Aslan Karatsev, l'anello mancante del tennis russo

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Aslan Karatsev, l’anello mancante del tennis russo

Il n. 114 del mondo ha viaggiato per cinque nazioni prima di incontrare il coach giusto. Rimpianti per un exploit così tardivo? Tutt’altro. “Sono stato molto fortunato”

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Aslan Karatsev - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Se prima del torneo qualcuno avesse previsto due tennisti russi in semifinale agli Australian Open 2021 non ci sarebbe stato granché di strano. Al massimo lo si poteva tacciare di eccessivo ottimismo filo-russo, ma niente di più. Del resto si tratta sempre della nazione fresca vincitrice dell’ATP Cup che può contare su tre tennisti tra i primi 20 del mondo. E infatti ad aver raggiunto questo traguardo sono proprio due giocatori che qualche settimana fa hanno alzato al cielo il trofeo per nazioni targato ATP battendo in finale l’Italia, ma uno dei due non risponde al nome che tutti si aspetterebbero. Quella squadra era composta dal n. 4 Daniil Medvedev, il n. 10 Andrey Rublev, il n. 114 Aslan Karatsev e il n. 123 Evgeny Donskoy. È evidente come la Russia al momento presenti un buco tra i giocatori di vertice e quelli fuori dalla top 100; insomma mancano quelli di medio livello che orbitano tra la 40° la 70° posizione del ranking capaci ogni tanto di portare a casa un ATP 250 e, perché no, piazzare anche un exploit in uno Slam.

Ecco, finalmente la Russia sembra aver trovato questo anello mancante e ce l’ha sempre avuto sotto il naso: il suo nome è Aslan Karatsev, 27 anni, fresco semifinalista degli Australian Open. Di tutti i suoi record messi a segno grazie a questo storico traguardo (ne citiamo solo uno per dovere di cronaca: primo giocatore dell’era Open ad aver raggiunto una semifinale Slam al debutto in un major) abbiamo già scritto in questo pezzo. In questa sede vogliamo raccontarvi qualcosa il più sul personaggio che sta dietro a questi numeri.

Aslan Kazbekovich Karatsev nasce il 4 settembre 1993 a Vladikavkaz, piccola città russa al confine con la Georgia, da genitori di discendenza ebraica. In particolare è il nonno materno ad essere ebreo e quando Aslan ha soltanto tre anni tutta la famiglia si trasferisce proprio in Israele.

 

Inizia a muovere i primi passi tennistici nella città di Giaffa, imparando anche l’ebraico, sua seconda lingua dopo il russo. A 12 anni torna in terra natia insieme al padre trasferendosi a Tanganrog, città portuale che si affaccia sul Mar Nero. Qui le cose iniziano a farsi serie, tanto che Karatsev riesce a trovare uno sponsor che gli permette di allenarsi con maggiore libertà economica. A 18 anni si trascerisce ancora, questa volta in direzione Mosca. Nella capitale russa Aslan inizia una collaborazione con Dimitri Tursunov e lì, considerando il talento che pian piano sta emergendo, viene aiutato a raggiungere la Germania per perfezionare la sua preparazione.

Per la precisione, a 21 anni Karatsev si reca ad Halle e questo ennesimo trasferimento ci offre un primo spunto per capire qualcosa del suo carattere. “Tutto sembrava andare bene e c’erano buoni allenatori, ma non era così per me. Non mi piaceva quella situazione. Per me non ha funzionato, lì ha ammesso il giocatore russo in un’intervista rilasciata lo scorso ottobre a gotennus.ru. Per bilanciare i due anni non troppo felici passati sotto il rigore tedesco, Karatsev decide quindi di provare uno stile completamente opposto e si reca a Barcellona. Neanche il passaggio al calore mediterraneo sembra giovare particolarmente ai suoi risultati; il russo riesce a stare solo a singhiozzo tra i primi 200 giocatori del mondo. Il primo ingresso, alla posizione n. 168, avviene nel marzo 2015 grazie al primo titolo Challenger della carriera vinto sul cemento di Kazan, Russia, ma negli anni successivi fatica a ripetersi a quel livello.

Qui i primi veri ostacoli iniziarono a posizionarsi sul cammino di Karatsev: “C’è stato un periodo di difficoltà per me perché ero infortunato e dopo aver recuperato da quel problema ho ricominciato a giocare ad inizio 2017. Ho però sentito subito dolore al ginocchio. Sono rimasto fermo quasi tre mesi ed è stato il momento più duro della mia carriera”. I periodi di magra sono comunque bilanciati da exploit che lasciano intravedere qualcosa, come i tre titoli Futures vinti tra dicembre 2017 e gennaio 2018 o le numerose finali giocate consecutivamente sempre a livello ITF sul finire del 2018. Questi risultati appena elencati vengono realizzati da un ragazzo ormai ‘adulto’, un 25enne giramondo che aveva avuto un assaggio di diverse culture ma che ancora non è riuscito a trovare il suo equilibrio. È difficile che un tennista a quell’età possa fare dei notevoli progressi a livello di gioco, mentre è più probabile che il miglioramento avvenga sul piano mentale. Spesso, affinché ciò accada basta trovare il giusto luogo dove allenarsi o le giuste persone con cui farlo. Karatsev ci ha messo parecchio, ma alla fine ha trovato entrambe le cose.

Riprendendo il filo del suo peregrinare, dopo la Germania e la Spagna il tennista russo opta per una via di mezzo: Minsk, capitale della Bielorussia, città di stampo sovietico ma volta alla modernità. Qui trova anche un allenatore capace di tirar fuori il meglio da lui: Yahor Yatsyk, figura forse sconosciuta persino alla maggior parte degli addetti ai lavori, ma che fa decisamente al caso suo. Lui è l’uomo giusto per me. Mi ha aiutato molto, soprattutto sulla parte mentale, nel credere maggiormente in me stesso e nel mio stile di gioco. Poi ovviamente anche sull’aspetto tecnico. Mi piace lavorare con lui. Viviamo a Minsk e ci alleniamo lì” ha spiegato Karastev nella conferenza post-vittoria su Grigor Dimitrov. La collaborazione prosegue ormai da tre anni e il team è completato dal preparatore atletico “Luis dal Portogallo”.

La semifinale raggiunta all’Australian Open provenendo dalle qualificazioni è sì un risultato straordinario, ma la sua ascesa era già iniziata, benché a livello più basso, sul finire della stagione 2020. Nel post-lockdown ha infatti ottenuto i migliori risultati della sua carriera: in estate due titoli Challenger sulla terra rossa della Repubblica Ceca e in autunno il secondo turno sia all’ATP 500 di San Pietroburgo che in quello 250 di Sofia. Questo, oltre a una capacità di adattarsi a diverse superfici, fa capire come la fiducia che lo ha portato a vincere cinque incontri consecutivi a Melbourne arrivi da lontano.

Chi in vita sua si sia allenato, per un certo periodo, in cinque nazioni diverse ha chiaramente bisogno di stabilità e serenità in un dato luogo, ed è proprio Karatsev a confermarlo.Credo che la chiave stia nel trovare il giusto team e il giusto coach come l’ho trovato io. Sono stato molto fortunato“. Sì, ha utilizzato proprio il termine ‘fortunato’ per descrivere un incontro avvenuto quando lui aveva 24 anni e molti tennisti, in assenza di risultati tangibili, si sarebbero già ritirati da tempo. “Ci siamo incrociati in un torneo Futures e ci siamo detti ‘Va bene, proviamo a lavorare assieme’. E niente, credo sia davvero una grande fortuna cha l’abbiamo fatto e ora ho un ottimo team intorno a me”.

Il nostro Luca Baldissera, in una delle dirette Facebook con Vanni Gibertini, l’ha definito “un misto tra Nikolay Davidenko e Marat Safin per gli anticipi semi-piatti del primo e la potenza pura del secondo”, e se a questo misto ci aggiungete anche un pizzico di fortuna (per sua stessa ammissione) e tanta fiducia nei propri mezzi (quasi del tutto carente nelle giovani-vecchie promesse NextGen) ecco a voi Aslan Karatsev.

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Australian Open: sarà Zverev-Shapovalov. Berrettini troverà Carreno Busta [VIDEO]

Il tedesco regola Albot in tre set. Il canadese vince la battaglia con Opelka. Avanti anche Monfils e Carreno

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Alexander Zverev all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

Oltre ai nostri Sonego e Berrettini, sono altri quattro i match del programma maschile diurno per quanto riguarda il terzo turno degli Australian Open. Vediamo com’è andata.

A. Zverev b R. Albot 6-3 6-4 6-4

Un break per set e poco meno di due ore bastano ad Alexander Zverev per regolare la pratica Albot. Inizio travolgente del tedesco che con un parziale iniziale di 12 punti a 3 piazza subito il break. Match che offre anche dello spettacolo, con Albot che sulla seconda viene travolto in risposta da Zverev; anche quando riesce ad entrare nello scambio, il moldavo soffre la potenza della palla del tedesco. Superate le difficoltà iniziali, Albot salva una palla break nel quarto game e non soffre più sul suo servizio. Sascha solido con la prima chiude il primo set in 32 minuti.

 

Secondo set e primo momento vero momento di difficoltà per Zverev. Sotto 0-1 15-40, però, tira fuori dal cilindro due vincenti di dritto che bloccano sul nascere le velleità di Albot. Nel momento in cui il moldavo abbassa i giri del motore, il tedesco prende il sopravvento. Due gratuiti da parte di Albot offrono tre palle break a Zverev che vincente di dritto concretizza. Avanti 4-3, il tedesco con un doppio fallo offre tre palle break che avrebbero rimesso in equilibrio il parziale, ma il dritto di Sascha mette le basi per annullare le speranze di Albot e chiudere anche il secondo set.

Terzo set dove entrambi i tennisti gestiscono con sicurezza i propri turni di servizio, con Albot che mostra una maggiore confidenza soprattutto quando riesce a mettere la prima in campo. Zverev comprende quindi la necessità di dover accelerare per chiudere il match. Nel settimo game riesce a conquistare due palle break, vanificando tutto con un errore di rovescio, prima che Albot si salvi anche grazie a due ottimi vincenti. Il break è solo rimandato di qualche minuto: il dritto di Zverev mette le basi per la chiusura dell’incontro. Sascha spreca due match point, con un doppio fallo sul primo e un errore di dritto sul secondo, prima che Albot ceda con un dritto out dopo un lungo scambio. 44 vincenti e 30 gratuiti per il tedesco, che mostra ottime percentuali sulla prima pur destando qualche preoccupazioni sulla seconda con solo il 35% di punti vinti e 7 doppi falli – il più clamoroso che finisce lungo nonostante una palla a 130 km/h.

Il percorso netto di Zverev (9 set vinti a zero) adesso verrà messo alla prova dal canadese Shapovalov, con cui è avanti 4-2 nei precedenti.

D. Shapovalov b. R. Opelka 7-6 (4) 4-6 6-3 6-4

Tre ore di battaglia sono state necessarie a Denis il mancino per avere la meglio dello statunitense Reilly Opelka, in un match molto nervoso da parte di entrambi. Primo parziale che parte con entrambi i contendenti solidi al servizio, con Opelka meno in controllo rispetto al canadese. Nel settimo game Opelka da 40-15 si fa recuperare fino a concedere il break al canadese. Il vantaggio di Shapovalov ha durata effimera: Denis che annulla due palle break prima di un sanguinoso doppio fallo che riporta il parziale in equilibrio. Si arriva all’atteso tie-break dove è il canadese ad essere il più preciso al servizio, costringendo all’errore Opelka, che cede anche in virtù di un brutto errore a rete.

Il secondo set vede uno Shapovalov meno convinto in campo. Nel settimo game, le difficoltà si palesano sulla palla break del parziale in cui un’ottima risposta di Opelka sulla seconda del canadese si trasforma in un tentativo di drop shot di Shapovalov che finisce largo.

Momento di difficoltà e frustrazione che continua per un game e mezzo prima di recuperare da 0-30. Denis sale in cattedra nel game successivo con risposte profonde che mettono in difficoltà il gigante statunitense. Due aces nel momento opportuno chiudono il set all’insegna delle polemiche per un nervoso Shapovalov, in guerra contro l’arbitro e contro le chiamate di Hawkeye live.

Hawkeye live che va fuori giri qualche game dopo chiamando out un servizio ampiamente valido di Opelka, alimentando le perplessità odierne di Shapovalov sulle chiamate. Tuttavia Shapovalov riprende il controllo del match e nel sesto game piazza il break decisivo con un vincente di dritto. Il quarto set vede Shapovalov concedere solo una piccola possibilità ad Opelka nel quarto game prima di piazzare il break ancora un vincente di dritto. Il canadese si irrigidisce sul più bello e manca tre match point sul servizio di Opelka (più un quarto sul suo con un brutto gratuito di rovescio) ma riesce comunque a chiudere la contesa due minuti dopo lo scoccare delle tre ore.

P. Carreno Busta b S. Korda 6-4 7-5 6-7 (6) 6-3

Cinquanta vittorie a livello Slam e 7-1 in questo solido inizio di stagione per lo spagnolo che, dopo la battaglia di oltre quattro ore con Griekspoor, regola il giovane statunitense Korda in quattro set.

Inizio equilibrato del match con solidi turni di servizio da parte di entrambi i tennisti. Carreno è il primo a piazzare il break nell’ottavo game. Tuttavia, lo spagnolo nel momento di servire per il set sciupa sei palle set prima di subire il contro break in un game durato venti punti. Lo statunitense non capitalizza l’occasione: con un doppio fallo Korda concede due palle set a Carreno, che all’ottavo tentativo porta a casa il set.

Equilibrio che regna sovrano anche nel secondo parziale, con Carreno che piazza il break decisivo nel dodicesimo parziale con un gratuito di rovescio di Korda. Lo spagnolo chiude un parziale con 18 vincenti a fronte di soli 8 gratuiti e un 81% di punti vinti con la prima. Lo statunitense paga una scarsa resa con la seconda, solo il 27% di punti vinti e un minor cinismo nei punti decisivi.

Korda riesce ad emergere in un terzo set molto combattuto. Quattro palle break salvate dallo statunitense, cinque dallo spagnolo: si va al tie-break. Korda sotto 3-5 recupera e chiude 8-6 per portare il match al quarto. Quarto set che vede lo statunitense non essere più performante al servizio: tre break concessi, 38% di punti vinti con la seconda e ben 14 gratuiti.

Per Carreno adesso ostacolo rappresentato dal nostro Berrettini vincente su Alcaraz – match inedito tra i due.

[17] G. Monfils b. [16] C. Garin 7-6 (4) 6-1 6-3

Nell’ottavo di tabellone rimasto orfano di Djokovic, continua imperterrita la marcia di un Gael Monfils che sembra rinato in questa prima parte di stagione in terra australiana. Il francese approda agli ottavi di finale del torneo australiano senza aver ancora perso un set, con poco più di cinque ore passate in campo per vincere i tre match.

In una KIA Arena animata dai tifosi francesi e cileni, il francese capitalizza cinicamente le occasioni offerte da un Garin fin troppo generoso, mostrando anche una solida tranquillità in difesa. Nel primo set il francese vola subito 3-1, ma sembra accusare il colpo alla caviglia a seguito di una caduta. Subìto il contro-break, il parziale si invola inesorabilmente verso il tie-break vinto con autorevolezza dal francese. Secondo set senza storia con Garin incapace di tenere il servizio, conquistando solo cinque punti nei tre game alla battuta, sia per meriti di un Monfils performante alla risposta sia per errori marchiani del cileno.

Anche nel terzo set, prestazione carente al servizio per il cileno, soprattutto sulla seconda di servizio. Tre break nei primi cinque game, con Monflis che piazzato quello decisivo pigia il piede sull’acceleratore chiudendo il match con un vincente di dritto un minuto dopo lo scoccare delle due ore. Il francese finisce con un saldo positivo di 30 vincenti a fronte di 27 gratuiti. Ben 45 errori gratuiti per il cileno, che dopo le battaglie contro Bagnis e Martinez non è mai sembrato in grado di impensierire il rivale odierno. Vittoria Slam N.117 per Monflis, che approda agli ottavi di finale per… l’ottava volta in carriera. E si tratterà di un match in cui il francese giocherà da favorito contro Kecmanovic per un posto nei quarti, raggiunti da Gael per l’ultima volta nel 2019 allo US Open.


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Australian Open: non è ancora tempo per Alcaraz, agli ottavi vanno il cuore e la testa di Berrettini

Carlos Alcaraz rimonta due set di svantaggio, ma al tie-break decisivo la spunta Matteo Berrettini. Ottavi possibili, il sogno semifinale si avvicina

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Matteo Berrettini all'Australian Open 2022 (Foto Twitter @AustralianOpen)

[7] M. Berrettini b. [31] C. Alcaraz 6-2 7-6(3) 4-6 2-6 7-6(5)

Non ha tradito le aspettative il match più atteso della giornata (o forse della settimana). Duecentocinquanta minuti di tennis magari non sempre straordinario, ma che ha certamente regalato grande tensione fino alla fine. La partenza troppo disinvolta di Alcaraz che ha perso sei giochi consecutivi dal 2-2 del primo set, dopo che era sembrato uscire dai blocchi in maniera perfetta, ha creato un match ad handicap per lo spagnolo, che poi è riuscito a rimettere la partita sui binari a lui più favorevoli, asciugando le energie di un Berrettini quasi sfinito per gli ultimi due set.

 

Il n.1 italiano ha confermato la sua grande forza mentale, aggrappandosi alla sua battuta e ai suoi schemi di gioco essenziali, che riescono ad essere efficaci anche quando le gambe non rispondono come dovrebbero. Nel finale thriller del match, Alcaraz (che aveva un record di 3-0 in carriera nei match al quinto set, e aveva battuto Berrettini pochi mesi fa proprio in un tie-break decisivo) ha dimostrato i suoi 18 anni, andando in pezzi per primo sul rettilineo finale, ma uscendo a testa alta da un torneo che sicuramente lo vedrà protagonista in un futuro molto prossimo.

La partita

Inizio di match complicato per Berrettini, che nel primo turno di battuta ha subito dovuto annullare quattro palle break, peraltro tutte gestite magnificamente con la battuta. Alcaraz ha scelto di rispondere da molto vicino al campo per cercare di cogliere Berrettini fuori equilibrio all’uscita del movimento del servizio, e nello scambio ha cercato di giocare colpi filanti e rapidi per non dare troppo tempo a Matteo di fare le sue aperture.

Dopo un secondo turno di battuta molto tribolato, Berrettini è riuscito ad approfittare di un game un po’ meno incisivo di Alcaraz che con due gratuiti di diritto e un doppio fallo è stato lui il primo a subire il break al quinto gioco, finendo poi per concederne un secondo due game più tardi, sempre tradito dal diritto tirato sempre a tutta velocità ma senza sufficiente controllo.

Dopo uno scatto dalla griglia di partenza che migliore non poteva essere, Alcaraz probabilmente si aspettava un andamento diverso, ma Berrettini raccoglie tutto quello che gli viene concesso e anche all’inizio del secondo set ha conquistato subito un break di vantaggio, il terzo consecutivo, che gli ha consentito di andare subito avanti nel punteggio. Quel vantaggio non è stato però sufficiente per portare a casa il parziale, perché sul 4-3 è incappato in un paio di errori gratuiti, e Alcaraz è riuscito a iniziare lo scambio padroneggiando sulla diagonale rovescia, chiudendo il game con un magnifico rovescio slice incrociato.

Il secondo set è quindi arrivato al tie-break, nel quale Berrettini ha compiuto lo strappo decisivo prima ringraziando per un doppio fallo di Alcaraz sul 2-1, e poi mettendo a segno uno splendido passante di rovescio lungolinea tagliato per andare 4-1 e doppio break avanti.

Una chance per potenzialmente uccidere la partita si è palesata a Berrettini anche all’inizio del terzo set, quando si è ritrovato, senza colpo ferire, sullo 0-30 nel primo game di servizio di Alcaraz, ma lo spagnolo è riuscito a mettere a segno un paio di buoni servizi ed a conquistare quattro punti consecutivi per mantenere il punteggio in linea di galleggiamento. Con la prima di servizio il tennista romano conquistava cinque punti su sei, e Alcaraz non accennava ad arretrare mezzo passo dalla sua posizione in risposta che a inizio match sembrava fare miracoli, ma che con il passare dei minuti diventava sempre meno efficace.

Sul 4-3 Berrettini aveva un’altra chance da 0-30, ma le due risposte arrischiate sulle seconde dell’avversario finivano entrambe fuori, e la chance volava via in un baleno. Così come in un baleno si concretizzavano i sette punti consecutivi che mandavano Alcaraz a 0-40 sul game successivo e lo mandavano poi a servire per il set dopo poco più di due ore di gioco.

Nel quarto parziale lo spagnolo si è messo a pazientare maggiormente sugli scambi e mentre le ombre tagliavano la Rod Laver Arena in due rendendo molto complicato vedere la palla, Berrettini aveva un evidente calo di energia che gli costava due break e di conseguenza anche il set. Il match si decideva al quinto.

Con l’inerzia tutta a suo favore Alcaraz provava a premere subito sull’acceleratore per prendere subito il largo, ma il servizio di Berrettini è sempre una certezza, e teneva la partita in equilibrio. Nonostante un capitombolo causato da una caviglia appoggiata male, Matteo teneva il servizio in un terzo game complicato, nel quale ha dovuto fare i conti con le energie rimaste e con una palla break a sfavore. Poco dopo Alcaraz si inceppava un attimo in due doppi falli e doveva ricorrere a un gran diritto per cancellare la palla dell’1-3.

Il quinto set procedeva tra tensione e servizi: sul 5-6 30-30 Alcaraz metteva lungo un diritto al volo concedendo un match point a Berrettini, che sulla seconda di servizio provava senza troppa convinzione a spostarsi sul diritto e rispondeva in rete. Nel tie-break a 10 si partiva con due minibreak nei primi due punti. Lo strappo decisivo è arrivato sul 5-4 Berrettini, con una stecca diritto di Alcaraz, e poi, sull’8-5, un altro diritto in corridoio dello spagnolo e un doppio fallo per chiudere la partita.

Ottavi possibili

Superato quello che sulla carta sembrava il potenziale ostacolo più duro, ora Matteo Berrettini deve recuperare tutte le energie che può per provare a sfruttare questo tabellone che, per le note vicende, ha visto Novak Djokovic sparire dal suo quarto e costruirgli un percorso praticabile verso la semifinale. Negli ottavi di finale l’avversario di Berrettini sarà Pablo Carreno Busta, un avversario che non ha mai incontrato, per poi andarsi a scontrare con chi proverrà dalla zona di Kecmanovic e Monfils. Pensare in grande è ormai d’obbligo.

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Australian Open 2022: Barty strapazza anche Giorgi, fuori l’ultima italiana

Troppo fallosa la N.33 del mondo, che resta per troppo poco tempo in partita. Entrambi i set compromessi dai doppi falli di Camila

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Ashleigh Barty all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

[1] A. Barty b. C. Giorgi 6-2 6-3

Una Ashleigh Barty impeccabile sconfigge nettamente una Camila Giorgi mai in partita, vittima anche di gravi imprecisioni alla battuta. Dal canto suo l’australiana si è fatta bastare le sue doti balistiche ma Camila non l’ha mai impensierita così tanto da metterla nella posizione di dover usare le altre armi del suo fornito arsenale. Barty non ha ancora perso il servizio in questo Australian Open, mentre l’italiana oggi non è mai riuscita a prendere il controllo degli scambi per più di qualche episodio sporadico. Dispiace dirlo ma si chiude con una prestazione anonima l’undicesima partecipazione al terso turno di uno Slam per Giorgi, che se non altro è riuscita a vincere il quasi il doppio dei game che avevano vinto le due tenniste precedentemente battute dalla N.1 del mondo, le qualificate Tsurenko (un game) e Bronzetti (due).

Prosegue pertanto la marcia trionfale di Barty, che ha vinto 49 delle sue 57 partite da quando è cominciata la pandemia, incluso il suo secondo titolo Major l’anno scorso a Wimbledon, e ora per il quarto anno consecutivo raggiunge almeno gli ottavi nello Slam di casa. Lo scorso anno fu quarti di finale, due anni fa semifinale; ovviamente ora l’intenzione è fare ancora meglio – al prossimo turno c’è Amanda Anisimova battuta in tre set nell’unico precedente al Roland Garros 2019.

 

IL MATCH – Giorgi un po’ troppo scoordinata commette due doppi falli consecutivi che le costano il turno di battuta iniziale nel secondo game; una partenza peggiore era difficile immaginarsela. Prende troppi rischi anche per prevenire gli imminenti colpi d’attacco dell’australiana. Forse l’impatto con la Rod Laver Arena può aver influito sull’inizio un po’ troppo falloso dell’italiana. Col passare dei game infatti Giorgi aumenta l’intensità dei colpi, a partire dalla risposta profonda e centrale, e la disinvoltura con la quale riesce ad attaccare mette in difficoltà la N.1 del mondo. Le palle del contro-break (tre consecutive) arrivano sul 4-2, ma Barty, che col tempo ha migliorato sempre di più questo colpo, si è salvata con tre prime di servizio vincenti per poi chiudere il game con l’ace e salire 5-2. Una numero 1 del mondo non potrebbe comportarsi meglio.

Dopo il cambio palle Giorgi va al servizio ma i colpi da fondo tornano a scapparle lunghi, e arriva il primo set point. La sua aggressività ovviamente non cala neanche in questi momenti, e la minaccia viene solamente posticipata di qualche punto. Sul 40-40 un altro doppio fallo (lancio di palla calibrato davvero male sulla seconda) le costano un’altra palla break che vale anche il set. Barty invita a rete l’italiana e il rovescio in back in avanzamento finisce di poco largo: in 33 minuti la padrona di casa chiude 6-2.

La maledizione doppio fallo non viene sfatata neanche nel secondo set e con un altro errore alla battuta della N.33 del mondo arrivano altre palla break per Barty; quest’ultima passa quindi in vantaggio nel sesto game, salendo di nuovo 4-2. Nella maniera più efficace possibile, l’australiana si focalizza principalmente sui suoi turni di battuta che mantiene senza perdere un ’15’, e chiude senza affanni dopo 63 minuti per 6-2 6-3. Abbastanza impressionante la percentuale di punti vinti con la prima: 93%, cioè 25 su 27.


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