Federer può giocare le finali ATP! E Nadal snobbare l’US Open, come Medvedev e Berrettini. Thiem no

Editoriali del Direttore

Federer può giocare le finali ATP! E Nadal snobbare l’US Open, come Medvedev e Berrettini. Thiem no

Il nuovo calcolo delle classifiche ATP dà adito a possibili speculazioni. A favore dei “Fab 3” e di chi i punti li ha già. Djokovic sicuro n.1 a fine anno. Un James Bond per ogni top-player. Coscienza vs convienienza

Pubblicato

il

Non era facile trovare una soluzione al problema del calcolo dei punti, in questa fase di estrema incertezza. Si gioca o non si gioca? Potranno farlo tutti o magari qualcuno no? È giusto “costringere” a giocare chi non se la sente, penalizzandolo se rinuncia? E la quarantena c’è o non c’è da un continente all’altro? Che succede se il contagio si diffonde in un Paese, in un torneo, provvisto o meno di una “bolla protettiva”? E come tutelare i giocatori che avevano fatto i punti all’inizio dell’anno senza poter approfittare del ranking raggiunto per difenderli? E quelli che se li erano costruiti a fine 2019?

Erano davvero troppe le incognite. In un mio precedente editoriale avevo accennato alle 17 ipotesi che erano state avanzate da un team di esperti consultati dall’ATP. Dopo varie scremature erano rimaste in piedi un paio di tesi… ma alla fine ne è scaturita una nuova, quella che abbiamo descritto già ieri sera, quasi in tempo reale con l’annuncio.

Poco dopo l’uscita di quella “prima copertura”, forzatamente essenziale, tre dei miei quattro “vice” hanno anche improvvisato un podcast nel quale hanno discusso di tante situazioni che potevano venirsi a creare. Nel frattempo il sottoscritto, sapendo che – piaccia o non piaccia – gran parte dei nostri lettori non ha ancora fatto l’abitudine all’idea di ascoltare gli audio, così come di guardare i video (sebbene in audio e video si stiano investendo parecchie energie di Ubitennis), ho deciso di scrivere questo editoriale perché credo sia opportuno commentare l’importante decisione dell’ATP. Di certo non si è trattato di una decisione banale, né di una decisione improvvisata.

 

Di fatto l’ATP, tenuto conto di tutte le incertezze cui poco sopra alludevo e delle circostanze che potrebbero anche verificarsi – chi può sapere se il COVID-19 si placherà ovunque o magari invece accadrà il contrario anche soltanto in qualche Paese dove potrebbe doversi disputare un torneo oppure nel Paese di qualche tennista impossibilitato a espatriare? – ha deciso per il “liberi tutti”. Liberi tutti di giocare o non giocare qualunque torneo.

Preoccupandosi così in primis dei giocatori e in secundis degli organizzatori dei tornei che non possono più contare sulla partecipazione obbligatoria di tutti i migliori, come è invece sempre accaduto per tutti quei tornei (salvo Washington) che si dovrebbero giocare dal 13 di agosto in poi. D’altra parte l’ATP è nato e si comporta come un sindacato dei giocatori, prima che dei direttori dei tornei che pure si cerca di rispettare in quanto importanti parte in causa. I soldi li tirano fuori questi ultimi.

Questa manovra mi pare abbastanza equilibrata: favorisce i più ricchi che hanno più punti, certo, ma tutela indirettamente anche i meno ricchi e con meno punti. Se infatti più giocatori di vertice eviteranno di partecipare ai 7 tornei “mandatory” filati, si libereranno conseguentemente posti per i giocatori meno ricchi e in possesso di ranking che non avrebbero consentito loro la partecipazione a quei tornei. Magari sarà più difficile salire in classifica, ma qualcuno si metterà in tasca dei soldini cui altrimenti non avrebbe avuto accesso.

Quindi a livello di scelta “sindacale” quella dell’ATP ha una logica, dopo che la si è sempre accusata di fare soltanto gli interessi dei più ricchi. La scelta dunque ha una sua ratio. Ma come tutte le scelte “orizzontali” può favorire qualcuno e svantaggiare qualcun altro. Soprattutto può indurre qualcuno a far dei calcoli che altrimenti non avrebbe fatto. In linea di massima favorisce certamente chi i punti li aveva già, perché consente a questi giocatori già “ricchi” di punti di non avere alcuna necessità di difenderli.

Ciascuno conterà i suoi migliori 18 risultati. E parteciperà a un torneo oppure a un altro secondo coscienza o secondo convenienza? Forse questo è il punto – coscienza o convenienza? – destinato a sollevare dubbi, critiche, speculazioni. Il fatto che diversi dei top-player abbiano anche responsabilità politiche in seno all’ATP, tutti e tre i Fab 3, teoricamente dovrebbe far prevalere la coscienza. Ma, come San Tommaso, finché non vedo non ci credo.

Difficile pensare che, magari ispirati dai manager con meno scrupoli, i giocatori in toto rinuncino a fare calcoli. Calcoli relativi alla propria partecipazione a un torneo, alla programmazione più idonea a ottimizzare i loro sforzi.

Perfino Roger Federer, che aveva dato l’arrivederci al 2021, potrebbe rivedere i propri programmi. Potendo conservare fino alle ultime finali ATP di Londra i punti conquistati in Australia quest’anno e nel 2019 la finale di Indian Wells, la vittoria a Miami, la semifinale di Parigi, la finale di Wimbledon, i quarti di US open… chi mai può togliergli la qualificazione per la 02 Arena? Secondo voi Gaudenzi e management dell’ATP, che organizza le Finals per l’ultima volta a Londra non ci hanno pensato?

Non siamo ingenui, please. Da qui a novembre il ginocchio di Roger sarà a posto, esattamente come sarebbe stato a posto a gennaio per la trasferta australiana. Per l’ATP recuperare Federer per le finali sarebbe un colpo da jackpot! E chi mai si sognerebbe di dire a Federer: “Scusa Roger, avevi detto che non giocavi fino al 2021 e invece ora ti vuoi già presentare all’02 Arena?”.

Arriviamo a Rafa Nadal. Nadal ha oggettivamente molte più chance di fare il filotto Madrid, Roma e Roland Garros (con quest’ultimo torneo che resta comunque il suo obiettivo principale) se non va a New York a difendere il suo titolo e gli annessi 2.000 punti che a questo punto non perderebbe comunque, ma conserverebbe fino a settembre 2021.

Abbia o non abbia Rafa il timore di contrarre il COVID-19 a New York, in tutta franchezza chi glielo fa fare di andare a Flushing Meadows? Solo la gloria. Se si pensa che zio Toni Nadal, ancor prima di conoscere le intenzioni dell’ATP, glielo sconsigliava, è detto tutto. Andando a New York Rafa può fare solo peggio… sia là negli USA sia in Europa. Forse il più grande stimolo per andare a New York sarebbe quello di poter eguagliare là i 20 Slam di Roger e di superarlo poi con il 21° Slam a Parigi. Anche eguagliare i cinque trionfi all’US Open di Connors, Sampras, Federer per uno orgoglioso come Rafa…non sarebbe pungolo da poco, per la verità. Ma, anche se non mi piace citare i proverbi a sostegno di una tesi, ricordate il “chi troppo vuole a volte nulla stringe?”.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

E Djokovic? Beh, lui diventa praticamente impossibile da scalzare dal trono del tennis, con tutti i punti che ha. I 2.000 dell’Australian Open (che sono i soli 2.000 d’annata), i 2.000 intoccabili di Wimbledon, i 1000 di Madrid e i 600 di Roma in cassaforte, la semifinale di Parigi. Giochi o non giochi, per lui reduce dal coronavirus che ha vinto nel 2019 anche Bercy e potrebbe fare tranquillamente meglio alle finali ATP (dopo aver perso nel girone), cambia pochino.

Sarà quindi decisiva anche la voglia di competere di tutti. I campioni ce l’hanno connaturata, non sarebbero diventati tali se non l’avessero avuta, molto più dei calcoli. I calcoli li fanno gli agenti, di solito. Occorrerà vedere fino a che punto gli agenti “pesano”. E anche le famiglie “pesano”. I nostri Fab 3 hanno tutti mogli non proprio docilissime (Rafa forse escluso).

Potrebbe accadere – lo dico scherzando ma passando un messaggio su cui riflettere – che i giocatori decidano di allargare ulteriormente la compagine del loro team a un nuovo elemento: un agente di spionaggio. Questo James Bond delle racchette dovrà cercare di capire se uno dei competitor del suo cliente andrà o meno a giocare quel determinato torneo. Un torneo depauperato di tutti i big concorrenti, potrebbe essere un bell’incentivo a giocarlo occupando spazi più agevoli. Più che per i punti (comunque non in discussione), più che per i soldi (ne hanno già talmente tanti!), per il prestigio, per un titolo importante. Slam soprattutto, ma anche un 1000 non fa schifo al palmares.

Prendiamo il caso di Medvedev, protagonista di un’estate 2019 straordinaria. Vive in Costa Azzurra, nei tornei europei ha tutto da guadagnare perché lo scorso anno ha fatto poco o nulla. In quelli in America è abbastanza difficile che possa far meglio del 2019, quindi magari resterebbe anche volentieri in Francia… ma se potesse accarezzare l’idea di vincere uno Slam, lui come un Thiem, uno Zverev, un Tsitsipas, finora implacabilmente bocciati dai Fab 3 (e 4), voi dite che rinuncerebbe?

Ci può essere un momento più favorevole per un Next-Gen (o quasi Next-Gen) e un break through nell’albo d’oro di un Major?

Pensate a Thiem, n.3 del mondo e plurifinalista di Slam: lo scorso perse al primo turno all’US Open. Voi non ci andreste a New York – sicurezza sanitaria permettendo – per cercare il grande exploit, magari favorito dall’assenza di due Big Three, se non di tutti e tre?

Due parole anche sui “nostri” uomini di punta. Berrettini si trova in Europa, al momento non si sa neppure se il problema della quarantena con gli USA verrà risolto, ma potersi mantenere fino al settembre 2021 i punti della semifinale dell’US Open, non è cosa da poco. Significa, per i tornei europei (Madrid, Roma e Parigi) dove non ha cambiali da onorare, mantenersi una superclassifica e una posizione di testa di serie, come minimo la n.7 se ci sono proprio tutti i sei davanti (Federer no…), che non è poco.

Vero anche – va considerato in tutte queste ipotesi – che se uno non gioca… non guadagna soldi. Ma forse pur non guadagnandoli lì nell’immediato, quella posizione nel ranking potrebbe fruttare di più. Chissà… se a Matteo mancasse troppo Ajla Tomljanovic e lei non venisse in Europa, sarebbe il cuore a comandare la programmazione.

E Fognini? Ecco un altro che può tenere i 1000 punti di Montecarlo 2019 fino a fine anno (anche se lui li avrebbe conservati comunque). Lui, da n.11, potrebbe voler approfittare di qualche defezione più o meno calcolata di chi gli sta davanti, per recuperare quelle posizioni che gli consentirebbero di centrare finalmente l’obiettivo delle finali di Londra: all’US Open ha perso al primo turno, a Cincinnati non andò, a Roma e Madrid si è fermato al terzo, a Parigi giocherebbe con la ciambella di sicurezza degli ottavi raggiunti lo scorso anno. Insomma, se dall’operazione finalmente affrontata fosse uscito bene e avesse recuperato appieno, perché non sognare di raggiungere a 33 anni quel che finora – anche per via di una programmazione che lui stesso ha definito sbagliata (eppure non ci voleva un genio a pensarla diversamente) – gli è sempre sfuggito e che invece Matteo ha centrato quasi al primo tentativo serio?

Sinner infine. Per lui, come per il neocampione d’Italia Sonego, le cose non sembrerebbero cambiare teoricamente troppo. Però i risultati che farà eventualmente Jannik – auguri! Guai a considerarli scontati… gli creeremmo tutti troppa pressione – saranno comunque frenati da chi gli sta davanti che non gli cederà il passo con la stessa rapidità con cui l’avrebbe fatto in una situazione di punti non “congelati” per chi fa peggio rispetto all’anno precedente.

Il discorso per Sinner vale anche per gli italiani fuori dai top 100: però il rovescio della medaglia è che non sarebbero entrati nei tabelloni degli Slam e dei Masters 1000, mentre magari invece, a seguito delle defezioni di diversi giocatori contrari ad affrontare transvolate transoceaniche, potranno farvi irruzione. Travaglia, Seppi, Caruso, potrebbero giocare a Washington, se ci potessero e volessero andare. Lorenzi e Gaio – ma magari non solo loro – a New York e a Parigi (Paolo è 121, Federico 130) – possono sperare di giocare qualche partita ben ricompensata, dopo un anno disgraziato per le finanze.

Insomma, anche i “semiricchi” potrebbero forse godere di questo provvedimento… ma saranno peraltro quasi spinti a essere più coraggiosi, a sfidare il COVID-19, più dei ricchi Altrimenti far breccia fra i top 100 per tutti coloro che già non lo sono sarà più difficile, visto che a quelli già top 100, i punti non glieli potrà togliere nessuno.

Matteo Berrettini – US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

Si dirà che la scelta ATP appare conservativa, certo è poco dinamica e un tantino ipocrita quando sostiene di voler premiare i giocatori che otterranno buoni risultati alla ripresa del gioco nel 2020. Vero che chi farà bene otterrà i punti previsti, ma non guadagnerà le stesse posizioni che avrebbe guadagnato, dal momento che chi stava davanti a lui non scalerà punti..

Bisogna però riconoscere che individuare una soluzione equa non era per nulla semplice. E comunque chapeau all’ATP… che, come avrebbe detto Galileo Galilei, “eppur si muove”. Avete per caso capito che farà la WTA? Da due mesi non riesce neppure a decidere se consentire a Palermo di ospitare un tabellone di 48 giocatrici, quando ci sarebbe la ressa per partecipare e già così come è ora – anche se alla fine per stani motivi Simona Halep e Karolina Pliskova decidesero di non partecipare – c’è un cast di partecipanti da far paura. Ma da dar grande lustro a quel grandissimo appassionato, prima ancora che direttore di torneo, che risponde al nome di Oliviero Palma. Il quale, per non lasciar nulla di intentato, ha pensato bene di invitare al Ladies Open perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, palermitano d.o.c. che ha sempre abitato nella centralissima via della Libertà. E non è detto che all’invito non faccia seguito un sì.  

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

Pubblicato

il

Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

Pubblicato

il

All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

Pubblicato

il

ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement