Come 'scongelare' le classifiche ATP? 17 ipotesi. Mager, Garin e Rublev vittime, Fognini e Sonego fortunati?

Editoriali del Direttore

Come ‘scongelare’ le classifiche ATP? 17 ipotesi. Mager, Garin e Rublev vittime, Fognini e Sonego fortunati?

Il tennis si interroga anche sulla proposta biennale auspicata da Nadal. Lo US Open con il “taglio” a 120 favorisce Marco Cecchinato e Paolo Lorenzi, ma non Fabbiano, Giustino e Marcora

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Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)
 
 

Vi avevo invitato a scrivermi delle lettere perché io potessi rispondervi, cercando di andare contro la mia natura per essere il più sintetico possibile. Anche questa settimana siete stati numerosi e di questo vi ringrazio e mi scuso del ritardo (di solito vi rispondo al venerdì)… e per aver risposto a una sola domanda, perché quella di Roberto da Siracusa sviscera un tema assai interessante che meritava una trattazione individuale. Risponderò in separata sede alle altre domande: continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com.


Ma questi punti ATP con le classifiche congelate dal 16 marzo scorso, come verranno calcolati? Come sarebbe giusto farlo? O quantomeno… meno ingiusto? (Roberto M – Siracusa)

Ti ringrazio dell’argomento proposto. Molto attuale, assai dibattuto, e noi ci eravamo già interrogati su qualche scenario quando si era ancora nel pieno caos da pandemia. Mi dicono che l’ATP abbia interpellato un team di matematici e statistici per affrontare nel modo più equo la situazione. Pare dalle loro fervide menti siano uscite ben 17 soluzioni diverse. E che alla fine siano due le attualmente prevalenti, nessuna delle quali ancora ufficializzata.

 

Sia chiaro: dopo che l’ATP ha fatto sapere che “le classifiche resteranno congelate fino a che il Tour non riprenderà, dopo di che una decisione verrà comunicata”, è difficile pensare che io possa suggerirne una più valida di quelle dei cervelloni incaricati dall’ATP. Partiamo, per ora, dalle due ipotesi ATP oggi prevalenti, ma anche dalla certezza  – difficilmente evitabile – che quale che sia il sistema alla fine prescelto (e fra le due mi sembra più equa l’ipotesi B rispetto all’ipotesi A), ci sarà sempre qualcuno più danneggiato, più vittima, di qualcun altro.

Succede praticamente sempre quando si prende una decisione “orizzontale”. Un’azienda licenzia tutti gli over 50? Chi ha 50 anni e un mese è “sfigato”, chi ne ha 49 e 11 mesi è invece fortunato.

Lo US Open decide che non si giocano le qualificazioni ma ammette i primi 120 direttamente in tabellone? Dal n.104 al n.120 (e magari 130 se ci saranno defezioni… Federico Gaio, n.130, prega perché ci siano) brindano alla fortuna di poter evitare le qualificazioni e intascare 50.000 euro sicuri con la prospettiva di poter raddoppiare. Fra questi ci sono Marco Cecchinato n.113 e Paolo Lorenzi n.121.

Dal n.130 in giù invece smoccolano tutti quelli che avrebbero avuto la chance delle qualificazioni e si devono accontentare di 15.000 dollari che l’USTA ha “devoluto” all’ATP. Fra questi Fabbiano 147, Giustino 153, Marcora 158, Giannessi 160. Loro – tocchino legno… – dovrebbero prendere almeno i 15.000 dollari. Meglio che niente, ma oltre al dispiacere di non poter giocare uno Slam e dover stare a casa a guardare la TV, c’è anche la frustrazione di non poter aspirare a guadagnare di più e magari fare un super risultato in un Major. Il che può comportare ingressi in altri tabelloni, approcci da parte di sponsor, eccetera.

Ma anche fra chi prenderà i 15.000 e chi no… ci sarà certo qualche vittima che griderà all’ingiustizia del criterio prescelto. Con le sue ragioni. Il n.222 Viola e il n.236 Moroni non prenderanno neppure i 15.000 dollari… ma dove verrà fatto il taglio? Dopo i primi 128 a partire da coloro che saranno entrato in tabellone o comunque dal n.120? Ancora non è stato detto.

Anche riguardo all’attribuzione delle wild card sono curioso di vedere come si comporterà l’USTA, se tutti i primi 120 alla fine si presentassero a New York: avete fatto caso che Anderson è n.123 del mondo, del Potro n.128, Murray n.129? In teoria se questi tre vincitori e/o finalisti di Slam, volessero giocare, e se tutti quelli che li precedono fossero presenti, loro resterebbero fuori. Salvo che venissero gratificati di una wild card – che di sicuro otterrebbero – o decidessero di fare ricorso al ranking protetto, che con buone probabilità sarà loro garantito (resta da vedere come l’ATP considererà la pausa dovuta al COVID-19).

Andy Murray – Pechino 2019 (foto via Instagram, @atptour)

LE PRIMA IPOTESI

L’ipotesi A: non appena si rigioca un torneo, scadono i punti conquistati in quel torneo. Esempi: si gioca il Roland Garros a settembre e Nadal perde i 2000 punti del Roland Garros 2019. Si rigioca l’US Open, Nadal perde i 2000 punto dell’US Open 2019 così come Berrettini ne perde 720. Ma se uno ha fatto i punti al torneo di Pune e il torneo di Pune non lo si rigioca o viene posticipato che succede? Sarebbe giusto che un Rio 2020 scadesse prima di un Montecarlo 2019? Certamente no.

Lasciamo perdere il fatto che Mager (n.79 ATP) imprecherebbe (e con lui quelli che hanno giocato e fatto punti nei primi mesi del 2020, un Garin n.18, un Rublev n.14), mentre Fognini (n.11) e Sonego (n.46) invece godrebbero, perché la loro classifica resterebbe intatta fino ad aprile per Fabio, fino a giugno per Lorenzo (campione a Antalya, torneo che verrà sostituito da Maiorca). I nomi e le situazioni che faccio rappresentano soltanto degli esempi di situazioni estreme. Ma spiegano perché si verificherebbero situazioni inique. Che sarebbero tali anche se i nomi fossero rovesciati. Si evitino, per favore, i commenti sciocchi di coloro che pensassero che nello scrivere sono condizionato dai miei rapporti con questo o quel giocatore.

LA SECONDA IPOTESI

L’ipotesi B: si considerano congelati i punti attuali. Si divide il totale dei punti per 52, quante le settimane di un anno, e poi ogni settimana si scalano progressivamente quei punti. Sempre per fare il caso Mager, che di punti ha un “tesoretto” di 771, ne dovrebbe scalare 13,6 a settimana. Per quante settimane ancora non si sa. Forse sei mesi, quanti i mesi della pausa dovuta al COVID-19. Ma se in tempi normali quel “tesoretto” gli sarebbe bastato per giocare l’Australian Open pur perdendo – teoricamente – al primo turno di ogni torneo, adesso perdendone 13,6 a settimana dal 24 di agosto, o ne conquista altri vincendo qua e là o l’impresa si rivelerà parecchio complicata. Intanto in questo articolo avevo scritto che secondo sarebbe giusto permettere ai giocatori di difendere i punti conquistati in dodici mesi ‘effettivi’ di tennis, evitando che alcuni tennisti (come Mager) abbiano a disposizione solo un finale di stagione per sfruttarli e altri (come Fognini) addirittura fino alla primavera del 2021. “c’è chi ha potuto godere dei punti conquistati per 16 mesi e chi invece soltanto per 4 o 5, scrivevo.

ALTRE IPOTESI

C’è poi chi perora la causa a lungo sostenuta da Rafa Nadal. Quella di far sì che i punti durino per un biennio. È sempre stata respinta perché avrebbe costituito un ‘tappo’ alla naturale osmosi del ranking, avrebbe favorito chi sta sopra rispetto a chi sta sotto, raddoppiando il gap. Già oggi chi sta nei primi 100 e può partecipare agli Slam ha una tale possibilità di guadagnare più punti e più soldi di chi ne sta fuori che favorire ancora maggiormente chi sta più in alto sarebbe stato iniquo. Come farebbero i vari Thiem, Tsitsipas, Zverev a recuperare il gap da Nadal e Djokovic, capaci di vincere rispettivamente tre e quattro Slam nel biennio 2018-19, che significa 6.000 e 8.000 punti in cascina per 24 mesi? A ogni livello sarebbe la stessa cosa: diventerebbero difficilissimi tutti i sorpassi. L’ATP non poteva cogliere con favore la proposta Nadal. Vero peraltro che questo blocco di sei mesi per il COVID-19 è stato eccezionale e potrebbe richiedere contromisure eccezionali.

Infine un’altra ipotesi assomiglia a quella che ho sostenuto equa, per mantenere a tutti i propri punti per 12 mesi. Siamo stati fermi da metà marzo, per sei mesi? Beh, si riprende il 14 agosto a Washington e si fa scadere la settimana di sei mesi prima, cioè quella di Indian Wells, e così via settimana dopo settimana. Una nuova comincia, una vecchia esce: per tutti. Poi però si arriverà a un momento in cui bisognerà dire stop a questo processo per riallinearsi. Ma quando? Vabbè, io ho presentato una serie di ipotesi e problematiche. I lettori dicano la loro.

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Editoriali del Direttore

ATP Umago: adesso sono gli altri Paesi, Francia, USA e perfino la Spagna a invidiare il tennis italiano. I migliori siamo noi

In prospettiva l’avvenire è più azzurro che di altri colori grazie a Sinner, Berrettini, Musetti, Sonego, Zeppieri e altri. Alcaraz fra un po’ rischia di essere il solo spagnolo top-player

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Continua il periodo dei record del tennis italiano in pieno Rinascimento. Dopo che tre italiani erano giunti in finale la scorsa settimana, fra Gstaad, Amburgo e Palermo, ora tre italiani sono contemporaneamente in semifinale al torneo di Umago, come non era più successo da 35 anni.

Io c’ero a St.Vincent quell’anno, 1987 – ed era con me anche colei che due anni dopo sarebbe diventata mia moglie – quando Cane’, Cancellotti e Pistolesi fecero la fine, con il cileno Rebolledo, dei Curiazi con l’unico Orazio molti anni prima di Cristo.  

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Umago

 

Il rischio che quella storia si ripeta a Umago, con Carlitos Alcaraz grande favorito del torneo, c’è tutto, sebbene lo spagnolo di Murcia e dintorni abbia nel frattempo maturato una sorta di complesso nei confronti dei tennisti italiani, avendo lui perso a Melbourne da Berrettini, a Wimbledon da Sinner e ad Amburgo da Musetti, pur essendo sempre partito con il favore dei pronostici. Ma se va in finale contro Sinner forse sarà un pochino meno favorito di altre volte, sebbene la terra rossa per lui sia forse superficie più congeniale rispetto all’erba.

In questo momento, con Rafa Nadal ancora in piena corsa, il tennis spagnolo sta meglio di quello italiano, visto che ha due tennisti compresi fra i top 10, mentre noi abbiamo al momento il solo Sinner top 10e all’ultimo dei dieci posti.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Però in prospettiva io credo si possa dire che il tennis italiano sta meglio di quello spagnolo. Se guardiamo la race, a partire dalla settimana prossima, abbiamo tre tennisti  fra i primi 20 e la loro età non può non farci ben sperare sul loro avvenire. Rafa Nadal è un fenomeno pazzesco, ma insomma il suo certificato anagrafico dice che fra un paio d’anni – anche se continuasse a vincere il Roland Garros – dovrà sventolare bandiera bianca. E anche Djokovic non è eterno. Idem Carreño Busta, Bautista Agut etcetera.

I nostri invece non potranno che migliorare. Tutti e tre. Berrettini, Sinner e Musetti. Tre giocatori così diversi che è un piacere che… lo siano. E che lascino curiosi i nostri appassionati su chi diventerà più forte fra loro.

Io non faccio che incontrare gente che mi chiede chi lo sia, ci abbia maggiori prospettive. Io rispondo che intanto siamo super fortunati ad avere questi dubbi. E poi anche che rispetto al passato, anche a quello glorioso degli anni Settanta, siamo fortunati a poter contare su questi ragazzi che sono di una serietà professionale, con il sostegno dei loro team, senza paragoni.

Sono tutti e tre veramente dedicati al tennis, impegnati a migliorarsi giorno per giorno, consapevoli che soltanto con un lavoro continuo per superare ì proprio limiti – che ancora ci sono ed è inevitabile che ci siano in conseguenza della loro giovane età – potranno fare quella carriera che sognano, aspirare legittimamente a diventare top 5, magari n.1. 

Chiaro che quei traguardi non dipendono solo da loro. Ci sono anche gli altri. Ed alcuni sono giovanissimi come Alcaraz, ma anche ancora giovani come Zverev, Tsitsipas, Rublev, o appena un po’ meno giovani come Medvedev, che non sono meno determinati e professionali dei nostri in rapporto ai medesimi obiettivi. Però, nessuna nazione ad oggi ha 3 giovani contemporaneamente in grado di sognare con qualche ragione quei traguardi.

Per questo ritengo che l’Italia stia meglio di tutti gli altri Paesi. E francamente non era mai successo. Infatti negli anni Settanta il tennis americano era ancora di un’altra categoria, e anche quello australiano. 

Riguardo alla risposta su chi sia in prospettiva il più forte dei nostri tre… oggi come oggi mi pare si possa dire che fra i primi due, Berrettini e Sinner (citati in ordine alfabetico) e il terzo c’è ancora una certa differenza, un mini-gap. E questo perché mentre i primi due sembrano in grado di essere oggettivamente competitivi su più superfici, per ora Lorenzo, che e’ peraltro il più giovane sia pur di poco, ha dimostrato di sapersi esprimere ai migliori livelli soprattutto sulla terra rossa (come spiegano anche i ‘Numeri’ di Ferruccio Roberti).

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Sono certo imparerà ad accorciare i movimenti di preparazione dei colpi anche per i campi duri. Sono cose che si imparano se non si commette l’errore commesso a suo tempo da alcuni nostri giocatori, Cancellotti e Volandri in primis, che quasi rifiutarono di credere in loro stessi su superfici diverse dalla tera battuta.

È anche vero, peraltro, che a quei tempi, sulla terra rossa si giocavano molti più tornei e si poteva quindi difendere la classifica meglio di oggi. Oggi infatti senza punti conquistati anche su altre superfici è praticamente impossibile conquistare le prime posizioni del ranking ATP.

Credo che tutti i nostri tre tennisti di punta, ma anche Sonego che è arrivato a ridosso dei primi 20 del mondo, e non c’è certo arrivato per caso, ma soltanto grazie a una notevole continuità di risultati – ultimamente venuta a mancare con alcune partite perse in modo quasi incredibile, come l’ultima da 4-0 nel terzo – meritino la nostra fiducia riguardo ai loro progressi. Ora poi sembra essersi aggiunti anche Zeppieri che ricordo tre anni fa in Australia avermi assai ben impressionato.

Io non ho paura a sbilanciarmi. Credo che fra un anno saranno tutti più in alto di dove si trovano oggi. Dico tutti, infortuni permettendo. Ma anche riguardo agli infortuni, sono certo che le loro esperienze, a volte dolorose, li aiuteranno a curarsi sempre meglio, a prevenire, a non ripetere certe possibili ingenuità. 

In conclusione, dopo che per anni hanno abbiamo guardato con una qual certa invidia, se non gelosia, al tennis francese prima, a quello spagnolo poi, oggi credo che siano gli altri a dover essere invidiosi, gelosi, del tennis italiano.

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Editoriali del Direttore

UniCredit Firenze Open, chi in campo? Dagli azzurri al sogno Djokovic, le ipotesi

Firenze avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon e metterà in palio punti preziosi per la qualificazione alle ATP Finals di Torino

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Jannik Sinner – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Il grande tennis torna a Firenze. C’era stato, ma al C.T.Firenze 1898– lì nel 1910 era stata fondata la Federazione Italiana Tennis con Piero Antinori primo presidente – negli anni Cinquanta fino all’avvio del tennis Open del 1968 (open ai professionisti).

Lo svedese Sven Davidson vinse due edizioni ma i campioni visti sui campi delle Cascine furono tanti: Drobny, tre volte campione a Roma, i più grandi australiani, Newcombe che avrebbe vinto 3 volte Wimbledon, Cooper (3 Slam), Roche, Rose, gli americani Patty e Larsen, il cileno Ayala, il messicano Osuna, l’argentino Morea, e fra le donne Althea Gibson, Maureen Connolly, Esther Bueno una decina di Slam in tre e fra le più grandi tenniste di tutti i tempi, oltre ai nostri Pietrangeli, Gardini, Merlo, Sirola.

Per un club non era facile far fronte ai bilanci dei tornei professionistici, ma nel ’73 – e per 21 anni fino al ‘94 – ecco ricomparire il grande tennis internazionale a Firenze. C’erano più di 5.000 spettatori e centinaia fuori dai cancelli a tribune esaurite nel ’73 per 4 ore di tennis straordinario culminato con il successo 6-4 al quinto di Ilie Nastase, n.1 del mondo, su Adriano Panatta.

 

Negli anni in cui chi scrive fu direttore del Torneo di Firenze, trionfarono i nomi più belli e noti: da Panatta (1974) a Bertolucci (tre vittorie consecutive 1975-1977), Clerc, Ramirez, Gerulaitis, e poi anche Gomez, Larsson e tre volte un altro n.1 del mondo, Thomas Muster (’91,’92,’93) prima dell’ultima edizione del ’94 vinta dall’uruguagio Filippini.

Che livello avrà l’Unicredit Open Firenze, un ATP 250 del 10-17 ottobre 2022, 625.000 euro di montepremi, quasi due milioni di budget gestionale (che si accolla la FIT)?

Molti top-players saranno a caccia di punti per qualificarsi alla seconda edizione delle finali ATP di Torino a novembre. Zero punti a Wimbledon, zero nei cancellati tornei cinesi che ne distribuivano tanti (Shanghai era un Masters 1000, Pechino un 500).

Spesso nelle settimane degli ATP 250 ci sono tre tornei in concorrenza. Ma Firenze, per il torneo ospite del moderno PalaWanny di San Bartolo a Cintoia – si gioca al coperto e su cemento – avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon. Però la settimana dopo Firenze Napoli ospiterà un altro ATP 250. Se non foste spagnoli dove scegliereste di giocare? In questi giorni Ruud, n.6 ATP, sta giocando un ATP 250. Perché no a Firenze?

Se già partecipassero i migliori italiani, magari con entrambi i nostri leader Sinner e Berrettini, cui si aggiungessero Musetti, Sonego, Fognini, sarebbe già un bel vedere. Fra i 32 in tabellone ci saranno certamente anche tanti tennisti di ottimo ranking. L’entry list verrà definita solo dopo l’US Open. Ma anche se il nuovo ed esordiente direttore del torneo Paolo Lorenzi non ha voluto sbilanciarsi, io scommetterei invece che qualcuno fra Rublev, Ruud, Tsitsipas, Shapovalov, Cilic, Hurkacz, Schwartzman, Dimitrov, Bautista Agut, Rune, Khachanov, lo vedremo a Firenze. E Djokovic? E’ un sogno. Ha detto che non andrà a caccia di punti, ma da qualche parte dovrà pur giocare, almeno per allenarsi. Firenze tira. E sognare non costa niente.

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Editoriali del Direttore

ATP Firenze: quando ero il direttore del torneo… Aneddoti di fine anni Settanta con Clerc, Lendl, Ramirez, Panatta

Il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta ha anche diretto il Torneo delle Cascine negli Anni Settanta. Qui riprendiamo solo un paio di aneddoti vissuti (in parte già pubblicati), mentre ne ricerchiamo altri con Arthur Ashe, Jean Francois Cajolle, Jan Kodes, Guillermo Vilas, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci

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Nessuno conosceva Josè Luis Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.


Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali”, che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Quando aspettammo Ivan Lendl oltre…il regolamento. E Roberto Lombardi non me lo perdonò

 

Ricordo in particolare un curioso episodio, avvenuto circa quarant’anni fa a Firenze. Io ero giovanissimo direttore del torneo ATP di Firenze. Roberto Lombardi giocava le qualificazioni di quel torneo. Lo zio di Peter Korda, mi pare si chiamasse Pavel, mi aveva chiesto di iscrivere alle qualificazioni un ragazzino che a suo dire era promettentissimo: si chiamava Ivan Lendl. Il problema fu che questo diciassettenne si era perso un treno, aveva viaggiato tutta la notte, non sarebbe arrivato in tempo per il check-in. Decidemmo di sorteggiarlo ugualmente, in considerazioni di quelle vicissitudini e dell’età del ragazzino. Era toccato in sorte a Roberto Lombardi. Pregai quindi Roberto, dieci anni più anziano (lui del ’50 e Ivan del ’60) di aspettarlo. Per convincerlo gli dissi: “Dai, non perderai mica da un ragazzino di 17 anni che è stato tutta la notte in un treno e arriverà suonato?”.

Lui accettò sportivamente di aspettarlo. Beh, potete immaginare come andò a finire. Vinse il ragazzino ceco. Facile facile. Per anni Roberto me l’ha scherzosamente rimproverato: “M’hai fregato, m’hai fregato… lo sapevi che era fortissimo!”. Ecco, io voglio ricordarmi sempre quel Roberto lì, quello che scherzava sempre, quello che al ristorante chiedeva sempre quello che non c’era (“Lombardi? Il peggior cliente di ristorante del mondo” era l’affettuosa definizione che di lui dava Maestro Rino), quello che amava sempre recarsi nei posti “più trend”. Non sono sicuro che Ivan Lendl si ricordi di quell’episodio. Non ho avuto occasione di ricordarglielo. Abbiamo riso insieme invece ricordando quella vota in cui lui aveva vinto il suo ennesimo Roland Garros (credo fosse il terzo…) e in sala stampa gli chiesi che cosa avesse pensato che avrebbe fatto a fine carriera… “Magari il giornalista? “ gli suggerii. E lui: “Di certo non sogno di diventare come certi giornalisti senza capelli!” rispose guardandomi fisso con il suo tipico humour freddo, lui che alcuni avevano ribattezzato Buster Keaton, perché la sua comicità non era quasi mai accompagnata da un sorriso, e altri doctor Frankestein per la sua maschera molto particolare. Di aneddoti vissuti in quegli anni ne ricordo tanti altri, con Arthur Ashe, con Jean Francois Caujolle, John Alexander, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e andrò a ripescarli meglio però nella mia memoria per pubblicarli prossimamente sperando che vi piacciano.

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