1x15 - Ubi Radio: WTA e Cina, cosa ne sarà di questo matrimonio (d'interessi)?

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1×15 – Ubi Radio: WTA e Cina, cosa ne sarà di questo matrimonio (d’interessi)?

Nuova puntata del podcast per ragionare sugli effetti della cancellazione di tutti i tornei cinesi sulla WTA

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WTA Finals - Shenzhen 2019

Dopo la serie di episodi sull’analisi dati nel tennis, Ubi Radio ritorna per parlare della relazione tra la WTA e la Cina dopo che quest’ultima ha unilateralmente decisio di cancellare tutti i tornei del 2020, ivi comprese le WTA Finals di Shenzhen, maggior fonte di sostentamento per l’associazione del tennis femminile. Si è trattato di una scelta saggia quella della WTA di farsi tentare dai miliardi cinesi? Che alternative c’erano e, soprattutto, quali opzioni ci sono per l’immediato futuro e per il lungo termine?
L’host Vanni Gibertini e il nostro collaboratore Gianluca Santori discutono della questione confrontandosi con il parere già espresso dal Direttore Ubaldo Scanagatta.

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Editoriali del Direttore

Italiani e francesi record al contrario. Errani in discussione. Serena addio record. Super Trevisan

Roland Garros – Berrettini oggi può fare pokerissimo. Lui punta almeno ai quarti, Sinner e Sonego agli ottavi. Cecchinato a battere Zverev, Travaglia a non farsi travolgere da Nadal. Quando vedremo una bella partita?

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Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Per quasi 40 anni, più o meno dai tempi di Yannick Noah (ultimo campione di Slam francese, 1983, nonché ultimo panda del serve&volley sulla terra rossa), Guy Forget e Henri Leconte, abbiamo invidiato il tennis francese, i loro top-ten, le loro vittorie in Coppa Davis. Non vincevano Slam, ma ci andavano vicino. Quando quello, quando quell’altro. Finali ne hanno giocate diverse, e ci sono stati periodi in cui avevano anche 4 top-ten contemporaneamente. I colleghi francesi ci facevano sempre notare gli exploit di Tsonga, Simon, Monfils, Gasquet, Grosjean, Clement, tutti top-ten. Adesso, e soprattutto in questo Roland Garros che vede ancora in gara cinque dei nostri azzurri, sono i cugini d’Oltralpe, sempre un pochino supponenti, sempre a guardarci dall’alto in basso, ad essere gelosi dei successi azzurri.

Capirete: nel loro torneo di casa, quello che il presidente corso Bernard Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget avevano fortemente voluto per salvare il bilancio federale, avevano 18 giocatori, grazie alle 8 wildcard. Ma ancora in lizza ne è rimasto uno solo: Hugo Gaston, n.239 del mondo (!), che non aveva mai raggiunto il terzo turno in uno Slam e ha battuto prima Janvier, altro francese, e poi Nishioka. Non fenomeni. È la quinta volta che accade in 51 anni che a livello di terzo turno ci sia un solo tennista francese al Roland Garros.

Hanno infatti perso ieri gli altri tre francesi che erano in gara, Bonzi contro il nostro Sinner, Paire contro Coria, Herbert contro Zverev (sia pure 6-4 al quinto). L’ultima volta che si era verificato una tal Waterloo era stata 10 anni fa, quando al terzo turno era approdato il solo Tsonga che si era poi anche dovuto ritirare! Altre tre volte il torneo era sopravvissuto un solo tennista, e per poco come vedrete capiterà anche a Gaston che al terzo turno incontra Wawrinka: 25 anni fa l’unico superstite fu Arnaud Boetsch, nel ’93 Rodolphe Gilbert, nel ’69 Georges Goven.

IL RECORD AZZURRO È MIGLIORABILE CON BERRETTINI (e non solo)

 

Ma non è per le disgrazie altrui – anche se un po’ di rivalità con i cugini c’è sempre stata… ben prima del colpo di testa di Zidane a Materazzi! – che quella di mercoledì è stata una gran bella giornata per il tennis azzurro. Non è capitato spesso, anzi mai, che di 7 incontri di secondo turno se ne vincessero 5. Il risultato più a sorpresa di tutti, almeno per me, è stato il successo di Martina Trevisan su Coco Gauff, perché la ragazzina che l’anno scorso aveva già spopolato negli Slam a Parigi al primo turno aveva battuto Konta, semifinalista un anno fa. Certo 19 doppi falli sono tanti. Le auguro di non farsi prendere dalla sindrome Errani, peraltro colpita da quel morbo soltanto ben dopo che aveva conquistato la finale di Parigi e il quinto posto nel ranking mondiale.

SARA ERRANI È STATA MIGLIORE IN CAMPO CHE IN SALA STAMPA (nonostante 50 lanci di palla sbagliati)

Certo se ho apprezzato grandemente la ritrovata grinta di Sara e mi è dispiaciuto invece constatare ancora una volta l’incredibile fragilità nervosa all’atto di servire – avrà sbagliato il lancio di palla una cinquantina di volte! Non credevo ai miei occhi quando ha servito da sotto per evitare l’inevitabile punto di penalizzazione man mano che si avvicina ai fatidici 25 secondi dopo aver già subito due warning – mi è piaciuta meno per il resto. “Mi ha preso per il culo” ha ripetuto più volte dando dell’attrice alla sua avversaria, che ha fama di essere normalmente corretta, ma per la verità non è la prima volta che io ho assistito a partite in cui un giocatore assalito dai crampi riusciva a correre e quando si fermava, o gli passava la carica nervosa che lo spingeva a rincorrere una palla, di nuovo li risentiva.

È vero che è facile dirlo dal di fuori mentre a trovarsi di fronte a una situazione del genere è tutt’altro affare, però non ricordo di aver mai visto qualcuno che si mettesse a fare il verso all’avversario come ha fatto Sara. Mentre ho visto tante volte uno sconfitto che furibondo esce in fretta e furia dal campo senza stringere la mano all’avversario e magari si fa scappare anche qualche parolaccia e un “vaffa”. Dopo di che, se vieni in sala stampa dopo un’ora puoi cercare di ricomporti un minimo. Anche perché le immagini di Bertens che gridava sulla sedia a rotelle mentre la portavano via erano ormai state diffuse mille volte in quell’oretta. Sara avrebbe dovuto prenderne atto anche se poi l’ha incrociata al ristorante e Bertens, che ha detto di essere stata trattata per 45 minuti, sembrava stesse bene. E invece questo non è accaduto.

A scanso di equivoci io ho fatto un gran tifo per Sara, speravo davvero vincesse. Ma, insomma, capisco che una ragazza che non vinceva più contro una top-ten da 5 anni… ha il matchpoint e non riesce a sfruttarlo, così come non riesce a tenere il game di battuta quando le serve (anche nel primo set), possa avere un diavolo per capello. Se sul campo è difficile, a volte quasi impossibile controllarsi, una tennista con l’esperienza di Sara dopo un’ora che tutto è finito, dovrebbe provarci. Al tempo stesso dico anche che se non avesse avuto un carattere così Sara avrebbe smesso di giocare da un pezzo, dopo tutte le sue traversie, doping vero, finto o presunto che fosse. E sul quale non voglio tornare.

TEMO CHE PER SERENA LA CACCIA A COURT SIA FINITA

Serena ha dominato a lungo, ma temo proprio che la sua era sia definitivamente chiusa. Già qui non era fra le prime favorite, lo si era detto in sede di presentazione del torneo, sottolineando come fosse in fondo la prima volta. Ma ora pensare che riesca a riprendersi, a 39 anni suonati e con una condizione fisica che non è stata capace di ricostruire in sei mesi di stop quando avrebbe dovuto fare solo quello, non mi pare possibile. Anche se non c’è una concorrenza da far paura. Ma quella manca da anni. Ok Osaka, ma non sulla terra rossa dove nemmeno si presenta, pare un filino superiore alle altre, quantomeno sullo stesso gradino di Halep, mentre di Barty si sono avute troppe poche riprove e su Andreescu le riserve di carattere fisico prevalgono al momento su tutto il resto.

IL LIVELLO DEL TENNIS FEMMINILE È ASSAI MODESTO

Dico poi anche che fa impressione, per la verità, che fatti salvi i meriti del buon tennis da fondocampo nuovamente palesato da Sara Errani – e per me che non l’avevo più vista giocare tutta una partita posso aggiungere che non me l’aspettavo – una n.5 del seeding del Roland Garros come Bertens che non riesce a vincere altro che per 9-7 al terzo con un’avversaria costretta a battere dal sotto in tutte le fasi più importanti del match, non depone davvero a favore del livello del tennis femminile contemporaneo.

ORGOGLIOSO DEI RISULTATI DEI “NOSTRI” (e un pochino anche di qualche pronostico centrato)

Del tennis azzurro e del record di quattro azzurri al terzo turno che mi aspetto diventino cinque con Berrettini, ho parlato a lungo nel video quotidiano. Ricordando che il record è dell’Era Open, perché nel ’47 avemmo sei azzurri al terzo turno, nel ’55 furono cinque, mentre nel ’52 e nel ’58 quattro come fino a stamattina.

Non è mai simpatico parlarsi addosso, ma nell’ultimo editoriale ho scritto e potete controllare: “Berrettini nei quarti contro Djokovic, Sinner e Sonego in ottavi contro rispettivamente Zverev e Schwartzman, Cecchinato al terzo turno con Zverev e Travaglia al terzo turno contro Nadal, secondo me … sono traguardi possibilissimi” e poi ho titolato: “Ancora 9 vittorie azzurre al Roland Garros nei prossimi giorni e sarà mezzo trionfo”, è perché lo pensavo e lo penso. Dopo le quattro dei ragazzi ieri per arrivare a 9 ne mancherebbero ancora 5, se non contiamo quella che non avevo immaginato di Trevisan si Gauff.

Occorre cioè che Berrettini vinca tre partite, oggi Harris, quindi Struff (?) poi chi emerga fra Carreno Busta Bautista Agut e Pella. Poi occorre che Sinner batta Coria, quindi che Sonego vinca con Fritz e siamo a 9. Ribadisco, a maggior ragione dopo averli visti all’opera ieri, che sono risultati che ci stanno. Qualcuno mi ha scritto che Bautista Agut e Carreno Busta sulla terra rossa sarebbero più forti di Matteo. Io non la penso così, soprattutto su questo tipo di terra rossa Bautista Agut non mi fa paura. Forse mi preoccupa di più Carreno Busta che in carriera ha già fatto quarti a Roma e Parigi…

Le nove vittorie sopra attribuite – salvo smentite in arrivo dal campo – escluderebbero che Cecchinato sorprendesse Zverev come stava per fare, con il grande contributo dell’ieri inguardabile tedesco, il francese Herbert che secondo me non vale Cecchinato. Vero che la proprietà transitiva nel tennis non conta e magari Zverev contro Cecchinato tornerà a giocare da par suo, ma fossi il Ceck entrerei in campo convinto che mettendola sulla lotta Zverev sarebbe abbordabile e magari si esporrebbe a qualche doppio fallo nei momenti più importanti. A chi gli ricordava che a Parigi ha vinto tutte le sue partite giunte al quinto set, Sascha ha risposto con ironia: “Vero, ma ho perso quella più importante!”. Alludeva, ovviamente alla recente finale dell’US Open.

A QUANDO UNA GRAN BELLA PARTITA?

Vero che Cecchinato non è Thiem… A proposito, se Nadal ha fatto una passeggiata di salute, che in tempi di Covid non è poco, al Bois de Boulogne, come del resto l’aveva fatta Djokovic con Ymer e probabilmente ne farà un’altra oggi con Berankis, invece Thiem con Sock almeno nel terzo set una sudatina l’ha dovuta fare. Dovrà farne quasi certamente una più copiosa con il norvegese Ruud al terzo turno. Sarebbe anche l’ora, peraltro, di vedere qualche bel match. Perché a parte la soddisfazione per le vittorie azzurre, con la loro componente emotiva, di grandi partite finora non ne ho viste.


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Flash

Rublev, rimonta e autocritica: “Non posso avere questo approccio”. Ma ora se la gioca

All’esordio al Roland Garros il numero 12 ATP è stato mandato in tilt da Querrey nei primi due set, persi al tie break. Poi è risalito, con il sorpasso al quinto. Adesso ha uno spicchio di tabellone in cui sfruttare le opportunità

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Andrey Rublev - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Il titolo “Disfatta russa a Parigi” era pronto, a metà serata. Dopo la precoce eliminazione di Daniil Medvedev da quarta testa di serie, anche Andrey Rublev sembrava messo male. Nei primi due set, il buon Sam Querrey (che non è proprio un animale da terra rossa) aveva mandato in tilt il software del numero 12 del mondo, fresco di trofeo sollevato ad Amburgo. In ciascuno dei primi due set Rublev ha fallito un paio di set point, per poi cedere al tie-break. Un doppio 7-6 che ha rischiato di logorarlo anche nei nervi, ma dal quale è stato bravo a risalire passo dopo passo, trascinando la contesa fino al quinto. Oltre tre ore di battaglia, in cui ha pagato anche la maggiore attitudine alla resistenza. Nell’analizzare la sua prestazione, il moscovita non ha voluto nemmeno attaccarsi alle difficoltà legate al protocollo anti Covid: “Avendo giocato la finale di Amburgo, valeva quel test lì per ritirare l’accredito qui a Parigi“.

NIENTE SCUSE – “L’atteggiamento è stato orribile – ha ammesso – se voglio crescere e migliorare non è accettabile questo tipo di approccio alle partite. In avvio ero completamente teso, bloccato, dopo il secondo set ho pensato fosse finita. Querrey non ti dà ritmo, ha davvero un ottimo servizio, quando poi si entra nello scambio hai l’ansia di chiuderlo temendo che nel punto successivo possa farti ancora ace. Non è semplice giocare contro di lui. Alla resa dei conti però sono felice di essere ancora in corsa e di poter dimostrare che so giocare meglio di così“. Sulla sua strada – e questa è una buona notizia, considerando i precedenti – non troverà quindi l’amico Medvedev che l’ha sempre battuto (l’ultima allo US Open) ma che comunque ha tolto il disturbo in quello spicchio di tabellone. “Se dovessi giocare con Daniil sulla terra penso che avrei maggiori possibilità – spiega – ma in ogni caso il suo primo turno non è stato agevole. Giocare contro Fucsovics in queste condizioni è difficile, l’ungherese è molto forte atleticamente“.

DISTANZE – Al secondo turno sulla sua strada c’è adesso la sfida inedita con Davidovich Fokina in proiezione di un incrocio (insidioso) con Lajovic, ma anche di un ottavo di finale senza altre teste di serie. Tornato al Roland Garros dopo due assenze, Rublev non ha nemmeno paura di affrontare eventuali maratone sul modello Giustino. E ha spiegato il suo punto di vista, nel dibattito sui quinti set degli Slam. “Mi piacerebbe ci fosse uniformità, chiudere tutti nello stesso modo. L’opzione migliore a mio parere è quella adottata a Wimbledon con il tie break sul 12-12, in sostanza si ha a disposizione un set in più per determinare il vincente. Rappresenta una giusta mediazione tra l’esigenza, anche organizzativa, di non allungare eccessivamente le partite e il fascino di giocarle a questi livelli. In una carriera difficilmente potrà capitare più di una decina di volte di giocare match così lunghi, mi sembra un limite accettabile. E lo sforzo – ha concluso – è compensato dal fascino del contesto e dalla soddisfazione di essere in grado di competere così a lungo, ripagando i sacrifici dell’allenamento“.

 

Il tabellone maschile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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Focus

Roland Garros: Djokovic sul velluto, Tsitsipas in rimonta

Facile vittoria di Novak Djokovic su Mikael Ymer. Stefanos Tsitsipas perde i primi due set contro Jaume Munar ma vince al quinto

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Stefanos Tsitsipas al Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

[1] N. Djokovic b. M. Ymer 6-0 6-1 6-3

Dopo l’eliminazione lunedì sera della testa di serie n.4 Daniil Medvedev c’era curiosità per l’esordio di altri due “pezzi da novanta” del seeding al Roland Garros. Ormai lo si è detto in tutte le salse: questo sarà uno Slam diverso da tutti gli altri, e chi saprà adattarsi meglio alle singolari condizioni di questo torneo ottobrino avrà ottime possibilità di potersi giocare il titolo nel weekend finale.

Se c’erano dubbi sulle condizioni di Novak Djokovic, probabilmente non sono stati fugati dal test di primo turno contro Mikael Ymer, rasta-svedese classificato al n. 80 ATP, dal momento che la prova si è dimostrata ben presto non indicativa per “provare la febbre” al campione serbo. Davvero troppa la differenza di valore assoluto in campo, messa in evidenza dall’abisso esistente tra i due nella consistenza dei colpi da fondocampo.

 

Il ventiduenne svedese, fratello di due anni più giovane dell’altra promessa Elias (promessa non mantenuta, dato che non è mai entrato nei primi 100), ha almeno avuto la soddisfazione di mettere a segno uno dei colpi del torneo, un passante-tweener vincente che ricorda molto quello realizzato da Federer sempre contro Djokovic nella semifinale dello US Open 2009. Ma la perdita di soli cinque game non può essere considerata come un test probante per il n. 1 del mondo, che ha comunque approfittato per l’occasione per testare, anche troppo secondo alcuni, la palla corta, che a suo dire sarà un colpo fondamentale durante questo torneo, viste le condizioni di gioco estremamente lente.

I giocatori tendono a stare più indietro sulla terra perché la palla rimbalza più alta che sulle altre superfici – ha spiegato Djokovic – e quindi si cerca di avere più tempo per preparare i colpi. Ma adesso [in questo torneo] il rimbalzo è notevolmente più basso e quindi è importante avere un colpo di questo tipo come variante tattica per mantenere sempre l’incertezza nell’avversario”.

[5] S. Tsitsipas b. J. Munar 4-6 2-6 6-1 6-4 6-4

Chi invece ha avuto un test anche troppo probante è stata la testa di serie n. 5 Stefanos Tsitsipas, reduce dalla finale di Amburgo nella quale è stato a pochi punti dalla vittoria ma ha finito per essere rimontato da Andrey Rublev. L’ex NextGen Jaume Munar, attualmente al n. 108 del ranking ATP e sicuramente su una traiettoria meno promettente di quella che ci si aspettasse quando era arrivato alle porte dei Top 50 appena dopo aver compiuto 22 anni, ha messo in campo una strenua difesa, esaltata dal fondo lentissimo del Suzanne Lenglen, e si è aggiudicato il primo set per 6-4 rimontando uno svantaggio iniziale di un break grazie a splendidi passanti “alla Wilander” tirati da fuori dal campo a spazzolare le righe. Nel secondo set Tsitsipas si è fatto prendere dalla fretta e, disturbato anche da un problema agli occhi per il quale ha richiesto un medical timeout, è caduto dritto nella trappola dello spagnolo, continuando a tirare ciecamente bordate da fondo finendo o per sbagliare o per subire i passanti del suo avversario.

Nel terzo set, però, la musica è cambiata radicalmente: Tsitsipas ha cominciato a muovere il gioco, aprendo il campo a quasi ogni occasione fino a costruirsi l’angolo giusto per i suoi vincenti. Ha anche fatto fischiare uno smash a pochi centimetri dalle orecchie di Munar, per far capire che non scherzava, incamerando poi il terzo set per 6-1 in 26 minuti. Nel quarto set il greco ha trovato la tranquillità necessaria per attendere il momento giusto sul servizio di Munar, particolarmente deficitario con la seconda (4/13 nel parziale) e ottenere il vantaggio decisivo per portare il match al quinto set.

Alla fine, nella partita decisiva la differenza l’ha fatta un solo break, ottenuto da Tsitsipas al settimo gioco prima andando sul 15-40 con due belle risposte e poi forzando sul diritto di Munar ottenendo l’errore.

E così come ha dovuto fare il suo avversario della finale di Amburgo Rublev, anche Tsitsipas è stato costretto a rimontare due set di svantaggio per superare il primo turno al Roland Garros. “Ho trovato il mio tennis piuttosto tardi, nel terzo set, e da quel punto in poi mi sono sempre sentito come se fossi in controllo, anche se ero sotto due set a zero – ha detto Tsitsipas dopo la partita – All’inizio c’era qualcosa che non mi faceva sentire a mio agio, era tutto molto diverso da Amburgo, i miei colpi finivano tutti fuori, non sembravo in grado di trovare soluzioni. Poi ho iniziato a pensare, mi sono dato un po’ di tempo per capire come mai avevo tutta quella fretta e cercavo soluzioni così azzardate, e sono riuscito a trovare una visione del tutto nuova della partita”.

Il tabellone maschile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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