Intervista a Neil Stubley: "Senza Wimbledon mi sento orfano. Amo questi campi come i miei figli" (Cocchi). ATP Finals, 10 cordate in campo. A fine mese il progetto vincitore (Guccione)

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Intervista a Neil Stubley: “Senza Wimbledon mi sento orfano. Amo questi campi come i miei figli” (Cocchi). ATP Finals, 10 cordate in campo. A fine mese il progetto vincitore (Guccione)

La rassegna stampa di giovedì 2 luglio 2020

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Intervista a Neil Stubley, il mago dell’erba: “Senza Wimbledon mi sento orfano. Amo questi campi come i miei figli” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

È l’erba sacra del tennis. Quella che ogni tennista sogna di calpestare almeno una volta nella vita. L’erba di Wimbledon, lo Slam che sarebbe iniziato lunedì a Londra, ma è stato cancellato dalla pandemia, è e sarà sempre più verde. […] Neil Stubley è l’head gardener, il giardiniere capo di Wimbledon. […] Neil, come sono queste giornate da orfano di Wimbledon? «Una strana sensazione. Da un lato non abbiamo mai smesso di lavorare, anche dopo la cancellazione del torneo, ma l’adrenalina, l’ansia della vigilia, la speranza che tutto fili liscio… beh, quella un po’ mi manca. Avevamo voglia di mostrare a tutto il mondo i frutti del nostro lavoro». Lei è un tipo ansioso? «Quando si tratta dei nostri campi abbastanza. Il giorno prima dell’inizio c’è del sano nervosismo, perché tutti noi desideriamo che le condizioni dell’erba siano buone. La notte prima non si dorme mai bene. Ma quando nei primi match tutto fila liscio, allora si comincia a respirare». Come ha reagito quando è arrivata la notizia dell’annullamento del torneo? «Dopo un momento di normale tristezza, ci siamo rimboccati le maniche e rimessi all’opera. La pandemia ha fermato il mondo, ci ha costretti al lockdown, ma madre natura non la ferma nessuno. L’erba cresce e i campi vanno comunque mantenuti, rasati, innaffiati come se si giocasse. E il prossimo anno torneranno ancora più belli e più verdi». Come vi siete organizzati durante l’isolamento? «Ci siamo divisi in due squadre di lavoro. Il distanziamento non è un problema, siamo a 20 metri di distanza e ognuno di noi ha la propria macchina e i propri oggetti personali. Alla fine si lavano e sistemano gli attrezzi. Tutto secondo le regole dettate dal governo». Quanti giardinieri dirige solitamente durante il torneo? «Di base siamo 17 giardinieri all’All England, ma nel periodo di preparazione e manutenzione dei campi, quello che va da aprile a ottobre, si aggiungono 12 persone. Arrivano da ogni parte del mondo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda. Quest’anno con il blocco dei voli non è potuto arrivare nessuno». […] Ma non era proprio possibile posticipare Wimbledon, magari ad agosto? «L’erba è una superficie viva, in quel periodo il sole scende prima, i campi sarebbero più bagnati e scivolosi. In più, con meno ore di luce, non ci sarebbe tempo per tutte le partite». Ci sono giocatori che rovinano i campi più di altri? «Non è tanto il tennista, quanto piuttosto il numero di ore di gioco. Ovviamente gli uomini incidono di più: giocano tre set su cinque e quelli più alti e pesanti hanno un impatto diverso rispetto alle donne che stanno in campo meno e sono più leggere. Durante il torneo facciamo ruotare i tennisti. In generale la nostra erba resiste bene fino a circa 12 ore di partite. L’unica cosa che rovina davvero i campi è la Poa Annua, un’erbaccia terribile. La Kriptonite dei giardinieri, quella non si ferma nemmeno davanti alla pandemia». […] Ammettiamolo: tanta fatica, ma anche il privilegio di assistere ogni anno a match spettacolari. «Vuole la verità? Quando sono in tribuna io ho sempre gli occhi sul campo, sui piedi dei giocatori, sul rimbalzo della palla. Pensi che nel 2013, quando Andy Murray vinse il primo titolo, ero sul Centrale. Non ho nemmeno visto il match point». […] Qual è stata l’edizione di cui va più fiero? «Nel 2012 abbiamo compiuto un’impresa: Wimbledon e i Giochi di Londra sugli stessi campi. Uno dopo l’altro. Non è stato per nulla facile». Lei sente di aver fatto un buon lavoro quando… «Quando alla fine del torneo nessuno ha parlato dell’erba».

ATP Finals, 10 cordate in campo. A fine mese il progetto vincitore (Gabriele Guccione, Corriere Torino)

Solo l’impatto economico, senza contare quello che si guadagnerà in termini di immagine, si preannuncia di tutto rispetto: insieme alle ATP Finals atterrerà su Torino, stando al primi calcoli, una pioggia di 80 milioni di euro tra ricadute dirette e indirette. «E si tratta di cifre sottostimate — assicura Marco Martinasso, direttore generale della Fit Servizi, il braccio operativo della Federtennis —. Sono convinto, infatti, che l’evento, da 220 mila spettatori in otto giorni, sarà in grado di generare sulla città un valore maggiore». Ecco, dunque, che si capisce perché a farsi avanti, per cercare di accaparrarsi l’organizzazione del torneo dei maestri del tennis internazionale dal 2021 al 2025, siano state ben 10 cordate di imprenditori e professionisti degli eventi. Tante hanno risposto al bando di gara indetto dalla Fit per il masterplan della manifestazione: Balich Worldwide Shows; Parcolimpico e Live Nation; Prodea e Armando Testa; Next Group; Ey, Recchi, Rcs Sport e Carlo Ratti Associati; Awe Sport, Benedetto Camerana e Nielsen Sport; Hdra e Anvi; Pwc e GroupM, Master Group Sport e Pininfarina e, infine, Deloitte e Italdesign. Ciascuna cordata sta lavorando per presentare il proprio progetto: comunicativo ma anche architettonico. Le proposte verranno esaminate e valutate nei prossimi giorni. […] L’unico punto fermo, al momento, è la location: le gare si terranno al Palasport Olimpico, a Piazza D’Armi. Mentre per gli allenamenti verranno usati i campi dello Sporting, in corso Agnelli e, probabilmente, il PalaVela. […] Basti pensare che l’evento verrà trasmesso sulle tv di 190 Paesi. Così, gli 80-90 milioni di dollari stimati dai periti della Fit, agli occhi del torinese Martinasso, appaiono «sottostimati». In particolare, secondo i calcoli, l’effetto economico diretto della manifestazione sarà di 27 milioni di dollari (biglietti, presenze, ecc), mentre quello indiretto (le spese degli ospiti durante il loro soggiorno) di 54 milioni: 12 in shopping, 18 in ospitalità, 5 in intrattenimento,12 in ristorazione e 6 in trasporti. A tutto questo si sommeranno altri vantaggi in termini di reputazione e di nuove competenze. […]

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Giorgi raggiunge Errani e Cocciaretto. Che trio nei quarti (Cocchi). Baby Cocciaretto “copia” Errani (Vannini). Sinner va in America. US Open e Cincinnati, ma prima la quarantena (Barana)

La rassegna stampa di venerdì 7 agosto 2020

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La Giorgi raggiunge Errani e Cocciaretto. Che trio nei quarti (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Camila Giorgi cede un set alla slovena Juvan, rischia la rimonta, ma supera l’ostacolo 3-6 6-2 6-4 raggiungendo ai quarti le altre due azzurre Elisabetta Cocciaretto e Sara Errani. Oggi il trio azzurro sarà protagonista sulla terra rossa di Palermo a caccia di un posto in semifinale (Supertennis dalle 16). Sara, che a Palermo è arrivata grazie a una wild card e che sulla terra siciliana ha già vinto due volte nei tempi migliori, aveva bisogno di ritrovare risultati incoraggianti dopo essere precipitata fmo al numero 169 del mondo. Oggi, intorno alle 19, nel terzo match di giornata, si troverà di fronte la francese Fiona Ferro: «Sono più tranquilla rispetto allo scorso anno – ha spiegato la romagnola – sono sempre dentro la partita. La Ferro è una giocatrice impegnativa, ci siamo già allenate insieme. E giovane e molto potente». Prima di Sara entrerà in campo la 19enne Cocciaretto, che continua a migliorare i suoi record e punta alla prima semifinale Wta della carriera: «Sono emozionata ma molto contenta di come ho gestito queste partite – ha spiegato dopo aver battuto la Vekic, n. 24 al mondo – e voglio ringraziare il pubblico per avermi aiutata a vincere una partita contro una giocatrice forte e che ammiro. Ricordo che quando avevo 6 anni vedevo in tv Errani, Vinci, Pennetta e Schiavone proprio qui a Palermo, mentre adesso ci sono io ed è un’emozione forte, anche se in ogni caso questo deve essere solo un punto di partenza».

Baby Cocciaretto “copia” la Errani (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

 

Tante italiane così avanti in un torneo importante non è un fenomeno troppo comune negli ultimi tempi. L’ultima prova Wta con tre italiane nei quarti risale al 2015, Hobart, Australia: il terzetto azzurro era formato da Knapp, Vinci e Giorgi. E proprio Camila, impegnata nel match di ieri fino a tarda sera, era attesa a completare il gruppo già formato da Errani e da Elisabetta Cocciaretto, per la prima volta a questi livelli nel circuito maggiore. Gli Open siciliani invece sono sempre stati terreno fertile per il nostro tennis, tanto che già in 7 occasioni tre italiane sono arrivate almeno nei quarti (dal 1990 fino al 2010) e peraltro due straordinarie finali, Pennetta-Errani nel 2009 e Vinci-Errani nel 2013 sono stati dei derby interamente azzurri. La Errani è ancora qua a dire la sua, ha ritrovato sorriso e motivazioni sui campi che la lanciarono già giovanissima, e oggi, se il giorno di riposo le sarà servito per recuperare energie, non parte certo battuta contro Fiona Ferro, anche se l’unico precedente, a Rabat l’anno scorso, le è sfavorevole, ma solo dopo 3 set molto combattuti. Adesso Donna Vekic se la sarà scolpita bene in mente la ragazzina marchigiana che aveva candidamente ammesso di non conoscere prima del match di mercoledì notte. Ribadendo il suo tennis aggressivo, caratterizzato da una evidente voglia di emergere, la 19enne Elisabetta Cocciaretto ha lasciato 6 giochi alla numero 24 del Mondo, decisamente sorpresa dalla sua avversaria e forse un pizzico distratta. Con la seconda vittoria eccellente dopo quella sulla Hercog, la prima su una top 30, Cocciaretto fa segnare numeri indicativi della sua crescita, soprattutto considerando che ha pochissimi match Wra alle spalle: è per la prima volta nei quarti di un torneo importante, è la più giovane italiana a raggiungere un simile risultato 14 anni dopo proprio Sara Errani (Budapest 2006), la più giovane anche a centrare i quarti a Palermo a 8 anni dall’inglese Laura Robson, che appena 18enne tocco anche le semifinali. Comunque sia, a fine torneo firmerà il miglior ranking della carriera. Piace di Elisabetta, l’inquadramento mentale che le permette di mantenere la misura anche dopo un risultato eccezionale. «La Vekic? Normale che abbia detto di non conoscermi, io sono da poco nel circuito, piano piano giocando tutte mi conosceranno meglio. Il match? Inizio combattutissimo, poi piano piano mi sono sciolta e anche l’atmosfera del campo centrale, dove giocavo per la prima volta, mi ha aiutato. Ora non voglio sentire responsabilità. Sono felicissima al solo pensare di stare facendo bene nel torneo che da bambina vedevo in Tv sognando di arrivarci un giorno da protagonista». Per lei adesso un altro ostacolo molto impervio: l’estone Kontaveit, numero 22 del mondo. […]

Sinner va in America. Us Open e Cincinnati, ma prima la quarantena (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

L’America è vicina. Jannik Sinner ha sciolto (quasi) tutte le riserve e sarà al via il 18 agosto al Masters di Cincinnati e il 31 all’Us Open, quest’anno entrambi (anche il torneo dell’Ohio) eccezionalmente sui campi del Billie Jean King Tennis Center di Flushing Meadows, nel Queens a New York, storica sede dello slam americano. In tempi normali si tratterebbe di una non-notizia, ma in epoca di Covid e dopo le rumorose rinunce di grossi calibri come Nadal, Federer, Monfils e Fognini nulla ormai è scontato. Lo stesso Jannik il 19 luglio, parlando con un cronista americano, aveva messo in dubbio la sua partecipazione ai due tornei: “Se mi fanno fare 14 giorni di quarantena al ritorno in Europa non vado” era stato il succo del suo ragionamento. L’obbligo di quarantena ad oggi, seppur non ancora ufficialmente, è stato ridotto a 4 giorni sia in entrata che in uscita dagli Usa. Sinner arriverà a New York già la settimana prossima e dal 16 avrà accesso al Billie Jean King. Due giorni dopo sarà in campo per le qualificazioni. L’Usta ha fatto sapere che sta mettendo a punto con i governi europei un protocollo di sicurezza per scongiurare un «fermo» più lungo. Riccardo Piatti, coach di Sinner, conferma che a queste condizioni si può fare: «Se la situazione procede come ora Sinner sarà a New York sia per Cincinnati che per l’Us Open» dice. Il protocollo di sicurezza di cui sopra prevede una «bolla» per tennisti e staff, che dovranno limitare i loro spostamenti tra campi e i due alberghi messi a disposizione dall’organizzazione. I tennisti più facoltosi che sceglieranno di soggiornare in appartamento invece saranno videosorvegliati. […]

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Roma con tre giorni in più? Ma solo con il pubblico (Gazzetta dello Sport). Errani gran rimonta: batte Pliskova e pioggia (Vannini)

La rassegna stampa di giovedì 6 agosto 2020

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Roma con tre giorni in più? Ma solo con il pubblico (Gazzetta dello Sport)

La cancellazione di Madrid apre nuove prospettive per gli Internazionali. Il presidente Fit Angelo Binaghi ha infatti rivelato che l’Atp ha chiesto di allungare il torneo italiano da 7 a 10 giorni (attualmente sarebbe in calendario dal 20 al 27 settembre) e con 96 iscritti anziché 56, pagando anche la differenza di montepremi: «Ne riparleremo dopo il prossimo Dpcm, se ci verrà data la possibilità di aprire il torneo al pubblico allora è una possibilità che vogliamo percorrere. Altrimenti, con soli costi in più non potremmo permettercelo. Può succedere pure che il torneo non finisca di domenica». Un’edizione a 96 giocatori, ha aggiunto Binaghi, renderebbe il torneo una sorta di Masters 1500. Il ministro dello sport, Spadafora e il governo sono fiduciosi che l’evento possa svolgersi anche alla luce di risultati epidemiologici migliori di quanto sta accadendo in Francia o in Spagna. La Fit ha presentato al ministro e al Comitato Tecnico Scientifico una proposta di accesso al Foro con posti solo numerati e col 50% della capienza […]

Errani gran rimonta: batte Pliskova e pioggia (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Evidentemente è vero che soprattutto nel tennis, ci sono luoghi del cuore, dove, quando meno te l’aspetti, ritrovi improvvisamente sensazioni che pensavi dimenticate e emozioni capaci di rilanciarti. Per Sara Errani il centrale di Palermo è certamente uno di questi. Omaggiata di una wild card, ritenuta in fase calante col suo n. 169 in classifica, con le incognite della ripresa agonistica dopo il lockdown, sul campo dove ha vinto due titoli e conquistato altre due finali, Sara risponde ergendosi fino ai quarti di finale del torneo con una stupenda vittoria in cui ribalta Kristyna Pliskova, gemella mancina della numero 3 del mondo ma comunque sia una delle migliori battitrici del circuito. Sono i numeri a spiegare quale patrimonio rappresenti ancora la Errani per il nostro tennis: 80° quarto di finale Wta raggiunto in carriera, 180a vittoria sulla terra rossa, rientro fra le prime 8 di un torneo dopo Bogotà 2019. Che il suo modo di arrivare alle vittorie sia costruito sul sacrificio non è una novità. Ma chi avrebbe scommesso su di lei dopo l’inizio choc in cui la Pliskova ha vinto i primi 13 punti del match? Invece la Errani ha iniziato a scavare la roccia con pazienza, è entrata in partita, ha aspettato che la ceka calasse leggermente, e perso il 1° set, non ha mollato di un centimetro. Tatticamente la partita era facile da leggere: se lo scambio finiva nei primi tre colpi, il punto era di Pliskova, se si allungava la sapienza di Sara aveva quasi sempre la meglio. Nel set decisivo, l’emiliana non si smontava neppure per 4 palle break fallite sull’1-1 e volava a 4-2 e poi a 5-3. Qui l’inattesa sorpresa: un fortissimo scroscio di pioggia faceva sospendere il match per 10′. Ma al rientro, la Pliskova al servizio cedeva di schianto e i tifosi rimasti sugli spalti gioivano con la Errani […] Pomeriggio sbagliato invece per Paolini, che pure veniva da una splendida rimonta contro l’ex top ten Kasatkina e che qui doveva difendere i quarti di finale brillantemente conquistati un anno fa. Sin dal primo scambio Jasmine ha mostrato di non reggere il ritmo della bielorussa Sasnovich, rodata dalle qualificazioni e comunque in possesso di un tennis che in passato le ha fatto toccare il numero 30 del ranking. La vistosa fasciatura alla coscia sinistra con cui la Paolini è scesa in campo non è pesata: «No, il fastidio non ha influito – ha sostenuto con onestà la campionessa italiana – in realtà sin dall’inizio ho fatto fatica a muovermi e lei non mi ha dato molte chances. La Sasnovich è stata molto solida e io non sono riuscita a trovare le giuste contromisure». […] Jasmine è apparsa crucciata ma determinata a proseguire per la sua strada: non uscirà dalle prime 100 del mondo (è 95) in base alla norma della Wta adeguata al dopo pandemia, e giocherà gli Us Open dove è pronta a riscattarsi […]

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Salta Madrid e Nadal si decide: «Niente Us Open, troppi rischi» (Cocchi). Nadal, è no agli Us Open: «Rischio Covid elevato» (Bertellino). Cocciaretto: «Io, che volevo essere come la Pennetta» (Vannini)

La rassegna stampa di mercoledì 5 agosto 2020

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Salta Madrid e Nadal si decide: «Niente Us Open, troppi rischi» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Lo Us Open non ha mai visto un match tra Federer e Nadal, e nemmeno quest’anno, se lo Slam di New York (31 agosto- 13 settembre) si giocherà, l’attesa sfida potrà andare in scena. Dopo lo stop di Federer, neanche Rafa Nadal, numero 2 al mondo e campione in carica infatti non volerà negli Stati Uniti. Una scelta che si poteva immaginare considerata la preparazione esclusivamente “terrestre” del mancino di Maiorca che insegue il 13° titolo del Roland Garros (dal 27 settembre) e l’aggancio allo svizzero a quota 20 Slam. Ieri sera la federtennis Usa ha pubblicato le entry list ufficiali dello Us Open dove spiccava l’assenza di Nadal. Era da 21 anni che Rafa e Roger erano contemporaneamente assenti dallo stesso Slam. Un evento epocale, basti pensare che l’ultima volta era accaduto allo Us Open del 1999. Pochi minuti dopo l’annuncio della Usta, Rafa ha spiegato i motivi della sua scelta: «Ci ho pensato a lungo – ha scritto su Twitter -, e alla fine ho deciso che non giocherò lo Us Open. La situazione in tutto il mondo è davvero complicata, i casi di Covid stanno aumentando e sembra che íl contagio sia ormai fuori controllo». Una scelta non facile per Rafa, molto legato a Flushing Meadows, di cui è campione uscente e dove ha trionfato già quattro volte. «È una decisione che non avrei mai voluto prendere, ma ho scelto di seguire il cuore. In questo periodo preferisco non viaggiare». E presumibile dunque che Nadal lo rivedremo agli Internazionali d’Italia a Roma dal 21 settembre, in preparazione al Roland Garros: «Capisco e ringrazio tutti per gli sforzi che stanno compiendo per garantire che i tornei vengano giocati, so che il calendario ridotto, dopo quattro mesi senza giocare è drammatico». Nella lista degli iscritti c’è invece Novak Djokovic, il numero 1 al mondo che all’inizio era tra i più scettici verso lo Slam di New York. Il serbo, però, il coronavirus l’ha contratto nell’Adria Tour di Belgrado, da lui organizzato a giugno, dove tra i partecipanti si erano contagiati anche Dimitrov e Coric ma non Sascha Zverev. Il tedesco numero 7 del mondo è ancora presente nell’elenco dei partecipanti ma pochi giorni fa aveva ammesso di nutrire qualche dubbio verso il viaggio in America: «Voglio vedere come si sviluppa la situazione nelle prossime settimane. Potrei non andare se non mi sento al sicuro». Nel pomeriggio di ieri era stato ufficializzato l’annullamento del torneo maschile e femminile di Madrid. La situazione in Spagna, con una importante recrudescenza dei casi di Covid, ha convinto le autorità sanitarie e gli organizzatori a rinviare tutto al 2021. […]

Nadal, è no agli Us Open: «Rischio Covid elevato» (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

La notizia era nell’aria ma l’ufficialità è arrivata ieri sera. Rafael Nadal, numero 2 del mondo, non difenderà il titolo agli US Open 2020, conquistato nella scorsa edizione in finale contro il russo Daniil Medvedev. Il maiorchino si è così espresso attraverso un tweet: «Dopo molte riflessioni ho deciso di non partecipare agli US Open di quest’anno. La situazione sanitaria è ancora molto complicata in tutto il mondo con i casi di Covid-19 e focolai che sembrano fuori controllo. Sappiamo che il calendario di questa stagione, dopo quattro mesi senza giocare è una sorta di assurdità». Dopo 21 anni, alla partenza dello slam americano non ci saranno dunque né Rafael Nadal né Roger Federer, alle prese con il recupero post operazione al ginocchio. Altre assenze eccellenti in campo maschile quelle di Wawrinka, Kyrgios e Fognini. Tra le donne della numero 1 del mondo Ashleigh Barty. Le speranze di vedere l’iberico in campo a New York avevano trovato nuova linfa dopo un’altra notizia non certo felice per il tennis mondiale maschile, ovvero l’ufficialità della cancellazione del Masters 1000 di Madrid, uno degli appuntamenti europei sulla strada verso il Roland Garros 2020. Dopo vari consulti gli organizzatori hanno accolto la richiesta della Consejera de Salud della Comunità Autonoma di Madrid, che riteneva l’organizzazione del torneo “non consigliabile” in ragione dell’incrementato numero di positività riscontrato nell’ultimo periodo a Madrid e in Spagna.[…]

Cocciaretto: «Io, che volevo essere come la Pennetta» (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Quando dici l’importanza dell’emulazione. Elisabetta Cocciaretto, ci racconta come si è innamorata del tennis? «Ogni estate a Porto S. Elpidio, vicino a casa mia nelle Marche, si giocava un torneo giovanile under 12. I miei genitori mi portavano sempre a vederlo. E io mi appassionavo di più ogni edizione e tornavo a casa felicissima. Mio padre, che era un buon giocatore amatoriale, a quel punto mi chiese se volessi fare tennis in maniera più seria lo praticavo anche altri sport ma una volta fatte le prime lezioni, non ho avuto più dubbi e ho scelto la racchetta». Elisabetta è classe 2001, il tempo è ampiamente dalla sua e le prospettive cominciano a essere interessanti. Il primo main draw Wta conquistato l’anno scorso proprio a Palermo, il passaggio delle qualificazioni agli Australian Open (dove già da junior aveva raggiunto le semifinali) col debutto dignitoso contro la Kerber,la fiducia della Garbin che la schiera in Fed Cup e viene ripagata da perentori successi. E ora la vittoria contro la Hercog che la manda al 2° turno del Palermo ladies Open.

Cocciaretto, quanto è felice per questo successo contro una avversaria quotata come la Hercog?

Molto, è stata certamente la migliore vittoria in carriera Conoscevo bene la Hercog, mi sono allenata contro di lei diverse volte e l’avevo anche affrontata 3 anni fa. Sono entrata in campo per perseguire i miei obiettivi e metterla in difficoltà, è andata bene.

E’ possibile che dopo il lockdown gli equilibri del tennis, già instabili per conto loro, possano essere diversi e provocare sempre più sorprese? Questi primi turni di Palermo lo stanno dimostrando.

Forse qualcosa può cambiare: sarà favorito chi è riuscito a gestire al meglio il periodo di stop, anche sul piano psicologico. Personalmente sono consapevole che nel circuito tutte le giocatrici sono molto preparate fisicamente. Adesso, dopo tanti mesi senza tornei, andrà avanti chi è più pronto sotto ogni punto di vista.

Come ha vissuto i mesi di interruzione agonistica?

Un mese di quarantena a casa, poi piano piano ho ricominciato ad allenarmi nei circoli per mantenermi in forma. Ho provato anche a conciliare allenamenti e studio, perché sono iscritta a giurisprudenza all’Università di Camerino e voglio proseguire con gli esami. Fino a maggio ho fatto soprattutto un lavoro fisico, poi ho privilegiato la parte tecnica; ho badato ad intervenire con costanza sui miei limiti per essere pronta per Palermo, il primo evento importante. Dall’anno scorso, quando passai le qualificazioni qui al Country, sono cambiate tante cose. Mi sento maturata, migliorata nel modo di allenarmi, sto prendendo consapevolezza dei miei mezzi. Ho giocato più match, accumulato esperienza.

Nella sua cameretta da bambina quale poster di tennista c’era?

Quello di Caroline Wozniacki. Ma io sono nata e cresciuta guardando il tennis in Tv e in particolare proprio il torneo di Palermo, dove arrivavano in fondo sempre le giocatrici italiane: Pennetta, Errani, Vinci. Volevo diventare come loro: pensare oggi di essere sugli stessi campi e fare bene è davvero un sogno che si realizza.

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