I record imbattibili del tennis: da Connors a Navratilova, passando per Graf, Nadal e... Barty

Editoriali del Direttore

I record imbattibili del tennis: da Connors a Navratilova, passando per Graf, Nadal e… Barty

Non è vero che tutti i record sono da battere. Per alcuni è proprio impossibile. Come quelli di Rod Laver, Jimmy Connors, Billie Jean King, Nicola Pietrangeli, Steffi Graf, Martina Navratilova

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È solo un vecchio assunto che però si legge ogni volta che un record viene battuto: i record sono lì per essere battuti. Proprio così, è una delle banalità più ricorrenti per chi è povero di fantasia. Ma ci sono anche record che non potranno mai essere battuti, anche se alcuni per via certe circostanze, incluse certe perfomance incredibili di super-uomini e super-donne prima del loro tempo, sono poi durati quanto ere glaciali.

Quest’anno si è parlato ancora una volta di un record insuperabile a proposito del tredicesimo Roland Garros vinto da Rafa Nadal e siamo tutti d’accordo sul fatto che ad andare bene ci vorrebbero 15 anni per batterlo se… nascesse un altro fenomeno come Rafa. E forse un fenomeno così potrebbe anche non nascere più. Ma si può escluderlo?

SLAM VINTI IN TOTALE

Troppe volte abbiamo ritenuto che certi record fossero insuperabili, dal salto in lungo di Bob Beamon nell’aria rarefatta di Città del Messico, ai 200 metri di Pietro Mennea a Città del Messico, alle vittorie in Formula Uno di Schumacher senior, di Agostini e Valentino Rossi nel motomondiale, di Stenmark e di Vonn nello sci, e per non allargare troppo gli orizzonti con il rischio di essere facilmente smentiti – ma voi lettori potreste bene aggiungere quei record che hanno fatto la storia dello sport nelle varie discipline – torno al tennis e ai 14 Slam vinti da Pete Sampras che parevano appunto imbattibili ai cronisti anche più illuminati dell’epoca e invece il record è stato letteralmente polverizzato da ben tre tennisti, Federer, Nadal, Djokovic nell’arco di tre lustri.

 

Poi magari invece il record dei 24 Slam vinti da Margaret Court che sembrava dovesse essere strapazzato da Serena Williams già alla vigilia del suo match di semifinale all’US Open con Roberta Vinci, quando il Grande Slam sembrava ormai cosa fatta, resiste ancora e probabilmente non verrà battuto per chissà quanto ancora. Io infatti – detto inter nos – non credo che Serena sarà più in grado di vincere uno Slam, ma se anche ne vincesse uno non basterebbe a superare il reverendo Margaret, tutt’al più la eguaglierebbe. E tutte le disquisizioni, i distinguo sul fatto che l’australiana ne vinse 11 in Australia laddove poche delle prime della classe andavano a misurarsi lasceranno il tempo che trovano, come quelle “a contrario” che sottolineano un altro record negativo di Serena: quattro finali di Slam perse di fila senza vincere un set, al ritorno dalla maternità.

Ma in teoria, sbarcasse sulla terra un’altra marziana o extraterrestre come fu a suo tempo definita Martina Navratilova – capace di vincere quattro Slam di fila (1984-1985) ma non nello stesso anno, esattamente come è successo a Serena nel 2002-2003 – per trionfare in 25 Slam basterebbero 6 anni di dominio assoluto. Come si fa ad escludere che prima o poi ciò possa accadere? Certo non pare possibile a breve, con le tenniste in lizza oggi.

TORNEI VINTI

Fra i grandi record del tennis che si ritenevano imbattibili c’era quello dei cinque successi consecutivi di Biorn Borg a Wimbledon (e tre di essi dopo altrettanti Roland Garros vinti quando la terra rossa erano ben differenti da quelli più omogenei di oggi e c’era una sola settimana per passare da una superficie all’altra!). Poi è arrivato un certo Federer a vincerne altrettanti di fila per collezionarne in tutto ben otto, appena uno in meno di Martina Navratilova che, davvero incontentabile, ancora oggi rimpiange di non aver centrato il decimo Wimbledon quando perse da Conchita Martinez la finale del 1994 che pareva invece scontata.

Anche i famosi 109 tornei vinti da Jimmy Connors (e 109 è un numero molto discutibile al quale personalmente non mi assoggetto, perché almeno tre tornei vinti da Jimbo non meritavano di essere considerati tali anche se ormai nessuno osa più nessuno toccarli; due erano “tornei” con appena 8 giocatori e un terzo non aveva alcuna valenza di vero torneo) sembravano un record quasi imbattibile, fino a che Roger Federer li ha avvicinati più di un anno fa approdando a 103. A che serve dire oggi che se non ci fosse stato il Covid-19 Roger avrebbe forse potuto fare meglio? O aggiungere che se Roger avesse puntato a quel record per lui sarebbe stato facile iscriversi a sette o otto tornei di piccolo cabotaggio per portarseli a casa facilmente e seminare Connors?

Sarebbe come dire che anche Boris Becker avrebbe potuto benissimo eliminare quella macchia delle zero vittorie nei tornei sulla terra battuta se anziché misurarsi nei tornei più difficili avesse cercato di vincerne almeno uno più “facile”. Discorsi che non dimostrano nulla. Se non la inconsistenza e la caducità di certi numeri.  

I RECORD IMBATTIBILI, PRIMA TRANCHE

Insomma, bando ai record soltanto “quasi imbattibili”. Quel “quasi” impedisce di stoppare l’infinito. Ho provato allora a buttar giù una serie di record che invece non potranno mai essere battuti. Sono andato molto a memoria, oppure facendo ridottissime ricerche, probabilmente incomplete (per via del solito tempo tiranno). Spero di non aver fatto un brutto servizio alla storia dei record imbattibili del tennis e dei quasi insuperabili.

PIETRANGELI – 164 PARTITE IN DAVIS

Il primo che m’è venuto in mente, a memoria e senza bisogno di fare alcuna ricerca, è quello stabilito dal nostro Nicola Pietrangeli. Nessuno potrà mai giocare 164 match di Coppa Davis, 110 in singolare e 54 in doppio, vincendone 120, 78 in singolare e 42 in doppio (record quest’ultimo che invece è caduto per mano dell’indiano Paes). Ilie Nastase è distaccato di parecchie lunghezze, mi pare sia arrivato a 149 in tutto. Ai loro tempi si potevano giocare una quantità di singolari e doppi che oggi e in futuro sarà impossibile disputare anche se un tennista giocasse la Davis per vent’anni di fila. Ora che la Davis è stata così snaturata poi… ma era già così anche dal 1982 quando nacque il World Group della Davis con solo 16 squadre e al massimo quattro scontri per chi l’avesse vinta, quindi massimo otto singolari e quattro doppi. Impossibile arrivare a 164 con dodici match complessivi in toto all’anno (raggiungendo sempre la finale).

Nicola Pietrangeli, capitano di Davis nella vittoria del 1976

Consentitemi un inciso di carattere nazionale: ha quindi tutt’altra valenza, beh, nessuno potrà mai superare i 27 titoli assoluti vinti da Lea Pericoli. Anche perchè gli Assoluti non si giocano più – salvo che in epoche Covid come quest’estate a Todi – e comunque non si gioca il doppio misto! Per un mediocre giocatore come me era un tale traguardo riuscire a giocarli! Che nostalgia.

NAVRATILOVA – 167 TORNEI VINTI

Però i 167 tornei internazionali vinti in singolare da Martina Navratilova sono ben altra cosa, se si pensa che la sua rivale di sempre Chris Evert non è andata oltre i 154, Steffi Graf 107, Margaret Court 97 e Serena Williams con 72 è a molto meno della metà. Ed è Serena Williams. Una tennista che giocasse 16 anni dovrebbe vincere più di 10 tornei l’anno per superare Martina. Ma se non li giocano neppure, com’è possibile che succeda?

I DUE GRANDI SLAM DI LAVER

Anche il record di Rod Laver, che ha realizzato un Grande Slam da dilettante (1962) e un altro Grande Slam da professionista, è imbattibile. I dilettanti non ci sono più.

CONNORS ALLO US OPEN

Idem i cinque US Open conquistati da Jimmy Connors su tre superfici diverse, erba, terra battuta (sia pur verdastra) e cemento. Impossibile batterlo.

I FAB 3

Certo non sarà facile vincere otto Wimbledon come Roger Federer, ma sarà sempre più facile che vincerne 13 (per tornare all’esempio parigino di Nadal). Pensavo che anche 310 settimane da n.1 mondiale fosse un record difficilmente battibile, ma invece Djokovic fra non molto probabilmente lo batterà. Se poi Nole riuscirà anche a restare n.1 del mondo oltre i 36 anni e mezzo come è riuscito a Roger nel 2018, ecco un altro record che non si può dire sicuro in eterno. Un altro record dello svizzero a rischio è quello di 6 finali ATP vinte (a Londra), sempre per via di Djokovic oggi fermo a 5.  

Roger Federer con il trofeo di Wimbledon 2017

ANGOLO GRAF, DAL GOLDEN SLAM ALLE SETTIMANE DA N.1

Anche se non si può escludere che stia per sbocciare un nuovo fenomeno capace di fare quello che fece Steffi Graf nel 1988 quando realizzò il Grande Slam e vinse anche l’oro olimpico, ecco un altro record, quello del Golden Slam, che è impossibile da battere, tutt’al più lo si può eguagliare. Ed eguagliarlo non è per nulla semplice: non basta fare solo il Grande Slam (come è riuscito soltanto a Little Mo Connolly, Court e appunto Graf), ma per eguagliare Steffi occorre realizzarlo nello stesso anno delle Olimpiadi vincendo l’oro.

Forse Monica Seles, che grazie a due straordinari fondamentali bimani ebbe il sopravvento su “Fraulein Forehand” Steffi che non aveva un rovescio all’altezza del formidabile dritto, poteva farcela, se il pazzo sostenitore di Steffi, Gunther Parche, non avesse accoltellato Monica mettendo k.o. per 27 mesi. Fra il ’91 e il ’93, prima dell’accoltellamento ad Amburgo, Monica aveva vinto sette Slam su otto, perdendo solo in finale a Wimbledon!

Steffi Graf è la sola donna ad aver vinto – fra i suoi 22 Slam in bacheca – almeno quattro volte ciascuno dei quattro Slam. Al maschile, per esempio, nessuno è riuscito a vincerli tutti almeno due volte. Le 377 settimane da n.1 del mondo sono un “quasi” record assai difficile da battere. Serena Williams a un certo punto della carriera sembrava potercela fare, ma poi si è bloccata – con vari incidenti fisici e poi la maternità – a quota 319 (nel maggio 2017), terza dietro Steffi e Martina Navratilova con 331.

Approfitto di questo passaggio per ricordare ai lettori che è uscito un eccellente libro su Steffi Graf, scritto da Elena Marinelli. Un libro nel quale di parla di Steffi per centinaia di pagine e non si cita neppure Andre Agassi, perché non era quello il tema del libro.

Prima di passare ai record di precocità e anzianità, certamente è imbattibile anche il record degli Slam vinti da Billie Jean King: 39! 12 singolari, 16 doppi femminili, 11 doppi misti. Nel ’73 vinse la Triple Crown a Wimbledon, tutte e tre le gare!

RECORD (IM)BATTIBILI – PRECOCITA’ E ANZIANITA’

Ken Rosewall ha vinto uno Slam, quello d’Australia a 37 anni, ma chi può giurare che Roger Federer non ne vincerà uno a 39 anni o a 40?

Quasi imbattibile, ma battibile in teoria, lo Slam vinto da Michael Chang a 17 anni e 4 mesi al Roland Garros 1989, un record di precocità che “stacca” sia Boris Becker sia Mats Wilander, entrambi vittoriosi prima dei 18 anni in altri Slam, il tedesco a Wimbledon 1985 e lo svedese a Parigi 1982.

Ma in teoria i record di precocità saranno sempre battibili, da quello di Tracy Austin (nata nel dicembre 1962) che vinse il suo primo torneo (Portland)a 14 anni e 28 giorni, ma pur avendo uno Slam, loUS Open ‘79 a 16 anni e 9 mesi, non è la più giovane vincitrice di uno Slam: è invece Martina Hingis – nata il 30 settembre 1980 – che vinse l’Australian Open nel gennaio ’97 e aveva quindi 16 anni e 4 mesi, in un anno in cui vinse tre Slam su quattro, tutti fuorché il Roland Garros perso in finale. Tutto ciò prima di aver compiuto 17 anni!

Monica Seles vinse il Roland Garros a 16 anni e 6 mesi: (e poiché quello fu l’unico Slam mancato dalla Hingis sedicenne) il record di precocità parigina appartiene alla tennista serba di Novi Sad. Arantxa Sanchez che vinse Parigi nell’89, lo stesso anno di Michael Chang, è decisamente lo Slam più sorprendente nell’esito dei 160 ai quali ho assistito: è nata nel dicembre ’71 e era anche lei, come il “cinesino” d’America, diciassettenne. 17 anni e 6 mesi, per l’esattezza, due mesi più di Michelino. Per chiudere, Billie Jean King ha vinto un torneo a Birmigham a 39 anni, 7 mesi e 23 giorni.

ULTIMA TRANCHE DI RECORD IMBATTIBILI

Evonne Goolagong, a 29 anni nel 1980, è stata la prima mamma a vincere uno Slam in Era Open, la prima dai tempi della Chambers nel 1914, ma direi che Kim Cljisters è stata la prima mamma a vincere due Slam, un record che difficilmente Serena Williams potrà battere, idem Vika Azarenka, però mai dire mai.

Un quasi-record imbattibile è quello delle sorelle Williams. Entrambe sono state n.1 del mondo. Come è quasi imbattibile quello delle tre sorelle bulgare Maleeva: Manuela, Katerina, Magdalena, tutte e tre sono state top 10!  Non si può escludere che nascano da qui al 3000 e anche dopo, due sorelle n.1 del mondo, o 3 sorelle top 10, ma va detto che è abbastanza improbabile.

Un record molo particolare è anche quello di Ashleigh Barty: ha vinto un solo Slam, Parigi 2019, e dopo aver giocato l’ultima partita il 28 febbraio perdendolo con Kvitova in Qatar, ancora oggi senza essere più scesa in campo è n.1 del mondo! Mai successo prima.

Ho tralasciato volutamente altri record, gran parte dei quali detenuti da Roger Federer, sul numero dei match vinti: il dato ultimamente è stato “inquinato” dall’inclusione dei match vinti nella Laver Cup, e lo considero un vero scandalo cui l’ATP non avrebbe mai dovuto piegarsi – di conseguenza le 1000 celebrate vittorie di Nadal non sono 1000 a mio parere! Ci sono poi i quarti di finale e le semifinali conquistate consecutivamente negli Slam dallo svizzero, perché lì si entrerebbe troppo nei dettagli e anche se potrebbero valere “tecnicamente” perfino più dei Major vinti, non restano storicamente impressi come altri record. Quindi ho evitato di addentrarmi nei record relativi a match più lunghi, più corti, durate, numero di game, ace, doppi falli, e altre statistiche ‘minute’. Se siete appassionati di questi numeri, leggete la nostra serie di articoli sui dati nel tennis.

Restano poi le “imprese” soggettive, magari riconducibili a qualcosa cui si è assistito e che ci sono rimaste impresse. Per esempio io non ricordo di aver visto un altro match nel quale un giocatore che ha poi vinto il torneo abbia cancellato 10 match point sul servizio avversario (su 11 annullati in totale) al suo avversario di primo turno: ma come posso dimenticare che Panatta riuscì a farlo con Kim Warwick al Foro Italico nel ’76? Non so se è un vero record, probabilmente per la storia del tennis no – anche se in Era Open nessuno ha fatto meglio – ma per me sì! Per onore di cronaca, il record all time di match point salvati sembra appartenere a Wilmer Allison che in un match di Davis del 1930 ne annullò ben 18 all’italiano Giorgio De Stefani.

Panatta, esultanza al Foro Italico nel 1976

Però gli 82 match vinti da John McEnroe nel suo magico 1984 a fronte di tre sole sconfitte (Lendl, Amritraj, Sundstrom), meritano certamente una citazione. Quest’anno a un certo punto Djokovic sembrava in grado di batterlo – anche se era un anno dimezzato dal Covid-19 – finché gli è scappata quella maledetta palla all’indirizzo della malcapitata giudice di linea e poi… buonanotte suonatori, anche Lorenzo Sonego è stato capace di metterlo KO. Che per altro, questo è un record negativo per Nole, è stata la sua peggior sconfitta di sempre in termini di punteggio.

Ho trascurato anche i record dei doppisti, i record di sponsor per certi giocatori, e quelli dei premi in soldi perché dietro all’inflazione non sono in grado di correre e perché non mi fido troppo delle relative classifiche stilate da Forbes et similia. I proventi da esibizioni, federazioni, sponsor (decurtati dalle percentuali spettanti ai manager) non sono certificabili accuratamente da nessuno.

Di sicuro mi sono dimenticato o ho trascurato altri record, imbattibili e non, ma potete sempre aggiungerli voi. Intanto spero abbiate passato qualche minuto di piacevole ripasso storico. Non dico lettura, che mi parrebbe troppo presuntuoso. Ad maiora dunque. E buona estate tennistica australiana a tutti: ormai ci siamo.

***
Errata corrige – in una precedente versione dell’articolo era stato erroneamente pubblicato che il record mondiale del salto in lungo di Beamon era stato ottenuto al Sestriere, non a Città del Messico. 
Ringraziamo i lettori per la segnalazione.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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