Lettere al direttore: Sonego non è Berrettini ma farà più progressi. Ci sarà un altro Federer? Con chi uscirei a cena dei top 3?

Focus

Lettere al direttore: Sonego non è Berrettini ma farà più progressi. Ci sarà un altro Federer? Con chi uscirei a cena dei top 3?

Ancora sui biglietti di Roma. L’obbligo di tesserarsi per giocare al club. Rovesci monomani. I n.1 più perdenti in finale. 11 domande curiose: Federer, Nadal e Djokovic e le mogli. Quali i tennisti più maleducati, simpatici, noiosi? E i giornalisti?

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Lorenzo Sonego - ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Avevo sospeso le mie risposte alle lettere al direttore perché da metà agosto è ripartito il tennis con un torneo dopo l’altro, e l’attualità del Masters 1000 di Cincinnati-New York, l’US Open, Roma, Roland Garros, Vienna, Bercy, ha preso il sopravvento. Si sono accumulate diverse domande che mi sono state rivolte in tanti momenti. Ne ho parecchie altre ferme, cui risponderò prossimamente. Quando si saranno concluse le finali ATP di Londra (che dovremo seguire nell’ormai tristemente consueto modalità Covid: da casa…) voi potete immaginare che i vostri quesiti avranno più pronta risposta…

Attenzione: la priorità verrà data alle domande più brevi. Intanto ho deciso, al fondo dell’odierna rubrica, di rispondere ad alcune che mi sono state rivolte a bruciapelo in diverse circostanze. Continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com


In questi ultimi tempi si è parlato più di Sonego che di Berrettini. Il torinese ha fatto più risultati nel 2020 rispetto al romano che ha vinto soltanto 10 partite. Ma chi è il più forte del due? Chi la convince di più in prospettiva? Si può pensare a loro come a 2 possibili top-ten per il 2021? (Carlo Gori, Empoli)

Non è una risposta semplice, da liquidare in due battute. Però per ora i risultati parlano nettamente a favore di Berrettini che è arrivato fra i primi 10 del mondo e alle finali Masters ATP di Londra, come non era più accaduto a nessun italiano negli ultimi 40 anni. Non ci si arriva per caso, senza una grandissima continuità ad alto livello. E Matteo c’è riuscito quando fra i top-ten c’erano ancora Nadal, Djokovic e Federer che quei posti non hanno praticamente mai (o quasi mai) mollato negli ultimi 15 anni o quasi. È inevitabile che piano piano, mentre Berrettini e Sonego giocheranno ancora, quei tre fenomeni non ci saranno più ad occupare quelle posizioni.

 

Quindi, almeno in teoria, dovrebbe essere più facile centrare nuovamente quell’obiettivo per Matteo e per la prima volta per Lorenzo. Che di pappa però ne deve ancora mangiare parecchia, perché un conto è fare buoni risultati in quattro tornei, un altro in nove. Oltretutto Lorenzo ha potuto utilizzare anche il successo di Antalya del 2019 nonché la vittoria nel ricco challenger di Genova: è grazie a quelli che ha potuto utilizzare un ranking che gli ha consentito di entrare in diversi tabelloni nei quali non sarebbe stato scontato incontrarci entrare dopo aver perso in 13 degli ultimi 15 tornei al primo turno. E cioè gli ultimi cinque tornei del 2019 e otto dei primi 10 del 2020. Nel quale ci sono stati otto ko interrotti soltanto dal terzo turno a Rio e dal secondo a Roma. A trasformare in positivo la sua annata, facendogli raggiungere il best ranking, sono soprattutto gli ottavi raggiunti a Parigi e la finale di Vienna. Insomma… sono due ottimi tornei (più Rio e più la vittoria di Antalya) a fargli conquistare il best ranking.

Fra un infortunio, il Covid e qualche tabellone certo meno “simpatico” di un anno fa, Matteo ha giocato quest’anno soltanto 15 partite ufficiali: ne ha vinte nove e perse sei. Certo non un ruolino di marcia da top-ten. Ma andando a rileggere i risultati dell’anno scorso Berrettini ha meritato quei traguardi raggiunti, anche se qualche smemorato oggi pare metterlo in dubbio. Occorre fare un po’ di ripasso storico. Matteo ha avuto grandi meriti – non ho cambiato idea un anno dopo – seppur accompagnati anche da un po’ di fortuna. La fortuna è sempre una componente importante e negli Slam è stata più dalla parte di Matteo che contro. Alle semifinali dell’US Open, il suo bottino più cospicuo, Matteo, testa di serie n.24, è giunto senza battere nessuno dei primi 12 tennisti del mondo (Gasquet, Thompson, Popyrin, Rublev, Monfils n.13). Salvo Rublev (che non era ancora quello del 2020) e Monfils non sono stati avversari irresistibili. Però quelle due vittorie valgono tanto, non sono banali. E la lotta ingaggiata almeno per un set contro Rafa Nadal ha dimostrato che Matteo era davvero competitivo (non si dice la stessa cosa di Sinner quest’anno per quella prima ora e mezzo contro Nadal a Parigi?).

A Wimbledon Matteo era testa di serie n.17, ha battuto Bedene, Baghdatis e Schwartzman (n.24) prima di perdere con Federer negli ottavi, suo secondo miglior bottino di punti. Non c’è dubbio, però – se lo paragoniamo oggi ai risultati di Sonego in un anno condizionato dai pochi tornei “concessi” dal Covid – che Matteo era stato molto continuo nell’arco di uno stesso anno anche in altri tornei: vittoria a Budapest, finale a Monaco, ottavi a Roma, vittoria a Stoccarda, semifinale a Halle, semifinale a Shanghai, semifinale a Vienna. Quindi ha giocato particolarmente bene in almeno nove tornei, i due Slam più altri sette. È ben diverso. Difatti Matteo è salito a n.8. Non si è fermato a n.32 come Lorenzo. Il computer non si sbaglia, anche se non capisce di tennis e di prospettive… motivo per cui non ci può dire dove potrà arrivare Sinner né nel 2021 né nel 2022.

Sonego potrebbe aver margini di progresso superiori a Berrettini. Perché? Perché si muove meglio. E quando uno si muove meglio può più facilmente correggere errori collegati al posizionamento delle gambe. Il rovescio di Berrettini non è facile da migliorare, se Matteo arriva troppo spesso male nella posizione più giusta. Idem la risposta al servizio. In teoria Sonego può invece potenziare dritto e servizio fino ad avvicinare quelli, migliori, di Berrettini, ma ha anche maggiori possibilità di rovesciare il trend di uno scambio perché muovendosi meglio può uscire anche da una situazione difensiva apparentemente compromessa. Per Matteo invece se esce dal comando del gioco diventa molto più difficile riconquistarlo.

Matteo Berrettini – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

I due gemelli diversi, finalmente due italiani con il servizio (e il dritto) e che giocano un tennis d’attacco – Berrettini ricorda un pochino Camporese: anche Omar aveva gran servizio e gran dritto, ma si muoveva maluccio e non aveva un fisico sempre a livello dei migliori – hanno in comune oltre a tanti centimetri d’altezza in linea con il tennis moderno, anche una notevole serietà di intenti, una gran capacità di lavorare, due allenatori intelligenti, seri, dedicati, fedeli… nei secoli! Sono aspetti importanti che inducono a ben sperare e a scommettere su loro continui progressi. Hanno 24 e 25 anni, l’età più giusta per progredire. A Berrettini è mancata la stagione sull’erba nel 2020. Auguro a lui, e a noi tutti, di viverla appieno nel 2021. Sonego aveva vinto un solo match indoor prima dell’exploit di Vienna (laddove il tris di vittorie su Lajovic, Hurkacz e Evans secondo me ha maggior valore dell’exploit ai danni di un Djokovic visibilmente sotto tono).


Buonasera Direttore, in considerazione del fatto che la Vostra testata è stata praticamente l’unica a dare evidenza al problema, vi rendo partecipi della risposta ufficiale fornita dalla FIT a chi, come me, non vuole essere ulteriormente preso in giro e pretende un rimborso economico per i biglietti non usufruiti degli Internazionali.

Da: supervoucher@federtennis.it
Data: 29 settembre 2020 13:42:29 CEST
A: xxx
Oggetto: R: RIMBORSO BIGLIETTI

…Gentile cliente, la Federazione Italiana Tennis, nella conferenza stampa del 8 settembre 2020, è stata chiara nel comunicare che, attualmente, l’unica soluzione di rimborso accordata è tramite il Super …

Temo che alla fine bisognerà procedere per via legale per essere ascoltati.
(Alessandro Fregosi)

25 settembre 2020 – Oggi sono state pubblicate le disposizioni sui supervoucher per il prossimo anno. Neanche una parola sui rimborsi per coloro che non sono interessati. Ma la serietà e l affidabilità della FIT dove sono andate a finire? Ma tutto questo secondo Lei è legale? Cordialmente. (Annamaria Panebianco)

La mia risposta a queste due lettere di Alessandro e Annamaria prese quale esempio di diverse altre che chiedono la stessa cosa non vi sarà purtroppo di alcun aiuto: consultate un legale e sentite cosa vi dice. Magari – anche se non saprei come si faccia ad attivarla – studiate la possibilità di una class action. Via Codacon? In passato per certi altri comportamenti tenuti dalla dirigenza FIT era intervenuto. Temo invece che sia ininfluente giuridicamente il fatto che gli organizzatori Slam e Masters 1000 disputati in data diversa da quella per la quale si erano acquistati i biglietti abbiano restituito il costo anticipato da chi non desideri un voucher per l’avvenire. Ritengo assolutamente ingiusto, direi vergognoso sotto il profilo etico, che la FIT si sia accaparrata quei soldi e non li restituisca. Ma se la FIT abbia o meno appigli legali per potersi comportare così non lo so.


Salve . Le scrivo per una richiesta insolita a cui magari Lei potrà dare risposta. Ha per caso idea di dove io possa trovare, anche pagando un prezzo modico (cioè non oltre una 20ina di €€) un manifesto in buone condizioni che immortali Adriano Panatta nell’atto di battere l’inizio di uno scambio? Tentai una banale ricerca in Rete su ebay ma il solo risultato fu un manifesto pubblicitario che lo ritrae in un diverso frangente di un incontro. La mia richiesta è originata dal ritrovamento, durante la risistemazione delle migliaia di stampati di cui sono in possesso, di un vecchio numero del settimanale satirico “Cuore”, dopo che si era già emancipato dall’Unità, che titola a tutta prima pagina, su sei colonne, ed a caratteri cubitali “ERANO DEVIATI ANCHE I SERVIZI DI PANATTA”, anticipando nell’occhiello “SIETE SICURI DI VOLERE LA VERITA’? PENSATECI BENE” ed iniziando il sommario con la spiegazione (la rivista è del 1991) “COSSIGA, COME TUTTI I MATTI, A SUO MODO RAGIONA BENE: LA STORIA DELLA REPUBBLICA PUZZA COSI’ FORTE CHE E’ MEGLIO SOTTERRARLA […]”. Accoppiando l’immagine di Panatta al titolo della rivista vorrei farne un quadretto che poi appenderei in casa da qualche parte. (Giulio, Rho)

Non ne ho la minima idea, perché non credo ad esempio che la foto di una copertina di un vecchio Matchball che raffigura Panatta al servizio farebbe al caso suo. Manifesti non saprei io davvero dove trovarli. Ma ho copiato questa sua insolita richiesta inviandola a Adriano Panatta. Che secondo me non saprà che pesci pigliare. Ma non si sa mai.

A pagina due: il (giovane) rovescio preferito dal direttore, l’icona Federer e… risposte a bruciapelo

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ATP

Berrettini inizia bene al Queen’s: vittoria in due tie-break su Travaglia

Altri due tie-break dopo la sfida di Roma 2020, ancora una volta vinti da Matteo. “Qui sull’erba è tutto diverso, ma ormai sono un giocatore che può fare bene ovunque”. Adesso Paire o Murray

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[1] M. Berrettini b. S. Travaglia 7-6(5) 7-6(4)

Dopo le sconfitte all’esordio di Jannik Sinner e Lorenzo Sonego nel lunedì londinese, anche Matteo Berrettini torna finalmente sull’erba, superficie che nel 2019 gli aveva dato ottime soddisfazioni con il titolo a Stoccarda, le semifinali ad Halle e gli ottavi a Wimbledon. Il favorito del seeding conferma le sue potenzialità erbivore superando in poco meno di due ore Stefano Travaglia. Una vittoria annunciata anche nella sua caratteristica di “complicata” di fronte al connazionale che lo aveva costretto a due tie-break anche lo scorse settembre a Roma.

Se Berretto arriva all’appuntamento dopo un’ottima stagione sulla terra battuta, Stetone è invece in un periodo buio: dalla finale di Melbourne 1, il bilancio riporta 12 sconfitte e una sola vittoria nei main draw. L’obbligo” di vincere dell’uno, la scarsa fiducia dell’altro e il derby non sono gli ingredienti ideali per dar vita a un incontro spettacolare e così è soprattutto nel primo set, sebbene non manchino giocate di tutto rispetto e il saldo winners/unforced sia ampiamente positivo per entrambi. Un saldo in cui pesano naturalmente i servizi, soprattutto per quanto riguarda Matteo che ne ha piazzati 16 vincenti. Male invece di rovescio, il 195 cm di Roma, colpo con cui si è peraltro preso la soddisfazione di chiudere la sfida.

 

IL MATCH – Travaglia entra subito in partita, tiene la battuta e risponde quasi sempre in campo, mentre Berrettini sembra ancora un po’ fermo sulle gambe e cede il primo turno di servizio con quattro gratuiti. Entrambi fanno particolare affidamento sul proprio dritto, cercando di crearsi quante più occasioni favorevoli per spingerlo e proteggendo al contempo il lato sinistro, dal quale sono comunque in grado di far partire slice incisivi, utilizzati anche per aggredire a rete l’altrui rovescio. Un turno di risposta efficace nel settimo gioco, un bel lob bimane e un errore pesante spianano a Matteo la strada per il 4 pari; il dritto di Stefano accusa il colpo, ma il servizio rimette le cose a posto. A dispetto del rientro nel punteggio e di una percentuale sensibilmente maggiore in battuta (che ormai non concede più nulla alla risposta), il n. 9 del mondo non riesce a imporre il proprio gioco quando è in risposta e i due arrivano al tie-break. I due dritti sbagliati grossolanamente nello scambio di mini-break dopo il cambio campo sono sintomatici della tensione. Berrettini arriva per primo a set point, risponde alla prima di Travaglia e poi piazza il drittone vincente – appena il secondo di tutto il set.

All’inizio del secondo parziale, la gara è tra la necessaria reazione di quello sotto nel punteggio e un braccio più sciolto di quello avanti. Malgrado le tante prime in campo da parte di Matteo e il dritto che gli offre il 15-40 in ribattuta, è il n. 88 ATP a mettere le mani sui primi due game – un vantaggio che però svanisce subito, complici qualche errore di troppo e un Berrettini che approfitta al meglio delle seconde avversarie. Il servizio torna subito determinante, con entrambi che preferiscono tirare la prima verso il dritto dell’altro, per andare invece al corpo o verso il rovescio con la seconda.

Un paio di gran dritti romani, una volée incerta e al dodicesimo gioco la prima testa di serie arriva a match point, annullato dal preciso servizio esterno. Ecco allora il quinto tie-break consecutivo tra i due (il primo risale a un torneo Futures), con il doppio fallo marchigiano che manda Matteo avanti 4-2. Dopo una buona risposta, Travaglia si crea l’opportunità di incidere con lo sventaglio per tornare in corsa, ma lo manda largo. Entra allora in scena il passante di rovescio con cui Berrettini si prende l’ultimo punto e avanza al secondo turno in attesa del vincente fra Andy Murray e Benoit Paire.

Non ho sottovalutato Murray neanche nel nostro ultimo confronto a Shanghai 2019“, ha detto Matteo in conferenza rispondendo alla domanda di un cronista inglese e sottolineando la sua stima per l’ex numero uno britannico. Sul match di oggi, e in generale sul passaggio dalla terra all’erba, si è espresso così. “Credo di aver giocato più vincenti sulla terra che oggi” – ha detto col sorriso, ma pur considerando la differenza di lunghezza dei match (i 55 vincenti contro Djokovic li ha giocati in quattro set, oggi ne ha giocati solo due) la sensazione è che l’adattamento sia ancora in fase iniziale. “Ormai penso di essere un giocatore che gioca bene ovunque, ma è vero che qui cambia tutto. Sì, già oggi mi sono buttato di più a rete, ma devo sapere che la palla mi ritornerà più rapidamente: se l’avversario incoccia il passante…“.

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Flash

Steve Flink: “Il terzo set di Djokovic-Nadal al Roland Garros è stato il più bello della loro rivalità”

Ultimo video con il Direttore Scanagatta: Djokovic può fare il Grande Slam? La doppietta di Krejcikova e i difetti caratteriali di Zverev

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Rafael Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (ph. ©Cédric Lecocq _ FFT)

Quella del 2021 è stata un’edizione del Roland Garros con tanti spunti e altrettanti momenti da ricordare, non c’è dubbio. Ubaldo Scanagatta e Steve Flink hanno provato a fare il punto, spaziando dalle grandi rimonte di Djokovic all’interruzione del regno di Rafa Nadal, con uno sguardo anche a Wimbledon già imminente. Di seguito il video:

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

1:14 – Su Djokovic-Nadal. Ubaldo: “Il terzo set è stato uno dei migliori set che abbia mai visto e anche Djokovic lo ha evidenziato come uno dei suoi migliori match giocati al Roland Garros”. Flink: “Nel primo set erano entrambi nervosi, non è stato un grande set, il secondo è stato giocato molto bene, il terzo è stato il miglior set che abbiano giocato l’uno contro l’altro, nel quarto Djokovic ha giocato benissimo mentre Nadal era esausto. È stata una grande performance da parte di Djokovic, una fantastica rimonta e un terzo set che tutti noi ricorderemo”. Ubaldo: “Nel terzo set ci sono stati sette game ai vantaggi, entrambi hanno avuto break point. Per quanto concerne le emozioni non potevamo chiedere di meglio, un ritmo e una intensità incredibili”.

 

4:40 – Flink: “Chiunque avesse vinto il terzo set avrebbe portato a casa il match”. Ubaldo: “Quando hanno iniziato il tie-break del terzo set la sensazione è stata la stessa. L’inizio del quarto set stava per smentirci, ma poi Djokovic ha vinto sei game di fila”. Flink: “Rafa sembrava una po’ scoraggiato, non sembrava avere la stessa fiducia in sé stesso che di solito lo contraddistingue”.

08:40 – Flink: “Djokovic ha fatto un gran lavoro sia agli Australian Open che a Parigi. L’anno scorso la sua priorità era il record di settimane da numero 1 e lo ha ottenuto, quest’anno il suo obiettivo era di vincere tutti e quattro gli Slam e ha conquistato i primi due dell’anno”.

09:40 – Sulla finale con Tsitsipas. Flink: “La partita è cambiata nel momento in cui ha fatto il break del 3-1 nel terzo set in quel game molto combattuto, da lì in avanti non hai più avuto problemi nei suoi turni di servizio”. Ubaldo: “A volte Tsitsipas gioca bene all’inizio e poi perde un po’ la concentrazione, ma da quel momento Djokovic non ha concesso più nulla”.

11:50 – Ubaldo: “Ci sono stati due Djokovic. Quello contro Nadal è stato molto emozionante, le urla, le grida, l’incoraggiarsi. In finale invece è stato un po’ piatto all’inizio, come se fosse stanco e volesse conservare le energie. Anche dopo la vittoria è stato molto calmo”.

17:00 – Flink: “Djokovic ricorderà questo torneo principalmente per il match contro Nadal, ma anche per aver trovato il modo di vincere questa finale dopo essersi trovato due set in svantaggio, anche se non era ispirato come lo era contro Nadal”.

18:50 – Ubaldo: “Djokovic è stato criticato per il suo modo di comportarsi contro Berrettini, quando ha urlato prima e dopo il match point. Nadal e Federer non si sarebbero mai comportati in quel modo”. Flink: “Aveva un sacco di emozioni represse nel match contro Berrettini. È una questione di personalità, esprime le sue emozioni ma è anche una persona cortese. Penso che i media e i fan lo prendano di mira. Non gli danno abbastanza credito per le sue qualità”.

24:45 – Su Tsitsipas-Zverev: Ubaldo: “Quando Zverev si avvicina alla rete e non sta troppo a fondocampo è il miglior atleta tra i giovani, insieme a Tsitsipas. È molto pericoloso sia con il dritto che con il rovescio”. Flink: “Concordo, e se Zverev avesse fatto il break nel primo game del quinto set avrebbe affrontato lui Djokovic in finale invece di Tsitsipas”.

26:00 – Sulla performance di Zverev: “Non puoi giocare in quel modo e poi lamentarti, non puoi permettere che uno come Tsitsipas vada due set sopra. Non credo lui abbia il giusto temperamento, perché si trova spesso in situazioni simili”.

28:20 – Sulle possibilità del Grande Slam. Ubaldo: “Adesso tutti parlano della possibilità di Djokovic di vincere tutti e quattro gli Slam, e per me è il favorito a Wimbledon, dove ha già vinto cinque volte, e probabilmente lo sarà anche allo US Open. Zverev forse è l’unico vero avversario di Novak a Wimbledon”. Flink: “Concordo con te, ma ricordiamoci del 2016, quando era nella stessa situazione di oggi e perse al terzo turno contro Querrey per eccesso di confidenza. Sarei molto sorpreso se una cosa del genere si ripetesse. Non sentirà la pressione a Wimbledon, mentre potrebbe avvertirla allo US Open”.

34:45 – Sul torneo femminile. Flink: “Speravo vincesse Sakkari, perché è dinamica sul campo, si muove bene ed è divertente da vedere in campo. Krejcikova e Pavlyuchekova hanno giocato una finale di buona qualità”. Ubaldo: “Principalmente il terzo set, perché nei primi due set non hanno mai giocato bene nello stesso momento”. Flink: “Krejcikova dovrebbe essere orgogliosa di quello che ha fatto, ha sconfitto Stephens, Gauff e salvato match point contro Sakkari”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: in ballo per Djokovic c’è il pareggio nei Major con Federer e Nadal, ma anche il Grande Slam

PARIGI – Chi sarà il rivale più agguerrito di Djokovic a Wimbledon? Forse Sascha Zverev. E c’è anche Tokyo, prima dello US Open

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Novak Djokovic con il trofeo - Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

da Parigi, il Direttore

Quanto è difficile vincere uno Slam? Chiedetelo a chi non l’ha mai vinto, certo, ma anche a Novak Djokovic che ne ha vinti 19 e questo diciannovesimo se l’è sudato come forse nessun altro.

Se è vero che in passato Nole aveva vinto due Slam annullando match point a Roger Federer (Us Open 2011 e Wimbledon 2019), qui ha rimontato due volte dopo essere stato sotto due set a zero (Musetti e Tsitsipas), come nella storia degli Slam era accaduto soltanto a Wimbledon, al mousquetaire Henry Cochet nel 1927 (che di rimonte ne fece addirittura tre, nei quarti con Hunter, in semifinale con Tilden e in finale con l’altro moschettiere Borotra annullando sei match point!). Ted Schroeder nel 1949, sempre a Wimbledon, rimontò da 0-2 Gardnar Mulloy al primo turno e poi vinse tre partite al quinto set in cui era in svantaggio, ma sempre di un solo set. Sto andando a memoria, ma non credo mi sia sfuggito altro.

 

Ieri avevo scritto che non sapevo bene per chi tifare, perché c’erano motivi che mi spingevano a sperare in una vittoria di un Young Gen, e altri contrapposti in quella dell’Old Gen. Ovviamente in parecchi non mi hanno creduto. Quanto piace alla gente diffidare sempre e comunque di quanto uno dice e non ha nessun motivo per raccontare balle, mi lascia sempre stupito. Intanto ho potuto constatare che non solo molti di coloro che hanno scritto i loro post si sono espressi per Tsitsipas, ma anche la stragrande maggioranza degli spettatori presenti al Roland Garros era per il tennista greco. Fra questi, oltre naturalmente ai greci nonché ai simpatizzanti per il ricambio generazionale, la gran parte dei tifosi di Nadal e Federer che invece del ricambio non sono fan. A loro un Djokovic a un solo Slam di distanza dai loro campioni, 19 contro 20, non poteva piacere.

Anche se il mio collega e amico Stefano Semeraro, giornalista della Stampa, sottolineava ovviamente scherzando che “anche se Djokovic dovesse giocare contro Hitler… la gente troverebbe modo per fare tifo per il suo avversario!”.

Quello del gap che si sta chiudendo e non è mai stato così ravvicinato è invece proprio il motivo per cui secondo me, al di là dei tifosi di Djokovic che sarebbero stati per lui a prescindere, si poteva tifare per Djokovic anziché per la novità Tsitsipas, primo greco in finale a uno Slam con tutti i bei motivi e le belle storie che si sarebbe trascinato dietro. Il cambio della guardia, il potenziale n.1 che viene da un Paese dove la Federazione è inesistente e l’organizzazione tennistica idem, il Padreterno che bacia certi ragazzi con il talento naturale e non altri, i ragazzi greci che sposeranno il tennis invece che solo il calcio e il basket … e via discorrendo.

La situazione alla vigilia dell’imminente Wimbledon è infatti estremamente stimolante. Non sapete quanti amici mi abbiano già scritto: “Ma Djokovic non è il grande favorito anche a Wimbledon? Lo scriverai che quest’anno potrebbe scapparci il Grande Slam? È già a metà dell’opera e a Wimbledon e US Open non sarà lui il primo favorito? Mica prenderà sempre a pallate un giudice di linea…”.

Ecco, fino a ieri mattina avevo sentito parlare quasi soltanto di possibile 20 a 19, di possibile pareggio a tre fra i Fab 3. Ma già ieri sera l’ipotesi Grande Slam ha preso consistenza e con motivazioni più che plausibili, sebbene quanto accadde a Serena Williams nel 2015 (Vinci…), e quanto è accaduto dal 1969 quando a realizzare lo Slam (il secondo) fu Rod Laver, deve far ritenere che sia diabolicamente difficile realizzare quel che è riuscito due volte a Laver e una a Don Budge (1938 peraltro!).

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Nadal non sembra neppure sicuro al 100 per 100 di giocare a Wimbledon – lo si sussurra ma non ci sono conferme al riguardo – e non so se lo si dica per la sua condizione fisica o per la variante indiana del Covid-19 che preoccupa sempre più chiunque dovrebbe andare a Londra – compreso il sottoscritto, sempre che a qualcuno interessi (so bene che a molti non interessa affatto, tuttavia a me dispiacerebbe mancare il 47° Wimbledon) – Federer ha dato buona prova di sé a Parigi, ma resta una discreta incognita, i più recenti protagonisti primari, da Anderson a Cilic, da Raonic a Murray (tutti ex finalisti) non sembrano valere davvero il Djokovic attuale, Tsitsipas sull’erba lo ricordo sconfitto da Fabbiano, Thiem siamo lì (e poi il Thiem di quest’anno…), Medvedev è il primo a non credere nelle proprie qualità erbivore con quei gesti ampi che si ritrova.

Mi sbaglierò, ma il solo che mi sembrerebbe in questo momento capace di insidiare il miglior Djokovic – a parte un Federer resuscitato – è Sascha Zverev. E, ma un un pochino più sotto – udite udite – il nostro Matteo Berrettini!

Stando così le cose, e ricordando che Nole ha vinto cinque Wimbledon e tre US Open, sono proprio sicuri i fan di Federer e Nadal, che il Grande Slam sia un obiettivo irraggiungibile per un giocatore capace di giocare in 48 ore quasi nove ore di tennis come ha saputo fare Djokovic? Un Djokovic che, oltretutto, arriverà a Wimbledon con un bagaglio pieno di fiducia? Le prove di resistenza, di forza mentale e di garra che ha dato questo giocatore che potrebbe essere più che appagato da una carriera fantastica sono sotto gli occhi di tutti.

Il suo tennis è certamente meno elegante di quello di Federer, è meno originale – anche perché non è mancino – di quello di Nadal, ma i risultati dei prossimi 2/3 anni è più facile che parlino a suo favore che a favore degli altri due.

L’argomento GOAT non mi ha mai entusiasmato, anche se può essere stuzzicante, e al limite nemmeno l’argomento su chi ha vinto più Slam mi pare così importante… perché è vero che ci possono essere state circostanze che hanno favorito più un giocatore che un altro nella conquista di alcuni Major. Si va da chi valuta weak una certa era rispetto a un’altra a chi considera un periodo in cui i rivali erano due e non tre, a chi ha potuto giovarsi di un infortunio di uno degli altri due o di tutti e due, insomma se andiamo a spaccare il capello in quattro potremmo finire per dare ragione ai tifosi dell’uno o dell’altro dei 3 Fab.

Ma se usciamo da questa considerazione poggiate sui numeri, sulle statistiche, sui titoli vinti, sugli head to head (che restano sempre da interpretare correttamente e senza pregiudizi, possono essere influenzati dai periodi storici in cui sono maturati), a me pare che più degli altri Djokovic abbia tre aspetti che giocano decisamente a suo favore:

  • l’età, quello che conta meno seppure sia incontestabile: Nole ha un anno meno di Rafa e sei meno di Roger,
  • il fisico: c’è chi può mettere in dubbio il fatto che lui sia quello più resistente dei tre, il meno soggetto a infortuni?
  • la maggiore adattabilità a tutte le superfici. Djokovic è stato capace di battere pochi giorni fa Nadal sul suo campo, sulla terra rossa, così come è stato capace di battere Federer sul suo giardino.

Sono tra aspetti che, a mio avviso, non si possono contestare. E non si poggiano sul fatto che Djokovic sia il primo tennista dell’era Open – guarda caso – ad aver vinto almeno due Major di tutti i quattro Slam. Roger ha vinto solo una volta a Parigi (anche se è stata tutta colpa di Nadal!), Rafa ha vinto una sola volta l’Australian Open (anche se ci si è messo di mezzo Roger e anche Wawrinka e qualche infortunio).

Con Novak ci sono due campioni di altre epoche: Rod Laver che ha avuto… il torto di fare il primo Grande Slam nel ’62, quando il tennis non era ancora Open, e Roy Emerson che vinse sei Australian Open e due di ciascuno degli altri tre Major per totalizzarne 12: quello restò a lungo il record degli Slam, finché Pete Sampras non lo eguagliò e poi arrivò a quota 14. Una quota che sembrava insuperabile.

Quelli, come dicevo sopra, sono numeri. Non si basano neppure sulla “garra” perché anche gli altri ce l’hanno: l’hanno avuta in finale di Slam qui Lendl nel rimontare due set a McEnroe, Agassi con Medvedev, Gaudio con Coria, fuori di qui Thiem con Zverev

Il resto potrebbe essere una sensazione che io provo e che sono sicuro i fan di Nadal e Federer non condividono: Djokovic ha tutta l’aria di essere il giocatore più completo dei tre. Uno buono per tutte le superfici, per tutte le stagioni. Punti deboli, a parte lo smash (ma ha la fortuna di doverne giocare pochi), non ne ha. Il suo arsenale è vario, di più. Ci ha aggiunto anche una palla corta di rovescio (come quella che ha annullato un set point nel terzo set a Nadal, come quelle che hanno sorpreso Tsitsipas in più d’una occasione) mortifera. E quando parrebbe in leggera crisi, arriva il servizio a sostenerlo. Come contro Nadal. Ma anche con Tsitsipas vi rendete conto quanto aiuta vincere otto game di battuta a zero? Aiuta a rispondere meglio. E ad aumentare la pressione nell’avversario quando serve. Ieri contro Tsitispas rispondeva sempre, salvo che nei primi due set. Poi è diventato una macchina da guerra.

Mi chiedevo, insieme a Steve Flink con il quale abbiamo fatto una altra lunga chiacchierata nel mezzo della notte – ci vorrà un po’ per tradurla… – se Djokovic avesse ragione nel ritenere la sua partita con Nadal una delle sue tre migliori di sempre e questo torneo uno dei tre più significativi di sempre, o fosse invece la sensazione a calda di un torneo comunque effettivamente memorabile. Dovreste sentire che cosa ha detto Steve, perché effettivamente ha detto una cosa che per ora non ho sentito dire da nessun altro e non la voglio anticipare.

Abbiamo parlato anche dei diversi Djokovic che abbiamo visto a Parigi, quello con gli occhi fuori dalle orbite e dai gesti eccessivi visto con Berrettini, prima del match point e subito dopo, e quello Zen, quasi impassibile, neppure esultante a fine rimonta con Tsitsipas. Unica cosa in comune fra le due partite – ma anche in quella con Musetti – il suo “ritiro… psicanalitico” nella toilette dello Chatrier, dal quale tornava sempre un Djokovic molto più vivo, reattivo, scattante, determinato.

Se avesse perso la finale dopo aver battuto il re della terra rossa, quella sarebbe stata per lui forse… una vittoria sprecata. Così invece ne è venuto fuori il torneo perfetto, due rimonte da 0-2, una vittoria su Nadal dal quale a Parigi aveva perso sette volte su otto, una rimonta sul più rampante dei giovani che sognano il cambio della guardia.

Ha vinto un grande torneo. E non sarà certamente l’ultimo. Si tratta soltanto di vedere se il prossimo Slam sarà il suo. E se lo sarà, se il Golden Slam cui ha detto di aspirare il suo coach Marian Vajda, è fra Tokyio e New York una mission impossible oppure no. Io credo che lui sia più solido di nervi rispetto a quanto lo fu Serena Williams nel 2015, se dovesse arrivare a New York in corsa per il Santo Graal. Vedremo, la strada è ancora lunga come dice sempre Sinner… solo che quella del ragazzo della Val Pusteria è lunga davvero, i difetti su cui lavorare sono tanti e i progressi recenti non sono stati troppi. Vi racconterò nei prossimi giorni cosa mi ha detto al proposito Marc Rosset, uno che di tennis capisce parecchio, non solo la medaglia d’oro di Barcellona ’92.

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