Intervista a Neil Stubley: "Senza Wimbledon mi sento orfano. Amo questi campi come i miei figli" (Cocchi). ATP Finals, 10 cordate in campo. A fine mese il progetto vincitore (Guccione)

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Intervista a Neil Stubley: “Senza Wimbledon mi sento orfano. Amo questi campi come i miei figli” (Cocchi). ATP Finals, 10 cordate in campo. A fine mese il progetto vincitore (Guccione)

La rassegna stampa di giovedì 2 luglio 2020

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Intervista a Neil Stubley, il mago dell’erba: “Senza Wimbledon mi sento orfano. Amo questi campi come i miei figli” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

È l’erba sacra del tennis. Quella che ogni tennista sogna di calpestare almeno una volta nella vita. L’erba di Wimbledon, lo Slam che sarebbe iniziato lunedì a Londra, ma è stato cancellato dalla pandemia, è e sarà sempre più verde. […] Neil Stubley è l’head gardener, il giardiniere capo di Wimbledon. […] Neil, come sono queste giornate da orfano di Wimbledon? «Una strana sensazione. Da un lato non abbiamo mai smesso di lavorare, anche dopo la cancellazione del torneo, ma l’adrenalina, l’ansia della vigilia, la speranza che tutto fili liscio… beh, quella un po’ mi manca. Avevamo voglia di mostrare a tutto il mondo i frutti del nostro lavoro». Lei è un tipo ansioso? «Quando si tratta dei nostri campi abbastanza. Il giorno prima dell’inizio c’è del sano nervosismo, perché tutti noi desideriamo che le condizioni dell’erba siano buone. La notte prima non si dorme mai bene. Ma quando nei primi match tutto fila liscio, allora si comincia a respirare». Come ha reagito quando è arrivata la notizia dell’annullamento del torneo? «Dopo un momento di normale tristezza, ci siamo rimboccati le maniche e rimessi all’opera. La pandemia ha fermato il mondo, ci ha costretti al lockdown, ma madre natura non la ferma nessuno. L’erba cresce e i campi vanno comunque mantenuti, rasati, innaffiati come se si giocasse. E il prossimo anno torneranno ancora più belli e più verdi». Come vi siete organizzati durante l’isolamento? «Ci siamo divisi in due squadre di lavoro. Il distanziamento non è un problema, siamo a 20 metri di distanza e ognuno di noi ha la propria macchina e i propri oggetti personali. Alla fine si lavano e sistemano gli attrezzi. Tutto secondo le regole dettate dal governo». Quanti giardinieri dirige solitamente durante il torneo? «Di base siamo 17 giardinieri all’All England, ma nel periodo di preparazione e manutenzione dei campi, quello che va da aprile a ottobre, si aggiungono 12 persone. Arrivano da ogni parte del mondo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda. Quest’anno con il blocco dei voli non è potuto arrivare nessuno». […] Ma non era proprio possibile posticipare Wimbledon, magari ad agosto? «L’erba è una superficie viva, in quel periodo il sole scende prima, i campi sarebbero più bagnati e scivolosi. In più, con meno ore di luce, non ci sarebbe tempo per tutte le partite». Ci sono giocatori che rovinano i campi più di altri? «Non è tanto il tennista, quanto piuttosto il numero di ore di gioco. Ovviamente gli uomini incidono di più: giocano tre set su cinque e quelli più alti e pesanti hanno un impatto diverso rispetto alle donne che stanno in campo meno e sono più leggere. Durante il torneo facciamo ruotare i tennisti. In generale la nostra erba resiste bene fino a circa 12 ore di partite. L’unica cosa che rovina davvero i campi è la Poa Annua, un’erbaccia terribile. La Kriptonite dei giardinieri, quella non si ferma nemmeno davanti alla pandemia». […] Ammettiamolo: tanta fatica, ma anche il privilegio di assistere ogni anno a match spettacolari. «Vuole la verità? Quando sono in tribuna io ho sempre gli occhi sul campo, sui piedi dei giocatori, sul rimbalzo della palla. Pensi che nel 2013, quando Andy Murray vinse il primo titolo, ero sul Centrale. Non ho nemmeno visto il match point». […] Qual è stata l’edizione di cui va più fiero? «Nel 2012 abbiamo compiuto un’impresa: Wimbledon e i Giochi di Londra sugli stessi campi. Uno dopo l’altro. Non è stato per nulla facile». Lei sente di aver fatto un buon lavoro quando… «Quando alla fine del torneo nessuno ha parlato dell’erba».

ATP Finals, 10 cordate in campo. A fine mese il progetto vincitore (Gabriele Guccione, Corriere Torino)

Solo l’impatto economico, senza contare quello che si guadagnerà in termini di immagine, si preannuncia di tutto rispetto: insieme alle ATP Finals atterrerà su Torino, stando al primi calcoli, una pioggia di 80 milioni di euro tra ricadute dirette e indirette. «E si tratta di cifre sottostimate — assicura Marco Martinasso, direttore generale della Fit Servizi, il braccio operativo della Federtennis —. Sono convinto, infatti, che l’evento, da 220 mila spettatori in otto giorni, sarà in grado di generare sulla città un valore maggiore». Ecco, dunque, che si capisce perché a farsi avanti, per cercare di accaparrarsi l’organizzazione del torneo dei maestri del tennis internazionale dal 2021 al 2025, siano state ben 10 cordate di imprenditori e professionisti degli eventi. Tante hanno risposto al bando di gara indetto dalla Fit per il masterplan della manifestazione: Balich Worldwide Shows; Parcolimpico e Live Nation; Prodea e Armando Testa; Next Group; Ey, Recchi, Rcs Sport e Carlo Ratti Associati; Awe Sport, Benedetto Camerana e Nielsen Sport; Hdra e Anvi; Pwc e GroupM, Master Group Sport e Pininfarina e, infine, Deloitte e Italdesign. Ciascuna cordata sta lavorando per presentare il proprio progetto: comunicativo ma anche architettonico. Le proposte verranno esaminate e valutate nei prossimi giorni. […] L’unico punto fermo, al momento, è la location: le gare si terranno al Palasport Olimpico, a Piazza D’Armi. Mentre per gli allenamenti verranno usati i campi dello Sporting, in corso Agnelli e, probabilmente, il PalaVela. […] Basti pensare che l’evento verrà trasmesso sulle tv di 190 Paesi. Così, gli 80-90 milioni di dollari stimati dai periti della Fit, agli occhi del torinese Martinasso, appaiono «sottostimati». In particolare, secondo i calcoli, l’effetto economico diretto della manifestazione sarà di 27 milioni di dollari (biglietti, presenze, ecc), mentre quello indiretto (le spese degli ospiti durante il loro soggiorno) di 54 milioni: 12 in shopping, 18 in ospitalità, 5 in intrattenimento,12 in ristorazione e 6 in trasporti. A tutto questo si sommeranno altri vantaggi in termini di reputazione e di nuove competenze. […]

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La Davis si disputerà in 3 città. C’è anche l’Italia: con Torino? (Crivelli). La Coppa Davis cambia ancora volto. E si fa in tre (Mastroluca). Le lamentele dei tennisti viziati. Un caso politico per l’Australia (Piccardi)

La rassegna stampa di martedì 19 gennaio 2021

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La Davis si disputerà in 3 città. C’è anche l’Italia: con Torino? (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La rivoluzione della rivoluzione. Che nel 2019 a Madrid la prima edizione della nuova Coppa Davis griffata Gerard Piqué non avesse scaldato i cuori di chi si era trovato a giocarla, e di chi aveva comprato i biglietti per guardarla, era apparso manifesto già durante le partite. Formula cervellotica e soprattutto un programma folle, con gli ultimi match di giornata conclusi ben oltre la mezzanotte e seguiti da quattro gatti sugli spalti, mentre i tennisti tornavano in albergo imbufaliti. Così la Kosmos, partner finanziario dell’Itf nell’organizzazione dell’evento, memore di quell’esperienza ha avanzato alcune proposte per restituire appeal alla più antica manifestazione sportiva per squadre nazionali. Intanto, dal 2022, i team partecipanti scenderanno da 18 a 16, in modo da avere quattro gironi da quattro che dovrebbero rendere meno caotica la classifica finale. Soprattutto, già dall’edizione di quest’anno, il calendario verrà spalmato su 11 giorni anziché una sola settimana e, accanto a Madrid, verranno coinvolte altre due città europee per raggiungere un pubblico ancora più vasto. In ciascuna di queste sedi si disputeranno due gironi e un quarto di finale, mentre i due gironi restanti, due quarti, le semifinali e la finale restano a Madrid. L’Italia ha già presentato un proprio progetto molto forte per affiancarsi nell’organizzazione alle altre due città (la terza potrebbe essere Vienna). Ovviamente le strade portano di nuovo a Torino, sulla base della considerazione che la Davis inizierebbe il 25 novembre (e fino al 5 dicembre), cioè appena quattro giorni dopo la conclusione delle Atp Finals, di cui potrebbe ereditare le strutture. […]

La Coppa Davis cambia ancora volto. E si fa in tre (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

La Coppa Davis cambia volto. Le fasi finali si disputeranno in undici giorni, dal 25 novembre al 5 dicembre 2021, e non più in una sola settimana. E potrebbero essere spalmate anche in più sedi. Kosmos, la società di Gerard Piqué partner dell’ITF, ha avviato una procedura per presentare le candidature. La decisione finale sul format dell’edizione 2021 sarà presa entro marzo. Finora si è disputata una sola edizione delle Davis Cup Finals, questo il nome ufficiale, nel 2019 alla Caja Magica di Madrid. Le 18 nazioni qualificate si affrontano in tre gironi da sei: le prime classificate e le due migliori seconde passano alla fase a eliminazione diretta che prevede quarti, semifinali e finale. Due anni fa, la sperimentazione ha suscitato molte polemiche per le sfide terminate a notte inoltrata: il doppio conclusivo tra Italia e Stati Uniti si è protratto fino alle quattro del mattino. Se la riforma dovesse essere approvata, la fase a gironi sarebbe suddivisa tra Madrid e altre due sedi: ciascuna ospiterebbe gli incontri di due gruppi Anche quarti di finale sarebbero spalmati: uno a testa nelle due città eventualmente aggiunte, due a Madrid che resterebbe cornice unica per semifinali e finale. Una soluzione già adottata in grandi manifestazioni a squadre di altri sport. Il principio è lo stesso utilizzato per l’ultima edizione del Mondiale di pallavolo maschile del 2018, co-organizzato da Italia e Bulgaria. L’Italia potrebbe diventare per tre settimane il centro del tennis maschile mondiale. Gli appassionati già pregustano un finale di stagione senza precedenti. Dal 9 al 13 novembre, infatti, sono in programma le Next Gen ATP Finals a Milano, dal 14 al 21, al PalaAlpitour di Torino, arriveranno perla prima volta in Italia le Nitto ATP Finals, il grande evento di fine stagione con gli otto migliori giocatori del mondo. Dal 25 novembre, poi, gli appassionati potrebbero abbracciare anche gli azzurri di capitan Corrado Barazzutti, inseriti nel girone di Coppa Davis con gli Stati Uniti e la Colombia.

Le lamentele dei tennisti viziati. Un caso politico per l’Australia (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

E’ il quarto giorno di quarantena (i top players ad Adelaide, i peones a Melbourne), il tennis per l’Australia diventò un caso politico. E’ il premier dello Stato di Victoria in persona, Daniel Andrews, a rispondere con un secco no al cahier de doléance inoltrato dal n. 1 del mondo Novak Djokovic in soccorso ai 72 colleghi in quarantena stretta (allenamento vietato) dopo essere entrati in contatto con un caso Covid: tra le richieste ritenute sconcertanti, l’isolamento ridotto a fronte di un tampone negativo, il permesso di incontrare il coach, cibo migliore e il trasferimento in case private con campo da tennis. Inaccettabile per un Paese che, blindando i confini, dall’inizio della pandemia ha contenuto a 28.600 positività e 909 morti il bilancio e che tiene all’estero 40 mila cittadini, che torneranno a casa con il contagocce a causa della chiusura delle frontiere. Il governo non voleva l’Australian Open ma poi, per ragioni di business, ha acconsentito a concedere il visto a giocatori e staff (un totale di 1.200 persone), alcuni dei quali hanno scambiato la serissima quarantena per una vacanza pagata al villaggio turistico. Da giorni sui social piovono lamentele di ogni tipo: il cibo è scadente, il delivery di Uber arriva freddo (ogni tennista, quotidianamente, può mangiare a sbafo del torneo per un totale di 100 dollari), la finestra della stanza non si apre, il calendario degli allenamenti (per chi ne ha accesso) non viene rispettato, fino alla chicca di tale Vanessa Sierra, fidanzata di Bernard Tomic che gioca a Pokemon per 11 ore al giorno e ammette di essere indispettita dalle rigorose limitazioni: «Sono costretta a fare cose che non ho mai fatto in vita mia, come sciacquare i piatti nel lavandino della stanza e lavarmi i capelli da sola». Monta l’indignazione degli australiani di fronte a questa vasta platea di adulti mai cresciuti e viziati, che minacciano sottilmente di non partecipare a un torneo che non boicotteranno mai. Anche l’Atp è imbarazzata di fronte all’immagine che il tennis professionistico mondiale – con molte silenziose eccezioni – sta dando di sé agli occhi del pianeta pandemico. La richiesta, soprattutto al gruppo di top players che nel sud dell’Australia sta godendo di maggiori libertà — incluso Djokovic che si conferma leader debole e confuso —, è twittare meno e limitare le storie su Instagram per non alimentare la lotta di classe con i meno fortunati.

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Australian Open, altri 25 isolati. Le autorità: “Nessuna deroga” (Scanagatta). Australian Open, gli isolati sono 72. E avanza l’ipotesi del boicottaggio (Crivelli). Australian Open, ostaggi del Covid (Frasca)

La rassegna stampa di lunedì 18 gennaio 2021

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Australian Open, altri 25 isolati. Le autorità: “nessuna deroga” (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Erano 47 fino a ieri i giocatori costretti a starsene chiusi in camera in Australia per i prossimi 14 giorni, senza la possibilità di allenarsi per 5 ore quotidiane, ma sono diventati 72 dopo che su un altro aereo, proveniente da Doha con tutti i 16 vincitori delle qualificazioni maschili, è stato trovato un passeggero positivo all’arrivo a Melbourne. Fra i 25 il promettentissimo spagnolo Alcaraz. Nessun italiano.

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E 72 tennisti non potranno allenarsi, gli altri sì. L’ipotesi del boicottaggio per la mancata regolarità dell’Open, come dei 5 tornei a Melbourne che lo precedono, non è fondata. La Jabeur ha “postato” un video nel quale fa le volee contro il cuscino, Cuevas contro il materasso, Shapovalov si è fabbricato una minipista per correre.

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Australian Open, gli isolati sono 72. E avanza l’ipotesi del boicottaggio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Giocatori contro giocatori, giocatori contro la federazione australiana, autorità sanitarie contro i giocatori. Tutti contro tutti, e gli Australian Open nel mezzo, come il sacco del pugile, mentre qualcuno, seppur a mezza bocca, comincia a parlare di boicottaggio per l’evidente disparità di trattamento tra i super big, beati ad Adelaide, e gli altri, reclusi a Melbourne, con l’aggiunta dell’isolamento forzato per quelli che si sono ritrovati sugli aerei coni positivi e adesso devono rimanere chiusi nelle loro stanze d’albergo per 14 giorni senza potersi allenare. E siccome se le cose possono andare male, andranno sicuramente peggio, pure su un volo da Doha, dove si sono giocate le qualificazioni maschili, è stata riscontrata una positività: di conseguenza, altri 25 giocatori (nessun italiano) sono finiti in quarantena rigida dopo i 47 dei giorni scorsi. Figli e figliastri E qui sta il corno più infuocato del dilemma: potrà essere regolare un torneo in cui 72 iscritti ai tabelloni principali non potranno in pratica prepararsi per due settimane? Senza contare che tra le isolate in camera ci sono almeno una decina di tenniste con fondate ambizioni di poter arrivare fino in fondo: Andreescu, Azarenka, Bencic, Karolina Pliskova, Muguruza, Kerber, Sabalenka, Sakkari, Stephens e Svitolina. E se anche qualcuno l’ha presa sul ridere, come Cuevas che ogni giorno posta una story Instagram sugli allenamenti contro il materasso appoggiato alla porta, oppure la Sabalenka con i palleggi contro la vetrata e la Bencic con gli esercizi sul letto, i social si sono trasformati in un’eruzione lavica incontrollabile di polemiche.

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Emma Cascar, commissario per la gestione dell’emergenza dello stato di Victoria, ha tuonato contro alcuni giocatori che avrebbero violato il protocollo parlando tra di loro, mettendo poliziotti alla porta e rinfocolando perciò la rabbia dei tennisti, già allo zenit per il paradiso concesso ai primi tre del mondo (più Serena Williams) ad Adelaide, dove c’è un piano a disposizione per ognuno e le regole sulle frequentazioni con il team sono molto più lasche (e il cibo decisamente migliore)

Ipotesi boicottaggio Una disparità che ha irritato anche una pasta d’uomo come il nostro Salvatore Caruso: «Non prendiamoci in giro, sono privilegi importanti; siamo tutti sulla stessa barca e dovremmo avere le stesse possibilità di preparare uno Slam. Non è leale nei confronti degli altri giocatori.

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ma intanto Djokovic, sempre a suo agio nel ruolo di capopopolo, ha scritto una lettera a Tennis Australia avanzando alcune proposte per migliorare le condizioni di chi sta a Melbourne, tra cui la riduzione dei giorni di isolamento per i 72, effettuando più tamponi; Incontri con l’allenatore o il preparatore atletico, purché abbiano superato i test: spostare, per quanto possibile, quanti più giocatori in case private dotate di un campo per allenarsi.

[…]

Australian Open, ostaggi del covid (Guido Frasca, Il Messaggero Sport)

Un pandemonio in tempo di pandemia. Mancano tre settimane agli Australian Open, ma la situazione peggiora ora dopo ora. Sono saliti a 72 i tennisti giunti a Melbourne con voli su cui viaggiavano passeggeri positivi al Covid-19 e che devono osservare la quarantena per due settimane, senza la possibilità di allenarsi o di interagire con il loro team.

[…]

Nell’elenco ci sono Nishikori, Cuevas, Pella, Londero, Gonzalez, Sitak, Pospisil, Davis, Azarenka, Stephens. E Sandgren, imbarcato nonostante un test positivo: era stato contagiato dal virus già a novembre ed è stato giudicato non contagioso, come spiegato dallo stesso statunitense in un tweet.

[…]

Salta l’intero programma di allenamenti sul campo: solo lavoro atletico da svolgere in camera. Per il governo australiano il resto del mondo è un’unica grande zona rossa e le regole sono molto stringenti pure per coloro che non hanno avuto contatti con positivi. Niente abitazioni private e ristoranti durante la quarantena, solo camere e pasti in hotel indicati. E nella prima settimana di confinamento ognuno si dovrà scegliere un compagno fisso con cui allenarsi per un massimo di 5 ore al giorno. Problemi anche sul volo da Abu Dhabi: positivo Sylvain Bruneau, coach della Andreescu. Tra i passeggeri c’erano altri 23 giocatori, per lo più del circuito femminile, tra cui la stessa Andreescu, Kerber, Kuznetsova, Jabeur, Bencic, Svitolina, Pliskova, Sabalenka, Muguruza e Sakkari. Ieri se ne sono aggiunti altri 25 (compresa la giovane stella spagnola Alcaraz), che hanno viaggiato su un volo da Doha a Melbourne, con un passeggero risultato positivo all’arrivo. POLEMICHE E PAURA Craig Tiley, direttore di Tennis Australia, ha smentito le voci di un ulteriore slittamento del primo Slam della stagione, ma non tutti saranno messi nelle stesse condizioni di allenarsi e monta la protesta per la disparità di trattamento tra le strutture scelte per la quarantena dei top player e gli altri.

[…]

Tra privilegi e disparità sembra di assistere a un reality show dai risvolti imprevedibili, tanto che si parla di boicottaggio. Il n.1 Djokovic da Adelaide, dove sono sbarcati Nadal e Sinner che faranno coppia negli allenamenti, ha scritto a Tiley per perorare la causa dei colleghi costretti a stare chiusi in camera, chiedendo la possibilità di ridurre i giorni di isolamento. Ipotesi che si scontra con le proteste della popolazione locale, preoccupata da un torneo che ha portato nel paese oltre un migliaio di persone tra giocatori e staff provenienti da luoghi dove il Covid-19 è una presenza molto più grave.

[…]

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Caos Australian Open. 47 tennisti in isolamento (Scanagatta, Crivelli, Mastroluca, Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 17 gennaio 2021

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Ombra Covid su Melbourne, 47 tennisti in isolamento (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Un vero caos. Tre casi di positività su due aerei charter che ospitavano 47 tennisti giunti in Australia, hanno decretato la quarantena immediata e obbligatoria per tutti. Niente più 5 ore “d’aria” quotidiane prima garantite per gli allenamenti. A rischio ora la regolarità sportiva delle gare, fra tennisti allenati e tennisti “reclusi” in camera. Mille precauzioni contro la pandemia non sono servite a evitare il guaio che rischia di compromettere anche il fairplay del primo Slam dell’anno, l’Australian Open (8-21 febbraio) e dei 5 eventi tennistici che lo precedono e programmati tutti a Melbourne, dal 31 gennaio in poi. I passeggeri dei charter “esclusivi” erano stati tutti testati. Tutti negativi al via da Abu Dhabi, Dubai e Doha. Ma all’arrivo a Melbourne sono spuntati due casi di positività su uno dei velivoli con 79 passeggeri (arbitri, coach, fisioterapisti, familiari) fra cui 24 tennisti e un altro “positivo” su un altro aereo sul quale viaggiavano altri 23 tennisti. Insomma 47 tennisti a rischio contagio e tutti isolati. Al momento si conosce una ventina di nomi. Molte ragazze top-player, Azarenka, Andreescu, Kerber, Stephens, Muguruza, Svitolina, Pliskova, Sabalenka, Sakkari. Fra i tennisti Nishikori, Cuevas, Sandgren, Pospisil… Sono quasi un quinto dei 256 che dovrebbero prendere parte ai due singolari. Pesi, corda, cyclette in camera – ma anche un topo nella camera della Putintseva e un ragno in quella della Davis – ma niente tennis, niente racchette. Gli incolpevoli tennisti si sentono discriminati rispetto a tutti gli altri che invece potranno allenarsi. Già c’erano state furiose proteste per il trattamento Vip offerto ad alcuni di loro (fra questi Nadal e il suo sparring partner Sinner, Djokovic, Serena Williams con marito e figlia) che erano stati “dislocati” a Adelaide, in un hotel con mega suites, senza il limite orario negli allenamenti. […]

Caos Australian Open. Covid sull’aereo, isolati 47 giocatori (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Caos nei cieli. Un film di paura i cui titoli di coda per un giorno hanno rischiato di far chiudere il sipario sugli Australian Open. Già rinviato di tre settimane (avrebbe dovuto cominciare stanotte, prenderà il via l’8 febbraio), il primo Slam stagionale deve fare i conti con l’incubo Covid nonostante gli stringenti protocolli di sicurezza imposti dallo Stato di Victoria, quello di cui Melbourne è capitale. Tra le misure adottate da Tennis Australia c’è pure l’arrivo in città di giocatori e staff attraverso charter dedicati dagli Stati Uniti e dagli Emirati, per evitare contatti con passeggeri estranei e creare fin dal viaggio di trasferimento una bolla anticontagio. Ebbene, proprio su alcuni di questi aerei, però, si sono accesi microfocolai che al momento obbligano 47 tennisti iscritti al torneo al completo isolamento, senza la possibilità di uscire dalle stanze d’albergo neppure per allenarsi. Il primo allarme è scattato sul volo da Los Angeles atterrato a Melbourne all’alba di venerdì: sono risultati positivi un membro dell’equipaggio e, a quanto sembra, Edward Elliot, coach della giocatrice inglese Lauren Davis. Tra i 79 passeggeri, 24 erano tennisti. Secondo le indiscrezioni. tra loro si trovavano, tra gli altri, Nishikori, Cuevas, Pella, Pospisil, la Azarenka, due volte vincitrice in Australia, e la Stephens. regina degli Us Open 2017. E c’era pure Tennys Sandgren, il cui caso ha fatto molto discutere nelle ultime ore: gli è stato concesso di viaggiare verso l’Australia nonostante un tampone positivo, poiché il test rivelava soltanto tracce non contagiose. Ma i 24 non sono rimasti soli a lungo, visto che appena qualche ora dopo anche il volo in arrivo da Abu Dhabi ha denunciato un caso di positività: non si tratterebbe di un tennista, ma intanto i 23 giocatori a bordo sono già in isolamento in hotel. E i nomi pesano, trattandosi di molte ragazze addirittura con ambizioni di vittoria finale: Andreescu, Kerber (signora d’Australia nel 2016), Jabeur, Bencic, Svitolina, Karolina Pliskova, Sabalenka, Muguruza e Sakkari. Per tutti e 47 gli sfortunati protagonisti adesso valgono le rigide imposizioni delle autorità sanitarie, in attesa di capire se potranno essere ammorbidite nei prossimi giorni: due settimane senza uscire e dunque con la possibilità di allenarsi solo tra le quattro mura delle camere. Insomma, una bella botta alla preparazione, cui probabilmente non porranno rimedio i quattro tornei di avvicinamento più l’Atp Cup (tutti a Melbourne) della prima settimana di febbraio. La disparità di trattamento tra Adelaide, dove i più forti del mondo hanno a disposizione un intero piano e possono interagire con il team, e Melbourne, dove le stanze sono singole (e perfino con i topi, come ha postato la Putintseva) e il distanziamento ferreo, ha suscitato molte polemiche, spaccando il fronte dei giocatori. Altro sale sulle piaghe di un Australian Open già ferito.

Australian caos, isolati 47 giocatori (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

L’Australian Open inizierà l’8 febbraio ma è già nel caos. Quarantasette fra giocatori e giocatrici, infatti, non potranno allenarsi durante la quarantena obbligatoria. Sono tutti venuti a contatto con persone risultate positive ai test anti-Covid a Melbourne. Due dei positivi, un membro dell’equipaggio e il coach di Lauren Davis, hanno viaggiato su un volo charter partito da Los Angeles. Un altro caso di contagio è emerso su un volo da Abu Dhabi. Si tratta dell’allenatore della canadese Bianca Andreescu, campionessa dello US Open 2019. Sull’aereo da Los Angeles viaggiavano tra gli altri Victoria Azarenka, Kei Nishikori e Tennys Sandgren. Il numero 50 ATP è risultato positivo all’ultimo controllo, ma ha inviato una documentazione particolareggiata all’autorità governativa australiana dello Stato della Victoria che si occupa di gestire l’emergenza. E ha ottenuto il permesso di imbarcarsi. Gli specialisti hanno ritenuto che il test fosse il risultato dei residui del virus che lo aveva colpito a novembre, e per questo non lo hanno ritenuto contagioso. Tutti gli atleti sui due voli sono considerati come “contatti stretti” , dunque dovranno rimanere confinati in camera senza potersi allenare all’aperto. Le proteste non sono mancate. La kazaka Yulia Putintseva, numero 28 del mondo, ha pubblicato sui suoi profili social lo scatto di un topo in camera, e si è lamentata delle difficoltà di ottenere un’altra stanza Ma l’accusa più pesante è per l’organizzazione: «Nessuno mi ha detto che, in caso di positività registrata tra le persone sull’aereo, saremmo stati messi tutti in quarantena per due settimane. Se l’avessi saputo, ci avrei pensato su due volte prima di venire qui». Arrivano anche le prime richieste di spostamento del torneo. L’ha invocato la belga Flipkens su Twitter; l’ha sintetizzato sui social la rumena Sorana Cirstea. «Non ho alcun problema a stare due settimane sul divano a guardare Netflix, ma l’unica cosa che non posso fare dopo quattordici giorni così è competere. Il problema è questo, non il regime della quarantena».

I 47 tennisti prigionieri del virus. L’Australia si ribella: tornate a casa (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Ciao. Sfortunatamente una persona sul tuo volo per Melbourne è risultata positiva al Covid. Sarai in quarantena stretta, senza possibilità di allenarti, per 14 giorni». Giocare a tennis con il coronavirus, di questi tempi, è un mestieraccio. 47 tennisti iscritti all’Australian Open (per ora nessun italiano), 24 sull’aereo proveniente da Los Angeles e 23 sul volo da Abu Dhabi, sono in isolamento totale a Melbourne: hanno volato con un caso Covid (accertato quello di Sylvain Bruneau, coach di Bianca Andreescu). Organizzare 15 charter pieni al 20% per portare in Australia 1200 persone, obbligare tutti a un tampone negativo prima di imbarcarsi non è servito: a Melbourne è sbarcato il virus, i pacati aussie si stanno ribellando via social contro l’invasione decollata dall’epicentro del contagio (Europa e Stati Uniti) al grido di «via gli untori» e 47 giocatori, a loro volta, si ribellano contro la clausura imposta loro dal ministero della Salute. «Impossibile andare in campo dopo due settimane sul divano dell’albergo» cinguetta furibonda la romena Sorana Cirstea, prigioniera come Stephens, Azarenka, Pospisil, Cuevas, Nishikori, Pella e altri. «Di questa regola non ci avevano avvertiti: se l’avessi saputo, non sarei venuta» è il lamento della svizzera Belinda Bencic. E la belga Kristen Flipkens lancia il tormentone dei prossimi giorni: «Impossibile giocare l’Australian Open dall’8 febbraio: è necessario posticipare il torneo di una o due settimane». Insomma, il caos. Anche perché nel frattempo i migliori del mondo — da Djokovic a Nadal (con Jannik Sinner come sparring partner designato nelle 5 ore d’aria concesse al dì), da Thiem a Serena Williams — sono atterrati ad Adelaide per un’esibizione: possono allenarsi, sono ospitati in un residence extra lusso, godono di maggiori libertà (più persone nello staff al seguito), hanno postato una foto di gruppo in campo che ha fatto imbufalire i colleghi a Melbourne. Tutti contro tutti, la nuova specialità del tennis. L’enorme empasse in cui è precipitato lo Slam di Melbourne (i risultati dei tamponi stanno ancora arrivando: non è escluso che la lista dei 47 reclusi si allunghi) sia di monito per tutti: per l’Europeo di calcio itinerante al via l’11 giugno a Roma con Italia-Turchia e per l’Olimpiade di Tokyo, se i vaccini non costringeranno la pandemia al ritiro si gareggerà nelle bolle e le bolle, come dimostrato, non sono impermeabili. Gli abitanti di Melbourne protestano con gli organizzatori dell’Australian Open («Annullate il torneo e rimandate tutti a casa»). […]

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