue. Facendo sempre affidamento alle parole del 23enne ateniese, è stato abbastanza inspiegabile il blackout mentale avuto nella prima parte dell’incontro, anche se seguendo ciò che ha dichiarato Tsitsi, probabilmente la causa è da rintracciare in una mancata capacità di concentrazione sul focus del momento ed una contemporanea esasperazione della proiezione su quello che accadrà. Questi ed altri ancora sono stati i temi toccati in sala stampa dal n. 4 ATP dopo la battaglia di 3ore e 36minuti con il 20enne toscano.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

D: Partita lunga come al solito. Sei abituato a questo tipo di match. Come riesci ad affrontare tali sfide?

Stefanos Tsitsipas: “Devo davvero lavorare per ottenere qualcosa nella vita. Le cose non sono facili. Mi rifiuto di abbandonare la possibilità di provarci. Questo è semplicemente il modo in cui io approccio a queste condizioni. La partita non è mai veramente persa, finché non si conclude realmente, anche quando si è sotto di due set. Ti basta giocare punto dopo punto. Desideri solo che i tuoi sforzi pagheranno a lungo termine. Sai, essere in quella situazione è come, essere su una montagna che devi scalare, e sono stato in grado di arrampicarmi e capace di ritrovare lo slancio in modo costante e coerente con il mio gioco”.

 

D: Conoscendo Lorenzo, lo sapevi che sarebbe stata una partita del genere?

Stefanos Tsitsipas: “Assolutamente sì. L’ho detto. Sa lottare fino in fondo in ogni match. È un giocatore di talento, che ha un bel rovescio a una mano. Conosce il gioco sulla terra battuta. Lui è cresciuto giocando su questi campi. È sicuramente un avversario davvero difficile da affrontare in qualsiasi circostanza”.

D: Qual è stata la chiave della vittoria oggi? Quanto hai fatto in questo incontro, pensi che basterebbe per il prosieguo del torneo?

Stefanos Tsitsipas: “Beh, una volta che ho iniziato a trovare il mio servizio, il quale era davvero spento nel primo set. Forse non nei primi scampoli della partita, ma dopo è completamente crollato. Non lo sentivo per nulla. Questo ha permesso a lui [Musetti, ndr] di potermi allontanare dalla linea di fondo di parecchi metri. Una volta che ho davvero trovato lo slancio sul mio servizio, la mia routine e tutto il resto, sapevo che sarebbe stato tutto diverso, che sarebbe stato quel fiammifero che avrebbe innescato una nuova partita con una diversa inerzia. Sai, mi sentivo come se stessi servendo meglio di lui, creando più opportunità con il mio servizio, e ciò mi permetteva di premere anche di più da fondo campo. Sarebbe stato un po’ ingiusto, dalla mia prospettiva, avere un risultato che non fosse la vittoria”.

D: Qual è il tuo programma prima della prossima partita?

Stefanos Tsitsipas: “Sempre fisioterapia leggera, camminare, attivazione. Domani è un giorno per ricaricarmi e ottenere ancora più energia in vista del giorno successivo”.

D: Hai detto che in campo all’inizio non facevi tutto quello che era in tuo possesso per sentirti bene. Volevo solo capire meglio. Intendevi in un modo fisico, a livello di energie, oppure mentale

Stefanos Tsitsipas: “Modo mentale, assolutamente. Mentalmente, non so cosa fosse esattamente, ma non ero lì sul campo con la testa. Ero da qualche altra parte. Ero frustrato con me stesso. Cosa ho fatto per sentirmi in quel modo o per meritarlo in un palcoscenico come questo, in un Grande Slam, non si sa. O meglio credo e penso di essere stato davvero troppo concentrato sul futuro, pensando ad altre cose invece di essere realmente e pienamente presente in ciò che io stavo facendo in quel momento. Ma il mio istinto di combattente è venuto fuori nel terzo. Non avevo altra scelta, immagino. Ho davvero dovuto tirarlo fuori e andare fino in fondo, per recuperare e centrare il successo”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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L’ultima recita di Jo-Wilfred Tsonga: “Non avrei potuto chiedere di meglio”

Un commosso Tsogna saluta tutti, dopo l’abbraccio dei 15.000 del Philippe Chatrier. “Sono tutti molto felici, perché sono finalmente riuscito a piangere”

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Jo-Wilfried Tsonga - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Ieri si è chiusa la carriera di Jo-Wilfried Tsonga dopo la sconfitta contro la testa di serie n.8 Casper Ruud per 6-7, 7-6, 6-2, 7-6. Di seguito l’emozionante conferenza dell’ex tennista francese.

D. Vorrei solo chiederti qual è la tua emozione più grande in questo momento e come ci si sente là fuori in campo al termine del match con la standing ovation dal pubblico.
JO-WILFRIED TSONGA: La mia emozione più grande è stata tutta la partita di oggi e anche dopo. È stato semplicemente fantastico. Il modo in cui la folla mi ha sostenuto oggi, mi ha dato la forza di combattere, ed è quello che ho fatto. Oggi è stata una bella partita per me. Purtroppo non l’ho fatta finire come volevo, ma finisco in campo, giocando come ho fatto per tutta la mia carriera, correndo dietro alla pallina. Sì, è stato emozionante per me, in un certo senso ho finito come volevo finire.

D. Oggi è stato un grande giorno per te. Hai qualche idea sul tuo avversario, Casper Ruud, che ha cercato di fare del suo meglio?
JO-WILFRIED TSONGA: Sì, oggi penso che non fosse una partita facile per lui da giocare contro di me qui davanti alla folla francese. Non è facile, e penso che l’abbia fatto molto bene. Ha giocato un tennis solido, perché penso che oggi sarei riuscito a battere la maggior parte dei giocatori ma non lui. Voglio dire, è sempre appassionato. Gli piace essere in giro. Oggi ha fatto benissimo.

 
Jo-Wilfried Tsonga e Casper Ruud – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

D. Congratulazioni per la tua carriera. Quali sono i tuoi ricordi preferiti? Quale è cosa più importante, l’unica cosa che il tennis ha dato a te?
JO-WILFRIED TSONGA: Per me è stato tutto bello. Tutto il percorso è stato, sai, bello da vivere. Anche il triste momento, anche il momento difficile. Sai, per me, non posso dire che un giorno sia stato migliore di un altro, sai, perché un giorno vinci Paris-Bercy, e il giorno dopo ti senti ancora bene. Così è ancora una buona giornata. Ho passato così tanti bei momenti e penso che la cosa più importante per me era vivere questo con le persone intorno a me ed essere in grado di condividere la tristezza a volte, la felicità. Sì, quello che ricorderò di sicuro, è tutte le relazioni che avevo con le persone intorno.

D. Questo match è stato il simbolo della tua carriera. Hai sempre combattuto. Tu sei sempre stato splendido in campo. 6-5 nel quarto. Poi ti sei fatto male alla spalla. Quindi c’è un po’ tutta la tua carriera in questa partita.
JO-WILFRIED TSONGA: È vero, un po’ di tutto. Bei momenti. C’è quasi come un copione o uno scenario, e infortuni e anche un avversario che era molto solido dall’altra parte. Anche questo fa parte della mia carriera Penso di aver giocato contro giocatori incredibili per tutta la mia carriera. Certo, beh, i primi quattro giocatori ma non solo loro. Anche altri. Del Potro, Cilic, Wawrinka, Ferrer, tutti questi sono duri combattenti. Quindi oggi, beh, sono felice di aver giocato contro Casper. È un giocatore intenso. Penso che sia molto stabile se tu guardi i suoi risultati. È un giocatore solido. Per me, essere stato in grado di combattere contro un solido giocatore per la mia ultima partita è quello che mi aspettavo. Questo è quello che volevo fare. Volevo finire così, in campo, per fare del mio meglio, infortunato o meno. Quando stavo per servire e mi sono reso conto che non potevo mettere il braccio su, poi ho chiamato il fisio. Ma ho pensato, sto andando devo rimanere in campo e finire questa partita. Ecco come volevo finire, in campo, dare il mio miglior tennis. Io penso che questo sia quello che ho fatto. In ogni caso, non ci sarebbe stata una seconda partita, perché oggi ho lasciato tutto in campo.

Benoit Paire, Gael Monfils e Richard Gasquet – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)()

D. Vorrei chiederti una cosa. Questa partita è stata davvero tirata. Durante il tiebreak del secondo set, eri favorito, credo. Lo scenario sarebbe potuto essere diverso se avessi vinto questo set. Lo sapevi che la gente avrebbe festeggiato, per questo la gente era venuta alla tua ultima partita? Eri consapevole di questa possibile celebrazione?
JO-WILFRIED TSONGA: Sapevo che qualcosa sarebbe successo. Sapevo che qualcosa doveva succedere. Non sapevo cosa, non sapevo chi. Per me, è stato abbastanza commovente vedere i miei primi allenatori all’angolo. Anche i miei genitori. Di solito sono abbastanza discreto, e so che non è proprio qualcosa che loro piace, essere visti davanti alla folla. Anche i ragazzi, Gael ha detto che sarebbe venuto. Lui mi ha detto: ‘Non potevo mantenere un segreto’. Non sapevo dei giocatori che sarebbero venuti in campo. Naturalmente stavo pensando a un certo numero di cose, pensando forse questo, forse quello. Ma non volevo pensare anche io molto su questo, perché volevo viverlo davvero il momento, che è quello che ho fatto fino in fondo. Mi sono davvero divertito. Sono tutti molto felici, perché sono finalmente riuscito a piangere. Bene, è un momento che rimane nella mia memoria, ma è così veloce quando ci sei dentro. È difficile vivere il momento che stai vivendo. I miei occhi erano dappertutto. Non sapevo davvero dove andare. Quando rivedrò le immagini in seguito, sarò molto commosso.

D. Bene, a proposito, per favore dicci di più sulla tua mentalità quando stavi giocando questa partita. Eri teso perché pensavi che potesse essere l’ultima o non hai sentito alcuna pressione, perché pensavi che forse quello fosse l’inizio di un’intera serie di vittorie e quindi di totale felicità? Come hai fatto a gestire questo, perché tu sapevi che era il tuo ultimo torneo e la fine della tua carriera?
JO-WILFRIED TSONGA: Beh, è ​​stato abbastanza difficile. Prima dell’inizio della partita, ero con Thierry e mio fratello e un mio amico che è stato con me, Clement Genin, che era con me, fisicamente parlando, dentro gli ultimi mesi. Ogni volta ci guardavamo negli occhi ci siamo resi conto che forse quella era la mia ultima volta che avrei giocato nel centrale dello Philippe Chatrier. Quindi è dura. Ero in campo. Ma emotivamente parlando, ero in una condizione molto speciale. Ho pensato, ‘no, no, no, non ora, non ora, devi provarci. Volevi essere qui. Volevi combattere fino all’ultimo punto. Non c’è tempo per le emozioni ora’. Quindi potevo sentire le lacrime nei miei occhi, ma poi quando ero in campo, come ho detto prima, devi andare, ed è stato un bene per me. Ho detto, c’è una partita da giocare. Questo è quello che ho fatto.

D. Ora, quello che è successo è stato molto importante, ma vorrei parlare di quello che verrà dopo. Che dire di questa sera, i giorni a venire? I mesi a venire? E poi questa nuova pagina bianca, una nuova vita per te. Cosa diresti del tuo futuro in breve, medio e lungo periodo?
JO-WILFRIED TSONGA: A breve termine, beh, non ti inviterò. Potresti non essere in grado di trovare la strada di casa. Scherzi a parte, a breve festeggerò con i miei amici. Molte persone sono venute da lontano per vedermi e per festeggiare. Allora mi godrò la serata. Domani ho degli esami, perché credo di essermi fatto davvero male alla spalla. Poi mi godrò l’estate in Europa. prenderò una pausa e continuerò a sviluppare l’accademia con Thierry. Continuerò e organizzerò i tornei qui in Francia, il torneo ATP e basta. E inoltre colgo l’occasione per incontrare tutti queste persone che non ho potuto incontrare in questi anni e che mi sono mancate

D. Ora hai assaggiato un match di alto livello sul centrale con un sacco di folla che ti sostiene. Che cosa ti mancherà alla fine della tua carriera? Cosa ti mancherà nella tua vita da giocatore?
JO-WILFRIED TSONGA: Bene, l’hai detto. È adrenalina, per entrare in un grande campo come questo, adrenalina che puoi sentire quando hai 15.000 persone che gridano il tuo nome, sostenendoti in campo. Quello che è successo a me è abbastanza improbabile. Fisicamente non mi sentivo così bene di recente, ma oggi, come ho detto prima, oggi o negli ultimi due o tre giorni, sono stato meglio. E non mi sentivo così da molto, molto tempo. Penso che sia grazie a tutto questo, cioè a tutte queste persone che mi sostengono, e la mania, la passione, le persone sugli spalti. Era pura follia oggi. Una delle migliori atmosfere che ho visto nella mia carriera, ed è la mia ultima partita. Non avrei potuto chiedere di meglio. Non potevo chiedere una sceneggiatura migliore, a parte il fatto che avrei potuto vincere. Beh, francamente, questo è ciò che mi mancherà, il contatto con la folla. E anche con quelli che mi hanno sostenuto per tutti questi anni.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Roland Garros, Cecchinato: “È stata una vittoria di testa”

Soddisfatto della vittoria in rimonta, Marco Cecchinato racconta le difficoltà del rientro dopo l’infortunio: “Non è stato facile, la parola d’ordine è stata ed è sacrificio”

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Marco Cecchinato - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

È un Marco Cecchinato visibilmente soddisfatto per la vittoria in rimonta al quinto su Andujar quello che si presenta in sala stampa dopo il match. Spiegando come sia riuscito nell’impresa. ”Una vittoria di testa, la forza per rimontare l’ho trovata nella testa. Peccato per i primi due set, dove in entrambi ero al comando nel punteggio. Ma sono contento perché nonostante le tante occasioni sprecate sono riuscite a vincere da due set sotto. E poi con un terraiolo come lui che non molla un punto, ci ha provato fino alla fine, cercando di cambiare qualcosa anche sul 5-0 nel quinto. Sono molto soddisfatto di questa vittoria.”

Gli viene ricordato che anche nel 2018, l’anno della semifinale, al primo turno aveva vinto rimontando due set. Il tennista palermitano sta al gioco: “Ora vado a dire a Max Sartori che l’ho fatto apposta di andare due set a zero sotto. Devo dire che sono arrivato qui con buone sensazioni. Ho ricominciato a giocare benino, ho battuto Thiem, che è in difficoltà ma devi sempre batterlo, e Cuevas. Non è stato facile dopo i tre mesi di stop, per me era il primo infortunio ed è stato difficile rientrare, non credevo così tanto. Ma con Max abbiamo deciso di intraprendere un percorso, anche cambiando un po’ i programmi di inizio anno.”

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Gli chiediamo se ci sia una parola chiave con cui possa sintetizzare il percorso intrapreso con Sartori a cui ha accennato: “Beh, la parola più importante è sacrificio. Per me dopo l’infortunio l’importante è stato allenarmi e stare lì, in un momento in cui ho perso per undici volte di fila al primo turno. Ho giocato anche un po’ da infortunato per provare a sentire le emozioni, le sensazioni del match. Questa è stata una nostra scelta che non è stata facile, non è mai bello perdere al primo turno. Ma era necessario, era necessario questo sacrificio per ripartire e questa deve essere la parola chiave fino alla fine dell’anno”.

 

Chiudiamo con l’osservazione che sul campo non c’era solo la solita rappresentanza di tifosi italiani a sostenerlo, ma anche un rumoroso gruppo di tifosi locali: “Vero, mi porto dietro un po’ di fans parigini da tanti anni. Qui è sempre bello tornare, anche negli anni scorsi ho sempre avuto un tifo pazzesco e mi fa piacere, mi fa stare bene in campo.”

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