Lettere al direttore: Sonego non è Berrettini ma farà più progressi. Ci sarà un altro Federer? Con chi uscirei a cena dei top 3?

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Lettere al direttore: Sonego non è Berrettini ma farà più progressi. Ci sarà un altro Federer? Con chi uscirei a cena dei top 3?

Ancora sui biglietti di Roma. L’obbligo di tesserarsi per giocare al club. Rovesci monomani. I n.1 più perdenti in finale. 11 domande curiose: Federer, Nadal e Djokovic e le mogli. Quali i tennisti più maleducati, simpatici, noiosi? E i giornalisti?

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Lorenzo Sonego - ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Avevo sospeso le mie risposte alle lettere al direttore perché da metà agosto è ripartito il tennis con un torneo dopo l’altro, e l’attualità del Masters 1000 di Cincinnati-New York, l’US Open, Roma, Roland Garros, Vienna, Bercy, ha preso il sopravvento. Si sono accumulate diverse domande che mi sono state rivolte in tanti momenti. Ne ho parecchie altre ferme, cui risponderò prossimamente. Quando si saranno concluse le finali ATP di Londra (che dovremo seguire nell’ormai tristemente consueto modalità Covid: da casa…) voi potete immaginare che i vostri quesiti avranno più pronta risposta…

Attenzione: la priorità verrà data alle domande più brevi. Intanto ho deciso, al fondo dell’odierna rubrica, di rispondere ad alcune che mi sono state rivolte a bruciapelo in diverse circostanze. Continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com


In questi ultimi tempi si è parlato più di Sonego che di Berrettini. Il torinese ha fatto più risultati nel 2020 rispetto al romano che ha vinto soltanto 10 partite. Ma chi è il più forte del due? Chi la convince di più in prospettiva? Si può pensare a loro come a 2 possibili top-ten per il 2021? (Carlo Gori, Empoli)

Non è una risposta semplice, da liquidare in due battute. Però per ora i risultati parlano nettamente a favore di Berrettini che è arrivato fra i primi 10 del mondo e alle finali Masters ATP di Londra, come non era più accaduto a nessun italiano negli ultimi 40 anni. Non ci si arriva per caso, senza una grandissima continuità ad alto livello. E Matteo c’è riuscito quando fra i top-ten c’erano ancora Nadal, Djokovic e Federer che quei posti non hanno praticamente mai (o quasi mai) mollato negli ultimi 15 anni o quasi. È inevitabile che piano piano, mentre Berrettini e Sonego giocheranno ancora, quei tre fenomeni non ci saranno più ad occupare quelle posizioni.

 

Quindi, almeno in teoria, dovrebbe essere più facile centrare nuovamente quell’obiettivo per Matteo e per la prima volta per Lorenzo. Che di pappa però ne deve ancora mangiare parecchia, perché un conto è fare buoni risultati in quattro tornei, un altro in nove. Oltretutto Lorenzo ha potuto utilizzare anche il successo di Antalya del 2019 nonché la vittoria nel ricco challenger di Genova: è grazie a quelli che ha potuto utilizzare un ranking che gli ha consentito di entrare in diversi tabelloni nei quali non sarebbe stato scontato incontrarci entrare dopo aver perso in 13 degli ultimi 15 tornei al primo turno. E cioè gli ultimi cinque tornei del 2019 e otto dei primi 10 del 2020. Nel quale ci sono stati otto ko interrotti soltanto dal terzo turno a Rio e dal secondo a Roma. A trasformare in positivo la sua annata, facendogli raggiungere il best ranking, sono soprattutto gli ottavi raggiunti a Parigi e la finale di Vienna. Insomma… sono due ottimi tornei (più Rio e più la vittoria di Antalya) a fargli conquistare il best ranking.

Fra un infortunio, il Covid e qualche tabellone certo meno “simpatico” di un anno fa, Matteo ha giocato quest’anno soltanto 15 partite ufficiali: ne ha vinte nove e perse sei. Certo non un ruolino di marcia da top-ten. Ma andando a rileggere i risultati dell’anno scorso Berrettini ha meritato quei traguardi raggiunti, anche se qualche smemorato oggi pare metterlo in dubbio. Occorre fare un po’ di ripasso storico. Matteo ha avuto grandi meriti – non ho cambiato idea un anno dopo – seppur accompagnati anche da un po’ di fortuna. La fortuna è sempre una componente importante e negli Slam è stata più dalla parte di Matteo che contro. Alle semifinali dell’US Open, il suo bottino più cospicuo, Matteo, testa di serie n.24, è giunto senza battere nessuno dei primi 12 tennisti del mondo (Gasquet, Thompson, Popyrin, Rublev, Monfils n.13). Salvo Rublev (che non era ancora quello del 2020) e Monfils non sono stati avversari irresistibili. Però quelle due vittorie valgono tanto, non sono banali. E la lotta ingaggiata almeno per un set contro Rafa Nadal ha dimostrato che Matteo era davvero competitivo (non si dice la stessa cosa di Sinner quest’anno per quella prima ora e mezzo contro Nadal a Parigi?).

A Wimbledon Matteo era testa di serie n.17, ha battuto Bedene, Baghdatis e Schwartzman (n.24) prima di perdere con Federer negli ottavi, suo secondo miglior bottino di punti. Non c’è dubbio, però – se lo paragoniamo oggi ai risultati di Sonego in un anno condizionato dai pochi tornei “concessi” dal Covid – che Matteo era stato molto continuo nell’arco di uno stesso anno anche in altri tornei: vittoria a Budapest, finale a Monaco, ottavi a Roma, vittoria a Stoccarda, semifinale a Halle, semifinale a Shanghai, semifinale a Vienna. Quindi ha giocato particolarmente bene in almeno nove tornei, i due Slam più altri sette. È ben diverso. Difatti Matteo è salito a n.8. Non si è fermato a n.32 come Lorenzo. Il computer non si sbaglia, anche se non capisce di tennis e di prospettive… motivo per cui non ci può dire dove potrà arrivare Sinner né nel 2021 né nel 2022.

Sonego potrebbe aver margini di progresso superiori a Berrettini. Perché? Perché si muove meglio. E quando uno si muove meglio può più facilmente correggere errori collegati al posizionamento delle gambe. Il rovescio di Berrettini non è facile da migliorare, se Matteo arriva troppo spesso male nella posizione più giusta. Idem la risposta al servizio. In teoria Sonego può invece potenziare dritto e servizio fino ad avvicinare quelli, migliori, di Berrettini, ma ha anche maggiori possibilità di rovesciare il trend di uno scambio perché muovendosi meglio può uscire anche da una situazione difensiva apparentemente compromessa. Per Matteo invece se esce dal comando del gioco diventa molto più difficile riconquistarlo.

Matteo Berrettini – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

I due gemelli diversi, finalmente due italiani con il servizio (e il dritto) e che giocano un tennis d’attacco – Berrettini ricorda un pochino Camporese: anche Omar aveva gran servizio e gran dritto, ma si muoveva maluccio e non aveva un fisico sempre a livello dei migliori – hanno in comune oltre a tanti centimetri d’altezza in linea con il tennis moderno, anche una notevole serietà di intenti, una gran capacità di lavorare, due allenatori intelligenti, seri, dedicati, fedeli… nei secoli! Sono aspetti importanti che inducono a ben sperare e a scommettere su loro continui progressi. Hanno 24 e 25 anni, l’età più giusta per progredire. A Berrettini è mancata la stagione sull’erba nel 2020. Auguro a lui, e a noi tutti, di viverla appieno nel 2021. Sonego aveva vinto un solo match indoor prima dell’exploit di Vienna (laddove il tris di vittorie su Lajovic, Hurkacz e Evans secondo me ha maggior valore dell’exploit ai danni di un Djokovic visibilmente sotto tono).


Buonasera Direttore, in considerazione del fatto che la Vostra testata è stata praticamente l’unica a dare evidenza al problema, vi rendo partecipi della risposta ufficiale fornita dalla FIT a chi, come me, non vuole essere ulteriormente preso in giro e pretende un rimborso economico per i biglietti non usufruiti degli Internazionali.

Da: supervoucher@federtennis.it
Data: 29 settembre 2020 13:42:29 CEST
A: xxx
Oggetto: R: RIMBORSO BIGLIETTI

…Gentile cliente, la Federazione Italiana Tennis, nella conferenza stampa del 8 settembre 2020, è stata chiara nel comunicare che, attualmente, l’unica soluzione di rimborso accordata è tramite il Super …

Temo che alla fine bisognerà procedere per via legale per essere ascoltati.
(Alessandro Fregosi)

25 settembre 2020 – Oggi sono state pubblicate le disposizioni sui supervoucher per il prossimo anno. Neanche una parola sui rimborsi per coloro che non sono interessati. Ma la serietà e l affidabilità della FIT dove sono andate a finire? Ma tutto questo secondo Lei è legale? Cordialmente. (Annamaria Panebianco)

La mia risposta a queste due lettere di Alessandro e Annamaria prese quale esempio di diverse altre che chiedono la stessa cosa non vi sarà purtroppo di alcun aiuto: consultate un legale e sentite cosa vi dice. Magari – anche se non saprei come si faccia ad attivarla – studiate la possibilità di una class action. Via Codacon? In passato per certi altri comportamenti tenuti dalla dirigenza FIT era intervenuto. Temo invece che sia ininfluente giuridicamente il fatto che gli organizzatori Slam e Masters 1000 disputati in data diversa da quella per la quale si erano acquistati i biglietti abbiano restituito il costo anticipato da chi non desideri un voucher per l’avvenire. Ritengo assolutamente ingiusto, direi vergognoso sotto il profilo etico, che la FIT si sia accaparrata quei soldi e non li restituisca. Ma se la FIT abbia o meno appigli legali per potersi comportare così non lo so.


Salve . Le scrivo per una richiesta insolita a cui magari Lei potrà dare risposta. Ha per caso idea di dove io possa trovare, anche pagando un prezzo modico (cioè non oltre una 20ina di €€) un manifesto in buone condizioni che immortali Adriano Panatta nell’atto di battere l’inizio di uno scambio? Tentai una banale ricerca in Rete su ebay ma il solo risultato fu un manifesto pubblicitario che lo ritrae in un diverso frangente di un incontro. La mia richiesta è originata dal ritrovamento, durante la risistemazione delle migliaia di stampati di cui sono in possesso, di un vecchio numero del settimanale satirico “Cuore”, dopo che si era già emancipato dall’Unità, che titola a tutta prima pagina, su sei colonne, ed a caratteri cubitali “ERANO DEVIATI ANCHE I SERVIZI DI PANATTA”, anticipando nell’occhiello “SIETE SICURI DI VOLERE LA VERITA’? PENSATECI BENE” ed iniziando il sommario con la spiegazione (la rivista è del 1991) “COSSIGA, COME TUTTI I MATTI, A SUO MODO RAGIONA BENE: LA STORIA DELLA REPUBBLICA PUZZA COSI’ FORTE CHE E’ MEGLIO SOTTERRARLA […]”. Accoppiando l’immagine di Panatta al titolo della rivista vorrei farne un quadretto che poi appenderei in casa da qualche parte. (Giulio, Rho)

Non ne ho la minima idea, perché non credo ad esempio che la foto di una copertina di un vecchio Matchball che raffigura Panatta al servizio farebbe al caso suo. Manifesti non saprei io davvero dove trovarli. Ma ho copiato questa sua insolita richiesta inviandola a Adriano Panatta. Che secondo me non saprà che pesci pigliare. Ma non si sa mai.

A pagina due: il (giovane) rovescio preferito dal direttore, l’icona Federer e… risposte a bruciapelo

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Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

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Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

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ATP

ATP Dubai, l’entry list: torna Djokovic. Presente anche Sinner

Il numero uno del mondo dovrebbe esserci per l’ATP 500 in programma negli Emirati dal 14 febbraio

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Novak Djokovic con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @NatSportUAE)

Continua la stagione del tennis sul cemento dopo l’Australian Open, e le entry list ci forniscono informazioni interessanti sul futuro di Novak Djokovic. Il numero uno del mondo non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo il fiasco dell’Australian Open ma ha fatto sentire la sua presenza nell’entry list dell’ATP 500 di Dubai, in programma dal 14 febbraio sul cemento degli Emirati. Non è la prima volta per Djokovic nel torneo arabo: Nole l’ha infatti vinto per sei volte, di cui tre consecutive tra il 2009 e il 2011 e una nell’ultimo torneo disputato pre-lockdown (vinse una semifinale tiratissima con Gael Monfils prima di battere Tsitsipas in finale). Negli Emirati Arabi Uniti non è richiesto l’obbligo vaccinale, fattore che favorisce sicuramente la presenza di un Djokovic che vorrà ritrovare ritmo partita in attesa di capire a quali tornei potrà partecipare nel prossimo futuro, se continuerà nella sua decisione di non vaccinarsi.

Non mancheranno i tennisti di alto profilo oltre a Djokovic. Fra questi il campione in carica Aslan Karatsev, che proprio qui l’anno scorso concluse al meglio in finale contro Lloyd Harris una prima parte di stagione fantastica per gioco e risultati. Presenti anche tre Top 10, tra cui il canadese Felix Auger-Aliassime, Andrey Rublev e il nostro Jannik Sinner, che nel 2021 uscì ai quarti proprio contro Karatsev.

 

Anche fuori dai primissimi ci saranno tanti tennisti di alto profilo come Gael Monfils, Roberto Bautista-Agut e Marin Cilic, tutti reduci da buone prestazioni all’Australian Open, e il croato Borna Coric, al ritorno nel Tour dopo mesi di assenza per un infortunio alla spalla. Poca la presenza degli italiani, che oltre Sinner vedranno soltanto Lorenzo Musetti ai nastri di partenza. Il tennista di Carrara ha deciso di saltare lo swing sudamericano su terra per migliorare il suo gioco sul veloce ma si trova a sei ritiri di distanza dall’entrare nel tabellone principale e per ora dovrà disputare le qualificazioni (Dubai fu peraltro il suo primissimo main draw ATP).

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ATP

Australian Open, sinfonia di un perfetto Tsitsipas: Sinner deve arrendersi in tre set [VIDEO]

Prestazione fantastica del greco, che rifila all’italiano una dura lezione. A un bravissimo Jannik non rimane che stringere la mano all’avversario e prendere spunto per migliorare

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Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)
Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)

[4] S. Tsitsipas b. [11] J. Sinner 6-3 6-4 6-2

Un favoloso Stefanos Tsitsipas rifila una dura lezione a Jannik Sinner. Netta vittoria in tre set del giocatore greco, che si dimostra campione di rara qualità qualificandosi per la terza volta alle semifinali dell’Australian Open. Il punteggio, netto, dice tutto: non c’è mai stato equilibrio a causa del livello stellare tenuto da Stefanos per tutta la partita. Tsitsipas ha dominato su tutti i fronti: ha sempre impedito all’italiano di entrare nello scambio, ha servito con altissime percentuali (senza concedere palle break: è solo la seconda volta in carriera che capita a Sinner), è stato puntuale in risposta e dal punto di vista fisico ha avuto una marcia in più. Sinner non ha molto da rimproverarsi: il primo quarto di sempre a Melbourne gli regala diversi spunti di riflessione al fine di capire cosa gli manca per salire ulteriormente di livello, ma in sostanza, quando si incontra un giocatore in stato di grazia come lo Tsitsipas di oggi, c’è solo da stringergli la mano e augurargli buona fortuna per la semifinale, dove incontrerà Medvedev o Auger-Aliassime.

LA PARTITA – Nel primo set, parte subito molto bene dai blocchi Tsitsipas, che fa subito il break al secondo game (pur con la collaborazione di Sinner). Si capisce fin dalle prime battute che il greco non è nella versione combattiva ma fallosa vista contro Taylor Fritz due giorni prima. Stefanos è una vera e propria furia: il servizio efficiente impedisce a Sinner di entrare nello scambio, e la capacità di comandare il gioco con il diritto – soprattutto dall’angolo sinistro – permette al greco di scappare via nel primo set e di chiuderlo 6-3 senza permettere mai all’italiano di arrivare a parità. Nel terzo game del secondo set, con uno splendido rovescio dal centro del campo, si guadagna una palla break. Aggressivo con la risposta, Stefanos mette subito il piede avanti strappando subito il servizio all’italiano. A quel punto inizia a piovere e la partita viene sospesa per una ventina di minuti, il tempo di chiudere il tetto della Rod Laver Arena.

 

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L’interruzione non deconcentra Tsitsipas, sospinto anche da una gran quantità di tifosi greci sugli spalti. Impressionante il dinamismo e il timing sulla palla, il quale toglie sempre il tempo a Sinner, che sul ritmo da fondocampo di certo non è l’ultimo arrivato. Stefanos rifiuta regolarmente lo scambio lungo e impedisce a Jannik di entrare in partita veramente. Sinner prova a rimanere attaccato tenendo il servizio, sperando in un calo del greco che però non arriva. Stefanos serve per il secondo set sul 5-4 due prime palle vincenti, poi una risposta di rovescio in rete a una seconda porta Stefanos a due set point. Sinner ha una fiammata con il diritto per cancellarne una; poi commette uno dei pochissimi errori forieri di qualche rimpianto, mettendo fuori un diritto dopo aver risposto ottimamente. Tsitsipas sale quindi due set a zero ed è sempre in controllo del match grazie anche alla sua qualità in risposta: quando Jannik non mette la prima, il greco divora la pallina e mette in difficoltà il nostro. Nel terzo game del terzo set, Tsitsipas arriva a due palle break con questo passante di rovescio lungo linea da cineteca.

Jannik, tramortito, mette in rete un diritto ed è subito break per il greco (2-1). Nel game successivo, l’altoatesino prova una disperata reazione e per la prima volta arriva a parità sul servizio dell’avversario; ma quello gioca una volée di rovescio sulla linea e poi è ingiocabile con servizio e diritto per salire 3-1. Da lì in poi la partita si chiude in un amen, con Sinner che perde nuovamente il servizio e Tsitsipas che si invola verso la vittoria.

LE PAROLE A CALDO – Queste alcune dichiarazioni rilasciate da Tsitsipas a caldo intervistato da Jim Courier sulla Rod Laver Arena. “Ho cercato di concentrarmi sui miei colpi migliori. Sono felicissimo di come ho servito, di come ho giocato a rete. La tattica ha funzionato. Sarà meraviglioso tornare in campo su questa arena e poter godere del supporto di questo pubblico. L’interruzione per il meteo? Sono rimasto concentrato. Col tetto chiuso sono cambiate le condizioni, più veloci, la palla non rimbalzava più come prima ma mi sono adattato e ha funzionato. Il gomito? Il medico mi ha detto che non si aspettava di vedermi giocare in Australia, sono contento di aver dimostrato che si sbagliava, ma lo devo ringraziare per avermi rimesso in sesto”.


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