ATP Finals, Thiem: "Meglio qui che allo US Open!". Quando i punti importanti li faceva Nadal…

Editoriali del Direttore

ATP Finals, Thiem: “Meglio qui che allo US Open!”. Quando i punti importanti li faceva Nadal…

Il mio pronostico su Nadal-Tsitsipas dopo la scoperta di…uno sconfitto felice. Djokovic e quel rivale che non la pensa mai come lui. Il doppio braccino di Rublev

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La terza giornata delle finali ATP ha riscattato alla grande la pochezza delle prime due e ha già emesso un paio di verdetti. Il passaggio alle semifinali di Thiem e l’eliminazione definitiva di Rublev cui non resta che giocare per soldi e punti (200) un match che altrimenti avrebbe il sapore di poco più di un’esibizione contro un Thiem forse non troppo motivato. Domani Nadal-Tsitsipas invece sarà come un quarto di finale di un torneo ad eliminazione diretta: chi vince passa in semifinale. Io mi sbilancio subito: vincerà Nadal. E sotto spiego perché.

Thiem-Nadal è stato uno dei più bei match dell’anno. Davvero fantastico. Vi basti sapere che Thiem ha detto alla fine: “Ho giocato la mia miglior partita del post-Covid, meglio ancora che all’US Open” (dove, ricordo ai più smemorati, l’austriaco ha vinto il suo primo Slam).

E che Nadal gli ha fatto eco: “Ho sensazioni migliori oggi, pur avendo perso, che sabato alla vigilia della partita di domenica con Rublev. E ho giocato molto meglio oggi che con Rublev che avevo battuto 6-3 6-4”.

 

Un Rafa particolarmente ciarliero nonostante la sconfitta (miracoli della formula così discussa!) ha aggiunto: “Sono molto più positivo dopo questo match perduto che negativo… e di solito non è facile che accada quando si è perso. Sto giocando bene, sono contento di come mi sento e ottimista: quando gioco al meglio posso giocare bene su qualsiasi superficie e battere qualunque avversario. Dominic mi ha portato al limite, mi è mancato poco perché potessi vincere, piccoli dettagli…vincevo 5-2 nel tie-break del primo set e avevo due servizi a disposizione e ho perso il punto in entrambi. Poi ho avuto due set point… Nel secondo set sono stato avanti di un break…ho perso al tiebreak dopo essere stato avanti di un mini-break …ma le sensazioni restano buone”.

Un Nadal in fiducia, che ha già battuto Tsitsipas cinque volte su sei (perdendoci soltanto sulla terra di Madrid), compresa l’anno scorso nel round robin…sebbene poi il ragazzo greco abbia vinto il torneo, mi fa pensare – viste le due partite di ieri –  che dovrebbe essere lui a vincere.

Sulle continue divergenze di opinione fra Nadal e Djokovic, quando uno dice bianco l’altro dice immancabilmente nero, ed è da tempo che ciò accade sui più svariati argomenti tanto che sembra che facciano apposta, ho ricordato vari episodi nel video che spero vogliate aprire. E a fondo di questo articolo spiegherò perché.

Pur persa in due set questa bellissima partita avrebbe potuto benissimo vincerla anche Rafa; è stata caratterizzata da molti più vincenti da parte di entrambi che di errori, oltre che da una inconsueta presenza a rete del maiorchino. Ha giocato volée da grande campione, anche vere prodezze in acrobazia e tocco. A un certo punto avevo contato 18 discese a rete vincenti nel primo set, nonostante a Thiem non faccia certo difetto la qualità dei passanti.

Ma la gente ogni tanto si dimentica che Rafa è campione olimpico di doppio, in coppia con Marc Lopez che lui trascinò alla vittoria sotto ai miei occhi a Rio e non viceversa, sebbene il Lopez meno noto dovesse considerarsi più “specialista” di lui.

Alla fine di questa partita così bella, che testimonia i grandi e continui progressi di un Thiem ormai all’altezza dei più grandi, forse il rilievo che più mi ha colpito è quello che si riferisce alla statistica degli ultimi sei tie-break giocati da Thiem di fronte a Nadal: ne ha vinti cinque! Non è un dato banale. Nadal è famoso nel mondo per giocare anche il primo 15 di un match con l’intensità con cui giocherebbe un match point, ma non è meno famoso anche per la capacità di giocare con coraggio e sangue freddo i punti importanti. Ne ha dato l’ennesima riprova anche quando nel secondo set si è trovato sotto sul 4-5 0-40, 3 match point per Thiem dopo un clamoroso smash ciccato da lui: ha giocato da fenomeno cinque punti consecutivi. Il secondo match point lo ha annullato scendendo a rete dietro la seconda di servizio e ha giocato una volée vincente che è passata dopo aver toccato il net. Poi un servizio esterno vincente con un angolo da tipico mancino assolutamente irrespondibile (brutto neologismo!), quindi sul 40 pari un ace. Segno di classe; era solo il suo secondo ace. Fatto in un momento importante.

Thiem avrebbe detto poi: “Ha servito bene lui, li ha giocati bene lui, non potevo avere nessun rimpianto. Sul 5 pari ho pensato solo che dovevo servire bene il game successivo e l’ho fatto, assicurandomi di raggiungere il tie-break”. Ecco, confesso che sono rimasto sorpreso quando i due duellanti sono approdati al secondo tie-break con un bottino di 36 punti ciascuno (del resto al primo tiebreak erano arrivati entrambi con gli stessi 32 punti) nell’apprendere da Elena Pero che Thiem aveva vinto quattro degli ultimi cinque tie-break con Nadal. Proprio così. Ho verificato gli head to to head perché fidarsi è bene, non fidarsi è meglio eh eh (scherzo Elena …), ed era proprio così.

Insomma Thiem, una volta apparentemente fragile in certe situazioni, da un po’ di tempo a questa parte – e lo si è visto anche con Zverev nella finale dell’US Open – è diventato molto più solido nel frangenti decisivi. E siccome Dominator è capace di spingere con spaventosa potenza la palla tanto di dritto che di rovescio (fantastici e non straordinari in quanto più volte ripetuti alcuni suoi lungolinea: “Giocarli indoor contro Nadal è più facile che sulla terra rossa dove le sue palle di dritto rimbalzano molto più alte che su questa superficie…”) per gli avversari che invece tendano ad essere un tantino più timorosi, o semplicemente prudenti, nelle fasi decisive di un tiebreak, diventa difficile arginarlo.

Ho scritto nelle fasi decisive di un tie-break, perché invece l’inizio talvolta riflette un tantino di nervosismo. Ma alla fine…nel primo tie-break dopo che i primi quattro punti erano stati tutti mini-break – sorprendentemente se fin lì i due avevano servito così bene da non concedere neppure una palla break all’avversario – dal 7-6 per Nadal, Thiem ha fatto tre gran punti per rimontare e chiudere sul 9-7. Il secondo tie-break è stato deciso dal mini-break del 4-3 con uno splendido passante di rovescio lungolinea seguito da altri due punti bellissimi per raggiungere il 6-3 e altri tre match point. Il quinto è stato quello buono, a seguito del rovescio out di Rafa. 2h e 25 m di grandissimo tennis.

Rafael Nadal – Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Al cospetto del quale Tsitsipas-Rublev non poteva reggere il confronto, nemmeno dopo i progressi seguito a un primo set a senso unico chiuso dal greco in 19 minuti. Poi, ecco il solo vero passaggio a vuoto di Stefanos sul 4-5 del secondo, con il game di battuta ceduto a zero e con esso il set.

Le emozioni non sono mancate, nel terzo set. Rublev è stato bravo a salvare sette palle break con sette primi servizi (due nel secondo set e cinque nel terzo), ma si è comunque arrivato al tie-break finale dove Tsitsipas è salito 5-2 e pareva avere in pugno la partita ma ha perso quattro punti di fila. Match point Rublev. Il russo dai capelli rossi non dimenticherà mai il doppio fallo più doloroso della carriera che ha seguito quel poker vincente. La prima l’ha tirata fuori di un metro abbondante. La seconda è caduta a metà rete. Più braccino di così! L’emozione gioca davvero brutti scherzi.

VERSO IL DAY 3 – Oggi sono curioso di vedere se Zverev riesce a perdere con Schwartzman una partita che non ci dovrebbe neppure essere. Se la perde è perché la testa è…in Russia e dalle russe. A offrire ben altro spettacolo dovrebbero essere Djokovic e Medvedev. Due anni fa in Australia il russo fece impazzire Novak e si capirono lì le grandi qualità di Daniil. Incoraggiato dalla doppia vittoria con Zverev, Medvedev costituirà un gran bel test per Novak, il cui stato di forma non è stato messo seriamente alla prova da Schwartzman lunedì.

Come già anticipato più in alto, mi farebbe piacere che vi incuriosisse scoprire quel che ho detto nel mio video di giornata, questa volta più breve del solito e dedicato a Djokovic e Nadal che proprio non riescono mai ad andare d’accordo, su nessun argomento, PTPA e ATP, giudici di linea e linee elettroniche, VAX e NO VAX, 3 su 5 e 2 su 3…ma neppure a tavola!

Cliccatelo qui o meglio ancora su Instagram, social dove Ubitennis sta raggiungendo i 10.000 follower: questo sarebbe per noi un traguardo importante.

Se voleste aiutarci a centrarlo, voi sareste i benvenuti e noi i… riconoscenti. Credo possa valere la pena andare a curiosare per scoprire la nuova impostazione di questo social sul cui sviluppo puntiamo molto. Superando i 10.000 follower potremo linkare lì alcuni nostri contenuti.

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So bene che a molti dei lettori di Ubitennis fa pigrizia aprire i video, qui come altrove. Diversi lettori  mi hanno anche scritto che trovano più comodo leggere un articolo che consente di interrompere la lettura per poi riprenderla, però io vorrei anche cercare di capire dalle vostre visualizzazioni dei video (che si possono fare ovunque, sul sito, su Facebook, su Instagram e su YouTube) se vale o meno la pena di continuare a produrre lo sforzo che io faccio tutte le notti del Masters per metterlo a punto di solito alle prime ore del mattino e la redazione a impaginarlo qua e là. Volendo potete anche postare un vostro commento di gradimento o sgradimento (ma si dice?) qui sotto. Da me… un grazie anticipato.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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