Continua lo splendido valzer di Sonego: battuto anche Evans, è in finale a Vienna

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Continua lo splendido valzer di Sonego: battuto anche Evans, è in finale a Vienna

Lorenzo non fallisce la prova del nove e si qualifica per la seconda finale in carriera, la prima sia in un ATP 500 che su cemento indoor

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Lorenzo Sonego - ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)
 

Lorenzo Sonego dà seguito alla strepitosa vittoria contro Novak Djokovic e vola in finale a Vienna. L’italiano dispone abbastanza agevolmente di Daniel Evans con il punteggio di 6-3 6-4, in un match in cui ha imposto le proprie condizioni fin dal primo punto, prendendo in mano lo scambio col dritto appena si presentava la possibilità e tenendo a bada l’avversario con un’altra solidissima prestazione al servizio.

Sonego dimostra da subito di non essersi adagiato sugli allori dopo il prestigioso successo su Djokovic e parte fortissimo sia al servizio che in risposta. Un parziale di dodici punti a due lo spedisce subito avanti 3-0. Dopo essere stato investito da questo inizio sprint dell’italiano, Evans rimette insieme i pezzi del proprio tennis e entra finalmente in partita. Le maggiori armi a sua disposizione, dritto e slice di rovescio, oggi non riescono proprio a creare problemi a Sonego: il primo si scontra con il dritto di Lorenzo scintillante come in tutta la settimana del resto, il secondo invece è spesso giocato come colpo difensivo e non come variante offensiva. Sonego infatti insiste molto sul lato sinistro di Evans con il proprio dritto, prendendo campo colpo dopo colpo e andando spesso e volentieri a raccogliere i frutti della propria netta superiorità da fondocampo con ottime discese a rete o sagge smorzate. In appena 31 minuti, Lorenzo incamera il primo set, concedendo appena quattro punti nei propri turni di servizio.

Nel secondo set, l’azzurro continua a giocare a braccio sciolto e trova subito il break. Al cambio campo, Evans chiama il fisioterapista per farsi massaggiare la spalla sinistra, che evidentemente gli crea qualche fastidio. La pausa spezza leggermente il ritmo a Sonego che con un doppio fallo concede la prima palla break dell’incontro, concretizzata da Evans con un bel pallonetto su un buon approccio in slice del torinese. Lorenzo però riprende subito in mano la partita e torna nuovamente in vantaggio di un break, provocando l’ira di Evans che si sfoga sulla propria (incolpevole) racchetta. Ormai l’inerzia dell’incontro sembra essere tornata in maniera decisa dalla parte dell’italiano, che ha un unico altro momento di sbandamento nel settimo gioco. Con l’ennesimo dritto vincente Sonego si toglie dai guai e si garantisce la possibilità di servire per il match. Come nel primo set, nessun tremore percorre il suo braccio al momento di chiudere: turno di servizio a zero e prima meritatissima finale in un ATP 500, la seconda in carriera nel circuito maggiore dopo quella vinta ad Antalya nel 2019. Comunque vada domenica, Lorenzo sarà certo di avere un nuovo best ranking da lunedì: numero 32 in caso di sconfitta in finale, n. 28 in caso di vittoria del torneo.

 
Lorenzo Sonego – ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

LA SFIDA A RUBLEV – In finale se la vedrà con il n. 8 ATP Andrey Rublev (un solo precedente, risalente al 2016 e vinto da Rublev nel challenger di Cortina) che ha approfittato del ritiro a metà secondo set di uno sfortunatissimo Kevin Anderson, fermato da un problema alla coscia destra. Il russo dunque per la terza volta consecutiva ha beneficiato delle precarie condizioni del proprio avversario, dopo il ritiro di Jannik Sinner e la vittoria su un acciaccato Dominic Thiem. A dispetto di questo percorso agevolato, Rublev resta probabilmente il giocatore più caldo del momento e uno dei migliori nell’intero 2020 sia pre che post lockdown. Lo testimonia il livello espresso negli ultimi tornei (18 vittorie su 19 partite disputate), incluso comunque questo di Vienna.

Nel primo set infatti, Anderson è apparso in buone condizioni e comunque non ha avuto chance di insidiare il servizio del russo (ancora nessun break subito nel torneo), che ha poi piazzato l’allungo decisivo nel decimo gioco. L’infortunio si è palesato in maniera evidente solo a partire dal secondo gioco del secondo parziale, quando il sudafricano si è fermato per chiedere l’intervento del fisioterapista. Intervento che però non è riuscito a risolvere il problema e che ha solo rimandato di qualche gioco la decisione di abbandonare il match. Per Rublev quella di domenica sarà la quinta finale del 2020 (tutte vittoriose le quattro precedenti). In caso di vittoria, il russo diventerebbe il giocatore con più titoli vinti in stagione. Questo Sonego di certo non gli renderà il compito facile.

Risultati:

[5] A. Rublev b. [PR] K. Anderson 6-4 4-1 rit.
[LL] L. Sonego v. [SE] D. Evans 6-3 6-4

Il tabellone completo

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ATP e WTA, calendario di gennaio: manca poco al via della stagione 2023 in Australia

A breve si ricomincia In Australia. Dopo la United Cup, ATP e WTA di nuovo in campo ad Adelaide. Ecco il calendario ufficiale del primo mese dell’anno

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La stagione 2022 si è conclusa da poco con le finali di Coppa Davis e della Billie Jean King Cup – e le storiche vittorie rispettivamente del Canada e della Svizzera – tuttavia manca pochissimo all’avvio del circuito 2023 che, come da tradizione, ripartirà dall’emisfero australe.

Oltre alla United Cup, competizione mista a 18 squadre che si svolgerà tra Brisbane, Perth e Sydney dal 29 dicembre all’8 gennaio, i ragazzi possono ricominciare a scaldare i motori il 2 gennaio con l’Adelaide International 1, evento della categoria 250. Per il primo appuntamento del 2023 hanno confermato la loro presenza Novak Djokovic – fresco campione delle Nitto ATP Finals – e Jannik Sinner che ha scelto proprio Adelaide per ricominciare a competere dopo lo stop per infortunio.

Si gareggerà contemporaneamente anche a Pune (in India, l’unico evento ATP a gennaio che non si trova nell’emisfero australe), con un torneo della stessa categoria. Dal 9 gennaio i ragazzi saranno impegnati ancora ad Adelaide con l’Adelaide International 2 e con l’opzione dell’ASB Classic di Auckland, in Nuova Zelanda.

Anche per le ragazze, oltre alla United Cup, la stagione riparte il 1 gennaio da Adelaide (Adelaide International 1), anche se per loro il torneo apparterrà alla categoria 500. Allo stesso tempo si svolgerà anche il torneo femminile 250 ASB Classic di Auckland (una settimana prima rispetto a quello maschile), a cui parteciperanno anche le sorelle Fruhvirtova (Linda grazie al ranking e Brenda con una wild card). Dal 9 gennaio, si continua con l’Adelaide International 2 (ancora un 500 per le donne). Il circuito WTA sarà impegnato contemporaneamente anche all’evento ‘250’ di Hobart.

E poi, dal 16 gennaio, tutti presenti a Melbourne per il primo slam dell’anno, l‘Australian Open, che si concluderà il 29 gennaio con la finale maschile. La finale femminile si disputerà invece il sabato 28.

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Nakashima: “Devo migliorare sui cinque set, Sinner ne aveva più di me allo US Open” [ESCLUSIVA]

Intervistato da Steve Flink, il vincitore delle Next Gen Finals Brandon Nakashima parla del percorso nel torneo milanese, “Più corti sono i set più c’è divertimento”, gli insegnamenti di Pat Cash, “Andare a rete il più possibile”, e dei suoi big match in stagione

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Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)
Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)

Nel 2022 ha vinto nella natia San Diego il suo primo e finora unico titolo ATP, ma ha alzato anche il trofeo Next Gen a Milano. Classe 2001, anche in questa stagione Brandon Nakashima ha continuato il percorso di miglioramento in quel termometro che è il ranking di fine anno. Se nell’agosto del 2021 aveva fatto l’ingresso in top 100, quest’anno ha sfondato il muro successivo e lo ritroviamo così al numero 47, dopo un picco al 43° posto.

Intervistato da Steve Flink per Ubitennis.net, Brandon ha cominciato la conversazione rispondendo alle domande sull’esperienza milanese, soprattutto per quanto riguarda la gestione del formato particolare e delle regole differenti. “Con i set brevi, subisci un break e in pratica vai al set successivo. Toglie dall’equazione l’elemento del cercare di rientrare quando sei in svantaggio perché è estremamente difficile farlo. Personalmente preferisco il solito sistema di punteggio, ma è una buona idea provarlo per le Next Gen Finals. Più corti sono i set, più divertimento c’è per i fan”.

Naturalmente, ha approfittato del vantaggio di aver già giocato con queste regole l’anno prima, quando aveva raggiunto le semifinali, sconfitto da Korda. “Mi ero un po’ abituato al formato, ma ero comunque nervoso prima dell’esordio di quest’anno. Sapevo di avere l’opportunità di fare bene e avevo delle aspettative alte”.

 

E, in effetti, proprio il suo primo match è stato quello più impegnativo, con Matteo Arnaldi unico a costringerlo al quinto set sulle ali dell’entusiasmo del pubblico amico. “Un incontro che mi ha aiutato per quelli successivi in termini di mentalità e approccio ai punti decisivi”.

Lo ha certo aiutato nella vertiginosa semifinale contro Jack Draper, del quale dice: “Ha un buon gioco a tutto campo per diventare un top player. Sono certo che questa non sarà stata l’ultima volta che ci gioco. Ci spingeremo l’un l’altro a migliorare nei prossimi anni”.

La parte più difficile della finale è stata giocare di nuovo contro Lehecka, giù battuto nel girone. “Sapevo che il primo match non significava granché a quel punto. Lui cercava la rivincita e sarebbe partito forte, quindi dovevo superare la tempesta. Un paio di punti nei tie-break hanno fatto la differenza. Alla fine, questo torneo sarà un trampolino”.

Abbiamo detto del primo titolo, che era uno degli obiettivi stagionali per Nakashima. “Sapevo di aver il gioco per riuscirci, mancava solo l’occasione giusta. Vincere nella mia città natale con famiglia e amici a tifare è stato speciale, non lo dimenticherò mai”.

Brandon aveva già avuto modo di dire che il suo idolo era Roger Federer, nonostante il suo gioco assomigli più a quello di Djokovic. Tenere i piedi sempre vicini alla linea di fondo sembra quasi un dogma per lui, tanto che nessuno avrebbe nulla da ridire, anzi, se in determinate situazioni si prendesse un po’ più di tempo e spazio. 188 cm di altezza, inappuntabile dal punto di vista atletico e muscolare, è sedicesimo nella classifica dei migliori battitori dell’anno compilata dall’ATP. Non è bastato per superare colui che in quella classifica è secondo, Nick Kyrgios, trascinato comunque al quinto agli ottavi in Church Road per il miglior risultato Slam del californiano. “Ho avuto l’opportunità di giocare contro alcuni dei più forti e ho tirato fuori il mio tennis migliore. Mi ha dato tanta fiducia. È stato fantastico giocare sul Centrale di Wimbledon oppure sull’Armstrong allo US Open nonostante abbia perso. La vittoria su Dimitrov a New York è stata uno dei migliori momenti della mia stagione”.

Brandon si sofferma poi sull’esperienza con Pat Cash, terminata alla fine del 2020. “Andare a rete il più possibile è una delle tante cose che ho imparato da lui. Poi ho provato diversi coach e ora ho Eduardo [Infantino] e Franco [Davin]. Collaborano e comunicano molto ed entrambi aggiungono valore al mio tennis”.

B-Nak, questo il suo soprannome, è uno dei nove statunitensi in top 50. “Il tennis Usa è messo bene, quindi per me è grandioso essere a questo punto, ma voglio continuare a migliorare. Gli obiettivi per il prossimo anno sono l’ingresso tra i primi 25 o 30 e andare avanti in tutti gli Slam. Ho 21 anni, quindi sto ancora costruendo la mia forma e diventando più forte e veloce. Una delle chiavi sarà migliorare la resistenza nei tre su cinque. Sento che allo US Open Sinner ne aveva assolutamente più di me negli scambi tirati. Ci sto lavorando, so che differenza può fare”.

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Luca Vanni entra nello staff del Piatti Tennis Center: sarà maestro

L’ex n.100 ATP trasmetterà i suoi valori e conoscenze ai giovani del centro di Riccardo Piatti a Bordighera

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Luca Vanni - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

La legge non scritta che nel tennis si possa arrivare in alto solo se si esplode in età abbastanza giovane, e che i treni passano poche volte, è stata ribaltata, forse non così frequentemente, ma non mancano gli esempi. E in tal senso, per quanto riguarda i colori italiani, Luca Vanni è uno dei maestri. Il 37enne ex n.100 al mondo, ritiratosi nel 2021, ha iniziato a emergere a certi livelli solo verso i 30 anni (best ranking raggiunto proprio a quell’età), mostrando come abnegazione e sacrificio spesso possano ribaltare storie apparentemente già scritte. E così, memore della sua carriera, dopo un anno in cui ha seguito Andrea Pellegrino, si è lanciato in una nuova, entusiasmante avventura: sarà maestro al Piatti Tennis Center di Bordighera. La notizia è stata annunciata con grande entusiasmo dal direttore sportivo Andrea Volpini: “Il nostro obiettivo era di alzare ulteriormente il livello dei maestri, inserendo nel team un coach che avesse grande conoscenza del gioco sulla base di esperienze vissute sulla propria pelle. Ho pensato a Luca: ottima persona e professionista affidabile, con un’enorme passione per il tennis e altrettanta conoscenza di questo sport“.

E lo stesso Vanni, che vanta anche una finale ATP (San Paolo 2015, persa al tie-break del terzo contro Pablo Cuevas), è apparso ben felice di mettere a disposizione dei giovani, dei ragazzi che sognano di emergere in questo sport, la sua esperienza e competenza. “A Bordighera“, spiega Luca, “ho trovato un ambiente davvero stimolante, nel quale si lavora sodo e c’è grande spirito di squadra. Qui i maestri insegnano, ma allo stesso tempo imparano. Trascorrendo ore e ore in campo, a grande intensità, si cresce costantemente. Nella mia prima settimana di impegno ho toccato con mano il funzionamento di un centro come questo, iniziando a capire quali sono i punti cardine del metodo Piatti“. Dunque una collaborazione che promette grandi soddisfazioni, sia per il Piatti Tennis Center, che potrà vantare un ex top 100 tra i propri maestri, sia per Luca Vanni, che avrà l’occasione di trasmettere il suo vissuto e provare a fare da allenatore anche di più di quanto fatto nell’ottima carriera da giocatore.

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