"Quando ho visto Hurkacz per la prima volta, il suo servizio mi ha ricordato quello di Sampras" [VIDEO]

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“Quando ho visto Hurkacz per la prima volta, il suo servizio mi ha ricordato quello di Sampras” [VIDEO]

Il direttore Scanagatta ha intervistato il giornalista polacco Tomasz Tomaszewski per conoscere meglio l’avversario di Jannik Sinner nella finale di Miami

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Hubert Hurkacz - Delray Beach 2021 (via Twitter, @DelrayBeachOpen)

L’avversario di Jannik Sinner nella finale di Miami sarà Hubert Hurkacz detto Hubi (non Ubi, quelli siamo noi), quello che l’altoatesino ha raccontato essere forse il suo migliore amico nel circuito, e che ora gli contenderà il primo grande titolo della sua giovane carriera.

Si tratta di un giocatore che gli appassionati conoscono già da qualche anno (specialmente quelli italiani, visto che ha giocato alle Next Gen di Milano nel 2018), ma di sicuro non un nome di grande richiamo, visto che fino ad oggi non aveva mai ottenuto risultati di questo tipo. Per questo motivo, Ubaldo ha chiamato il suo amico Tomasz Tomaszewski, ex-modello e telecronista di lunga data del canale televisivo Polsat, per scoprire che persona si celi dietro al tennista Hurkacz. Il risultato è stato una chiacchierata di oltre 50 minuti in cui uno che lo conosce bene racconta in esclusiva ad Ubitennis (che Tomasz ha confessato di leggere ogni giorno) del background, del carattere e del gioco del finalista di Miami.

Di seguito il video in italiano (Tomaszewski sa anche l’inglese, francese e un po’ di russo, e sta pure cercando di imparare il tedesco “perché alla mia età devo cercare di attivare le sinapsi”):

 

00:00 – Miami non è stato un trampolino di lancio solo per Sinner, ma anche per Hurkacz: “Salirà al N.25 ATP in caso di sconfitta, N.16 in caso di vittoria, e qui ha battuto quattro Top 20 come Shapovalov, Raonic, Tsitsipas e Rublev”. Sì, ma la vera domanda è: come si pronuncia il suo nome?

03:41 – Il primo incontro fra Tomaszewski e Hurkacz: “L’ho scoperto facendo una passeggiata presso il club del Legia Varsavia. Lui aveva 15 anni e giocava sul Campo 3 in doppio. Ho notato subito che aveva un servizio fantastico, con un bellissimo gesto armonioso che mi ricordava quello di Sampras. Mi è piaciuto da subito, anche se ha perso al secondo turno di quel torneo“. Si tratta peraltro di un ricordo molto personale: “Stava giocando la Tomaszewski Cup, che prendeva il nome di mio padre Bogdan, morto nel 2015 a 94 anni; pensate che l’anno prima aveva fatto la telecronaca della finale di Wimbledon. Mio padre è stato campione juniores in Polonia nel 1939, e si sarebbe dovuto trasferire in Francia l’anno successivo, solo che poi è iniziata la guerra, ed è stato un giornalista e scrittore importante in Polonia“.

07:11 – Due parole sul background familiare di Hurkacz: “Hubi è di Wroclaw (Breslau in tedesco e Breslavia in italiano), una città 400 chilometri a sud-ovest di Varsavia e relativamente vicina a Praga e Berlino, uno snodo importante per il business e le arti che è stata tedesca fino alla Seconda Guerra Mondiale. Sua madre giocava a tennis con discreto successo, e suo zio Tomasz Maliszewski ha giocato in Davis per la Polonia. mentre il padre giocava a pallanuoto, anche se non ad alti livelli. Da bambino Hurkacz non era particolarmente dotato per lo sport: giocava a basket e ha iniziato con il tennis perché la madre dava lezioni a suo padre. Da junior non ha avuto molto successo, il suo è stato uno sviluppo più graduale rispetto a quello di Sinner“.

11:13 – Qualche anno fa, Jerzy Janowicz (anche lui polacco) sembrava destinato a diventare una stella del circuito, raggiungendo la finale a Bercy nel 2012 e la semifinale a Wimbledon nel 2013 prima di soccombere agli infortuni. La verità, però, è che Hurkacz non potrebbe essere più differente: “Janowicz si è sviluppato un po’ prima rispetto a Hurkacz, e anche le loro personalità sono all’opposto. Hubi è timido e riservato, ma è un gentiluomo, un po’ come Sinner. Anche Piatti ha detto che i due si somigliano quando ci ho lo scorso settembre a Roma: all’epoca stava uscendo da un periodo un po’ bruttino, perdeva partite che avrebbe dovuto vincere e aveva qualche esitazione a livello mentale, sul campo sembrava un po’ perso, ma Riccardo mi disse che sarebbe stato felice di averlo presso la sua Academy, anche in compagnia del suo coach“.

14:07 – A proposito del coach, Hurkacz lavora con lo statunitense Craig Boynton: “Dopo essere cresciuto con allenatori polacchi, ha iniziato con il neozelandese Rene Moller, che fa base in Florida, poi nel 2018 è diventato Craig Boynton; i due si sono conosciuti grazie ad un altro polacco che lavorava per Shapovalov e li ha messi in contatto“.

14:51 – Ieri Hurkacz ha faticato a chiudere il match: nel primo set si è fatto recuperare un break dal 5-1, mentre quando ha dovuto servire per il match nel secondo non gli entrava più la prima, e ha dovuto salvare tre palle break. Si può dire che la solidità mentale sia un problema? “Ieri ha fatto una partita straordinaria con Rublev, mostrando una grande varietà di colpi rispetto al russo. La partita chiave è stata quella con Tsitsipas: il greco era avanti di un set e un break, con una palla per andare 3-0 e servizio. Hurkacz si è salvato, e da lì ha giocato bene. Mi sembra che questa vittoria l’abbia fatto diventare uomo: anche sul campo si pone in modo diverso, e mi sembra che sia più consapevole dei suoi mezzi“.

20:19 – Hurkacz ha vinto due tornei in carriera, Winston-Salem 2019 (contro Paire) e Delray Beach 2021 (contro Sebastian Korda). Quest’ultimo successo è arrivato praticamente in casa, e lo stesso vale per la finale di questo Masters 1000: “Fa base in Florida, gli piace molto, e l’anno scorso ci ha passato cinque mesi durante la pandemia. Si vede che è abituato all’ambiente, tant’è che quest’anno ha vinto nove match su nove nello Stato fra Delray Beach e Miami“.

22:01 – Ancora un po’ di background familiare: “La famiglia stava bene economicamente, suo zio Tomasz Maliszewski era direttore di banca a BNP Paribas. Questo gli ha permesso di progettare molto bene il proprio sviluppo, con un grande lavoro sul fisico e sul footwork. Quando cammina sembra un po’ goffo, per certi versi come Sinner, ma in realtà copre benissimo il campo“.

24:04 – Un confronto fra le qualità dei due: si inizia con Ubaldo e le sue considerazioni su Sinner, ma cosa possiamo dire di Hurkacz? “Ho visto tante partite in cui sembrava mancargli qualcosina di testa, quindi credo che in generale Sinner gli sia superiore da questo punto di vista, ma credo che in questo torneo sia cambiato, in particolare dal match con Tsitsipas, come detto. Credo che il suo dritto sia migliore di quello di Sinner, sa variare benissimo anche il lungolinea, e serve meglio, soprattutto in questo torneo, basti pensare che nel confronto diretto con Raonic ha fatto più ace del canadese (14-12, ndr]. In questo torneo anche il suo rovescio lungolinea è stato molto buono, ma il dritto rimane il colpo forte. Un po’ come Sinner, a rete alterna colpi straordinari ed errori che non dovrebbe fare, c’è tanto margine di miglioramento. Infine, si muove molto bene per la sua stazza [1.96], anche se magari non come Sinner, che è fantastico in questo“.

31:36 – Chi sarà il favorito domani secondo Tomaszewski? Non ve lo sveliamo, ma riportiamo una considerazione interessante: “Credo sia significativo che nessuno dei due abbia mai perso in finale in un torneo, ci dice molto del loro valore“. Due parole anche sui suoi trascorsi in doppio: “Da junior ha raggiunto le semifinali dell’Australian Open, e l’anno scorso ha vinto un Masters 1000 a Bercy con Auger-Aliassime. Ricordiamo che lui e Sinner hanno giocato insieme a Dubai poche settimane fa [e anche a Melbourne 1, dove hanno battuto due specialisti come Herbert e Kontinen, ndr]”.

34:21 – Hurkacz è il più forte polacco dai tempi di Fibak? “Janowicz ha fatto bene, ma è durato relativamente poco. Per il resto abbiamo avuto soprattutto doppisti, come Kubot e la coppia Fyrstenberg-Matkowski, quindi sì, direi che Hubi è il nostro miglior prospetto dai suoi tempi“.

36:15 – Momento amarcord su Italia-Polonia di Coppa Davis del 1979. Tomasz, che in quel momento lavorava a Milano come modello, ci racconta un altro aneddoto molto personale, che vi consigliamo di guardare.

44:20 – Ma torniamo a Hubi: “Lo trovo davvero intelligente e sensibile. In più è sempre gentile, e per noi giornalisti è una rarità: in passato magari ci mandava anche dei suoi video se glielo chiedevamo, e ha provato a chiamarmi personalmente. Anche con i raccattapalle si comporta molto bene, ha sorriso anche ieri ai ragazzini durante il terzo set in un momento molto teso. So che gli piacciono le macchine, e ha una sorella minore che gioca a tennis“.

49:58 – Hurkacz è una star in Polonia? Lewandowski e Swiatek sono i due sportivi più popolari in Polonia, ma una vittoria di Hurkacz domani sarebbe un grande momento per il tennis in Polonia. Ci ricorda la finale di Radwanska a Wimbledon nel 2012 o quella di Janowicz con Murray o la vittoria di Swiatek. Molti dicono che Miami è il quinto Slam, quindi si tratta di un match davvero importante, e credo che aiuterebbe il tennis a tornare popolare, un po’ come sta succedendo in Italia“.

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Mondo Futures: Cobolli e Agamenone firmano la doppietta italiana

Italiani grandi protagonisti nella settimana Futures con due successi

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Flavio Cobolli (foto Ray Giubilo)

M15 ANTALYA (TUR, terra rossa) – VINCITORE: Flavio Cobolli

Il primo sorriso azzurro della settimana è di Flavio Cobolli (n.863 ATP): l’ex numero 8 junior, nonché vincitore del torneo di doppio allo scorso Roland Garros, in virtù di questo successo si guadagna il suo best-ranking alla posizione 837. Nonostante il 6-0 subito nel primo parziale, il nostro non si lascia intimidire, e con tenacia dà il via alla rimonta e conquista il primo alloro della sua promettente carriera: 0-6 6-3 6-3 il risultato finale, contro lo svedese Dragos Madaras. Raggiunto telefonicamente Flavio ci ha detto: “È stata una settimana fantastica in cui ho giocato bene fin dal primo turno. Sono molto contento perché venivo da un momento abbastanza negativo in cui non riuscivo a riproporre in partita quello su cui stavo lavorando in allenamento”.

In generale è stato un torneo positivo per i nostri colori, con ben tre semifinalisti su quattro: oltre al citato Cobolli, menzione per Edoardo Eremin (costretto al ritiro dopo il primo set) e Matteo Gigante (uscito vincente dal derby con Galoppini ai quarti). Graziani e Massara si fermano al secondo turno, mentre Marchetti è sconfitto all’esordio da Matteo Gigante.

M15 MONASTIR (TUN, cemento) – VINCITORE: Franco Agamenone

Sulla scia del più giovane connazionale, Franco Agamenone (n.583 ATP) si porta a casa il secondo successo dell’anno, e sesto totale (cui potremmo aggiungere i 34 trofei in doppio): anche per lui (seed numero 8 del torneo) una vittoria finale in rimonta, dopo aver ceduto il primo set al tie-break, contro il francese Antoine Escoffier (tds numero 1). L’italo-argentino ha saputo sfruttare l’abbrivio in suo favore, creatosi in seguito alla sofferta vittoria nei quarti contro il seed numero 3, Sho Shimabukuro: infatti, il giapponese aveva sempre condotto nel set decisivo, arrivando a servire per il match; Agamenone era stato quindi bravo a rientrare in partita, non prima di aver annullato un match point. Fuori al secondo turno gli altri due italiani in tabellone, la tds numero 4 Balzerani e Capecchi.

M15 SHARM EL SHEIKH (EGI, cemento) – VINCITORE: Paul Jubb

Paul Jubb (n.494 ATP) trionfa per la seconda volta sui campi di Sharm, in questo 2021 positivo per lui: il record recita infatti 17 vittorie e sole 4 sconfitte, a testimonianza del fatto che il giovane britannico sa scegliere bene i tornei a cui partecipare. Giunto al quarto successo totale, il vincitore del prestigioso torneo NCAA nel 2019, ha lasciato per strada un solo set, peraltro in finale, contro l’indiano Sasi Mukund. Il migliore degli azzurri è Alessandro Bega, tds numero 3, uscito ai quarti proprio contro il vincitore; Simone Roncalli, Mattia Bellucci e Francesco Vilardo passano un solo turno, mentre va peggio la spedizione di Ruggeri e Malgaroli (eliminato dal connazionale Bega).

 

M15 CORDOBA (ARG, terra rossa) – VINCITORE: Gonzalo Lama

Sembra pian piano tornare al suo migliore livello Gonzalo Lama (n.590 ATP), ex numero 160 al mondo; il cileno aveva riassaporato il gusto della vittoria, dopo ben cinque anni, nello scorso gennaio: ed ora, a distanza di pochi mesi, si ripete in Argentina. Il 27enne, che tra i dodici titoli in carriera (tutti esclusivamente su terra rossa) vanta anche due Challenger ATP, ha infatti lasciato le briciole ai suoi avversari, compreso il finalista Facundo Juarez, tds numero 5. Quest’ultimo, ai quarti è stato il giustiziere dell’unico azzurro presente in tabellone, l’oriundo Luciano Darderi, che al primo turno aveva avuto ragione del seed numero 4, il brasiliano Reis da Silva.

M15 ST. PETERSBURG (RUS, cemento indoor) – VINCITORE: Ivan Nedelko

L’esperto padrone di casa Ivan Nedelko (n.362 ATP) vince nella bellissima San Pietroburgo il 27esimo titolo ITF in carriera, il primo su una superficie diversa dalla terra rossa. Dopo aver vissuto un vero e proprio annus horribilis (nel 2020 sono state, infatti, solo otto le partite vinte dal russo), il 34enne spera sicuramente di tornare alla buona forma che lo aveva accompagnato fino allo scorso anno. Battuto in finale il giovane qualificato ucraino Illya Beloborodko per 2-6 7-5 6-4, che ha pagato nei punti decisivi la minore esperienza; ma il 19enne sarà ugualmente soddisfatto della sua settimana, che lo ha visto protagonista dell’eliminazione di due tds dal torneo.

M15 SHYMKENT (KAZ, terra rossa) – VINCITORE: Ivan Gakhov

Altra finale contesa tra un atleta russo ed uno ucraino, ed a vincere è sempre Ivan: il 24enne mancino Gakhov (n. 502 ATP) interrompe un digiuno durato tre anni e conquista l’11esimo titolo in carriera. La tds numero 2, dopo aver battuto il nostro Antonio Campo in semifinale, si ripete nell’ultimo atto contro Eric Vanshelboim, pur non senza difficoltà, come testimonia il 6-3 5-7 7-5 consegnato agli archivi. Anche l’altro italiano Ingarao ha incrociato il vincitore finale, al primo turno, cedendo il passo in due set; poco meglio il percorso di Tomasetto, che elimina il seed numero 6 Nikita Mashtakov prima di uscire dal torneo. Per chiudere, doppio bagel subito da Federico Bertuccioli ai quarti contro il futuro finalista ucraino.

A cura di Antonio Flagiello

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Krajinovic scherza su Fognini e il duello odierno: “Ora anch’io lo chiamo zingaro!”

Il serbo e l’italiano si affronteranno al terzo turno del torneo di Montecarlo. La lite ad Amburgo 2014 è ormai soltanto un brutto ricordo. I due rivali odierni scherzano ripensandoci

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Filip Krajinovic - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Fabio Fognini e Filip Krajinovic si scontreranno al terzo turno del Masters 1000 di Montecarlo. Entrambi hanno avuto un ottimo inizio di torneo, specialmente Fabio che dopo la brutta partita persa a Marbella, ha sfoderato davvero due ottime prestazioni contro Miomir Kecmanovic e Jordan Thompson. L’italiano non ha mai battuto Krajinovic nei due precedenti confronti diretti, a Amburgo nel 2014 e a Basilea nel 2019. Proprio alla partita di Amburgo è legato uno brutto episodio, che vide Fabio andare oltre i limiti del consentito e dare dello zingaro al proprio avversario. Ovviamente Fabio fu multato.

Da allora però ne è passata di acqua sotto i ponti e i rapporti tra i due sono ad oggi molto distesi, se non proprio amichevoli. A confermarlo è lo stesso serbo in conferenza stampa che, rispondendo al direttore di Ubitennis, dice: “Ci scherziamo spesso sopra. Lui mi chiama zingaro, io lo chiamo zingaro e ormai sarà così per sempre credo“.

Quando gli viene chiesto cosa si può aspettare da Fabio nel loro prossimo incontro, Krajinovic risponde con parole di stima. “Non lo sa nessuno. Ho grande rispetto per lui, ha vinto qui nel 2019. Abbiamo giocato contro due volte, una ad Amburgo quando mi ha dato dello zingaro. Mi aspetto una battaglia sicuramente, sarà dura ma ho iniziato bene il torneo e mi sento bene. Anche lui ha iniziato bene, ha vinto due belle partite e penso che sarà una partita di buona qualità“.

 

I complimenti da parte del serbo non finiscono qui. Krajinovic infatti, a precisa domanda del direttore Ubaldo Scanagatta, ha risposto che sicuramente la superficie avvantaggia leggermente Fognini, ma che di fatto l’azzurro sarebbe un avversario pericolosissimo a prescindere. “Ovviamente preferirei affrontarlo su campi duri, ma lui può giocare bene ovunque. Se sta bene e ha voglia di giocare può battere chiunque. Dopotutto è stato anche un top 10, sa giocare bene su tutte le superficie, quindi alla fine non fa troppa differenza se si tratta di cemento o terra. Certo se potessi scegliere probabilmente sceglierei il cemento“.

Anche Fabio, molto soddisfatto dei suoi primi due match, ha speso belle parole per il suo prossimo avversario. “Krajinovic è un giocatore di grande talento e gioca molto bene a tennis, perciò sarà molto dura. L’importante è stare in campo come questi due giorni, con il giusto atteggiamento, poi il risultato sarà una conseguenza. Gioca bene su tutte le superfici e non vale la classifica che ha, infatti è già stato top 30 (vanta un best ranking di numero 26, ndr). L’importante come ho detto è mantenere l’atteggiamento giusto, perché il tennis c’è ancora. Sarà una battaglia molto dura, le probabilità di vittoria sono 50-50“.

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Sinner: “Quando perdi non sei mai contento. Spero di riaffrontare presto Djokovic”

Il tennista italiano è deluso ma non si scoraggia: “Devo imparare tanto, specie nella gestione della partita. Ci sono situazioni che a volte non capisco. La terra ti fa imparare a giocare a tennis”

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La sconfitta contro Novak Djokovic non piega l’animo di Jannik Sinner, che si è presentato in conferenza stampa con la solita tranquillità. Lo scontro generazionale tra il numero 1 e (si spera) un suo possibile erede non è passato inosservato ed è proprio sulle sensazioni che ha provato affrontando il tennista più forte del mondo che si concentrano le domande. La prima riguarda l’impatto con la partita. “È difficile da battere e si sapeva già.“, ha esordito Sinner, lapalissiano. “Lui rimanda tante palle, conosce benissimo il gioco e conosce benissimo le situazioni di un match che io ancora non conosco, ho giocato poche partite di tennis. Cercherò di riguardare la partita e capire cosa potevo fare meglio. Spero di rigiocarci il più presto possibile per vedere se sono migliorato“. Aveva fatto questa stessa considerazione dopo la sconfitta contro Hurkacz in finale a Miami: sicuramente un buon segnale.

Ora che Jannik ha sfidato sia Nadal che Djokovic, entrambi su terra, la curiosità dei giornalisti nella sala virtuale si sposta sul confronto tra i due, ma Sinner non è troppo in vena di giudizi netti. “Sono tutti e due campioni. Novak sa scivolare benissimo sulla terra, Rafa con la sua forza fisica si sente a casa sulla terra perché con il fisico che ha si difende bene e ha una palla pesante. Sono giocatori diversi e non voglio entrare nel discorso ‘chi è più forte dei due’: sono entrambi campioni incredibili e spero di affrontarli di nuovo“.

La partita di oggi ha dimostrato quanto ancora abbia da lavorare Sinner per raggiungere i vertici di questo sport. L’altoatesino ne è consapevole. “La strada è lunga. Devo imparare tanto, specie nella gestione della partita e capire certe situazioni che io a volte non capisco e tanti altri capiscono meglio di me. Gioco tutti i punti come faccio sempre, perché è la miglior cosa che io possa fare, poi vediamo cosa succede. Bisogna migliorare per andare avanti“. Un concetto ribadito anche al nostro direttore Ubaldo Scanagatta, che chiede a Jannik se è uscito più soddisfatto oggi o dal confronto con Nadal nei quarti del Roland Garros 2020, quando forse aveva impensierito il suo avversario più di quanto sia riuscito a fare oggi con Djokovic. “Quando si perde, non si esce mai contenti. È meglio fare una bella partita e perdere che subire un 6-1 6-1 ovviamente, ma sai se perdi non sei mai contento“.

 

Nel mezzo c’è anche un accenno al nuovo logo che Jannik ha presentato qualche giorno fa. Qualcuno aveva ipotizzato che potesse essere il primo step nella strategia di lancio di un nuovo marchio in collaborazione con Nike, che veste Sinner. Il tennista italiano nega propositi di questo genere. “No, il logo non c’entra niente con Nike. Riguarda più il progetto What’s kept you moving“. Si tratta di un’iniziativa di recente creazione che si propone di aiutare ragazzi con disabilità.

In chiusura, Sinner dettaglia le sue ambizioni riguardanti la stagione su terra battuta, superficie che in teoria gli è meno congeniale del cemento ma sulla quale sta comunque raccogliendo buoni risultati. “La terra ti da la possibilità di imparare a giocare a tennis, una possibilità che invece il cemento non ti da. Su terra devi aprirti più il campo, devi aspettare qualcosina in più. È una superficie che ti permette di giocare a tennis. Da piccolo giocavo sempre indoor o su cemento, da noi fa freddo quasi subito e bisogna giocare più sul cemento. Devo imparare a giocare a tennis su questa superficie“. Dopo la terra arriverà l’erba, superficie sulla quale Jannik – ad oggi – ha giocato solamente sette partite (di cui tre vinte) e che quest’anno proverà per la prima volta per una stagione intera. “Su erba ho giocato pochissimo, solo Hertogenbosch ed Halle, anche lì ho poca esperienza. Saranno mesi in cui sarò molto in difficoltà, ma è quello che mi serve per migliorare.“.

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