ATP Miami: Sinner più forte della calura, superato Khachanov

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ATP Miami: Sinner più forte della calura, superato Khachanov

Jannik Sinner esce vincente da una battaglia di quasi tre ore con Karen Khachanov. Caldo infernale e umidità a Miami. Ora si può sognare una semifinale con Medvedev

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Jannik Sinner - Miami Open 2021 (foto Twitter @ATPTour)

[21] J. Sinner b. [11] K. Khachanov 4-6 7-6(2) 6-4

Sinner e Khachanov avevano già dato vita a due incontri maratona negli ultimi sei mesi, e anche questo non ha fatto eccezione. Non ci sono stati i crampi che avevano caratterizzato il quinto set del match di Flushing Meadows 2020, ma il caldo e l’opprimente umidità di questa domenica primaverile a Miami sono stati sicuramente un fattore in questo match che Jannik Sinner ha portato a casa con un carattere ed una tigna degna dei veri purosangue.

I numeri dicono poco della differenza tra i due in questa partita: percentuali al servizio quasi identiche, solo tre punti differenza tra i due e tre palle break sfruttate a testa su una marea. Ciò che ha fatto la differenza è stata la capacità di Sinner di dimenticarsi il primo set perso per un calo fisico, dopo che aveva lottato come un leone e si era procurato tre palle del 5-3, e portare Khachanov alla volata finale del tie-break dove ha giocato davvero da fuoriclasse. Splendida la volée bassa di diritto sul primo minibreak, incredibile la profondità sugli altri scambi.

 

Una vittoria che dà morale, contro un avversario storicamente ostico, e che consegna un ottavo di finale in un Masters 1000 in una sezione di tabellone senza mostri sacri da superare, ma con tanti ottimi giocatori da prendere con le pinze.

Sotto il sole cocente

Non ci ha messo molto la partita a entrare nel vivo: il secondo game ha visto ben 28 punti giocati e Jannik Sinner ottenere il primo break all’ottava occasione utile dopo quasi 18 minuti di gioco. Fatica che però non è stata messa a buon uso perché nel gioco successivo l’altoatesino, dopo aver recuperato da 0-40, ha mancato due opportunità per il 3-0 ed ha concesso il controbreak all’avversario.

Come previsto non troppe variazioni tattiche nella partita: grandi palleggi ad alta velocità da fondo campo, Khachanov più potente e Sinner più abile a trovare gli angoli quando possibile. Dopo 36 minuti il punteggio era solamente 2-2 e la giornata era caldissima e umida. Già nel quinto game Sinner ha dato segno di avere qualche possibile fastidio fisico, effettuando qualche piegamento prima di servire i due doppi falli che gli sono costati il secondo break di fila. Problema solo momentaneo perché Sinner ha recuperato immediatamente il break di svantaggio, e sul 4-3 a suo favore ha avuto due palle per andare a servire per il set, ma le ha sprecate sbagliando la risposta. A quel punto è stato Khachanov ad effettuare il primo cambiamento tattico della partita: alcune palle corte sul rovescio di Sinner, accompagnate da discese a rete chiuse con volée strette in diagonale hanno portato l’italiano a giocare in una zona di campo tradizionalmente difficile per un bimane. Dopo 1 ora e 9 minuti era Khachanov a incamerare il primo set per 6-4 con Sinner che appariva sempre più provato dalle torride condizioni ambientali.

Dopo essersi preso una pausa fisiologica nell’intervallo tra i set, Jannik appariva soffrire incredibilmente il caldo, mentre il suo avversario sembrava molto più fresco. Tuttavia Sinner è riuscito a riprendersi almeno parzialmente tenendo il servizio nel game di apertura e mantenendosi in linea di galleggiamento nel punteggio. Le palle corte di Khachanov si sono fatte più saltuarie ed anche il russo ha iniziato a commettere qualche errore in più negli scambi da fondocampo. Sinner ha provato ad aggrapparsi ai game di servizio per arrivare alla fine del set. Sul 5-5 un doppio fallo sul 40-40 ha dato a Khachanov una chance per poter andare a servire per il match, ma il suo rovescio lungolinea dopo uno scambio da fondo è finito in corridoio.

Nel tie-break successivo, il capolavoro di Sinner: primo mini-break per il 2-1 con una splendida volée bassa di diritto, due servizi tenuti per andare 4-1, scambi a dipingere le righe per arrivare al secondo mini-break del 5-2 e splendida chiusura con una demi-volée di rovescio per il 7-2. Dopo 2 ore e 9 minuti il match tornava in parità.

Terzo set con meno scambi lunghissimi, i giocatori hanno tentato di prendere il controllo appena possibile per abbreviare la fatica, con i servizi che hanno dettato legge fino al 4-4, tanto da aver avuto solo stati sette punti del ribattitore in otto giochi. Poi, sul 40-15 Khachanov si è incartato in due errori gratuiti, Sinner ha conquistato un punto meraviglioso in recupero con uno “stettino di diritto” applaudito anche dal russo, e alla prima occasione c’e stato il break dell’italiano che ha poi concluso il match al servizio dopo 2 ore e 51 minuti.

La via per la semifinale

Si tratta, ovviamente, del primo ottavo di finale raggiunto da Sinner a Miami e in un torneo Masters 1000. Al prossimo turno l’altoatesino affronterà il vincente della sfida tra lo svedese Mikael Ymer e il finlandese Ruusuvuori. Contro Ymer il bilancio degli scontri diretti è in parità: Sinner ha vinto alle NextGen Finals di Milano nel 2019 mentre Ymer lo ha sconfitto lo scorso anno al torneo di Montpellier; contro Ruusuvuori invece c’è un solo precedente, lo scorso anno nel Challenger di Bendigo in Australia ed è stato vinto da Ruusuvuori in due set.

Sinner rimane ora il giocatore di classifica più alta ancora in gara in questo spicchio di tabellone che dovrà definire l’avversario in semifinale di chi uscirà dal quarto presidiato da Daniil Medvedev. L’occasione è ghiotta, ma Sinner è il primo a sapere che bisogna rimanere con i piedi per terra perché tutti gli avversari possono essere pericolosi.

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Roma, Djokovic in crescendo: steso Davidovich Fokina, adesso un quarto di finale da top 10

Poco più di un’ora è bastata al numero uno ATP per superare lo spagnolo, messo subito fuori dalla partita. “Ho vinto bene – ha commentato -, contro Berrettini o Tsitsipas mi attende una grande sfida”

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Novak Djokovic - Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

In attesa di un quarto di finale nobile (affronterà Stefanos Tsitsipas), Novak Djokovic ha archiviato velocemente l’inedito incrocio con l’emergente Alejandro Davidovich Fokina, 21 anni. Uno che di tempo ne avrà per togliersi di dosso la fisiologica timidezza che viene fuori questi livelli. Dopo aver lottato contro Medvedev a Madrid, lo spagnolo – risalito dalle qualificazioni – si è questa volta schiantato su un ostacolo più alto. Eppure il primo set, per la testa di serie numero uno degli Internazionali, è arrivato a destinazione più facilmente di quanto potesse sembrare in avvio. Questo perché il numero 48 ATP era partito anche bene: subito prendendosi il break al primo game, poi facendosi applaudire per un pregevole lob e – in sostanza – costringendo Djokovic ad alzare immediatamente il livello.

ACCELERATA – Sul 2-2, in ogni caso, il serbo ha cambiato passo tra accelerazioni improvvise sulle diagonali e palle corte che hanno spezzato il ritmo da fondo campo. Il primo parziale si è concluso con 11 punti su 12 finiti dalla parte di Djokovic, che ha spaccato così la partita intimidendo l’avversario anche sul piano psicologico. Un significativo passo in avanti in termini di sicurezza rispetto al primo turno, quando ha superato Fritz viaggiando però a marce più basse. Totalmente senza storia il secondo set, in cui Davidovich Fokina non è mai riuscito a tenere il servizio se non alla fine, giusto in tempo per evitare il peso del 6-0. Pratica archiviata in un’ora e undici minuti, con lo sguardo subito puntato sulla Grand Stand Arena per scoprire il prossimo avversario.

In ogni caso affronterò un top 10 – ha commentato Nole in sala stampa – sono contento di come ho vinto oggi e sicuramente andrò incontro a una grande sfida. Berrettini non mi ha sorpreso raggiungendo la finale di Madrid. È vero, è stato infortunato (e quindi protetto dalla classifica, ndr), ma si è guadagnato del tutto la posizione che ha raggiunto“. Purtroppo, nonostante le belle parole di Nole, non sarà Berrettini a sfidarlo ai quarti ma Stefanos Tsitsipas. Il greco ha severamente impegnato Djokovic nell’ultimo confronto al Roland Garros, allungandolo fino al quinto set.

 

Ma il numero uno ha voglia di rivincita. Dopo le delusioni di Montecarlo e Belgrado, per Djokovic Roma sembra in ogni caso il posto giusto per riavvicinarsi agli standard di inizio stagione. “Mi sento sempre a casa quando vengo agli Internazionali – ha raccontato -, non soltanto per i tifosi, anche per il rapporto con gli organizzatori, persino gli autisti che mi portano in giro. Probabilmente aiuta il fatto che parlo italiano. ‘La gioia della vita’, come dicono qui“.

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ATP Roma: Sinner ancora rimandato da Nadal. “Potevo e dovevo fare meglio” [VIDEO commento]

Jannik gioca alla pari, ma sciupa due break nel primo set e un vantaggio di 4-2 nel secondo. Rafa in ottima forma vola agli ottavi contro Shapovalov

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[2] R. Nadal b. J. Sinner 7-5 6-4

Non riesce l’impresa a Jannik Sinner che, sul centrale del Foro Italico, cede in due set a Rafael Nadal dopo due ore e un quarto di partita. L’italiano ancora una volta se l’è giocata alla pari, a viso aperto, ma non è riuscito a concretizzare molte chance e alla fine ha dovuto cedere alla maggiore esperienza dell’avversario, autore a sua volta di una prestazione ottima. I passi avanti rispetto al precedente giocato al Roland Garros lo scorso anno ci sono stati, con Sinner capace di assorbire il colpo di un primo set perso pur avendo avuto chance e di ripartire da zero nel secondo.

Jannik è stato due volte in vantaggio di un break nel primo parziale, facendosi riprendere subito entrambe le volte, e nel secondo era avanti 4-2 prima di perdere quattro giochi consecutivi. La differenza, oltre all’esperienza, l’ha certamente fatta il servizio che ancora non gli permette di guadagnarsi molti punti facili, anche se c’è da dire che spesso sotto pressione la prima gli è venuta in soccorso. La cosa che però consola e impressiona, come sempre, è la forza mentale di Sinner così come l’espressione quasi arrabbiata con cui ha lasciato il campo a fine partita. Evidentemente sentiva di poter vincere e in effetti qualche speranza il match gliel’aveva data.

 

Contro Rafa sulla terra però i miglioramenti non sono bastati, così come non era bastata un paio di settimane fa la partita quasi perfetta di un top 5 come Stefanos Tsitsipas in finale a Barcellona. Sinner può comunque lasciare Roma con la consapevolezza dei grandi passi avanti compiuti e con un nuovo best ranking da numero 17. Nadal invece proseguirà la sua corsa nel torneo contro Denis Shapovalov (2-1 i precedenti in favore del maiorchino), che ha eliminato in due set Stefano Travaglia. L’azzurro ha giocato molto bene nel primo set, ma una volta perso il tie-break non ha più tenuto il ritmo del canadese che ha vinto piuttosto agevolmente il secondo parziale per 6-3.

Appena sono uscito dal campo, io e Riccardo ci siamo detti la stessa cosa” ha esordito Jannnik in conferenza.Ora non voglio dirlo qui, però sento che potevo e dovevo fare meglio. Il lavoro è ancora veramente tanto, oggi fa male e questo non mi farà dormire bene stanotte. D’altra parte so a che punto sono, so dove devo migliorare e vediamo la prossima volta come va“. Una certezza però c’è: “Oggi sono entrato in campo per vincere, non è che se incontro Nadal le cose cambiano. Anzi, devo fargli capire che voglio vincere“.

IL MATCH – Come suo solito, Jannik prende da subito il controllo degli scambi e con i piedi dentro il campo sa come fare male agli avversari, anche del calibro di Nadal. L’azzurro trova il break già in apertura di match, ma pecca un po’ di imprecisione e offre una palla dell’immediato controbreak che Rafa concretizza con il proprio marchio di fabbrica, il dritto lungolinea. I due continuano a scambiarsi mazzate da fondo con Sinner che non rinuncia a prendersi molti rischi, anche a costo di sbagliare. Il gioco sembra valere la candela perché l’italiano riesce nuovamente a far breccia nel servizio dell’avversario e a salire 3-2. Ancora una volta però Jannik non riesce a confermare il break e la situazione torna subito in equilibrio. Nadal, da vecchio volpone e maestro di questa superficie, mischia bene le carte al servizio e alterna benissimo palleggi più carichi a mortifere palle corte, cercando di presentare più problemi possibili al gioco di Sinner. L’iniziativa è più nelle mani del maiorchino, che subisce molto meno la pressione dell’avversario rispetto a inizio match.

Senza ulteriori strappi si arriva sul 5-4 ed è qui che le cose si complicano terribilmente per l’italiano. Il servizio non fa troppo male a Rafa, che tiene profonda la risposta e costringe Jannik a forzare da dietro. Tre errori portano Sinner a dover fronteggiare altrettanti set point consecutivi. Stavolta la battuta gli dà una mano, mentre il dritto e la testa fanno il resto. Una a una, con calma e diligenza, Jannik annulla le tre chance e va a impattare sul 5-5. La differenza nella gestione dei turni di servizio è però abissale tra i due: Nadal ormai viaggia abbastanza tranquillo, mentre l’italiano deve faticare enormemente. Sul 6-5 Sinner si mette di nuovo nei guai con un doppio fallo che regala all’avversario il quarto set point, cancellato da una buona prima. Sempre con l’ausilio del servizio ne annulla altri due, ma il settimo deve giocarselo con la seconda e gli risulta fatale. 7-5 Nadal dopo un ora e dieci minuti di gioco.

Perdere un set in questo modo, a un passo dal tie-break e dopo essere andato due volte avanti di un break, dovrebbe costare molto in termini di energie mentali, ma Jannik riparte come se niente fosse e anzi, quasi con rinnovata energia. L’italiano spinge benissimo con il rovescio coperto, anticipando più che può sul dritto mancino di Nadal, e strappa il servizio all’avversario nel terzo gioco. A differenza di quanto accaduto nel primo set, Sinner riesce a confermare il break e a salire 3-1. Jannik regge bene il ritmo e si difende bene fino al 4-3, quando un paio di imprecisioni gli costano la prima palla break del set, trasformata da Nadal al termine di uno scambio massacrante.

Lo spagnolo sale 5-4 e scarica la pressione sul più giovane avversario, che si ritrova ora a dover servire per restare nella partita. Jannik sale 30-0, ma subisce la rimonta di Rafa che si arrampica a match point. La prima gli permette di salvarsi, ma subito dopo ne arriva un altro, annullato con una coraggiosa palla corta. Una terza occasione se ne va su un dritto steccato di Nadal, che però non sbaglia sul quarto match point e chiude con un gran dritto lungolinea.

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ATP Roma, Berrettini domina Millman e vola da Tsitsipas: “Siamo due giocatori simili”

Matteo non soffre e supera l’australiano in due comodi set. Agli ottavi super sfida contro Tsitsipas: “Non credo sia più giusto chiamarci Next Gen, stiamo macinando risultati”

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Matteo Berrettini - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Altra grande prova di Matteo Berrettini che supera in due set John Millman e si qualifica per gli ottavi di finale agli Internazionali d’Italia. Una partita da vero top 10 per Matteo, che dal 4-4 nel primo set ha cambiato marcia, vincendo sette game consecutivi e mettendo in ghiaccio una partita potenzialmente insidiosa contro un avversario di buon livello. Più che la solita grande prestazione al servizio (appena quindici punti persi in tutto il match e zero palle break concesse), è importante sottolineare la grande autorità e consapevolezza con la quale Berrettini ha affrontato l’incontro. Al prossimo turno sarà fondamentale alzare ancora l’asticella perché dall’altra parte della rete ci sarà Stefanos Tsitsipas. Sarà la prima sfida su terra rossa tra i due, dopo che il greco si è aggiudicato i precedenti incroci, al primo turno dell’Australian Open 2019 e nelle qualificazioni dello US Open 2017.

IL MATCH – Millman parte bene vincendo i primi sei punti del match e affacciandosi sullo 0-30 nel primo turno di servizio di Berrettini. Matteo reagisce aggiudicandosi otto dei successivi nove, cosa che lo porta ad avere tre consecutive palle break. L’australiano riesce però a salvarsi e a salire sul 2-1. Entrambi continuano a servire molto bene e a spartirsi pressoché equamente gli scambi più lunghi da fondo. L’equilibrio si spezza improvvisamente sul 4-4: Millman commette qualche errore di troppo e offre di nuovo a Berrettini l’occasione di strappargli il servizio. Sulle prime due palle break l’australiano se la cava, ma sulla terza non riesce a recuperare la smorzata di Matteo e capitola dopo un game da ben quattordici punti. Forte del break appena ottenuto, l’azzurro tiene agevolmente il servizio e fa suo il set dopo 47 minuti di gioco.

L’onda lunga del parziale perso si fa sentire per Millman, che va subito sotto 0-30 sul proprio servizio. L’australiano scivola nello scambio successivo e viene punito dal passante di rovescio di Matteo, finendo poi per completare il disastro con un doppio fallo. Millman osserva con occhio polemico il punto nel quale ha rischiato di cadere poco prima, ma non si lascia andare a vistose polemiche. Berrettini dal canto suo appare ovviamente alleggerito dal vantaggio e riprende a martellare a più non posso, lasciando all’avversario lo sgradevole compito di correre da un lato all’altro del campo. Matteo strappa ancora la battuta a Millman e sale 4-0 in appena 18 minuti. L’italiano si procura anche una palla del 5-0, ma il suo drittone si stampa in rete, permettendo all’australiano di interrompere la striscia di sette giochi consecutivi del suo avversario. Cambia poco, Berrettini non si distrae e chiude un paio di game più tardi (6-2) dopo ottanta minuti di gioco.

 

Fa sempre bene vincere una partita in poco tempo e giocando bene” ha detto Matteo in conferenza. “Ovviamente sto già pensando a Tsitsipas, anche se devo fare tutta la routine di recupero“. Andrà in scena la sfida saltata a Melbourne per l’infortunio agli addominali di Berrettini: “Secondo me per alcuni versi siamo simili; servizio e dritto, ci piace giocare con spin, usiamo slice e palle corte. Ovvio, è un giocatore in fiducia, ma lo sono anche io. Non credo sia più giusto chiamarci Next Gen, siamo top 10, stiamo macinando risultati – chi più chi meno“. In chiusura, arriva un pensiero interessante: “Capisco Paire. Capisco il fatto che quando arrivi in un torneo come questo o come Montecarlo, che di solito è pieno di gente che urla il tuo nome, invece vedi tutto vuoto ed è più difficile. Io non dico quello che dice lui perché non lo penso, ma capisco che è difficile trovare motivazioni se sei un giocatore che ‘va’ col pubblico“.

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