Djokovic-Nadal, la rivalità del decennio

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Djokovic-Nadal, la rivalità del decennio

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TENNIS – Riviviamo tutte le sfide Nadal-Djokovic. Con la finale di Pechino, la prima in un 500, hanno giocato a tutti i livelli: 250, 500, Masters 1000, Slam, Olimpiadi e Coppa Davis. La semifinale di Madrid 2009, la finale record degli Australian Open, l’invasione al Roland Garros. Tutto iniziò nel 2006 quando Djokovic… 

Riviviamo tutte le 40 sfide Nadal-Djokovic (bilancio 22-15 per il maiorchino). Con la finale di Pechino, la prima in un 500, hanno giocato a tutti i livelli: 250, 500, Masters 1000, Slam, Olimpiadi e Coppa Davis. Tra le sfide memorabili, la semifinale di Madrid 2009, la finale record degli Australian Open, la semifinale al Roland Garros con l’invasione del serbo, fino alla ultime 2 sfide vinte da Djokovic da N.2 mondiale.

 

 

2006 French Open QF Clay (O) R.NADAL 4-6 4-6 0-0 RET
Rafa Nadal, campione uscente, estende a 58 la serie di vittorie consecutive sulla terra battuta (ultima sconfitta contro Andreev a Valencia, aprile 2005) contro il 19enne Novak Djokovic, n.63 del mondo (l’anno precedente era il più giovane nella top-100). Il serbo, che da poco ha rotto con il coach Riccardo Piatti perché non ha voluto seguirlo “in esclusiva”, è arrivato nei quarti dopo aver eliminato Fernando Gonzalez, Haas e Monfils ma è costretto a ritirarsi per problemi alla schiena, che ha iniziato ad avvertire con Nadal avanti 3-0 nel secondo set. Per Djokovic è il secondo ritiro consecutivo nello Slam parigino: nel 2005 ha abbandonato il match di secondo turno con Guillermo Coria per problemi respiratori. Nella conferenza stampa post-match, il 19enne serbo disse che se non avesse aviuto problemi fisici avrebbe potuto tranquillamente battere Rafa. Quando venne informato, lo spagnolo fece una faccia che fu tutto un programma.

2007 Indian Wells FR Hard (O) R.NADAL 2-6 5-7
“Quattro a zero in un balletto, 6-2 in mezzoretta, 7-5 e match archiviato in un’oretta e mezza”. Così sintetizzava Ubaldo la finale di Indian Wells. Nel primo set praticamente non si gioca: Nadal perde due punti al servizio (ne vince 16 su 18), per giunta uno per un doppio fallo. Djokovic, primo teenager capace di arrivare in finale nel torneo dai tempi di Andre Agassi (1990), al suo primo title-match in un grande torneo, sale di livello nel secondo set e riesce a procurarsi tre palle break, ma non a convertirle. Nadal vince così il suo primo torneo dopo il Roland Garros e diventa il primo spagnolo nell’Albo d’Oro dopo Alex Corretja (2000).

2007 Miami QF Hard (O) N.DJOKOVIC 6-3 6-4
Deve attendere solo una decina di giorni, Novak Djokovic per riscattarsi dalla sconfitta a Indian Wells. Nei quarti arriva la vittoria più importante della sua carriera fino a quel momento, contro un Nadal fin troppo falloso. Il serbo, al secondo successo contro un top-10 in stagione (dopo Robredo a Rotterdam), salva anche tre palle break nell’ultimo gioco. Nadal ha anche avvertito un problema al piede, e per questo rinuncerà a partecipare al tie di Davis contro l’Argentina, ma non cerca scuse per spiegare la sconfitta: “Io non ho giocato come in finale a Indian Wells, lui ha sbagliato di meno: ecco la grande differenza”.

2007 Rome QF Clay (O) R.NADAL 2-6 3-6
Per Nadal è la 75ma vittoria consecutiva sulla terra battuta: lo spagnolo eguaglia così il record di successi di fila su una singola superficie che McEnroe aveva stabilito sul tappeto indoor tra il 1983 e il 1985. E’ in gran forma, lo spagnolo, tanto che perfino Djokovic applaude a qualche suo passante sul finale del primo set. Djokovic perde subito il servizio, annulla sette palle break nei successivi due turni di battuta, ma si fa brekkare nel settimo gioco con una volée larga. Nadal chiude facile il primo set, brekka due volte il serbo nel secondo (letali due dritti lunghi nel settimo gioco) e si qualifica per la semifinale.

2007 French Open SF Clay (O) R.NADAL 5-7 4-6 2-6
Prima del match Djokovic l’aveva detto: non mi sento ancora pronto per vincere uno Slam. Nadal impiega 2 ore e mezza per dimostrare che aveva ragione. Regge un set e mezzo Djokovic, poi lascia via libera a Nadal che arriva in finale senza cedere nemmeno un set e diventerà di lì a poco il primo dopo Borg a vincere il Roland Garros per tre volte di fila

2007 Wimbledon SF Grass (O) R.NADAL 6-3 1-6 1-4 RET
Djokovic paga il programma della settimana rivoluzionato per la pioggia e le due battaglie contro Hewitt (4 ore e 12) e Baghdatis (5 ore). Riesce anche a brekkare e vincere il primo set, ma sul campo 1 la sua partita finisce lì. “Avevo problemi al piede. Non si tratta di una semplice vescica” ha poi spiegato in conferenza stampa, “ma di una piccola infezione: stanotte non sono riuscito a dormire perché sanguinava, stamattina riuscivo a stento a camminare. Poi è da due giorni che ho fastidi alla schiena: insomma, sono esausto”.

2007 Canada SF Hard (O) N.DJOKOVIC 7-5 6-3
“Rafa Nadal ha avuto 8 pallebreak contro Djokovic, ma il serbo, che non ha perso un set in tutto il torneo e ha ceduto un solo servizio, le ha annullate tutte o con aces o con giocate irresistibili. Decisamente Djokovic, che ogni tanto ancora si distrae (sennò non avrebbe concesso una palla break sul 5 pari del primo set e ben tre nel primo turno di servizio del secondo), nei punti importanti gioca con grande attenzione e determinazione ed è fortissimo. Del resto il modo in cui ha vinto tanti tiebreak a Wimbledon lo aveva ben sottolineato”. Così Ubaldo raccontava il match. Djokovic in finale avrebbe battuto anche Federer realizzando un exploit non riuscito a nessuno negli ultimi 13 anni: battere in fila i primi tre giocatori del mondo (nei quarti aveva eliminato il n.3 Roddick). L’ultimo a riuscirci era stato Boris Becker che, nella splendida Globen Arena di Stoccolma, nel 1994 vinse il torneo battendo in successione i primi tre del ranking ATP, Stich n.2, Sampras n.1 e Ivanisevic n.2

2007 Tennis Masters Cup  Hard (I) R.NADAL 4-6 4-6
Ultima giornata del Gruppo Oro al Master di Shanghai. Djokovic ha perso le prime due partite in due set ed è matematicamente eliminato. Nadal con un break per set manda a casa il serbo con 0 set vinti e 6 persi: Djokovic paga soprattutto la scelta di scendere a rete senza costruire bene il punto e presta il fianco ai passanti del maiorchino. Nadal ha una differenza set di 5-3 e la vittoria in due set di Ferrer (61 61) su Gasquet porta i due spagnoli in semifinale. E’ la terza volta, dopo il ’98 e il 2002, che due semifinalisti si quattro al Master siano iberici.

2008 Indian Wells SF Hard (O) N.DJOKOVIC 6-3 6-2
Djokovic conferma la finale del 2007 a Indian Wells in un match senza molta storia e segnato da una polemica di Nadal con il supervisor Thomas Karlberg. Nell’ottavo gioco del primo set Nadal, appena brekkato da Djokovic grazie anche a un nastro fortunoso sulla seconda palla break, chiede l’intervento del fisioterapista per un problema al piede. Ulrich, il giudice di sedia lo nega: ritiene la richiesta poco corretta nei confronti dell’avversario, che si appresta a servire per il set. Djoko “ammazza la partita” con una serie di 5 giochi di fila dal 2-1 Nadal nel secondo set con lo spagnolo che ha un solo sussulto: una strepitosa controsmorzata sul 4-2 40 pari.

2008 Hamburg SF Clay (O) R.NADAL 5-7 6-2 2-6
Djokovic guida la Race con la vittoria agli Australian Open e a Indian Wells. Ma, dopo 3 ore e 3 minuti di grandissimo tennis, perde per la quarta volta su quattro contro Nadal sulla terra. Djokovic sale subito 3-0 con due palle break per salire 4-0; le spreca e Nadal rimonta per il 3-3 e brekka a zero per andare a servire per il set sul 5-4. Si ritrova 0-40, perdendo il terzo punto per un doppio fallo dopo aver ricevuto un warning per time violation al servizio e con uno scambio di smorzate e controsmorzate Djoko brekka per il 5-5. Ma un dritto strepitoso di Nadal tocca la riga per il nuovo break Rafa che vince il primo set. Djoko sale nel secondo, ma il match si decide all’inizio del terzo. Djoko perde subito il servizio e spreca quattro palle break nei due successivi turni di battuta di Nadal.

2008 French Open SF Clay (O) R.NADAL 4-6 2-6 6-7(3)
Djokovic gioca un ottimo match (23 vincenti a 10 errori nel primo set, 10-6 nel secondo) ma per due set non riesce a impensierire Nadal praticamente impeccabile con appena 8 errori gratuiti. Nel terzo Novak ha un set point sul 6-5, ma Rafa lo annulla con un dritto in contropiede e si va al tiebreak, solo per la terza volta negli ultimi 41 set vinti dallo spagnolo a Parigi (il quarto della finale 2006 e il terzo degli ottavi 2007 contro Hewitt). Nadal allunga 6-0 e con uno spettacolare smash chiude 7-3 e conquista la quarta finale di fila a Parigi dove umilierà Federer.

2008 Queen’s FR Grass (O) R.NADAL 6-7(6) 5-7
“Difficile, no?”. Così Nadal ha commentato il suo primo titolo sull’erba che l’ha reso il primo a vincere back-to-back il Roland Garros e il Queen’s. Nadal diventa anche il primo spagnolo dopo Gimeno (1972) a vincere un torneo sull’erba. Nadal è stato a un punto dal trovarsi sotto 0-4 nel primo set, ha annullato un set point sul 5-6 nel tiebreak. Il secondo è un trionfo di break e controbreak: Djoko strappa il servizio per servire per il set sul 5-4 ma paga l’incapacitò di tenere il servizio.

2008 Cincinnati SF Hard (O) N.DJOKOVIC 6-1 7-5
“Non c’è bisogno di attendere il risultato della finale del torneo di Cincinnati per capire che ci lasciamo alle spalle una settimana molto importante per il tennis. Questo sport aveva, fino a qualche tempo fa, un re indiscusso (Roger Federer) ed una rivalità consolidata. Federer aveva il riconoscimento del computer e quello, ancora più autorevole, di 12 titoli del Grande Slam, Rafael Nadal si accontentava di essere il padrone del Roland Garros e della terra battuta. Tuttavia qualcosa si era mosso fin dall’anno scorso…L’altra sera al Master Series di Cincinnati un guerriero, che era sembrato invincibile come Nadal, è stato battuto (e non era la prima volta) 6-1 7-5 da Djokovic, rimescolando le carte”. Nelle parole di Rino Tommasi il senso di una vittoria che porta Djokovic in finale ma dà allo sconfitto Nadal la certezza di diventare numero uno del mondo dopo i Giochi Olimpici.

2008 Olympic Tennis Event – Beijing SF Hard (O) R.NADAL 4-6 6-1 4-6
Non basta a Novak Djokovic un gran secondo set infarcito di vincenti che lasciano immobile Nadal per guadagnare la finale del torneo olimpic. Nadal parte bene, brekka nel quinto Djoko (che aveva salvato tre palle break nel primo gioco) e nel terzo ritorna su e vince chiudendo con un punto in cui c’è tutta la sua qualità difensiva: spalle al muro, costringe Djoko a “fare il punto due volte”, rialza un pallonetto quasi senza speranza ma il serbo lo angola troppo e lo spedisce fuori.

2009 Davis Cup 2009  Clay (O) R.NADAL 4-6 4-6 1-6
All’inizio del terzo set, dopo una volée di Nadal, in risposta a una volée incrociatadi rovescio di Djokovic, che tocca il nastro e “muore” appena oltre la rete, Djokovic inizia ad abbassarsi i pantaloncini in un gesto spontaneo di resa, come a dire ‘anche la sorte oggi è contro di me’. Per la verità ci mette anche del suo per regalare alla Spagna i quarti inn casa contro la Germania. Per Nadal è la dodicesima vittoria di fila in Davis dopo aver perso all’esordio della manifestazione contro Jiri Novak.

2009 Monte Carlo FR Clay (O) R.NADAL 3-6 6-2 1-6
“Quinto trionfo monegasco per il Borg del terzo millennio. Ma bisogna ringraziare calorosamente Novak Djokovic per averci dato una bella finale per due ore, cioè fino al 2-1 del terzo set, dopo che finalmente era riuscito a strappare un set a Nadal” scriveva Ubaldo. “Se uno avesse visto anche soltanto i primi tre games del terzo set avrebbe trovato giustificato il prezzo del biglietto. Una mezz’ora di tennis straordinario, il primo game di 14 punti, il secondo di dodici, il terzo ancora di quattordici, ma tutti (o quasi) bellissimi, intensissimi. Nadal ha salvato tre palle break nel primo game _ una con un punto pazzesco al termine del quale Djokovic si è addirittura buttato in ginocchio disperato, dopo che Rafa aveva raggiunto una sua palla corta impossibile riuscendo a estrarne un cross di rovescio assurdo _ e nel secondo ha recuperato da 40-15, con la complicità di due doppi falli del serbo (3 in tutto). Ma nel terzo game un Djokovic ancora battagliero ha lottato come un pazzo per più di dieci minuti per portare a casa un break che avrebbe potuto rimetterlo in corsa. Lì però è come se avesse finito la benzina”.

2009 Rome FR Clay (O) R.NADAL 6-7(2) 2-6
Non è stata una gran finale, come raccontava anche Rino Tommasi. “Rafael Nadal non ha avuto bisogno di giocare il suo miglior tennis per vincere per la quarta volta il nostro torneo e stabilire quindi un primato. (…) La partita di ieri è stata equilibrata ed interessante solo nella fase centrale quando Nadal, che aveva preso un break di vantaggio in avvio, ha avuto un set point sul 5 a 3… Sembrava che fosse impossibile per gli avversari di Nadal superare la barriera del terzo game. Djokovic, anche lui senza dare il meglio, riusciva ad agganciare Nadal sul 5 pari e, strappandogli una seconda volta il servizio, lo obbligava addirittura al tie-break. Era il massimo risultato possibile anche perché nel tie-break Djokovic scadeva addirittura a sparring partner cedendolo per 7 punti a 2. La partita finiva lì perché nel secondo set, dopo aver salvato un turno di servizio da 0-30 ed essere rimasto in scia fino al 2 pari, Djokovic si rassegnava al suo destino fino all’inevitabile 6-2”.

2009 Madrid SF Clay (O) R.NADAL 6-3 6-7(5) 6-7(9)
“Non è un caso che Rafael Nadal abbia rischiato di perdere a Madrid” scriveva Andrea Scanzi sulla Stampa. “Nadal ha vinto ieri 7-6 al terzo contro Novak Djokovic. Quattro ore e tre minuti di gioco, record di durata per un incontro al meglio dei tre set. E’ stata una delle più belle partite mai viste su terra battuta … Quando però la bellezza bussa alla porta, bisogna aprire. L’incontro di ieri è sembrato un interminabile match di boxe, un Hagler-Mugabi applicato al tennis. A differenza di Amburgo 2008, Djokovic ha avuto il pregio di rimanere in partita anche nel terzo set, nonostante le occasioni perse. Il risultato è stato passione, stupore e leggenda”.

2009 Cincinnati SF Hard (O) N.DJOKOVIC 6-1 6-4
Non vinceva dalla finale di Cincinnati 2008, Djokovic, contro Nadal. E’ un Novak d’annata, che dimostra subito di essere in serata con due ace nel primo game. Nadal gioca corto, Djoko entra e sfonda sistematicamente col dritto: nel primo set non c’è partita. Nel secondo, Rafa deve annullare tre palle break nel primo turno di battuta e cede il servizio al 5° gioco affossando a rete un rovescio. Djoko sbaglia un po’ di più, Nadal ha una palla break sul 4-3 (la prima del match) che il serbo annulla con un dritto vincente dopo uno scambio durissimo. Il serbo chiude al secondo match point con Nadal che mette a rete l’ultimo rovescio.

2009 Paris Open SF Hard (I) N.DJOKOVIC 6-2 6-3
“Nadal ha illuso i suoi sostenitori di essere tornato quello di una volta, ma poi è stato ridimensionato dal miglior Djokovic di sempre. Infatti il serbo ha giocato una partita perfetta, impedendo a Nadal di trasformare l’incontro in una battaglia. Dal 2 pari del primo set Djokovic ha infilato una serie di sette giochi consecutivi, lasciando per tre volte a zero sul proprio servizio un Nadal che non sapeva più a che santo votarsi. Non si è nemmeno capito se sia stato Djokovic a giocar troppo bene oppure se Nadal avesse bruciato contro Tsonga un passeggero momento di buon tennis”. Così Rino Tommasi commentava la semifinale.

2009 ATP World Tour Finals  Hard (I) N.DJOKOVIC 7-6(5) 6-3
Rafa chiude mestamente le Finals con tre sconfitte e nessun set vinto. Ricordava Rino Tommasi: “La Via Crucis di Rafael Nadal si è conclusa con la terza sconfitta su tre incontri in questa per lui sfortunata edizione del Masters, un torneo comunque che non era mai stato felice per lui anche nelle stagioni migliori.
Nadal è stato sconfitto ancora una volta in due set per cui ha concluso la sua partecipazione senza la soddisfazione di un solo set. Aveva di fronte un Djokovic nemmeno lui in grande condizione e che ha vinto senza bisogno di giocare il suo miglior tennis”.

2010 US Open Final, hard, NADAL 6-4, 5-7, 6-4, 6-2
Nadal entra nella “Historia”. Alla prima finale in carriera a Flushing Meadows, vince il terzo Slam di fila dopo Parigi e Wimbledon, primo a riuscirci dopo Rod Laver che conquistò il Grande Slam nel 1969, ed entra nell’élite di chi ha vinto almeno una volta tutti i major insieme a Federer, Agassi, Perry, Emerson, Budge, Laver. Nadal strappa subito il servizio al serbo, che aggancia il maiorchino sul 2-2 ma restituisce subito il servizio e Nadal converte la sesta palla break e allunga di un set. Nel secondo però il servizio dello spagnolo inizia a latitare: Djokovic infila un parziale di 11 punti di fila e sale 3-1 con un break di vantaggio. Nadal ne aveva subiti solo 2 nei 91 game di servizio fino alla finale, ne concede altrettanti nei primi 7 turni di battuta in finale. Un nuovo scroscio di pioggia interrompe il match sul 4-4 30 pari nel secondo. Dopo 57 minuti si torna in campo, Nadal perde il secondo set (il primo e unico lasciato per strada nel torneo) ma, come canta Billie Myers, bacia la pioggia. Rafa si procura 16 palle break negli ultimi 2 set, ne converte 3 e tanto basta per alzare il trofeo dopo 3 ore e 43 minuti.

2010 Barclays ATP World Tour Finals Round Robin, indoor hard, NADAL 75 62
Il pathos, nella rivincita alla O2 Arena di Londra, c’è stato solo a metà. Sul 4-4 del primo set Djokovic deve uscire dal campo per un problema ad una lente a contatto che sembra persistere anche nel secondo set e priva i 17 mila spettatori presenti dell’atteso spettacolo. “Non mi era mai successo” commenta amaro Djokovic, “giocare contro Nadal con un occhio solo è impossibile”.

2011 BNP Paribas Open Final, hard, DJOKOVIC 46 63 62

Djokovic, che ha superato sul campo e in classifica Federer, si regala a Indian Wells la 20ma vittoria di fila, 18ma nel 2011, e diventa il terzo dopo Davydenko e Nalbandian ad aver battuto Federer e Nadal nello stesso torneo per due volte. Sul 3-3 nel primo set Djoko deve annullare quattro palle break, 3 consecutive, ma il break alla fine arriva. Il serbo controbrekka nel sesto gioco, ma Nadal è nel suo momento migliore e infila un parziale di 18 punti a cavallo tra primo e secondo set. L’ultimo acuto del maiorchino è il controbreak sul 4-3 nel secondo set. Lo spagnolo finisce piegato anche sul lato del dritto, il serbo indovina una serie di sei giochi di fila che lo portano fino al 4-0 nel terzo set. Per il nuovo numero 2 del mondo è il secondo successo a Indian Wells, il sesto Masters 1000 in carriera e il 21mo titolo in assoluto, terzo stagionale.

2011 Sony Ericsson Open Final, hard, DJOKOVIC 46 63 76(4)
3 ore e 21 minuti di battaglia elettrizzante, impostata e mantenuta su un livello che sfiora la fantascienza, che avvicina la perfezione. I picchi del serbo sono altissimi, ma Nadal oppone una resistenza ancora maggiore. Sull’1 pari Djoko perde il primo break del torneo: il serbo spreca quattro palle break ma litiga col rovescio e in un amen è sotto 5-1. Rafa restituisce solo uno dei due break di vantaggio ma chiude il primo set. Da qui, però, il Djoker non sbaglia più: salva una palla break sul 2-0, sale 4-1 con chance per il 5-1 (maturata con un lob millimetrico). Il set finisce comunque 6-3 per il serbo che tiene a zero l’ultimo game del parziale. Sull’1-1 nel terzo Nadal va sotto 15-30 ma si salva col servizio (2 punti diretti) e uno smash. Djoko, sotto 0-30 nel game successivo, estrae due jolly di rovescio e impatta sul 2-2. Un altro punto strepitoso permette a rafa di tenere il game successivo. E’ il momento migliore del match, che inevitabilmente si conclude al tiebreak. Djoko parte meglio, si gira sul 4-2 in suo favore. Nole ha bisogno comunque di tre match point per entrare nella storia.

2011 Mutua Madrid Open Final, clay, DJOKOVIC 75 64
Nadal non perdeva sulla terra da 37 partite, dagli ottavi del Roland Garros 2009 contro Soderling. E’ Djokovic, alla 34ma vittoria di fila, la 32ma nel 2011, a fermarne la corsa e a cancellare un altro zero nel suo inseguimento ai record: in nove precedenti, aveva sempre perso da Nadal sul rosso. Djoko è riuscito a comandare anche sulla diagonale sinistra, togliendo il tempo a Rafa sul suo colpo migliore: il rovescio di Nole ha più angolo e più profondità del dritto di Nadal che si ritrova sotto 4-0 ma si fa recuperare entrambi i break. Rafa annulla tre set point servendo sul 4-5 ma il break arriva due game dopo.
Rafa apre il secondo con un pallonetto da sotto le gambe che gli regala tre palle break. Ma il vantaggio è effimero. Si procede seguendo i servizi fino al 4-5, qui Djoko alza ancora il livello alla risposta e diventa il secondo nella storia a vincere 3 Masters 1000 di fila.

2011 Internazionali BNL d’Italia Final, clay, DJOKOVIC 64 64
Il sorpasso è ancora rimandato: per diventare numero 1 dopo Roma, Nole doveva vincere il torneo e sperare che Rafa uscisse prima delle semifinali. Si è avverata solo la prima parte. In semifinale, era stato a due punti dalla sconfitta contro Murray. Ma risorge come l’Araba Fenice e diventa il secondo giocatore in grado di battere Nadal quattro volte di fila dopo Davydenko, il primo dal 2005 (ci riuscirono Rafa e Roger) a vincere 4 Masters 1000 in un anno, Vince così 7 tornei consecutivamente nel 2011 mentre Rafa esce sconfitto in un’arena dove aveva vinto 5 volte in 7 partecipazioni, con un bilancio di 31-1 prima della finale con Djokovic, la prima tra le teste di serie 1 e 2 al Foro dopo quella, epica, tra Roger e Rafa del 2005. Lo spettacolo, però, su un campo lento perché spruzzato da tre ore di pioggia, non è all’altezza di quel confronto. Djoko costruisce il quarto match point con l’arma in più che ha cambiato la storia della loro rivalità, il rovescio incrociato, e mette virtualmente le mani sullo scettro.

2011 Wimbledon Final, grass, DJOKOVIC 64 61 16 63
Un regno nato il 4 luglio, quello di Novak Djokovic. Nemmeno l’erba di Wimbledon cambia la storia della rivalità. Nemmeno una sconfitta, peraltro, avrebbe cambiato l’inevitabile: Djokovic sarebbe diventato comunque numero uno del mondo. Ma ci arriva da vincitore, dopo aver conquistato quello che all’epoca dei gesti bianchi era considerato il campionato del mondo del tennis. Nole è superbo per i primi due set, martella Rafa a suon di 22 vincenti e gli concede appena cinque game. Nadal risorge nel terzo, in cui ritrova rabbia e colpi, e si illude di poter firmare la prima rimonta da sotto due set a zero in finale ai Championships dal 1927 (Cochet b. Tilden), ma il serbo ha in mente un altro programma. Ed è la bandiera serba che campeggia a Wimbledon dopo la finale.

2011 US Open Final, Grand Slam, hard, DJOKOVIC 6-2 6-4 6-7(3) 6-1
Nole Djokovic diventa il sesto giocatore a vincere tre Slam su quattro in stagione, l’ottavo a trionfare a Wimbledon e Flushing Meadows in successione. “La sua superiorità tecnica su Nadal, dopo sei vittorie consecutive su sei sfide nel 2011 (e in tre superfici diverse) principalmente dovute al fatto che fra due giocatori di fondocampo chi può fare il punto con tutti e due i fondamentali è favorito su chi può farli soltanto (o quasi) con il dritto, non può più essere messa in discussione” commentava Scanagatta. “E’ stata una grande partita. Due giocatori con le loro caratteristiche, attaccanti corri e tira da fondocampo _ per usare un’espressione cara a Robertino Lombardi _ finiscono per giocare inevitabilmente a specchio. Si lavorano ai fianchi e come uno accorcia l’altro affonda il vincente. La differenza, come dicevo sopra, è che Djokovic gioca più sciolto, meno di forza, e può chiudere il punto tanto con il dritto (più spesso) che con il rovescio, mentre Nadal lo fa spesso di dritto e quasi mai di rovescio. Con il rovscio,soprattutto in fase di risposta, Rafa si ritrova spesso costretto a giocarlo con il taglio sotto la palla, e lì la palla magari non si alza tanto dal cemento (però non dà noia a Djokovic che è fatto di gomma e non ha nessuna difficoltà a piegarsi fino a terra anche se deve giocare il rovescio bimane…un colpo che di solito soffre i rimbalzi molto bassi, ma non nel suo caso) ma va piano. Non è quasi mai vincente. Due colpi contro uno, per chi a rete non viene che a cogliere punti fatti per tre quarti, non c’è quasi gara. Djokovic, inoltre, ha dimostrato anche di avere più mano: le smorzate vincenti sono state tutte sue. Nadal ne ha provate un paio e non le ha fatte bene”.

2012 Australian Open Final, hard, DJOKOVIC 5-7 6-4 6-2 6-7(5) 7-5
“Durante la premiazione, per la prima volta, hanno dovuto portar loro le sedie perché non stavano più in piedi”. Inizia così il racconto firmato dal direttore Scanagatta della finale dei record, la “più lunga della storia di 437 slam, 5,53 minuti per 55 games, alla fine di un match combattuto _ è il caso di dirlo _ da due incredibili guerrieri che ci hanno riservato straordinarie emozioni. Due atleti pazzeschi, prima ancora che due grandi campioni capaci di giocare tre finali consecutive negli Slam. E probabilmente non finisce qui. Solo che se giocano così al Roland Garros la finale durerà 8 ore.
Solo il nome del vincitore, Novak Djokovic, n.1 del mondo, è lo stesso delle ultime sei volte, ed è lui anche il campione degli ultimi tre Slam. Ma nessuno avrebbe potuto immaginare una partita così, con Nadal che vince il primo set ma poi sembra soverchiato da Djokovic che avanti due a set è avanti prima 4-3 e 0-40 sul servizio di Nadal e poi 5-3 nel tiebreak, ma subisce la rimonta dell’irriducibile Nadal e si ritrova al quinto set. Nei 29 match precedenti (16-13 per Nadal ma 6-0 per Djokovic nei duelli del 2011) non ci erano mai arrivati.

2012 Monte-Carlo Rolex Masters Final, NADAL 6-3 6-1
“Fra qualche anno nessuno se lo ricorderà più, nell’albo d’oro il 2012 nel Principato resterà come l’anno in cui Nadal trionfò per l’ottava volta consecutiva _ e magari non sarà neppure ricordato per questo…perché se vncerà anche una nona o una decima chissenefrega dell’ottava! _ e nessuno ricorderà che non c’è stata partita perché non c’è stato neppure Novak Djokovic” commenta Ubaldo. “I fans di Djokovic diranno che c’era anche un gran vento, ma anche questa è cosa che nessuno ricorderà mai e, più ancora di quell’altra, non merita nemmeno ricordare, perché anche se il vento può aiutare più le caratteristoche di un giocatore, il migliore è quello che si sa adattarvi. E che oggi il migliore fosse Nadal non può essere messo in discussione. Questa finale a senso unico è stata deludente come lo sono tutte le finali a senso unico. Restano nei palmares, e nella memoria dei più dotati di neuroni. Ma non sposta nulla, a mio avviso. Se non _ forse _ nella fiducia di Rafa Nadal, che se avesse perso ancora una volta si sarebbe convinto di non poter più battere Djokovic”.

2012 Internazionali BNL d’Italia Final, NADAL 75 63
Per la prima volta dal 1930, due finali consecutive al Foro hanno gli stessi protagonisti. E’ la terza finale tra Nole e Rafa a Roma. Finisce con il trionfo 75 63 del maiorchino, che conquista senza perdere un set il 21mo Masters 1000 in carriera, superando Federer in questa speciale classifica e sopravanzando lo svizzero anche nel ranking ATP. Sarà dunque numero 2 e testa di serie numero 2 al Roland Garros.
Djokovic paga i 41 errori, davvero troppi in due set, seppur durati 2 ore e 16. Nadal ha infatti portato a casa 76 punti in totale, più della metà grazie ai gratuiti del serbo. E proprio glin errori sono il grande cruccio di Nole. “Ho avuto molte occasioni nel match, sia nel primo sia nel secondo set, ma non le ho sfruttate. E quando manchi delle chance contro Rafa, che su questa superficie è il migliore del mondo, non puoi pensare di vincere. Oggi non ero al meglio, però quando giochi contro Nadal sai che devi essere sempre precisissimo e rischiare più del solito”.
Sul rinvio ha confermato che “la decisione l’abbiamo presa tutti insieme. Mi dispiace per le persone che erano lì sperando di vederci giocare ma c’era il rischio di infortuni, la terra era davvero troppo soffice”.

2012 Roland Garros Final, NADAL 64 63 26 75
“Quando sul centrale del Roland Garros metteranno un tetto non pioverà più, come a Wimbledon, dove le giornate di pioggia si sono improvvisamente trasferite in Scozia ed Irlanda. Ma tetto o non tetto Rafa Nadal continuerà a vincere al Roland Garros perché, come dice lo stesso Nole Djokovic “è il più forte tennista di tutti i tempi sulla terra rossa”. E ha l’aria di dirlo con intima convinzione, non per pura piaggeria. Djokovic non ha visto giocare Borg come chi scrive, ma la sensazione che dà oggi Nadal e che dava allora Borg è la stessa: dominano gli avversari, lasciano pochi giochi anche ai migliori del mondo alle loro spalle, tutt’al più soffrono in un match o al massimo due per torneo. Per gli altri non è così. Nadal ha detto oggi una cosa sulla quale conviene riflettere: “Non è possibile giocare sempre bene, io ho vinto 7 Roland Garros, 7 Montecarlo, 7 Barcellona e una di meno (ha detto proprio così…) Roma, ma non ho sempre giocato bene. Ho avuto anche giornate meno buone, in cui ho giocato a livelli più medi che ottimi, però anche in quella ero presente mentalmente al 100 per 100”
“Ma c’è una differenza” prosegue l’articolo di Scanagatta: “la prima parte del match la si era giocata in condizioni assolutamente regolari, mentre nella seconda il campo era via via diventato un campo al limite, sia perché si scivolava o si poteva temere di farlo, sia perché si infittivano i cattivi rimbalzi e infine le palle erano diventate pesanti come mattoni svantaggiando l’effetto top-spin che in condizioni normali invece Nadal riesce a generare.

2013 Monte-Carlo Rolex Masters Final, DJOKOVIC 62 76(1)
Vive a Montecarlo, è amico del Principe Alberto e di sua moglie Charlene, che premiano i finalisti. Novak Djokovic interrompe il dominio di Nadal, un regno incontrastato che a Montecarlo durava da otto anni.
E’ Djokovic, il campione che a Monaco è di casa, a spezzare il dominio di Nadal che dal 2005 ha eletto il Principato a suo giardino tennistico preferito. L’ultima volta che Rafa aveva perso a Montecarlo, per dare un’idea, Federer non aveva ancora vinto uno Slam, Hewitt era numero 1 del mondo e Bush era presidente Usa al primo mandato.
“Grazie di avermi fatto vincere questo torneo almeno una volta” ha detto Djokovic durante la premiazione, introdotta da una colonna sonora quantomai adatta al momento e all’occasione: Skyfall di Adele. Djokovic diventa il primo a battere Nadal in tre diverse finali sulla terra rossa.

2013 Roland Garros semifinal, NADAL 64 36 61 67(3) 97

Solo Isner aveva portato Nadal al quinto set al Roland Garros. Nessuno però ne aveva giocato uno così lungo in una semifinale a Parigi. Dopo 4 ore e 37 Nadal conquista la sua ottava finale alla Porte d’Auteuil quando l’ultimo dritto di Novak Djokovic è finito fuori, dopo 4 ore e 37 minuti di furiosa battaglia. Nadal ha visto le streghe sul 2-4 nel quinto set, ma ha avuto la forza di risorgere. Djokovic invece non dormirà diverse notti ripensando al vantaggio sprecato nel set decisivo e a quell’invasione che gli è costato un punto già vinto sul 4-3 40-40 e ha consentito poi a Nadal di firmare il fondamentale break del 4-4. Poteva diventare il secondo della storia dopo Soderling a battere Nadal a Parigi; è costretto invece rimandare l’assalto al Roland Garros, l’unico Slam che manca alla sua collezione.

2013 Montreal Masters, semifinale, NADAL 64 36 76(2)

Match non bellissimo, almeno per un set e mezzo, ma con molta carica agonistica come dimostrato dal colpo “al bersaglio grosso” tirato a distanza ravvicinata da Nadal sul 2-2, 30-30 del terzo set.

Nel primo Djokovic serve male, Nadal allunga sul 5-2 pesante e può anche permettersi di cedere il turno di servizio successivo, grazie anche ad un paio di risposte molto arrischiate di Djokovic, e chiudere comunque il set per 6-4 in relativa tranquillità. Gli errori gratuiti superano abbondantemente i vincenti, che nel secondo set sono merce tanto rara quanto i parcheggi liberi intorno allo stadio. Il primo vero scambio ad alta velocità arriva sul 3-3, 30-15, dopo più di un’ora. Djokovic trova il campo con maggiore continuità, Nadal accusa il ritmo, diventa sempre più impreciso, cede la battuta per la seconda volta nel match e manda Nole a servire per il set. E per aggiungere un altro po’ di pathos alla vicenda arriva anche un bel pastrocchio del giudice di sedia Gerry Armstrong, che per puro caso non ha combinato una bella frittata: sul 30-15 Nadal gioca un diritto incrociato definitivo che viene chiamato fuori, il “falco” mostra che la palla ha pizzicato la riga, ma Armstrong non annuncia il punteggio di 30-30, con il tabellone elettronico che segna il 40-15. Rafa parlotta con l’arbitro, sembra soddisfatto, ma il pubblico rumoreggia. Si gioca un altro punto e Djokovic mette in rete

un diritto: è palla break Nadal, ma il tabellone dice sempre 40-15, e Armstrong non chiama nessun punteggio. Grande confusione in campo, nessuno sembra sapere cosa stia succedendo, fino a quando qualche buon anima aggiorna il tabellone, permettendo a Nole di conquistare tre punti consecutivi e di impattare il match.

Nel terzo, dal 4-4 in poi chi risponde racimola la miseria di tre punti in quattro giochi. Si arriva così al tiebreak, che vede Djokovic naufragare miseramente nei primi punti, permettendo a Nadal di staccarsi sul 5-0, per un vantaggio impossibile da colmare.

2013 US OPEN, finale, NADAL 62 36 64 61

13mo slam in 18 finali per Rafa Nadal, terzo nella classifica all time dietro Federer e Sampras. 10mo titolo stagionale, 60mo in carriera per il maiorchino. Il secondo trionfo a New York porta a 152-3 il bilancio di Nadal negli slam quando ha vinto il primo set. Rafa subisce 3 break di fila tra secondo e terzo set (il primo dopo uno scambio da 54 colpi). Djoko manca una palla del 3-0 pesante nel terzo e finisce per perdere il set e il match.

Il primo set è senza storia. Nadal scappa sul 2-1 alla seconda palla break e allunga 5-2. Djokovic, condizionato da 14 gratuiti, nel primo set è poco più di un comprimario. Ma nel secondo, lo scenario cambia. Il serbo vince lo scambio della finale, del torneo, diventato un classico istantaneo: 54 colpi dopo i quali Nadal perde il servizio per la seconda volta nel torneo. Rafa risale, manca sei palle del 4-4 e Djokovic torna avanti con lo smash a rimbalzo (5-4). Dopo un’ora e 40, si torna in parità: un set pari.
E’ il momento migliore di Djokovic, che trova il break in avvio di terzo set e manca la palla del 3-0. Da qui inizia la risalita di Nadal, che piazza il controbreak del 3-3. Nadal cancella tre palle del nuovo break nel nono game e resta avanti, 5-4, prima del blackout al servizio di Djokovic che da 30-0 cede break e set.
All’inizio del quarto, Nole manca due palle break, Nadal converte la terza e allunga prima 3-0, poi 4-1. La finale si chiude virtualmente qui, prima che il maiorchino completi il trionfo al primo match point.

2013 PECHINO, finale, DJOKOVIC 63 64

Il futuro numero uno ha perso dall’ex numero uno, come già successo altre volte in passato. Djokovic lascia la testa della classifica a Nadal ma non senza la consapevolezza di una possibile rivalsa, dopo un’affermazione in finale più netta di quanto il punteggio non lasci intendere. Djokovic vince il quarto China Open su quattro partecipazioni. Venti vittorie e nessuna sconfitta in questo torneo. Vince con una prestazione impressionante al servizio, appena sei punti persi in tutto il match, contro un Nadal forse stanco, forse un po’ spento, che non arriva mai a 40 in risposta.

2013 Barclays ATP World Tour Finals, finale, DJOKOVIC 63 64

Novak Djokovic vince da imbattuto, per la seconda volta, il Masters, non solo battendo Nadal, ma eguagliando la miglior serie stagionale dell’iberico di 22 vittorie consecutive. Dagli Us Open, Nadal ha battuto un solo top-5, Ferrer, mentre Djokovic ha totalizzato cinque vittorie: due volte Nadal, due volte Del Potro e una volta “Ferru”. La differenza, a Londra, è stata evidente, rimarcata ancor di più dai numeri delle statistiche: 4 doppi falli e soli 9 vincenti a fronte di 23 errori di Nadal, 13 solo col suo colpo migliore, il dritto. Djokovic, più costante, ha sì un saldo negativo e  21 errori, ma con 17 vincenti e 15 punti in più.

E’ una finale tesa, con più errori che vincenti, che non riesce ad accendere il pubblico. Rafa parte male, sotto 0-3, ma riesce a recuperare un break, finché non si arriva sul 3-4 e Nole, a seguito di un game lottato, mette a segno il break decisivo: 3-5, chiudendo poi il parziale sul turno di servizio successivo. Nel secondo continuano gli errori di Rafa – troppi per i suoi standard – che si appella disperatamente al servizio, un Djokovic che ha in pugno le redini del gioco, continua a mettergli pressione e alla fine chiude il match per il suo terzo titolo al Masters.

2014 Miami, finale, DJOKOVIC 6-3 6-3

Quello della finale di Miami è un Djokovic decisamente sopra le righe, Rafa non ha potuto niente se non arrendersi alla superiorità del serbo, che si è aggiudicato il quarto titolo in Florida. Nadal ha avuto una sola chance, in tutto l’incontro di strappare il servizio al suo avversario: nel game di apertura, ma Nole ha prontamente annullato la palla break con un rovescio vincente e da lì ha dato il via al suo assolo.

Nel secondo parziale Nadal si è avvicinato appena ad ottenere una palla break, complice uno smash sbagliato di Nole si è portato sullo 0-30, ma da quel momento subirà un parziale di 17 punti a 2 sulla battuta dell’avversario. Il match finirà in 84 minuti, 6-3 6-3, e Nole realizzerà la doppietta con Key Biscayne, proprio come fece nel suo memorabile 2011.

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Il ranking 2018 per superfici

Analizziamo come si sono comportati i tennisti sulle varie superfici nel 2018. Djokovic, Nadal, Federer, Del Potro, Zverev… ma anche qualche sorpresa (e un po’ d’Italia)

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Novak Djokovic - US Open 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Con la conclusione delle ATP Finals di Londra, il computer ha potuto stilare una versione del ranking destinata a non subire stravolgimenti fino alla prima settimana del 2019. La lista ordinata di tutti i professionisti della racchetta è facilmente reperibile e consultabile ed è il frutto di tutti i risultati ottenuti nel 2018 dai vari giocatori. Ma cosa succede se si scompongono i punti a seconda delle superfici sui quali sono stati ottenuti? Quali scenari si verrebbero a creare? Proviamo a scoprire insieme quali sarebbero le ipotetiche top 10.

Cemento outdoor  punti

 

1) Novak Djokovic                             4290
2) Juan Martin del Potro                 4040
3) Roger Federer                               3750
4) Marin Cilic                                     2335
5) Rafael Nadal                                  2080
6) Alexander Zverev                         2065
7) John Isner                                     1750
8) Kevin Anderson                           1630
9) Borna Coric                                   1555
10) Hyeon Chung                             1505

Il numero uno sui campi duri (outdoor) è lo stesso giocatore che ha chiuso l’annata tennistica al primo posto della classifica generale, ovvero Novak Djokovic. E dire che l’inizio di stagione del serbo non lasciava certo presagire un risultato del genere: 3 vittorie (tutte ottenute agli Australian Open) e 3 sconfitte, che includono le figuracce contro Taro Daniel e Benoit Paire a Indian Wells e Miami. Nel secondo semestre ecco che però arriva la svolta con i titoli a Cincinnati, New York e Shanghai (ben 4000 punti), che lo fanno balzare in testa alla classifica. Dietro di lui, staccato di 250 punti, c’è Juan Martin del Potro che nel 2018 vanta due trofei sul cemento all’aperto (Indian Wells e Acapulco) e altre quattro finali (US Open, Pechino, Auckland, Los Cabos).

Completa il podio Roger Federer, forte del successo a Melbourne e della finale di Indian Wells, persa al fotofinish proprio con del Potro. Sorprende (ma non troppo) vedere Rafael Nadal al quinto posto, visto e considerato quanto poco abbia giocato su questo tipo di superficie. In soli tre tornei però il maiorchino è riuscito a racimolare 2,080 punti (titolo a Toronto, quarti in Australia e semifinale a Flushing Meadows) più di altri che invece hanno frequentato il cemento con più continuità nel corso dell’anno.

Terra battuta  punti

1) Rafael Nadal                  4680
2) Dominic Thiem             2760
3) Alexander Zverev          2570
4) Marco Cecchinato         1531
5) Fabio Fognini                 1185
6) Diego Schwartzman      1175
7) Kei Nishikori                   970
8) Marin Cilic                      945
9) Juan Martin del Potro  900
10) Novak Djokovic            855

C’è poco da dire: sul mattone tritato domina sempre Rafael Nadal. Come ormai siamo abituati a vedere da quasi quindici anni a questa parte, quando c’è da sporcarsi i calzini è sempre lui a fare la voce grossa. Il tabellino del maiorchino riporta un impressionante saldo vittorie/sconfitte di 26-1 (unico inciampo contro Dominic Thiem a Madrid) e un bottino di 4680 punti frutto dei trionfi a Montecarlo, Barcellona, Roma e Parigi. Al secondo posto, a quasi 2000 punti di distanza, si attesta proprio Dominic Thiem, ormai erede designato del regno rosso di Nadal. L’austriaco è stato l’unico tennista in grado di sconfiggere Rafa sulla sua superficie prediletta negli ultimi due anni e quest’anno al Roland Garros ha raggiunto la sua prima finale Slam. Tuttavia ancora manca un titolo di alto livello.

A Madrid, tolto di mezzo Nadal, Thiem ha infatti finito per cedere in finale contro Alexander Zverev, il terzo miglior giocatore su terra del 2018. Il tedesco, oltre al già citato successo madrileno, conta anche una finale a Roma persa contro Nadal con il rimpianto di quella sospensione per pioggia che ha interrotto il suo momentum. Una lezione che sicuramente gli sarà utile per meglio gestire situazioni del genere in futuro. C’è anche tanta Italia in questa classifica. In quarta e quinta posizione troviamo infatti Marco Cecchinato (1531) e Fabio Fognini (1185). Il palermitano si è fatto conoscere al grande pubblico con la splendida cavalcata al Roland Garros cui si aggiungono i titoli di Budapest e Umago, mentre il ligure si è guadagnato la sua posizione grazie ai successi di San Paolo e Bastad.

Erba – punti

1) Novak Djokovic       2300
2) Kevin Anderson      1200
3) Roger Federer          910
4) Rafael Nadal             720
5) John Isner                 720
6) Milos Raonic            555
7) Marin Cilic                545
8) Borna Coric              510
9) Adrian Mannarino  465
10) Jeremy Chardy      450

Ancora Djokovic in testa a tutti. Proprio sui prati è cominciata la risalita del serbo, prima con la finale al Queen’s (persa contro Cilic) e poi con il quarto successo a Wimbledon. La cortissima parentesi verde del tour ATP risente più delle altre superfici del peso dello Slam di riferimento (ovviamente Wimbledon in questo caso). Per cui troviamo in posizioni molto alte tennisti che hanno giocato solo a Church Road, ottenendo però un risultato importante. È il caso di Kevin Anderson (secondo in virtù dei 1200 punti della finale) o di Nadal e Isner (ex aequo al quarto posto con 720 punti derivanti dalla semifinale). Roger Federer si classifica terzo tra i giardinieri con 910 punti (titolo a Stoccarda, finale ad Halle e quarti a Wimbledon).

Scorrendo poi con gli occhi la top 10 non sorprendono i nomi di Raonic e Cilic, mentre un po’ più di stupore lo destano Borna Coric, Adrian Mannarino e Jeremy Chardy. Il croato ha costruito il suo bottino quasi esclusivamente sulla prestigiosa vittoria ad Halle, in finale su Federer, mentre i due francesi sommano molti buoni risultati in vari tornei.

Indoor  punti

1) Roger Federer             1760
2) Alexander Zverev       1705
3) Novak Djokovic          1600
4) Karen Khachanov      1590
5) Kevin Anderson          1330
6) Kei Nishikori               1260
7) Daniil Medvedev          990
8) Dominic Thiem           900
9) Gilles Simon                 476
10) Marius Copil              470

La palma di miglior giocatore sul rapido indoor va a Roger Federer. Lo svizzero fa valere i titoli ottenuti a Rotterdam e nella natia Basilea, oltre alla splendida semifinale persa contro Djokovic a Bercy. Segue a soli 55 punti di distanza il campione delle Finals di Londra Alexander Zverev, mentre sul gradino più basso del podio invece troviamo Novak Djokovic forte delle finali di Bercy e Londra. Menzione d’onore per Karen Khachanov che sotto i tetti di Parigi si è guadagnato il primo Masters 1000 della carriera e il quarto posto di questa speciale classifica. Nota di merito anche per Marius Copil, che in autunno ha messo in mostra un tennis classico e potente di grande qualità.

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Quando un punto ti cambia la vita: i maestri della risposta sotto pressione

È così che si vincono le partite, i tornei, i titoli più importanti. È così che si diventa grandi: superando i momenti di massimo stress

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Rafa Nadal - Roland Garros 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

INTRO SULLE METRICHE – A partire da maggio 2016 sul sito dell’ATP è disponibile l’ATP Stats Leaderboards ratings, un insieme di metriche relative a servizio (Service Leaderboard), risposta (Return Leaderboard) e gestione dei momenti chiave del match (Under Pressure Leaderboard). Andiamo allora a vedere di cosa si tratta, come funzionano e cosa ci possono raccontare rispetto a quanto accaduto nel 2018. Il Service Leaderboard valuta i giocatori sommando le loro prestazioni in quattro parametri chiave del servizio e il loro numero medio di ace per partita, sottraendo il numero medio di doppi falli per match. Il Return Leaderboard è determinato aggiungendo la percentuale di successo di un giocatore nelle quattro categorie di risposta al servizio. L’Under Pressure Leaderboard viene calcolato sommando la percentuale di break point convertiti e salvati, la percentuale di tie-break vinti e la percentuale di set decisivi vinti. Sulla base di queste metriche il risultato per il 2018 è il seguente:

 

Di primo acchito sono risultati che possono avere un loro significato, in quanto Isner ha senz’altro avuto una grande stagione, ben supportato dalla prima di servizio, mentre gli altri giocatori presenti in questa speciale classifica sono tutti “cultori della materia”. Rispetto al tema dei leader in risposta abbiamo tre giocatori che fanno dei risultati sul rosso la base delle loro fortune (Nadal, Schwartzman e Fognini), superficie che notoriamente concede un po’ più di agio a chi risponde, oltre a un Djokovic che tirando fuori una seconda metà di anno strepitosa ha (ri)messo in chiaro di essere uno specialista assoluto del genere. Sorprende forse un po’ Goffin, che però fa del gioco di incontro il piatto forte della casa. Infine negli under pressure leader troviamo nella top 5 due underdog come Taro Daniel e Martin Klizan. Andiamo adesso ad esaminare nel dettaglio le varie metriche.

PERFORMANCE AL SERVIZIO

Il Service Leaderboard è dato da:

  • + % di prime di servizio
  • + % di punti vinti sulla prima di servizio
  • + % di punti vinti sulla seconda di servizio
  • + % di game vinti al servizio
  • + numero medio di aces per match
  • – numero medio di doppi falli per match

Nel caso di Isner, ad esempio, che è il primo in classifica nel 2018 il dato è il seguente:

69,5+80,9+56,8+93,6+22,5-2,4 = 320.9

La prima ovvia osservazione è che la composizione di questo indicatore è dato dalla somma di dati percentuali e di dati in valore assoluto. Inoltre gli stessi dati percentuali sono fra loro poco coerenti, in quanto si sommano percentuali di prime, con percentuali di punti vinti, con percentuali di game vinti. Come direbbero gli inglesi, in questo modo si ha un flavour, ma probabilmente un buono statistico avrebbe qualche dubbio sulla robustezza del dato. Per cui passiamo all’approccio contrario, ovvero analizzando alcuni indicatori in maniera separata, al fine di non mischiare appunto mele con pere. Visto che l’obbiettivo è misurare le performance in tre categorie distinte, come il servizio, la risposta, e la capacità di gestire le palle break, cerchiamo di individuare tre indicatori rappresentativi di queste tre dimensioni in grado di dare una visione più puntuale e precisa dei tre fenomeni.

EFFICACIA PURA DEL SERVIZIO  1st serve % * 1st serve point won = percentuali di punti vinti al servizio nei quali la prima era stata messa in campo. Indicatore di efficienza della battuta nella sua forma più pura, la prima di servizio.

In effetti in questa speciale classifica emergono i bombardieri puri e i re dello schema servizio-dritto per le prime sei posizioni, ovvero quei giocatori per cui fatto 100 il totale dei punti giocati al servizio in un match, oltre 50 sono vinti grazie alla prima di servizio. A seguire abbiamo due cluster di prime server all-round, che possiamo definire Prime A e Prime B, e poi via via tutti gli altri. Rispetto a questa ripartizione la principale anomalia è data da Muller, un bombardiere puro decaduto, che mostra che effetto possa fare la perdita anche solo di un 2-3% in questi casi. Il lussemburghese è infatti passato ad un win-loss ratio positivo del 2017 di 32-18, ad uno negativo di 10-19 nel 2018.

PERFORMANCE IN RISPOSTA

Passando ad esaminare la fase di risposta, il return Leaderboard dell’ATP è dato dalla somma di:

  • % punti vinti in risposta alla prima di servizio
  • % punti vinti in risposta alla seconda di servizio
  • % game vinti in risposta
  • % break point convertiti

35,7+56,6+36,5+45,6 = 174,4

Anche in questo caso l’indicatore appare un tentativo di concentrare in un indicatore sintetico varie misurazioni, al fine di dare un colpo d’occhio immediato. Questa degli indicatori sintetici è una tendenza che si riscontra anche nel caso delle “Keys to the match” che IBM rende disponibili in occasione dei tornei del Grande Slam, ovvero di un approccio che vorrebbe essere predittivo, ma che a differenza di quanto riportato non è un’applicazione di metodologie big data (si tratta di dati strutturati e su volumi comparativamente ridotti… di questi tempi i big data sono ormai una buzzword di moda purtroppo). Ma torniamo alla metrica ATP. Funziona? Sì, abbastanza, anche se in questo tentativo di sintesi perde di precisione rispetto alle singole dimensioni di analisi. Anche in questo caso conviene concentrarsi sulla performance in risposta pura.

Se l’obiettivo è misurare la performance pura in risposta allora la metrica più interessante è la performance sulla prima di risposta su campi in cemento/sintetico, l’hard court per intenderci. Per quale motivo ha senso concentrarsi sull’hard court? Perché nei campi in terra battuta l’azione del servizio è meno incisiva e consente a chi risponde di cominciare lo scambio con maggiore facilità, basta mettersi ad una sufficiente distanza di sicurezza e colpire la palla con molto top per poter poi rientrare nel punto, cosa in cui Nadal è ovviamente maestro. Simmetricamente, nel caso dei campi in erba, data l’irregolarità del rimbalzo della palla, il premium per chi serve è potenziato.

In questa sede l’interesse è cercare di isolare la performance in risposta come variabile a sé stante, ovvero idealmente la performance in risposta di chi dovendo mantenere una postura mediamente aggressiva, in un contesto in cui il risultato dello scambio non sia eccessivamente influenzato dalla lentezza o dalla velocità della superficie. L’idea quindi è misurare il talento in risposta, perché siamo in una situazione di chiaro svantaggio per chi risponde visto che l’avversario ha appena messo un bel servizio, e riuscire a produrre una bella risposta al servizio è prima di tutto istinto e talento. Vediamo quindi nel 2018 chi sono quelli che si sono meglio espressi in risposta alla prima di servizio sui campi veloci.

PERFORMANCE PUNTI IMPORTANTI

Passando ad esaminare la fase di gestione dei punti importanti, l’under pressure Leaderboard dell’ATP è dato dalla somma di:

  • + % break Point convertiti
  • + % break Point salvati
  • + % tie break vinti
  • + % set decisivi vinti

42,6+62,8+77,3+70,6 = 253,3

In questo caso la metrica convince in quanto per lo meno sono considerati quattro valori percentuali e che hanno caratteristiche di omogeneità: mentre nel caso del service leaderboard il dato era “sporcato” da ace e doppi falli che erano valori assoluti medi (e che per inciso spiegano anche il gap endemico di John&Ivo sul resto del mondo), nel caso della risposta i dati sommati, pur percentuali, risentono di un indicatore – la percentuale dei break point convertiti – che pur rientrando nel campo della risposta è un dato molto meno “liquido” rispetto agli altri. La proporzione fra break point e punti in risposta giocati può tranquillamente stare in un rapporto di 1:10 in certi casi.

Nel caso dell’indicatore relativo alla gestione dei punti importanti, la metrica ATP risulta quindi convincente. Andando a vedere nel dettaglio le performance, saltano all’occhio alcuni dettagli.

1. La percentuale di palle break convertite è quella che desta maggiore sorpresa, in quanto il podio è di quelli abbastanza improbabili, con il solo Goffin a dare un senso di normalità, con Klizan a dominare per distacco e con Monfils buon secondo, con ottimi argomenti per rigettare le accuse di chi lo considera il solito clown.

2. La percentuale di palle break salvate invece presenta ovviamente una notevole correlazione con i big server, con il solo Nadal bravo a non mollare l’osso con la solita garra che lo contraddistingue.

3. La leadership di Nishikori trova giustificazione in una performance equilibrata nei vari indicatori, con un’ottima percentuale di vittoria nei tie-break (77,3%) che lo pone al terzo posto in questa speciale classifica.

4. Infine, anche nella classifica dei set decisivi vinti, emerge di nuovo Klizan, che sorprende con il suo 80%. Troviamo inoltre con grande piacere Cecchinato sul terzo gradino del podio, che con le sue cavalcate a Budapest e Parigi ha sicuramente elevato questa statistica.

Rimanendo nel campo della gestione dei punti importanti, un ulteriore elemento che sarebbe utile comparisse in questa metrica è la percentuale di prime palle messe in campo sui break point, e che relazione esiste rispetto alla percentuale media di prime di servizio messe in campo dal giocatore dato. Come elaborazione puntuale tale statistica è stata elaborata dall’ATP a firma del solito Craig O’Shannessy, che come sappiamo ha dato nel corso del tempo dritte statistiche a Djokovic per migliorare alcuni aspetti tattici del proprio gioco.

L’evoluzione di tale indicatore sarebbe l’arricchimento dello stesso con dati hawk-eye relativi alla velocità, agli spin, e all’altezza del passaggio sopra la rete, per valutare se chi come Nadal e Cilic trova percentuali migliori sia dovuto alla classica prima a tre-quarti, oppure a una migliore capacità di concentrazione al servizio. In conclusione, raggruppando le evidenze esaminate questo è il quadro complessivo:

La correlazione con la classifica ATP delle varie performance mostra come i primi cinque posti della classifica siano caratterizzati da livelli di eccellenza assoluta in tutti i comparti, mentre scorrendo la classifica di quest’anno troviamo sia specialisti del servizio che specialisti della risposta che si sono ben difesi.

Federico Bertelli

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Racconti

Grand Slam, parte seconda: Roland Garros

Seconda puntata del racconto più intrigante e coinvolgente che mai troverete in off season. E non solo

Davide Orioli

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Grand Slam, parte prima: Australian Open

Court Suzanne Lenglen, Parigi, Francia – Mercoledì 25 maggio, ore 17:12

 

Erwin Siles pareva volare da una parte all’altra del campo con rapidità impressionante e una precisione dei colpi millimetrica. Era indubbiamente in stato di grazia, ed era interessante vedere un’altra sorpresa uscire alla ribalta in questa stagione dopo lo sfortunato episodio di Kiraly. Siles aveva iniziato la stagione poco fuori dalla top 100, in linea con la media della sua carriera. A 25 anni il tennista boliviano poteva vantare un paio di Challenger di media importanza, un terzo turno sulla sua amata terra rossa a Parigi due anni fa e una finale nel 250 di Pune, sempre a 23 anni. Grazie a quei punti era riuscito a entrare in top100 per la prima volta. Ma una volta scaduti, Siles era ripiombato nello stagno dei Challenger, delle qualificazioni da giocare per gli Slam, per i Masters 1000, persino per i tornei minori. La dura vita di chi bazzica intorno alla 150.

In mezzo a milioni di appassionati che brandiscono una racchetta cercando di farsi largo ad alti livelli fra spin, slice, volée e recuperi, Erwin Siles era un’eccellenza: poteva vantare, su 7 miliardi di persone, soltanto un centinaio abbondante capace di usare quello strumento meglio di lui. Purtroppo, erano quei 150 che contavano. Cui pensava tutto il tempo. “Los 150 hijos de puta” li chiamava scherzando con il suo allenatore, citando un vecchio film spaghetti western con Terence Hill ed Henry Fonda. Terminare la stagione nei 100 era il suo obiettivo plausibile. Vincere un torneo, quello stratosferico. Tutto ciò fino all’inizio della stagione sulla terra. Dopo un avvio di annata in linea con le aspettative, da aprile Erwin aveva messo il turbo: quarti di finale a Marrakesh, finale, partendo dalle qualificazioni, a Budapest, vittoria all’Estoril. Un trittico che lo aveva portato a giocarsi le qualificazioni a Madrid: qualificazioni stravinte come anche i primi match fino ai quarti, dove un piccolo problema medico non specificato lo aveva fermato.

Risultati da vero terraiolo che gli avevano fatto guadagnare una meritata wild card per Roma. “Il miracolo di Roma”, lo ribattezzarono. Vittoria in un mille, con un solo set concesso per strada, in semifinale a Foley, che ormai si era scocciato di battere i suoi colleghi top10 e poi perdere dai fenomeni del momento. Con questo preludio, Erwin Siles era giunto a Parigi se non da favorito assoluto, poco ci manca. E favorito lo era diventato sul campo per come il suo livello di gioco e di confidenza sembrassero ogni giorno più stratosferici. Il boliviano poneva l’asticella dove nessun altro sembrava in grado di arrivare in quel momento. Almeno su quella superficie.

Il quarto di finale con Bartlett, il vincitore ufficiale dell’Australian Open (anche se nessuno lo riteneva davvero tale, e per fortuna Kiraly non c’era rimasto secco, altrimenti il premio molto probabilmente non sarebbe stato assegnato) doveva essere un test serio. Ma il punteggio recitava 6-3 6-3 5-3 Siles. Una regolarità disarmante, come quella mostrata in tutto il torneo. Bartlett era scoraggiato. Talmente tanto da far doppio fallo sul matchpoint. Game, Set and Match Siles.

Tennis Integrity Unit Headquarter, Roehampton – Martedì 1 febbraio

“Sir, abbiamo il report sui flussi di scommesse”. “Sono tutto orecchi”. “Non figura nulla di anormale. Né sulle puntate su Kiraly all’inizio del torneo, quando la media delle quote era fra 1000 e 5000, né prima del matchpoint quando la sua sconfitta era data fra 200 e 400”. “Grazie Malcolm”. “Questi sono i dati riguardanti i movimenti nel complesso. Praticamente ogni bookmaker si è detto disponibile a fare un’analisi più approfondita per vedere le singole operazioni di ogni utente, per puntate che superano i 100 dollari. Devo chiedergli di procedere?” “Se hanno del tempo da perdere…”. “Grazie Sir”.

Connor Veyveris riprese a dondolare sulla sedia per rilassarsi. Negli uffici della Tennis Integrity Union era noto come una persona capace di saper essere sarcastico, amichevole e simpatico quando la situazione lo permetteva. Ma anche incredibilmente serio, dedito e professionale quando contava. Ma in questo caso, Connor non aveva ancora ben chiaro quanto contasse. Il suo lavoro era principalmente collaborare con le polizie di vari paesi e coordinare indagini per capire se e quali sotterfugi si nascondessero sotto una sconfitta inusuale, un ritiro in condizioni anomale, una prestazione inconsueta. Tutta roba che resta nella nicchia del tennis. Questo ragazzo che sul Championship Point stramazza al suolo colto da attacco cardiaco a 18 anni era un altro paio di maniche. Perché le immagini e la notizia erano rimbalzate sui media di tutto il mondo, anche quello cui del tennis normalmente non frega nulla. E che si investigava: Sandor Kiraly è semplicemente un tennista sfortunato, sgambettato dalla sorte a un passo da un sogno? O c’è qualcosa di più strano dietro?

Connor Veyveris sapeva anche che il 99% delle volte la gente vede complotti che non esistono. Le cose sono esattamente quello che sembrano. Ma è quell’1% che è alla base del suo lavoro, che fa notizia, che diventa la trama di libri e film, e di cui la gente alla fine è affamata. Ed è per questo che l’un per cento viene percepito dalla massa come il 99, e viceversa. Insomma, per Connor, l’incidente di Kiraly è stato quello: un incidente. Una sfortunata coincidenza. E i dati sul flusso di scommesse erano un altro tassello a conferma di questa opzione. L’opzione più banale, ma statisticamente più corretta.

Complesso Roland Garros, Parc d’Autueil, Parigi, Francia – Venerdì 27 maggio, ore 18:15

Erwin Siles entrò nella sala piena di luci e come ormai era abituato a fare da un mese e mezzo a questa parte, si sedette davanti al microfono. Arraffò una delle bottigliette d’acqua alla sua destra, buttò giù un paio di sorsi e la riposizionò assicurandosi che l’etichetta con il nome dello sponsor fosse a favore di cronisti e telecamera. “Signori, grazie per essere qui, ricordo il protocollo: una domanda a testa, possibilmente concisi. Iniziamo in inglese”. Il capo addetto stampa indicò uno dei tanti con la mano alzata. “Juste Leblanc, L’Equipe. Complimenti per la tua vittoria Erwin. Prima finale slam in carriera. Come ti senti? Lo avresti mai predetto due mesi fa?” “Certamente no! Voglio dire, a inizio aprile ero numero 133 del mondo, e a fine maggio sono in finale al Roland Garros. Dopo aver vinto Roma. Mi pare un sogno. Mi pare impossibile”. “Michael Musgrave, London Times. La seconda semifinale sta per cominciare. Chi preferiresti affrontare fra Freidrich e Maslevic?” “Friedrich è mio coetaneo, l’ho incontrato spesso nel tour junior, e già mi batteva facilmente. Infatti poi ha avuto tutt’altra carriera rispetto a me, finora. Sarebbe bello giocarci una rivincita. Maslevic è numero 3 del mondo, la classifica parla per lui. Ma non l’ho mai affrontato, potrei sfruttare l’effetto sorpresa, e viceversa”. “Edoardo Livii, La Gazzetta dello Sport. In Bolivia la tv nazionale ha acquisito i diritti per il Roland Garros solo per mostrare la tua cavalcata. Sei una star ormai…”. “Più dei calciatori!” Risate divertite di Siles e di tutti i cronisti. Il capo ufficio stampa dopo aver ripreso la parola puntò a una giovane giornalista bionda.

“Ultima domanda”. “Kaisa Ristomaatti, Melbourne Observer…”.

“Joder! Di nuovo questa rompiballe! Ad ogni conferenza stampa con le sue domande insulse, e le danno ancora la parola. Devo chiarire con il press office che deve essere ignorata d’ora in poi. Non capisco perché un giornale generalista la abbia mandata fin qua da Melbourne fregandosene del tennis solo alla ricerca di uno scoop…”.

“… Mi unisco alle congratulazioni per il risultato straordinario. In molti hanno notato una similarità fra il tuo percorso e quello di Sandor Kiraly: entrambi tennisti fuori dai 100, anche se Kiraly era una giovane promessa. Entrambi esplosi improvvisamente, ed entrambi sotto sponsor con una realtà emergente nel tennis, l’inglese Smash…”. La giornalista fece una pausa teatrale. “Quindi? Quale sarebbe la domanda?” “Vede anche lei correlazioni fra le due storie?”

“A te piacerebbe vederle? Magari aggiungendone un’altra: un bel flirt con il campione emergente. Come con quel poveraccio di Sandor che ti sei portata a letto ogni sera durante gli Australian Open per poi mollarlo subito dopo l’incidente… Puta!”

“Sicuramente qualche curiosa coincidenza c’è, ma è il bello dello sport, che ci siano storie così. Certo, per Kiraly c’è stato questo incidente di percorso; ma a quanto pare tornerà presto ad allenarsi e sono sicuro che, con le dovute precauzioni, tornerà più forte di prima e a fine stagione, o inizio della prossima, sarà un osso duro per tutti. Quanto al fatto che entrambi siamo sotto contratto con la Smash, cosa posso dire: staranno facendo i salti di gioia!” Altre risate. “Grazie Erwin e buona fortuna per domenica”. Sipario.

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