Quattordici anni fa, Novak Djokovic vinceva il suo primo titolo ATP

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Quattordici anni fa, Novak Djokovic vinceva il suo primo titolo ATP

Accadeva sulla terra olandese del Dutch Open di Amersfoort, torneo attualmente scomparso. Ne sarebbero arrivati altri 78. Pochi mesi prima, si era detto sicuro di poter battere Nadal al Roland Garros

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Chissà quanti temerari avrebbero scommesso, quel 23 luglio 2006, che il 19enne Novak Djokovic – sì talentuoso, ma alla sua prima stagione completa nel circuito – avrebbe fatto seguire al trofeo del Dutch Open di Amersfoort altri 78 titoli, oltre un quinto dei quali sarebbero stati Slam. Quel torneo Djokovic lo dominò, battendo il numero uno del seeding Coria in semifinale e Nicolas Massu (attuale coach di Thiem) in finale con il punteggio di 7-6 6-4. Rispettivamente, un ottimo e un più che discreto terraiolo.

CORREVA L’ANNO… – A seguito degli ottimi risultati raggiunti nel 2006 al Roland Garros (tre teste di serie eliminate prima del ritiro al cospetto di Nadal, ai quarti di finale) e a Wimbledon (rimontato in cinque set da Ancic agli ottavi), di cui fu conseguenza naturale l’ingresso in top 50 – spoiler: non ne è ancora uscito – negli ambienti della racchetta si cominciò a parlare delle qualità di Djokovic, tanto in campo quanto fuori. È doveroso sottolineare questo secondo aspetto perché in conferenza stampa a Parigi, pochi minuti dopo aver lasciato strada a Nadal per un infortunio alla schiena, Djokovic si fece notare dichiarando che senza i problemi fisici avrebbe potuto batterlo. L’allora ventenne spagnolo, occorre ricordarlo, aveva già vinto una volta il Roland Garros ed era sulla strada del bis.

In verità sarebbero serviti ben nove anni e sei tentativi a Djokovic per battere Nadal sul rosso di Parigi, ma chi aveva occhi per vedere riconobbe subito che non si trattava di un’ambizione banale. Era l’ambizione di chi era convinto di poter diventare il migliore, e in effetti ci sarebbe riuscito.

 

Djokovic ci avrebbe messo meno di tre mesi per rompere anche la barriera della top 20, un confine entro cui è sempre rimasto ad eccezione del periodo intercorso tra l’inizio del Roland Garros 2018 (quello della sconfitta contro Cecchinato) e la prepotente rinascita a Wimbledon, vinto in finale contro Anderson, che ne propiziò il ritorno in top 10.

Sempre per la cronaca, una settimana dopo aver vinto ad Amersfoort, Nole si spingeva in finale anche a Umago, costretto al ritiro contro Wawrinka per problemi respiratori. In ottobre vinceva già il secondo titolo a Metz, in finale contro Jurgen Melzer, poi il tris ad Adelaide a inizio 2007 e quindi il primo titolo ‘pesante’ a Miami con tanto di vittorie back to back contro Nadal e Murray – sette game lasciati al primo, uno al secondo. Ecco, forse qui più di qualcuno aveva iniziato a indovinare il destino di Novak Djokovic.

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Compie 70 anni l’indimenticabile Jimmy Connors

Buon compleanno a uno dei più grandi tennisti di ogni epoca che nella sua lunghissima carriera diede vita a rivalità che sono rimaste nella storia

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Se Jimmy Connors fosse stato argentino si sarebbe detto che la ‘garra’ non gli faceva difetto. Ma lui era yankee purosangue, nato a Belleville (paesino di 40.000 abitanti in Illinois) per cui si limitava ad odiare gli avversari, e nemmeno il resto del mondo gli stava troppo simpatico. Il suo modo iper-aggressivo di tagliare il campo con i suoi passettini di una velocità innaturale, il suo rovescio bimane mancino, una vera arma ‘fine del mondo’, i suoi c’mon urlati in faccia al malcapitato avversario erano tutti tasselli che ci aiutano a decifrare il personaggio Jimbo, e soprattutto aiutarono lui a mettere in bacheca otto Slam (non gli riuscì mai di alzare il trofeo a Parigi dove arrivò quattro volte in semifinale) e 109 tornei del circuito (record assoluto tra i tennisti professionisti). Chissà cosa avrebbe combinato se solo avesse avuto un servizio all’altezza. Incrociò la racchetta con Ashe, Nastase e Rosewall che stavano spendendo gli ultimi spiccioli delle loro impareggiabili carriere. Impattò poi contro il miglior Borg, la sua bestia nera, contro Vilas e tenne a battesimo McEnroe e Lendl…tanto per chiarire con chi ebbe a che fare il ragazzo. Jimbo ruggì fino a 39 anni quando raggiunse a sorpresa, e con l’appoggio di un pubblico in delirio, le semifinali degli US Open, battuto alla fine da Jim Courier. Quella fu in pratica la sua ultima partita ad alto livello, anche se lui continuò testardamente a giocare fino ai 44 anni quando si arrese non ad un avversario ma alle leggi di natura.

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La prima vittoria in uno Slam di Federer, 21 anni fa

Contro Micheal Chang, non proprio uno qualunque, al primo turno degli Australian Open. 6-4 6-4 7-6 il punteggio per lo svizzero che ne ha vinte altre 361 di partite nei Major

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Roger Federer - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Oggi, 18 gennaio, cade una ricorrenza molto speciale per Roger Federer. Infatti, in questa data, 21 anni fa, il fenomeno di Basilea ha colto la sua prima vittoria in uno Slam, agli Australian Open 2000. Magari non tutti se lo ricordano ma il primo scalpo di Federer in uno dei quattro grandi tornei del tennis è stato a dir poco eccellente: si tratta infatti di Michael Chang, vincitore del Roland Garros nel 1989 ed ex n.2 al mondo. 

Federer, all’epoca 18enne, si presentava a Melbourne per la prima volta, come una delle nuove sensazioni del circuito. Nella stagione precedente, aveva scalato oltre 200 posizioni in classifica, fermandosi alla n.62. Nelle sue prime due apparizioni Slam era stato sconfitto con onore contro giocatori affermati, il due volte campione Slam Patrick Rafter al Roland Garros e il ceco Jiri Novak a Wimbledon, mostrando sprazzi del suo enorme talento. Chang, che di anni ne aveva 28 e che era sul tour ormai da 13 stagioni, era nella fase calante della sua carriera ed era fuori dai primi 30.

Ma comunque era pur sempre Micheal Chang, uno dei nomi più celebri del tennis negli anni Novanta. E Federer era solo un promettentissimo ragazzino elvetico che aveva vinto Wimbledon juniores un paio di anni prima. “Non ricordo bene tutto. Non ricordo ad esempio le nostre posizioni in classifica. Ma c’è una cosa che non mi sono dimenticato. Mentre stavamo per entrare in campo, camminavo dietro a Michael e notari che aveva il suo nome sulle scarpe. Ho pensato: ‘quando hai il tuo nome sulle scarpe significa che sei uno dei migliori’”, ha raccontato Federer. 

 

Ma il migliore in partita fu proprio lui. 6-4 7-6 7-6 il punteggio con il quale quello che oggi è il tennista con più titoli nello Slam (20, ex aequo con Rafa Nadal) vinse la sua prima partita in uno Slam. In quell’edizione degli Australian Open, Federer vinse anche il successivo match contro lo slovacco Jan Kroslak, sempre in tre set, prima di arrendersi al terzo turno al francese Arnaud Clement. Purtroppo, non sono disponibili video su Youtube del match contro Chang e bisogna accontentarsi degli highlights del secondo incontro con Kroslak per ammirare le gesta di un giovanissimo Roger.

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Accadde oggi: l’inizio della leggenda di Serena Williams

La grande corsa di Serena Williams verso i 24 Slam (non ancora raggiunti) iniziava esattamente 25 anni fa, in Canada, con un esordio traumatico su un campo di periferia

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Come spesso succede nella storia del tennis, il debutto dei grandi campioni è una sconfitta traumatica. È così anche per Serena Williams, che ben 25 anni fa, il 25 ottobre 1995, iniziava in Canada la sua lunghissima e vincente carriera professionistica con una sconfitta netta. La connazionale Annie Miller superò infatti la giovanissima Serena (14 anni compiuti da un mese) con il punteggio di 6-1 6-1.

Il contesto era ben diverso da quelli che oggi Serena calca regolarmente. Si trattava del primo turno di qualificazioni del torneo di Quebec City. Come ricorda il giornalista del New York Times Robin Finn, presente quel giorno, la location era molto diversa dalla cornice più glamour degli Slam. “Era un campo d’allenamento di un circolo di tennis nella periferia di Vanier, accanto a un campo dove si giocava un’altra partita di qualificazione. Niente luci o introduzioni pre-partita e nemmeno tifosi. Sopra il campo c’era un piccolo chiosco con una TV, dei gelati e 50 persone che mostravano… diversi livelli di interesse alla partita”.

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Serena vinse soltanto due giochi contro la 18enne americana Annie Miller, che però era già la numero 149 del mondo. Visto il punteggio non stupisce l’analisi molto dura di Serena quel giorno. “Non ho giocato come so, ho giocato come una principiante“. Molto più conciliante e comprensivo il suo commento 24 anni dopo, quando nel 2019 Serena l’ha commentato durante il torneo di Toronto. “Tutto quello che mi ricordo è che ero nervosissima, non potevo credere che stavo giocando. Non sono riuscita a tenere a bada i nervi, avevo bisogno di tornare a casa e migliorare. Quando sono tornata a giocare con i professionisti ero molto più pronta rispetto la prima volta”.

 

Il ritorno di Serena Williams tra i professionisti si sarebbe concretizzato “solo” due anni dopo. Nel novembre del 1997 arrivò il torneo che la svelò a tutto il mondo tennistico. Williams si rese protagonista di una grande cavalcata nel torneo di Chicago, dove entrò grazie a una wild card: sconfisse le numero 7 e 4 del mondo Mary Pierce e Monica Seles e da numero 304 del mondo si fece strada fino alla semifinale, poi persa contro Lindsey Davenport. Nemmeno due anni dopo, nel 1999, sarebbe arrivato il suo primo torneo del Grande Slam, il titolo degli US Open vinto in finale contro Martina Hingis.

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