Djokovic-Nadal, la rivalità del decennio

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Djokovic-Nadal, la rivalità del decennio

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TENNIS – Riviviamo tutte le sfide Nadal-Djokovic. Con la finale di Pechino, la prima in un 500, hanno giocato a tutti i livelli: 250, 500, Masters 1000, Slam, Olimpiadi e Coppa Davis. La semifinale di Madrid 2009, la finale record degli Australian Open, l’invasione al Roland Garros. Tutto iniziò nel 2006 quando Djokovic… 

Riviviamo tutte le 40 sfide Nadal-Djokovic (bilancio 22-15 per il maiorchino). Con la finale di Pechino, la prima in un 500, hanno giocato a tutti i livelli: 250, 500, Masters 1000, Slam, Olimpiadi e Coppa Davis. Tra le sfide memorabili, la semifinale di Madrid 2009, la finale record degli Australian Open, la semifinale al Roland Garros con l’invasione del serbo, fino alla ultime 2 sfide vinte da Djokovic da N.2 mondiale.

 

 

2006 French Open QF Clay (O) R.NADAL 4-6 4-6 0-0 RET
Rafa Nadal, campione uscente, estende a 58 la serie di vittorie consecutive sulla terra battuta (ultima sconfitta contro Andreev a Valencia, aprile 2005) contro il 19enne Novak Djokovic, n.63 del mondo (l’anno precedente era il più giovane nella top-100). Il serbo, che da poco ha rotto con il coach Riccardo Piatti perché non ha voluto seguirlo “in esclusiva”, è arrivato nei quarti dopo aver eliminato Fernando Gonzalez, Haas e Monfils ma è costretto a ritirarsi per problemi alla schiena, che ha iniziato ad avvertire con Nadal avanti 3-0 nel secondo set. Per Djokovic è il secondo ritiro consecutivo nello Slam parigino: nel 2005 ha abbandonato il match di secondo turno con Guillermo Coria per problemi respiratori. Nella conferenza stampa post-match, il 19enne serbo disse che se non avesse aviuto problemi fisici avrebbe potuto tranquillamente battere Rafa. Quando venne informato, lo spagnolo fece una faccia che fu tutto un programma.

2007 Indian Wells FR Hard (O) R.NADAL 2-6 5-7
“Quattro a zero in un balletto, 6-2 in mezzoretta, 7-5 e match archiviato in un’oretta e mezza”. Così sintetizzava Ubaldo la finale di Indian Wells. Nel primo set praticamente non si gioca: Nadal perde due punti al servizio (ne vince 16 su 18), per giunta uno per un doppio fallo. Djokovic, primo teenager capace di arrivare in finale nel torneo dai tempi di Andre Agassi (1990), al suo primo title-match in un grande torneo, sale di livello nel secondo set e riesce a procurarsi tre palle break, ma non a convertirle. Nadal vince così il suo primo torneo dopo il Roland Garros e diventa il primo spagnolo nell’Albo d’Oro dopo Alex Corretja (2000).

2007 Miami QF Hard (O) N.DJOKOVIC 6-3 6-4
Deve attendere solo una decina di giorni, Novak Djokovic per riscattarsi dalla sconfitta a Indian Wells. Nei quarti arriva la vittoria più importante della sua carriera fino a quel momento, contro un Nadal fin troppo falloso. Il serbo, al secondo successo contro un top-10 in stagione (dopo Robredo a Rotterdam), salva anche tre palle break nell’ultimo gioco. Nadal ha anche avvertito un problema al piede, e per questo rinuncerà a partecipare al tie di Davis contro l’Argentina, ma non cerca scuse per spiegare la sconfitta: “Io non ho giocato come in finale a Indian Wells, lui ha sbagliato di meno: ecco la grande differenza”.

2007 Rome QF Clay (O) R.NADAL 2-6 3-6
Per Nadal è la 75ma vittoria consecutiva sulla terra battuta: lo spagnolo eguaglia così il record di successi di fila su una singola superficie che McEnroe aveva stabilito sul tappeto indoor tra il 1983 e il 1985. E’ in gran forma, lo spagnolo, tanto che perfino Djokovic applaude a qualche suo passante sul finale del primo set. Djokovic perde subito il servizio, annulla sette palle break nei successivi due turni di battuta, ma si fa brekkare nel settimo gioco con una volée larga. Nadal chiude facile il primo set, brekka due volte il serbo nel secondo (letali due dritti lunghi nel settimo gioco) e si qualifica per la semifinale.

2007 French Open SF Clay (O) R.NADAL 5-7 4-6 2-6
Prima del match Djokovic l’aveva detto: non mi sento ancora pronto per vincere uno Slam. Nadal impiega 2 ore e mezza per dimostrare che aveva ragione. Regge un set e mezzo Djokovic, poi lascia via libera a Nadal che arriva in finale senza cedere nemmeno un set e diventerà di lì a poco il primo dopo Borg a vincere il Roland Garros per tre volte di fila

2007 Wimbledon SF Grass (O) R.NADAL 6-3 1-6 1-4 RET
Djokovic paga il programma della settimana rivoluzionato per la pioggia e le due battaglie contro Hewitt (4 ore e 12) e Baghdatis (5 ore). Riesce anche a brekkare e vincere il primo set, ma sul campo 1 la sua partita finisce lì. “Avevo problemi al piede. Non si tratta di una semplice vescica” ha poi spiegato in conferenza stampa, “ma di una piccola infezione: stanotte non sono riuscito a dormire perché sanguinava, stamattina riuscivo a stento a camminare. Poi è da due giorni che ho fastidi alla schiena: insomma, sono esausto”.

2007 Canada SF Hard (O) N.DJOKOVIC 7-5 6-3
“Rafa Nadal ha avuto 8 pallebreak contro Djokovic, ma il serbo, che non ha perso un set in tutto il torneo e ha ceduto un solo servizio, le ha annullate tutte o con aces o con giocate irresistibili. Decisamente Djokovic, che ogni tanto ancora si distrae (sennò non avrebbe concesso una palla break sul 5 pari del primo set e ben tre nel primo turno di servizio del secondo), nei punti importanti gioca con grande attenzione e determinazione ed è fortissimo. Del resto il modo in cui ha vinto tanti tiebreak a Wimbledon lo aveva ben sottolineato”. Così Ubaldo raccontava il match. Djokovic in finale avrebbe battuto anche Federer realizzando un exploit non riuscito a nessuno negli ultimi 13 anni: battere in fila i primi tre giocatori del mondo (nei quarti aveva eliminato il n.3 Roddick). L’ultimo a riuscirci era stato Boris Becker che, nella splendida Globen Arena di Stoccolma, nel 1994 vinse il torneo battendo in successione i primi tre del ranking ATP, Stich n.2, Sampras n.1 e Ivanisevic n.2

2007 Tennis Masters Cup  Hard (I) R.NADAL 4-6 4-6
Ultima giornata del Gruppo Oro al Master di Shanghai. Djokovic ha perso le prime due partite in due set ed è matematicamente eliminato. Nadal con un break per set manda a casa il serbo con 0 set vinti e 6 persi: Djokovic paga soprattutto la scelta di scendere a rete senza costruire bene il punto e presta il fianco ai passanti del maiorchino. Nadal ha una differenza set di 5-3 e la vittoria in due set di Ferrer (61 61) su Gasquet porta i due spagnoli in semifinale. E’ la terza volta, dopo il ’98 e il 2002, che due semifinalisti si quattro al Master siano iberici.

2008 Indian Wells SF Hard (O) N.DJOKOVIC 6-3 6-2
Djokovic conferma la finale del 2007 a Indian Wells in un match senza molta storia e segnato da una polemica di Nadal con il supervisor Thomas Karlberg. Nell’ottavo gioco del primo set Nadal, appena brekkato da Djokovic grazie anche a un nastro fortunoso sulla seconda palla break, chiede l’intervento del fisioterapista per un problema al piede. Ulrich, il giudice di sedia lo nega: ritiene la richiesta poco corretta nei confronti dell’avversario, che si appresta a servire per il set. Djoko “ammazza la partita” con una serie di 5 giochi di fila dal 2-1 Nadal nel secondo set con lo spagnolo che ha un solo sussulto: una strepitosa controsmorzata sul 4-2 40 pari.

2008 Hamburg SF Clay (O) R.NADAL 5-7 6-2 2-6
Djokovic guida la Race con la vittoria agli Australian Open e a Indian Wells. Ma, dopo 3 ore e 3 minuti di grandissimo tennis, perde per la quarta volta su quattro contro Nadal sulla terra. Djokovic sale subito 3-0 con due palle break per salire 4-0; le spreca e Nadal rimonta per il 3-3 e brekka a zero per andare a servire per il set sul 5-4. Si ritrova 0-40, perdendo il terzo punto per un doppio fallo dopo aver ricevuto un warning per time violation al servizio e con uno scambio di smorzate e controsmorzate Djoko brekka per il 5-5. Ma un dritto strepitoso di Nadal tocca la riga per il nuovo break Rafa che vince il primo set. Djoko sale nel secondo, ma il match si decide all’inizio del terzo. Djoko perde subito il servizio e spreca quattro palle break nei due successivi turni di battuta di Nadal.

2008 French Open SF Clay (O) R.NADAL 4-6 2-6 6-7(3)
Djokovic gioca un ottimo match (23 vincenti a 10 errori nel primo set, 10-6 nel secondo) ma per due set non riesce a impensierire Nadal praticamente impeccabile con appena 8 errori gratuiti. Nel terzo Novak ha un set point sul 6-5, ma Rafa lo annulla con un dritto in contropiede e si va al tiebreak, solo per la terza volta negli ultimi 41 set vinti dallo spagnolo a Parigi (il quarto della finale 2006 e il terzo degli ottavi 2007 contro Hewitt). Nadal allunga 6-0 e con uno spettacolare smash chiude 7-3 e conquista la quarta finale di fila a Parigi dove umilierà Federer.

2008 Queen’s FR Grass (O) R.NADAL 6-7(6) 5-7
“Difficile, no?”. Così Nadal ha commentato il suo primo titolo sull’erba che l’ha reso il primo a vincere back-to-back il Roland Garros e il Queen’s. Nadal diventa anche il primo spagnolo dopo Gimeno (1972) a vincere un torneo sull’erba. Nadal è stato a un punto dal trovarsi sotto 0-4 nel primo set, ha annullato un set point sul 5-6 nel tiebreak. Il secondo è un trionfo di break e controbreak: Djoko strappa il servizio per servire per il set sul 5-4 ma paga l’incapacitò di tenere il servizio.

2008 Cincinnati SF Hard (O) N.DJOKOVIC 6-1 7-5
“Non c’è bisogno di attendere il risultato della finale del torneo di Cincinnati per capire che ci lasciamo alle spalle una settimana molto importante per il tennis. Questo sport aveva, fino a qualche tempo fa, un re indiscusso (Roger Federer) ed una rivalità consolidata. Federer aveva il riconoscimento del computer e quello, ancora più autorevole, di 12 titoli del Grande Slam, Rafael Nadal si accontentava di essere il padrone del Roland Garros e della terra battuta. Tuttavia qualcosa si era mosso fin dall’anno scorso…L’altra sera al Master Series di Cincinnati un guerriero, che era sembrato invincibile come Nadal, è stato battuto (e non era la prima volta) 6-1 7-5 da Djokovic, rimescolando le carte”. Nelle parole di Rino Tommasi il senso di una vittoria che porta Djokovic in finale ma dà allo sconfitto Nadal la certezza di diventare numero uno del mondo dopo i Giochi Olimpici.

2008 Olympic Tennis Event – Beijing SF Hard (O) R.NADAL 4-6 6-1 4-6
Non basta a Novak Djokovic un gran secondo set infarcito di vincenti che lasciano immobile Nadal per guadagnare la finale del torneo olimpic. Nadal parte bene, brekka nel quinto Djoko (che aveva salvato tre palle break nel primo gioco) e nel terzo ritorna su e vince chiudendo con un punto in cui c’è tutta la sua qualità difensiva: spalle al muro, costringe Djoko a “fare il punto due volte”, rialza un pallonetto quasi senza speranza ma il serbo lo angola troppo e lo spedisce fuori.

2009 Davis Cup 2009  Clay (O) R.NADAL 4-6 4-6 1-6
All’inizio del terzo set, dopo una volée di Nadal, in risposta a una volée incrociatadi rovescio di Djokovic, che tocca il nastro e “muore” appena oltre la rete, Djokovic inizia ad abbassarsi i pantaloncini in un gesto spontaneo di resa, come a dire ‘anche la sorte oggi è contro di me’. Per la verità ci mette anche del suo per regalare alla Spagna i quarti inn casa contro la Germania. Per Nadal è la dodicesima vittoria di fila in Davis dopo aver perso all’esordio della manifestazione contro Jiri Novak.

2009 Monte Carlo FR Clay (O) R.NADAL 3-6 6-2 1-6
“Quinto trionfo monegasco per il Borg del terzo millennio. Ma bisogna ringraziare calorosamente Novak Djokovic per averci dato una bella finale per due ore, cioè fino al 2-1 del terzo set, dopo che finalmente era riuscito a strappare un set a Nadal” scriveva Ubaldo. “Se uno avesse visto anche soltanto i primi tre games del terzo set avrebbe trovato giustificato il prezzo del biglietto. Una mezz’ora di tennis straordinario, il primo game di 14 punti, il secondo di dodici, il terzo ancora di quattordici, ma tutti (o quasi) bellissimi, intensissimi. Nadal ha salvato tre palle break nel primo game _ una con un punto pazzesco al termine del quale Djokovic si è addirittura buttato in ginocchio disperato, dopo che Rafa aveva raggiunto una sua palla corta impossibile riuscendo a estrarne un cross di rovescio assurdo _ e nel secondo ha recuperato da 40-15, con la complicità di due doppi falli del serbo (3 in tutto). Ma nel terzo game un Djokovic ancora battagliero ha lottato come un pazzo per più di dieci minuti per portare a casa un break che avrebbe potuto rimetterlo in corsa. Lì però è come se avesse finito la benzina”.

2009 Rome FR Clay (O) R.NADAL 6-7(2) 2-6
Non è stata una gran finale, come raccontava anche Rino Tommasi. “Rafael Nadal non ha avuto bisogno di giocare il suo miglior tennis per vincere per la quarta volta il nostro torneo e stabilire quindi un primato. (…) La partita di ieri è stata equilibrata ed interessante solo nella fase centrale quando Nadal, che aveva preso un break di vantaggio in avvio, ha avuto un set point sul 5 a 3… Sembrava che fosse impossibile per gli avversari di Nadal superare la barriera del terzo game. Djokovic, anche lui senza dare il meglio, riusciva ad agganciare Nadal sul 5 pari e, strappandogli una seconda volta il servizio, lo obbligava addirittura al tie-break. Era il massimo risultato possibile anche perché nel tie-break Djokovic scadeva addirittura a sparring partner cedendolo per 7 punti a 2. La partita finiva lì perché nel secondo set, dopo aver salvato un turno di servizio da 0-30 ed essere rimasto in scia fino al 2 pari, Djokovic si rassegnava al suo destino fino all’inevitabile 6-2”.

2009 Madrid SF Clay (O) R.NADAL 6-3 6-7(5) 6-7(9)
“Non è un caso che Rafael Nadal abbia rischiato di perdere a Madrid” scriveva Andrea Scanzi sulla Stampa. “Nadal ha vinto ieri 7-6 al terzo contro Novak Djokovic. Quattro ore e tre minuti di gioco, record di durata per un incontro al meglio dei tre set. E’ stata una delle più belle partite mai viste su terra battuta … Quando però la bellezza bussa alla porta, bisogna aprire. L’incontro di ieri è sembrato un interminabile match di boxe, un Hagler-Mugabi applicato al tennis. A differenza di Amburgo 2008, Djokovic ha avuto il pregio di rimanere in partita anche nel terzo set, nonostante le occasioni perse. Il risultato è stato passione, stupore e leggenda”.

2009 Cincinnati SF Hard (O) N.DJOKOVIC 6-1 6-4
Non vinceva dalla finale di Cincinnati 2008, Djokovic, contro Nadal. E’ un Novak d’annata, che dimostra subito di essere in serata con due ace nel primo game. Nadal gioca corto, Djoko entra e sfonda sistematicamente col dritto: nel primo set non c’è partita. Nel secondo, Rafa deve annullare tre palle break nel primo turno di battuta e cede il servizio al 5° gioco affossando a rete un rovescio. Djoko sbaglia un po’ di più, Nadal ha una palla break sul 4-3 (la prima del match) che il serbo annulla con un dritto vincente dopo uno scambio durissimo. Il serbo chiude al secondo match point con Nadal che mette a rete l’ultimo rovescio.

2009 Paris Open SF Hard (I) N.DJOKOVIC 6-2 6-3
“Nadal ha illuso i suoi sostenitori di essere tornato quello di una volta, ma poi è stato ridimensionato dal miglior Djokovic di sempre. Infatti il serbo ha giocato una partita perfetta, impedendo a Nadal di trasformare l’incontro in una battaglia. Dal 2 pari del primo set Djokovic ha infilato una serie di sette giochi consecutivi, lasciando per tre volte a zero sul proprio servizio un Nadal che non sapeva più a che santo votarsi. Non si è nemmeno capito se sia stato Djokovic a giocar troppo bene oppure se Nadal avesse bruciato contro Tsonga un passeggero momento di buon tennis”. Così Rino Tommasi commentava la semifinale.

2009 ATP World Tour Finals  Hard (I) N.DJOKOVIC 7-6(5) 6-3
Rafa chiude mestamente le Finals con tre sconfitte e nessun set vinto. Ricordava Rino Tommasi: “La Via Crucis di Rafael Nadal si è conclusa con la terza sconfitta su tre incontri in questa per lui sfortunata edizione del Masters, un torneo comunque che non era mai stato felice per lui anche nelle stagioni migliori.
Nadal è stato sconfitto ancora una volta in due set per cui ha concluso la sua partecipazione senza la soddisfazione di un solo set. Aveva di fronte un Djokovic nemmeno lui in grande condizione e che ha vinto senza bisogno di giocare il suo miglior tennis”.

2010 US Open Final, hard, NADAL 6-4, 5-7, 6-4, 6-2
Nadal entra nella “Historia”. Alla prima finale in carriera a Flushing Meadows, vince il terzo Slam di fila dopo Parigi e Wimbledon, primo a riuscirci dopo Rod Laver che conquistò il Grande Slam nel 1969, ed entra nell’élite di chi ha vinto almeno una volta tutti i major insieme a Federer, Agassi, Perry, Emerson, Budge, Laver. Nadal strappa subito il servizio al serbo, che aggancia il maiorchino sul 2-2 ma restituisce subito il servizio e Nadal converte la sesta palla break e allunga di un set. Nel secondo però il servizio dello spagnolo inizia a latitare: Djokovic infila un parziale di 11 punti di fila e sale 3-1 con un break di vantaggio. Nadal ne aveva subiti solo 2 nei 91 game di servizio fino alla finale, ne concede altrettanti nei primi 7 turni di battuta in finale. Un nuovo scroscio di pioggia interrompe il match sul 4-4 30 pari nel secondo. Dopo 57 minuti si torna in campo, Nadal perde il secondo set (il primo e unico lasciato per strada nel torneo) ma, come canta Billie Myers, bacia la pioggia. Rafa si procura 16 palle break negli ultimi 2 set, ne converte 3 e tanto basta per alzare il trofeo dopo 3 ore e 43 minuti.

2010 Barclays ATP World Tour Finals Round Robin, indoor hard, NADAL 75 62
Il pathos, nella rivincita alla O2 Arena di Londra, c’è stato solo a metà. Sul 4-4 del primo set Djokovic deve uscire dal campo per un problema ad una lente a contatto che sembra persistere anche nel secondo set e priva i 17 mila spettatori presenti dell’atteso spettacolo. “Non mi era mai successo” commenta amaro Djokovic, “giocare contro Nadal con un occhio solo è impossibile”.

2011 BNP Paribas Open Final, hard, DJOKOVIC 46 63 62

Djokovic, che ha superato sul campo e in classifica Federer, si regala a Indian Wells la 20ma vittoria di fila, 18ma nel 2011, e diventa il terzo dopo Davydenko e Nalbandian ad aver battuto Federer e Nadal nello stesso torneo per due volte. Sul 3-3 nel primo set Djoko deve annullare quattro palle break, 3 consecutive, ma il break alla fine arriva. Il serbo controbrekka nel sesto gioco, ma Nadal è nel suo momento migliore e infila un parziale di 18 punti a cavallo tra primo e secondo set. L’ultimo acuto del maiorchino è il controbreak sul 4-3 nel secondo set. Lo spagnolo finisce piegato anche sul lato del dritto, il serbo indovina una serie di sei giochi di fila che lo portano fino al 4-0 nel terzo set. Per il nuovo numero 2 del mondo è il secondo successo a Indian Wells, il sesto Masters 1000 in carriera e il 21mo titolo in assoluto, terzo stagionale.

2011 Sony Ericsson Open Final, hard, DJOKOVIC 46 63 76(4)
3 ore e 21 minuti di battaglia elettrizzante, impostata e mantenuta su un livello che sfiora la fantascienza, che avvicina la perfezione. I picchi del serbo sono altissimi, ma Nadal oppone una resistenza ancora maggiore. Sull’1 pari Djoko perde il primo break del torneo: il serbo spreca quattro palle break ma litiga col rovescio e in un amen è sotto 5-1. Rafa restituisce solo uno dei due break di vantaggio ma chiude il primo set. Da qui, però, il Djoker non sbaglia più: salva una palla break sul 2-0, sale 4-1 con chance per il 5-1 (maturata con un lob millimetrico). Il set finisce comunque 6-3 per il serbo che tiene a zero l’ultimo game del parziale. Sull’1-1 nel terzo Nadal va sotto 15-30 ma si salva col servizio (2 punti diretti) e uno smash. Djoko, sotto 0-30 nel game successivo, estrae due jolly di rovescio e impatta sul 2-2. Un altro punto strepitoso permette a rafa di tenere il game successivo. E’ il momento migliore del match, che inevitabilmente si conclude al tiebreak. Djoko parte meglio, si gira sul 4-2 in suo favore. Nole ha bisogno comunque di tre match point per entrare nella storia.

2011 Mutua Madrid Open Final, clay, DJOKOVIC 75 64
Nadal non perdeva sulla terra da 37 partite, dagli ottavi del Roland Garros 2009 contro Soderling. E’ Djokovic, alla 34ma vittoria di fila, la 32ma nel 2011, a fermarne la corsa e a cancellare un altro zero nel suo inseguimento ai record: in nove precedenti, aveva sempre perso da Nadal sul rosso. Djoko è riuscito a comandare anche sulla diagonale sinistra, togliendo il tempo a Rafa sul suo colpo migliore: il rovescio di Nole ha più angolo e più profondità del dritto di Nadal che si ritrova sotto 4-0 ma si fa recuperare entrambi i break. Rafa annulla tre set point servendo sul 4-5 ma il break arriva due game dopo.
Rafa apre il secondo con un pallonetto da sotto le gambe che gli regala tre palle break. Ma il vantaggio è effimero. Si procede seguendo i servizi fino al 4-5, qui Djoko alza ancora il livello alla risposta e diventa il secondo nella storia a vincere 3 Masters 1000 di fila.

2011 Internazionali BNL d’Italia Final, clay, DJOKOVIC 64 64
Il sorpasso è ancora rimandato: per diventare numero 1 dopo Roma, Nole doveva vincere il torneo e sperare che Rafa uscisse prima delle semifinali. Si è avverata solo la prima parte. In semifinale, era stato a due punti dalla sconfitta contro Murray. Ma risorge come l’Araba Fenice e diventa il secondo giocatore in grado di battere Nadal quattro volte di fila dopo Davydenko, il primo dal 2005 (ci riuscirono Rafa e Roger) a vincere 4 Masters 1000 in un anno, Vince così 7 tornei consecutivamente nel 2011 mentre Rafa esce sconfitto in un’arena dove aveva vinto 5 volte in 7 partecipazioni, con un bilancio di 31-1 prima della finale con Djokovic, la prima tra le teste di serie 1 e 2 al Foro dopo quella, epica, tra Roger e Rafa del 2005. Lo spettacolo, però, su un campo lento perché spruzzato da tre ore di pioggia, non è all’altezza di quel confronto. Djoko costruisce il quarto match point con l’arma in più che ha cambiato la storia della loro rivalità, il rovescio incrociato, e mette virtualmente le mani sullo scettro.

2011 Wimbledon Final, grass, DJOKOVIC 64 61 16 63
Un regno nato il 4 luglio, quello di Novak Djokovic. Nemmeno l’erba di Wimbledon cambia la storia della rivalità. Nemmeno una sconfitta, peraltro, avrebbe cambiato l’inevitabile: Djokovic sarebbe diventato comunque numero uno del mondo. Ma ci arriva da vincitore, dopo aver conquistato quello che all’epoca dei gesti bianchi era considerato il campionato del mondo del tennis. Nole è superbo per i primi due set, martella Rafa a suon di 22 vincenti e gli concede appena cinque game. Nadal risorge nel terzo, in cui ritrova rabbia e colpi, e si illude di poter firmare la prima rimonta da sotto due set a zero in finale ai Championships dal 1927 (Cochet b. Tilden), ma il serbo ha in mente un altro programma. Ed è la bandiera serba che campeggia a Wimbledon dopo la finale.

2011 US Open Final, Grand Slam, hard, DJOKOVIC 6-2 6-4 6-7(3) 6-1
Nole Djokovic diventa il sesto giocatore a vincere tre Slam su quattro in stagione, l’ottavo a trionfare a Wimbledon e Flushing Meadows in successione. “La sua superiorità tecnica su Nadal, dopo sei vittorie consecutive su sei sfide nel 2011 (e in tre superfici diverse) principalmente dovute al fatto che fra due giocatori di fondocampo chi può fare il punto con tutti e due i fondamentali è favorito su chi può farli soltanto (o quasi) con il dritto, non può più essere messa in discussione” commentava Scanagatta. “E’ stata una grande partita. Due giocatori con le loro caratteristiche, attaccanti corri e tira da fondocampo _ per usare un’espressione cara a Robertino Lombardi _ finiscono per giocare inevitabilmente a specchio. Si lavorano ai fianchi e come uno accorcia l’altro affonda il vincente. La differenza, come dicevo sopra, è che Djokovic gioca più sciolto, meno di forza, e può chiudere il punto tanto con il dritto (più spesso) che con il rovescio, mentre Nadal lo fa spesso di dritto e quasi mai di rovescio. Con il rovscio,soprattutto in fase di risposta, Rafa si ritrova spesso costretto a giocarlo con il taglio sotto la palla, e lì la palla magari non si alza tanto dal cemento (però non dà noia a Djokovic che è fatto di gomma e non ha nessuna difficoltà a piegarsi fino a terra anche se deve giocare il rovescio bimane…un colpo che di solito soffre i rimbalzi molto bassi, ma non nel suo caso) ma va piano. Non è quasi mai vincente. Due colpi contro uno, per chi a rete non viene che a cogliere punti fatti per tre quarti, non c’è quasi gara. Djokovic, inoltre, ha dimostrato anche di avere più mano: le smorzate vincenti sono state tutte sue. Nadal ne ha provate un paio e non le ha fatte bene”.

2012 Australian Open Final, hard, DJOKOVIC 5-7 6-4 6-2 6-7(5) 7-5
“Durante la premiazione, per la prima volta, hanno dovuto portar loro le sedie perché non stavano più in piedi”. Inizia così il racconto firmato dal direttore Scanagatta della finale dei record, la “più lunga della storia di 437 slam, 5,53 minuti per 55 games, alla fine di un match combattuto _ è il caso di dirlo _ da due incredibili guerrieri che ci hanno riservato straordinarie emozioni. Due atleti pazzeschi, prima ancora che due grandi campioni capaci di giocare tre finali consecutive negli Slam. E probabilmente non finisce qui. Solo che se giocano così al Roland Garros la finale durerà 8 ore.
Solo il nome del vincitore, Novak Djokovic, n.1 del mondo, è lo stesso delle ultime sei volte, ed è lui anche il campione degli ultimi tre Slam. Ma nessuno avrebbe potuto immaginare una partita così, con Nadal che vince il primo set ma poi sembra soverchiato da Djokovic che avanti due a set è avanti prima 4-3 e 0-40 sul servizio di Nadal e poi 5-3 nel tiebreak, ma subisce la rimonta dell’irriducibile Nadal e si ritrova al quinto set. Nei 29 match precedenti (16-13 per Nadal ma 6-0 per Djokovic nei duelli del 2011) non ci erano mai arrivati.

2012 Monte-Carlo Rolex Masters Final, NADAL 6-3 6-1
“Fra qualche anno nessuno se lo ricorderà più, nell’albo d’oro il 2012 nel Principato resterà come l’anno in cui Nadal trionfò per l’ottava volta consecutiva _ e magari non sarà neppure ricordato per questo…perché se vncerà anche una nona o una decima chissenefrega dell’ottava! _ e nessuno ricorderà che non c’è stata partita perché non c’è stato neppure Novak Djokovic” commenta Ubaldo. “I fans di Djokovic diranno che c’era anche un gran vento, ma anche questa è cosa che nessuno ricorderà mai e, più ancora di quell’altra, non merita nemmeno ricordare, perché anche se il vento può aiutare più le caratteristoche di un giocatore, il migliore è quello che si sa adattarvi. E che oggi il migliore fosse Nadal non può essere messo in discussione. Questa finale a senso unico è stata deludente come lo sono tutte le finali a senso unico. Restano nei palmares, e nella memoria dei più dotati di neuroni. Ma non sposta nulla, a mio avviso. Se non _ forse _ nella fiducia di Rafa Nadal, che se avesse perso ancora una volta si sarebbe convinto di non poter più battere Djokovic”.

2012 Internazionali BNL d’Italia Final, NADAL 75 63
Per la prima volta dal 1930, due finali consecutive al Foro hanno gli stessi protagonisti. E’ la terza finale tra Nole e Rafa a Roma. Finisce con il trionfo 75 63 del maiorchino, che conquista senza perdere un set il 21mo Masters 1000 in carriera, superando Federer in questa speciale classifica e sopravanzando lo svizzero anche nel ranking ATP. Sarà dunque numero 2 e testa di serie numero 2 al Roland Garros.
Djokovic paga i 41 errori, davvero troppi in due set, seppur durati 2 ore e 16. Nadal ha infatti portato a casa 76 punti in totale, più della metà grazie ai gratuiti del serbo. E proprio glin errori sono il grande cruccio di Nole. “Ho avuto molte occasioni nel match, sia nel primo sia nel secondo set, ma non le ho sfruttate. E quando manchi delle chance contro Rafa, che su questa superficie è il migliore del mondo, non puoi pensare di vincere. Oggi non ero al meglio, però quando giochi contro Nadal sai che devi essere sempre precisissimo e rischiare più del solito”.
Sul rinvio ha confermato che “la decisione l’abbiamo presa tutti insieme. Mi dispiace per le persone che erano lì sperando di vederci giocare ma c’era il rischio di infortuni, la terra era davvero troppo soffice”.

2012 Roland Garros Final, NADAL 64 63 26 75
“Quando sul centrale del Roland Garros metteranno un tetto non pioverà più, come a Wimbledon, dove le giornate di pioggia si sono improvvisamente trasferite in Scozia ed Irlanda. Ma tetto o non tetto Rafa Nadal continuerà a vincere al Roland Garros perché, come dice lo stesso Nole Djokovic “è il più forte tennista di tutti i tempi sulla terra rossa”. E ha l’aria di dirlo con intima convinzione, non per pura piaggeria. Djokovic non ha visto giocare Borg come chi scrive, ma la sensazione che dà oggi Nadal e che dava allora Borg è la stessa: dominano gli avversari, lasciano pochi giochi anche ai migliori del mondo alle loro spalle, tutt’al più soffrono in un match o al massimo due per torneo. Per gli altri non è così. Nadal ha detto oggi una cosa sulla quale conviene riflettere: “Non è possibile giocare sempre bene, io ho vinto 7 Roland Garros, 7 Montecarlo, 7 Barcellona e una di meno (ha detto proprio così…) Roma, ma non ho sempre giocato bene. Ho avuto anche giornate meno buone, in cui ho giocato a livelli più medi che ottimi, però anche in quella ero presente mentalmente al 100 per 100”
“Ma c’è una differenza” prosegue l’articolo di Scanagatta: “la prima parte del match la si era giocata in condizioni assolutamente regolari, mentre nella seconda il campo era via via diventato un campo al limite, sia perché si scivolava o si poteva temere di farlo, sia perché si infittivano i cattivi rimbalzi e infine le palle erano diventate pesanti come mattoni svantaggiando l’effetto top-spin che in condizioni normali invece Nadal riesce a generare.

2013 Monte-Carlo Rolex Masters Final, DJOKOVIC 62 76(1)
Vive a Montecarlo, è amico del Principe Alberto e di sua moglie Charlene, che premiano i finalisti. Novak Djokovic interrompe il dominio di Nadal, un regno incontrastato che a Montecarlo durava da otto anni.
E’ Djokovic, il campione che a Monaco è di casa, a spezzare il dominio di Nadal che dal 2005 ha eletto il Principato a suo giardino tennistico preferito. L’ultima volta che Rafa aveva perso a Montecarlo, per dare un’idea, Federer non aveva ancora vinto uno Slam, Hewitt era numero 1 del mondo e Bush era presidente Usa al primo mandato.
“Grazie di avermi fatto vincere questo torneo almeno una volta” ha detto Djokovic durante la premiazione, introdotta da una colonna sonora quantomai adatta al momento e all’occasione: Skyfall di Adele. Djokovic diventa il primo a battere Nadal in tre diverse finali sulla terra rossa.

2013 Roland Garros semifinal, NADAL 64 36 61 67(3) 97

Solo Isner aveva portato Nadal al quinto set al Roland Garros. Nessuno però ne aveva giocato uno così lungo in una semifinale a Parigi. Dopo 4 ore e 37 Nadal conquista la sua ottava finale alla Porte d’Auteuil quando l’ultimo dritto di Novak Djokovic è finito fuori, dopo 4 ore e 37 minuti di furiosa battaglia. Nadal ha visto le streghe sul 2-4 nel quinto set, ma ha avuto la forza di risorgere. Djokovic invece non dormirà diverse notti ripensando al vantaggio sprecato nel set decisivo e a quell’invasione che gli è costato un punto già vinto sul 4-3 40-40 e ha consentito poi a Nadal di firmare il fondamentale break del 4-4. Poteva diventare il secondo della storia dopo Soderling a battere Nadal a Parigi; è costretto invece rimandare l’assalto al Roland Garros, l’unico Slam che manca alla sua collezione.

2013 Montreal Masters, semifinale, NADAL 64 36 76(2)

Match non bellissimo, almeno per un set e mezzo, ma con molta carica agonistica come dimostrato dal colpo “al bersaglio grosso” tirato a distanza ravvicinata da Nadal sul 2-2, 30-30 del terzo set.

Nel primo Djokovic serve male, Nadal allunga sul 5-2 pesante e può anche permettersi di cedere il turno di servizio successivo, grazie anche ad un paio di risposte molto arrischiate di Djokovic, e chiudere comunque il set per 6-4 in relativa tranquillità. Gli errori gratuiti superano abbondantemente i vincenti, che nel secondo set sono merce tanto rara quanto i parcheggi liberi intorno allo stadio. Il primo vero scambio ad alta velocità arriva sul 3-3, 30-15, dopo più di un’ora. Djokovic trova il campo con maggiore continuità, Nadal accusa il ritmo, diventa sempre più impreciso, cede la battuta per la seconda volta nel match e manda Nole a servire per il set. E per aggiungere un altro po’ di pathos alla vicenda arriva anche un bel pastrocchio del giudice di sedia Gerry Armstrong, che per puro caso non ha combinato una bella frittata: sul 30-15 Nadal gioca un diritto incrociato definitivo che viene chiamato fuori, il “falco” mostra che la palla ha pizzicato la riga, ma Armstrong non annuncia il punteggio di 30-30, con il tabellone elettronico che segna il 40-15. Rafa parlotta con l’arbitro, sembra soddisfatto, ma il pubblico rumoreggia. Si gioca un altro punto e Djokovic mette in rete

un diritto: è palla break Nadal, ma il tabellone dice sempre 40-15, e Armstrong non chiama nessun punteggio. Grande confusione in campo, nessuno sembra sapere cosa stia succedendo, fino a quando qualche buon anima aggiorna il tabellone, permettendo a Nole di conquistare tre punti consecutivi e di impattare il match.

Nel terzo, dal 4-4 in poi chi risponde racimola la miseria di tre punti in quattro giochi. Si arriva così al tiebreak, che vede Djokovic naufragare miseramente nei primi punti, permettendo a Nadal di staccarsi sul 5-0, per un vantaggio impossibile da colmare.

2013 US OPEN, finale, NADAL 62 36 64 61

13mo slam in 18 finali per Rafa Nadal, terzo nella classifica all time dietro Federer e Sampras. 10mo titolo stagionale, 60mo in carriera per il maiorchino. Il secondo trionfo a New York porta a 152-3 il bilancio di Nadal negli slam quando ha vinto il primo set. Rafa subisce 3 break di fila tra secondo e terzo set (il primo dopo uno scambio da 54 colpi). Djoko manca una palla del 3-0 pesante nel terzo e finisce per perdere il set e il match.

Il primo set è senza storia. Nadal scappa sul 2-1 alla seconda palla break e allunga 5-2. Djokovic, condizionato da 14 gratuiti, nel primo set è poco più di un comprimario. Ma nel secondo, lo scenario cambia. Il serbo vince lo scambio della finale, del torneo, diventato un classico istantaneo: 54 colpi dopo i quali Nadal perde il servizio per la seconda volta nel torneo. Rafa risale, manca sei palle del 4-4 e Djokovic torna avanti con lo smash a rimbalzo (5-4). Dopo un’ora e 40, si torna in parità: un set pari.
E’ il momento migliore di Djokovic, che trova il break in avvio di terzo set e manca la palla del 3-0. Da qui inizia la risalita di Nadal, che piazza il controbreak del 3-3. Nadal cancella tre palle del nuovo break nel nono game e resta avanti, 5-4, prima del blackout al servizio di Djokovic che da 30-0 cede break e set.
All’inizio del quarto, Nole manca due palle break, Nadal converte la terza e allunga prima 3-0, poi 4-1. La finale si chiude virtualmente qui, prima che il maiorchino completi il trionfo al primo match point.

2013 PECHINO, finale, DJOKOVIC 63 64

Il futuro numero uno ha perso dall’ex numero uno, come già successo altre volte in passato. Djokovic lascia la testa della classifica a Nadal ma non senza la consapevolezza di una possibile rivalsa, dopo un’affermazione in finale più netta di quanto il punteggio non lasci intendere. Djokovic vince il quarto China Open su quattro partecipazioni. Venti vittorie e nessuna sconfitta in questo torneo. Vince con una prestazione impressionante al servizio, appena sei punti persi in tutto il match, contro un Nadal forse stanco, forse un po’ spento, che non arriva mai a 40 in risposta.

2013 Barclays ATP World Tour Finals, finale, DJOKOVIC 63 64

Novak Djokovic vince da imbattuto, per la seconda volta, il Masters, non solo battendo Nadal, ma eguagliando la miglior serie stagionale dell’iberico di 22 vittorie consecutive. Dagli Us Open, Nadal ha battuto un solo top-5, Ferrer, mentre Djokovic ha totalizzato cinque vittorie: due volte Nadal, due volte Del Potro e una volta “Ferru”. La differenza, a Londra, è stata evidente, rimarcata ancor di più dai numeri delle statistiche: 4 doppi falli e soli 9 vincenti a fronte di 23 errori di Nadal, 13 solo col suo colpo migliore, il dritto. Djokovic, più costante, ha sì un saldo negativo e  21 errori, ma con 17 vincenti e 15 punti in più.

E’ una finale tesa, con più errori che vincenti, che non riesce ad accendere il pubblico. Rafa parte male, sotto 0-3, ma riesce a recuperare un break, finché non si arriva sul 3-4 e Nole, a seguito di un game lottato, mette a segno il break decisivo: 3-5, chiudendo poi il parziale sul turno di servizio successivo. Nel secondo continuano gli errori di Rafa – troppi per i suoi standard – che si appella disperatamente al servizio, un Djokovic che ha in pugno le redini del gioco, continua a mettergli pressione e alla fine chiude il match per il suo terzo titolo al Masters.

2014 Miami, finale, DJOKOVIC 6-3 6-3

Quello della finale di Miami è un Djokovic decisamente sopra le righe, Rafa non ha potuto niente se non arrendersi alla superiorità del serbo, che si è aggiudicato il quarto titolo in Florida. Nadal ha avuto una sola chance, in tutto l’incontro di strappare il servizio al suo avversario: nel game di apertura, ma Nole ha prontamente annullato la palla break con un rovescio vincente e da lì ha dato il via al suo assolo.

Nel secondo parziale Nadal si è avvicinato appena ad ottenere una palla break, complice uno smash sbagliato di Nole si è portato sullo 0-30, ma da quel momento subirà un parziale di 17 punti a 2 sulla battuta dell’avversario. Il match finirà in 84 minuti, 6-3 6-3, e Nole realizzerà la doppietta con Key Biscayne, proprio come fece nel suo memorabile 2011.

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Nei dintorni di Djokovic

Nei dintorni di Djokovic: provaci ancora, Marin. “Sento che non ho raggiunto l’apice”

Due anni fa, Marin Cilic regalava alla Croazia la seconda Coppa Davis. Da lì a poco dichiarava di puntare ad un altro Slam. Oggi, tra infortuni, paternità e lockdown si ritrova ai margini della top 50. Ma lui è convinto di poter tornare in alto. Più in alto di prima

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Marin Cilic - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Zagabria, novembre 2018. La nazionale di Coppa Davis, appena rientrata dalla Francia, festeggiava in una piazza Ban Jelacic – la piazza principale della capitale croata – gremita di tifosi la conquista della seconda Coppa Davis della sua storia. Il protagonista principale del trionfo croato era stato Marin Cilic, che dopo aver vinto il secondo singolare della prima giornata aveva conquistato anche il punto decisivo battendo Lucas Pouille. E sulla scia di quella vittoria, un paio di mesi dopo, avrebbe dichiarato di puntare ad un altro Slam e addirittura alla prima posizione del ranking, risultato mai raggiunto da nessun tennista croato (il migliore è stato il suo ex coach, Goran Ivanisevic, che fu n. 2 al mondo per dieci settimane nella seconda metà del 1994 e poi per altre tre all’inizio del 1997).

Il solito ginocchio
Ma oltre a quella dichiarazione d’intenti, Cilic avrebbe anche rivelato che già da un po’ era tornato a dargli parecchio fastidio quel ginocchio destro che nel corso della carriera lo aveva tormentato in più di un’occasione. Già nell’off-season 2018, subito dopo la conquista dell’insalatiera, si era sottoposto ad una serie di terapie, ma le battaglie vinte a Melbourne contro McDonald e Verdasco e poi ancora quella persa contro Bautista Agut (giocata con il ginocchio nuovamente parecchio dolorante) avevano peggiorato di nuovo la situazione. Che nonostante le parole di Cilic in quei giorni (“Fortunatamente ho un team che mi segue costantemente e cerchiamo di tenere la cosa sotto controllo”) non sarebbe migliorata nel prosieguo della stagione 2019. Anzi, a un certo punto – come rivelerà poi lo stesso giocatore –  l’unica soluzione percorribile sembrava essere l’intervento chirurgico. Invece l’ennesimo tentativo di terapia conservativa ottiene dei buoni risultati e Marin decideva di rinunciare a fine anno alla difesa della Davis per proseguire il percorso riabilitativo e puntare così a presentarsi al 100% per l’inizio della stagione successiva.

Un 2019 da dimenticare
I problemi al ginocchio hanno però avuto un impatto, purtroppo, su gioco e risultati dell’ex n. 3 del mondo. Nel 2019, per la prima volta dopo undici stagioni, la bacheca dei titoli ATP non si è allargata. Aveva infatti iniziato a riempirla nel 2008 vincendo a New Haven, per poi proseguire raggiungendo il massimo nel suo fantastico 2014, con la vittoria allo US Open ed in altri tre tornei, ed aveva poi continuato ad impreziosirla regolarmente fino al 2018, con l’ultimo trofeo alzato da vincitore al Queen’s.

Nota a margine: quella vittoria di due anni e mezzo fa a Londra, arrivata annullando un match point al fuoriclasse serbo, sembrava avesse certificato come dal punto di vista mentale Djokovic fosse ancora lontano dal top. Niente di più sbagliato, rileggendo tutto a posteriori. Da quella sconfitta Nole ripartì con rinnovato vigore per conquistare tre settimane dopo il suo quarto Wimbledon, invece per “Cila” – il soprannome di Marin in Croazia –  è stato (sinora) l’ultimo acuto, dato che i primi segnali di declino si avvertiranno subito dopo (e infatti si scoprirà dopo che il ginocchio aveva di nuovo iniziato a fargli male): la sconfitta contro Pella a Wimbledon, quella clamorosa sulla terra di Zara contro Sam Querrey nella semifinale di Davis e quella altrettanto impronosticabile contro uno specialista della terra battuta come Jarry al primo turno del Masters 1000 di Shanghai.

Anche il rapporto vittorie/sconfitte di fine stagione ha certificato il calo di rendimento di Cilic. Per uno abituato per anni a vincere due partite su tre – un rapporto infatti sempre attorno al 66%: il record, ovviamente, nel 2014, con il 72% di vittore – ritrovarsi a vincerne praticamente una su due (44-20, rapporto poco sopra il 50%), come nel 2007, quando era un diciottenne di belle speranze, era un brutto segno. Che chiaramente ha avuto le sue ripercussioni anche sul ranking. Già a febbraio era uscito dalla top 10 dopo più di due anni (ottobre 2016), ad agosto anche dalla top 20 dopo più di 5 stagioni (luglio 2014), ma soprattutto a novembre era scivolato ai margini della top 40, al n. 39, mai così in basso dall’ottobre 2013, ai tempi della controversa squalifica per doping.

 

Il 2020 e la ripresa che non c’è stata
Messi da parte i problemi al ginocchio, Cilic confidava di riprendere a gennaio il discorso interrotto dodici mesi prima. A Melbourne raggiungeva gli ottavi, con un paio di vittore lottate con Paire e Bautista Agut e una sconfitta netta con Raonic. Non di certo risultati degni del Cilic che fu, ma almeno dei piccoli segnali di crescita. L’ingaggio come nuove allenatore del connazionale Vedran Martic, neo selezionatore croato di Coppa Davis ed ex coach di Karen Khachanov, era un’ulteriore indicazione dell’effettiva volontà del tennista di Medjugorje di ritornare in alto, ma proprio subito dopo è arrivato il lockdown e la conseguente sospensione all’attività agonistica. Un periodo che è stato particolarmente importante per Marin, che a inizio febbraio è diventato papà del piccolo Baldo e ha potuto così stare vicino alla moglie Kristina nei primi mesi di vita del figlio.

Alla ripresa dopo il lockdown (e la quarantena a fine giugno in seguito alla partecipazione alla famigerata tappa croata dell’Adria Tour) per Cilic non è arrivato nessuno risultato degno di nota. Per lui solo qualche terzo turno: nel “suo” US Open, dove a fermarlo è stato il futuro vincitore Dominic Thiem, e ai Masters 1000 di Roma e Parigi-Bercy. Mentre al Roland Garros è uscito subito di scena, di nuovo contro Thiem. Delle sette vittorie, a fronte di otto sconfitte, ottenute da agosto in poi (di cui una per forfait contro Moutet), solo due sono arrivate contro dei top 30, Goffin e Auger-Aliassime, peraltro colte in un momento negativo dei suoi due avversari (per entrambi all’interno di una striscia di tre eliminazioni di fila al primo turno). La vittoria al Masters 1000 di Bercy contro il giovane canadese era stata letta in Croazia come un segnale di risveglio di Cilic, ma la sconfitta in tre set contro Humbert nello stesso torneo e soprattutto quella successiva, al primo turno dell’ATP 250 di Sofia, contro la giovanissima wild card ceca Forejtek, n. 399 ATP, aveva spento sul nascere gli entusiasmi a Zagabria. Seconda stagione consecutiva senza titoli ATP e con un rapporto vittorie/sconfitte poco sopra il 50%.

Oltre al ginocchio, c’è di più?
Guardando le partite di Cilic dopo il lockdown, quello che si nota immediatamente è che appare poco reattivo e mobile, lui che nei suoi anni migliori aveva indubbiamente una mobilità sopra la media per un giocatore di quasi due metri. Problema che già era emerso l’anno scorso, ma era stato imputato al ginocchio (“Più di tutto mi danno fastidio la scarsa flessibilità e la rigidità, che non mi consentono di essere elastico nel movimento, e a causa di questo nei cambi di direzioni, negli scatti o nei salti non posso essere al 100%. Un’altra conseguenza è anche il fatto che peggiora la velocità di reazione,” aveva dichiarato a suo tempo). Ma se i problemi all’articolazione sono risolti, allora il motivo va ricercato altrove. E per alcuni potrebbe essere al di fuori della sfera fisica. Ovviamente la questione desta molto interesse in Croazia – dove Marin Cilic contende al suo ex coach Goran Ivanisevic la palma di miglior giocatore croato di tutti i tempi e le discussioni in tal senso continuano da anni – dove si fanno le ipotesi più varie al riguardo.

L’effetto Goran
Proprio con riferimento alla collaborazione con Goran, durata quasi tre anni, una delle ipotesi correla il calo al fatto che, sotto certi aspetti, il gioco di Cilic abbia subito una involuzione dopo la conclusione del suo sodalizio con l’attuale membro dello staff di Novak Djokovic. Un sodalizio che inizialmente aveva suscitato molte perplessità, soprattutto in Croazia, viste le notevoli differenze caratteriali tra i due: esuberante ed impulsivo il mancino di Spalato (che continua ad esserlo anche alla soglia dei cinquant’anni, come le ultime dichiarazioni sulla finale del Roland Garros hanno confermato), tranquillo e riservato il ragazzo di Medjugorje.

Invece la “strana coppia” aveva funzionato, con l’apice della vittoria a New York nel 2014: Goran aveva aiutato Marin ad essere più aggressivo, a partire ovviamente dal servizio, il marchio di fabbrica dell’Ivanisevic giocatore. Un’aggressività che poi è andata affievolendosi: inizialmente impercettibilmente, poi in maniera più evidente, specie negli ultimi mesi. Citeremo al riguardo un dato: il rapporto di Marin tra ace e game di servizio. Nel 2015, l’anno post vittoria Slam e secondo consecutivo interamente con Goran in panchina, raggiunse lo 0,9%, quindi quasi un ace a game. Quest’anno è sceso allo 0,72%, il più basso dal 2013.

A un livello di gioco in cui spesso la differenza tra vittoria e sconfitta la fa una manciata di punti, se ogni volta ti mancano quei tre-quattro servizi vincenti a partita, che prima magari piazzavi proprio nei momenti cruciali del match, ecco che la fiducia nel tuo gioco – magari inconsciamente – comincia a incrinarsi, e un’aggressività che comunque era “appresa” e non “naturale” comincia a venir meno. E quella manciata di punti che ti serve per fare la differenza non riesci più a portarla a casa.

L’effetto Baldo
C’è poi chi sostiene che il motivo vada ricercato nella recente paternità, che talvolta rende meno prioritari per un giocatore gli obiettivi agonistici a cui prima dedicava tutto se stesso, dato che la sfera personale acquista molta più importanza. Al riguardo Marin ritiene invece che la nascita del piccolo Baldo sia per lui un aiuto dal punto di vista mentale, da sempre considerato un tallone d’Achille del tennista di Medjugorje: “Mi sento molto felice, in campo e fuori. Questo mi dà ancora un po’ più di stabilità quando gioco. Quando finisco un torneo, quando perso, sono felice perché vado a casa”.
iA leggerle da una certa angolazione, queste frasi in realtà potrebbero rafforzare la tesi di chi ritiene che la nuova situazione familiare di Marin abbia influito in negativo sul suo approccio al gioco. L’essere comunque sereno dopo una sconfitta, perché ciò significa poter tornare a casa ad abbracciare moglie e figlio, può legittimamente confermare i dubbi sul fatto che interiormente Marin abbia ancora l’animus pugnandi necessario per rimanere ad alto livello, quella “fame” di vittorie che invece continua a contraddistinguere dei “cannibali” come Feder, Nadal e Djokovic. E questo nonostante Cilic abbia due anno in meno del più giovane dei tre, Djokovic, e anche due di loro siano da tempo padri di famiglia.

Cilic insieme al figlio Baldo (Fonte: Instragram)

Ma altre parole dette dal campione croato sembrerebbero confutare decisamente anche questa ipotesi: “Sento di non aver ancora raggiunto il mio apice. Che significa sentirmi al massimo dal punto di vista fisico, mentale e tecnico, percepire la sensazione di stare giocando il mio tennis migliore. Vorrei raggiungere quell’apice, sentire di avercela fatta. Se ci riuscirò, allora potrò rilassarmi e ritirarmi”.

Riusciremo quindi a riammirare la versione “USOpenesque” di Cilic che ci stupì in quella incredibile settimana di settembre di sei anni fa a New York? Quella capace di infilare una striscia vincente di dieci set consecutivi – dal quinto contro Simon, passando per le tre vittorie in “straight sets” con Berdych, Federer e, infine, Nishikori – e che probabilmente era vicinissima a quell’apice che il tennista croato sta ancora cercando di raggiungere. Per non sentirsi più, nonostante i tanti titoli vinti, tra i quali spiccano uno Slam, una Coppa Davis e un Masters 1000, “Come se non avessi ottenuto ciò che potevo ottenere.E allora provaci ancora, Marin.

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Focus

Thiem: “Nonostante tutto, il 2020 avrà sempre un posto nel mio cuore. Nel 2021 in 6-7 lotteranno per il numero 1”

L’austriaco fa i complimenti a Medvedev – ‘nel terzo set ha giocato un game di risposta incredibile’ – e non recrimina troppo: “Forse solo un punto nel tie-break, ho giocato un dritto stupido”. Verso il 2021: “Voglio scalare la classifica”

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Dominic Thiem - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Non si presenta troppo abbattuto il grande sconfitto di stasera, Dominic Thiem, alla conferenza stampa di rito. L’austriaco ha perso la finale delle ATP Finals per il secondo anno consecutivo, questa volta contro il russo Daniil Medvedev. Nonostante la sconfitta gli resterà la (magra) consolazione di aver fatto parte di una finale da record. La durata della partita di stasera, 2 ore e 44 minuti, è infatti un record per la storia del torneo da quando si gioca due set su tre.

Il primo pensiero dei giornalisti si rivolge ai tre break point salvati da Medvedev nel secondo set, specialmente quello in cui Thiem si è trovato molto vicino alla rete. “Certo ci sarebbe stato un risultato diverso se avessi convertito quel break point, ma non era un colpo facile, la palla era bassa. Avrei dovuto metterla in campo. Comunque non ho molto da recriminare, forse solo sul 2-1 nel tie break, ho risposto bene e poi ho giocato un diritto stupido. Lo slice è una buona tattica con Daniil, l’ho usata anche in passato“.

L’austriaco come sempre è sportivo e riconosce i meriti dell’avversario, che nel quinto game del terzo set ha alzato il livello e strappato il servizio a Thiem. “Il suo break nel terzo set è stato un game incredibile, ha messo in campo delle risposte incredibili e ci sono stati scambi lunghissimi. Purtroppo è così, ogni partita è equilibratissima in questo torneo. Congratulazioni a lui”.

 

C’è spazio anche per qualche battuta sul ranking, che vede Thiem terzo e il suo sfidante Medvedev in quarta posizione. “I migliori del 2020 sono quelli che sono in testa al ranking, anche se devo escludere Roger (ride, ndr), ma sono sicuro che tornerà bene l’anno prossimo. […] Devo aggiungere Rublev, credo sia stato top 5 quest’anno visto quanto ha vinto. Direi quindi che i top 5 sono quelli giusti, a parte Roger“. Lo stesso austriaco non si nasconde sulle sue future possibilità di classifica. “Voglio scalare la classifica sempre di più […] Ho giocato bene quest’anno e anche l’anno scorso. Voglio giocare bene nei grandi tornei, e se riesco a farlo posso salire ancora. Ma ci sono grandi giocatori in testa, e […] almeno 6-7 giocatori come Tsitsipas, Zverev, Daniil e Rublev oltre ai Big 3 che combatteranno per il numero 1 l’anno prossimo“.

Adesso, però, è tempo di concedersi un po’ di riposo dopo una stagione più corta del solito eppure molto travagliata. “È stato un anno molto difficile. Noi atleti, nello specifico noi tennisti, siamo privilegiati nel fare quello che facciamo. Dal punto di vista tennistico è stata una grande annata. Ho raggiunto uno dei miei obiettivi di una vita, vincere uno Slam, quindi anno straordinario per me tennisticamente. Nonostante tutte le difficoltà, per me quest’anno avrà sempre un posto nel mio cuore. […] Spero che la pandemia termini il più presto possibile e che tutti possano tornare a lavorare e ad avere una vita normale”.

Quanto al ricambio generazionale, Thiem si sente molto ottimista sulle sue possibilità nell’immediato futuro e su quelle dei tennisti più giovani di lui. “Il futuro è arrivato. Abbiamo tanti anni davanti a noi, e abbiamo provato che possiamo giocarcela con le leggende di questo sport. I Big3 i prossimi anni continueranno ancora a giocare per vincere i titoli importanti, ma a un certo punto quei giocatori si ritireranno e quindi sarà il nostro turno. […] È molto importante per lo sport avere un ricambio. Rafa, Roger e Nole hanno fatto così tanto per lo sport, hanno portato tanti nuovi fans, ma verrà un giorno in cui se ne andranno e la nostra sfida sarà mantenere tutte queste persone appassionate al tennis, questo sport così meraviglioso. Loro hanno dato così tanto al tennis, ora è il nostro turno. Dobbiamo fare la nostra parte e continuare la storia che loro hanno contribuito a scrivere”.

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Flash

Murray: “Da appassionato, non guarderei un match di cinque set dall’inizio alla fine”

Il britannico si chiede se le abitudini di consumo degli appassionati di oggi siano compatibili con la durata dei match negli Slam

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Andy Murray - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Per tutta la settimana, Andy Murray ha fatto da spalla a Gael Monfils per delle dirette di commento alle ATP Finals trasmesse in streaming su Twitch. Come sempre, il tre volte campione Slam ha espresso pareri non banali, coadiuvato anche dal format che ha incluso frequenti domande da parte dei fan.

Durante l’ultimo episodio, trasmesso ieri, è stata rivolta al britannico una domanda su uno degli argomenti più caldi degli ultimi giorni, vale a dire l’ipotesi ventilata da Novak Djokovic di ridurre la durata dei match anche negli Slam, portandoli al format due su tre con cui si svolgono tutti gli altri tornei del circuito ATP. Un po’ a sorpresa, Murray ha dato ragione al coetaneo e avversario di tante finali, ma mentre Nole ne fa una questione legata principalmente al dispendio fisico, Sir Andy usa l’esperienza dello spettatore come fattore dirimente: “Due anni fa ho commentato un match fantastico fra Nadal e Del Potro a Wimbledon, credo oltre quattro ore. Il problema è che, a meno che tu sia di persona allo stadio, non hai modo di trovare il tempo per guardarlo tutto”.

Ci sono sempre appassionati più tradizionalisti che vogliono i cinque set, ma i più giovani oggi consumano in maniera un po’ diversa, ha aggiunto. “Da giocatore ho sempre amato il tre su cinque, ma se tu guardi ai Masters 1000 negli ultimi dieci anni, i vincitori sono più o meno gli stessi degli Slam, quindi non so quanta differenza avrebbe fatto. La cosa certa è che da fan non mi siederei più a guardare un match al meglio dei cinque dall’inizio alla fine“.

 

In realtà, questo è il quinto anno di fila in cui i Big Three vincono “solo” la metà dei grandi tornei due su tre (i nove Masters 1000, ridotti a tre nel 2020, più le Finals), un dato che indica un notevole equilibrio nei match più brevi:

  • nel 2016, Djokovic 4 e Nadal 1 da una parte, Murray 4 e Cilic 1 dall’altra;
  • nel 2017, Federer 3 e Nadal 2 da una parte, Dimitrov e Zverev 2 e Sock 1 dall’altra;
  • nel 2018, Nadal 3 e Djokovic 2 da una parte, Zverev 2 e Del Potro, Isner e Khachanov 1 dall’altra;
  • nel 2019, Djokovic e Nadal 2 più 1 di Federer da una parte, Medvedev 2 e Thiem, Fognini e Tsitsipas 1 dall’altra;
  • nel 2020, i 2 di Djokovic sono stati controbilanciati dai 2 di Medvedev.

Quindi è quantomeno ragionevole ipotizzare che forse ci sarebbero stati più vincitori diversi. Infine, lo scozzese ha opinato sull’utilizzo del termine “epico” per qualsiasi incontro finito al quinto: “Tanti confondono partite lunghe per buone partite, mentre spesso non è così, anzi. Leggo spesso il termine ‘epico’ associato con la durata di un match ma non con la sua qualità. Un incontro di quattro ore e mezza può avere un tennis di livello solamente medio per buona parte della sua durata, mentre un incontro al meglio dei tre spesso ha una qualità di gioco migliore, perché i giocatori possono dare tutto per tutto il tempo, mentre a volte sui cinque set hai dei momenti in cui cerchi di conservare le energie”.

Su un’altra questione, invece, Murray ha espresso maggiore scetticismo nei confronti del punto di vista (piuttosto netto) del N.1 ATP. Lo scozzese non è infatti così sicuro che l’eliminazione dei giudici di linea sia una scelta saggia per il futuro del gioco, in quanto potenzialmente deleteria per la formazione degli arbitri: “Una delle mie preoccupazioni principali è che la gran parte dei migliori giudici di sedia ha imparato facendo prima il lavoro di giudice di linea, mentre con l’utilizzo di Hawkeye per ogni punto questa possibilità non esisterebbe più”.

Per non farsi mancare niente, infine, Murray ha detto la sua anche sul parere ribadito da Nadal anche quest’anno sull’opportunità di alternare varie superfici per il Master di fine anno, data la natura del torneo: Credo che quello di Nadal sia un commento giusto, perché è vero che le Finals sono sempre state giocate sulla stessa superficie [dal 2006 ad oggi si è sempre giocato sul cemento indoor, ndr]. Se si fosse giocato sulla terra, Rafa le avrebbe probabilmente vinte sei o sette volte”.

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