Australian Open: splendido Roger Federer, via col Venti – Ubitennis

Australian Open

Australian Open: splendido Roger Federer, via col Venti

MELBOURNE – Roger Federer vince il 20esimo Slam della sua incredibile carriera. Battuto in cinque set Marin Cilic

Luca Baldissera

Pubblicato

il

Ancora clamoroso Roger! L’impresa Slam numero 20 del fuoriclasse svizzero scrive una pagina di storia che difficilmente potrà essere superata. Si sono visti in campo momenti di Federer sopraffino e momenti di Federer più umano, vittima dei naturali cali atletici dell’età. A inizio partita il suo braccio sembrava fendere l’aria con la rapidità dei giorni migliori, poi sono arrivate le difficoltà che hanno permesso a Cilic di prendersi il secondo e il quarto set, fino a lasciar sospettare che il quinto e decisivo parziale potesse essere davvero una battaglia. Non è stato così: Roger Federer ha dominato l’ultimo set, e dopo 3 ore e 3 minuti di lotta ha vinto il sesto Australian Open e il suo 20esimo Slam. 

 

[2] R. Federer b. [6] M. Cilic 6-2 6-7(5) 6-3 3-6 6-1 (dal nostro inviato a Melbourne)

Siamo dunque arrivati alla fine anche di questo Australian Open. In campo per l’atto conclusivo del singolare maschile, lo svizzero Roger Federer (36 anni, 2 ATP) e il croato Marin Cilic (29 anni, 6 ATP). Per Roger è la finale Slam numero 30, di cui 19 vinte (qui l’elenco con la descrizione di ogni match), per Marin è la terza, una vittoria allo US Open 2014 (su Kei Nishikori) e una sconfitta a Wimbledon 2017 (da Federer). I precedenti sono 8-1 in favore dello svizzero. La serata è molto calda, la Rod Laver Arena è gremita, non c’è un posto libero, il pubblico è entusiasta, l’atmosfera è veramente piacevole. Si gioca con il tetto chiuso, in effetti il caldo è insopportabile all’aperto: 38 gradi, la heat policy impone prudenza.

FULMINANTE ROGER – Primo game, al servizio Cilic, subito Roger entra cattivo con la risposta di rovescio da destra, palla break, ma Hawk-eye salva il croato a cui era stato chiamato fuori un diagonale. Si rigioca il punto, e su un pallonetto altissimo dello svizzero Marin affonda malamente lo smash: 1-0 Federer, che poi tiene con autorità la battuta. Bello un dritto in controbalzo, 2-0, grande avvio per lui. Continua a spingere alla grande con la risposta Roger, Cilic in evidente difficoltà cambia la racchetta, il pubblico mormora, ma arrivano altre tre palle break per Federer. Sulla seconda Marin commette un altro erroraccio di rovescio, siamo 3-0 con doppio break, sono passati pochi minuti e il primo set sembra già avere un padrone. Uno scambio di pura potenza sulla diagonale di dritto conquistato da Roger, a velocità di braccio e palla incredibili, provoca gli “oooh” della folla, e arriva il 4-0. 16 punti a 4 finora, il proverbiale avvio shock per Cilic. Quando Marin tiene il primo game di servizio gli applausi di incoraggiamento sono fragorosi, la gente può amare Federer quanto si vuole, ma se hai pagato centinaia di dollari (come minimo) per essere qui, vuoi una partita. Roger pare di diverso avviso, e chiude in scioltezza 6-2. 26 punti a 13, il doppio esatto, non servono altre statistiche.

REAZIONE MARIN – Giustamente, Cilic reagisce a inizio secondo set, conquistando con un gran rovescio lungolinea due palle break, le prime per lui, nel secondo game. Ma il servizio e il dritto dello svizzero gliele cancellano, ottimo Federer nel piccolo momento di difficoltà. Nel game successivo, risalendo da 40-15 sotto, Roger va a palla break, bravo qui Marin a stampare l’ace esterno. Sta salendo almeno con il rendimento al servizio, il croato, per il resto non sembra avere armi per far male all’avversario. Ci mette 16 punti in tutto Cilic a tenere la battuta e andare 2-1, che fatica contenere questo Federer, che lo raggiunge sul 2-2 in un attimo. Una rispostona lungolinea di dritto di Federer lo manda ancora a palla break poco dopo, è il servizio a tenere a galla Marin, ma sta rischiando tantissimo, siamo 3-2. Se l’unico modo per non farsi costantemente aggredire è tirare a 210 kmh senza sbagliare mai, la faccenda è preoccupante. Finchè ci riesce, il croato rimane lì col punteggio, bravo lui a rifiutarsi di uscire dal match, siamo 4-3 in suo favore. Roger esce spesso vincitore anche dagli scambi in pressione violenta, manovra in controbalzo da maestro, e due game dopo ha di nuovo palla break dopo un bel passante di rovescio. L’ace con la seconda palla di Marin che la annulla è significativo di quanto il croato debba tirare tutto al limite solo per fare match pari, ma è ammirevole il modo in cui lotta, 5-4 per lui. La sua tenacia viene premiata: due doppi falli Federer, e set-point Cilic, ma il rovescio in rete lo fa sfumare. Se ne va un’occasione forse irripetibile, siamo 5-5. Pochi minuti dopo, eccoci al tie-break. Sul 2-2, minibreak per Roger con una gran combinazione rovescio in cross e dritto in contropiede, ma una fulminante legnata in risposta di Marin rimette le cose a posto, 3-3. Buon livello adesso, ed emozioni assicurate. Quando un’altra risposta di rovescio di Cilic, seguita dal drittone, lo porta ad altri due set point, l’arena trattiene il fiato. Il primo viene annullato col servizio da Roger, lo smash di Cilic trasforma il secondo, 7-5, e siamo un set pari. Bravissimo Cilic, grinta e testa lo hanno premiato, adesso è tutta da giocare. 

UN FEDERER ATTENTO – Il terzo set inizia in modo equilibrato, finalmente Marin fa viaggiare bene i suoi colpi, Federer sembra aver accusato un po’ la reazione dell’avversario, si procede testa a testa fino al 3-2. In particolare, Cilic sta trovando il tempo nelle risposte, azzeccandone anche diverse vincenti dirette. Ma tirando tutto senza margine, si corre sempre il rischio di andare fuorigiri e commettere errori anche in serie: nel sesto game, accade questo, e la conseguenza sono tre palle break consecutive per Federer. Una gran risposta di dritto nella seconda occasione fa esplodere la Rod Laver Arena, siamo 4-2 per Roger, e in un attimo 5-2. Poco dopo, sul 5-3, un chirurgico Federer mette quattro prime palle, e chiude i terzo set con un ace, 6-3. Con il Cilic visto dal secondo set in poi bisogna stare bene attenti, e lo svizzero è stato il primo ad accorgersene.

CILIC NON MOLLA MAI – Continua a fare molta attenzione Roger anche a inizio quarto set, corre e anticipa senza cali di intensità come nel secondo parziale. Approfitta di un paio di errori di Marin, brekka al primo game, tiene per il 2-0, incassa il doppio fallo del croato e una palla del secondo break. Si scuote Cilic, si salva tirando a tutto braccio, e accorcia sul 2-1. Poteva già compromettere tutto, gli è andata bene. Federer sta nuovamente salendo di livello, il campanello d’allarme del secondo parziale lo ha ben stimolato. Si vedono belle discese a rete, una gran palla corta, un paio di super-dritti. Ma anche diverse risposte d’incontro spaventose da parte di Marin, che nel sesto game arriva a 0-40, e tre palle del contro-break. Con un bel dritto diagonale trasforma la prima, e siamo 3-3, bravissimo. Nel game successivo, di nuovo nei guai Cilic al servizio, palla break, ma ancora la battuta e la spinta da fondo lo traggono d’impaccio, le occasioni sono tante da entrambe le parti adesso, siamo 4-3 per il croato. Che continua a rischiare tutto su ogni palla, e va a prendersi il 15-40 sul servizio di Roger: due rovesci falliti annullano le due pericolosissime palle break. Poi uno scambio fantastico da fondo vinto da Marin con dritto vincente, ace di seconda di Federer, risposta vincente di Cilic, vediamo di tutto in questa fase. Da fondo Marin è un muro, e arriva la terza palla break: dritto vincente in avanzamento, ed è 5-3, la partita adesso è bellissima. Un dato spicca in negativo: meno del 40% di prime palle in campo per Roger in questo set. Il croato ringrazia, tiene a zero la battuta, 6-3, ed è quinto e decisivo set. E dire che all’inizio si temeva di non avere spettacolo.

TRIONFO STORICO – Il quinto set è una lotta su ogni punto fin dall’inizio, i giocatori danno tutto; nel primo game Cilic fallisce di dritto una palla break cruciale, nel corso del successivo un doppio fallo e un errore di dritto del croato consegnano il break a Federer. Adesso lo stadio è una bolgia, il tifo è per lo svizzero, ma l’ammirazione per il croato e la sua grinta si sente bene dagli applausi che gli vengono tributati. Roger sale 3-0 tenendo ai vantaggi un delicatissimo game di servizio, poi conserva il vantaggio fino al 4-1. Sono salite le percentuali di prime palle in campo di Federer, se ne vedono i risultati nel punteggio. Sale il grido “let’s go Roger, let’s go!“, ora c’è un’ovazione a ogni 15 fatto dallo svizzero. Un dritto fallito in larghezza da Cilic porta due palle per il secondo break in favore di Roger, è come fossero match-point a questo punto, un altro dritto di Marin che si spegne sotto il nastro manda Federer a servire sul 5-1. La gente è come impazzita intorno alla tribuna stampa. Un minuto dopo, è Storia che si realizza davanti ai nostri occhi: risposta in rete di Cilic, challenge sul servizio, ed è il freddo responso di una macchina elettronica che consegna il titolo Slam numero venti a un giocatore che non è più possibile descrivere. Si può solo essergli grati, con l’orgoglio di chi ha avuto il privilegio di essere testimone diretto di qualcosa che probabilmente non verrà più visto da nessun altro. Grazie Roger. 20 titoli Slam, lo riscrivo per essere certo che sia vero. E lo è eccome.

Raggiunti a quota 6 Australian Open Novak Djokovic e Roy Emerson (che in effetti però vinse i campionati australiani, non erano Open all’epoca), insieme a Ken Rosewall è diventato l’unico a vincere 3 Slam dopo i 35 anni. Roba per pochi, roba da leggende.

 


Verso la finale: 

È successo nel Day 13:

Continua a leggere
Advertisement
Commenti

Australian Open

Australian Open LIVE: la sesta giornata

La diretta della sesta giornata dell’Australian Open 2019

Pubblicato

il

L’ordine di gioco, i campi e gli orari del DAY 6
Il tabellone maschile – Il tabellone femminile

Tutto quello che c’è da sapere sull’Australian Open 2019

Cronache dal day 5

 

Approfondimenti 

La diretta FB dei nostri inviati

Australian Open Day 5: Fabbiano e Seppi, accidenti!

Pubblicato da Ubitennis su Venerdì 18 gennaio 2019

Continua a leggere

Australian Open

E se Sharapova fosse tornata sul serio? [VIDEO]

MELBOURNE – Dimezzata la pattuglia azzurra. Restano solo i numeri uno, Fognini e Giorgi. Anisimova: è nata una stella? Per Federer e Nadal il torneo comincia ora. Djokovic… attento a Shapovalov

Ubaldo Scanagatta

Pubblicato

il

Maria Sharapova - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

Il poker è diventato una coppia. Otto azzurri al via (sette uomini più la sola Camila Giorgi), quattro al terzo turno, sono rimasti solo due che possono teoricamente approdare agli ottavi. E sono i numeri del nostro tennis, Fabio Fognini e Camila Giorgi.

Il primo è atteso dallo spagnolo Carreno Busta che lo ha battuto 5 volte su 5 ma secondo me è battibile. E anche secondo Lucone Vanni che contro di lui ha vinto i primi due set e (6-7 2-6 6-3 7-5 6-4) e lo ha tenuto in campo per 3 ore e 47 minuti. Camila fin qui ha passeggiato, ma non potrà farlo nel match che chiuderà la giornata del sabato australiano (e corrisponderà circa alle 11 italiane del mattino) contro Karolina Pliskova, ex n.1 del mondo, ex finalista dell’US Open, testa di serie n.7. Pliskova ha vinto 4 dei 5 precedenti duelli, il solo che ha perso è stato sulla terra battuta a Praga. Sebbene Camila abbia battuto 9 top-ten in carriera, e quindi abbia dimostrato di essere capace di qualsiasi impresa, avrà bisogno della complicità della giraffa ceca per raggiungere gli ottavi.

Di come si sono comportati i due italiani sconfitti nella notte italiana, Fabbiano con Dimitrov e Seppi con Tiafoe, ha già scritto Luca Baldissera. È evidente che i maggiori rimpianti li ha Andreas, perché Fabbiano ha giocato qui la sua miglior partita contro un Dimitrov bene in palla e quindi superiore, ancorché non così nettamente come si sarebbe potuto pensare. Da questa partita la fiducia di Thomas nelle proprie possibilità dovrebbe essere uscita rafforzata: “Sono partite come queste, in tornei e campi come questi, davanti a così tanta gente cui certo io non sono abituato, quelle per le quali noi tennisti in fondo viviamo e ci battiamo ha detto Thomas con la sua solita genuina semplicità.

Andreas invece rimpiange di aver giocato con poca attenzione all’inizio del quarto e del quinto set: “Mandare avanti di un break, subito 1-0, un giovane capace di esaltarsi e di giocare più libero da quel momento in poi, mi è costato caro”. Ci sono state soprattutto quelle tre pallebreak consecutive per raggiungere il 5 pari nel quarto set che potevano, se trasformate, condurre a un tiebreak in cui avrebbe potuto succedere di tutto. Peccato. Tiafoe ‘arrapato’ è comunque un cagnaccio. Bel servizio, gran rovescio, e un dritto arroncolato con una presa continental irregolare ma anche assai pesante quando lo tira a pochi cm dalla riga di fondo.

Per il resto… direi che lo scontro della giornata è stato quello fra Maria Sharapova e Caroline Wozniacki, due belle fanciulle che non si possono proprio vedere. Caroline non ha mai nascosto la propria antipatia per Maria.  “Lei non parla mai con nessuna di noi, non ha amiche nel circuito, sta con il suo team e basta” ha detto anche ieri. Ma tutti ricorderanno che Caroline era fra quelle che non aveva avuti peli sulla lingua all’epoca in cui Maria era stata “pescata” dal controllo antidoping e se fosse stato per lei Maria sarebbe stata squalificata a vita. Un anno e mezzo fa poi fra le due ci furono due frecciate mica male fra le due rivali all’US Open 2017. La prima a lanciarne una fu Carolina, furibonda per una sconfitta (6-2 6-7 6-1) con Makarova patita sul campo 17 dove il match era finito ben dopo la mezzanotte: “(Someone back from a drugs sentence… play every match on centre court!) Qualcuno di ritorno da una squalifica per doping… gioca ogni match sul campo centrale! E fare un orario che mettendo la n.5 del mondo come quinto match su un campo periferico è inaccettabile dichiarò in una videointervista al sito danese Exstrabladet su un campo periferico.

Maria Sharapova non gliele rimandò a dire dietro le spalle: “Prima di tutto sapete bene che non sono io a fare gli orari – disse dopo aver passato il terzo turno, lei che era n.146 del mondo e aveva potuto rigiocare dopo 15 mesi di squalifica grazie a una wild card contestata da tante giocatrici (fra cui Woz) – io lotto ovunque mi mettano, sono felice anche se mi fanno giocare nel parcheggio del Queens. La sola cosa che a me importa è che sono in ottavi. Sì, non so bene dove sia lei… (I am not sure where she is…)”. Perfida Maria.

Al di là di queste schermaglie, e di una rivalità datata e preceduta ieri da 10 duelli (6-4 per Maria erano gli head to head, ma l’ultimo match risaliva al 2015, a Madrid e l’aveva vinto Maria), il match è stato bello, intenso, ben giocato. Di più. Non avevo più visto giocare così bene Sharapova da un anno e mezzo, quando aveva battuto al primo turno dell’US Open 2017 Halep per la settima volta consecutiva: 6-4 4-6 6-3 fu il punteggio. E sapete come ha vinto stavolta su Woz? 6-4 4-6 6-3. Piuttosto curioso non trovate? Sulle seconde di servizio non trascendentali di Woz, Maria ha sparato risposte di dritto fulminanti. Meglio che ai bei tempi, quando era n.1. E che fosse ben determinata lo ha mostrato – vedi anche cronache di Vanni Gibertini – il recupero nel primo set da 1-4 a 6-4.

“Lì ho perso il mio ritmo…” ha detto Wozniacki, campionessa in carica, che ha sorprendentemente finito per perdere anche alcuni scambi lunghissimi… “Quelli che lei di solito predilige…”, ha affondato il coltello Maria nella conferenza post match. Forse Maria stavolta “is really back”. Ma poiché al prossimo turno ha un altro osso duro, la beniamina locale Barty, poi eventualmente la vincente di Kvitova-Anisimova, sarà meglio aspettare a dirlo. Anche perché la metà bassa del tabellone è presidiata da Angie Kerber. Mi hanno fortemente impressionate tutte le tenniste appena citate. Kvitova che gioca bene per me è forse la più forte in assoluto, ma sappiamo bene anche quanto possa essere discontinua. La maturità della ragazzina del New Jersey, la diciassettenne Amanda Anisimova che si è liberata della temutissima Sabalenka (n.11), ha fatto scalpore. Questa ragazzina figli di genitori russi è davvero fortissima. Già oggi, non solo domani. Inutile dire che il suo idolo è Maria Sharapova… probabilmente perché russa trapiantata in America fin da bambina.

Passando agli uomini ero sicuro che Nadal fosse di un’altra categoria rispetto a De Minaur, il pupillo di Hewitt (per il quale stravede talmente che i vari bad boys Tomic e Kyrgios gliene dicono di tutti i colori). È stato come vedere di fronte sul ring due pugili di categorie diverse, un peso massimo contro un peso nemmeno medio, diciamo un welter. No match. E anche Federer contro… l’amico Fritz ha potuto fare quel che voleva. 6-2 7-5 6-2 non è così diverso da 6-1 6-2 6-4, ci sono solo due game in più per Fritz.

I colleghi spagnoli, sempre assai patriottici, facevano osservare a Rafa che, per via di quattro iberici al terzo turno, nessun altro Paese aveva fatto meglio. Ma Rafa ha avuto buon gioco a replicare (in spagnolo quindi non lo troverete sui transcripts): “Fino a 25 anni fa chi avesse raggiunto un quarto di finale in uno Slam sarebbe stato esaltato come il protagonista di un grande risultato. Ma poi da 15/10 anni abbiamo avuto tanti di quei giocatori, di top ten, che la gente spagnola… si è abituata male. Vero che siamo arrivati in quattro al terzo turno… ma siamo tutti di una certa età, Verdasco (che stava vincendo due set a zero con Cilic ma ha perso al quinto dopo aver avuto occasione di vincere in 4), io, Bautista Agut… il più giovane è Carreno Busta. L’unico giovane che abbiamo in questo momento è Munar… siamo realisti, mi sa che rimpiangeremo a lungo il periodo che abbiamo vissuto, perché il ricambio generazionale non mi pare che ci sia”.

Che dovrebbero dire gli svizzeri allora che dopo Federer e Wawrinka hanno solo Laaksonen? Inciso: in ottavi Roger troverà Tsitsipas e dovrà stare attento, molto attento, perché il ragazzino greco non ha timori reverenziali. E i cechi che si affidano ancora al “riesumato” Berdych che ha chiuso in bellezza contro Schwartzman e sarà il prossimo avversario di Rafa? Chi vincerà fra Rafa e Berdych troverà il vincente di Tiafoe-Dimitrov, partita fra i due che hanno fatto fuori Seppi e Fabbiano nonché giocatori brillanti, divertenti da vedere.

Ce ne sono meno nella parte alta del tabellone dove stanotte mi incuriosisce Djokovic-Shapovalov, anche se credo che Nole vincerà senza troppi problemi perché è troppo più solido, dove seguirò naturalmente Fognini-Carreno Busta con Fabio che giocherà certamente i colpi migliori ma potrebbero non bastare e poi però non c’è nessuna partita che mi ecciti particolarmente. Direi nemmeno fra le donne, a meno che Venus Williams riesca a mettere sotto torchio una Halep ancora convincente a metà. Ma ci credo poco. Credo quasi più in Camila Giorgi contro Pliskova. Ma magari confondo, da buon patriota, la speranza con la realtà.

Continua a leggere

Australian Open

Born to run

Amanda Anisimova è una predestinata. L’abbiamo detto tante volte ma credeteci, questa volta è vero. Lei è nata per correre: forse Kvitova la fermerà agli ottavi, ma il viaggio è cominciato

Pubblicato

il

Dopo la folgorante vittoria ai danni di Sabalenka, da alcuni persino considerata tra le favorite per la vittoria dell’Australian Open, il tennis non può ignorare Amanda Anisimova, non più. A darle i natali circa 17 anni e mezzo fa è stata la cittadina di Freehold, New Jersey, la stessa che cinquantadue anni prima, nel bel mezzo dell’erogazione del Piano Marshall, ebbe l’ardire di regalare al mondo Bruce Springsteen. Col senno di poi si può dire che del piano facesse parte anche lui; nient’altro che un bene di conforto a lento rilascio, Bruce, che avrebbe cominciato a sortire i suoi effetti negli anni Settanta. Born in the U.S.A. ma soprattutto nato per correre, e Amanda sembra essere stata generata sotto la stessa stella da papà Konstantin e mamma Olga, nati a Mosca ma abbastanza facoltosi e lungimiranti da decidere di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1998. Amanda ha una sorella maggiore, Maria, che al momento della trasvolata aveva già dieci anni; ha giocato a tennis durante il college salvo poi concentrarsi sugli studi economici, che l’hanno portata ad assumere la direzione della Bank of America Merrill Lynch (nel 2017) ed essere indicata da Forbes come una delle trenta under 30 più influenti del mondo della finanza (nel 2018).

Due anni formidabili per le sorelle Anisimova. Sono gli stessi in cui la piccola Amanda si affaccia al professionismo e gioca il suo primo Slam tra i grandi, a Parigi nel 2017, qualche mese prima di concludere in bellezza la sua carriera juniores vincendo lo US Open. Nel 2018 comincia a correre per davvero. La spensieratezza con la quale schiena prima Pavlyuchenkova e poi Kvitova a Indian Wells, a soli sedici anni, genera chiacchiericcio attorno al suo nome ed è annebbiata solo in parte dall’infortunio alla caviglia destra a causa del quale è costretta a fermarsi per quattro mesi, appena salita sul trampolino per tuffarsi nel mondo dei grandi. “È stato frustrante perché stavo giocando alla grande, ho dovuto ricominciare da zero ed è stata dura. Mi sono presa un po’ di tempo per pensare ad alcune cose, per questo ho avuto alti e bassi nel corso della stagione”.

In fondo quando hai preso la racchetta in mano a due anni e subito hai capito – prima di poterlo realmente capire – che sarebbe stata la tua vita, non hai fretta di arrivare. Amanda rientra in campo a fine luglio con la caviglia ancora dolorante, giocando però subito bene a San José e Cincinnati (ottavi, come a Indian Wells). Per vederla in finale basta attendere fino a metà settembre, nel torneino di Hiroshima, dove soltanto una Hsieh in stato di grazia può impartirle una severa lezione.

 

Come detto, Amanda non ha fretta. Né di diventare una campionessa, né quando si appresta a servire, né quando costruisce il punto. Affronta ogni quindici come un rompicapo a tempo di cui conosce la soluzione, ragione per cui nei suoi occhi non si legge alcun affanno. A impressionare del suo tennis è poi l’equilibrio, la capacità di dividere il campo in due metà perfettamente equivalenti e utili allo stesso scopo: tirare colpi vincenti. “Molte persone mi dicono che ho un gran rovescio, ma a me piace giocare anche il dritto. Non credo di avere un colpo migliore dell’altro“. Dritto o rovescio che sia, per certo c’è che Amanda colpisce la palla sistematicamente quando sta salendo, giocando a ricattare il tempo, a volte quasi in demi-volée come ha prontamente rilevato un cronista durante la sua ultima conferenza stampa. La frenesia è ristretta all’istante di impatto con la palla, come nel caso di questo dritto tirato oggi a Sabalenka.

La scansione delle movenze di Amanda non ha prodotto una corrispondenza inequivocabile con tenniste del presente o del passato, né lei ci aiuta troppo rifiutando la pantomima degli idoli e dei modelli di comportamento con la consistente eccezione – in effetti ci si poteva pensare – di Maria Sharapova, con la quale ha scambiato qualche parola dopo la vittoria di oggi. “La guardo giocare da quando era piccola, mi è sempre piaciuto guardare anche le sue interviste. È una grande persona anche fuori dal campo“. Lunghe leve e occhi – un po’ meno glaciali – fissi sull’avversaria come quelli di Maria, alla quale proverà a rubare quella sottile capacità di dominare la competizione emotiva con la partita, concentrandosi esclusivamente sulla propria metà di campo. Talenti con cui si nasce, ma che vanno allenati giorno per giorno circondandosi delle persone giuste.

Nel suo team la figura di riferimento è sempre stata papà Konstantin, che per favorire le occasioni di incontro tra sua figlia e i migliori allenatori statunitensi aveva scelto di spostare la famiglia in Florida. Si respira tennis, da quelle parti: a Bradenton sorge l’accademia di Bollettieri, a Lake None il campus USTA dove Anisimova si è spesso allenata. Compiuti undici anni, Anisimova è stata affidata alle ‘cure’ di Nick Saviano, che di lì a un paio d’anni avrebbe contribuito al 2014 miracoloso di Eugenie Bouchard; Saviano continua seguire Anisimova come coach fino al 2017 per poi essere sostituito da Max Fomine, già nel team in qualità di hitting partner. Il rapporto con Saviano è rimasto ottimo, tanto che Amanda torna ad allenarsi con lui quando fa base in Florida, ma ad accompagnarla nei tornei sono rimasti soltanto il papà e Max Fomine.

Questo, di torneo, non è ancora finito. Amanda sarà la prima giocatrice nata nel nuovo millennio a giocare un ottavo di finale Slam e affronterà Petra Kvitova, già malmenata qualche mese fa in California. La giocatrice ceca è in gran forma e intende procedere verso il titolo, ma coincidenza vuole che questo sia esattamente lo stesso obiettivo della 17enne di Freehold. “Il mio sogno? Voglio vincere già questo torneo!” ha risposto con il sorriso a un giornalista, puntando però il dito sul tavolo perché non sembrasse solo un capriccio di gioventù. Quando sei nata per correre, l’ambizione è il tuo destino.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement