US Open: Azarenka rimanda ancora il 24° Slam di Serena Williams

Dopo un primo set orribile, la bielorussa si scuote e domina il match. Giocherà la sua quinta finale Slam, la terza a New York

Di Lorenzo Colle
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Vika Azarenka - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)
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V. Azarenka b. [3] S. Williams 1-6 6-3 6-3

Victoria Azarenka supera in rimonta Serena Williams e centra la finale di questa edizione 2020 dello US Open. La bielorussa ha iniziato il match nel peggiore dei modi, servendo malissimo e rimediando un severissimo 6-1, ma ha trovato la forza e l’orgoglio di rimontare. Il secondo e terzo parziale di fatto sono stati dominati da Vika che ha preso in mano il pallino del gioco, costringendo Serena a lunghe rincorse e a rimandare ancora una volta l’appuntamento con il tanto agognato Slam numero 24. La vittoria odierna, l’undicesima consecutiva, vale ad Azarenka la quinta finale Slam della carriera (terza a New York) e la rivedrà opposta a Naomi Osaka (1-2 i precedenti, escludendo il walkover di Cincinnati), nella speranza che, a differenza di un paio di settimane fa, ci si possa godere la sfida tra le due giocatrici più in forma del momento.

IL MATCH – Inizio da incubo per Azarenka che commette due doppi falli nel primo game e cede subito il servizio. Serena sembra volerla imitare, ma i suoi due doppi falli sono controbilanciati da tre prime vincenti che stornano il rischio di un immediato controbreak. La partita si incanala rapidamente su binari favorevoli alla statunitense anche e soprattutto in virtù dello scarsissimo rendimento in battuta di Azarenka. La bielorussa mette in campo poche prime, troppo poche (41%) e questo permette a Serena di essere aggressiva fin dalla risposta.

Prendendo subito in mano lo scambio, Serena riesce a limitare i movimenti laterali che spesso la mettono in crisi, cosa che a sua volta le consente di colpire sempre da posizione comoda e al contempo di risparmiare molte energie. In appena 14 minuti, siamo già sul 4-0 Williams. Azarenka riesce finalmente a cancellare lo zero dal tabellone segnapunti e a prendere un po’ di ritmo, ma ormai è troppo tardi per ricucire lo strappo, anche perché Serena sente la palla che è una meraviglia e non lascia alla bielorussa molto margine di manovra. Dopo 34 minuti, il primo set si chiude col punteggio di 6-1.

In avvio di secondo parziale, Azarenka si ritrova a dover salvare subito una palla break, che avrebbe probabilmente indirizzato la partita in maniera decisiva dalla parte di Serena. A questo punto però, inizia una partita completamente diversa. La bielorussa cambia sguardo ed inizia a trovare la quadratura del cerchio. Sale l’intensità degli scambi e salgono anche i decibel delle urla di entrambe le giocatrici. Vika riesce con sempre maggiore frequenza a gestire il palleggio alle proprie condizioni, sballottando a destra e a manca una Serena sempre più in debito d’ossigeno. La statunitense si affida solo a estemporanee accelerazioni a tutto braccio e quando è lei a servire, spesso si fa sorprendere dalle risposte profonde e centrali di Azarenka (0 punti vinti sulla seconda nel set). Il primo break per la bielorussa arriva 2-2, il secondo, quello che chiude il set, sul 5-3.

Nel terzo set continuano i guai per Serena. Azarenka infatti continua a smerciare rovesci vincenti con pericolosa continuità e mette pressione già nel primo turno di risposta. Come se non bastasse, sul 40-40 del secondo game, Serena chiama un medical time out per un problema alla caviglia (difficile stabilirne la natura e l’entità, anche perché non sembrano esserci stati movimenti strani o visibilmente traumatici). La fisioterapista si limita a fasciarla bella stretta e a rimandare in campo Serena, che subisce il break. Bravissima Azarenka a non farsi distrarre dalla pausa e a riprendere esattamente da dove aveva lasciato.

La bielorussa può ora amministrare con esperienza il vantaggio acquisito, anche perché ormai Serena non è più un pericolo in risposta e gioca letteralmente da ferma. A differenza della finale persa proprio contro Serena qui nel 2012, stavolta il braccio di Azarenka non trema al momento di chiudere. Anzi, sono un servizio vincente e un ace a sigillare una partita vinta da grande campionessa contro una grande campionessa.

Serena Williams e Vika Azarenka – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)
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