Australian Open senza Federer: il senso del suo 2021 non cambierà, ma occhio al ranking

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Australian Open senza Federer: il senso del suo 2021 non cambierà, ma occhio al ranking

Lo svizzero non sarà a Melbourne dopo 23 partecipazioni consecutive, di cui 21 nel main draw. La classifica non ne risentirà nell’immediato, ma da marzo si dovrebbero riaprire i giochi

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Roger Federer - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Le speranze non erano mai state eccessive. Adesso che però il forfait di Roger Federer all’Australian Open è ormai realtà, si apre il dibattito su come potrà svilupparsi il 2021 del fuoriclasse di Basilea. Una stagione che potrebbe ragionevolmente rappresentare l’ultimo giro di giostra, pur mancando appigli espliciti per questa previsione.

Quando Federer tornerà in campo, sarà certamente passato più di un anno dalla sua ultima partita ufficiale, la semifinale dell’Australian Open 2020 persa contro Novak Djokovic. Da allora, due interventi chirurgici al ginocchio destro e il tormentato anno che sta per concludersi utilizzato per rimettersi in piedi senza forzature.

Il legame tra Federer e lo Slam di Melbourne non è iconico come quello che associa il fuoriclasse svizzero a Wimbledon, ma è comunque profondo. Mancherà dopo 23 apparizioni consecutive, di cui le prime due limitate al torneo Junior 1998 (semifinalista) e alle qualificazioni (non superate) del 1999. Da lì in poi, 21 presenze nel main draw e ben sei successi, di cui l’ultimo nel 2018. “Ci auguriamo di rivederlo qui nel 2022“, si legge in una nota di Tennis Australia che trasuda ottimismo.

 

PROTETTO – I grandi obiettivi del 2021 di Federer, semplificando, saranno in prima istanza il “suo” Wimbledon e l’Olimpiade, seguiti a ruota dallo US Open. Due mesi di full immersion che potrebbero anche regalargli la misura di quanto abbia senso andare avanti, a 40 anni che saranno a quel punto compiuti. Buon senso e fisiologici limiti temporali lo chiamano fuori dalla difesa di roccaforti puramente statistiche: raggiunto da Nadal a quota 20 Slam vinti, sa già che lo spagnolo e Djokovic (che insegue a quota 17) avranno più tempo per alzare l’asticella di quello che è stato il suo record.

Un capitolo a parte merita la questione classifica, per quello che oggi è il numero cinque del mondo e – in condizioni ordinarie – avrebbe dovuto far ricorso al ranking protetto dopo un anno intero di inattività. Ma, per il meccanismo attualmente in vigore, saltare l’Australian Open non costerà a Federer la perdita di punti in classifica visto che potrà contare sulla validità prorogata di quelli conquistati nella passata edizione. Lo stesso meccanismo per il quale Rafael Nadal, da campione in carica, ha rinunciato più a cuor leggero all’ultimo US Open. Al termine dell’Australian Open 2021, Federer potrebbe essere teoricamente scavalcato in classifica solo da Zverev (6) e Tsitsipas (7), al verificarsi di particolari condizioni. Da Rublev (8) in poi, sono tutti troppo lontani per tentare l’assalto in Australia.

ULTIMO GIRO? – Il discorso cambia se proiettato in avanti di un paio di mesi, quando – almeno secondo le parole del suo agente Tony Godsick – il 2021 dello svizzero potrebbe effettivamente iniziare. Da marzo dovrebbe ripartire la validità di 12 mesi per ogni nuovo punto conquistato, con l’ufficialità della cancellazione di Indian Wells e del calendario successivo all’Australian Open – sino al torneo di Miami, che rimane in sella – a indirizzare i ragionamenti a margine. Il Sunshine Double è stato interamente cancellato nel 2020, mentre nel 2019 ha visto Federer perdere in finale a Indian Wells (contro Thiem) e poi sollevare il trofeo a Miami. Stando così le cose, i 1000 punti della vittoria in Florida potrebbero essere i primi scalati nel 2021 dal ranking di Federer, destinato in ogni caso a essere rimesso in discussione nei mesi a venire. Non sarà sicuramente la prima preoccupazione di chi potrebbe approcciarsi al giro di pista conclusivo. Ma bisognerà comunque tenerne conto.

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Strage di big a Rotterdam: subito fuori Medvedev e Zverev

Brutte figure all’esordio per la prima e terza testa di serie del torneo. Il russo si fa eliminare in due set da Lajovic, mentre Sascha lascia il passo a Bublik

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La testa di serie numero uno, Daniil Medvedev, e la numero tre, Alexander Zverev, sono stati precocemente eliminati dall’ATP 500 di Rotterdam al termine di due prestazioni piuttosto scialbe. Entrambi hanno perso in due set i rispettivi match contro Dusan Lajovic e Alexander Bublik in maniera abbastanza simile, lasciandosi sfuggire in extremis un primo set equilibrato e arrendendosi di fatto nel secondo.

Medvedev, dopo uno scambio di break nella pancia del set, è arrivato a giocarsela al tiebreak nel quale però Lajovic è subito scappato sul 6-2, rendendo davvero difficile ogni tentativo di rimonta del russo. Il serbo ha condotto la propria partita con la solita perizia e abnegazione, approfittando alla grande della giornata no del proprio avversario. Medvedev dall’altro lato pescava qua e là colpi spettacolari (su tutti un rovescio no look in avanzamento davvero pregevole), ma era nel complesso inconsistente. Un chirurgico break nel nono gioco ha poi segnato la sua sconfitta, la seconda consecutiva (sempre contro un giocatore serbo curiosamente) dopo la batosta nella finale dell’Australian Open contro Novak Djokovic. Lajovic affronterà dunque Borna Coric negli ottavi di finale.

Zverev invece ha sprecato un break di vantaggio in ciascun set: nel primo, dopo essere andato avanti 2-0, si è fatto riprendere sul 4-4 e poi addirittura beffare nel dodicesimo gioco dopo essere arrivato a due punti dal tiebreak. Nel secondo set, Sascha si è invece issato sul 3-1, ma da quel momento in poi non ha più vinto neanche un game finendo per cedere il parziale, e con esso la partita, con il punteggio di 6-3. Pur senza commettere doppi falli, il tedesco ha nuovamente litigato con la seconda che spesso non superava i 130 km/h e atterrava innocua dalle parti di Bublik, sorprendentemente cinico nel gestire le difficoltà del più blasonato avversario. Il kazako sarà il prossimo avversario di Tommy Paul, che ha superato in due set Lorenzo Sonego.

Il peggio, o meglio, i segnali meno confortanti, è però arrivato nel post partita. Se Medvedev ha addirittura evitato di comparire in conferenza stampa, Zverev invece ha detto cose che lasciano un po’ cadere le braccia e che certificano ancora una volta il grande scarto che purtroppo ancora sussiste tra i Next Gen e la vecchia guardia in termini di mentalità. Il tedesco ha detto di non curarsi molto della sconfitta perché Rotterdam è un torneo nel quale non si trova bene, tirando in ballo soprattutto le palline utilizzate (‘dovrebbero testarle di più‘, il messaggio lanciato nella breve conferenza stampa). Non il massimo della comunicazione, soprattutto visto che stiamo parlando di un top 10 ormai stabile, nonché potenziale pretendente al numero uno in futuro – anzi teoricamente già adesso.

Il tabellone completo di Rotterdam

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ATP Rotterdam, Sonego è già ai saluti: Paul si esalta contro l’azzurro

Due ore di battaglia, ma lo statunitense gioca su un livello molto alto. “Fa solo numeri”, ammette Lorenzo, non sostenuto dalle prime di servizio nel tie break. Paul sfiderà Bublik, che ha eliminato a sorpresa Zverev

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Dopo l’uscita ai quarti di Montpellier per mano di Goffin (poi vincitore del torneo), Lorenzo Sonego saluta troppo presto Rotterdam. Non sarà stata la miglior partita della carriera quella interpretata contro Tommy Paul, ma va detto che i meriti dello statunitense superano le incertezze che può aver avuto il numero quattro d’Italia. Per arrivare al 6-4 7-6 finale devono trascorrere due ore di battaglia, che regalano al ventitreenne del New Jersey un secondo turno più aperto del previsto. Per quanto Bublik sia in un momento di grazia, meglio incontrare lui che Sascha Zverev superato a sorpresa proprio dal kazako sul campo centrale. Considerazione che fa aumentare il dispiacere per la sconfitta, anche perché Sonego aveva incontrato e sconfitto Bublik al Roland Garros.

PASSAGGIO A VUOTO – I primi due game durano un quarto d’ora, entrambi i giocatori hanno difficoltà con le prime di servizio. Al punto da smarrirlo, generando un break e contro-break. Dopo non aver sfruttato (sul 2-2) tre occasioni per strappare il servizio, nel settimo game Sonego inciampa in un decisivo passaggio a vuoto. Gioco consegnato nelle mani del suo avversario a zero, con tre errori evitabili tra dritto e rovescio. Servizio perso senza opposizione, si torna a rincorrere. Questa volta però la reazione immediata non c’è, con Paul che riesce a piazzare il primo allungo (5-3) utile a condurre in porto il set.

BATTAGLIA – L’avvio del secondo parziale sembra l’alba della partita. Nuovamente break e controbreak, ma questa volta Lorenzo è psicologicamente bravo a rimanere centrato. Dopo aver perso il primo game, andava interrotta l’inerzia negativa. Per tornare a lottare spalla a spalla, pur senza grandi sicurezze nei fondamentali in cui di solito eccelle: il servizio e la palla corta, che Paul sembra leggere facilmente con lo spostamento in avanti. Lo statunitense, oggi 56 ATP, si dimostra a suo agio quando può entrare nel campo. Fa solo numeri, borbotta Lorenzo, prima di perdere il game del 3-3. Due game più avanti, sul 4-4, Sonego va sotto 0-30 e rivede lo spettro del momento che ha spaccato il primo set.

 

Stavolta Paul però ci mette del suo, alza la percentuale di errori e si fa sfuggire ai vantaggi un punto delicatissimo. Lo statunitense si trova a dover servire per rimanere nel set, ben due volte, fino al tie-break. L’intensità sale, entrambi si prendono rischi. Sul 5-5 si materializza il primo match point, grazie a un rovescio imprendibile che va a pizzicare la riga. Sonego non molla, nonostante non sia sostenuto dalle prime. Sul 6-6 si guadagna il suo set point, esaltandosi con generosità in difesa. Non arriva però al traguardo, visto che ancora una volta Paul ha il merito di giocare meglio i punti chiave. Se la partita si fosse allungata, forse, sarebbe stato complicato mantenere un livello così alto.

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Chi è Ulises Badio, il fisioterapista dietro al recupero di Novak Djokovic

Il fisioterapista argentino ha avuto un ruolo fondamentale durante l’Australian Open, aiutando il serbo a vincere il suo diciottesimo Slam nonostante un problema fisico

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Qui l’articolo originale (scritto prima della finale dell’Australian Open)

Mentre tutti gli occhi sono fissi sulla corsa di Novak Djokovic verso il nono titolo all’Australian Open, è un uomo dietro le quinte a far sì che Nole possa scendere in campo. Il suo nome è Ulises Badio e questa è la sua storia.

Uli ha a cuore la mia carriera e me personalmente, e si prende cura del mio benessere fisico. È un vero professionista e una persona estremamente dedita. Da sei o sette giorni lavora 24 ore su 24 e lo ringrazio di tutto cuore per questo”. Questa è una dichiarazione di Novak Djokovic sul suo fisioterapista Ulises Badio, le cui “mani magiche”, come ha dichiarato Djokovic, hanno aiutato enormemente il numero uno del mondo nel suo cammino a Melbourne.

 

Chi è Ulises Badio? L’argentino si è laureato in kinesiologia e fisioterapia ed esercita sia terapia manuale che chiropratica, oltre che agopuntura e medicina cinese, cose che ben si allineano con l’approccio olistico e la visione del mondo di Djokovic. Il serbo parla regolarmente di questo approccio alla cura, che consiste nel prendere in considerazione l’intera persona, piuttosto che curare un organo, una malattia o i sintomi della stessa.

Oltre a quattro anni come fisioterapista sull’ATP Tour, la vasta esperienza di Badio include anche un periodo passato con la squadra di calcio del Valencia, sei volte campione di Spagna, e un periodo passato a lavorare per diverse cliniche e un centro di medicina sportiva in Arizona.

Secondo chi lo conosce, Ulises è un eterno studente, sempre in cerca di modi per migliorare le proprie capacità e perfezionare il suo approccio. Dopo tutto, non è un compito facile entrare a far parte della squadra di uno degli atleti di élite di questo sport. Badio si è guadagnato il posto non solo con le proprie capacità, ma anche con la sua tenacia durante un periodo di crisi: ha infatti iniziato a lavorare con Djokovic nel maggio del 2017, un mese e mezzo prima che il serbo si ritirasse durante la partita dei quarti di finale di Wimbledon contro Tomas Berdych, cosa che gli ha fatto perdere il resto della stagione a causa di problemi al gomito. Fu allora che il bonario Badio si fece avanti guadagnandosi il posto. Il rapporto fra Novak e Ulises si è consolidato durante quelle difficoltà, e l’argentino è diventato un membro fidato della cerchia ristretta di Djokovic.

La competenza di Uli è davvero vasta, conosce a fondo la materia. E, cosa altrettanto importante, è rimasto con Novak durante il periodo di crisi nel 2017; il suo aiuto è stato enorme per lui nell’affrontare il problema al gomito; è così che Uli si è guadagnato il suo posto“, ha detto lo scorso anno Marian Vajda, l’allenatore di Djokovic, a Sport Klub a Melbourne.

Il ruolo di Badio nella squadra è molto importante anche in circostanze normali. Essendo Djokovic uno dei giocatori più in forma del tour, nulla di questo aspetto viene lasciato al caso, al punto che Uli una volta ha dichiarato che la struttura fisica di Djokovic consente loro di praticare stretching ben quattro volte al giorno. Quest’anno a Melbourne, però, Badio ha avuto pane per i propri denti: dopo che Djokovic si è infortunato nella partita di terzo turno contro Taylor Fritz, praticamente tutto il suo tempo è deputato al solo recupero.

Il tempo dedicato al recupero dall’infortunio è il 100 percento della mia giornata negli ultimi cinque giorni“, ha detto Djokovic dopo aver battuto Aslan Karatsev in semifinale. Non era solo un modo di dire: Badio ha lavorato ogni ora sul corpo di Novak e il lavoro è così immenso che aveva bisogno dell’aiuto dei suoi colleghi, i fisioterapisti dell’ATP.

Prima di tutto, Uli è una persona meravigliosa e lo puoi vedere ogni giorno dalle piccole cose che fa. Il modo in cui tratta le altre persone è significativo, scambia sempre due parole con le guardie qui a Melbourne, l’altro giorno ha portato cioccolatini e regali ai suoi colleghi che lavorano con l’ATP”, racconta Djokovic. È davvero raro trovare Ulises senza un sorriso ampio e amichevole stampato sul viso. Apprezza l’opportunità che gli viene data dalla propria posizione, e anche facendo solo poche chiacchiere con lui si può dire quanto il 42enne Uli sia innamorato del suo lavoro. “Uli si è adattato perfettamente, Novak gli vuole bene, noi gli vogliamo bene“, ha riassunto Vajda.

Infine, dato che a Djokovic piace avere tutte le sfaccettature attorno a sé coperte, Badio è un po’ diverso da Miljan Amanovic, un altro fisioterapista di Novak, attualmente non presente a Melbourne. “Miljan è il mio padrino e anche un fisioterapista molto devoto. Una cosa che mi piace di Uli e Miljan è che si completano a vicenda con le loro capacità. Sebbene abbiano approcci diversi in una certa misura, il risultato è che mi fanno sempre sentire bene e pronto“, osserva Djokovic. Non c’è stato molto tempo libero a Melbourne quest’anno, ma nei rari momenti di svago le passioni di Uli includono la musica e lo yoga, che anche Djokovic pratica. Allo stesso modo di Novak, Badio ama la filosofia orientale e spesso cita Buddha: “Quello che pensi, diventi. Quello che senti, attiri. Quello che immagini, lo crei“.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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