L'ATP svela il calendario Challenger: quattro le tappe italiane

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L’ATP svela il calendario Challenger: quattro le tappe italiane

Undici tornei in quattro settimane a partire dal 17 agosto. Tabelloni ridotti, ma montepremi quasi identici

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Jannik Sinner - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Felice Calabrò)

Nell’ambito delle discussioni, a tutti i livelli, sulla ripresa del tennis professionistico, una coltre di incertezza aleggiava sul destino dei tornei Challenger. Il timore era che l’intera stagione del circuito minore dell’ATP potesse essere annullata. La nebbia è stata però spazzata via da un post su Instagram della pagina ufficiale del Challenger Tour, che annunciava un primo calendario parziale composto di 11 tornei in quattro settimane a partire dal 17 agosto.

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We're back! 🙌 The ATP Challenger Tour has announced an updated schedule, with 11 tournaments in four weeks.

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Tutti gli eventi in calendario appartengono alla categoria Challenger 125, la più alta, con l’eccezione delle quattro tappe italiane (Todi, Trieste, Cordenons, Parma) che sono invece Challenger 80, cioè la categoria più bassa. Fortunatamente i montepremi sono stati solo leggermente ritoccati al ribasso. I Challenger 125, che in tempi normali hanno un prize money di 162,480$ (137.560€), garantiranno un montepremi complessivo di 156,240$ (132.280€), mentre i Challenger 80 offriranno 52,080$ (44.820€) invece dei soliti 54,160$ (46.600 €). Praga e Orlando inoltre ospiteranno due tornei, sempre di categoria 125, in settimane consecutive, dando così ai giocatori ulteriori possibilità di giocare e guadagnare qualcosa.

I tabelloni saranno a 32 giocatori per il singolare, a 16 per il doppio e le qualificazioni e una maggioranza (non meglio specificata) di tornei potrà contare su nove giorni di gare, facendo iniziare con ogni verosimiglianza le qualificazioni nel fine settimana precedente alla data di inizio “ufficiale” del torneo (come già accade per i tornei ATP del circuito maggiore).

MINI POLEMICA – Nonostante la buona notizia, ancora una volta l’ATP sembra aver riscontrato qualche problema di comunicazione con i giocatori che dovrebbe rappresentare. Sotto il sopra menzionato post infatti è comparso un commento di Ilya Marchenko, attualmente numero 200 ATP, ma con un best ranking di numero 49, che commentava ironicamente il fatto di aver appreso della ripresa del circuito Challenger da Instagram.

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Australian Open, una quarantena da 40 milioni: il conto degli hotel chi lo paga?

Il governo di Victoria smentisce Craig Tiley: “Non saremo noi a pagare”. E Tennis Australia fa marcia indietro

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Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Gli Australian Open 2021 non sono ancora iniziati e gli organizzatori si vedono già costretti a dover pagare una somma superiore ai 40 milioni di dollari statunitensi. A tanto infatti ammonta il programma di quarantena messo in piedi per giocatori e allenatori coinvolti nei voli che presentavano persone positive al coronavirus, e adesso bisogna appurare chi salderà il conto. Nei giorni scorsi il direttore del torneo Craig Tiley aveva detto che il governo dello stato di Victoria – dove appunto si trova Melbourne – avrebbe coperto parzialmente le spese, ma una volta uscita la notizia relativa alla cifra totale è subito arrivata una smentita.

Craig Tiley, intervistato dalla stazione radiofonica 3AW, aveva assicurato che il governo avrebbe fatto la sua parte sostenendo economicamente il programma di quarantena, in quanto “questi costi di quarantena sono spese nuove”. A smentirlo pubblicamente ci ha pensato subito la ministra delle misure di emergenza Lisa Neville, la stessa che una settimana fa insisteva sulla necessità di disputare questo Slam in quanto questa edizione “garantirà il futuro degli Australian Open a lungo termine”. Questa volta è sembrata meno incline agli interessi del torneo: “Noi chiediamo agli australiani che rientrano nel paese di contribuire alle loro spese di quarantena negli hotel… quindi ci sembra appropriato che Tennis Australia faccia lo stesso“.

La sua opposizione nel sostenere le spese dunque riguarda solo l’aspetto della quarantena: “Voglio essere molto chiara. Gli hotel per gli Australian Open saranno completamente finanziati da Tennis Australia. Noi supportiamo gli Australian Open come evento, ma qui si tratta di un programma separato”. Poco dopo è arrivata la conferma di Tennis Australia, che in un comunicato stampa ha ammesso l’errore di Tiley: “Saremo noi a finanziare il programma di quarantena”. In mezzo a tutta questa incertezza comunque ci si può consolare con dei dati rassicuranti: lo stato di Victoria per il quattordicesimo giorno consecutivo non ha registrato casi di COVID-19 tra i residenti.

 

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Rafa Nadal giocherà il torneo di Rotterdam

Il maiorchino sarà la stella di un’edizione intrigante nonostante la confermata assenza di pubblico. Al via anche Medvedev, Wawrinka, Rublev e Jannik Sinner

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Costretto a modificare la propria posizione in calendario dalle complicazioni legate allo svolgimento dell’Open d’Australia – e a chiudere le porte al pubblico causa Covid-19 – l’ATP 500 di Rotterdam può finalmente salutare una bona notizia. Nelle scorse ore il management del torneo olandese ha infatti ufficializzato la presenza, sorpresa delle sorprese, di Rafael Nadal.

Il fenomeno maiorchino, che nelle prossime settimane giocherà ATP Cup e Australian Open, beneficerà della proroga dei punti in scadenza ad Acapulco concessa dall’ATP, e potrà rinunciare senza troppi pensieri alla trasferta in Messico. Nadal tornerà a Rotterdam a dodici anni di distanza dall’ultima apparizione, e per la terza volta in assoluto. Nel 2008 fu fermato al secondo turno da Andreas Seppi, mentre l’anno successivo raccolse una sconfitta nella finale contro Andy Murray.

In programma dal primo al sette di marzo sui campi dell’Ahoy Rotterdam, la kermesse rappresenterà per il numero due del mondo un’altra occasione per migliorare il magro bilancio messo insieme in carriera al coperto, dove l’unico trofeo è sempre quello alzato nel 2005 a Madrid.

Ovviamente illuminato dalla presenza del venti volte campione Slam, il campo di partecipazione del torneo si presenta particolarmente prestigioso, grazie alla concomitante partecipazione di Daniil Medvedev, Stan Wawrinka, Andrey Rublev, del bicampione in carica Gael Monfils e di Jannik Sinner.

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Australian Open

Australian Open, caos Covid-19: ci sono nuovi positivi? No conferme su tennisti coinvolti

Lo Stato di Victoria comunica 4 nuove positività, di cui tre relative al torneo. In totale siamo a sette. Tennis Australia smentisce, parlando di cariche virali non contagiose a seguito di guarigioni. La quarantena, in ogni caso, è confermata

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C’è un giallo sui nuovi (presunti?) casi di positività al Covid-19 legati all’Australian Open. Secondo l’ultimo bollettino diffuso dallo Stato di Victoria, dei quattro nuovi casi emersi nelle ultime 24 ore, tre sarebbero collegati al torneo; in particolar modo si tratterebbe di due tennisti e una persona a loro collegata (una donna di 20 anni e due uomini di 30, in una comunicazione che non specifica le identità). Il condizionale rimane però d’obbligo, visto che Tennis Australia si è affrettata a precisare che due delle quattro positività sono state poi riclassificate in avvenute guarigioni (evidenza di un residuo di carica virale non contagiosa). Un po’ quello che era accaduto nei giorni scorsi a Tennys Sandgren, autorizzato a salire su uno dei voli diretti in Australia dopo aver dimostrato che il Covid-19 se l’era già messo alle spalle.

In questo caso però si parla di controlli effettuati sul territorio australiano, dove vengono utilizzati – è quanto emerge, al netto dei dettagli scientifici da chiarire – test “molto sensibili”. Secondo Craig Tiley, numero uno della federazione australiana, nessuno dei casi di positività effettiva riscontrati e associati al torneo riguarderebbe un giocatore (ma soltanto componenti degli staff, più un assistente di volo).

Ricapitolando: sono emerse tre nuove positività collegate al torneo, due delle quali ‘riclassificate’ in casi di infezioni superate con annessa guarigione. L’ipotesi che siano coinvolti dei tennisti – si è parlato di due – non è stata confermata.

METODO – In ogni caso, se si guardano i dati diffusi dalle autorità locali, il conteggio delle positività è salito a sette. La questione delle riclassificazioni lascia però aperti degli interrogativi sul metodo. Secondo i protocolli italiani per lo sport professionistico, la positività al tampone molecolare rimane tale a prescindere dalla carica virale (al netto della polemica sulla necessità di uniformare i laboratori d’analisi). Quella al tampone antigenico rapido è ritenuta attendibile ma va confermata dal molecolare, mentre è il test sierologico a svelare la presenza di anticorpi in caso di avvenuto contagio (determinanti per l’autorizzazione a scendere in campo rimangono però sempre i tamponi di controllo).

In Australia, a questo punto, quantomeno la comunicazione delle positività risponde ad altre logiche. Secondo quanto riferito da Brett Sutton, responsabile sanitario locale, anche due dei primi quattro casi individuati (un uomo di 30 anni e un altro di 50) sarebbero stati considerati, in una seconda fase, guarigioni avvenute. La riclassificazione però – è stato specificato – non libera dall’obbligo della quarantena, insieme ai partecipanti agli stessi voli ritenuti “contatti stretti”.

 

APERTURE – All’ultimo aggiornamento, i tennisti rinchiusi in hotel e quindi privati degli allenamenti erano 72 (qui elencati). “Non sono previste scorciatoie“, ha precisato Sutton, dopo che erano state respinte nella giornata di ieri le richieste di allentamento delle misure avanzate da Novak Djokovic a nome dei giocatori (e con l’appoggio di Tennis Australia). Pur nella rigidità che da quelle parti abbiamo imparato a conoscere, va registrato – lo riporta 9news.au – l’atterraggio nella notte del primo volo da Sydney a Melbourne e come 25 dipartimenti dell’area di Sydney siano passati dalla zona rossa a quella arancione. A Melbourne, i controlli sui presenti negli hotel della quarantena rimangono però strettissimi e quotidiani. Vincenzo Santopadre ha raccontato di essere stato sottoposto a quattro tamponi in cinque giorni.

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