[ESCLUSIVA] Carlos Martinez, allenatore di Daria Kasatkina, punta al ritorno in Top 10

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[ESCLUSIVA] Carlos Martinez, allenatore di Daria Kasatkina, punta al ritorno in Top 10

Dopo quasi 20 settimane di allenamenti in Spagna durante il lockdown, l’allenatore di Daria Kasatkina, Carlos Martinez, racconta a UbiTennis i prossimi passi per tornare al vertice del tennis mondiale

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Daria Kasatkina - Aleksej Filippov/Sputnik

Daria Kasatkina sta vivendo un periodo non particolarmente brillante al quale si aggiunge, di tanto in tanto, anche un pizzico di sfortuna. Proprio mentre stava giocando una delle migliori partite del 2020, a Roma contro Azarenka, un infortunio alla caviglia – che per fortuna non si è rivelato grave – l’ha costretta a ritirarsi tra le lacrime. Adesso la giocatrice russa (numero 75 del mondo) si trova a Ostrava, dove ha superato le qualificazioni ed esordirà al primo turno contro la numero 6 del seeding Elena Rybakina

Poco dopo la ripartenza del circuito abbiamo intervistato il suo allenatore Carlos Martinez. L’intervista è stata condotta da Adam Addicott di ubitennis.net circa due mesi fa: trovate qui l’originale


Sono passati soltanto due anni da quando Daria Kasatkina veniva descritta come la nuova faccia del tennis russo e una stella in divenire. Già campionessa juniores dell’Open di Francia, Kasatkina ha ottenuto prima di compiere 22 anni dei traguardi a cui altre potevano soltanto aspirare. La sua ascesa è cominciata nell’aprile 2017 quando, diciannovenne, sconfisse Jelena Ostapenko e vinse il suo primo titolo WTA al Charleston Open. La definitiva esplosione avvenne l’anno successivo, quando perse da Naomi Osaka la finale di Indian Wells e si aggiudicò un altro torneo Premier a Mosca. Inoltre, ottenne due quarti di finale Slam consecutivi al Roland Garros e a Wimbledon, raggiungendo il suo miglior piazzamento di N.10 del ranking nell’ottobre del 2018.

 

Sembrava che il tennis stesse assistendo alla scalata di una futura numero 1, con una traiettoria simile a quella di Naomi Osaka. Poi però è arrivato un 2019 opaco, un forte monito su quanto sia difficile la scalata alla vetta e quanto sia, invece, facile la caduta. La scorsa stagione ha perso al primo turno in 11 tornei, faticando a ripetere i risultati dei due anni precedenti.

È ovvio che dovremo aggiustare un po’ di cose per tornare a quel livello. Lo stiamo facendo negli allenamenti, per restituirle delle buone sensazioni”, racconta Carlos Martinez ad Ubitennis. È proprio Martinez, un allenatore spagnolo, ex giocatore di doppio numero 180 del mondo e noto per aver già lavorato con Svetlana Kuznetsova, a farsi carico della sfida di riportare Kasatkina ai vertici del tennis mondiale.

La stagione 2020 di Martinez, contrassegnata da alti e bassi degni di una corsa sulle montagne russe, è cominciata in febbraio, quando Kasatkina sembrava aver riguadagnato un po’ di forma arrivando alle semifinali del torneo di Lione, in Francia. Era il settimo torneo dell’anno per la giocatrice russa, ma il primo in cui era riuscita a vincere più di due partite consecutive nel tabellone principale. Una settimana dopo, il Tour si è fermato per quella che si è rivelata una pausa lunga cinque mesi per via della pandemia da COVID-19.

È stato molto triste per noi, perché aveva cominciato a trovare un gran bel ritmo dopo Lione”, riflette Martinez. “A mio parere, ha perso [quella semifinale, ndr] nel modo giusto, perché lei è una giocatrice che ha bisogno di vincere partite e di ritrovare un po’ di fiducia nel suo gioco. In quelle condizioni, aveva ottime possibilità di fare bene ad Indian Wells. [La pausa] non è stata una buona notizia per noi e ora dobbiamo ritrovare quel ritmo, ma sono certo che tornerà di nuovo al suo livello più alto. Da noi stessi ci aspettiamo di giocare bene ogni giorno”.

Impossibilitati a competere, i due sono stati in ogni caso fortunati ad avere la possibilità di continuare ad allenarsi durante il lockdown al Club de Tenis Mollet, alle porte di Barcellona, un’Academy di proprietà dello stesso Martinez. Durante lo stop non programmato, il coach ha proseguito il lavoro con Kasatkina con uno scopo ben preciso in mente: renderla più aggressiva.

Abbiamo lavorato per cercare di rendere il suo gioco più aggressivo, perché lei è una giocatrice abbastanza consistente. Il tentativo è di farla stare un po’ più vicina al campo quando sente di avere l’opportunità di farlo. In sostanza, stiamo lavorando su questo e sul renderla più regolare al servizio, così da ottenere qualche vittoria in più”.

Carlos Martinez


IL RITORNO ALLE COMPETIZIONI

Avendo scelto di non giocare alcun match di esibizione durante la pausa, si è trattato di attendere e vedere se il duro lavoro avrebbe dato i suoi risultati. Pochi potrebbero dubitare dell’impegno di Kasatkina, ma, così come per molte altre sue colleghe, si trattava di vedere come se la sarebbe cavata dopo cinque mesi di lontananza dal Tour.

Il primo appuntamento è stato nella città italiana di Palermo, da dove l’intero circuito è ripartito. Sfortunatamente, Kasatkina ha subito un altro duro colpo, infortunandosi a una gamba durante gli allenamenti precedenti al torneo. È stata in ogni caso in grado di giocare, ma ha finito col perdere una maratona al primo turno contro Jasmine Paolini. Fortune alterne hanno atteso Kasatkina anche al torneo successivo, il Western & Southern Open a New York, dove ha perso due delle tre partite disputate. È riuscita ad entrare nel tabellone principale soltanto come lucky loser.

Non ha potuto giocare al suo meglio a Palermo, perché si era fatta male la gamba il giorno prima in allenamento. Non poteva di certo essere pronta al 100% per competere. È vero, ha giocato tre ore e dieci contro Paolini, ma onestamente, non avrebbe potuto fare di più. La gamba non le consentiva di correre”, riflette Martinez.

A Cincinnati [torneo che quest’anno è stato trasferito a New York] ha giocato tre partite, la seconda delle quali era un’ottima possibilità per qualificarsi al tabellone principale, ma ha sprecato alcune opportunità nel secondo set”. Al primo turno di Cincinnati, poi, Kasatkina ha perso da Anett Kontaveit.

Ma qual è la ragione di tutte queste sconfitte premature? Sono dovute soltanto al fatto che l’attuale numero 75 del mondo ha perso un po’ della forma di due anni fa oppure c’è qualche possibile spiegazione più complessa?

Martinez è convinto che ciò che frena Kasatkina in questo momento sia l’aspetto mentale del gioco. Se gli si domanda quanto la sua giocatrice sia vicina alla forma che l’ha portata al numero dieci del mondo, l’allenatore crede fermamente che non sia affatto distante. Tuttavia, il problema ricorrente continua ad essere la mentalità.

Il gioco ce l’ha, perché quando si allena mostra un livello davvero buono. Quando compete contro giocatrici di vertice, molte volte vince”, dice. “Il problema non è il suo gioco, il problema è che ha bisogno di credere un po’ di più in sé stessa. Di scendere in campo pensando di essere molto valida. Il modo in cui gioca è davvero una diretta conseguenza di questi pensieri. Non le manca molto per raggiungere questi traguardi. Dal punto di vista del gioco, dobbiamo solo continuare ad aggiustare poche cose e tornerà di sicuro [in top 10]. Non so quando, ma tornerà al top”.

LA PAZIENZA È UNA VIRTÙ

Nelle settimane che verranno, Kasatkina non dovrà preoccuparsi troppo della posizione in classifica grazie al cambiamento delle regole dovuto al COVID-19. La WTA di recente ha infatti modificato il proprio regolamento, introducendo il “Better of 2019 and 2020”, in cui la posizione di una giocatrice è determinata dai suoi migliori 16 risultati ottenuti tra marzo 2019 e dicembre 2020.

Per fortuna quest’anno non abbiamo pressione e questa è una cosa che lei deve capire. Tutto ciò che dobbiamo fare quest’anno è sistemare un po’ di cose, ricominciare e tornare a competere dopo il lockdown”, sottolinea Martinez. “Non ci sono obiettivi legati ai risultati. Il mio scopo è invece ristabilire di nuovo gli schemi di gioco che lei deve utilizzare quando è in campo. È molto importante per noi. So che se applicherà questi schemi e tornerà a credere in sé stessa, potrà fare bene”.

Alla luce di queste dichiarazioni, non dovrebbero preoccupare troppo i risultati in chiaroscuro di queste ultime settimane. Kasatkina ha patito una sconfitta molto dura al primo turno dello US Open, contro Marta Kostyuk, e dopo quattro buone vittorie a Roma (due nelle quali, due nel main draw) è incorsa nel succitato infortunio contro Azarenka. Quindi ha affrontato il Roland Garros senza grosse aspettative, superando il primo turno ma fermandosi al cospetto di un’altra bielorussa, Aryna Sabalenka, al secondo.

La cosa importante è comprendere la filosofia del gioco, perché, tenendo a mente quella, Daria otterrà gli obiettivi che ci aspettiamo per il futuro. Certamente, per noi si tratta di tornare in Top 10, perché lei ha la capacità di farlo. Dobbiamo soltanto essere pazienti e lavorare su questa mentalità”, conclude Martinez.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

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I dolori di Thiem, tra ginocchio malconcio e pensieri negativi: “Sono caduto come in un buco”

L’austriaco spiega al Der Standard di avere un piccolo problema congenito alle ginocchia, che ogni tanto riemerge. E che la pandemia ‘si è presa le cose più belle del tennis’

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Dominic Thiem - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Assente dai campi da un mese e titolare di un inizio di 2021 sfortunato, Dominic Thiem ha parlato del suo momento con il quotidiano austriaco Der Standard, soffermandosi sulle problematiche accusate in questi mesi, sia a livello fisico che mentale, in vista del suo ritorno in campo previsto per il torneo di Madrid.

GLI INFORTUNI E LA PREPARAZIONE

Per quanto riguarda le sue condizioni di salute, il Dominator ha ribadito di non aver patito un grave infortunio: “Si tratta di piccoli acciacchi, ora al ginocchio sinistro, per esempio. Lo scorso anno, durante il primo lockdown, mi è capitata la stessa cosa, ma al destro; all’epoca chiaramente non mi sono dovuto cancellare da nessun torneo, visto che non si stava giocando, quindi ho avuto tutto il tempo necessario per guarire“. Allo stesso tempo, però, si tratta di un fardello di lungo corso: “È un piccolo problema congenito che di tanto in tanto riemerge, anche se questa è la prima volta che l’opinione pubblica ne viene a sapere. Mi ci vorrà qualche settimana prima di non avere più dolore, è così dall’Australia“.

Thiem è da sempre un giocatore dalla preparazione maniacale. Molti ricorderanno il suo sfogo nei confronti degli organizzatori degli Internazionali nel 2019, quando quest’ultimi obbligarono i giocatori a rimanere in attesa al Foro Italico per tutta la giornata di mercoledì nonostante la pioggia battente, impedendo così loro di prepararsi a dovere per il doppio impegno del giorno successivo. Non stupisce quindi che questa serie di problemi fisici lo stia condizionando: “La mia vita è interamente pianificata, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, tutto è organizzato. Mi sento meglio quando so cosa succederà domani. Questa possibilità non esiste al momento“.

 

Per lui è necessario essere al meglio, o il suo tipo di tennis non può reggere: “Se non sei al 100 percento perdi, come successo a Doha e Dubai; il livello è veramente alto e gli avversari sono sempre fortissimi, quindi se non sei in forma puoi perdere al primo o al secondo turno. Rimanere fuori fino a quando non si è pronti è probabilmente la scelta più intelligente: se fossi andato a Belgrado questa settimana avrei perso ancora al primo turno, e sarei entrato in una spirale negativa. Visto che voglio evitare che succeda, preferisco stare a casa e recuperare, non sono il primo e non sarò l’ultimo a fare una scelta di questo tipo“.

I DISAGI DELLE BOLLE E DELLE PORTE CHIUSE

Purtroppo, però, non sono solo gli infortuni a gravare sui tennisti e sulle tenniste in questo momento – tutto ciò che a suo dire animava il circuito è venuto a mancare, e questo non lo aiuta a livello mentale: “Nonostante l’assenza del pubblico il tour è proseguito normalmente […]. Un sacco di pezzi del tennis si stanno perdendo. Il coronavirus si è preso le parti più belle del nostro lavoro, a partire dai viaggi e dalla libertà di spostarsi. Di contro, le cose peggiori sono rimaste. È difficile giocare tutte le settimane in queste condizioni […]. C’è un senso di vuoto, settimana scorsa non ho nemmeno guardato i match di Champions League, e ho seguito pochissimo il torneo di Montecarlo“.

Per certi versi, sembra essere lo stillicidio creato dal Covid a condizionarlo di più, perché inizialmente le cose stavano andando bene: “Dopo la vittoria di New York ero euforico, ma i risultati hanno continuato ad arrivare, visto che ho raggiunto la finale delle Finals Quando ho iniziato a prepararmi per questa stagione, però, sono caduto come in un buco. Pensavo che mi sarei sentito più rilassato dopo aver vinto uno Slam, e spero ancora che quella sensazione arrivi“.

Dominic Thiem – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Soprattutto di recente, però, le cose sono peggiorate, perché il mondo si è mosso a ritmi diversi da quelli dell’ATP Tour: “A Dubai le restrizioni erano estreme, perché noi eravamo rinchiusi nella bolla, ma al di fuori la vita era tornata alla normalità. Potevamo solo andare dall’hotel ad uno stadio vuoto; non era una bella situazione in cui trovarsi”.

Il momento che l’ha messo più in difficoltà, però, è avvenuto a Melbourne, dove un mini-lockdown è stato implementato durante il programma della parte alta del terzo turno (nel caso del match fra Djokovic e Fritz, al pubblico fu intimato di lasciare lo stadio a match in corso). Quel giorno, Thiem stava giocando un match estremamente intenso, e questa combinazione di fattore gli è pesata non poco: “In Australia ho fatto un grande sforzo ma senza ottenere grandi risultati. Stavo giocando uno dei match più memorabili della mia carriera, rimontando due set al beniamino locale Kyrgios, e c’era un’atmosfera incredibile a Melbourne, anche se il pubblico non tifava per me. Finito il match, tutto d’un tratto è iniziato un altro lockdown; ero nello spogliatoio, ancora madido di sudore, e la struttura è stata evacuata, come se ci fosse stato un attacco nucleare. Nel match successivo con Dimitrov mi sono trovato a giocare sotto il sole di mezzogiorno in uno stadio vuoto, e non sono stato in grado di gestire la situazione“.

Curiosamente, peraltro, Thiem ha anche indicato il tipo di giocatore che potrebbe trarre beneficio dalle norme attuali, facendo due esempi che a prima vista potrebbero apparire contro-intuitivi per via della loro natura istrionica, ma evidentemente secondo l’austriaco è l’impossibilità di svagarsi l’aporia che decide chi sopravvive e chi no nel tennis pandemico: “Ci sono giocatori che riescono a non pensarci, per i quali la bolla potrebbe addirittura essere un vantaggio, per esempio Evans o Bublik. Sono giocatori che in tempi normali fanno fatica a concentrarsi sullo sport, quindi per loro questa situazione è ottima, perché c’è solo il tennis a cui pensare“.

IL ROLAND GARROS RIMANE IL GRANDE SOGNO

Ora che la consacrazione ad altissimi livelli è arrivata, il N.4 ATP vorrebbe rivedere le sue priorità: “Ho inseguito il mio grande obiettivo per 15 anni senza distrazioni. Ora l’ho raggiunto, seppur in circostanze particolari, ma questo non è importante dal mio punto di vista. Nel frattempo ho dovuto mettere da parte molte cose, come la mia vita privata e gli interessi al di fuori del tennis. A un certo punto devi fare qualcosa per la tua testa; finora c’è stato solo il tennis, ma da qui in avanti voglio cambiare un po“.

Detto questo, le sue mire sono ancora molto chiare, e quella di detronizzare Nadal verrà perseguita con la dedizione di sempre: “Il Roland Garros è ancora il mio grande obiettivo. Ovviamente ho un problema in questo momento, e cioè che non affronto i migliori da parecchio, mi mancano quei match nelle gambe, quindi non so quale sia il mio livello. Spero di poter recuperare, in questo senso, a Madrid e Roma. Il mio obiettivo è di essere al massimo a Parigi, ma sarebbe un sogno anche vincere una medaglia alle Olimpiadi, sempre che si disputino. Mi piacerebbe saperlo, ma purtroppo sarà la pandemia a decidere. In ogni caso, non lascerò che la mia passione per il tennis mi venga portata via, perché a un certo punto si tornerà alla normalità“.

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Nadal: “Non puoi vincere contro un giocatore così servendo in questa maniera”

Rafael Nadal saluta uno dei suoi tornei-roccaforte ai quarti di finale battuto da Andrey Rublev. ” “Lui ha giocato bene, ha meritato più di me. La cosa positiva è che ho lottato”

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Rafael Nadal - Montecarlo 2021 (foto Rolex Montecarlo Masters)

Beh, è semplice da spiegare no? Quando affronti un grande giocatore come lui e non giochi bene, perdi. Semplice da analizzare“. Ha esordito così in conferenza stampa Rafael Nadal, pochi minuti dopo il match point trasformato da Andrey Rublev su un campo che raramente condanna il maiorchino alla sconfitta (solo in sei occasioni, inclusa questa). “Per qualche ragione ho avuto problemi al servizio, non capisco come mai; in allenamento non ho avuto problemi di alcun tipo. Ma oggi è stata una giornata disastrosa al servizio, ed è un colpo che ha un impatto sul resto del gioco. E quando servi senza fiducia, sei concentrato semplicemente sul tentativo di servire in campo, non pensi a come vuoi giocare la palla. Quindi hai problemi a preparare il punto nel modo giusto”.

Insomma, è semplice” tira le somme Rafa. “Lui ha giocato bene, ha meritato più di me. La cosa positiva è che ho lottato, ero lì, ma non puoi aspettarti di vincere con un giocatore come lui perdendo il servizio… quante volte? Sei, sette? Decisamente troppe. Lui ha giocato alla grande, aggressivo, è stato bravo. Sono felice per lui, è un bravo ragazzo e gli auguro il meglio“.

Ovviamente questo è un torneo importante per me, lo è sempre stato nel corso della mia carriera” continua Nadal nella sua analisi. “Perdere qui è sempre triste, ho mancato l’opportunità di iniziare la stagione su terra nel mondo giusto. Ma è andata così, non è il momento di lamentarsi. Quando non sei in grado di fare le cose che dovresti fare in campo, non è mai il momento di lamentarsi. L’unica cosa che posso fare è andare a Barcellona e continuare ad allenarmi, per cercare di sistemare le cose che non sono andate al meglio. Credo che anche il mio rovescio oggi non sia stato sufficiente, ho sbagliato molto e non sono riuscito a usarlo per aprirmi il campo. Sono piccole cose, anche difficili da spiegare, che fanno una grande differenza per il risultato finale“.

 

Nonostante sia appena stato battuto da Rublev, e anche in modo piuttosto bruciante, Nadal concede qualche speranza a Casper Ruud, che lo affronterà in semifinale. Il norvegese si è anche allenato presso l’Accademia di Manacor. “Sarebbe bello vedere un ragazzo che si è allenato spesso in Accademia in finale a Montecarlo, e magari vincere. Non vedo un chiaro favorito, credo che entrambi possano vincere. Casper sta giocando alla grande e gli auguro il meglio, anche lui è un gran ragazzo. Sarà una bella partita, non so se potrò guardarlo perché domani sarò in viaggio. Sì, forse Rublev è un pizzico favorito per via del ranking, ma ho fiducia che Casper possa vincere. Tutto può succedere“. Persino che l’undici volte campione di Montecarlo perda, due volte di fila, contro giocatori che non siano Djokovic o Federer e che non abbiano mai vinto un Masters 1000. Fognini ci riuscì proprio nel 2019, dopo aver battuto Rafa; chissà che a Rublev non possa toccare lo stesso destino.

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Fognini su Sinner e Musetti: “Probabilmente faranno la storia del tennis italiano”

“Sinner tra poco lotterà per vincere gli Slam. Lorenzo è più indietro ma è sulla via giusta. E io son lì, se la lampadina rimane accesa posso ancora divertirmi”, è il parere di Fabio Fognini

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Nel corso della conferenza stampa virtuale tenuta dopo la vittoria agli ottavi contro Krajinovic, da Montecarlo, Fognini si è soffermato anche su temi che esulano dal torneo che si sta svolgendo.

Il tennista italiano ha confessato la difficoltà di vivere le dinamiche del circuito da quando è diventato padre, due volte, di Federico (quasi quattro anni) e Farah (un anno e mezzo). “Il rapporto con mio figlio è bello, e anche per questo motivo il viaggiare si fa sempre più duro per me. Però diciamo che qua in Europa abbiamo la fortuna di poter tornare a casa, anche solo per un giorno, tra un torneo e l’altro. Flavia non vuole viaggiare, non ha fatto un torneo da quando è iniziata la pandemia – e ha ragione, capisco che è molto difficile. Io faccio fatica, però son qua“. La famiglia Fognini si divide tra Barcellona e la sua casa di Arma di Taggia, dove Fabio è nato.

In coda alla conferenza, Fognini ha risposto diffusamente a una domanda sul suo rapporto con gli altri tennisti italiani e in particolar modo con Sinner e Musetti, i due ragazzi emergente che hanno in qualche modo oscurato Berrettini e lo stesso Fognini, fino a un anno fa i punti di riferimento del tennis italiano. “Ho un buon rapporto con tutti. In questi 10-15 anni di carriera ho sempre detto che più siamo, meglio è. Ora siamo in tanti e stiamo giocando bene“.

 

Con i due giovani, si spera, siamo coperti per i prossimi dieci anni” continua Fognini. “Sinner è già a un livello super-alto e ha un team pazzesco, perché Riccardo ha costruito Ivan (Ljubicic, ndr) e sa come si fa. Inutile dire che di qui a poco lotterà per vincere gli Slam. Lorenzo (Musetti, ndr) deve acquisire un altro po’ di fiducia, da questo punto di vista è leggermente indietro ma è sulla via giusta. Non bisogna mettere loro fretta: probabilmente questi due ragazzi faranno la storia del tennis italiano, lasciateli giocare. Se li lasciate giocare sicuramente ci saranno delle ottime sorprese“.

Dopo l’elogio dei giovani, Fognini parla anche degli altri. “Ovviamente non bisogna dimenticare gente come Matteo, che nel giro di due o tre anni ha fatto un salto pazzesco; o Lorenzo (Sonego, ndr), che è anche lui tra i primi 30 e ha dimostrato di avere un ottimo livello. Poi c’è quel range di ranking un po’ più basso, con Stefano (Travaglia, ndr), Marco (Cecchinato, ndr) che adesso è in ripresa, Mager. E c’è Seppino – il più vecchio di tutti – che è ancora lì che lotta. Hanno tutti ampi margini di miglioramento. E io son lì; come dice Barazzutti, se la lampadina rimane accesa in questi anni posso ancora divertirmi“.

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