Bencic, Kasatkina, Ostapenko, Osaka, Konjuh: la generazione 1997 quattro anni dopo - Pagina 2 di 4

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Bencic, Kasatkina, Ostapenko, Osaka, Konjuh: la generazione 1997 quattro anni dopo

Cinque giocatrici e quattro stagioni di tennis da ripercorrere per scoprire come sono andate davvero le cose rispetto alle previsioni

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Daria Kasatkina e Naomi Osaka - Indian Wells 2018
 
 

Daria Kasatkina
Torniamo al novembre del 2016, nostro punto di riferimento dell’articolo originario. Con Bencic in crisi, in quel momento Kasaktina è la tennista del 1997 con il ranking migliore: numero 27. Ma soprattutto è in continua ascesa. È vero che non ha ancora vinto un torneo WTA; però migliora passo dopo passo, con costanza.

Nel 2017 vince a Charleston il suo primo torneo (in finale sulla coetanea Jelena Ostapenko). Nel 2018 raggiunge due volte i quarti di finale Slam: al Roland Garros (sconfitta da Stephens) e a Wimbledon, dove è battuta al termine di una partita memorabile dalla futura vincitrice Kerber (Angelique in quel torneo avrebbe sconfitto in sequenza Osaka, Bencic, Kasatkina, Ostapenko).

Ma soprattutto Daria arriva in finale a Dubai e Miami; Miami è un Premier Mandatory, il livello più importante del circuito WTA. In Florida è sconfitta dalla coetanea Naomi Osaka (6-3, 6-2). Alla fine del 2018 vince l’indoor di Mosca e questo le permette l’ingresso in Top 10; la posizione 10 diventa il suo best ranking.

 

Quali sono le doti che le permettono di affacciarsi fra le prime dieci? Un tennis in cui prevale la fase di contenimento, ma nel quale dà comunque prova di completezza tecnica, visto che si trova a proprio agio in ogni parte del campo, grazie anche alla notevole sensibilità di tocco. Non dispone però di una potenza superiore, né di un colpo-killer che le permetta di abbreviare gli scambi, trovando punti facili e veloci. A conti fatti direi che le qualità davvero speciali sono legate alla “testa”: capacità di applicazione e notevole sagacia nella interpretazione tattica dei match.

Kasatkina chiude il suo ottimo 2018 con un saldo match vinti/persi di 42/24. Tutto sembra filare per il verso giusto e ci si chiede se potrà ancora crescere in classifica diventando parte stabile dell’elite del tennis femminile. E invece il 2019 si rivela un annus horribilis. Senza che ci siano particolari problemi fisici (almeno a quanto mi risulta), il rendimento crolla: appena 13 vittorie e 29 sconfitte, con inevitabili conseguenze sul ranking. Queste la posizioni in classifica di fine anno dal 2015 in poi: 72, 27, 24, 10, 69.

Una involuzione difficilmente spiegabile se non per una improvvisa difficoltà mentale, che la porta ad affrontare i match con meno fiducia ma anche con meno grinta. Nel 2020 le cose non cambiano in modo significativo, anche perché non è nemmeno fortunata. Dopo quasi due anni, nel mese di marzo, a Lione torna a raggiungere una semifinale (sconfitta da Friedsam): potrebbe essere un punto di svolta, ma a quel punto la pandemia blocca tutto, fermando l’ipotesi di risalita.

A Roma 2020 altro momento potenzialmente importante. Kasatkina sembra ritrovata, e finalmente gioca bene contro una avversaria di altissimo livello: affronta alla pari Vika Azarenka, reduce dalla finale allo US Open e dal 6-0 6-0 dato a Kenin. Ma durante il tiebreak del primo set, Daria compie una scivolata in avanti e il piede si blocca contro il nastro della linea del servizio: distorsione alla caviglia e ritiro forzato. A questo punto ormai solo il 2021 potrà darci indicazioni attendibili. Magari la pausa forzata causata dal Covid le permetterà di ricaricare le batterie, ritrovando le energie fisiche ma soprattutto agonistiche.

Rispetto all’articolo del 2016 avevo dimenticato le parole che avevo dedicato a Kasatkina, ma tutto sommato mi pare calzino con quanto accaduto. Avevo scritto: “Quando si ha la “testa” si possiede l’aspetto fondamentale del tennis; e dalla sua storia si intuisce che dietro i successi c’è la capacità di applicarsi in modo molto serio e scrupoloso alla professione. Dovessi ipotizzare cosa mi preoccupa in chiave futura, direi il rischio di consumarsi prima del tempo proprio sul piano nervoso, visto che una giocatrice come lei non ha i colpi per spazzare via le avversarie, ma deve batterle attraverso l’impegnativa strada del logoramento progressivo. Può capitare che a lungo andare questi sforzi di attenzione e concentrazione presentino il conto”.

Jelena Ostapenko
Probabilmente della generazione 97 Ostapenko è stata la giocatrice più imprevedibile. Bastano un paio di date per spiegarlo; il nostro articolo di riferimento è uscito nel novembre 2016. Ebbene, sei mesi dopo Jelena avrebbe vinto il suo primo torneo. Che però non era un torneo qualsiasi, ma direttamente uno Slam: il Roland Garros 2017.

A cavallo fra maggio e giugno 2017 Ostapenko vive due settimane eccezionali proprio mentre sta per compiere 20 anni. Gioca la semifinale il giorno del suo compleanno (è nata l’8 giugno 1997) e curiosamente ha di fronte una avversaria nata lo stesso giorno: Timea Bacsinszky (nata l’8 giugno 1989). Jelena vince il match e due giorni dopo si fa il miglior regalo possibile per i suoi freschi 20 anni: batte in finale Simona Halep, rimontando da una situazione nella quale Halep sembra avere la partita in pugno (4-6, 6-4, 6-3).

E così conquista il Major da numero 47 del ranking, sorprendendo il mondo del tennis. Stupisce per il coraggio e la sfrontatezza con cui gioca i punti importanti: sembra immune dalla paura e dal braccino. Sull’onda di questo successo Ostapenko non solo sale in classifica sino a entrare in Top 10, ma continua a offrire prestazioni di livello per un anno e mezzo. Ricordo per esempio i quarti di finale raggiunti a Wimbledon 2017 e la semifinale sempre a Wimbledon nell’anno successivo. E anche la finale a Miami 2018 persa contro Sloane Stephens.

Nell’agosto 2018, è ancora in Top 10, ma sta per concludersi la stagione della spensieratezza. Ormai per lei non è più possibile scendere in campo senza avere nulla da perdere, come quando era quasi sconosciuta. E quanto la pressione possa diventare difficile da gestire lo sperimenta sulla propria pelle al Roland Garros 2018, affrontato da campionessa in carica: perde al primo turno dalla numero 63 Kozlova per 7-5, 6-3, in un match nel quale finisce per essere sopraffatta dallo stress.

Nella seconda metà del 2018 il suo tennis perde di sostanza, penalizzato dall’alto numero di errori non forzati. E fino all’ottobre 2019 (quando arriva in finale a Linz e vince in Lussemburgo) non riesce a vincere più di due match di fila. Di conseguenza esce dalle prime 30 del ranking.

La descrizione del suo tennis la prendo dall’articolo dedicato esclusivamente a lei, uscito nel marzo del 2016: “Il suo modo di condurre lo scambio a volte è ancora particolarmente istintivo: conta soprattutto il singolo colpo rispetto alla costruzione del palleggio attraverso una sequenza articolata tatticamente. In sostanza Ostapenko è soprattutto una colpitrice in grado di fare punto con i due fondamentali da fondo campo in qualsiasi momento dello scambio, ma non sempre è ponderata la scelta su quando affidarsi a soluzioni definitive e quando invece interlocutorie. Il servizio è forse un po’ inferiore a dritto e rovescio: una buona prima, precisa e varia nelle direzioni, ma una seconda migliorabile, con a volte la tendenza al doppio fallo”.

A distanza di tempo la descrizione del servizio suona come un eufemismo, visto che ci sono state partite nelle quali i doppi falli si sono trasformati in una zavorra insostenibile, e in generale è emersa spesso la difficoltà a tenere i propri turni di battuta, a causa di un colpo non all’altezza.

Seconda citazione (articolo del novembre 2016): “Fra le giocatrici del 1997, Ostapenko in questo momento mi sembra quella più indietro sul piano della maturazione, non solo tecnica ma anche tattica. Avrà la forza (e la voglia) di migliorarsi? Insieme a Osaka condivide la superiore velocità di palla nei colpi da fondo campo, ma non ha la stessa incisività al servizio”.

Oggi Jelena vanta nel proprio palmarès uno Slam, una partecipazione al Masters, una finale a Miami, una semifinale a Wimbledon e un paio di International vinti. Insomma, direi che i traguardi raggiunti pochi mesi dopo hanno smentito il mio scetticismo.

Per chiudere riprendo una parte dedicata al suo futuro come professionista: “Ostapenko ha mostrato in diverse occasioni di possedere un “caratterino”. Di per sé non credo sarebbe un serio problema, se non interferisse con il suo rendimento; invece a me pare che questo sia il sintomo di un atteggiamento non del tutto maturo verso il tennis, in campo e fuori. Credo che a questi livelli per compiere il salto di qualità occorra un approccio verso la professione più responsabile, che non è da tutti avere. Tutto questo senza pretendere di dare giudizi morali, considerato che stiamo parlando di teenager”.

Direi che qualche difficoltà legata al suo modo di affrontare il tennis l’ha avuta. Per esempio nei rapporti con i coach: ne ha cambiati parecchi, con attriti frequenti e senza trovare stabilità a lungo termine. La sua prima insegnante e allenatrice è stata la madre (ex top 10 nella classifica nazionale URSS, e poi maestra di tennis). I migliori risultati Jelena li ha raggiunti quando ha avuto come guida tecnica due ex giocatrici ritirate da pochi anni. Al Roland Garros 2017 la allenava la 35enne Anabel Medina Garrigues. Quando invece ha vinto nel 2019 in Lussemburgo al suo angolo c’era la 36enne Marion Bartoli. Ecco, perché mi viene da pensare che il profilo più adatto ad affiancarla tecnicamente potrebbe essere una figura con un curriculum simile a Medina e Bartoli.

a pagina 3: Naomi Osaka e Ana Konjuh

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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