I record imbattibili del tennis: da Connors a Navratilova, passando per Graf, Nadal e... Barty

Editoriali del Direttore

I record imbattibili del tennis: da Connors a Navratilova, passando per Graf, Nadal e… Barty

Non è vero che tutti i record sono da battere. Per alcuni è proprio impossibile. Come quelli di Rod Laver, Jimmy Connors, Billie Jean King, Nicola Pietrangeli, Steffi Graf, Martina Navratilova

Pubblicato

il

È solo un vecchio assunto che però si legge ogni volta che un record viene battuto: i record sono lì per essere battuti. Proprio così, è una delle banalità più ricorrenti per chi è povero di fantasia. Ma ci sono anche record che non potranno mai essere battuti, anche se alcuni per via certe circostanze, incluse certe perfomance incredibili di super-uomini e super-donne prima del loro tempo, sono poi durati quanto ere glaciali.

Quest’anno si è parlato ancora una volta di un record insuperabile a proposito del tredicesimo Roland Garros vinto da Rafa Nadal e siamo tutti d’accordo sul fatto che ad andare bene ci vorrebbero 15 anni per batterlo se… nascesse un altro fenomeno come Rafa. E forse un fenomeno così potrebbe anche non nascere più. Ma si può escluderlo?

SLAM VINTI IN TOTALE

Troppe volte abbiamo ritenuto che certi record fossero insuperabili, dal salto in lungo di Bob Beamon nell’aria rarefatta di Città del Messico, ai 200 metri di Pietro Mennea a Città del Messico, alle vittorie in Formula Uno di Schumacher senior, di Agostini e Valentino Rossi nel motomondiale, di Stenmark e di Vonn nello sci, e per non allargare troppo gli orizzonti con il rischio di essere facilmente smentiti – ma voi lettori potreste bene aggiungere quei record che hanno fatto la storia dello sport nelle varie discipline – torno al tennis e ai 14 Slam vinti da Pete Sampras che parevano appunto imbattibili ai cronisti anche più illuminati dell’epoca e invece il record è stato letteralmente polverizzato da ben tre tennisti, Federer, Nadal, Djokovic nell’arco di tre lustri.

 

Poi magari invece il record dei 24 Slam vinti da Margaret Court che sembrava dovesse essere strapazzato da Serena Williams già alla vigilia del suo match di semifinale all’US Open con Roberta Vinci, quando il Grande Slam sembrava ormai cosa fatta, resiste ancora e probabilmente non verrà battuto per chissà quanto ancora. Io infatti – detto inter nos – non credo che Serena sarà più in grado di vincere uno Slam, ma se anche ne vincesse uno non basterebbe a superare il reverendo Margaret, tutt’al più la eguaglierebbe. E tutte le disquisizioni, i distinguo sul fatto che l’australiana ne vinse 11 in Australia laddove poche delle prime della classe andavano a misurarsi lasceranno il tempo che trovano, come quelle “a contrario” che sottolineano un altro record negativo di Serena: quattro finali di Slam perse di fila senza vincere un set, al ritorno dalla maternità.

Ma in teoria, sbarcasse sulla terra un’altra marziana o extraterrestre come fu a suo tempo definita Martina Navratilova – capace di vincere quattro Slam di fila (1984-1985) ma non nello stesso anno, esattamente come è successo a Serena nel 2002-2003 – per trionfare in 25 Slam basterebbero 6 anni di dominio assoluto. Come si fa ad escludere che prima o poi ciò possa accadere? Certo non pare possibile a breve, con le tenniste in lizza oggi.

TORNEI VINTI

Fra i grandi record del tennis che si ritenevano imbattibili c’era quello dei cinque successi consecutivi di Biorn Borg a Wimbledon (e tre di essi dopo altrettanti Roland Garros vinti quando la terra rossa erano ben differenti da quelli più omogenei di oggi e c’era una sola settimana per passare da una superficie all’altra!). Poi è arrivato un certo Federer a vincerne altrettanti di fila per collezionarne in tutto ben otto, appena uno in meno di Martina Navratilova che, davvero incontentabile, ancora oggi rimpiange di non aver centrato il decimo Wimbledon quando perse da Conchita Martinez la finale del 1994 che pareva invece scontata.

Anche i famosi 109 tornei vinti da Jimmy Connors (e 109 è un numero molto discutibile al quale personalmente non mi assoggetto, perché almeno tre tornei vinti da Jimbo non meritavano di essere considerati tali anche se ormai nessuno osa più nessuno toccarli; due erano “tornei” con appena 8 giocatori e un terzo non aveva alcuna valenza di vero torneo) sembravano un record quasi imbattibile, fino a che Roger Federer li ha avvicinati più di un anno fa approdando a 103. A che serve dire oggi che se non ci fosse stato il Covid-19 Roger avrebbe forse potuto fare meglio? O aggiungere che se Roger avesse puntato a quel record per lui sarebbe stato facile iscriversi a sette o otto tornei di piccolo cabotaggio per portarseli a casa facilmente e seminare Connors?

Sarebbe come dire che anche Boris Becker avrebbe potuto benissimo eliminare quella macchia delle zero vittorie nei tornei sulla terra battuta se anziché misurarsi nei tornei più difficili avesse cercato di vincerne almeno uno più “facile”. Discorsi che non dimostrano nulla. Se non la inconsistenza e la caducità di certi numeri.  

I RECORD IMBATTIBILI, PRIMA TRANCHE

Insomma, bando ai record soltanto “quasi imbattibili”. Quel “quasi” impedisce di stoppare l’infinito. Ho provato allora a buttar giù una serie di record che invece non potranno mai essere battuti. Sono andato molto a memoria, oppure facendo ridottissime ricerche, probabilmente incomplete (per via del solito tempo tiranno). Spero di non aver fatto un brutto servizio alla storia dei record imbattibili del tennis e dei quasi insuperabili.

PIETRANGELI – 164 PARTITE IN DAVIS

Il primo che m’è venuto in mente, a memoria e senza bisogno di fare alcuna ricerca, è quello stabilito dal nostro Nicola Pietrangeli. Nessuno potrà mai giocare 164 match di Coppa Davis, 110 in singolare e 54 in doppio, vincendone 120, 78 in singolare e 42 in doppio (record quest’ultimo che invece è caduto per mano dell’indiano Paes). Ilie Nastase è distaccato di parecchie lunghezze, mi pare sia arrivato a 149 in tutto. Ai loro tempi si potevano giocare una quantità di singolari e doppi che oggi e in futuro sarà impossibile disputare anche se un tennista giocasse la Davis per vent’anni di fila. Ora che la Davis è stata così snaturata poi… ma era già così anche dal 1982 quando nacque il World Group della Davis con solo 16 squadre e al massimo quattro scontri per chi l’avesse vinta, quindi massimo otto singolari e quattro doppi. Impossibile arrivare a 164 con dodici match complessivi in toto all’anno (raggiungendo sempre la finale).

Nicola Pietrangeli, capitano di Davis nella vittoria del 1976

Consentitemi un inciso di carattere nazionale: ha quindi tutt’altra valenza, beh, nessuno potrà mai superare i 27 titoli assoluti vinti da Lea Pericoli. Anche perchè gli Assoluti non si giocano più – salvo che in epoche Covid come quest’estate a Todi – e comunque non si gioca il doppio misto! Per un mediocre giocatore come me era un tale traguardo riuscire a giocarli! Che nostalgia.

NAVRATILOVA – 167 TORNEI VINTI

Però i 167 tornei internazionali vinti in singolare da Martina Navratilova sono ben altra cosa, se si pensa che la sua rivale di sempre Chris Evert non è andata oltre i 154, Steffi Graf 107, Margaret Court 97 e Serena Williams con 72 è a molto meno della metà. Ed è Serena Williams. Una tennista che giocasse 16 anni dovrebbe vincere più di 10 tornei l’anno per superare Martina. Ma se non li giocano neppure, com’è possibile che succeda?

I DUE GRANDI SLAM DI LAVER

Anche il record di Rod Laver, che ha realizzato un Grande Slam da dilettante (1962) e un altro Grande Slam da professionista, è imbattibile. I dilettanti non ci sono più.

CONNORS ALLO US OPEN

Idem i cinque US Open conquistati da Jimmy Connors su tre superfici diverse, erba, terra battuta (sia pur verdastra) e cemento. Impossibile batterlo.

I FAB 3

Certo non sarà facile vincere otto Wimbledon come Roger Federer, ma sarà sempre più facile che vincerne 13 (per tornare all’esempio parigino di Nadal). Pensavo che anche 310 settimane da n.1 mondiale fosse un record difficilmente battibile, ma invece Djokovic fra non molto probabilmente lo batterà. Se poi Nole riuscirà anche a restare n.1 del mondo oltre i 36 anni e mezzo come è riuscito a Roger nel 2018, ecco un altro record che non si può dire sicuro in eterno. Un altro record dello svizzero a rischio è quello di 6 finali ATP vinte (a Londra), sempre per via di Djokovic oggi fermo a 5.  

Roger Federer con il trofeo di Wimbledon 2017

ANGOLO GRAF, DAL GOLDEN SLAM ALLE SETTIMANE DA N.1

Anche se non si può escludere che stia per sbocciare un nuovo fenomeno capace di fare quello che fece Steffi Graf nel 1988 quando realizzò il Grande Slam e vinse anche l’oro olimpico, ecco un altro record, quello del Golden Slam, che è impossibile da battere, tutt’al più lo si può eguagliare. Ed eguagliarlo non è per nulla semplice: non basta fare solo il Grande Slam (come è riuscito soltanto a Little Mo Connolly, Court e appunto Graf), ma per eguagliare Steffi occorre realizzarlo nello stesso anno delle Olimpiadi vincendo l’oro.

Forse Monica Seles, che grazie a due straordinari fondamentali bimani ebbe il sopravvento su “Fraulein Forehand” Steffi che non aveva un rovescio all’altezza del formidabile dritto, poteva farcela, se il pazzo sostenitore di Steffi, Gunther Parche, non avesse accoltellato Monica mettendo k.o. per 27 mesi. Fra il ’91 e il ’93, prima dell’accoltellamento ad Amburgo, Monica aveva vinto sette Slam su otto, perdendo solo in finale a Wimbledon!

Steffi Graf è la sola donna ad aver vinto – fra i suoi 22 Slam in bacheca – almeno quattro volte ciascuno dei quattro Slam. Al maschile, per esempio, nessuno è riuscito a vincerli tutti almeno due volte. Le 377 settimane da n.1 del mondo sono un “quasi” record assai difficile da battere. Serena Williams a un certo punto della carriera sembrava potercela fare, ma poi si è bloccata – con vari incidenti fisici e poi la maternità – a quota 319 (nel maggio 2017), terza dietro Steffi e Martina Navratilova con 331.

Approfitto di questo passaggio per ricordare ai lettori che è uscito un eccellente libro su Steffi Graf, scritto da Elena Marinelli. Un libro nel quale di parla di Steffi per centinaia di pagine e non si cita neppure Andre Agassi, perché non era quello il tema del libro.

Prima di passare ai record di precocità e anzianità, certamente è imbattibile anche il record degli Slam vinti da Billie Jean King: 39! 12 singolari, 16 doppi femminili, 11 doppi misti. Nel ’73 vinse la Triple Crown a Wimbledon, tutte e tre le gare!

RECORD (IM)BATTIBILI – PRECOCITA’ E ANZIANITA’

Ken Rosewall ha vinto uno Slam, quello d’Australia a 37 anni, ma chi può giurare che Roger Federer non ne vincerà uno a 39 anni o a 40?

Quasi imbattibile, ma battibile in teoria, lo Slam vinto da Michael Chang a 17 anni e 4 mesi al Roland Garros 1989, un record di precocità che “stacca” sia Boris Becker sia Mats Wilander, entrambi vittoriosi prima dei 18 anni in altri Slam, il tedesco a Wimbledon 1985 e lo svedese a Parigi 1982.

Ma in teoria i record di precocità saranno sempre battibili, da quello di Tracy Austin (nata nel dicembre 1962) che vinse il suo primo torneo (Portland)a 14 anni e 28 giorni, ma pur avendo uno Slam, loUS Open ‘79 a 16 anni e 9 mesi, non è la più giovane vincitrice di uno Slam: è invece Martina Hingis – nata il 30 settembre 1980 – che vinse l’Australian Open nel gennaio ’97 e aveva quindi 16 anni e 4 mesi, in un anno in cui vinse tre Slam su quattro, tutti fuorché il Roland Garros perso in finale. Tutto ciò prima di aver compiuto 17 anni!

Monica Seles vinse il Roland Garros a 16 anni e 6 mesi: (e poiché quello fu l’unico Slam mancato dalla Hingis sedicenne) il record di precocità parigina appartiene alla tennista serba di Novi Sad. Arantxa Sanchez che vinse Parigi nell’89, lo stesso anno di Michael Chang, è decisamente lo Slam più sorprendente nell’esito dei 160 ai quali ho assistito: è nata nel dicembre ’71 e era anche lei, come il “cinesino” d’America, diciassettenne. 17 anni e 6 mesi, per l’esattezza, due mesi più di Michelino. Per chiudere, Billie Jean King ha vinto un torneo a Birmigham a 39 anni, 7 mesi e 23 giorni.

ULTIMA TRANCHE DI RECORD IMBATTIBILI

Evonne Goolagong, a 29 anni nel 1980, è stata la prima mamma a vincere uno Slam in Era Open, la prima dai tempi della Chambers nel 1914, ma direi che Kim Cljisters è stata la prima mamma a vincere due Slam, un record che difficilmente Serena Williams potrà battere, idem Vika Azarenka, però mai dire mai.

Un quasi-record imbattibile è quello delle sorelle Williams. Entrambe sono state n.1 del mondo. Come è quasi imbattibile quello delle tre sorelle bulgare Maleeva: Manuela, Katerina, Magdalena, tutte e tre sono state top 10!  Non si può escludere che nascano da qui al 3000 e anche dopo, due sorelle n.1 del mondo, o 3 sorelle top 10, ma va detto che è abbastanza improbabile.

Un record molo particolare è anche quello di Ashleigh Barty: ha vinto un solo Slam, Parigi 2019, e dopo aver giocato l’ultima partita il 28 febbraio perdendolo con Kvitova in Qatar, ancora oggi senza essere più scesa in campo è n.1 del mondo! Mai successo prima.

Ho tralasciato volutamente altri record, gran parte dei quali detenuti da Roger Federer, sul numero dei match vinti: il dato ultimamente è stato “inquinato” dall’inclusione dei match vinti nella Laver Cup, e lo considero un vero scandalo cui l’ATP non avrebbe mai dovuto piegarsi – di conseguenza le 1000 celebrate vittorie di Nadal non sono 1000 a mio parere! Ci sono poi i quarti di finale e le semifinali conquistate consecutivamente negli Slam dallo svizzero, perché lì si entrerebbe troppo nei dettagli e anche se potrebbero valere “tecnicamente” perfino più dei Major vinti, non restano storicamente impressi come altri record. Quindi ho evitato di addentrarmi nei record relativi a match più lunghi, più corti, durate, numero di game, ace, doppi falli, e altre statistiche ‘minute’. Se siete appassionati di questi numeri, leggete la nostra serie di articoli sui dati nel tennis.

Restano poi le “imprese” soggettive, magari riconducibili a qualcosa cui si è assistito e che ci sono rimaste impresse. Per esempio io non ricordo di aver visto un altro match nel quale un giocatore che ha poi vinto il torneo abbia cancellato 10 match point sul servizio avversario (su 11 annullati in totale) al suo avversario di primo turno: ma come posso dimenticare che Panatta riuscì a farlo con Kim Warwick al Foro Italico nel ’76? Non so se è un vero record, probabilmente per la storia del tennis no – anche se in Era Open nessuno ha fatto meglio – ma per me sì! Per onore di cronaca, il record all time di match point salvati sembra appartenere a Wilmer Allison che in un match di Davis del 1930 ne annullò ben 18 all’italiano Giorgio De Stefani.

Panatta, esultanza al Foro Italico nel 1976

Però gli 82 match vinti da John McEnroe nel suo magico 1984 a fronte di tre sole sconfitte (Lendl, Amritraj, Sundstrom), meritano certamente una citazione. Quest’anno a un certo punto Djokovic sembrava in grado di batterlo – anche se era un anno dimezzato dal Covid-19 – finché gli è scappata quella maledetta palla all’indirizzo della malcapitata giudice di linea e poi… buonanotte suonatori, anche Lorenzo Sonego è stato capace di metterlo KO. Che per altro, questo è un record negativo per Nole, è stata la sua peggior sconfitta di sempre in termini di punteggio.

Ho trascurato anche i record dei doppisti, i record di sponsor per certi giocatori, e quelli dei premi in soldi perché dietro all’inflazione non sono in grado di correre e perché non mi fido troppo delle relative classifiche stilate da Forbes et similia. I proventi da esibizioni, federazioni, sponsor (decurtati dalle percentuali spettanti ai manager) non sono certificabili accuratamente da nessuno.

Di sicuro mi sono dimenticato o ho trascurato altri record, imbattibili e non, ma potete sempre aggiungerli voi. Intanto spero abbiate passato qualche minuto di piacevole ripasso storico. Non dico lettura, che mi parrebbe troppo presuntuoso. Ad maiora dunque. E buona estate tennistica australiana a tutti: ormai ci siamo.

***
Errata corrige – in una precedente versione dell’articolo era stato erroneamente pubblicato che il record mondiale del salto in lungo di Beamon era stato ottenuto al Sestriere, non a Città del Messico. 
Ringraziamo i lettori per la segnalazione.

Continua a leggere
Commenti

Australian Open

Berrettini-Nadal, una vigilia tormentata più per noi che per loro. Il torneo l’hanno già vinto

Chi ha più da perdere? Forse Nadal. Però lui non ha mai sofferto troppo le grandi pressioni. E non crede di averla questa volta. Matteo: diventare top-5, battere un top-5, conquistare una seconda finale Slam…forse ne ha più lui

Pubblicato

il

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Ubitennis (@ubitennis)

Sono curioso di apprendere da Eurosport-Discovery il numero dei connessi, via tv, computer, streaming, dispositivi vari, che avranno messo la sveglia alle 4:30 del mattino per seguire il duello Nadal-Berrettini.

Sarà come mettere il termometro alla passione dei fans italiani. Immagino si possano sapere anche i dati di chi ha registrato la partita per vederla con maggior agio.

Chi lavora e deve andare in ufficio per le 8:30 quale opzione avrà esercitato?

Io la sveglia l’ho messa. A volta è accaduto che io fossi fuori per una cena che non potevo mancare e ho registrato una partita (di tennis o della Fiorentina) per vedermela al mio ritorno, ma una semifinale di uno Slam in Australia è un unicum… e poi il rischio che qualcuno mi mandi un WhatsApp che mi dica il risultato di Berrettini-Nadal, quale che fosse, mi rovinerebbe tutto il gusto.

Né posso staccare il telefono per 3 o anche 4 ore al mio risveglio per evitare che qualcuno mi chiami o mi messaggi dicendomi che è successo.

Che cosa succederà davvero non lo so. Mi chiedo anche, nella sera italiana della vigilia, che caldo possa fare alle 14 del pomeriggio in Australia. Con certe temperature, chi sarebbe favorito? E se piovesse e giocassero indoor? In una previsione meteo ho visto che ci si attende una grande umidità. Chi la soffrirebbe di più però?

Non voglio tornare sulla difficoltà di sbilanciarsi in pronostici a decine di migliaia di km di distanza ma i dettagli ignoti sono troppi per farlo. Sarebbe esercizio da presuntuosi.

Lasciatemi prima dire qualcosa su quanto è già successo. Il torneo femminile nelle ultime fasi ha offerto magari vincitrici a sorpresa ma una serie di partite davvero deludenti. A senso unico. Alludo alle due semifinali e a tutti i quarti della parte alta del tabellone. Quattro lotte al terzo set invece nei quarti della parte bassa, ma un livello a mio avviso non straordinario.

Tanto di cappello però per Ashley Barty che fin qui ha dominato le sue avversarie in modo impressionante. Ricordo che una volta Mary Pierce al Roland Garros giunse in finale avendo perso solo 10 game, e poi le due sorelle Williams, capaci di dominare con tanta disinvoltura.

Come ho avuto modo di dire anche nel mio quotidiano lancio su Instagram Ash ha perso solo 21 game in 6 partite, per una media di tre game e mezzo a match! Così Amanda Anisimova che ha fatto 7 game, più di tutte, 6-4,6-3 è stata due volte sopra quella media imbarazzante e Camila Giorgi 5 che era così seccata di aver giocato male…tutto sommato avendo raccolto cinque game non ha fatto poi così male come credeva.

Non ho mai dimenticato, a proposito di domini altrettanto impressionanti, quello di Bjorn Borg al Roland Garros 1978, il terzo di sei che vinse: quell’anno perse soltanto 32 game in 7 match, cioè in 21 set. Fu una media di 4 game e mezzo concessi a partita. Contribuirono ad abbassarla Corrado Barazzutti che in semifinale fece un solo game e alla fine lo ringraziò per averglielo concesso, 6-0,6-1,6-0, ma anche Paolo Bertolucci – in questi giorni molto ricordato per aver raggiunto i quarti a Parigi nel ’73 insieme a Panatta così come Sinner e Berrettini – da Borg rimediò anche lui un 6-0 e un paio di 6-2,6-2. Finì cioè sotto media. Se non fosse stato per Roscoe Tanner che in un match solo strappò, grazie al mostruoso servizio mancino ben 12 game all’Orso Bjorn, le “lezioni” date dallo svedese a tutti i suoi avversari avrebbero avuto numeri complessivi ancora più netti e umilianti.

Fra le donne ad avere dominato così nel terzo millennio ci sono state Serena Williams, che ne perse solo 16 all’US Open 2013 e 19 l’anno prima e poi la sorella Venus 20 a Wimbledon 2009.

Spero a questo punto che la rivelazione Collins, n.30 in procinto di diventare top-ten da lunedì, riesca almeno a lottare con la Barty, visto che anche lei, dopo aver rischiato la sconfitta soprattutto con la danese Tauson e poi anche con la belga Mertens, ha poi dominato sia la Cornet sia la Swiatek.

Senza immaginare chi potrà vincere, anche se posso immaginare in base a che cosa potrebbe vincere Matteo – una grande percentuale di prime in campo! Tanti dritti vincenti, una gran resilienza con il rovescio …- oppure in base a che cosa potrebbe vincere Rafa – massacrando di dritti in topspin il rovescio slice di Matteo (che almeno quando lo deve giocare incrociati dovrebbe coprirli tutti se non vuole fare la fine del tordo) – mi sento di scommettere che assisteremo a una grande battaglia. Almeno me la auguro e …per concludere nel modo più banale, che vinca il migliore.

Vincerà il meno stanco? Io credo che dopo un giorno e mezzo un venticinquenne sia in grado di recuperare al giorno d’oggi, e un trentaseienne dopo qualche ora di più anche. Però come faccio a sapere come si sentono? Sarà semmai un alibi per chi avrà perso.

L’esperienza, anche in situazioni del genere, incide. E Nadal ne ha di più. Però quando l’altro giorno contro Monfils Matteo ha deciso di non spremersi a fondo nel quarto set, una volta subito il break, per tenersi qualche energia per il quinto, ha dimostrato di avere maturato anche lui una discreta esperienza.

A Nadal i grandi battitori hanno sempre dato fastidio. A tutti, per la verità, non solo a Nadal. Ma ricordo Isner portare al quinto Nadal anche sulla terra rossa di Parigi…

Le motivazioni sono straordinarie per entrambi. Rafa ha vinto tutti altri Slam almeno due volte, salvo l’Australian Open dove ha vinto solo nel 2009, e poi c’è – o forse prima… – lo Slam n.21 all’orizzonte. Come trascurare un obiettivo del genere?

Matteo sa che se dopo la finale di Wimbledon centrasse anche questa di Melbourne, e battendo per la prima volta un top 5 in uno Slam …diventando n.5 lui stesso, – e top-five suona meglio che top-ten!-, avrebbe raggiunto un traguardo davvero storico anche se poi dovesse perdere nuovamente in finale. Avrebbe scritto la storia. Non si parlerebbe di lui solo come del miglior tennista italiano negli Slam dell’Era Open (Open lo scrivo per non irritare Pietrangeli!).

Matteo sa di avere un’occasione più unica che rara. Il Nadal del 2022 non è il Nadal di 10 anni fa quando perse a Melbourne quell’assurda finale con Djokovic che durò 6 ore…. Non è quello che fu tradito dal fisico contro Wawrinka… forse non è nemmeno quello del 2017 quando vinceva 3-1 al quinto con Federer.

Ma per Matteo questa consapevolezza è un handicap. In fondo, soprattutto se è vero quel che Rafa sostiene, e cioè che vincere o non vincere lo Slam n.21 o uno più di Djokovic e Federer, non gli fa una grande differenza, Nadal forse può permettersi di giocare più libero, con meno pressione addosso. Lui con la pressione c’è cresciuto e l’ha sempre saputa gestire.

Matteo non è più il Matteo di 30 mesi fa, certamente, ma non lo è nemmeno Nadal.

Ma diciamo la verità, tutte queste sono chiacchiere di presentazione che lasciano il tempo che trovano. Tutto sommato entrambi hanno ragione di ritenere il loro torneo un successo, comunque vada la loro semifinale. Per motivi diversi non era scontato che ci arrivasse né l’uno né l’altro. Ripeto, speriamo solo che sia un bel match.

Continua a leggere

Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

Pubblicato

il

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Ubitennis (@ubitennis)

Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

Continua a leggere

Australian Open

Australian Open: Berrettini può battere Rafa Nadal, ma deve servire meglio che con Monfils. E non solo…

Perché ha battuto Monfils. Forse sono sfuggiti alcuni degli straordinari progressi di Matteo. Perché sono andato a letto sognando anche Sinner in semifinale

Pubblicato

il

Confesso che me l’ero vista brutta per Matteo Berrettini quando sembrava si fosse accesa la spia rossa della benzina in riserva a metà del quarto set e lo vedevo tirarsi la racchetta sulle gambe e lamentarsi con il proprio angolo: “Non ho gambe, non ho gambe…”.

L’inerzia della partita sembrava decisamente passata nelle mani di Monfils. Sennonchè, come per la verità ho visto tante volte accadere nel tennis in tutti questi anni, quando un giocatore che si crede spacciato riesce a rimontare 2 set di handicap, ecco che proprio nel momento in cui la rimonta è riuscita c’è quel momento di rilassamento che lo punisce. Basta poco, pochissimo, per ridare fiato ed energie all’avversario rimontato che sembrava in crisi.

È proprio quello che è successo nel primo game del quinto set quando Monfils, avanti 30-0, si è concesso un paio di errori gratuiti. Poi c’è stato quel gran lob di Matteo e Monfils che ha tentato il tweener che non ha sorpreso Matteo, felicemente vigile a rete. E da lì è cambiato tutto. 4-0 con due break addirittura e match in mano al nostro gladiatore.

 

Del gladiatore Matteo ha un po’ anche l’aspetto, almeno per come ce lo si può immaginare attraverso la cinematografia. Russel Crowe? Magari no anche se al paragone nell’enfasi del momento mi ci sono lasciato andare, nel mio quotidiano video di un minuto per Instagram. Però non trovate che un po’ il viso dell’antico romano Matteo lo abbia?

Matteo è parso per anni un guerrier fragile. Ha patito mille infortuni il nostro dacchè gioca a tennis, polso, caviglie, schiena, polpacci, muscoli addominali. Quel fisico, così alto e longilineo, non poteva non essere fragile. Per liberarsi da tanti, troppi infortuni, Matteo ha dovuto lavorare duro, molto duro, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Altrimenti non sarebbe arrivato dove è arrivato.

Oggi è n.6 virtuale del mondo e domani chissà. Ma chiuse il 2018 da n.54 del mondo! Sembra un secolo fa e invece non sono passati 4 anni. Eppure a me pareva che avesse qualità tennistiche e di temperamento straordinarie già allora e non ho mai mancato di sostenerlo (sia lui, sia le mie teorie su lui).

I risultati parlano per lui. Sette volte è arrivato a giocare cinque set: ebbene, in sei occasioni è stato lui a vincere. Ha perso solo quella strana partita con Sandgren due anni fa a Melbourne. Invece tanto con Alcaraz che con Monfils ha saputo vincere al quinto set dopo aver perso terzo e  quarto set. Reagendo da campione a una serie di momenti difficili.

Probabilmente – come mi ha detto Matteo in conferenza stampa e mi ha confermato anche il suo bravissimo allenatore Vincenzo Santopadre – il nostro eroe, primo azzurro di sempre in semifinale Down Undersi è reso conto non appena si è trovato sotto di un break a metà quarto set che non era il caso di spendere tutte le residue energie (poche) per cercare di recuperare quel set,.

Ha capito intelligentemente – quando si dice l’esperienza! – che era meglio tenere un po’ di riserva per il quinto e cominciarlo subito con grande attenzione. Proprio quell’attenzione – chissà se Matteo l’ha pensato – che Monfils sulle ali dell’entusiasmo forse non avrebbe saputo tenere. Monfils è stato tenerissimo quando nella sua conferenza stampa ha poi detto: “Nei momenti decisivi Matteo fa sempre la cosa giusta, io mai…ma non ho ancora perso la speranza di riuscirci un giorno anche in uno Slam

Negli Slam, che è il tennis vero, dove la qualità tecnica deve accompagnarsi anche alla tenuta atletica e alla sagacia tattica per tutte le circostanze che si possono verificare in match che superano sempre le due ore e mezzo e non di rado sfiorano (o superano) le tre e quattro ore, Matteo Berrettini ha imparato a gestirsi alla grande. Lo ha ormai dimostrato in parecchie occasioni.

Non a caso ha vinto dal gennaio 2021 qualcosa come venti partite contro tutti i diversi avversari che ha incontrato. E ne ha perse solo tre, tutte e tre con il solo Djokovic, al Roland Garros, a Wimbledon e all’US Open. Ma senza essere dominato dal n.1. Sempre in 4 set. Insomma, dopo aver battuto tutti gli altri che gli si erano parati contro sul suo cammino ha tenuto testa alla grande anche al n.1 del mondo, due volte strappandogli il primo set e un’altra il terzo (facendolo sudare freddo anche nel quarto).

Ha insomma dimostrato di essere un tennista completo con una continuità notevolissima – quattro quarti di finale consecutivi – su quattro superfici diverse. E, come ho ricordato nei giorni scorsi  il re dei tiebreak, ha mostrato una solidità mentale a prova di bomba, vincendo quasi sempre i tiebreak anche con quei giocatori con i quali ha perso. Ho già ricordato più volte che ne ha vinti due su due con ciascuno dei primi due del mondo, Djokovic e Medvedev, sebbene abbia perso 4 volte con Novak e 3 con Daniil.

Non sono andato a rivedere tutti i risultati con i tiebreak vinti, ma di sicuro, oltre a quelli contro i top-2, alcuni me li ricordo: Alcaraz, Aliassime, Carreno, Ivashka…

Potrà ripetersi contro Rafa Nadal? Per i corsi e ricorsi vichiani lo ritrova per l’appunto dopo avere battuto Monfils nei quarti all’US Open 2019. Due anni e mezzo fa.

Quel giorno Berrettini giocò un gran primo set, migliore di quanto molti lo considerassero allora capace. Berrettini è sempre stato un po’ sottovalutato…tranne che da Ubitennis. Matteo arrivò infatti al doppio setpoint, 6-4 nel tiebreak, ma non riuscì a sfruttarli. Sbagliò una volee e gioco una palla corta… troppo corta e  che non avrebbe dovuto tentare. Perse 8 punti a 6 il tiebreak…quando ancora li perdeva!  

Ma l’attuale Berrettini non è più quello, non è più un novizio. È un altro Berrettini. E anche Nadal è probabilmente – certezze non se ne possono nutrire – un altro Nadal. Solo che il romano è cresciuto in tutto, fiducia, colpi, testa, fisico e Nadal no. Rafa, anzi, forse è un tantino in calo. Anche se ha vinto 9 partite di fila in Australia dall’inizio dell’anno e dopo un break agonistico di oltre 4 mesi (dal torneo di Washington in poi). Ma a giugno avrà 36 anni e…un po’ umano è anche lui.

Matteo ha finito di giocare i suoi 5 set diverse ore dopo Nadal, ma anche se entrambi godranno di due giorni di riposo, i 10 anni che li separano potrebbero farsi sentire sulle articolazioni di Nadal che durante il suo match con Shapovalov non è stato nemmeno tanto bene.

Non credo insomma che possa essere quello stesso Nadal che battendo Roger Federer vinse l’Australian Open 2009 – il suo unico Australian Open – dopo aver lottato inesauribilmente per 5 ore e 14 minuti contro Verdasco in una semifinale che non dimenticherò mai. Anche se il punteggio sono andato a ricercarlo ora: 6-7,6-4,7-6,6-7,6-4.

Quella partita battè in durata il record di 18 anni prima, quel memorabile 14-12 al quinto con cui Boris Becker (che avrebbe poi vinto il torneo diventando n.1 del mondo) superò il nostro Omar Camporese nel 1991. Forse la miglior partita in assoluto che io abbia visto giocare a Omar.

Quell’extraterrestre d’allora, Rafa Nadal, contro ogni pronostico battè poi a distanza di 24 ore anche Roger Federer nonostante tutti pensassero che il maiorchino sarebbe stato semi-moribondo per via della maratona con Verdasco. Ma, il tempo passa per tutti, anche per il fenomeno Nadal, e avere quasi 36 anni non è come averne 23.

Se ci fosse stato un solo giorno di intervallo come allora -. Federe aveva goduto di un giorno di riposo in più, questo è il primo anno in cui le semifinali a Melbourne si giocano nello stesso anno – allora Matteo sarebbe stato secondo me addirittura favorito, oggi come oggi.

Con due giorni per recuperare forse però l’irriducibile Nadal si sarà ripreso. E per quanto Rafa continui a dire “Sono contento così, che io vinca uno Slam in più o in meno rispetto a Federer o Djokovic, non cambia nulla per me, sono contento comunque e mi considero comunque molto fortunatoad avere la vita che ho vissuto”, l’occasione di conquistare lo Slam n.21 staccando i rivali di sempre fino all’amato Roland Garros, sarà certamente per Rafa uno stimolo e una motivazione motivo in più per non arrendersi fino all’ultima palla. Non che ne abbia bisogno, almeno in genere.

Contro Monfils Matteo ha servito meno bene che contro Carreno Busta. Con lo spagnolo aveva messo il 77% di prime palle, con il francese  appena il 61%. E ciò sebbene in molte occasioni Matteo abbia preferito mettere la prima a velocità più basse per scegliere semmai l’angolo piuttosto che l’ace. Oppure anche per seguire la battuta a rete approfittando della lontananza dalla riga di fondo di Monfils.  Ha fatto serve&volley 7 volte (più del solito) e ha fatto 5 punti. Cercando meno gli ace ne ha fatti molto meno, 12 ace invece dei 28 nei tre set con Carreno.

 E soltanto un terzo delle volte che ha servito è riuscito a non far rispondere Monfils. Mentre Carreno Busta non aveva risposto due volte su tre (o 49%).

Curioso il fatto che contro Alcaraz, nell’altro match di 5 set, Matteo avesse vinto 159 punti (come lo spagnolo) e questa volta contro Monfils 156, tre di meno (ma sei più di Monfils). In entrambi i match l’equilibrio è stato notevolissimo, nonostante il 6-2 dell’ultimo set con Monfils.

Ma quel che volevo significare è che stavolta ha dovuto impegnarsi e soffrire molto più da fondocampo, sia per le caratteristiche tecniche di Monfils, ma soprattutto perché il servizio di Matteo è stato inferiore al solito.

Se vuol battere Nadal – è qui dove volevo arrivare –  Matteo dovrà servire meglio. Anche Nadal a volte decide di rispondere da molto dietro la riga di fondo. Quindi anche con lui Matteo potrebbe tentare la carta del serve&volley, sia per togliergli la tranquillità nella risposta, sia per sottrarsi ad estenuanti palleggi che in linea di principio favoriscono Rafa. Solo che il serve&volley dovrà farlo negli angoli opposti a quelli usati per Monfils.

La traiettoria esterna in kick seguita dal serve&volley dovrà essere usata nei punti pari, anziché nei vantaggi. Con Monfils Matteo l’ha usata su un paio di pallebreak. Contro Rafa non funzionerebbe con altrettante probabilità. Sul 15-40 allora? Beh, meglio non ritrovarcisi però, perché anche se annullasse la prima pallabreak ci sarebbe comunque la seconda.

Nadal non ha mai avuto alcun problema quando doveva affrontare i giocatori che basano il loro tennis sul ritmo, sui palleggi. Ma quelli che battono bene come il miglior Berrettini – quello visto con Carreno – li soffre. Per questa ragione penso che quella di Matteo non sia una “mission impossible anche  se il dritto mancino pesantissimo e arrotato di Rafa che ha fatto sempre patire Roger Federer certamente raccoglierà decine e decine di puntia spese del rovescio di Matteo. Inevitabilmente. Il rovescio di Matteo è ancora oggi, nonostante gli indubbi progressi, assai inferiore a quello dello svizzero nei suoi panni. L’unica differenza a suo favore nei confronti di Federer sono quegli 11 centimetri in più d’altezza: il dritto di Nadal, pesante com’è, gli piegherà spesso la racchetta impegnata disperatamente a reggere quei topponi con lo slice, ma la palla di Rafa non supererà la spalla di Matteo come invece accadeva con la spalla di Roger.

Per finire quest’articolo ribadisco la sensazione che Sinner possa battere Tsitsipas, anche se quando leggerete questo articolo pubblicato non molto prima della mezzanotte, probabilmente saprete già il risultato e magari sarò stato smentito. Ma i pronostici, come diceva il grande Rino Tommasi che penso sempre, li sbaglia solo chi li azzarda.

I precedenti, come ricordiamo nell’articolo di presentazione scritto da Tommaso Mangiapane dicono che l’ateniese ha vinto 2 incontri su 3 e che tutti e tre si sono giocati sulla terra rossa, due con esito opposto proprio a Roma.

Beh, intanto, così come per Berrettini contro Nadal, Sinner negli ultimi 12 mesi ha certamente fatto più progressi piuttosto che Tsitsipas. Il greco poi è reduce da una lotta di 5 duri set con Fritz che dopo la recente operazione al gomito non si sa che riflessi possa aver comportato, sebbene lui abbia detto l’altro giorno di non avvertire più alcun dolore. E glielo auguro. Ma poi, almeno secondo me, Sinner è certamente più forte su questi campi in cemento piuttosto che sulla terra rossa, anche se il suo primo quarto di finale in uno Slam lo conquisto al Roland Garros e questo sarà soltanto il secondo.

Vedremo. Certo anche solo poter andare a letto sognando di avere due italiani in semifinale ad uno Slam come quell’unica volta nel 1960 a Parigi quando i nostri eroi furono Nicola Pietrangeli (battè Haillet e poi Ayala) e Orlando Sirola (perse da Ayala) mi farà dormire benissimo fino a dopo le cinque quando Sinner scenderà in campo. Aggiungo però una postilla che vi prego di non riferire – resti tra noi! – a Nicola Pietrangeli. Nel ’60 i professionisti erano banditi dal circuito dei dilettanti, Alcuni di loro, penso a Rosewall, Hoad, Gonzales, Sedgman, erano assai più forti di quasi tutti i dilettanti..che poi, anche queto resti tra noi, tanto dilettanti non erano. Erano semmai professionisti di Stato.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement