La notizia che non avresti voluto dare: il coronavirus si abbatte su Dimitrov e l'Adria Tour

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La notizia che non avresti voluto dare: il coronavirus si abbatte su Dimitrov e l’Adria Tour

ZARA – La positività di Grigor Dimitrov ha gettato nello sconforto organizzatori e presenti a Zara, per la seconda tappa dell’esibizione organizzata da Novak Djokovic. Rimasta senza un vincitore

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Borna Coric e Grigor Dimitrov dopo il match di ieri. Il bulgaro è poi risultato positivo al coronavirus (foto: Mario Cuzic\HTS)
 

Dal nostro inviato a Zara

Domenica, ore 20.00. Doveva essere l’orario della finale Djokovic-Rublev, degna conclusione di un bel weekend di tennis qui a Zara. Invece è stato l’orario di una doccia fredda che ha fatto ricadere tutti nel dramma che si credeva ormai alle spalle, quello del coronavirus.

La positività al tampone di Grigor Dimitrov ha avuto le sue immediate ricadute sulla seconda tappa dell’Adria Tour, che ieri lo aveva visto disputare il primo match contro Coric prima che la febbre che lo aveva colpito lo costringesse al ritiro. “Stiamo organizzando tutto il necessario affinché il maggior numero di persone di quelle che sono entrati in contatto con Grigor effettuino i controlli necessari. Ho già contattato molte persone e posso affermare che nessuno tra i giocatori, i loro staff, i volontari e i loro familiari presenta dei sintomi” ha detto Djordje Djokovic, Direttore dell’Adria Tour, che insieme a Goran Ivanisevic, direttore del torneo di Zara, ha comunicato alla stampa che in seguito alla positività di Dimitrov la finale veniva annullata.

 

Djokovic ha voluto sottolineare come “nessuno dell’organizzazione e dei giocatori è stato a stretto contatto con Dimitrov“, ma è stato incalzato subito dalla domanda di una giornalista che ha sottolineato invece come Dimitrov abbia partecipato alla partita-esibizione di basket di qualche giorno fa qui a Zara, insieme a tutti gli altri giocatori. Djokovic ha glissato, rispondendo solo che al momento l’organizzazione sta attendendo le indicazioni della autorità sanitarie croate per i prossimi passi. “Io ho fatto il test tre giorni fa, e sono risultato negativo; ero stato a contatto con Dimitrov dieci giorni fa. Ora non so se dovrò farlo di nuovo” ha detto Ivanisevic, a confermare le parole del fratello di Novak.

L’incontro di basket di giovedì scorso, tra i giocatori dell’Adria Tour e il KK Zadar, presente anche Dimitrov – foto: Mario Cuzic\HTZ)

Non c’è al momento molto da aggiungere. Evidente come la situazione sia in continua evoluzione, come del resto emerso dalle parole di Djokovic e Ivanisevic in conferenza stampa. Per dovere di cronaca ripercorriamo nel seguito la giornata odierna, con amarezza e dispiacere. E rivivendo quella preoccupazione provata per tanti mesi.

IL SOLE CHE NON C’ERA – Il sole che ieri aveva fatto da splendida cornice alla prima giornata della seconda tappa del’Adria Tour, oggi aveva invece deciso di non farsi vedere dalla parti di Zara. Quasi un presagio, a pensarci ora dopo quanto accaduto, i nuvoloni scuri che sin dal primo mattino si sono addensati minacciosi sopra la città dalmata e avevano fanno tenere per tutto il pomeriggio le dita incrociate agli organizzatori per evitare possibili sospensioni per pioggia, che avrebbero rischiato di provocare l’annullamento del torneo. Purtroppo, non è stata la pioggia ad annullarlo. 

Così tra i nuvoloni carichi di pioggia ed una temperatura decisamente più bassa di qualche grado rispetto a ieri, alle 14 iniziava la seconda giornata del torneo, con un match dall’esito abbastanza scontato, dato che anche se la sconfitta di ieri sera gli aveva tolto le oggettive speranze di conquistare il primo posto nel girone, Borna Coric non voleva certo sfigurare nell’ultima esibizione davanti al suo pubblico.

Pubblico a dire il vero molto scarso, dato che tra le condizioni meteo e lo scarso appeal del match, erano solo un centinaio gli spettatori presenti sugli spalti. Come aveva fatto il giorno prima (contro Djokovic era arrivato ad avere tre set point nel primo set), Pedja Krstin ha tenuto dignitosamente il campo, ma sicuramente si ricorderà di questo torneo per lo score negativo nei tie-break. Come già ieri contro Serdarusic, il n. 246 ATP ha perso infatti entrambi i parziali al game decisivo, per un totale di cinque tie-break persi su cinque. Per curiosità eravamo andati a controllare (ora non ne avremmo di certo avuto voglia), e avevamo scoperto che in realtà l’idiosincrasia di Pedja per il tie-break non è una cosa di questi giorni, dato che nel circuito non ne vince uno dallo scorso luglio (contro il brasiliano Clezar negli ottavi del Challenger di Tampere). Da lì in poi ne ha persi sette di fila. O meglio dodici, se contiamo i cinque di Zara. Senza grossi patemi, Coric chiudeva così la pratica Krstin in un’ora esatta.

Ecco le sue parole al termine del match: “Sono soddisfatto, ho giocato un buon match, come del resto anche i due di ieri. Sinceramente ero un po’ dubbioso al riguardo, dato che sono il tipo di giocatore che di solito ha bisogno di giocare un paio di match prima di ingranare. Invece qui, a parte forse il primo set con Nole, mi sono espresso sempre ad un buon livello. Questo periodo di pausa mi ha permesso di recuperare da tutta una serie di piccoli acciacchi fisici e di lavorare nell’ultimo periodo anche su alcuni dettagli tecnici, perché ritengo di avere in tutti i colpi dei margini di crescita. E ora ho ancora due mesi di allenamento per prepararmi al meglio prima di riprendere a giocare nel circuito”.

Borna Coric – Adria Tour (foto: Mario Cuzic\HTS)

Le cose si sarebbero dovute fare più serie nel secondo match, la sfida tra Rublev e Zverev, con il tedesco costretto a vincere in due set per ottenere il pass per la finale (che non ci sarebbe stata) ai danni del moscovita. Troppa però la differenza in questo weekend tra i due, con il n. 7 ATP che riusciva a fare tutto sommato match pari nel primo set (deciso dal break al sesto gioco), ma che una volta restituito il break in apertura di secondo parziale e lasciava campo libero a Rublev, che si imponeva agevolmente in due set e diventava così il primo finalista del torneo. Non sapendo ancora che la finale non ci sarebbe stata.

Un po’ a sorpresa, non per le indubbie qualità del tennista russo, ma per il fatto che si era aggregato solo all’ultimo al gruppo e si credeva la cosa potesse rappresentare un handicap. “Sì, sono arrivato solo venerdì mattina e non avevo potuto dormire molto. Mi sono allenato subito con Sascha, ma poi c’è stata la presentazione e l’esibizione di doppio. Ma sono sceso in campo cercando come sempre di fare del mio meglio. Del resto è una condizione abbastanza abituale per noi: arrivare in un posto, giocare poco dopo e poi ripartire per andare a giocare presto da un’altra parte. Fa parte delle cose a cui devi essere preparato come giocatore” ha commentato al riguardo il n. 14 del ranking a fine match.

Intanto il vento aveva spazzato i nuvoloni più scuri, sebbene il cielo rimanesse sostanzialmente coperto, la temperatura si era alzata e le condizioni ora erano veramente ideali per assistere ad una partita di tennis. E infatti le tribune si erano riempite, tanto da raggiungere la capienza massima consentita in considerazione delle limitazioni per il coronavirus. Ovvero il 40% della capienza massima di circa 9.000 spettatori, anche se ad occhio – sottolineiamo però che era solo la nostra sensazione ottica – avremmo detto che almeno la metà dei posti fossero occupati.

Dato che siamo in argomento, diciamo che oggi qualche mascherina (poche) l’abbiamo vista. In particolare, la indossavano i camerieri del self-service a cui avevano accesso lo staff e i giornalisti. Non però i camerieri del bar accanto. A posteriori, visto quanto accaduto, tutte queste considerazioni vengono ora lette sotto un’altra luce. E non certo luminosa.

Tornando a parlare di quello che era accaduto sul Campo Centrale, c’è da osservare che le tribune si erano riempite anche perché toccava di nuovo a Novak Djokovic, in campo contro il croato Nino Serdarusic che già sabato sera era sceso in campo per sostituire Dimitrov. Non poteva certo essere il volenteroso n. 299 del mondo a frapporsi tra Nole e la finale, e infatti il fuoriclasse serbo in un quarto d’ora – il tempo che gli serviva per portare a casa il primo set – chiudeva matematicamente la pratica qualificazione.

Un leggero calo di tensione di Djokovic e soprattutto una crescita al servizio dello zagabrese (87% di prime nel secondo set ed oltre il 60% di punti alla battuta), che a sua volta si era scrollato di dosso il logico nervosismo del dover affrontare il giocatore più forte del pianeta (“Sì, ero un po’ teso all’inizio, normale. Anche se Djokovic è stato molto cortese e disponibile, abbiamo chiacchierato prima del match e questo mi ha permesso di scrollarmi di dosso un po’ di tensione” ha ammesso il croato dopo il match), consentivano a Serdarusic di portare a casa i propri game di battuta. A quel punto però Nole decideva di alzare i giri del motore di quel tanto che bastava per chiudere la questione: parziale di 11-3 dal 3-2 Serdarusic e terza vittoria in tre incontri per il n. 1 del mondo, che raggiungeva Rublev in finale. Inutilmente, purtroppo, anche in questo caso.

Novak Djokovic e Nino Serdarusic – Adria Tour (foto: Mario Cuzic\HTS)

Chiudeva la sessione pomeridiana e la fase a gironi l’incontro tra Danilo Petrovic ed il deludente Marin Cilic, reduce dalle due sconfitte in tre set contro Rublev e Zverev. Il 28enne tennista serbo si regalava un altro scampo eccellente, dopo quello di Sascha Zverev all’esordio, battendo un Marin Cilic veramente sottotono – molto più di ieri, quando aveva comunque lottato in entrambi i match – che chiudeva così tristemente all’ultimo posto del girone B. Raggruppamento che vedeva invece Petrovic piazzarsi al secondo posto, dietro a Rublev. Certo si è trattato di un’esibizione, e dopo un periodo di inattività, ma crediamo sia comunque una soddisfazione per il n. 157 del mondo (con un best ranking di n. 155) poter dire di aver concluso un torneo davanti a giocatori del calibro di Zverev e Cilic.

Il pubblico scendeva a mangiare e bere qualcosa negli stand attorno al campo centrale, per poi tornare sugli spalti in attesa della finale, senza sapere cosa era accaduto nel frattempo (anche la diretta televisiva dell’emittente SportKlub, che copriva l’evento, fino a dopo le 20 comunicava ancora che era in attesa dell’inizio del match). Era Goran Ivanisevic, in qualità di direttore del torneo di Zara, a comunicare ufficialmente al pubblico l’annullamento del match.

Logico che ora si trarranno le conclusioni su quanto accaduto, ricordando anche le polemiche sulla mancanza di precauzioni a Belgrado e anche sulle misure assolutamente non stringenti che vengono applicate qui in Croazia. Quello che possiamo dirvi in questo momento dalla sala stampa di Zara, è che la notizia ha fatto scendere il gelo e l’atmosfera serena e tranquilla di un paio d’ore fa si è dissolta, lasciando spazio di nuovo a preoccupati commenti sottovoce sul COVID-19. Neanche qui, dove il coronavirus non ha colpito in modo drammatico come in altri paesi (la Croazia ad oggi ha registrato 2317 casi e 107 decessi, ma con ben 18 casi nelle ultime 24 ore), assolutamente nessuno voleva tornare a pensarci.

RISULTATI

III TURNO
B. Coric b.s P. Krstin 4-3(4) 4-3(2)
A. Rublev b. A. Zverev 4-2 4-1
N. Djokovic b. N. Serdarusic 4-1 4-3(3)
D. Petrovic b. M. Cilic  4-2 4-2

CLASSIFICHE
GIRONE A – Djokovic 3/0,  Coric 2/1, Serdarusic-Dimitrov 1/2, Krstin 0/3
GIRONE B – Rublev 3/0, Petrovic 2/1, Zverev 1/2, Cilic 0/3

FINALE
N. Djokovic – A. Rublev – annullata

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ATP

ATP Sofia: Musetti esce tra i rimpianti, Huesler firma l’impresa e vola in finale

Lorenzo Musetti concede appena una palla break in tutto l’arco della partita, fatale, dopo essersi fatto rimontare da 5-1 nel tie-break del primo set. Sfuma sul nascere il sogno di una finale tutta italiana

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M. A. Huesler b. [4] L. Musetti 7-6 (5) 7-5

Marc-Andrea Huesler aggiunge un altro tassello alla sua settimana da sogno, eliminando anche la testa di serie numero 4 dopo aver sorpreso la numero 2 (Carreno Busta, al secondo turno). Una prestazione maiuscola da parte sua, dominante al servizio e brillante anche da fondo campo, che da lunedì gli varrà il best ranking al numero 74 (guadagnerebbe altre dieci posizioni in caso di titolo). Per Lorenzo Musetti, in ogni caso, restano grandi rimpianti, specialmente per non essere riuscito a concretizzare un vantaggio di 5-1 nel tie-break del primo set. La semifinale al Sofia Open consente comunque all’azzurro di centrare il suo best ranking: da dopodomani sarà 26esimo nella classifica ATP.

IL MATCH – La partenza di Musetti è folgorante, mettendo a referto due ace e due dritti vincenti nel primo game del match e facendosi subito minaccioso in risposta. Scosso dall’avvio brillante del suo avversario, Huesler deve subito rimontare nei suoi primi due turni di battuta. Affidandosi ad un’ottima prima – talvolta seguita anche a rete – è però molto bravo a recuperare in entrambi i casi da 15-30, salendo sul 2-2. La testa di serie numero quattro concede la miseria di un punto nei suoi primi tre game al servizio, muovendo bene lo svizzero e comandando le operazioni fin da inizio scambio. Ad avere la prima mini-occasione dell’incontro è proprio il numero 95 del ranking, che riesce ad arrampicarsi fino ai vantaggi nel settimo game, pur senza procurarsi nessuna palla break.

 

Abbandonati i leggeri timori di inizio partita, anche Huesler comincia a macinare punti in battuta, concedendo appena tre “quindici” nei quattro turni di servizio che gli servono per arrivare al tie-break. Non può essere diversa, infatti, la risoluzione di un primo set rapido, piacevole ed estremamente equilibrato. Musetti strappa subito un mini-break grazie ad un’ottima risposta nei piedi del suo rivale, concretizzata poi con un facile passante lungolinea di rovescio. L’italiano viene a prendersi a rete i due punti successivi, portandosi sul 4-1. Il parziale sembra ormai compromesso per lo svizzero, che con un doppio fallo concede un secondo mini-break, finendo sotto 1-5. Da quel momento, però, il 20enne di Carrara spegne la luce, perde gli ultimi sei punti giocati e deve cedere 7-6 (5) la prima frazione.

Decisivi, suo malgrado in negativo, sono due gratuiti di dritto e un doppio fallo che Musetti concede nei suoi ultimi tre mini-turni di servizio. Dettagli pesantissimi, in un set comunque molto ben giocato, che consentono a Huesler prima di rientrare in gioco, quindi di mettere la freccia e conquistare l’intera posta in palio. È un vero peccato per il numero 30 del mondo, anche perché al cambio campo l’espressione dello svizzero era evidente: neanche lui sembrava credere di poter vincere quel tie-break. L’avvio di secondo parziale, se possibile, è ancora più rapido del primo. Ad eccezione di qualche buon guizzo a rete e una SABR di federeriana memoria dell’attuale n°1 svizzero, sono i servizi a farla da padrone.

Dopo neanche mezz’ora il secondo set entra nella fase calda e, sul 4-4, per la prima volta nel match Huesler viene trascinato ai vantaggi, anche per via di due vincenti fantastici del suo avversario (un dritto in risposta e un passante di rovescio incrociato). È il game delle prime volte, dato che il numero 95 ATP concede anche la prima palla break dell’incontro, cancellata però con un meraviglioso serve&volley – seguendo la seconda – finalizzato con una volée in contropiede difficilissima. Musetti gioca senza dubbio il miglior turno di risposta della sua partita, impreziosito da alcune perle con il rovescio che, però, non bastano.

Nel dodicesimo gioco, quando tutto sembra apparecchiato per un nuovo tie-break, Musetti incappa nuovamente in un doppio fallo sanguinoso. Arrivato infatti sul 30-30, vale la prima palla break della partita per Huesler, che equivale anche ad un match point. Con una gran risposta lo svizzero sugella una prestazione maiuscola (spiccano 10 ace, 24 vincenti e 83% di punti vinti con la prima) e agguanta la vittoria più importante della sua carriera, raggiungendo la finale. Ora attende di conoscere chi tra Jannik Sinner e Holger Rune sarà il suo avversario domani.

Il tabellone completo dell’ATP250 di Sofia

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Flash

WTA Parma: Sakkari pronta per il doppio turno non sbaglia la partenza, finale contro Sherif

Sesta finale della carriera per la n. 7 WTA, la terza del 2022 dopo San Pietroburgo e Miami. Maria andrà alla ricerca del secondo alloro, il primo arrivò a Rabat 2019. Sfiderà l’egiziana N.74

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Maria Sakkari - Roma 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

[1] M. Sakkari b. D. Kovinic 7-5 6-2

Il sole è tornato a splendere più forte che mai. E’ questa la grande notizia della mattinata emiliana, per gli organizzatori del Parma Ladies Open, che dopo essere stati costretti a cancellare l’intera giornata di ieri causa maltempo e precipitazioni a dirotto; oggi possono finalmente tirare un sospiro di sollievo perché il clima pare aver compreso la situazione straordinaria del torneo romagnolo, dimostrandosi clemente. Infatti, ulteriori rinvii e posticipazioni non sarebbero state accolte col sorriso, poiché questo avrebbe significato ulteriori salti mortali per completare l’evento. Quindi, per fortuna basta e avanzano i doppi turni.

Sarà forse proprio per questa certezza, qualora avesse fatto sua la semi, di sapere di dover riscendere in campo per giocarsi il titolo nel pomeriggio – attorno alle 18:00 – che la favorita numero uno Maria Sakkari è riuscita per una volta in questa settimana a partire con il piede giusto, salvo poi perdersi e ritrovarsi. Tutto questo nell’arco nel primo parziale, insomma nel perfetto stile della 27enne di Atene. L’aver resistito al momento di difficoltà senza farsi travolgere definitivamente, le ha permesso di acquisire quella fiducia necessaria per dominare il secondo parziale imponendosi sulla montenegrina Danka Kovinic per 7-5 6-2 in 1h32′.

 

Ora l’obbiettivo per l’ex n. 3 del mondo è chiarissimo, mettere in bacheca il secondo titolo della carriera dopo quello, sempre conquistato su terra, a Rabat nel 2019. La greca sembra essersi ritrovata in Italia, sarà stato l’incontro con il proprio idolo Gigi Buffondel quale ha dichiarato, di imitare le gesta in allenamento parando a rete come il grande portiere campione del mondo nel 2006 – a rivitalizzarla; ma sta di fatto che ha ritrovato un quarto di finale dopo oltre tre mesi e ha aggiunto una vittoria al suo non invidiabile record di 6-16 nelle semifinali disputate sul Tour mondiale. Adesso, inoltre, dopo aver centrato la terza finale stagionaleSan Pietroburgo in febbraio, e quella al WTA 1000 di Miami in marzo: entrambe perse, per mano di Kontaveit e Swiatek -, ha voglia di migliorare un altro record personale, non proprio brillante, che la vede 1-4 negli ultimi atti del circuito maggiore.

IL MATCH – In totale contro tendenza, con quanto fatto vedere nell’intera settimana emiliana – nelle sue tre precedenti partite ha sempre perso il primo set, per poi puntualmente mettere a segno la rimonta -, Sakkari ha un avvio di incontro perfetto: parziale di 12 punti a 3 per la tennista greca, e così il 3-0 “pesante” nello score è presto servito. Al contrario inizio peggiore non poteva esserci per Kovinic, un approccio alla sfida a dir poco da incubo. La 27enne montenegrina infatti, si dimentica la prima negli spogliatoi facendo registrare nei suoi primi due turni di servizio, un deludente 25% per quanto riguarda la resa della prima palla (1/4); inoltre non contenta non è riuscita a racimolare neanche un quindici quando ha dovuto servire la seconda (0/5).

In questi primi scampoli di match, si ammira una versione della 27enne ateniese assolutamente centrata, certamente per ora la migliore della sette giorni in quel di Parma. Maria non lascia mai, in nessun caso, l’iniziativa all’avversaria comandando a spada tratta ogni singolo scambio: in particolar modo a far decisamente male è il suo dritto dal centro, con cui decide da quale lato del campo la n. 78 WTA debba incominciare a fare il tergicristallo in difesa. Tuttavia, e non sorprende più di tanto conoscendo la solita tenuta ondivaga della n. 1 del seeding – specialmente in una stagione con più ombre che luci -, all’improvviso l’interruttore della luce dell’ex n. 3 del ranking si spegne fragorosamente. In verità in un periodo di crisi energetica, con le bollette incontrollabili, come quello che stiamo vivendo non sarebbe una cattiva notizia; ma certamente non era né il momento giusto per farlo né ovviamente era questa l’intenzione della semifinalista del Roland Garros 2021. Tant’è comunque: contro filotto di Danka, che vince quattro giochi consecutivi portandosi in vantaggio sul 4-3 e mettendosi finalmente alla testa della contesa.

14 punti a 6 per la nativa di Cettigne, un parziale che ribalta completamente l’inerzia del duello. Sul piano tattico è cambiato poco, ma tanto basta per modificare le dinamiche dello scontro. Prima di tutto è salito il rendimento della battuta montenegrina, tuttavia era abbastanza irrealizzabile pensare che l’ex n. 46 al mondo potesse mantenere i numeri citati in precedenza per la durata complessiva del confronto. Statistiche che ovviamente fanno riflettere maggiormente sull’inizio del match, dove di certo Sakkari ha giocato esprimendo un livello alto ma è pur vero che è stata notevolmente avvantaggiata dal – praticamente – assente fondamentale di avvio gioco dell’avversaria. Ma se si vuole realmente scovare ciò che ha mandato in tilt la giocatrice ellenica, è stata una palla corta eseguita nel quarto game; sulla quale Danka si è superata con un recupero eccezionale.

Dunque perché allora la n. 7 WTA è andata in bambola, quando i meriti dell’altra erano di gran lunga superiori ai suoi demeriti in questo specifico punto? E’ facile, non appena una come Maria esce dalla sua confort zone di picchiatrice da fondo campo, e non ottiene ciò che sperava, non può che piantarsi e smarrire, oltre che la fiducia nel rigiocare nuovamente una variazione di quel tipo, anche le certezze nei suoi punti di forza. Brava però Kovinic, che acuisce le insicurezze altrui mediante l’utilizzo di colpi più arrotati, ma soprattutto alzando decisamente la traiettoria delle proprie esecuzioni: ciò provoca conseguentemente diversi non forzati della semifinalista dello US Open 2021, rispetto ad una prima parte di match in cui era infallibile.

Conosciamo però questo sublime, ma allo stesso tempo maledetto sport, basta un’inezia per rimescolare ancora ed ancora i rapporti di forza di una partita. Quello che bisognare fare è saper resistere, reggere l’urto della mareggiata quando arriva, e aggrapparsi come delle sanguisughe a qualunque appiglio. E’ Sakkari rispetta alla lettera questo diktat, affidandosi al suo servizio. Grazie alla battuta riesce a tenersi in vita, riacquistando a poco a poco la fiducia persa. Seguendo questo percorso, l’ateniese ritrova d’incanto il proprio tennis e potendo nuovamente contare su di un dritto, che frulla meravigliosamente breakka incredibilmente nell’undicesimo game; per poi andare ad appore il sigillo qualche istante dopo per il 7-5 (55 minuiti).

Ora sembra essere stati catapultati, tramite improba macchina del tempo, ai primi game della partita dove Maria faceva il bello ed il cattivo tempo. Allora Kovinic comprende che, continuando su questa scia ci sarebbe ben poco per lei da raccogliere. Così con coraggio e spavalderia inizia a prendere la rete, cancella una palla break in apertura di parziale che aveva sentore di match point, e si salva evitando di dover subito rincorrere. Ma oramai la strada è stata tracciata, nel terzo game grazie ad un moto d’orgoglio evita ancora – per la seconda volta, seppur solo ai vantaggi senza concede break point – di mandare la n. 1 del tabellone in vantaggio. Tuttavia al terzo tentativo l’inevitabile si manifesta. Sakkari allunga, perciò, sul 3-2 confermando poi prontamente per il 4-2. Danka non c’è più in campo e, attraverso una striscia di quattro game consecutivi – dal 2-2 – concede all’ex n. 3 del ranking di potersi giocare la sesta finale della carriera; la terza del 2022: l’ultima persa a Miami contro Swiatek.

M. Sherif b. [6] A. Bogdan 6-4 3-6 6-4

IL MATCH – Nella seconda semifinale, quella della parte bassa, si affrontano per la prima volta la tds n. 6 Ana Bogdan e l’egiziana Mayar Sherif. La 29enne rumena, reduce dal derby vinto nei quarti contro Irina Camelia Begu, si aggiudica la frazione d’apertura per 6-4 dopo 53 minuti di gioco. Un primo set veramente duro sul piano della richiesta fisica, ma anche per quanto riguarda il dispendio delle energie mentali, per le giocatrici: basti pensare che per completare i primi due game della partita sono stati impiegati 10 minuti esatti, mentre per raggiungere la prima metà del parziale – sul 3-3 – ben 33 giri di lancette. Tuttavia vi è stata un’assoluta dominatrice del parziale inaugurale, almeno in termini di occasioni costruite in ribattuta, e questa è stata la 26enne del Cairo. Mayar ha avuto chance di break già nel primo gioco dell’incontro, partendo a razza e issandosi immediatamente sullo 0-40. Ma Ana, con grande forza di volontà, è riuscita rialzarsi dalle sabbie mobili di un game che avrebbe potuto segnare in maniera indissolubile il resto della frazione. I problemi per la n. 53 WTA però, come detto, non sono terminate qui: ha sofferto anche sul 1-1, essendo costretta ai vantaggi, per capitolare definitivamente nel sempre dirimente settimo “malefico” turno di servizio della contesa. Lo strappo si è rivelato decisivo, visto che la n. 74 del ranking ha chiuso poco istanti dopo. A delineare realmente la differenza, è stata la leggera superiorità in termini di efficacia della battuta egiziana rispetto a quella rumena: 71% contro il 67% di trasformazione con la prima, ma soprattutto il 63% di realizzazione con la seconda al cospetto del solo 50% dell’avversaria. E questi numeri sulla seconda di servizio, inevitabilmente, si ripercuotono anche sulla efficienza delle ribattute a questo fondamentale: Bogdan raccoglie solo il 38% dei punti rispondendo alla seconda, mentre il 50% (6/12) di Sherif è il dato che veramente ha cambiato le carte in tavola.

La partita è molto piacevole da guardare, sicuramente sta offrendo maggiori spunti tecnici rispetto alla prima semifinale dove le protagoniste se le sono date di santa ragione da fondo senza mostrare qualche tipo di variazione con una certa costanza. Invece in questo incontro di giornata, entrambe le giocatrici in campo non disdegnano di prendere la rete o di eseguire puntuali drop-shot per sorprendere la diretta contendente. Anche il secondo set si rivela una vera battaglia agonistica, a livello di chilometraggio addirittura più dura. Se nella precedente frazione erano stati impiegati poco più di 30 minuti, per giungere sul 3-3; in questo caso mezz’ora serve solo per portare lo score sul 2-2. Due i game maratona, colpevoli di questa durata prolungata: il secondo da 12 punti e due palle break cancellate dall’egiziana; il quarto con ancora Mayar a vedere i sorci verdi, in questa situazione la bellezza di 16 punti giocati. Ma la giocatrice africana, mai doma, frantuma tutte e cinque i break point concessi. Sempre di ripercorrere quanto visto nella frazione inaugurale, ma a parti invertite. La 29enne di Sinaia continua a costruirsi opportunità a pioggia, e dopo essersi salvata per l’ennesima volta sul 3-3 ad oltranza cade nell’ottavo gioco. L’ex n. 59, non si fa sfuggire l’occasione tanto sudata, e non perdona: 6-3 in 54 minuti. Si va la terzo. Un set vinto grazie ad un innalzamento sensibile del rendimento del proprio servizio da parte dell’ex n. 59 WTA – che comunque vada rientrerà in Top 50 -, e pari merito un contestuale calo di quello avversario: 70% di prime contro il 68%, soprattutto l’88% di punti vinti con la prima (64% per Sherif). Tuttavia più di tutto a creare il vuoto, tra le due, l’86% di concretizzazione con la seconda contro un misero 31%, infatti la tds n. 6 si è intascata il 69% rispondendo alla seconda, al contrario della nativa della città che sorge sul Nilo che ha raccolto un punto ribattendo la seconda altrui (1/7; 14%). Non è che sia andata meglio per Sherif sulla prima, anzi, ha vinto solo il 13% (2/16) in risposta.

Nel terzo set battaglia infinita: dopo break e controbreak nel terzo e quarto gioco, si arriva alla stretta finale con 3 game fiume dopo il 3 pari: Bogdan però chiamata a servire per restare nel match sul 4-5 cede il servizio a zero, lanciando l’egiziana verso la sua seconda finale nel Tour.

Ha collaborato Luca De Gaspari

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PARMA 2022

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ATP

ATP Astana: Alcaraz e Medvedev guidano il tabellone, Tsitsipas e Djokovic tds n.3 e 4

L’unico italiano al via in Kazakistan sarà Jannik Sinner. L’altoatesino, dopo aver sbrigato la faccenda Sofia, sarà ai nastri di partenza del ‘500’ asiatico. Luca Nardi avanza nelle qualificazioni

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Carlos Alcaraz - US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Un main-draw ricchissimo, quello che presenta il nuovo Astana Open – al via lunedì 3 ottobre, sui campi del National Tennis Centre, che ospita anche tutti gli incontri casalinghi della squadra kazaka di Davis: a propositivo di questo, ci ricordiamo in tal senso un ottavo del World Groupe 2015 in cui l’Italia fu sconfitta, ahi noi, per 3-2 – con addirittura 6 membri della Top Ten mondiale, che saranno al via del torneo. Un parco partecipanti che potrebbe sorprendere nonostante i tanti appuntamenti dello swing cinese, cancellati a causa delle ancora limitanti norme anti pandemiche in essere nel Paese asiatico – dove fra l’altro oggi è Festa Nazionale -, debbono necessariamente essere sostituiti per poter garantire ai giocatori lo stesso numero di punti ATP che in una situazione normale, con un calendario non stravolto, sarebbero conquistabili.

In realtà, però, non lasciano basiti più di tanto i nomi roboanti che si daranno battaglia nella prossima settimana, ai nastri di partenza, poiché da quest’anno l’evento di scena in terra kazaka ha compiuto un salto di qualità. Per la prima volta, nella sua breve storia, difatti il torneo che si svolge nell’ex Nur Sultan – breve digressione sulla denominazione della capitale kazaka: dal 1997 al 2019 è stata conosciuta come Astana, poi il 23 novembre 2019 tramite decreto presidenziale venne rinominata Nur Sultan in onore del Presidente uscente. Ma, nel 2022 su iniziativa parlamentare è stata ripristinata la vecchia denominazione -, si presenterà come un ATP 500.

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI ASTANA

 

CARLOS E DANIIL I PRINCIPALI FAVORITI – Se poi si va più in profondità, andando a scovare l’origine della nascita di questo torneo, ci si accorge che l’evento, geograficamente situato a cavallo tra l’Asia e l’Europa, sia soltanto alla sua terza edizione. E che in un certo senso non avrebbe mai avuto vita se non si fosse abbattuta sull’intero globo la piaga della Pandemia, visto che l’ATP di Astana – allora Nur Sultan – ha fatto il suo ingresso nel Calendario internazionale nel 2020, come evento ‘250’. Dopo i trionfi di Millman e Kwoon, però come detto, nell’edizione 2022 il parterre sarà di tutt’altro peso.

A guidare il tabellone sarà il n. 1 della classifica mondiale Carlos Alcaraz, un bel biglietto da visita avere il capofila del movimento tennistico alla “prima” nella nuova veste, subito a ruota un Daniil Medvedev voglioso di riscatto e reduce dalle polemiche con il pubblico francese a Metz. Il 19enne murciano, al rientro dopo la parentesi agro-dolce vissuta in Davis, avrà però un esordio alquanto complesso ed esigente trovandosi dall’altra parte della rete il rampante Holger Rune. I due, entrambi classe 2003 già affrontatisi nei Round Robin delle Nex Gen Finals milanesi dello scorso anno, daranno certamente vita ad una sfida molto spettacolare. L’unica incognita risiede nelle condizioni del danese, oggi impegnato nella semifinale di Sofia ed opposto a Jannik Sinner, ma conoscendo bene le abilità da stacanovista del vichingo di Copenaghen non dovrebbero esserci problemi sul piano della stanchezza. Decisamente più semplice il debutto per il n. 4 del ranking ATP, il russo se la vedrà con il terraiolo catalano Albert Ramos-Vinolas.

UN GRECO E UN SERBO, AD INCALZARE DALLA RETROVIE – Nella parte alta del tabellone, verso un’ipotetica semifinale contro Carlitos, l’altra testa di serie di rifermento oltre al prodigio iberico sarà Stefanos Tsitsipas. Il greco non vive certamente un momento felice, ancora una volta in Laver Cup ha dimostrato di tremare quanto la posta in palio è di quelle veramente pesanti, ma dovrebbe assorbire nuova linfa in termini di fiducia, per ritornare ad esprimersi al meglio, grazie alla quarta qualificazione consecutiva alle Finals torinesi arrivata per una serie di risultati favorevoli materializzatisi a Seoul. Ai trentaduesimi per Tsitsi, ci sarà il veterano di casa Mikahil Kukushkin, omaggiato di un wild-card, avversario sicuramente da prendere con le pinze ma che ormai sembra aver smarrito lo smalto dei tempi migliori.

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI ASTANA

Diversamente, fare compagnia all’orso russo nella parte bassa sarà compito del 21 volte campione Slam Novak Djokovic. Il 35enne serbo, che nella giornata odierna affronterà – un altro russo – Roman Safiullin per centrare la finale a Tel Aviv, entrato in tabellone all’ultimo grazie ad un invito concessogli dagli organizzatori – perché non iscritto al torneo – da tds n. 4 inizierà la propria campagna kazaka opposto al quartofinalista dell’ultimo Wimbledon Cristian Garin.

TUTTI A CACCIA DI PUNTI PER LE FINALS – A completare il lotto ci sono altre tre teste di serie al via: Andrey Rublev, Hubert Hurkacz e Felix Auger-Aliassime . Il 24enne di Mosca e il polacco, rispettivamente quinto e settimo favorito alla vittoria finale, vanno caccia di punti vitali per conquistare la qualificazione al Masters di fine anno. Il n. 9 ATP fronteggerà, per iniziare, un qualificato; mentre Hubi avrà di fronte nei trentaduesimi di finale l’argentino Francisco Cerundolo – che ben si è comportato in Davis -. Il canadese ottava forza del tabellone, invece, esordirà in un match dagli spunti tecnici alquanto intriganti contro il valenziano Roberto Bautista-Augut. Due tennisti, che non solo hanno in comune il fatto di possedere il doppio-cognome, ma anche per certi versi un stile simile. Sicuramente la pesantezza di palla sia del dritto che del servizio in dote al giocatore di origini togolesi, dovrebbero varcare il solco in termini di cilindrata; ma se dovesse calare anche solo di poco nella spinta o nella precisione, Roberto certamente non farebbe prigionieri. Il Felix però ammirato con addosso la maglietta rossa del Resto Del Mondo, è un cliente che nessuno vorrebbe incrociare.

L’ITALIA SOGNA LA PRESENZA DI UN ALTRO AZZURRO – Ah ovviamente vi starete chiedendo se non manchi una testa di serie. Certo che manca, è quella del nostro Jannik Sinner. Il kid della Val Pusteria, dopo che cercherà fino alla fine di far man bassa in Bulgaria, si dirigerà in Kazakistan per affrontare l’erbivoro Oscar Otte. Sulla carta dovrebbe essere l’unico azzurro impegnato all’Astana Open, ma potrebbe non essere così. Luca Nardi infatti, nella mattinata odierna, ha superato il coetaneo serbo Hamad Medjedovic (n. 255 ATP) per 6-1 6-3 in quasi un’ora e dieci di match. Una partita che è stata il remake di quanto accaduto cinque anni fa nella finale del Les Petits As – il campionato del mondo under 14, che si svolge nella cittadina di Tarbes a venti chilometri da Lourdes -, dove a trionfare fu ancora l’azzurro. Ora per accedere al quarto main-draw della carriera, se la dovrà vedere con la tds n. 1 delle quali David Goffin. Un impegno sicuramente molto arduo, ma il 19enne pesarese – n. 151 del mondo – forte del suo seed di n. 7 proverà a regalarsi un’altra gioia dopo Anversa, Roma ed Amburgo.

IPOTETICI QUARTI DI FINALE, SE LE TESTE DI SERIE DOVESSERE ESSERE RISPETTATE –

[1] C. ALCARAZ – [5] A. RUBLEV

[3] S. TSITSIPAS – [7] H. HURKACZ

[6[ J. SINNER – [4/WC] N. DJOKOVIC

[8] F. AUGER-ALISSIME – [2] D. MEDVEDEV

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