Salta l’ATP 500 di Tokyo: è davvero a rischio lo swing asiatico?

L'organizzazione giapponese annulla a causa della pandemia il torneo in programma dal 5 all'11 ottobre. L'ATP deciderà a metà luglio sul resto dei tornei di quella parte del mondo, ai quali però la WTA non ha rinunciato

Di Pietro Scognamiglio
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ATP Tokyo (foto via Facebook, @rakutenjapanopen)
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A distanza di poche ore dall’ufficializzazione del calendario della ripartenza, l’Asia inizia a chiamarsi fuori. Chiaramente parliamo solo di ATP, visto che la WTA si è portata avanti ufficializzando le date fino al termine della stagione e ha confermato gli appuntamenti – economicamente strategici – tra Corea del Sud, Cina e Giappone. Proprio nella capitale giapponese, però, non si terrà il Rakuten Open (ATP 500) vinto nella passata edizione da Novak Djokovic. L’annuncio è arrivato dall’organizzazione su Twitter, motivato da ragioni di sicurezza a causa della pandemia che renderebbero impossibile la disputa del torneo dal 5 all’11 ottobre (nella stessa settimana in cui la WTA fa base a Seoul).

Non vedevamo l’ora di avervi tutti all’Ariake Tennis Park – aggiungono dal Giappone – ma la sicurezza dei tifosi e del personale è la nostra priorità“. Il forfait di Tokyo andrebbe così a confermare l’indiscrezione diffusa qualche giorno fa dal quotidiano spagnolo Marca, secondo la quale il tour – una volta lasciati gli Stati Uniti dopo Cincinnati e lo US Open – potrebbe proseguire soltanto con i tornei indoor europei (Mosca, Anversa, Stoccolma, Vienna, Basilea e il Masters 1000 di Bercy), rimanendo fermo l’orizzonte delle Finals di Londra in programma dal 15 al 22 novembre. L’ATP nel suo ultimo comunicato non ha in realtà chiuso le porte all’Asia, a prescindere da Tokyo: è stato infatti programmato per metà luglio un aggiornamento ufficiale sui tornei calendarizzati in quella parte del mondo. Oltre al 500 nipponico, in ballo rimangono gli ATP 250 di Chengdu e Zhuhai, l’altro ATP 500 di Pechino e il Masters 1000 di Shanghai.

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