I Big Three continueranno a fare la storia

Focus

I Big Three continueranno a fare la storia

Da questa settimana, il leggendario Steve Flink farà parte della squadra di Ubitennis, contribuendo con due articoli speciali ogni mese. Il primo si concentra sulla caccia di Federer, Nadal e Djokovic al record di Slam vinti

Pubblicato

il

Djokovic, Federer, Nadal (foto di Tasha Pop)
 
 

I più grandi giocatori di sempre si distinguono per la suprema maestria, lo straordinario talento e lo sconvolgente acume che dimostrano durante le partite. Sono atleti superiori, agonisti di altissimo livello e persone eccezionali, che sanno come raggiungere il successo con la loro volontà, la forza del pensiero e il profondo impegno. Sono migliori di chiunque altro perché trovano il sapore della sconfitta intollerabile e perché riescono a gestire con compostezza ed estro una pressione quasi insopportabile.

E fra questi troviamo Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic, un trio di icone che ha totalmente catturato per quasi due decenni l’immaginario del pubblico sportivo, dominando questo sport con imprese eterne. Pensateci: Federer e Nadal sono appaiati in cima alla classifica maschile dei vincitori di Slam in singolare con 20 titoli ciascuno, mentre Djokovic è appena al di sotto dei suoi due principali rivali a 18. Federer ha 39 anni, Nadal 34 e Djokovic 33, ma ciò non sembra avere importanza: sono tutti e tre inscalfibili e, per molti versi, senza età. Combattono con ferocia il trascorrere del tempo e sono ancora sempre loro a dettare il ritmo e a trionfare nei tornei maggiori.

Dopo che Djokovic si è di recente assicurato il suo nono Australian Open, utile anche a colmare il divario tra lui e i suoi rivali, i tifosi di tutto il mondo hanno ripreso a concentrarsi con rinnovato vigore sull’affascinante rivalità tra questi tre giganti dello sport per la supremazia storica nei prestigiosi eventi del Grande Slam. Alla luce di ciò, siamo stati costretti a riesaminare la competizione tra i tre e a immaginare cosa succederà e chi sarà in cima alla montagna del tennis quando tutto sarà finito.

 

Ma prima di proporvi la mia previsione, lasciatemi riflettere su cosa è accaduto in questi anni che ci ha portati a questa situazione. Il passato non è necessariamente un prologo di quello che succederà, ma vale la pena considerarlo per capire cosa potrebbe riservare il futuro a questo incomparabile trio.

Alla fine del 2005 – con Djokovic già N.83 al mondo ma appena 18enne e non ancora competitivo nelle prove Slam – Federer aveva già collezionato sei titoli – il suo primo major a Wimbledon 2003, poi tre nel 2004 e altri due nel 2005. Lo stesso anno un Nadal 19enne vinceva il suo primo Slam al Roland Garros e quindi, anche se con cinque titoli in meno del suo rivale svizzero, il mancino spagnolo era ufficialmente all’inseguimento.

Tre anni più tardi, alla fine del 2008, Federer incrementava il suo vantaggio su Nadal. Era così a quota 13 titoli Major, mentre Nadal portava il suo totale a cinque, ma Federer aveva ancora un margine maggiore rispetto a qualche anno prima. Ciononostante, dopo aver vinto il suo quarto titolo al Roland Garros quell’anno, Nadal era riuscito a uscire vittorioso anche ai Championships, fermando Federer sui prati dell’All England Club in un’epica finale che lo aveva portato a vincere Wimbledon per la prima volta.

Rafa Nadal e Roger Federer – Wimbledon 2008 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Si è trattato di certo di un momento cruciale non solo nella rivalità Nadal-Federer, ma anche nella storia del gioco. Federer aveva vinto Wimbledon per cinque anni di fila fino ad allora, ma ora Nadal era riuscito a prevalere sul migliore giocatore al mondo su erba e sul suo terreno preferito. Nel mentre, Djokovic lasciava il segno a Melbourne durante la stagione 2008, vincendo il suo primo titolo all’Australian Open e rivendicando qui il suo primo Major. Anche quello è stato un momento decisivo nella storia del tennis e chiaramente un segno premonitore sul futuro del carismatico serbo.

Spostiamoci alla fine del 2011, con Djokovic che celebrava una stagione spettacolare vincendo 3 dei 4 titoli del Grande Slam. Aveva iniziato quella stagione magnificamente, dominando 41 match di fila prima che Federer lo eliminasse nelle semifinali del Roland Garros. Grazie a quella spettacolare stagione, Djokovic si ritrovava a quel punto con quattro titoli del Grande Slam nel suo palmares, ma Federer e Nadal erano ancora molto al di sopra di lui con rispettivamente 16 e 10 titoli. Nel 2009, con il suo sesto titolo a Wimbledon Federer aveva straordinariamente superato il record di Pete Sampras di 14 Major, ma purtroppo ne aveva poi vinto solo uno nel 2010 e nessuno nel 2011. Nadal ne aveva raccolti cinque in tre anni per terminare il 2011 un po’ più vicino a Federer, anche se ancora ben distante. Inoltre, sia Federer che Nadal capivano che Djokovic era adesso inequivocabilmente e irrevocabilmente a caccia di Slam. Sembrava però ancora inconcepibile che Djokovic potesse mai raggiungere Federer, ma gli appassionati più arguti sapevano che Djokovic aveva appena iniziato ad esplorare il suo pieno potenziale.

Il serbo, però, avrebbe poi raccolto solo altri tre Slam dal 2012 al 2014, meno di quello che molti dei sopracitati osservatori avevano previsto. Nadal ne accumulava quattro in quei tre anni, mentre Federer solo uno – Wimbledon 2012. Al calo del sipario del 2014, il conteggio era il seguente: Federer 17, Nadal 14, Djokovic 7.

Consideriamo ora la situazione a fine 2017. In quella stagione Federer e Nadal si erano spartiti i quattro Slam, mentre Djokovic aveva avuto una stagione difficile. Nel 2015 e nel 2016, Djokovic si era affermato come il primo tennista del circuito maschile ad aver vinto quattro Major di fila dai tempi di Rod Laver che aveva completato il suo secondo Grande Slam nel 1969. Djokovic aveva vinto tre Slam nel 2015 e altri due nel 2016, per poi accusare problemi al gomito che gli avevano impedito di aggiungerne altri alla sua collezione. Alla fine del 2017, Federer aveva raggiunto i 19 titoli, Nadal 16 e Djokovic 12. Gli esperti di tennis erano concentrati sulla gara tra Federer e Nadal, due competitors che stavano letteralmente segnando la storia, restando però ben attenti alle incursioni di Djokovic.

Comunque, poiché Nadal era cinque anni più giovane di Federer, c’era la crescente sensazione che potesse essere lui l’uomo che avrebbe eguagliato o superato Federer in numero di major vinti. Djokovic stava lottando con i suoi problemi fisici. La maggior parte delle autorità tennistiche credevano che il serbo sarebbe stato destinato a concludere la sua carriera al terzo posto in questa classifica, presumibilmente avrebbe superato Sampras, ma era ancora un’ipotesi azzardata pensare che avrebbe superato Federer e Nadal.

Ma guardate cosa è successo da allora: dopo un’operazione al gomito, Djokovic dalla metà del 2018 è tornato ancora una volta al top del suo gioco, rientrando nel giro delle vittorie nel momento in cui contava di più. Quell’anno si era assicurato il titolo a Wimbledon e allo US Open, aggiungendo poi altri due Major nel 2019, e ad oggi è stato vittorioso agli ultimi tre Australian Open. Ha vinto sei degli ultimi 10 Major, portando il suo totale di titoli del Grande Slam a 18.

Nel frattempo, Nadal ha raggiunto Federer a quota 20 lo scorso autunno con il suo tredicesimo trionfo all’Open di Francia. La continuità dello spagnolo, prevalentemente al Roland Garros, è stata la sua più grande forza. Ha stabilito un record nel circuito maschile vincendo almeno un Major per dieci anni consecutivi (2005-2014), e in 14 delle precedenti 16 stagioni, dal 2005 al 2020, ha vinto uno o più Major. Si è così guadagnato il suo posto accanto a Federer in cima alla lista. Il Maestro svizzero, comunque, è stato fuori dai giochi nei Major dalla semifinale dell’Australian Open nel 2020 persa per mano di Djokovic. Prima di allora, aveva avuto due match point nella finale di Wimbledon 2019 per poi perdere da un incredibile Djokovic, inchinandosi galantemente al tiebreak al quinto sul 12-12. Ha così perso un’opportunità d’oro per spodestare sia Nadal che Djokovic nello stesso torneo dello Slam, un’impresa da lui mai realizzata.

A pagina 2, le previsioni di Flink sugli ultimi anni dei Big Three

Pagine: 1 2

Continua a leggere
Commenti

ATP

L’agenzia di management di Federer potrebbe diventare proprietaria del torneo di Cincinnati

Secondo indiscrezioni, Team8 sarebbe interessata ai diritti messi in vendita dalla USTA per il torneo maschile che si gioca in Ohio

Pubblicato

il

Roger Federer - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Continua a muoversi il mercato dei tornei più importanti del circuito. Dopo l’operazione che ha portato la IMG ad assicurarsi il Mutua Madrid Open, il prossimo ‘mille’ a cambiare proprietà potrebbe essere il Western & Southern Open, ossia il Master di Cincinnati. A febbraio la USTA, la federazione del tennis americano, ha infatti comunicato di essere pronta a vendere la sua quota di controllo del torneo del 93,8% dichiarando inoltre di aspettarsi un’offerta da nove cifre. E secondo Sportico e Steve Weissman di The Tennis Channel tra i potenziali acquirenti ci sarebbe anche Roger Federer con la sua agenzia di sport e intrattenimento “Team8”.

Né il campione svizzero né il suo agente, nonché co-fondatore della compagnia, Tony Godsick hanno confermato o smentito la notizia che comunque appare in linea con diversi progetti di “Team8”. L’agenzia è stata creata dai due nel 2013 ed è stata attrice protagonista nella nascita della “Laver Cup” (in cui Federer dovrebbe tornare a giocare il doppio con Nadal a settembre) diventando così uno dei principali investitori nel panorama del tennis mondiale.

Dal canto sua la USTA si è detta convinta che questo sia il “momento giusto per esplorare potenziali opzioni strategiche al fine di ottimizzare la crescita sul lungo periodo del torneo e di portarlo a un livello più alto. La federazione americana detiene però solo i diritti dell’evento maschile (Cincinnati è un combined), acquisiti per 12,5 milioni di dollari nel 2009 (a cui ne vanno sommati altri 65 di spese), mentre quello femminile è nelle mani di “Octagon”. Dunque, l’affare da 100 e più milioni di dollari riguarderebbe solo il torneo ATP: lo stesso che Re Roger ha conquistato per sette volte.

 

Sulla possibile operazione si è espresso l’ex numero 1 del mondo Andy Roddick, intercettato da The Tennis Channel: “sarebbe fantastico avere nella famiglia del tennis qualcuno come Roger che conosce e ama il nostro sport. È stato un incredibile ambasciatore di questo gioco e ha creato una relazione unica con gli appassionati di Cincinnati”.

Continua a leggere

Focus

“Chi l’ha visto?” La carriera interrotta di Kyle Edmund

Dopo una crescita lenta e costante il giovane britannico si era issato fino alla quattordicesima posizione del ranking. Da quel momento però è iniziato il calvario al ginocchio sinistro e, a quasi due anni dall’ultimo match, si avvicina lo spettro del ritiro

Pubblicato

il

Kyle Edmund - Battle of the Brits (via Twitter, @the_LTA)

Il protagonista di questa nuova puntata di “chi l’ha visto?” è Kyle Edmund. Il giocatore britannico dopo aver raggiunto il best ranking di numero quattordici del mondo nell’ottobre del 2018 non è riuscito a rimanere al livello dei migliori soprattutto a causa di un infortunio cronico al ginocchio sinistro che, dopo più di un anno di stop, sembra poter aver messo fine alla sua carriera. Infatti l’ultima volta che Edmund ha calcato i campi di gioco è stato nell’ottobre del 2020 quando è stato sconfitto da Jason Jung al primo turno delle qualificazioni del torneo ATP 500 di Vienna. A dire il vero i primi problemi al ginocchio sinistro erano arrivati alla fine del 2018 ma dopo due stagioni complicate, Edmund ha deciso di andare sotto i ferri per la prima volta nell’aprile del 2021. Questa prima operazione non ha dato i risultati sperati e qualche settimana fa Edmund ha dovuto ricorrere nuovamente a una piccola procedura che non gli permetterà di rientrare in tempo per Wimbledon, il torneo di casa. Il suo caso ricorda quello di Jared Donaldson: le operazioni, le lunghe pause e un rientro che almeno per l’americano si è trasformato in ritiro.

Lontano dalle luci della ribalta

Negli ultimi due anni il nome di Kyle Edmund è quindi finito nel dimenticatoio. Il ragazzo nato a Johannesburg, ma cresciuto nel piccolo villaggio di Tickton, nello Yorkshire, non ha mai avuto una personalità particolarmente intrigante e questo spiega anche perché sul suo nome vela un alone d’indifferenza generale. A dire il vero sin dall’inizio della sua carriera Edmund non ha ricevuto l’attenzione destinata alle classiche promesse. A livello giovanile infatti Edmund mostra una buona costanza raggiungendo i quarti di finale in tutti e quattro gli Slam ma si toglie le maggiori soddisfazioni in doppio assieme a Frederico Ferreira Silva con il quale vince due Slam. Poco prima di compiere diciassette anni il britannico decide di trasferirsi al “Roehampton LTA National Training Center” per farsi allenare da Colin Beecher, già capitano della nazionale britannica di Fed Cup nel 2006. Edmund si allena a Roehampton durante la settimana per poi tornare a casa con la famiglia durante il weekend.

Specialista del mattone tritato

Due anni più tardi si cominciano a vedere i primi risultati. All’inizio del 2015 infatti Edmund si trova a giocare le qualificazioni dell’Australian Open da numero 194 del mondo e, per la prima volta in carriera, riesce a qualificarsi per il tabellone principale di uno Slam dove si arrende al primo turno in tre set contro Steve Johnson. Un mese più tardi si aggiudica il primo Challenger della sua carriera, a Hong Kong, senza perdere nemmeno un parziale durante tutto il torneo e sconfiggendo in finale un veterano del circuito Challenger come Tatsuma Ito. Al Roland Garros non solo riesce a passare le qualificazioni per il secondo Slam consecutivo ma battendo Stephane Robert al primo turno festeggia la prima vittoria in un tabellone principale in uno slam. La terra battuta, tradizionalmente indigesta ai britannici, esalta le caratteristiche di Edmund. Il giovane di Johannesburg è infatti uno dei pochi giocatori assieme a Khachanov e a Sock a giocare il dritto usando l’impugnatura western grazie alla quale posizionando il palmo della mano sotto la racchetta si riesce a generare un ottimo top spin. A fine 2015 arriva la prima vittoria in un Challenger su terra battuta a Buenos Aires dove sconfigge in finale in due rapidi set Carlos Berlocq, specialista del mattone tritato. Questa vittoria si rivela particolarmente dolce per Edmund dal momento che il capitano di Davis Leon Smith, impressionato dal suo livello di gioco sul rosso, decide di schierarlo come secondo singolarista alle spalle di Andy Murray per la finale che la Gran Bretagna giocherà a Gent, su terra rossa indoor, contro il Belgio. La scelta del capitano si rivela sensata dal momento che Edmund riesce a vincere i primi due parziali contro Goffin prima di crollare fisicamente al quinto set. Il 2015 è quindi un anno positivo per lui, nessun exploit particolare ma una crescita costante che gli permette di chiudere l’anno a ridosso dei primi 100.

 

Continua a pagina 2

Continua a leggere

Italiani

WTA Rabat: eccezionale Trevisan! Seconda vittoria contro una Top 10, ai quarti anche Bronzetti

Martina, scatenata, tramortisce ed annichilisce una Garbine Muguruza sicuramente non brillante. L’azzurra centra il secondo quarto di finale della carriera, con lei anche Lucia che domina la francese Burel

Pubblicato

il

Martina Trevisan - US Open 2021 (photo (Pete Staples/USTA)

M. Trevisan b. [1/WC] G. Muguruza 2-6 6-4 6-1

E’ impresa azzurra sul campo centrale del Grand Prix Sar La Pricesse Lalla Meryem. Martina Trevisan centra la seconda vittoria della carriera contro una Top 10 e per la seconda volta si qualifica in un quarto di finale nel circuito maggiore. Entrambe le prime volte si erano materializzate, due anni fa, al Roland Garros; quando sorprendendo tutti raggiunse i quarti di finale battendo proprio una giocatrice classifica tra le prime dieci del mondo: l’allora n. 5 Kiki Bertens. Una prestazione eccezionale della 28enne fiorentina, che s’impone in rimonta sulla n. 10 WTA ed ex n. 1; nonché prima forza del tabellone marocchino Garbine Muguruza per 2-6 6-4 6-1 in oltre 2ore e dieci di partita. La mancina toscana ha avuto il grande merito di crederci sempre, anche quando era sotto 3-1 nel secondo set. Nella prima parte della sfida è stata brava a far valere le proprie armi migliori: grande intelligenza tattica e capacità di variare il gioco per evitare di fronteggiare la spagnola sul suo terreno preferito, quello del ritmo incessante e delle accelerazioni violente.

Poi nel terzo set ha ulteriormente cambiato marcia, perfino portandosi a casa gli scambi più duri per lei; i duelli a suon di sbracciate sulla diagonale che predilige la 28enne di Caracas, ovvero quella bimane. Chiaramente c’è stata l’enorme complicità di Garbine, ancora una volta caduta nella tensione. Non si è saputa infatti adeguare alle variazioni dell’avversaria e nei momenti decisivi si è spenta con il dritto e con la prima di servizio, inciampando in errori che una due volte campionessa Slam non dovrebbe mai commettere. D’altra parte la stagione di Muguruza, finora, è stata tutt’altro che esaltante. Non è andata oltre due quarti di finale nel 2022 (Sydney e Doha), inoltre non arriva al terzultimo atto di un torneo sul rosso da Roma 2020. Ironia della sorte, questa volta anche il Marocco gli si è rivoltato contro, visto che nel 2013 a Marrakech sempre sulla terra battuta era giunta in semifinale.

 

IL MATCH – A livello tattico, la sfida presenta fin da subito le intenzioni strategiche delle due protagoniste; da un lato Muguruza cerca di prendere più campo possibile aggredendo la risposta, in particolar modo sulla seconda di servizio di Trevisan. Dall’altro Martina prova a prendere in mano lo scambio, direzionando le sue geometrie con il dritto per far muovere la spagnola e pizzicarla negli spostamenti laterali, visto che la 28enne di Caracas può trovare fatica nel portare da una parte all’altra del campo il suo metro e 82. Dopo i primi due giochi, in cui entrambe si complicano la vita nonostante fossero 40-0 complice un doppio fallo a testa, con la differenza però che Garbine è costretta anche a fronteggiare la prima palla break del match; sul 1-1 arriva il primo strappo in favore della n. 1 del seeding. E’ la prima di servizio il tallone d’Achille, in questo avvio di gara, della 28enne toscana – solo il 45% in campo – e di conseguenza aumentando il numero delle seconde la due volte campionessa Slam può premere e mettere ulteriore pressione in ribattuta. Inoltre la n. 85 WTA commette anche il secondo doppio fallo della sua partita, facendo il gioco della sua avversaria. La quale se può giocare a braccio sciolto, diventa pericolosissima e difatti il rovescio dell’iberica inizia a viaggiare meravigliosamente, specie quello in lungolinea – la migliore esecuzione del suo bagaglio. Così viene confezionato il primo break dell’incontro, che l’ex n. 1 del mondo conferma senza problemi. Siamo 3-1, ma la nativa di Firenze continua nel suo momento no, e anche il dritto l’abbandona. Doppio strappo e 4-1.

A questo punto, Trevisan conscia di non avere più molto spazio per rientrare prova a cambiare qualcosa. E si sa, quando si affronta Muguruza e non si può disporre di una potenza nei colpi quantomeno pari alla n. 10 del ranking, l’unica strada percorribile è variare costantemente le proprie esecuzioni. Non dando ritmo alla spagnola, la si manda in confusione, e come ha sempre dimostrato nella sua carriera il suo vero limite è il farsi prendere dalla frenesia nei momenti di maggiore tensione ed incorrere in gratuiti piuttosto banali. La mancina azzurra esegue questo piano alla perfezione, alzando le traiettorie dei suoi colpi e attaccando coraggiosamente in controtempo la rete. Questo nuovo atteggiamento dell’italiana, porta i frutti sperati. L’iberica fa fatica a colpire con il suo magnifico bimane quando la palla gli si alza sopra l’altezza spalle, non riuscendo a prepararsi come dovrebbe per avere il timing corretto; perde inoltre campo e mette anche qualche seconda di troppo. Infine anche il dritto inizia a smarrirsi e il contro-break è servito. Poi però sul 4-2, con la possibilità di avvicinarsi ancora, Martina gioca un po’ troppo corto e non trovando profondità può spostare meno l’avversaria e subisce anche di più le prepotenti accelerazioni di Garbine. Inoltre Trevisan inciampa anche nel terzo doppio fallo, che permette di ristabilire un doppio break di vantaggio. Sul 5-2 la n. 10 serve per il set, ma la fiorentina non ci sta a mollare e facendo leva sulla diagonale destra s’issa sul 15-40 con il sesto vincente della sua partita. Muguruza riesce a recuperare e a guadagnarsi due set ball, ma l’ex n. 66 spinge alla grande con il diritto e li annulla. Ma sull’ennesima parità, anche la sfortuna colpisce la giocatrice del Bel Paese: due nastri beffardi consegnano il 6-2 all’allieva di Conchita Martinez. Ciò che ha fatto realmente la differenza nel parziale è stato il rendimento con il secondo servizio: 63% per la n. 1 del tabellone contro il 29% dell’azzurra.

Il servizio non gira come dovrebbe per Trevisan, e se ciò perdura le possibilità di ribaltare questo incontro per Trevisan si ridurrebbero pesantemente. L’avvio di secondo set conferma questa tendenza, doppio fallo sanguinoso e break point per l’iberica nel gioco inaugurale della frazione. Un game che purtroppo era stato aperto anche da due erroracci di rovescio. Se cala pure la solidità della toscana, i guai sarebbero veramente irrisolvibili. 1-0 e servizio Garbine, ma se c’è una cosa che questo match ci sta segnalando incessantemente è la caparbietà della 28enne mancina. La quale continua a sciorinare un grandissimo dritto, straordinario soprattutto l’inside-out dal centro, e a suon vincenti rimonta dal 30-0 e firma l’1-1. Ma un frangente di gara tranquillo, oggi, per l’italiana non esiste. Ancora break, il terzo su tre giochi nel secondo parziale. L’allieva di Conchita Martinez non riesce a trovare la continuità, alternando cose buone ad errori marchiani, ma in qualche modo rinviene dallo 0-30 e nel terzo game consecutivo ai vantaggi consolida l’allungo. Trevisan però, si dimostra veramente lodevole, appena può prende l’iniziativa con il dritto e macina sia gioco che vincenti stordenti, alcuni dritti sulle righe ed altri in cross che fanno paura. Il suo atteggiamento viene premiato, grazie ad una Muguruza in pieno harakiri: due doppi falli e una volée di rovescio spedita lunga sulla palla break. Addirittura arriva anche il sorpasso, 4-3 per l’azzurra, che cancella una chance di strappo e con un passante di rovescio vince il terzo gioco di fila. Si prosegue on-serve per due game, entrambi vinto a 0 da chi serviva. Poi, sul 5-4 in suo favore, Martina sotto 30-0 – quando ormai sembrava ben avviato il terzo turno di battuta tenuto senza concedere punti alla risposta – piazza la zampata attraverso una maggiore incisività e una migliore precisione da fondocampo, doti che ha mostrato in tutta la seconda parte del set.

Parziale decisivo, vediamo se l’inerzia che vede la spagnola soffrire i colpi arrotati e carichi di topspin della fiorentina avrà seguito. L’equilibro si rompe subito, Trevisan adesso è scatenata, in totale trance agonistica. Mostra un’eccezionale capacità difensiva, un’intelligenza tattica chirurgica; ma soprattutto ora vince anche gli scambi più duri. Quelli di pura potenza, emblematico il braccio di ferro portato a casa dalla “nostra” sulle sbracciate bimani in parallelo. La n. 10, però bisogna dire che ci mette ampiamente del suo; prima di servizio che latita ed errori a non finire. Brava comunque la n. 85, a far crescere sensibilmente la sua battuta e ad essere sempre lei a comandare, e a decidere nel bene o nel male l’esito del punto. Non si ferma più l’azzurra e con un parziale di 11 giochi a 1 annichilisce l’iberica, rifilandole un 6-1 che più tondo non si può.

Nella sessione serale è arrivata poi un’altra splendida vittoria italiana con Lucia Bronzetti che ha battuto nettamente la francese Burel con un perentorio 6-3 6-2 in appena 1h15 di gioco.

Nei quarti di finale venerdì 19:

M. Trevisan vs [7] A. Rus
[3] N. Parrazas-Diaz vs L. Bronzetti

Il tabellone completo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement