Le migliori nazioni sulla terra battuta in Era Open. Nadal guida la Spagna

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Le migliori nazioni sulla terra battuta in Era Open. Nadal guida la Spagna

Quali movimenti tennistici si sono distinti maggiormente sul rosso dal 1968 ad oggi? La Spagna domina, ma avrebbe fatto bene anche senza Nadal

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Archiviato il Roland Garros con l’ennesima vittoria di Nadal, Ubitennis ha tracciato un bilancio delle migliori nazioni per rendimento sulla terra battuta. Pertanto partendo dal dataset messo a disposizione nell’articolo “I migliori giocatori su terra battuta”, si propone un’analisi dei rendimenti per nazione, con una metodologia di tipo “drill down” o di scavo a spirale verso il basso, ove per basso si intendono i primi posti di questa speciale classifica. A tal fine un nuovo dataset è stato creato in modo da poter costruire i punteggi aggregati e verificare i rendimenti nazionali anno per anno.

Come nel pezzo sopracitato, ci si è focalizzati sui cosidetti big titles”, Slam e Masters 1000 (o loro varie iterazioni durante il Grand Prix e l’ATP Tour); a questi è stato aggiunto il torneo olimpico di Barcellona 1992, pesate alla stregua di uno Slam. I tornei pertanto considerati sono stati:

  • Il Roland Garros dal 1968 ad oggi;
  • Lo US Open dal 1975 al 1977;
  • I giochi Olimpici di Barcelona 1992;
  • I tornei di Roma e Montecarlo dal 1970 ad oggi;
  • Il torneo di Amburgo dal 1978 al 2008;
  • Il torneo di Madrid dal 2009 ad oggi;
  • Il torneo di Toronto dal 1972 al 1975 e di nuovo nel 1978;
  • I tornei di Indianapolis e Boston dal 1974 al 1977;
  • Il torneo di Washington dal 1975 al 1977;
  • Il torneo di Forest Hills dal 1982 al 1985.

Per studiare il rendimento per nazione dei suddetti tornei quattro osservazioni sono state compiute:

 
  • Il punteggio totale aggregato ottenuto, con lo stesso sistema di punteggio dello studio precedente: da un lato, 2 punti per una vittoria Slam, 1 per una finale, 0,5 per una semi, 0,25 per un quarto; dall’altro, un punto per una vittoria in un 1000 o Masters Series o Super 9 che dir si voglia, 0,5 per una finale, e 0,25 per una semifinale;
  • Il numero di giocatori che hanno espresso il punteggio totale di una nazione;
  • L’andamento temporale del punteggio aggregato, analizzando i picchi;
  • Il numero di zeri (cioè gli anni senza punti) totalizzati dalle nazioni di punta – insomma, meno zeri un Paese ha ottenuto, meglio è.
Connors, vincitore di 12 titoli su terra verde: ha inciso molto sui picchi USA nel biennio 1976-77

Prima di procedere nell’analisi occorre sgomberare il campo con alcune precisazioni metodologiche. I punteggi aggregati per nazione sono stati costruiti considerando le eredità lasciate dai defunti stati nazionali. Pertanto al punteggio totale della Russia sono stati attribuiti i punteggi dei tennisti dell’ex URSS. Per quanto concerne gli stati smembrati, si è osservato dove avesse la residenza il tennista in questione o che ruolo ricoprisse nell’ambito della federazione tennistica dello stato vigente. Così i punteggi di Jovanovic, Franulovic e Pilic sono stai conteggiati per la Croazia, il punteggio di Mecir per la Slovacchia.

Infine le cosiddette “naturalizzazioni” di tennisti sono state ignorate, e si è considerata la scuola tennistica di origine. Quindi il punteggio di Lendl è stato attribuito interamente alla Repubblica Ceca, quelli di Kriek e Pattison al Sud Africa, Bob Hewitt e l’’azzurro’ Mulligan all’Australia.

Ricordiamo infine che nella stagione 1981 si assegnarono 10,5 punti dati dal fatto che la finale del torneo di Montecarlo non poté concludersi per le ripetute piogge, non assegnando il titolo a nessuno dei due finalisti, Guillermo Vilas e Jimmy Connors. Per chi fosse interessato a fare ulteriori elaborazioni qui sotto riportiamo il link del dataset.

DATASET

Fatte le debite precisazioni, passiamo ad analizzare i risultati.

L’ANALISI

La distribuzione geografica dei punteggi

(clicca per ingrandire)

Da una prima analisi della distribuzione geografica dei punteggi risulta che 41 nazioni hanno ottenuto punti con 255 giocatori in questa speciale classifica del tennis su terra battuta. A farla da padrone è l’emisfero boreale con Spagna, Stati Uniti, Svezia e Repubblica Ceca che hanno ottenuto punteggi tra i 30 e i 140 punti. Unica intrusa l’Argentina, che occupa il quarto posto poco distante dalla Svezia. In grigio possiamo apprezzare le nazioni che non hanno ottenuto alcun punteggio per quanto concerne il tennis su terra battuta.

Tuttavia appare importante capire quanti giocatori hanno espresso le differenti scuole tennistiche capaci di arrivare almeno a una semifinale di un Masters 1000 o a un quarto di finale di uno Slam su terra battuta, sia essa rossa o verde.

Punteggi totali per numero di giocatori

Se consideriamo le nazioni che hanno ottenuto un punteggio superiore a 5,75, ecco che l’analisi si riduce a 19 nazioni:

PaesePunteggio aggregatoN° Giocatori
Spagna13928
USA71,2529
Svezia55,2516
Argentina48,2519
Rep. Ceca33,7511
Svizzera29,755
Francia27,7521
Serbia25,53
Australia15,514
Austria16,254
Germania15,511
Romania14,55
Russia14,7511
Brasile135
Italia11,7511
Croazia118
Cile9,255
Regno Unito8,755
Paesi Bassi63

Nel grafico sottostante è possibile apprezzare i punteggi totali aggregati associati al numero di giocatori che li hanno espressi:

(clicca per ingrandire)

Oltre ai valori astronomici di Spagna e Stati Uniti, colpisce la scuola francese, capace di esprimere 21 giocatori per un totale di 27,75 punti e ad oggi la seconda scuola per numero di anni vuoti con soli 17 zeri nel corso delle 53 stagioni osservate, dietro solamente alla Spagna che ne ha cinque. Anche la scuola argentina si distingue con i suoi 19 giocatori, capaci di portare 48,25 punti, con 21 zeri.

Russia, Germania, Italia e Repubblica Ceca hanno espresso 11 giocatori ma con punteggi sensibilmente diversi specie per quanto concerne quest’ultima. Infine tra le scuole che hanno espresso tra i tre e i cinque giocatori giocatori si osserva chiaramente come Serbia e Svizzera si stacchino dal resto del gruppo, per effetto dei rendimenti dei loro due super campioni (vi lasciamo immaginare quali).

Analisi temporali

Analizziamo adesso le serie temporali delle prime cinque nazioni, ossia di Spagna, USA, Svezia, Argentina, Repubblica Ceca, considerando i rispettivi picchi di rendimento.

(clicca per ingrandire)

Degni di nota sono il picco americano del 1976 con 7,25 punti, composto dai 4 punti di Connors, 1,75 di Solomon, 1,25 di Dibbs, 0,25 di Stockton e quello del 1977 con 6,25 punti, composto da 1,5 di Connors, 0,75 di Solomon, 1 del compianto Gerulaitis, 0,75 di Dibbs, 2 di Gottfried e 0,25 di Stockton.

Nella metà degli anni Settanta vi erano però due stagioni su terra battuta: quella europea e quella nordamericana, per cui i punti disponibili per quelle stagioni erano 20, arrivando ad essere, nella stagione del 1975, il doppio degli attuali 11. Il più recente picco della scuola Statunitense è stato prodotto nel 1992 con 4,25 punti.

Per quanto riguarda i picchi di rendimento dell’Argentina, sono stati realizzati nel 1977, con Vilas a rappresentare la totalità dei 5,25 punti, e nel 2004, con 6 punti ai quali hanno contribuito Gaudio (2), Coria (2,5), Nalbadian(1), Chela (0,25) e Zabaleta (0,25). Ricordiamo anche che al torneo di Amburgo del 2003 la scuola Argentina fu capace di monopolizzare le semifinali del torneo.

Svezia e Repubblica Ceca hanno dominato le stagioni del mattone tritato degli anni Ottanta, le cui vicende ricordano una riedizione della battaglia di Praga del 1648, battaglia mai completamente vinta dagli svedesi, con i cecoslovacchi, capeggiati da Ivan Lendl nei panni di Rudolf Von Colloredo, capaci di ribattere colpo su colpo. L’apice dei rendimenti di quest’ultimi è stato raggiunto nel 1975 con 4,5 punti di un altro illustre Vichingo di nome Bjorn, e nel 1984, anno in cui hanno contribuito Wilander con 3 punti, Sundstrom con un punto, Edberg e Nystrom con 0,25 a testa.

Tuttavia, passata l’ondata vichinga battente bandiera delle tre corone (le cui ultime folate sono state espresse nel 2009 e 2010 dal prode Soderling), “l’armada invencible” è tornata a prendere il sopravvento. Anche togliendo il BIG BANG Nadal, capace di riscrivere le mappe dell’universo tennistico della terra rossa, la Spagna capeggerebbe ugualmente la classifica combinata con 12 punti di vantaggio sugli USA. L’ultimo zero spagnolo nella stagione sul rosso risale al 1987, con i tennisti iberici da allora mai scesi sotto gli 1,25 punti realizzati nelle stagioni 1999 e 2000.

Pertanto destano attenzione i picchi della Spagna delle stagioni 1998 e 2010, con 7,25 punti su 11 disponibili, seguiti dal 1975 con 6 punti su 22 disponibili. Se nel 2010 il fenomeno Nadal apporta 5 punti (nel 1975 Orantes arriva a 5,5, come detto con più tornei a disposizione), per quanto concerne il 1998 non si può esattamente dire che vi sia un giocatore totalmente dominante, perché i punteggi appaiono più distribuiti. Infatti in quella stagione Carlos Moya fece 3 punti, Albert Costa e Alex Corretja 1,5 ciascuno, Felix Mantilla 0,75 e Alberto Berasategui 0,5 punti. Dall’avvento di Nadal la Spagna non è mai scesa al di sotto degli 1,5 punti toccati nel 2015 e 2016 (quando il rendimento del fenomeno di Manacor era condizionato da infortuni), raggiungendo frequenti e ragguardevoli picchi di rendimento.

Aspettando Alcaraz: rendimenti generazionali degli spagnoli

Questo ci porta ad analizzare il rendimento delle generazioni spagnole, mettendo un attimo da parte l’effetto Nadal di cui si è detto ampiamente. Si sono pertanto calcolati i rendimenti aggregati delle generazioni dei tennisti Spagnoli, componendo sette generazioni, che sono le seguenti:

Ecco in seguito i risultati tennistici per generazione.

GenerazioniPerformance
Prima Generazione3,25
Seconda Generazione18,75
Terza Generazione7,5
Quarta Generazione34,25
Quinta Generazione (con Nadal)73
Sesta Generazione2,25
Settima Generazione0

Qui si può osservare che togliendo i punti di Nadal alla quinta generazione, Ferrero, Ferrer, Robredo, Verdasco, Almagro e Andujar avrebbero realizzato 17,25 punti, che è un rendimento molto simile a quello della seconda generazione, ma distribuito su più giocatori. Il grafico sotto riassume i risultati. La migliore generazione spagnola ad avviso di chi scrive è stata la quarta, capace di esprimere nove giocatori pur senza essere in grado di produrre un fenomeno assoluto.

(clicca per ingrandire)

Conclusione

Alla fine di questa analisi basata essenzialmente sui numeri è lecito porsi la seguente domanda: “È meglio avere un supercampione pigliatutto, e attorno a lui qualche buon giovane, o tanti buoni giocatori, in modo tale da avere un prato con erba omogenea e qualche fiorellino?

Pur capendo i media sportivi e non, sempre alla ricerca del fenomeno su cui scrivere storie epiche, alle quali le coscienze degli umani non sanno resistere, colui che scrive propende per la seconda ipotesi, perché consente comunque a un movimento tennistico di essere protagonista con attori differenti, sempre a patto che i risultati siano reali e misurati con metriche omogenee.

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ATP

ATP Indian Wells: il nuovo “maestro” si chiama Cameron Norrie

Norrie risale da un set e un break di svantaggio contro Nikoloz Basilashvili. Si tratta del suo primo titolo Masters 1000. Nella corsa a Torino bisognerà fare i conti anche con lui

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] C. Norrie b. [29] N. Basilashvili 3-6 6-4 6-1

Forse l’immagine più rappresentativa di Cameron Norrie, nuovo vincitore di Masters 1000 che qui a Indian Wells ha iscritto il suo nome per la prima volta nell’albo d’oro del BNP Paribas Open, è quella che lo ritrae immediatamente dopo l’ultimo punto della finale: braccia alzate verso il cielo, ma niente di più, niente lacrime, niente grida di gioia, niente celebrazioni eccessive. Molto British.

In una delle finali più sorprendenti della storia recente dei Masters 1000, Cameron Norrie ha sconfitto in rimonta Nikoloz Basilashvili, demolendo scambio dopo scambio la resistenza del georgiano che verso la fine dei 109 minuti di partita si è andata affievolendo sempre più, probabilmente anche a causa di qualche problema fisico che l’hanno costretto a prendersi una pausa fisiologica nel mezzo del terzo set. “È un problema che ho avuto anche nei precedenti incontri – ha spiegato nella conferenza stampa post match – oggi tuttavia era peggio degli altri giorni. Non voglio dire di cosa si tratta, in ogni modo non avevo più nulla nel serbatoio, lui giocava ottimi colpi piatti di rovescio e con tanta rotazione di diritto, per contrastarlo avrei avuto bisogno di molta più energia, ma oggi proprio non potevo farcela”.

 
Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

E dire che l’inizio del match era stato tutto per Basilashvili: dall’1-3 d’abbrivio Nikokoz aveva messo a segno cinque giochi consecutivi, prendendosi anche un break di vantaggio all’inizio del secondo set sul 2-1 e servizio. La potenza dei suoi colpi sembrava davvero troppa per il tennis di Norrie, incapace di contenere gli straripanti colpi da fondocampo del suo avversario.

Norrie, tuttavia, non ha mollato la presa ed ha continuato a rimandare colpo su colpo provando a inchiodare Basilashvili sulle diagonali per evitare che prendesse il centro del campo per i suoi affondi. Nel decimo game del secondo set il capolavoro del britannico: due punti straordinari per andare 0-30 (una palla corta e un passante di rovescio da fuori dal campo degno di Medvedev) hanno messo sufficiente pressione a Basilashvili per costringerlo a commettere due gratuiti nei punti successivi mandando la partita al terzo set.

Da quel momento il punteggio ha continuato lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso Norrie, che ha controllato il terzo set senza farsi distrarre dal grande traguardo che si stava avvicinando ed ha portato a casa la partita senza esitazioni.

Questa vittoria (la seconda per lui in stagione, dopo quella di Los Cabos, su sei finali raggiunte) vuol dire che Cameron Norrie non solo porta a casa gli 1,2 milioni di dollari del primo premio (meno il 35% di tasse da pagare allo “Zio Sam”), ma ottiene anche il suo best ranking al n. 16 e soprattutto si posiziona al decimo posto della Race To Turin con 2840 punti, proprio davanti a Jannik Sinner che ha 2595 punti e che proverà a superarlo questa settimana al torneo di Anversa. Il britannico diventa quindi un legittimo pretendente a uno degli ultimi posti rimasti per le Nitto ATP Finals di Torino, un pretendente in più con cui il nostro Sinner dovrà fare i conti.

Anche prima del torneo ero tra i giocatori che potevano aspirare ad andare a Torino – ha detto Norrie dopo la vittoria – però non è che ci pensassi molto. Ora mi sono cancellato da Anversa perchè sarebbe stato troppo complicato dopo essere arrivato in fondo qui, ma sono iscritto a Vienna, Parigi e Stoccolma e non vedo l’ora di giocare indoor, è uno dei miei momenti preferiti della stagione.”

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WTA

WTA Indian Wells: Azarenka trema, è Badosa che alza il trofeo

A due punti dal match, Victoria Azarenka smarrisce la vittoria e permette a Paula Badosa di conquistare il primo trionfo in un WTA 1000. Per la spagnola quasi sicura anche la qualificazione alle WTA Finals

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] P. Badosa b. [27] V. Azarenka 7-6(5) 2-6 7-6(2)

È stata una splendida finale, come davvero non se ne vedevano da tanto tempo nei grandi tornei femminili. Due giocatrici con stili abbastanza simili, ma in fasi diverse delle rispettive carriere e con un’interpretazione differente del loro gioco. Victoria Azarenka aveva la possibilità di diventare la prima giocatrice a vincere il torneo per tre volte, dopo le affermazioni del 2012 e del 2016, ed è arrivata a due punti (forse uno e mezzo) da questo traguardo, ma i nervi l’hanno tradita ed ha rimesso in gara Paula Badosa che sembrava aver alzato bandiera bianca. Nel tie-break finale poi è stato quasi un monologo della spagnola fino al diritto vincente conclusivo seguito dalla caduta a terra “stile Nadal”.

Badosa è stata sicuramente nel corso del match la migliore colpitrice, ha espresso un tennis decisamente più potente rispetto ad Azarenka, ma anche più monocorde. La campionessa bielorussa almeno per tutto il primo set, ha giocato con grande attenzione colpi a parabola arcuata per mettere in difficoltà i fondamentali di spinta di Badosa, e così come è poi successo nel finale di partita, era arrivata molto vicina a trovare la chiave del match.

 

Nel combattutissimo primo set ci sono state due coppie di break, quasi omologhe: prima nel settimo e ottavo game (in entrambi i casi a “15”) e poi nell’undicesimo e dodicesimo game, quando due straordinari punti in difesa di Azarenka hanno rimediato il patatrac compiuto nel game precedente (tre errori gratuiti negli ultimi quattro punti) trascinando il set al tie-break. Qui, dopo una partenza sprint di Badosa (4-0), Azarenka ha ancora una volta rimontato fino all’aggancio sul 5-5, ma sul set point per l’avversaria si è inspiegabilmente messa a fare a pallate, dopo averlo evitato per quasi un’ora e venti minuti, prendendosi un rovescio vincente in faccia e ritrovandosi sotto di un set.

Victoria Azarenka – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

L’approccio mentale al secondo set di Azarenka, dopo aver perso un primo set così combattuto, è stato di quelli che si devono insegnare nelle scuole tennis: totalmente positiva, carica al punto giusto, tanto da entrare in campo e travolgere una Badosa che sicuramente aveva fatto calare la tensione. Vika è andata 3-0 pesante in un attimo, ha rintuzzato il tentativo di rimonta di Badosa per tornare sul 4-1, mettendo poi il sigillo al terzo set in soli 33 minuti.

Il set decisivo è stato uno dei migliori dell’anno: 72 minuti di grandi scambi ed emozioni a non finire, con Badosa che è arrivata vicinissima a perdere il bandolo della matassa facendosi rimontare sue volte un game da 40-15 e salvandone un terzo per il rotto della cuffia. Era stata la spagnola a sprintare subito 2-0, ripresa però immediatamente dalla sua avversaria sul 2-2. Sul rettilineo finale è successo di tutto: nel nono game Badosa dal 40-15 ha infilato un doppio fallo e tre errori gratuiti mandando Azarenka a servire per il match. La bielorussa, però, una volta issatasi 30-0 ha mancato un diritto piuttosto comodo per andare a tre match point inanellando una serie di quattro errori gratuiti che hanno riaperto completamente la finale.

Il tie-break finale, come detto, non ha avuto storia: Badosa era troppo più sicura nei suoi colpi da fondo campo ed è andata subito 3-0, poi 5-1 e infine 7-2.

Con questa vittoria Paula Badosa conquista il suo primo titolo WTA 1000 e sale all’11° posto della classifica WTA, ma soprattutto si qualifica (quasi) matematicamente alle WTA Finals di Guadalajara, che ora vedono il proprio campo di partecipazione già completato (Sabalenka, Krejcikova, Pliskova, Swiatek, Sakkari, Muguruza, Badosa e Jabeur, dando per scontato il forfait di Barty, già tornata in Australia).

Per Victoria Azarenka come detto sfuma la possibilità del terzo titolo a Indian Wells, deve registrare una sconfitta in un match in cui ha vinto nove punti in più dell’avversaria, un match che durando 3 ore e 4 minuti è diventato la finale del BNP Paribas Open più lunga della storia (superando di un minuto la finale 2017 tra Vesnina e Kuznetsova), ma può celebrare il ritorno tra le prime 30 approdando al n. 26.

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ATP

ATP Indian Wells: Basilashvili-Norrie, finale tra esordienti

Cameron Norrie supera in due set Grigor Dimitrov. Nikoloz Basilashvili ferma Taylor Fritz. Norrie irrompe nei Top 20

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[27] C. Norrie b. [23] G. Dimitrov 6-2 6-3

Si ferma in semifinale la corsa di Grigor Dimitrov al BNP Paribas Open di Indian Wells, dopo le splendide, ma anche molto dispendiose, vittorie contro Medvedev e Hurkacz, Dimitrov non è riuscito a riprodurre lo stesso livello di tennis contro uno dei giocatori più continui del 2021, che qui nel deserto della California è riuscito a raggiungere la sua sesta finale stagionale, sicuramente la più prestigiosa.

Il bulgaro ha iniziato il match giocando in maniera molto irregolare, sbagliando parecchio e facendo scappare Norrie sul 4-0 compromettendo il primo set, che infatti è scivolato via in soli 31 minuti. Ci sono voluti altri due giochi nel secondo set perché Dimitrov riuscisse a prolungare gli scambi provando a manovrare le direzioni per crearsi le aperture necessarie per i suoi affondi. Ma la strategia era comunque troppo laboriosa per il Grigor della giornata odierna, solo sporadicamente capace di infilare quei magnifici vincenti capaci di infiammare la folla.

 

Norrie ha tenuto grande compostezza, controllando sapientemente i suoi turni di battuta e annullando l’unica palla break concessa sul 2-1 con un bel diritto inside in, e recuperando da 0-30 due game più tardi.

Ho cercato di allungare gli scambi, non ho mai pensato all’importanza della posta in palio – ha detto Norrie una volta arrivato in conferenza stampa, oltre due ore dopo la fine del match – nemmeno quando ho servito per il match. Nel secondo set ho risposto peggio rispetto al primo set, ma ero molto concentrato sul mio tennis”.

Grigor Dimitrov – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Con questa vittoria Cameron Norrie conquista il suo più importante piazzamento in un torneo Masters 1000 e soprattutto si propone come solido contendente alle ATP Finals. La finale lo porta a 2440 punti nella Race, all’11° posto immediatamente dientro a Jannik Sinner e a soli 115 punti dall’italiano, con l’occasione di poterlo superare in caso di vittoria del titolo domenica.

[29] N. Basilashvili b. [31] T. Fritz 7-6(5) 6-3

Non si è realizzata la favola del giocatore di casa che vince il suo primo grande torneo a due passi da dove è nato. Taylor Fritz non è riuscito a resistere al bombardamento da fondo messo in atto da Nikoloz Basilashvili ed ha dovuto alzare bandiera bianca in due set, nonostante abbia avuto tre set point nel primo set per passare in vantaggio e provare a raggiungere la finale.

Partita decisamente diversa dalla precedente, quella tra Fritz e Basilashvili: la palla camminava almeno 20 chilometri l’ora più veloce durante gli scambi pieni di mazzate tirate sia di diritto sia di rovescio. Era Basilashvili ad avere più spesso il controllo dello scambio, commettendo però qualche errore in più. Fritz è arrivato ad avere tre set point nel primo set, due sul 5-4 e uno sul 6-5, tutti però giocati molto bene e in maniera aggressiva da Basilashvili. Forse qualche recriminazione in più sul primo di questi set point, nel quale Fritz ha messo lungo un rovescio lungolinea di palleggio, ma nel complesso in questi frangenti decisivi del set il georgiano ha giocato meglio, così come anche nel tie-break successivo, nel quale è andato avanti di un minibreak sul 5-4 con un diritto poderoso, e poi ha incassato i due errori da fondocampo di Fritz sul 5-5 per chiudere il primo set in 59 minuti di gioco.

Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Volevo giocare in maniera aggressiva, ma mi ero reso conto che non potevo picchiare la palla se non partendo dal mio servizio – ha spiegato Fritz dopo il match – Non mi sembra di aver avuto possibilità di provare a giocare un colpo vincente nelle palle break che ho avuto, i suoi colpi erano troppo forti e profondi”.

Nel secondo set l’americano ha provato a tenere maggiormente lo scambio, ha avuto altre due palle break sull’1-1, annullate ancora da due vincenti di Basilashvili, che per tutto il match ha modulato molto bene la sua prima di servizio, assicurandosi di tenere una percentuale elevata ed evitare così di essere aggredito sulla seconda.

Sul 3-2, il georgiano ha trovato due super-risposte sul 30-30 che gli hanno procurato l’unico break della partita e il vantaggio decisivo per raggiungere la sua prima finale Masters 1000. Nel game finale la tensione stava per fargli un brutto scherzo e l’ha costretto ad annullare due palle del controbreak dopo aver fallito tre match point, ma alla fine la quarta palla partita è stata quella buona.

Taylor mi ha fatto giocare tante palle – ha spiegato Nikoloz dopo la partita – ho dovuto giocare molto bene da fondo per vincere. Sono contento di essere rimasto calmo nei momenti importanti e di essere riuscito a tirare i colpi che volevo tirare”.

In finale Basilashvili incontrerà il tennista che ha vinto più partite in questa stagione, ben 50, e che domenica disputerà il suo 71° match ufficiale. “Basilashvili è un grande giocatore – ha detto Norrie del suo avversario in finale – quando gioca bene può battere chiunque. Sarà molto difficile, ma mi sento bene fisicamente e sarò pronto alla battaglia”.

I due si sono affrontati una volta sola nella loro carriera professionistica, al primo turno dell’ABN AMRO di Rotterdam lo scorso marzo: in quel caso vinse Norrie molto agevolmente (6-0, 6-3).
In caso di sconfitta in finale, Norrie entrerà comunque nei Top 20 al n. 17, mentre se dovesse vincere il titolo salirebbe di un’ulteriore posizione al n. 16; Basilashvili invece salirà alla posizione n. 27, e nel caso in cui dovese aggiudicarsi il titolo tornerebbe anche lui nei Top 20 alla posizione n. 18.

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