ATP Finals, Thiem: "Meglio qui che allo US Open!". Quando i punti importanti li faceva Nadal…

Editoriali del Direttore

ATP Finals, Thiem: “Meglio qui che allo US Open!”. Quando i punti importanti li faceva Nadal…

Il mio pronostico su Nadal-Tsitsipas dopo la scoperta di…uno sconfitto felice. Djokovic e quel rivale che non la pensa mai come lui. Il doppio braccino di Rublev

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La terza giornata delle finali ATP ha riscattato alla grande la pochezza delle prime due e ha già emesso un paio di verdetti. Il passaggio alle semifinali di Thiem e l’eliminazione definitiva di Rublev cui non resta che giocare per soldi e punti (200) un match che altrimenti avrebbe il sapore di poco più di un’esibizione contro un Thiem forse non troppo motivato. Domani Nadal-Tsitsipas invece sarà come un quarto di finale di un torneo ad eliminazione diretta: chi vince passa in semifinale. Io mi sbilancio subito: vincerà Nadal. E sotto spiego perché.

Thiem-Nadal è stato uno dei più bei match dell’anno. Davvero fantastico. Vi basti sapere che Thiem ha detto alla fine: “Ho giocato la mia miglior partita del post-Covid, meglio ancora che all’US Open” (dove, ricordo ai più smemorati, l’austriaco ha vinto il suo primo Slam).

E che Nadal gli ha fatto eco: “Ho sensazioni migliori oggi, pur avendo perso, che sabato alla vigilia della partita di domenica con Rublev. E ho giocato molto meglio oggi che con Rublev che avevo battuto 6-3 6-4”.

 

Un Rafa particolarmente ciarliero nonostante la sconfitta (miracoli della formula così discussa!) ha aggiunto: “Sono molto più positivo dopo questo match perduto che negativo… e di solito non è facile che accada quando si è perso. Sto giocando bene, sono contento di come mi sento e ottimista: quando gioco al meglio posso giocare bene su qualsiasi superficie e battere qualunque avversario. Dominic mi ha portato al limite, mi è mancato poco perché potessi vincere, piccoli dettagli…vincevo 5-2 nel tie-break del primo set e avevo due servizi a disposizione e ho perso il punto in entrambi. Poi ho avuto due set point… Nel secondo set sono stato avanti di un break…ho perso al tiebreak dopo essere stato avanti di un mini-break …ma le sensazioni restano buone”.

Un Nadal in fiducia, che ha già battuto Tsitsipas cinque volte su sei (perdendoci soltanto sulla terra di Madrid), compresa l’anno scorso nel round robin…sebbene poi il ragazzo greco abbia vinto il torneo, mi fa pensare – viste le due partite di ieri –  che dovrebbe essere lui a vincere.

Sulle continue divergenze di opinione fra Nadal e Djokovic, quando uno dice bianco l’altro dice immancabilmente nero, ed è da tempo che ciò accade sui più svariati argomenti tanto che sembra che facciano apposta, ho ricordato vari episodi nel video che spero vogliate aprire. E a fondo di questo articolo spiegherò perché.

Pur persa in due set questa bellissima partita avrebbe potuto benissimo vincerla anche Rafa; è stata caratterizzata da molti più vincenti da parte di entrambi che di errori, oltre che da una inconsueta presenza a rete del maiorchino. Ha giocato volée da grande campione, anche vere prodezze in acrobazia e tocco. A un certo punto avevo contato 18 discese a rete vincenti nel primo set, nonostante a Thiem non faccia certo difetto la qualità dei passanti.

Ma la gente ogni tanto si dimentica che Rafa è campione olimpico di doppio, in coppia con Marc Lopez che lui trascinò alla vittoria sotto ai miei occhi a Rio e non viceversa, sebbene il Lopez meno noto dovesse considerarsi più “specialista” di lui.

Alla fine di questa partita così bella, che testimonia i grandi e continui progressi di un Thiem ormai all’altezza dei più grandi, forse il rilievo che più mi ha colpito è quello che si riferisce alla statistica degli ultimi sei tie-break giocati da Thiem di fronte a Nadal: ne ha vinti cinque! Non è un dato banale. Nadal è famoso nel mondo per giocare anche il primo 15 di un match con l’intensità con cui giocherebbe un match point, ma non è meno famoso anche per la capacità di giocare con coraggio e sangue freddo i punti importanti. Ne ha dato l’ennesima riprova anche quando nel secondo set si è trovato sotto sul 4-5 0-40, 3 match point per Thiem dopo un clamoroso smash ciccato da lui: ha giocato da fenomeno cinque punti consecutivi. Il secondo match point lo ha annullato scendendo a rete dietro la seconda di servizio e ha giocato una volée vincente che è passata dopo aver toccato il net. Poi un servizio esterno vincente con un angolo da tipico mancino assolutamente irrespondibile (brutto neologismo!), quindi sul 40 pari un ace. Segno di classe; era solo il suo secondo ace. Fatto in un momento importante.

Thiem avrebbe detto poi: “Ha servito bene lui, li ha giocati bene lui, non potevo avere nessun rimpianto. Sul 5 pari ho pensato solo che dovevo servire bene il game successivo e l’ho fatto, assicurandomi di raggiungere il tie-break”. Ecco, confesso che sono rimasto sorpreso quando i due duellanti sono approdati al secondo tie-break con un bottino di 36 punti ciascuno (del resto al primo tiebreak erano arrivati entrambi con gli stessi 32 punti) nell’apprendere da Elena Pero che Thiem aveva vinto quattro degli ultimi cinque tie-break con Nadal. Proprio così. Ho verificato gli head to to head perché fidarsi è bene, non fidarsi è meglio eh eh (scherzo Elena …), ed era proprio così.

Insomma Thiem, una volta apparentemente fragile in certe situazioni, da un po’ di tempo a questa parte – e lo si è visto anche con Zverev nella finale dell’US Open – è diventato molto più solido nel frangenti decisivi. E siccome Dominator è capace di spingere con spaventosa potenza la palla tanto di dritto che di rovescio (fantastici e non straordinari in quanto più volte ripetuti alcuni suoi lungolinea: “Giocarli indoor contro Nadal è più facile che sulla terra rossa dove le sue palle di dritto rimbalzano molto più alte che su questa superficie…”) per gli avversari che invece tendano ad essere un tantino più timorosi, o semplicemente prudenti, nelle fasi decisive di un tiebreak, diventa difficile arginarlo.

Ho scritto nelle fasi decisive di un tie-break, perché invece l’inizio talvolta riflette un tantino di nervosismo. Ma alla fine…nel primo tie-break dopo che i primi quattro punti erano stati tutti mini-break – sorprendentemente se fin lì i due avevano servito così bene da non concedere neppure una palla break all’avversario – dal 7-6 per Nadal, Thiem ha fatto tre gran punti per rimontare e chiudere sul 9-7. Il secondo tie-break è stato deciso dal mini-break del 4-3 con uno splendido passante di rovescio lungolinea seguito da altri due punti bellissimi per raggiungere il 6-3 e altri tre match point. Il quinto è stato quello buono, a seguito del rovescio out di Rafa. 2h e 25 m di grandissimo tennis.

Rafael Nadal – Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Al cospetto del quale Tsitsipas-Rublev non poteva reggere il confronto, nemmeno dopo i progressi seguito a un primo set a senso unico chiuso dal greco in 19 minuti. Poi, ecco il solo vero passaggio a vuoto di Stefanos sul 4-5 del secondo, con il game di battuta ceduto a zero e con esso il set.

Le emozioni non sono mancate, nel terzo set. Rublev è stato bravo a salvare sette palle break con sette primi servizi (due nel secondo set e cinque nel terzo), ma si è comunque arrivato al tie-break finale dove Tsitsipas è salito 5-2 e pareva avere in pugno la partita ma ha perso quattro punti di fila. Match point Rublev. Il russo dai capelli rossi non dimenticherà mai il doppio fallo più doloroso della carriera che ha seguito quel poker vincente. La prima l’ha tirata fuori di un metro abbondante. La seconda è caduta a metà rete. Più braccino di così! L’emozione gioca davvero brutti scherzi.

VERSO IL DAY 3 – Oggi sono curioso di vedere se Zverev riesce a perdere con Schwartzman una partita che non ci dovrebbe neppure essere. Se la perde è perché la testa è…in Russia e dalle russe. A offrire ben altro spettacolo dovrebbero essere Djokovic e Medvedev. Due anni fa in Australia il russo fece impazzire Novak e si capirono lì le grandi qualità di Daniil. Incoraggiato dalla doppia vittoria con Zverev, Medvedev costituirà un gran bel test per Novak, il cui stato di forma non è stato messo seriamente alla prova da Schwartzman lunedì.

Come già anticipato più in alto, mi farebbe piacere che vi incuriosisse scoprire quel che ho detto nel mio video di giornata, questa volta più breve del solito e dedicato a Djokovic e Nadal che proprio non riescono mai ad andare d’accordo, su nessun argomento, PTPA e ATP, giudici di linea e linee elettroniche, VAX e NO VAX, 3 su 5 e 2 su 3…ma neppure a tavola!

Cliccatelo qui o meglio ancora su Instagram, social dove Ubitennis sta raggiungendo i 10.000 follower: questo sarebbe per noi un traguardo importante.

Se voleste aiutarci a centrarlo, voi sareste i benvenuti e noi i… riconoscenti. Credo possa valere la pena andare a curiosare per scoprire la nuova impostazione di questo social sul cui sviluppo puntiamo molto. Superando i 10.000 follower potremo linkare lì alcuni nostri contenuti.

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So bene che a molti dei lettori di Ubitennis fa pigrizia aprire i video, qui come altrove. Diversi lettori  mi hanno anche scritto che trovano più comodo leggere un articolo che consente di interrompere la lettura per poi riprenderla, però io vorrei anche cercare di capire dalle vostre visualizzazioni dei video (che si possono fare ovunque, sul sito, su Facebook, su Instagram e su YouTube) se vale o meno la pena di continuare a produrre lo sforzo che io faccio tutte le notti del Masters per metterlo a punto di solito alle prime ore del mattino e la redazione a impaginarlo qua e là. Volendo potete anche postare un vostro commento di gradimento o sgradimento (ma si dice?) qui sotto. Da me… un grazie anticipato.

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Editoriali del Direttore

Davis Cup, i tennisti vedono l’Italia favorita con gli USA. Io mica tanto, ma spero di sbagliarmi

Tante incertezze sulle formazioni. Il gran dubbio Fognini-Sonego. Chi giocherà fra Isner e Tiafoe? E sì che Isner sarebbe il N.1, ma Opelka non lo si discute

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Ho sempre pensato che la Croazia fosse più forte di quest’Australia, anche se non mi aspettavo che Gojo battesse Popyrin. E a confermare il mio pronostico è arrivata la prima tristanzuola giornata di Coppa Davis a Torino, pochissimi spettatori nonostante i ragazzi portati dalle scuole, spalti vuoti salvo uno sparuto gruppo croato.

D’altra parte non si poteva pretendere che qualcuno arrivasse dall’Australia, fra i Paesi più difficili al mondo da raggiungere (o in cui rientrare) ma non semplice neppure da lasciare.

La Croazia, che ha chiuso sul 2-0 i singolari ancora prima di schierare il doppio n.1 del mondo Pavic-Mektic (che infatti hanno dominato gli aussies Peers-De Minaur) giocherà lunedì – ormai sono in vena di pronostici – contro chi emergerà già stasera dal duello Italia-USA.

 

Partita durissima, quella dei nostri, perché giocare indoor contro i giganti americani, Opelka 2 metri e 11, Isner 2 metri e 8, e senza l’apporto di Matteo Berrettini non è davvero un sorteggio ideale.

Oggi i giocatori con cui ho avuto la possibilità di parlare, Gojo, Popyrin, Cilic, hanno detto tutti che l’Italia doveva essere considerata leggermente favorita. Chi riferendosi alla gran forma di Sinner, chi al fattore campo, chi all’annata particolarmente felice del tennis italiano.

Io confesso di non essere stato in grado di capire se Filippo Volandri ha intenzione di schierare come secondo singolarista Fabio Fognini oppure Lorenzo Sonego. Non ho potuto verificare chi sia più in forma dei due, il “trispapà” Fabio o il torinese e torinista Lorenzo, perché a differenza di Jannik che si è allenato al PalaAlpiTour con un Volandri ancora in buone condizioni atletiche e tennistiche, loro due sono andati a giocare al Cral Reale Mutua.

Volandri in questi giorni sembra essere stato in maggiore sintonia con Fognini, che stamattina si è allenato sfoggiando una maglia azzurra con su scritto Italia. Forse Volandri ha più fiducia nell’esperienza di Fognini. Ma è anche vero che conosce tutto sommato meglio Fognini che Sonego, il quale avrebbe l’handicap di esordire con la maglia della nazionale (salvo che alle Olimpiadi…).

Il campo con i rimbalzi alti, e non particolarmente veloce – anzi…e poi ci sono le palle Wilson anziché le Dunlop delle ATP Finals – parrebbe dare a Fognini qualche margine di vantaggio. Tuttavia a me la scelta Fognini pare molto rischiosa: non so quanto abbia potuto allenarsi e non è che i suoi ultimi risultati siano stati entusiasmanti.

Bisogna vedere anche chi sceglierà capitan Mardy Fish: se decidesse di schierare i due giganti, Isner N.24 scenderebbe in campo da N.1 contro Sinner ma per secondo, mentre il primo match lo disputerebbero i numeri due, Opelka N.26 e Fognini N.37.

Però, se invece Fish volesse tenere fresco Isner, 36 anni e mezzo, per schierarlo in doppio al fianco di Sock o di Ram, allora Opelka diventerebbe il N.1 contro Sinner e Tiafoe giocherebbe contro Fognini.

Onestamente il doppio italiano non mi sembra forte come qualunque dei tre doppi che possono schierare gli Stati Uniti. La vittoria all’Open d’Australia di Fognini e Bolelli è ormai parecchio datata: 2015, sono passati quasi sette anni.

Ergo dobbiamo cercare di vincere i due singolari. E mentre Sinner deve essere considerato favorito, con le riserve del caso, nel singolare dei numeri uno, nell’altro match a me non pare che saremmo favoriti.

Quindi, augurandomi ovviamente di sbagliare, a differenza di quello che hanno detto tutti i tennisti ascoltati oggi, un leggerissimo margine per me ce lo ha il team USA.

Quanti break potranno mai subire Opelka e Isner se dovessero giocare i singolari? Di sicuro qualche set finirà al tiebreak. E magari perderanno un set 6-4 o 7-5. Se Fognini perdesse un servizio, come ne recupererebbe uno o due?

Sulle prime mi ero rallegrato che il campo di questa Coppa Davis non fosse così veloce come quello delle ATP Finals.  Però poi ho sentito Mardy Fish dire che ai suoi giocatori il campo più lento piaceva: “Gli aces e i servizi vincenti li fanno ovunque, anche se un campo è lento. Ma se è troppo veloce non riescono a recuperare sugli angoli. Forse per Isner il campo in terra  battuta è quello ideale…”.

E in effetti mi sono ricordato di Isner che battè Federer sulla terra rossa in Svizzera in Coppa Davis o che fece una gran battaglia con Rafa Nadal al Roland Garros nel 2011. Rafa vinse 6-4 6-7 6-7 6-2 6-4. Quest’anno al Roland Garros Isner ha lottato per 4 set con il finalista del torneo Tsitsipas.

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Editoriali del Direttore

Sascha Zverev, un doppio Maestro e una storia che ricorda Ivan Lendl: tanti tornei vinti, zero Slam

Il percorso del tedesco, già n.3 ATP a soli 20 anni e mezzo, è simile a quello del ceco che nel novembre 1981 era anche lui già n.3, ma fino all’84 non vinse uno Slam. Poi però furono 8

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Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto @atptour)

Non avrà vinto ancora uno Slam, ma intanto è un doppio Maestro. Aveva vinto le ATP Finals a Londra nel 2018, sorprendendo Nole Djokovic dal quale aveva perso nel round robin, si è ripetuto a Torino ridiventando Maestro dopo aver battuto il n.1 Djokovic e il n.2 del mondo Medvedev fra semifinale e finale.

Zverev è soltanto il quarto tennista che infilando la doppietta n.1 e n.2, finisce per vincere il Masters. Ci sono stati anche tre tennisti che avevano battuto il n.1 e il n.2 del mondo fra girone all’italiana e semifinale, ma poi non avevano vinto il torneo che chiude l’anno ATP: Gene Mayer, David Goffin e Dominic Thiem. I soli tre invece che battendo n.1 e n.2 hanno invece trionfato nel Masters erano stati Lendl nell’82 (che batté McEnroe e Connors), Edberg nell’89 (superò Lendl e Becker) e Agassi nel ’90 (sconfisse Edberg e Becker).

Per ora il cammino di Sascha Zverev ricorda molto da vicino quello di Ivan Lendl che fino al 1984 – quando rimontò John McEnroe in una memorabile finale a Parigi – non era mai riuscito a vincere uno Slam pur avendo giocato quattro finali Majors. Ricordo che molti scrissero di lui come se potesse essere una vittima di un “complesso Slam”. Sì, perché da quando un Ivan ventenne – nato il 7 marzo 1960 – aveva vinto il suo primo torneo nell’aprile del 1980 sulla terra battuta di River Oaks a Houston, si era cominciato a parlare di lui come di un ormai prossimo Slam-winner. Peccato, però, che al momento decisivo Ivan falliva sempre la prova.

 

Quando finalmente Lendl trionfò al Roland Garros, e in circostanze abbastanza rocambolesche, con McEnroe che lo stava dominando e improvvisamente perse la testa per via di un fotografo che lo disturbava con i clic della sua macchina fotografica, Lendl aveva già vinto la bellezza di 40 tornei. Tornei anche importanti, fra quelli del circuito WCT e altri che oggi equivarrebbero ai Masters 1000. Il trionfo al Roland Garros 1984 fu il titolo n.41 per il ceco di Ostrava. Aveva appena compiuto 24 anni. Ma già prima dell’US Open 1981 Lendl era asceso al terzo posto delle classifiche mondiali. A 21 anni e mezzo. Nessuno pensava che gli ci sarebbero voluti altri due anni e mezzo prima di aggiudicarsi uno Slam.

Stessa cosa si è pensato per Sascha Zverev quando già nel 2017, a 20 anni, ha vinto cinque tornei e fra quelli due Masters 1000 come gli Internazionali d’Italia e il Canadian Open (oltre a Washington, sì il torneo vinto quest’estate da Sinner, Monaco e Montpellier). E poi, nel 2018, un altro Masters 1000 sulla terra battuta, Madrid, prima del bis a Washington e Monaco, e delle Finals ATP a Londra per il primo incoronamento da Maestro. Però, dopo un’involuzione tecnica e psicologica che lo portava a commettere più doppi falli che ace nelle fasi decisive di un match, nel 2019 Sascha ha fatto il passo del gambero, retrocedendo da n.3 a n.7 del mondo. Soltanto al diciottesimo Slam, nel gennaio 2020 a Melbourne, è riuscito a raggiungere la prima semifinale di uno Slam. E a fine 2020 c’è stata quella finale all’US Open nella quale, dopo aver vinto i primi due set, si è fatto rimontare e, pur avendo servito per il match contro Thiem, ha finito per perdere la trebisonda, servendo con braccio rattrappito dalla tensione nel finale, perso al tiebreak decisivo.

Adesso Zverev ha vinto 19 tornei, e dimostrato a Torino di aver compiuto davvero grandissimi progressi. Ha giocato per tutto il torneo in modo davvero eccellente. Ha vinto la maggior parte degli scambi prolungati a fondocampo con Djokovic sabato sera. Ha dominato Medvedev anche negli scambi di rovescio domenica. E avrebbe dovuto vincere già nel round robin contro lo stesso avversario. Invece ci ha perso al tiebreak del set decisivo e solo per 8 punti a 6.

In finale, rovesciando l’esito del match del girone eliminatorio come è successo per 11 volte su 19 Masters, si è preso il rischio e la soddisfazione di servire l’ace con la seconda battuta sul matchpoint al termine di una partita nella quale non ha concesso lo straccio di una pallabreak al russo. Lo aveva breakkato nel terzo game del primo set, e di nuovo nel primo gioco del secondo set per un doppio 6-4.

Perché Zverev conquisti il suo primo Slam prima dei 25 anni, dovrà cercare di vincere l’Australian Open. A questo punto, con Djokovic alle prese con il vaccino sì-vaccino no, con Federer che è incerto perfino se partecipare a Wimbledon 2022, con Nadal che non ha più giocato agonisticamente da Washington, Zverev sa di poter essere considerato favorito del torneo non meno di Medvedev e …Djokovic se Nole andrà.

A novembre 1984 Lendl vinse il Benson&Hedges e il suo torneo n.42, Zverev nel novembre 2021 è fermo a quota 19. Però il tedesco dal 2017 in poi ha dovuto misurarsi con i Fab 4… Questo non basta a spiegare tante cose? Oggi Sascha, a 24 anni e mezzo – è nato il 20 aprile del 1997 – è indiscutibilmente il n.3 del mondo. Ha trionfato in 6 tornei, più di chiunque altro, e fra questi 6 tornei ce ne sono almeno 4 di assoluto prestigio: i 2 Masters 1000, il torneo olimpico di Tokyo con la medaglia d’oro, le finali ATP. Alla fine il presunto “complessato” Lendl ha vinto 8 Slam e anche se non ha mai centrato il suo incubo Wimbledon – due finali, 5 semifinali però – ha vinto 2 Australian Open, 3 Roland Garros e 3 US Open. Io dico che Zverev firmerebbe per vincere 8 Slam. Voi no?

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Editoriali del Direttore

ATP Finals – Che brutta giornata per Djokovic. Dalla pessima notizia australiana sull’obbligo del vaccino al KO torinese con Zverev

Il tedesco gli ha strappato il sogno di eguagliare i sei trionfi di Federer. Chissà se il serbo andrà in Australia con il miraggio dell’Australian Open n.10 e dello Slam n.21…quando Rafa Nadal potrebbe vincere un altro Roland Garros e staccare i due Fab 3

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Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

Non è stata una bella giornata per Djokovic quella di ieri. In mattinata è stato informato che in Australia il direttore del torneo Craig Tiley ha informato ufficialmente il mondo che all’Open d’Australia potranno giocare soltanto i tennisti vaccinati.

Di sicuro questo annuncio non ha fatto piacere a Novak i cui sentimenti a proposito del vaccino sono intuibilmente – ma non ufficialmente – noti.

 Non dico che la vicenda possa averlo destabilizzato, ma di sicuro un po’ lo ha scosso.

 

Wait and see” è stato l’unico commento che ha fatto ieri notte dopo il k.o. con Zverev. Un’altra delusione paragonabile, forse anche se magari meno, a quelle di Tokyo e di Flushing Meadows.

Non una questione da poco per un tennista che ha vinto l’Australian Open 9 volte e, ancor più, per uno che trovandosi a 20 vittorie negli Slam come Nadal e Federer (il quale ultimo non sa neppure se riuscirà a ripresentarsi in tempo per Wimbledon) se volesse lasciarsi alle spalle i due grandi rivali non dovrebbe perdere le ultime grandi occasioni.

C’è, anzi, il pericolo per lui, se non dovesse recarsi a Melbourne – come oggi parrebbe abbastanza probabile – che Rafa Nadal vinca il Roland Garros n.14 e quindi lo Slam n.21 e si lasci alle spalle sia lo svizzero sia il serbo.

Insomma non solo Djokovic non eguaglia il record dei 6 Masters detenuto da Federer, ma se non dovesse andare in Australia, non li staccherebbe neppure nel conto degli Slam.

Questo che resta un anno fantastico per lui, campione di tre Slam e finalista nel quarto, rischia di essere paradossalmente ricordato più per i record mancati, il Grande Slam, la medaglia d’oro olimpica che non vincerà più, le 6 ATP Finals non ancora diventate trionfali, che per le straordinarie vittorie conquistate. Quando la gente (non quella serba…) ricorderà le migliori annate di Djokovic forse non si ricorderà neppure che lui nel 2021 ha vinto 5 tornei fra cui 3 Slam! E dirà che i suoi anni migliori sono stati il 2011 e il 2015. Anche se non è vero.

Ieri sera l’ho visto in serio affanno negli scambi prolungati con Zverev. Come non mai. Zverev una volta ne avrebbe persi la maggior parte e ieri sera invece ne ha vinti di più di Nole.

E Nole, di solito apparentemente indistruttibile fisicamente, l’ho visto nel terzo set spesso con la lingua di fuori dopo gli scambi mozzafiato sulla diagonale dei rovesci, tanto che poi finiva per sbarellare con il dritto. Ne ha sbagliati almeno tre gratuiti gravissimi e davvero non da lui nella fasi finali del match.

Ma c’è da dire che Zverev ha recuperato con delle spaccate alla…Djokovic, delle palle che sembravano irraggiungibili riuscendo a tirar rasorete e fortissimo anche in quelle situazioni apparentemente compromesse.

Per un uomo di un metro e 98 cm sono prodezze atletiche, oltre che di puro talento, pazzesche…se non fosse che oggi incontrerà in Daniil Medvedev un altro uomo di 1 metro e 98 cm che è un altro fenomeno di straordinaria agilità.

Onestamente non so come facciano questi ragazzoni con quelle leve così lunghe ad abbassarsi così tanto da prendere palle che non si alzano più di pochi centimetri dal tappeto Greenset. E tuttavia riescono a tirare così forte e preciso dopo aver sfiorato quel tappeto con le ginocchia, quasi strusciandolo, che non sembra possibile ad un umano.

Una volta lo sapeva fare solo Djokovic, adesso Medvedev che lo ha battuto in finale all’US Open e Zverev che lo aveva fatto a Tokyo e si è ripetuto qui …lo sanno fare anche loro.

A Tokyo però direi che si era trattato di una grande sorpresa perché Djokovic era avanti 6-1 e 3-2 con break, quando aveva perso poi 10 dei successivi 11 games. In maniera del tutto inattesa e certamente sorprendente. Lì magari aveva potuto incidere il caldo, il clima afoso e umido anche dei giorni precedenti.

Oggi un pronostico fra due giocatori che un paio di giorni fa si sono affrontati fino al tiebreak del terzo set, vinto da Medvedev per 8 punti a 6 (mentre con Sinner il russo ha vinto ancora al tiebreak decisivo 10 punti a 8, non senza aver annullato due matchpoint con il servizio) potrebbe sembrare simile al gioco della roulette sul rosso (il russo) e il nero (l’abbigliamento prediletto da Zverev).

Il paragone mi fa tornare alla mente una celebre gaffe di un telecronista che volendo citare la roulette russa, quella che ha tanti colpi a salve nella canna della pistola ma anche uno vero che è quello che uccide il più sfortunato, parlò di “roulotte russa”. Vabbè, è un ricordo-facezia che mi permetto soltanto perché sto scrivendo ben oltre la mezzanotte.

Oggi per chi volesse azzardare un pronostico nonostante lo straordinario equilibrio dell’ultimo duello dei due finalisti, si dovrebbe dire che vincerà Medvedev. Ma non è affatto detto, naturalmente, che ciò accada. A tal proposito, è da sottolineare che è accaduto 18 volte nella storia delle Finals che in finale si incontrassero due giocatori che si erano già affrontati nel Round Robin; e il bilancio è in equilibrio, visto che 10 volte ha vinto la finale chi aveva perso nel girone e 8 volte il vincitore del Round Robin si è ripetuto anche in finale. Ricordo ad esempio le semifinali del 1987, che furono proprio due scontri di questo tipo: Lendl sconfisse Gilbert due volte, mentre Wilander sconfisse Edberg dopo averci perso il giorno prima nel Round Robin. Questo a dimostrazione del fatto che non è matematico che il risultato del girone si ripeta tale e quale anche in finale.

Pero è vero che Medvedev ha vinto le ultime cinque volte di fila con Zverev, ed è vero che il tedesco non può essere andato a letto prima delle due del mattino dopo questa battaglia con Djokovic di due ore e 28 minuti.

Il russo si è invece riposato contro Ruud (il norvegese è più debole ed era probabilmente già appagato per aver raggiunto le semifinali al primo Masters della sua carriera), ma al contempo è anche vero che ha perso un set ogni volta che ha giocato nel round robin. Con Hurkacz, Zverev, con Sinner. Ma è anche vero che alla fine ha vinto lui tutti i match.

Concludo ricordando che quanto è successo, con il n.2 contro il n.3 del mondo in finale, dimostra che il gruppo nel quale era capitato Berrettini prima e Sinner poi, era anche il più tosto. Anche perché nell’altro, insieme a Djokovic, c’era uno Tsitsipas menomato e…difatti è arrivato in semifinale Ruud (a spese di Rublev che si è mangiato la partita con lui).

Insomma al povero Berrettini non ne è girata una dritta in questo torneo. Meno male che a Torino torneremo per altri 4 anni e spero proprio che Matteo e Jannik saranno della partita. Se poi ci dovesse essere anche Lorenzo Sonego forse qualcuno si lamenterebbe? E sognare costa forse qualcosa?

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