WTA Praga: missione compiuta Halep, battuta Mertens e titolo

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WTA Praga: missione compiuta Halep, battuta Mertens e titolo

La grande favorita del torneo ha sconfitto la belga in due set, conquistando il secondo titolo dell’anno. Andrà a New York?

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Simona Halep - Praga 2020 (via Twitter, @WTA)
 

Simona Halep ha vinto il torneo di Praga, battendo Elise Mertens con il punteggio di 6-2 7-5 in 93 minuti. Tutto come da copione per quella che era la strafavorita del torneo, che ha conquistato il secondo torneo stagionale dopo Dubai e la decima vittoria consecutiva, per quel che vale, visto che le prime cinque della serie risalgono a febbraio.

Va detto che il suo percorso verso la finale è stato più tortuoso del previsto (o di quanto sarebbe stato in circostanze normali, verrebbe da dire): sette ore e 35 in campo nei primi quattro match, con due set persi ai primi turni e una rimonta da 4-5 e 5-6 e servizio Begu nel primo set della semifinale di ieri. Oggi, però, Halep è stata molto più continua, e, al netto di un paio di passaggi a vuoto, non ha lasciato scampo alla belga. Anche per Mertens, tds N.3, il tabellone aveva riservato più di un’insidia, in particolare contro Paolini e Bouchard – otto ore e 37 minuti in campo per lei.

Attualmente N.23 WTA (con un best ranking di N.12) ma anche N.6 di doppio (campionessa uscente a Flushing Meadows in coppia con Sabalenka), questa era la sua settima finale in carriera, con cinque titoli, tre dei quali peraltro contro giocatrici rumene. I risultati di spicco della ancora giovane carriera di Mertens sono arrivati sul cemento, dove i suoi anticipi incidono maggiormente, ma entrambe hanno grande mobilità e colpi affidabili, ed era perciò lecito attendersi una finale dai lunghi scambi e dai molti break – 27 fatti e 18 subiti per Halep prima della finale, 15-10 per Mertens.

 

3-1 Halep nei confronti diretti, 2-0 sulla terra con soli sei giochi persi, ma con Mertens che ha vinto l’unica finale fra le due, lo scorso anno a Doha, l’ultima raggiunta dalla belga. Mertens è inizialmente risultata più centrata. La belga ha provato a tenere la partita sulla diagonale di sinistra inizialmente, buttando fuori Halep fin dal servizio per poi tentare il vincente con il lungolinea – quattro i vincenti con questo colpo a inizio partita. La rumena ha invece commesso tre non forzati con il rovescio incrociato, e ha concesso il break sullo 0-2 con un dritto in rete. Appena Halep è riuscita a girare intorno alla pallina con il dritto, però, l’inerzia degli scambi è immediatamente virata dalla sua parte, e la N.2 WTA si è subito riportata in corsa togliendo la battuta a zero.

Decisamente meglio con la prima Halep, in particolare con il colpo al centro, mentre Mertens, che ha familiarità con lo spleen dei doppi falli (nelle ultime due stagioni ha finito al decimo e nono posto per unforced alla battuta), ha cercato di mettere in campo più prime possibili a scapito della velocità. Il mulinello stile Cariddi che è il footwork della tds N.1 le ha permesso di impattare sul dritto quasi tutte le risposte con il dritto nel quinto gioco, consentendole di prendere il controllo dello scambio e di portarsi avanti con un rovescio lungolinea vincente, anch’esso propiziato da una ottima verticalizzazione di dritto:

Alla solidità è seguito però un momento di calo e/o distrazione che le hanno fatto abbassare la percentuale di prime in campo (non la prima volta questa settimana, e sarebbe strano il contrario), e due doppi falli da destra hanno dato a Mertens lo 0-40 per pareggiare (e un’altra palla break in seguito), ma quattro errori di dritto le hanno impedito di raggiungere l’avversaria, brava a trovare subito un ritmo piuttosto alto. Superato il momento complicato, Halep ha chiuso il set, pur sprecando cinque opportunità (di cui tre consecutive) sul servizio Mertens, ma due rovesci pitturati sulle righe (cross e lungolinea) le hanno dato il doppio vantaggio. Mertens ha salvato due set point grazie a un doppio fallo e a un rimbalzo fellone, ma ha poi sprecato un dritto a campo aperto, e Halep non è solita perdonare certi errori esiziali, e ha portato a casa il sesto gioco di fila con una seconda al centro che le ha dato il 6-2 dopo 38 minuti.  

L’emorragia non si è arrestata nel secondo parziale: Mertens ha cercato di spingere su ogni palla, ma Halep non ha inizialmente sofferto nello scambio, e anzi ha verticalizzato a piacimento, e questo ha portato la sua avversaria a commettere sempre più errori per cercare di sottrarsi alla morsa, concedendo il break immediato. La belga, nient’affatto arrendevole, è infine riuscita a interrompere a sette la striscia di giochi consecutivi persi prendendo l’iniziativa sin dalla risposta e obbligando Halep ad alzare le traiettorie con il dritto grazie al ritrovato colpo bimane. Halep non si è scoraggiata e ha ripreso in mano gli scambi, procurandosi tre palle break nel quinto gioco con un rovescio vincente, ed è passata alla seconda chance grazie a un doppio fallo dell’avversaria.

Quando la partita sembrava indirizzata, però, Mertens ha continuato ad insistere, e ha impattato sul 4-4; le va dato atto di aver aderito al piano partita del secondo set senza esitazioni, e le sue accelerazioni hanno creato più di un grattacapo a una Halep non ancora in grado di dettare il gioco a tempo pieno. In ogni caso, la rumena ha saputo quando salire di giri, e si è procurata una palla per andare a servire per il titolo, ma un errore di rovescio l’ha invece costretta a dover salvare il set. Lì è però venuta fuori la differenza di caratura mentale fra le due: la rumena ha tenuto il servizio con diversi punti diretti, mentre Mertens è parsa esangue nel momento decisivo, trovandosi sotto 0-40 in un amen anche grazie al sesto doppio fallo del match. È riuscita a salvare le prime due, ma sull’ultima Halep ha trovato grande profondità con il rovescio, e l’ha costretta a un errore con il dritto che ha mandato la rumena, stavolta sì, a servire per chiudere l’incontro. Nel game finale, Halep ha trovato due vincenti di rovescio in risposta a quello di Mertens (decisamente il colpo del giorno per entrambe), e ha chiuso con uno scambio in pressione che ha portato lunga la difesa di Mertens, dandole la vittoria.

Curioso omaggio degli organizzatori alla campionessa: delle rose sono state infilate in una racchetta, invece di esserle consegnate, in ossequio al distanziamento sociale. Halep ha commentato così nell’intervista post-match: “Non è stato un match facile, nemmeno nel primo. Lei colpisce molto forte, il secondo è stato ancora più complicato. Amo questa città, ringrazio gli organizzatori per averci permesso di scendere in campo in sicurezza, forse tornerò il prossimo anno. Il mio livello è cresciuto durante la settimana, non era facile tornare in campo dopo tutto questo tempo. Non voglio sbilanciarmi adesso su New York, prenderò una decisione nei prossimi giorni”.

Entrambe sono nell’entry list dello US Open, dove come detto Mertens difenderebbe anche il titolo di doppio e dove Halep sarebbe tds N.1 come a Praga in virtù del forfait di Barty. La rumena ha però più volte fatto intendere di non essere sicura di giocare a Gotham (i tifosi italiani hanno potuto constatare i suoi timori sul coronavirus quando ha rinunciato a giocare a Palermo), e sarà interessante vedere cosa deciderà. Più in generale, questa settimana di vuoto competitivo nei circuiti principali sarà un viatico fondamentale per il buon esito del torneo americano, dato che un’emorragia di grandi nomi farebbe inevitabilmente calare l’attesa per il torneo di pari passo con la qualità del main draw.

Per riassumere, comunque, trentottesima finale in carriera e ventunesima vittoria per Halep, diciassettesima su terra e ottavo titolo; i punti di distacco dalla N.1 Barty rimangono però oltre 2000, mentre Mertens salirà di un posto, superando Kerber al ventiduesimo.

Il tennis a Praga non si ferma, in ogni caso: la prossima settimana la capitale ceca ospiterà uno dei primi due Challenger dopo la ripresa (l’altro è Todi), e anche in questa situazione di schiatta teoricamente meno nobile non mancherà il nome di cartello, perché Stan Wawrinka (lui sì sicuro assente a New York) sarà il grande favorito del torneo.

Il tabellone completo

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Karolina Pliskova e Sascha Bajin tornano insieme per il 2023

Ad annunciarlo è la stessa tennista ceca sul proprio profilo twitter, con un laconico ed eloquente “Reunited 2023”. I due si erano separati a luglio

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Karolina Pliskova e Sascha Bajin (foto: twitter @KaPliskova)

Karolina Pliskova e Aleksandar Sascha Bajin torneranno insieme a partire dalla prossima stagione. Dopo quasi due anni insieme, infatti, i due si erano salutati a luglio, ma i risultati della ceca hanno continuato ad essere tutt’altro che esaltanti.

Eletto allenatore dell’anno nel 2018, Bajin ha lavorato a lungo con nomi di spicco nel circuito WTA, da Serena Williams a Victoria Azarenka, passando per Sloane Stephens, Caroline Wozniacki e Naomi Osaka. Dalla prossima stagione, come detto, tornerà a sedere sulla panchina di Pliskova, cercando di tagliare almeno uno dei due traguardi che erano stati posti a fine novembre 2020, all’inizio della loro prima esperienza insieme. I due obiettivi prefissati erano di tornare al n°1 del mondo e vincere uno Slam.

Allo stesso tempo, Pliskova saluta così Leoš Friedl, suo coach ad interim per la seconda parte di stagione. “Devo ringraziarlo tanto perché ha subito iniziato a collaborare con noi. Credo di aver raccolto buoni risultati sotto la sua guida” (semifinale al ‘1000’ di Toronto e quarti allo US Open, ndr).

Questo è quanto si legge dal comunicato diffuso dal sito ufficiale della ceca a proposito del suo connazionale, che replica: “Per me è stata una sfida importante poter allenare una giocatrice che è stata tra le più forti degli ultimi anni. Sono onorato di aver potuto lavorare con Karolina per questi cinque mesi”.

Bajin tornerà con Pliskova già a partire dalla tournée australiana, dove l’ex numero 1 WTA giocherà ad Adelaide prima dell’Australian Open. “Ho deciso di tornare perché, fondamentalmente, credo di poter ancora aiutare Karolina. Il suo gioco è gradualmente migliorato e ha dimostrato di poter competere ancora contro le migliori giocatrici del mondo. Non vedo l’ora di tornare a sedere sulla sua panchina” – ha concluso il coach tedesco.

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Torna la Hopman Cup! Si terrà a Nizza, la settimana dopo Wimbledon

Nonostante la decisione di inaugurare il 2023 con la neonata United Cup, in estate (e per i prossimi 5 anni) si disputerà anche la Hopman Cup

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Roger Federer/Belinda Bencic, Hopman Cup 2019 (foto via Twitter @hopmancup)

Nel 2023 ritorna l’Hopman Cup. La notizia del giorno è certamente inaspettata, dato che il torneo d’esibizione che fino al 2019 era solito aprire la stagione era stato rimpiazzato prima dall’ATP Cup, quindi dalla neonata United Cup. Considerando anche che, quest’ultima, sostanzialmente altro non sarà che una Hopman Cup in cui verranno assegnati punti ATP e WTA.

Più di qualche dubbio intorno a questo inatteso ritorno c’è, pensando ad esempio anche alla sua collocazione in calendario. Si terrà, infatti, la settimana dopo Wimbledon (in programma dal 3 al 16 luglio 2023), vale a dire da mercoledì 19 a domenica 23 luglio, sovrapponendosi ad alcuni eventi ATP e WTA già in programma. In quella settimana, infatti, a livello maschile si terranno i ‘250’ di Båstad, Gstaad e Newport, mentre in campo femminile si giocherà anche a Budapest e a Palermo (così come a Iasi, in Romania, ma sarà un torneo di categoria ‘125’, non ‘250’). Un altro aspetto diverso dalla solita Hopman Cup sarà la superficie: non sarà il cemento australiano a cui eravamo abituati, né l’erba su cui molti top avranno appena finito di competere.

Si giocherà infatti sulla terra rossa di Nizza, in Francia, come si apprende dal comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell’ITF. Sarà il presigioso Lawn Tennis Club ad ospitare – almeno fino al 2027 – questa nuova Hopman Cup, che in realtà di diverso da prima avrà quasi soltanto la location. L’unica altra discrepanza rispetto alla competizione tenutasi per 30 anni ininterrotti a Perth sarà il format, che per i primi due anni vedrà soltanto sei nazioni (anziché le otto a cui eravamo abituati). Una di queste, in quanto paese ospitante, sarà la Francia.

 

A partire dal 2025 il torneo verrà esteso ad otto nazioni, per tornare magari alla sua struttura originale, in cui c’erano due gironi all’italiana da quattro squadre, con le vincitrici dei due gruppi che si affrontavano in una finale. Le squadre saranno sempre formate da un giocatore e una giocatrice, con tre incontri da disputare (un singolare femminile, un singolare maschile ed un eventuale doppio misto).

Il presidente dell’ITF David Haggerty ha commentato così il ritorno dell’Hopman Cup:

“Siamo molto felici che questo torneo ritorni nel 2023. Non vediamo l’ora di visitare una città bellissima come Nizza il prossimo luglio. L’Hopman Cup, un torneo misto unico nel suo genere, ha sempre avuto un ruolo di primo piano nel cuore degli appassionati e sono sicuro che gli spettatori di Nizza coglieranno al volo l’opportunità di vedere all’opera alcuni dei tennisti e delle tenniste più forti del mondo. Voglio ringraziare il nostro event partner Tennium, che ci ha aiutato a reinserire questa competizione in calendario.

Kristoff Puelinckx, CEO di Tennium, ha ricambiato i ringraziamenti:

“Vogliamo ringraziare l’ITF per la fiducia riposta in Tennium per riportare l’Hopman Cup in calendario. Lavoreremo vicino a loro per far sì che questo evento continui ad essere una parte fondamentale della stagione tennistica. Crediamo che Nizza sia il posto perfetto”.

Infine, è intervenuto anche Christian Estrosi, sindaco della città transalpina:

“Questo torneo conferma ancora una volta che Nizza è una città privilegiata per i più grandi eventi sportivi internazionali. In questa città il tennis è uno degli sport principali, con una forte storia alle spalle e con un club ultracentenario”.

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evidenza

Una contro tutte: Chris Evert ed Evonne Goolagong

Dal 1975, 28 giocatrici hanno occupato la prima posizione del ranking mondiale: ripercorriamo le loro storie. Le prime due furono Chris Evert ed Evonne Goolagong

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Dopo la rubrica UNO CONTRO TUTTI” dedicata ai numeri uno della storia ATP di Remo Borgatti, vi proponiamo anche la versione WTA a cura di Viola Tamani: UNA CONTRO TUTTE. Primo episodio dedicato alle carriere di Chris Evert ed Evonne Goolagong


Il tennis mi ha aiutato a darmi un’identità e mi ha reso qualcuno. Christine Marie Evert

Con due anni di ritardo rispetto ai colleghi uomini, dal 3 novembre 1975 anche il circuito femminile fu dotato di una classifica computerizzata che permise di definire l’accesso ai diversi tornei, fino ad allora a discrezione degli organizzatori. Il primo nome che uscì da questi complessi calcoli fu quello della statunitense Christine Marie Evert, a tutti nota come Chris. Nata nel 1954 a Fort Lauderdale, in Florida, iniziò a giocare a tennis nel campo comunale in terra rossa della sua città natale a soli 5 anni.

 

Il padre, Jimmy Evert, era un maestro di tennis e iniziò al tennis tutti e cinque i suoi figli – tutti vincitori dei National Juniors Championship -, forse ignaro di avere tra la progenie la futura stella del tennis americano.

Il primo grande exploit fu durante un piccolo torneo in North Carolina nel 1970. A soli 15 anni, Chris sconfisse l’allora numero uno Margaret Court in due tie-break. L’anno seguente, quando gli US Open si giocavano ancora sull’erba di Forest Hills, Evert infilò una serie di inaspettate vittorie che le consentirono di giocare la sua prima semifinale Slam, contro Billie Jean King. La stessa King ha detto di lei: “Chris non gioca game o set, ma solamente punti”.

Evert fu l’artefice di una piccola rivoluzione tennistica; fu la prima ad utilizzare il rovescio a due mani che, nella mente del padre-coach, avrebbe dovuto essere una soluzione temporanea: infatti Chris, alle prime armi con la racchetta, era troppo piccola e minuta per colpire con una sola mano. Crescendo, decise di non abbandonarlo e anzi, ne fece il suo marchio di fabbrica. Ad oggi, più dell’80% delle top 100 usa il rovescio bimane. Degli insegnamenti di suo padre, dirà lei stessa, ha osservato sempre tre fondamenti che la accompagnarono per tutta la carriera: porta la racchetta dietro, affiancati, fai sempre passo avanti quando colpisci.

Il dominio di Evert fu pressoché incontrastato fino al 1982. Dal 1975 al 1978 conservò la prima posizione del ranking, ceduta per sole due settimane nell’aprile del 1976 all’australiana Evonne Goolagong.

La carriera di Evert è costellata di record. Nel triennio 1975-1977 vinse le uniche tre edizioni degli US Open tenutesi sull’Har-Tru, la terra verde americana. Ed è proprio sulla superficie più lenta, la prima su cui iniziò a giocare da bambina, che Chris Evert ottenne i suoi migliori risultati. A soli 19 anni, vinse il primo dei sette Roland Garros, del quale detiene il record di vittorie.

L’altro record mai eguagliato è quello della sequenza di 125 vittorie consecutive ottenute sulla stessa superficie, la terra, per un totale di ben sei anni da imbattuta (1973-1979). Ha vinto almeno una prova dello Slam per tredici anni consecutivi dal 1974 al 1986. Ha vinto oltre il 90% delle gare disputate (1304 su 1448 incontri disputati) secondo i dati della WTA.

Raggiunge la finale del Master di fine anno per sei anni consecutivi dal 1972 al 1977, perdendo solo due volte dall’australiana Evonne Goolagong nel 1974 e nel 1976. Per 13 anni, dal 1974 al 1986 ha occupato la prima o la seconda posizione del ranking. Ma la carriera di un grande atleta non sta solo nei record.

Jimmy Connors e Chris Evert (Art Seitz)

Questi primi anni ’70 furono per Chris di grande ascesa mediatica: era la sportiva più riconosciuta al mondo e, oltre alle vittorie in campo, un fattore che influì sulla sua popolarità è la felice relazione con il connazionale Jimmy Connors. I due nell’estate del 1974 vincono i rispettivi titoli di singolare a Wimbledon, con il tennis americano al massimo della sua espressione. Sfortunatamente però questo matrimonio non s’ha da fare.

Dal 1979 la si trova in campo col nome di Chris Evert-Lloyd, dopo aver preso il cognome del marito, anche lui tennista. Inizia in questo torno di anni una delle rivalità più seguite e amate del pubblico nello sport. Con Martina Navratilova. Nessuna altra rivalità nella storia del tennis ha visto opporsi i due contendenti per così tanto: le due si affrontarono in 80 occasioni. Praticamente in tutte le fasi finali dei tornei! Si scontravano due tipologie di giocatrice opposte: da un lato Chris consistente e paziente, impeccabile e abile a gestire la pressione; dall’altro Martina emozionale, sentimentale, coinvolgente col pubblico. Anche a livello personale, la percezione mediatica delle due è opposta. Evert incarnava perfettamente la figura della “ragazza della porta accanto”, la figlia e la moglie che tutti desideravano. Navratilova era l’estroversa e la ribelle, anche a causa della sua scelta politica di prendere le distanze dal comunismo, e acquisire la nazionalità americana.

Tra la primavera del 1975 e la fine del 1977 Evert vinse 15 dei 17 match disputati contro la cecoslovacca naturalizzata statunitense; in generale dal 1973 al 1982 Evert ha avuto la meglio sull’avversaria ma nel biennio ‘83-‘84 ha subito ben 13 sconfitte consecutive.

Il coach del marito John, Denis Ralston, iniziò a seguire anche Chris. L’unico modo per arginare la potenza di Navratilova era ricorrere al serve-and-volley. La finale del Roland Garros 1985 è uno dei match più belli della storia del tennis femminile. In tre lottatissimi set, Evert batte 6-3 6-7 7-5 l’avversaria di sempre ed agguanta, per l’ultima volta nella sua carriera la prima posizione mondiale.

Fin da giovanissima, le viene attribuito il soprannome The Ice Maiden: imperturbabile nelle espressioni facciali, quasi priva di emozioni come il ghiaccio; mentre Maiden sta ad indicare l’innocenza di una giovane donna, ma in lingua scozzese, è anche una rudimentale ghigliottina. Le straordinarie capaci mentali di Evert furono chiare fin dal secondo turno dello US Open del 1971 quando vinse, salvando addirittura 6 match point, ribaltando un pesante 4-6 5-6 e 0-40 contro la connazionale Mary Ann Eisel.

La sconfitta certamente più dolorosa da numero 1 del mondo è stata la semifinale del Roland Garros del 1981 persa in due set da Hana Mandlikova, tennista di Praga ma naturalizzata australiana, che la sconfisse nuovamente nel 1985 allo US Open. Nella sua carriera, Evert ha giocato 34 finali Slam, perdendone 16 delle quali 7 solo a Wimbledon, lo Slam in cui ha raccolto meno vittorie (solo 3 affermazioni ai Championship). Come detto, il biennio ’83-’84 fu per Chris, il momento più difficile di tutta la carriera. Stabile al secondo posto del ranking, subì la superiorità di Martina Navratilova che le inflisse anche le due peggiori sconfitte nelle finali Slam: allo US Open ’83 e al Roland Garros ’84, Evert raccolse solo 4 game (6-1 6-3 6-3 6-1).

La dolcezza dei tratti, la bellezza femminile ed elegante di Chris erano in netto contrasto con l’aggressività e l’imperturbabilità del suo volto durante le partite. Uno spirito guerriero sorprendente se si considera che, alla stessa età, a 30 anni, quando Evert decide di passare alla grafite (la sua rivale Navratilova era passata alla nuova tecnologia l’anno prima), un’altra straordinaria atleta come Steffi Graff decideva di ritirarsi. La carriera di Evert si conclude ufficialmente nel 1989.

Nei primissimi anni della sua carriera da professionista, iniziata nel 1973, la sua più grande rivale fu l’australiana Evonne Goolagong. Nata da una famiglia aborigena, ha qualcosa in comune con l’ultima campionessa australiana, Ashleig Barty. Oltre a condividere un’ascendenza comune, entrambe da piccole si sono cimentate nel cricket. A soli 19 anni, nel 1971 vinse il torneo di Wimbledon, diventando la prima tennista aborigena a vincere uno Slam. È diventata mamma nel 1976 e due anni dopo ha vinto gli AUS Open: non accadeva dal 1914. La sua carriera terminò nel 1982. Fu la prima atleta di colore a vincere uno Slam e a diventare la numero 1 del mondo, segnando così i sogni e la carriera di tante giovani atlete dopo di lei.

Evonne Goolagong (foto via Twitter, @Wimbledon)

SCONFITTE DA NUMERO 1 SUBITE DA CHRIS EVERT

1976M. Navratilova – EVERT6-3 6-4Houston
1976D. Fromholtz – EVERT2-6 6-2 6-3Boston
1976E. Goolagong – EVERT6-3 7-6Philadelphia
1976E. Goolagong – EVERT6-3 5-7 6-3Los Angeles
1976V. Wade – EVERT6-2 6-2Londra
1977M. Navratilova – EVERT6-2 6-3Washington
1977V. Wade – EVERT6-3 6-4San Francisco
1977V. Wade – EVERT6-1 4-6 6-2Wimbledon
1978E. Goolagong – EVERT4-6 6-1 6-4Boston
1978M. Navratilova – EVERT6-4 4-6 9-7Eastbourne
1978M. Navratilova – EVERT2-6 6-4 7-5Wimbledon
1979G. Stevens – EVERT6-2 6-3Florida
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Dallas
1979S. Barker – EVERT6-3 6-1Boston
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Wimbledon
1980M. Navratilova – EVERT7-6 6-2Tokyo
1981H. Mandlikova – EVERT7-5 6-4Roland Garros
1981T. Austin – EVERT6-1 6-4Toronto
1981M. Navratilova – EVERT7-5 4-6 6-4US Open
1981M. Navratilova – EVERT6-3 6-2Tokyo
1981M. Navratilova – EVERT6-7 6-4 7-5AUS Open
1981T. Austin – EVERT6-1 6-2East Rutherford, NJ
1982A. Jaeger – EVERT7-6 6-4California
1982A. Jaeger – EVERT6-1 1-6 6-2Hilton Head
1982A. Jaeger – EVERT6-3 6-1Roland Garros
1982M. Navratilova – EVERT6-1 3-6 6-2Wimbledon
1985M. Navratilova – EVERT4-6 6-3 6-2Wimbledon
1985H. Mandlikova – EVERT4-6 6-2 6-3US Open

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